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Chiara giovane scienziata calabrese a York studia l’intelligenza artificiale

Ciao a tutti! Mi presento, sono Chiara PhD student in Inghilterra presso l’università di York. Qui sto svolgendo un progetto sull’intelligenza artificiale nella sicurezza dei dispositivi autonomi.
Ho lasciato la Calabria e in generale l’Italia per due principali motivi: le barriere architettoniche che affliggevano la mia vita (non poco) e maggiori possibilità nel settore ricerca che purtroppo in Italia non viene finanziato adeguatamente.

Ho deciso di condividere su Hub Calabria la mia storia sperando che possa essere utile a chi leggerà.

Cosenza
Sono una giovane calabrese come tutti voi con tanti sogni e progetti. Ben presto, purtroppo, ho scoperto che l’unico modo per realizzarli era emigrare, lasciando famiglia e amici di una vita.
Eppure, io volevo solo una vita tranquilla, potermi muovere liberamente nella mia città e lavorare nella ricerca; lavoro che amo da sempre.
Vi starete chiedendo: e come mai non poteva muoversi liberamente nella propria città? Bene, per complicare di più le cose sono nata disabile e uso la sedia a rotelle. Come immaginerete, a Cosenza, dove ho vissuto tutta la mia giovinezza, muoversi in sedia a rotelle non è per niente facile. Questo mi ha portato a rinunciare alla mia autonomia e a dover essere accompagnata dappertutto. Un giorno, però, ho deciso di dare una svolta alla mia vita e finita la triennale all’UNICAL sono partita con destinazione Roma.

Roma
La specialistica scelta era il sogno della mia vita: robotica e intelligenza artificiale, il campo che m’interessava di più. La Sapienza è una grande università ma piena di problemi e molte volte ho rimpianto l’UNICAL, per quanto assurdo possa sembrare. Nella città di Roma le barriere architettoniche non erano meno di Cosenza e così la mia vita non era migliorata poi molto. La svolta, quella vera, è arrivata quando mi è stato proposto di sviluppare la mia tesi a Losanna in Svizzera.

Losanna
Losanna era tutta un’altra cosa, potevo muovermi perché lì tutto è accessibile.
Il laboratorio di ricerca era fantastico! Le risorse molto più ampie rispetto all’Italia, i ricercatori fanno carriera grazie al merito e, sopratutto, hanno stipendi adeguati. In quel momento decisi: volevo fare la ricercatrice ma all’estero. Ed è così che scelsi York come città per il mio dottorato.

York
York è una città carina, a misura di uomo, dove tutto per me è facile. L’alloggio è stato facile grazie all’università che ha prontamente trovato una casa adatta alle mie esigenze. Sto finendo il mio dottorato ed ho avuto la fortuna di essere stata assunta come ricercatrice per 3 anni e continuare a vivere in questa meravigliosa città.

and..
Non ho realizzato tutti i miei progetti, ma faccio il lavoro che desideravo e la mia vita è finalmente più facile. Sono indipendente economicamente, cosa che, purtroppo, pochi miei coetanei rimasti in Calabria possono dire.
Mi manca a volte la Calabria e in generale l’Italia. Mi manca il cibo, il clima e, soprattutto, la mia famiglia e i miei affetti. Sono anche incazzata con la Calabria per avermi costretta ad emigrare, negandomi le risorse di cui avevo bisogno. Mi ha formato e poi ha regalato una risorsa gratis a un altro paese.
A voi giovani calabresi dico:

“non abbiate paura di realizzare i vostri sogni anche se questo vi porta a fare un salto nel vuoto”.

Non mi pento della mia scelta perché indubbiamente mi ha migliorato la vita, ma è inutile dire che se fossi potuta rimanere a casa mia, alle stesse condizioni, di certo non sarei emigrata. Dunque, condividerò con voi tutte le cose che funzionano bene qui a York cercando di dare un’idea su come eventualmente migliorare le cose in Calabria. Se avete bisogno di informazioni e consigli sull’Inghilterra non esitate a contattarmi.. A presto! 🙂


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Nancy ricercatrice calabrese negli USA

Nancy è una giovane brillante ricercatrice di origini calabresi.

Sei una scienziata di origini calabresi che lavora negli USA. Hai realizzato un sogno?

Ma, no, un sogno sarebbe stato poter fare il mio lavoro vicino alla mia famiglia, ma diciamo che certamente mi sento di aver ottenuto un ottimo risultato con i mezzi che ho avuto.

Quale delle scelte nella tua vita ha influito di più sul raggiungimento di questo risultato?

La determinazione, quella è fondamentale.

In pochi step qual è il percorso che hai iniziato poco prima di lasciare l’Italia e che si è concluso con un contratto di lavoro all’estero? Lo consiglieresti così com’è a qualcun altro o nel frattempo hai scoperto qualche “scorciatoia”?

Nella carriera accademica fa tutto parte di un percorso, ma sapere ciò che si vuole è importante per trovarlo. E poi tante tante applicazioni a posizioni lavorative, la voglia e la disponibilità a spostarsi ovunque e ad adattarsi ai campi di ricerca, il sapersi vendere durante i colloqui, migliorare l’inglese, studiare le pubblicazioni della persona con cui si vuole lavorare, sono tutte cose che fanno la differenza. Non c’è un posto specifico dove trovare le offerte di lavoro, c’è Google, ci sono i forum, per informarsi e prendere spunto, ci sono i siti web dedicati, e ogni ambito ha il proprio. Sciencecareers e naturejobs sono di certo due siti molto utilizzati in ambito accademico, come anche researchgate, che è ormai il linkedin della ricerca. Ma consiglierei piuttosto di frequentare congressi internazionali dove conoscere persone che assumono, di persona.

Qual era il tuo stato d’animo prima di partire e quale quello attuale?

Sono sempre stata affascinata dalle nuove avventure, e non smetterò mai di esserlo, altrimenti non sarei una ricercatrice, ma lo stato d’animo riguardo al lasciare la propria famiglia non cambia.

Hai presente la canzone di Caparezza “una chiave”? Il cantante cerca di rassicurare i più giovani con la sua esperienza vissuta e il messaggio è che ciò che sembra impossibile non lo è, siamo tutti sulla stessa barca, ma, mentre altri mollano, alcuni non si fanno intimorire e tentano fin quando non riescono. Molti giovani calabresi immaginano l’America come un posto distante e per loro è impensabile persino andarci in vacanza figurarsi un trasferimento. Cosa dici a chi non tenta perché non crede che un obiettivo sia nelle proprie “corde”?

Che “chi non ha mai tentato non ha mai vissuto”, per proseguire con le citazioni. Ci vuole molta apertura per trasferirsi in un posto diverso, la disponibilità a spostarci dal calore rassicurante dei nostri luoghi, e la voglia di mettersi in gioco, di combattere per farcela. Tutto dipende da cosa si intende per farcela. C’è gente che è felice di trascorrere tutta la vita in un paese di 200 anime, e io li invidio. Ma non possiamo scegliere cosa ci rende felici, è nella nostra natura, possiamo solo imparare a conviverci e fare di tutto per assecondare le nostre attitudini e necessità.

Agli studenti e ai neolaureati in materie scientifiche quale aspetto durante il percorso di studi o dopo la laurea consiglieresti di curare?

Consiglierei innanzitutto di iniziare presto a decidere il proprio futuro. Negli USA la gente non aspetta di arrivare a 30 anni. A 15 anni già sono indirizzati, fanno volontariato per crearsi esperienze curriculari, e crearsi un network, e referenze fondamentali. Tutte cose che fanno la differenza. E non si sentono mai arrivati, e mai troppo avanzati per iniziare nuove esperienze, anche di volontariato o apprendistato nel tempo libero. Ma non lavorano senza uno stipendio decente. In italia c’è una sorta di fase di limbo, che si protrae fino ai 30 anni almeno, un periodo di tempo in cui non si sa bene cosa fare e non si va realmente da nessuna parte. “Non c’è vento a favore per un marinaio che non sa dove andare”, diceva Seneca, ed è così. Bisogna sapere dove si va, studiare il vento, spianare le vele, avere un piano insomma, e costruirsi il proprio futuro mattone dopo mattone. Non si diventa qualcuno dall’oggi al domani, e chi lo diventa grazie a conoscenze e raccomandazioni, non diventa qualcuno sul serio, è solo una condizione fittizia. Questo non vuol dire che a 30 anni è tardi, ma che chi prima inizia prima arriva, e bisogna essere preparati a rimboccarsi le maniche.

Ora che sei nel mondo (qui in Calabria a volte ne siamo fuori) come vedi la nostra Regione? Avrebbe le carte per farcela? Cosa ci manca?

Le carte in regola la gente le ha. È che in calabria tutto è 10 volte più lento che altrove e 10 volte più difficile. Complimenti a chi ce la fa e ce l’ha fatta! La Calabria è piena di giovani, belle menti, gente che ha voglia di farcela e che ha belle idee, mancano solo le risorse e il tessuto sociale per consentire lo sviluppo.

Immagina di tornare..cosa vorresti trovare qui più di tutto?

Vorrei una mentalità diversa. Siamo troppo chiusi e presuntuosi, e ci si accorge di questo solo vedendo il mondo. Siamo un paese senza integrazione tra culture, che respinge il diverso e si innalza a maestro. Ma per crescere in un mondo globale bisogna integrare, conoscere, aprirsi, imparare dagli altri, anche se pensiamo non ci sia nulla da imparare. C’è sempre da imparare. Sempre.

Grazie per la disponibilità Nancy!


Attraverso l’intervista siamo venuti a conoscenza di una serie di informazioni interessanti, leggete bene i consigli sulla ricerca di offerte di lavoro per mezzo di portali o forum e ricerche su siti dedicati. Siete d’accordo con la nostra conterranea? La Calabria è ricca di giovani menti che avrebbero tutte le carte per emergere e brillare, ma sostiene che mancano le risorse; poi generalizza, dalla sua risposta si intuisce che, da italiana, avrà prima di tutto messo in discussione se stessa e il suo modo di rapportarsi al “diverso” (come dice sopra) e sarà giunta alla conclusione che quel modo di fare non funziona nel mondo.

“ci si accorge di questo solo vedendo il mondo”

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