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Francesco torna in Calabria: quando il coraggio di osare dà i suoi frutti..letteralmente

Sono felice di condividere con Hub Calabria la mia storia.

Ho 33 anni  e sono tornato a Casa Mia in Calabria 6 anni fa. Vivo e lavoro a Favella: un paradiso terrestre che è l’Azienda agricola di famiglia. Io rappresento la quinta generazione.

Favella si trova nel comune di Corigliano-Rossano in provincia di Cosenza, dove è cresciuto mio padre, precisamente nella frazione di Cantinella nel cuore della splendida Piana di Sibari, la più grande della Calabria, culla dell’ antica cultura greca. Fu fondata alla fine dell’VIII secolo a.C. da un gruppo di Achei provenienti dal Peloponneso. Sibari fu uno dei più importanti territori della Magna Grecia sul mar Ionio, tra i fiumi Crati e Coscile. Allora e ora vive di agricoltura e turismo.

Non fatevi ingannare da questi cenni di storia e geografia, io non sono stato uno studente modello. Per scoprire le mie capacità dovevo capire ciò che veramente mi interessava, direi, attraeva, e, di lì, trovare la mia strada di crescita umana e professionale.

Finito faticosamente il liceo scientifico, l’università non era una mia priorità. Basta libri, basta banchi. Cercavo esperienze e banchi di  vita per mettermi alla prova con l’urgenza di esprimermi in qualche modo.

Con un pizzico di incoscienza e coraggio mi sono buttato a capofitto nel cinema e lì ho trovato me stesso. A 19 anni lascio Padova, in Veneto, città del ricco nord-est dove mi ero trasferito con i miei genitori e mio fratello Giovanni, a soli 5 anni.

Padova è la città della linea femminile della famiglia, nella quale sono cresciuto e ho studiato, dato sfogo alle mie passioni sportive e intrecciato i primi veri importanti legami amicali.

Dopo il Sud ed il Nord trasloco, da solo, in Centro Italia, a Roma, dove frequento l’Accademia di Cinecittà con buoni risultati. Mi diplomo specializzandomi in regia.

Per 8 anni resto nell’ambiente, con qualche soddisfazione: i miei cortometraggi, o quelli a cui partecipo, vengono appezzati, vinco più di un premio e partecipo a qualche festival, per es. il Milano film festival, e a 22 anni faccio l’assistente alla regia nel film “Qualche nuvola” di Saverio di Biagio, selezionato al Festival del Cinema di Venezia. 

L’esperienza cinematografica mi ha segnato e insegnato moltissimo. Ho imparato ad avere a che fare con persone, personaggi e personalità completamente diverse tra loro; ho imparato a rispettare e far rispettare ruoli e competenze, dagli attori ai macchinisti. Mi sono dovuto interfacciare spesso anche con la produzione, ovvero con l’aspetto economico del cinema, che non è certo un’arte povera. Ho dovuto vendere le mie idee e monetizzarle, non è facile.

Buoni risultati, ma non abbastanza, soprattutto da un punto di vista economico. L’autonomia economica e psicologica, una certa indipendenza di testa e di tasca, rispetto alla famiglia, spingevano forte in me.

Un po’ per passatempo e un po’ per tenere allenato l’occhio, nel frattempo, continuavo a fotografare.

Mi capita così, un po’ per caso e un po’ grazie a mio fratello, di lavorare come fotografo per il WPT (World Poker Tour) in tutte le sue tappe europee. Che mondo incredibile!

Dopo le tappe di Barcellona e Parigi vengo “promosso” e ho la possibilità di avere una piccola troupe, così mi ritrovo a gestire anche parte del viral marketing delle tappe tramite social. Nei diversi Casinò, in giro per il mondo, ho cominciato a notare queste curiose e strane sigarette elettroniche, una novità assoluta ed è così che inizia la mia “carriera” da imprenditore.

Grazie ai risparmi e con altri due mie amici coraggiosi, inizio l’avventura di Smooke, breve ma intensa, aprendo i primi 2 negozi di sigarette elettroniche del nord-est Italia. Un business che allora ebbe in pochi mesi una crescita esponenziale. Altrettanto velocemente e predittivamente capisco che le lobby del tabacco, delle farmacie e il monopolio di Stato avrebbero fatto di tutto per frenare questo business, e così vendo le attività appena in tempo.

È a questo punto che avendo dimostrato a me stesso che potevo farcela anche da solo, decido di tornare in Calabria, nell’Azienda agricola di famiglia, a casa, da uomo “libero”.

Intanto, gli accadimenti personali più intimi e gli eventi famigliari, mi fanno crescere e diventare più responsabile. Sono “figlio di”, naturalmente e orgogliosamente per molti aspetti, ma è da imprenditore autonomo che in poco tempo mi rendo conto che la Calabria è piena di potenziale inespresso e di risorse da mettere a sistema.

Io credo in questa Regione: l’economia può girare ed ora più che mai è tempo di materie prime di qualità. La Calabria si sta giocando la partita della vita nei prossimi 10 anni. Sento di essere a Casa e conto di essere nella regione giusta.

Con il mio amico Antonio Braico abbiamo avuto un sogno che è diventato progetto e che stiamo realizzando, un’idea imprenditoriale che ha un nome: ClemenTime, e ci siamo posti un obbiettivo: portare le clementine della Piana di Sibari ovunque, dall’albero al consumatore finale, grazie ai distributori automatici.

Ho passato anni a sentire mio padre che si lamentava dei prezzi delle Clementine. Così ho deciso di vestirle con un packaging adeguato alla refrigerazione e di vendere non solo un ottimo prodotto ma anche un servizio.

ClemenTime come simbolo della Calabria cerca di sgomitare tra Coca Cola, Fanta e Kitkat: Davide contro Golia.

In Azienda, a Favella, mi occupo quotidianamente della produzione e delle risorse umane.

Avere della terra da coltivare, metterci le mani, piantare e raccogliere è bellissimo, ma non è cosa semplice. Tanti i parametri, i paletti, le possibilità …e l’imponderabile.

Rispettando il micro clima e le proprietà organolettiche dei terreni ho deciso di sperimentare in alcuni appezzamenti .

In questi anni ho realizzato un impianto di Paulownia, un albero da legno che cresce circa 20 metri in 3 anni. Con i problemi dei tagli boschivi ed il nuovo mercato dei mobili “fai da te” il legname nel futuro sarà per la maggior parte da coltivazione.

Poi ho realizzato una piccola tartufaia, che, al contrario della Paulownia, ha tempi invece lunghissimi per riprodursi, ma molte zone della Calabria sono vocate per fare tartufi, pochi lo sanno, pochi lo fanno ma la domanda c’è ed è una nicchia appassionata.

Siamo terra di agrumi e il finger lime è un agrume che non potevo non provare. Ora in Calabria abbiamo un po’ di Australia. Un frutto molto costoso quindi con grandi margini di redditività che ad oggi si aggira sui 150 euro al kg. Sono molto curioso ed è per questo che risulto essere uno dei primi in Italia aver creduto e piantato questo meraviglioso agrume ed oggi faccio parte del CDA del Consorzio finger lime Italia con sede a Milano.

Quello che vi voglio trasferire è che tornare in Calabria è stata la scelta giusta.

“Abbiate il coraggio di avere paura. Oltre le paure ci sono i colori più vivi.”


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La Blockchain per tutti (con Podcast)

Ciao Hub Calabria,

sono Gabriele, giovane ingegnere calabrese originario di Cosenza, oggi fondatore di Ocyan a Londra.

Ocyan offre prodotti che fanno uso della tecnologia blockchain e prodotti in cloud.

Qui rispondo a qualche domanda per aiutarvi a capire cos’è la blockchain e i suoi possibili usi. Per chi preferisce ascoltare anziché leggere, in fondo alla pagina trovate il Podcast!

Cos’è la Blockchain?

La blockchain e’ una tecnologia per la conservazione di dati (struttura dati) che garantisce trasparenza, immutabilità e sicurezza by design. E’ un registro digitale di dati, le cui voci sono raggruppate in blocchi, suddivisi in ordine cronologico, la cui integrità è garantita tramite crittografia. Per questo motivo, ogni informazione contenuto in una blockchain e’ immutabile, a meno di non invalidare l’intera catena di blocchi (e quindi tutti i dati contenuti al suo interno).

Perché sta prendendo piede questa tecnologia? Che tipo di bisogni soddisfa?

Come sempre accade nel mondo della tecnologia, questa nuova struttura di dati ha delle specifiche peculiarità che ci consentono di utilizzarla con successo in casi d’uso molto specifici, come, ad esempio, il tracciamento di beni materiali, la tokenizzazione di beni che consente la digitalizzazione di asset (dove ogni token ne rappresenta una parte). Inoltre, facilita la sincronizzazione tra aziende partner, senza dimenticare l’applicazione nel campo delle cryptovalute.

Ocyan ha sviluppato RomanAgora una piattaforma blockchain a cui si può’ accedere o pagando una quota o cedendo dei dati. Ma tutte le piattaforme in blockchain funzionano così? O potrebbero funzionare diversamente?

No, non tutte le piattaforme blockchain funzionano così. Questo è un modello commerciale specifico di una piattaforma specifica che abbiamo sviluppato con ClearScore. Questa piattaforma, che è stata anche pubblicata su Business Insider e Finextra si propone di creare una rete di scambio dati tra istituti finanziari e di credito, al fine di combattere e prevenire eventuali frodi.

In contrapposizione a questo modello ce ne sono tantissimi altri che si possono applicare a prodotti blockchain, che dipendono poi dalle peculiarità del prodotto finale che si vuole offrire al cliente, sia esso un business o una persona.

Quindi non è una tecnologia strettamente legata al settore Fintech?

Assolutamente no. Ocyan stessa lavora con aziende nel campo delle telecomunicazioni come Telefonica, ma anche con partner nel campo dell’healthcare, supply chain, logistica, e così via. Al giorno d’oggi ci sono applicazioni blockchain in praticamente tutti i campi della vita reale, e ci auguriamo che la propagazione d’uso di questa tecnologia sia sempre più grande!

E’ giusto dire che ancora si stanno esplorando i possibili usi di questa tecnologia? 

Certamente, moltissime aziende stanno ancora sperimentando quali possono essere i casi d’uso migliori per una tecnologia così moderna e rivoluzionaria. Si pensi anche solo alle possibili applicazioni nel campo della solidarietà o dei cambiamenti climatici: potremmo essere in grado di tracciare in maniera trasparente ed efficiente tutte le nostre donazioni ad enti di solidarietà e verificare l’utilizzo dei fondi in tempo reale o quasi. Oppure potremmo verificare in maniera istantanea, sicura e trasparente tutte le emissioni di aziende, veicoli e persone, magari sviluppando un sistema di “premi” per le entità particolarmente virtuose che possa servire da incentivo.

I contro che potrebbero derivare dall’uso della blockchain?

La blockchain, come qualsiasi altra tecnologia, si adatta molto bene ad uno specifico utilizzo e non a tutti i casi di conservazione di dati; non è quindi adatta alla conservazione di dati personali (in quanto sarebbero incancellabili, e quindi non garantirebbe il diritto all’oblio sancito dal GDPR) né ad essere utilizzata per complicate analisi di dati.

Inoltre è una tecnologia relativamente giovane e quindi instabile, e per questo richiede una capacità tecnica abbastanza elevata per poter essere usata con successo.

Un appello

In questi giorni di emergenza, Ocyan ha iniziato volontariamente a lavorare allo sviluppo interno di una app per il tracciamento di strumenti e dispositivi medici (mascherine, guanti, camici, ventilatori polmonari, eccetera) che consenta il controllo dell’intera filiera, dal produttore al consumatore.

Questo affinché sia garantita la possibilità agli enti pubblici di verificare che questi device siano sempre a disposizione di chi ne ha più bisogno, a partire dai nostri ospedali, e che non finiscano sul mercato nero, alimentando l’aumentare dei prezzi di questi cruciali dispositivi. Inoltre, serve a garantire ai comuni cittadini che la propria mascherina, magari pagata a peso d’oro, sia stata prodotta seguendo standard di qualità sufficienti a garantire la protezione di cui abbiamo bisogno.

Ne approfitto per lanciare un appello: siamo a disposizione di qualsiasi ente pubblico o privato voglia mettersi in contatto con noi per contribuire a sostenerci in questo progetto.

Scrivetemi, ciao!

Ascolta il Podcast

Primo episodio del Podcast di Hub Calabria

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Come diventare guida turistica in Francia e come operare dall’estero in Italia

Ciao amici di Hub Calabria,

sono Valentina da Parigi. La mia storia la trovate qui.

Mi piace il progetto Hub Calabria, anche io voglio contribuire e condividere con tutti voi le informazioni che ho acquisito con la mia esperienza di Guida Turistica in Francia.

Vi spiego come si diventa Guide Turistiche in Francia

Nel 2012 il concorso è stato abolito e le carte professionali provinciali, di “guide des pays d’art et d’histoire” et “guide conférencier” si sono trasformate in una sola Carta di Guida turistica nazionale.

Per avere il patentino di guida turistica ci sono due opzioni:

1- Se non si ha nessuna esperienza lavorativa nel settore turistico-culturale, ci si deve iscrivere all’università, ad un corso di laurea triennale intitolato License de guide conférencier”.

Sono tante le università che propongono questo corso, a Parigi ci si può iscrivere all’Università della Sorbona, Ecole du Louvre, Università di Nanterre e di Marne la Vallée.

Ci sono anche i corsi di formazione serali, dedicati a chi non può recarsi all’Università di giorno. Sappiate che la presenza ai corsi è obbligatoria, si rischia la bocciatura per chi non frequenta. L’accesso è selettivo, bisogna passare dei test di cultura generale, di patrimonio storico artistico francese e la prova di almeno una lingua straniera, in quanto i posti sono limitati (nel mio caso c’erano solo 25 posti).

Si studia la storia del patrimonio francese, storia di Parigi, letteratura francese, inglese, storia dell’arte, tecniche legate alla comunicazione, bisogna fare un tirocinio e anche fare i compiti!

Nella scuola che ho frequentato, ogni sabato facevamo delle uscite scolastiche per imparare le tecniche di relazione difronte al pubblico. Le uscite erano programmate con i corsi di storia di Parigi, storia dell’arte e inglese. Il professore sceglieva una lista di monumenti, opere, o personaggi storici e a turno dovevamo esporre alla classe il soggetto scelto.

Ogni allievo doveva avere due voti in ogni materia. Poi si aggiunge l’elaborato di una tesina su un tema a piacimento e infine gli esami.

Solo gli allievi che passano l’anno con una media minima di 10 (i voti in Francia vanno da 0 a 20) hanno il diritto a fare gli esami scritti e orali. Quest’ultimi si svolgono per le materie più importanti, quindi, storia di Parigi, storia dell’arte, inglese e una terza lingua straniera a scelta.

Una volta superato il corso, si devono inviare alla prefettura di residenza: l’attestato del corso di laurea, i certificati di lingua straniera (nel mio caso in quanto italiana, non era necessario), carta d’identità e foto. La Prefettura impiega circa un mese per inviare la carta professionale.

2- Chi invece ha molta esperienza lavorativa nel settore, deve inviare i seguenti documenti alla Prefettura di residenza: le ultime tre buste paga, i certificati di lingua straniera, l’attestato del datore di lavoro che certifica le mansioni lavorative dell’impiegato.

Una volta ottenuta la carta, si può lavorare con i tour operator, con le agenzie che reclutano guide turistiche, con le associazioni turistiche, con le agenzie di viaggio o in libera professione.

ATTENZIONE IN ITALIA:

In Italia, invece, bisogna scegliere la provincia per fare il concorso di guida turistica. Le guide turistiche straniere possono esercitare la professione in Italia ma solo se l’interessato è iscritto al registro nazionale delle guide straniere e può «lavorare in maniera temporanea». Significa che una guida turistica come me può esercitare la professione perché iscritta al registro e essendo che non sono residente in Italia posso lavorare solo per «pochi giorni» e non in maniera definitiva.

È grazie a questo decreto che organizzai il viaggio culturale in Calabria!

Per iscriversi al registro nazionale delle guide straniere si deve contattare: professionituristiche@beniculturali.it e inviare la documentazione necessaria.

Per avere più informazioni sulla professione in Italia:
www.turismo.politicheagricole.it/operatori/professioni-turistiche
www.lavorareturismo.it/la-guida-turistica

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Roberta, ricercatrice calabrese premiata alla Conferenza Nazionale olandese di Tossicologia 2018

Ciao Hub Calabria, sono molto felice di condividere oggi con voi la mia storia.

Ho 30 anni e sono originaria di Rogliano, cittadina nella provincia di Cosenza.

Dopo aver conseguito il diploma presso il Liceo Classico Bernardino Telesio (Cosenza), ho intrapreso il percorso accademico presso l’Università della Calabria, dove ho conseguito il diploma di Laurea in Chimica e Tecnologia
Farmaceutiche.

Durante l’ultimo anno del percorso universitario, ho deciso, come tanti ragazzi calabresi e non, di partecipare al concorso Erasmus. Vinta la borsa di studio, sono partita per l’Olanda.

La Prof.ssa A.R. Cappello, con la quale stavo svolgendo il mio periodo di tesi sperimentale, prese contatto con l’Università di Utrecht, presso la facoltà di Medicina Veterinaria, dove il Dr. M. Houweling mi accolse nel suo gruppo di ricerca per tre mesi, con un entusiasmo e un’umanità infinita, (primo stereotipo: i nordici sono freddi, abbattuto! Perlomeno abbattuto per gli olandesi).

Molti di voi penseranno…solo tre mesi?! Sì, e vi assicuro che sono stati abbastanza per aprire gli occhi, uscire dalla mia comfort zone, allargare i miei orizzonti e confrontarmi con una cultura per certi versi molto lontana dalla nostra, ma allo stesso tempo paradossalmente simile.

Da lì, iniziò quello che poi divenne, e tuttora lo è, il mio capitolo di vita in terra olandese.

L’Università della Calabria, dunque, ha giocato un ruolo fondamentale dandomi non solo la possibilità di partire e svolgere ricerca in un laboratorio all’estero (grazie soprattutto al lavoro dell’ufficio Erasmus), ma anche le giuste conoscenze scientifiche che, insieme alle mie personali soft skills e ad un’alta conoscenza dell’inglese, mi hanno permesso di superare il colloquio per una posizione di lavoro per la quale avevo inviato CV e lettera di presentazione tramite il sito academictransfer.com (magari a qualcuno di voi potrà essere utile…sono disponibilissima a qualsiasi richiesta di informazioni tecniche).

Il dottorato è un lavoro a tutti gli effetti in Olanda, con diritti e doveri che spettano ad un Lavoratore!

Nel 2015, dopo solo pochi mesi dalla seduta di laurea, iniziai così il dottorato di ricerca presso l’Università di Groningen, GRIP.

Groningen è una cittadina del Nord Olanda, abitata approssimativamente da 230.000 persone, di cui il 25% (percentuale altissima!) studenti provenienti da tutto il mondo. Così come tutta l’Olanda, pullula di cervelli in fuga, italiani e non.

Questa grande avventura è iniziata nel gruppo di ricerca della Prof.ssa A. Salvati, ricercatrice italiana che si occupa di capire come le nanoparticelle vengano assorbite in cellule e tessuti (uptake), e che tipo di tossicità possano eventualmente causare (nanosafety), della co-promotrice dott.ssa Y. L. Boersma e del Prof. P. Olinga, esperto di malattie fibrotiche e modelli ex vivo (Precision-cut tissue slices) utilizzati per studiare principalmente metabolismo di (nuovi) farmaci.

Chi l’avrebbe mai immaginato che mi sarei ritrovata ricercatrice a Groningen, che avrei presentato i miei risultati del progetto di dottorato in conferenze nazionali olandesi e internazionali, che avrei pubblicato articoli in riviste scientifiche; che avrei vinto diversi premi durante la carriera di PhD, che avrei avuto modo di conoscere e parlare con grandi scienziati, di lavorare in un team di ricerca grandioso, di imparare a parlare l’olandese, di fare il grande passo e iniziare nel 2020 come ricercatrice in una grande azienda internazionale di studi clinici?

E aggiungo, chi avrebbe mai immaginato che l’Olanda sarebbe diventata la mia seconda casa? Nonostante il grigiore che incombe nelle giornate invernali, nonostante la tristezza che mi invade ogni volta che lascio la mia famiglia, i miei amici, nostra Calabria (sì, è mia e vostra, e può sembrar paradossale, ma la sento ancor più mia adesso).

Tristezza compensata dalla mia serenità d’animo e felicità per quel mio piccolo contributo alla società tutta, e per quella soddisfazione che ti ripaga quando la sera poggi la testa sul cuscino.

No, non avrei mai potuto immaginare tutto ciò!

La nostra regione è un bene inestimabile, e questa mia percezione è aumentata ancor di più vivendo all’estero.

A volte penso sia stata una fortuna allontanarmi un po’ fisicamente (con il cuore mai!), perché ho apprezzato ancora di più ciò che la nostra terra può offrire, a partire dalle tradizioni culinarie, che ti fanno sempre fare un figurone: gli amici europei e il fidanzato olandese amano la ’nduja, per dirne una!! Per finire ai paesaggi idilliaci che caratterizzano la Calabria, e il meridione in generale.

Quando all’estero mi chiedono dove vivo e rispondo “Sud Italia…Calabria”, il primo commento di una piccola parte di persone, detto con molta leggerezza, e all’insaputa di quanto male possa fare, è: “oh
wow, dove c’è la mafia? Non ci sono mai stato!”. Il mio cuore si stringe e le mani iniziano a sudare. Allora mi chiedo: cosa posso fare? Cosa possiamo fare?

Dobbiamo iniziare noi calabresi, sia chi resta che chi va, a credere in noi e nella nostra terra, ad apportare quel cambiamento comportamentale nella nostra società che può nascere solamente da un sentimento puro verso la nostra regione.

Dobbiamo aprire gli occhi e capire che è momento di crescere, puntare su ciò che di bello abbiamo, sull’intelligenza del nostro popolo ormai da tempo assopita e assorbita da ciò che ci circonda e divora e vuol farci credere che qualcosa cambierà.

La “rivoluzione” arriverà solo quando saremo davvero noi a crederci, e
allora qualcosa cambierà di sicuro!

Cosa posso fare? Beh, far conoscere il bello della Calabria e incontrare la stessa persona, che mi aveva lasciato l’amaro in bocca qualche mese prima, di ritorno da una vacanza nel Sud Italia e sentirle dire: “Wow, che meraviglia la tua terra! Grazie per avermela fatta conoscere! E’ stata una botta di vita!”

Per chi resta e per chi parte (mi piace pensare momentaneamente) …

“Usciamo dalla nostra comfort zone, esponiamoci, impariamo, cresciamo, sbagliamo, non restiamo in silenzio per paura di sbagliare, confrontiamoci, sogniamo…realizziamo!”


Sono disponibile a dare delle informazioni generali per chiunque volesse trasferirsi in Olanda. Per esempio, su dove cercare casa (problema grandissimo in Olanda, più che trovare lavoro, etc).


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Natale, giovane calabrese, a 22 anni Chef nei migliori ristoranti di Zurigo

Ciao Hub Calabria,

sono Natale ed ho 22 anni. Vengo da un piccolo paesino nella provincia di Cosenza, Guardia Piemontese che è anche la cittadina di Dario Brunori.

Diplomato con il massimo dei voti nel settore enogastronomico, la mia storia all’estero inizia da una grande realtà metropolitana, Zurigo.

Credo che il destino sia scritto per ognuno di noi, perché il 26 settembre 2018, mentre ero in vacanza qui, cenando nel miglior ristorante pizzeria di Zurigo, la Fonte, il proprietario Giovanni Figoli, calabrese come noi, mi ha offerto l’opportunità di diventare chef del ristorante.

Da lì è iniziata la mia avventura in Svizzera.

Un Paese che affascina e fa comprendere quanto l’Italia, e soprattutto il Sud Italia, ha da migliorare.

Basta pensare ai mezzi pubblici. Quando andavamo a scuola, ricordo il pullman costantemente in ritardo, qui invece passano molto spesso anche in anticipo e devi far attenzione a non perderlo. Mai essere ritardatari in Svizzera.

Le regole sono rispettate da chiunque e già da piccoli i bambini vengono educati ed indirizzati al fine di poter apportare delle migliorie alla comunità.

Ambientarsi all’inizio non è stato semplice, quando non conosci la lingua ufficiale del posto tendi ad essere emarginato, ed oltretutto diciamo che il popolo rispecchia abbastanza le condizioni climatiche del luogo.

Forse è proprio questo che apprezzi della Calabria quando vai via, il pathos, il calore che c’è tra noi conterranei. Un semplice caffè improvvisato o le tavolate domenicali.

Qui in Svizzera, purtroppo e per fortuna, deve essere tutto organizzato altrimenti diventa impensabile poter organizzare qualcosa all’ultimo minuto.

Proprio quel pathos lo riscontro anche negli ingredienti del luogo: ricordo i pomeriggi passati nell’orto con mia nonna, il periodo dell’olio, la vendemmia, la passata di pomodoro e le conserve. Tutto in Calabria ha un sapore, un odore ineguagliabile. Nonostante io porti qui ingredienti straordinari e materie prime come liquirizia, bergamotto, i nostri insaccati, le qualità organolettiche sembrano diverse, così come la mia anima che si sente più leggera in mezzo a quel verde e alle casseruole di pomodoro e basilico fresco sul fuoco vivo che arde.

Forse la Calabria è proprio questo, un sentimento simile al detestare quando ci sei dentro e amore profondo quando sei lontano. E ti senti adirato perché vedi tanto potenziale inespresso a cui servirebbe solo un po’ di cura per fiorire e rifiorire. 

Ad oggi, dopo aver collaborato con Chef importanti, lavoro per un altro famoso ristorante a cui devo una grande crescita professionale e personale. Mi ha permesso di cucinare e visionare ingredienti stratosferici e costosi.

Ti senti gratificato, vieni pagato per il tuo valore e questo ti mette in difficoltà perché ripensare ad un ritorno in Calabria diventa complesso.

Ho girato gran parte dell’Europa grazie a ciò che mi sono costruito qui. Per uno Chef è fondamentale viaggiare e scoprire usi, costumi e tradizioni di un luogo.

La domanda sorge spontanea: la Calabria mi avrebbe concesso le stesse possibilità che ho qui?

La Calabria è pronta a riaccogliere un giovane ragazzo che ha in mente un ristorante con una cucina di alto livello? 

Se dovessi concentrarmi esclusivamente sulle materie prime, le valigie sarebbero già pronte. Purtroppo il contorno di ciò che mi ha circondato per 20 anni mi fa pensare che ancora il nostro territorio non è pronto.

L’idea, però, c’è. Ed è persistente nella mia mente e nel mio cuore. E quando c’è un’idea, è presente anche la speranza.

Riuscire a far rivalutare i nostri piatti ricchi e abbondanti in chiave moderna e gourmet mi stimola e mi affascina. Sarà un’utopia ma noi chef siamo tutti un po’ pazzi. Magari un giorno, non troppo lontano riuscirò a realizzare questo sogno.

In Svizzera ho conosciuto tantissimi ragazzi del Sud che come me sognano un futuro migliore per la nostra terra. Ho conosciuto anche tanti ragazzi extracomunitari che partendo dal nulla si son plasmati e forgiati.

Il consiglio che mi sento di dare a chi è in Calabria, ai giovani calabresi nel mondo, e a chiunque leggerà questo articolo è:

“Viaggiate. Nel 2020 bisogna ampliare la mente, capire che la nostra lingua non è l’unica al mondo, che il nostro colore della pelle è soltanto una delle tante sfumature, che il nostro paesaggio è splendido ma non unico, comprendere che la diversità è ricchezza, bellezza e che non bisogna ripugnare ciò che non si conosce. Comprendere che essere superficiali porta ad essere giudicati solo dalla superficie. Ed un libro non si giudica solo dalla copertina.

Ed è proprio dal mio ultimo libro letto che ho capito di voler ritornare in Italia e ampliare il mio bagaglio lavorativo e culturale.

Quindi, state connessi su Hub Calabria perché questo portale più che di raccontare una storia aiuta a spronare chi sta leggendo a migliorare. Tutti nel nostro piccolo possiamo e dobbiamo fare qualcosa. Ed è dalle piccole cose, così come questo sito, possono nascere grandi cose.


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Carmine, da Fuscaldo a Copenaghen, Manager nella più grande multinazionale scandinava

Ciao Hub Calabria,

la mia storia inizia in una piccola cittadina in Svezia, a Linköping. Ero arrivato per studiare un semestre in Erasmus. La prima volta che vivevo fuori casa.

Non parlavo inglese, non conoscevo nessuno, avevo con me pochi risparmi (principalmente le “buste” dei parenti dalla festa della laurea triennale). Avevo soprattutto tanta curiosità e voglia di esplorare il mondo fuori dal paesino in cui sono cresciuto, Fuscaldo.

Curiosità di esplorare la cultura scandinava che ammiravo per la socialdemocrazia e per il welfare, e che avevo iniziato a conoscere grazie ai libri di Stieg Larsson.

Da allora ogni anno è stato imprevedibile.

Prima della laurea ho lavorato in Procter & Gamble tra Pomezia e Roma come stagista. Subito dopo ho iniziato a lavorare in una fabbrica, in un paesino nelle campagne del Veronese, assunto da Unilever per il Future Leaders Programme.

Avevo tutto quello che un neolaureato di 25 anni potesse desiderare: un buon lavoro in una grande multinazionale, ottime prospettive di crescita professionale, una vita stabile in ambito privato.

Ma non ero felice: il lavoro assorbiva tutto il mio tempo e le mie energie, e, parliamoci chiaro, la bassa-veronese non offre molte opportunità di svago.

Così, per caso, ho googlato offerte di lavoro in Danimarca e ho inviato un CV.

Non ero mai stato in Danimarca.

Dopo un lungo processo di selezione, ho ricevuto un’offerta da Novo Nordisk, multinazionale farmaceutica specializzata nella cura del diabete, per un contratto di 2 anni nel loro Graduate Programme.

Neanche a dirlo, mi sono trasferito a Copenaghen prima, negli Stati Uniti dopo.

Rientrato in Danimarca, ho ricoperto ruoli che mi hanno permesso di viaggiare nei mercati emergenti (Russia, Arabia Saudita e Bangladesh per citarne alcuni). Oggi vivo a Copenaghen e ricopro un ruolo da project manager con responsabilità sul territorio Europeo.

Otto anni fa, quando stavo per salire su quell’aereo che mi portava in Svezia, non credo che nessuno (me incluso) avrebbe potuto minimamente immaginare questa storia.

La Scandinavia è probabilmente il luogo in Europa culturalmente più diverso da una cultura Mediterranea come quella calabrese.

Vivere all’estero e viaggiare in altri paesi sicuramente amplifica i legami e le critiche verso mamma Calabria.

Ad esempio, vivere lontano mi ha spinto a riscoprire con passione le nostre tradizioni: dalla raccolta delle olive al rito del maiale, dalle sagre ai prodotti tipici.

Allo stesso tempo, è difficile non essere critici verso l’abusivismo (sia edilizio che ambientale) che caratterizza il nostro territorio e verso la mentalità opportunistica e individualistica che troppo spesso prevale, a scapito soprattutto dei giovani.

Ma ogni volta che rientro in Calabria sono davvero tante le opportunità che vedo, sia in termini imprenditoriali che per una più efficiente gestione delle eccezionali risorse territoriali.

Questo mi porta, spesso, a sognare un rientro in terra natia e a riflettere su quali potrebbero essere le competenze con cui contribuire ad un maggiore sviluppo del territorio.

Ma il dubbio è se la Calabria sia pronta a ri-accogliere i tanti giovani che sono andati via. Se ci sia lo spazio per recepire il nostro contributo. Se ci sia la voglia di trasformarsi in modo tale da ri-creare in Calabria le condizioni che ci hanno permesso di crescere altrove.

La realtà ti sveglia quindi dal sogno.

Nonostante ci siamo eccellenti iniziative di successo in Calabria, la realtà è che è difficile lasciare tutto quello che si è costruito, con tanti sacrifici, da soli, per scommettere su questo territorio.

In queste condizioni, che ti danno almeno apparentemente la percezione di avere tutte le probabilità contro. Che, in fondo, è la stessa sensazione di quando lasciamo la Calabria per ripartire altrove.

La Calabria mi ha dato l’opportunità di formarmi in una realtà eccellente come il corso di laurea in Ingegneria Gestionale all’Università della Calabria.

Essere un buon studente, passare gli esami con ottimi voti, però non ti rende automaticamente un buon professionista.

Competenze come saper collaborare, esprimere e condividere idee, sono fondamentali per contribuire positivamente in un contesto sociale o aziendale.

Una palestra per queste qualità è sicuramente l’associazionismo, meglio se in ambito universitario.

Questo anche perché, almeno nel caso di grandi aziende, dopo i primi anni di esperienza lavorativa, presto, nessuno ti chiederà cosa hai studiato all’università.

A chi mi chiede come prepararsi al meglio prima di partire per l’estero, il mio consiglio è: preparati a non sentirti preparato, ad accettare di non sentirti a tuo agio, a non sentirti adeguato.
Queste sono le condizioni in cui si cambia, si cresce, ci si realizza.

Saper comunicare bene in inglese è stato IL fattore determinante del mio percorso.

Mi ha permesso di entrare in contatto con persone con esperienze e punti di vista diversi.

Per ogni fase del mio percorso posso individuare un paio di persone che sono state speciali per il loro contributo, ed è anche a loro che devo dire grazie.

L’inglese mi ha esposto ad un insieme di contenuti enorme, in termini di libri, podcast o spettacoli. Questi sono stati linfa vitale per la mia curiosità, e molto spesso fonte di ispirazione.

L’accesso a internet e ai suoi contenuti, se di qualità, può davvero essere una leva per acquisire conoscenza, ed essere arma di riscatto per un territorio geograficamente svantaggiato come il nostro. Aiuta soprattutto a non guardare il mondo solo in base alla propria esperienza ma a pensare “outside of the box”.

Mi viene in mente a proposito la canzone di Brunori Sas – “Secondo me”.

Ai giovani calabresi vorrei dire:

“Sia per chi va via che per chi rimane, Hub Calabria è una grande occasione che noi giovani calabresi dobbiamo concretizzare creando rete, anche per sentirci meno soli nel desiderio di costruire un futuro migliore nel nostro territorio.”

Grazie Raffaella per questa iniziativa!


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Sergio Gimigliano traduce i paesaggi calabresi in musica Jazz

“Il più rimane da fare, per questo il futuro è meraviglioso”

Prima di iniziare a raccontarmi, vorrei ringraziare la redazione di Hub Calabria per avermi invitato su questo interessantissimo e prezioso blog e ringraziare tutte le persone (spero per lo più giovani!) che spenderanno un po’ del loro tempo a leggermi e alle quali vorrei comunicare fiducia e ottimismo.

Mi presento, mi chiamo Sergio Gimigliano, sono nato a Diamante (Cs) il 16 luglio 1971, figlio di Stefania e Domenico Gimigliano, tra i primi albergatori ed imprenditori del settore turistico in Calabria.

Ho studiato Ragioneria a Diamante e Scienze Turistiche ad Assisi (Pg).
A 13 anni ho iniziato a studiare e suonare la chitarra, da quel momento la musica è parte integrante della mia vita.

Ho suonato a livello professionale per tanti anni ma dal 2002 sono totalmente dedito all’organizzazione di eventi culturali ed alla produzione discografica, ancora oggi, assieme al turismo, tra le mie attività professionali principali.

“The real Dream is the Dreamer”

Il vero Sogno è il Sognatore”, recita una scritta letta su un muro del Village, letta poco tempo fa durante uno dei miti tanti viaggi a New York. Ed è grazie a questa visione di vita che, ben diciotto anni fa, infatti, è nato il Peperoncino Jazz Festival, evento itinerante di diffusione della cultura jazzistica e di promozione turistica della nostra amata Calabria, che io amo definire la “Grande Bellezza”.

Ideato e prodotto nel 2002 da me e la mia compagna Francesca Panebianco (madre dei miei tre figli: Alessandro, Lorenzo e Chiara), il Peperoncino Jazz Festival è giunto quest’anno alla sua 18a edizione e coinvolge nel suo circuito turistico-culturale ben 33 città di tutte e cinque le province calabresi e i parchi nazionali della Sila e del Pollino.

A partire da maggio scorso, l’evento ha iniziato una nuova avventura tutta newyorkese con la prima edizione del “Peperoncino Jazz Festival – New York Session” e per la quale stiamo già lavorando, con la collaborazione del co-direttore artistico John Patitucci, alla seconda edizione, mettendo in rete prestigiosi partner italiani ed americani, tra i quali: Consolato Italiano di New York, Istituto Italiano di Cultura di New York, New York University, Birdland Jazz Club, Rizzoli Bookstore on Broadway, Regione Calabria, Ente Parco Nazionale del Pollino e tanti partner privati della filiera dell’enogastronomia calabrese.

Personalmente adoro il futuro!

Dei tre tempi che viviamo (il passato, il presente e il futuro), infatti, quest’ultimo è senza dubbio quello che più mi piace, perché è quello su cui possiamo attuare il maggior numero di scelte.

Questo mio “disperante” desiderio di futuro stimola quotidianamente la mia immaginazione, facendomi spesso sognare ad occhi aperti.

La Calabria

Una terra ancestralmente ricca di sane ed insane contraddizioni e, allo stesso tempo, meravigliosamente unica: 800 chilometri di costa, tre parchi nazionali, parchi archeologici di derivazione magno-greca, una biodiversità quasi infinita e, quindi, una enogastronomia oggettivamente squisita e madre della dieta mediterranea.

Caratteristiche, queste, che tutto il mondo ci invidierebbe se solo sapessimo narrarle e, a tal proposito, vi comunico in anteprima che il mio prossimo progetto professionale riguarderà proprio la promozione del “Made in Italy” nel mondo attraverso la creazione di una piattaforma innovativa denominata “MADEINIT”.

A dire il vero, da qualche tempo a questa parte, qualcosa sta cambiando in meglio, probabilmente grazie ad una maggiore consapevolezza e conoscenza delle nuove generazioni, ad una maggiore facilità nel viaggiare e, soprattutto, grazie ad internet.

Ai miei corregionali e, soprattutto, ai giovani mi viene di dire che siamo ancora all’anno zero, cosa che a primo acchito potrebbe sembrare negativa ma che invece non lo è, dipende tutto con quale angolazione analizziamo lo stato dei fatti.

Personalmente sono ottimista e Vi lascio con questo saluto, anzi, un augurio di vero cuore:

“Il più rimane da fare, per questo il futuro è meraviglioso”


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Antonio ritorna in Calabria per preservare ed ospitare

Ciao a tutti, sono Antonio fondatore di Discovering Presila.

In Calabria ho deciso di ritornarci dopo 11 anni fuori.

Dopo la Laurea in ingegneria ho vissuto a Padova dove mi sono formato professionalmente come consulente in una Multinazionale.

Sia durante gli anni di studio lontano da casa che durante gli anni di lavoro ho sempre immaginato il mio ritorno e la costituzione di una mia impresa ed è così che inizialmente da solo, durante la notte, e poi in team insieme a Carmine Scorza, Francesca Pristerà, Francesca Tobruk e Valentina Bianco abbiamo creato Discovering Presila.

Molte volte, tra me e me, ho criticato il sistema universitario, non tanto perché non ci prepara abbastanza ad affrontare il mondo del lavoro, ma perché non ci educa a fare impresa, questo porta molti di noi a vivere l’università e ad apprendere quello che questa ha da insegnarci per trovare un posto fisso e non per creare un’impresa, per creare evoluzione che è quello che serve alla nostra Regione.

Durante il mio percorso sono stato molto fortunato perché ho avuto la possibilità di incontrare due/tre professori che erano anche imprenditori e che hanno cercato di trasmettere le basi per trasformare un’idea in un business, che nel mio caso hanno generato la giusta curiosità grazie alla quale ho potuto costruire il modello di business sul quale si basa Discovering Presila.

La nostra Mission è: “ Sviluppare il territorio in modo innovativo usando l’Accoglienza Emotiva tipica di noi calabresi e la Genuinità dei nostri prodotti per creare delle Esperienze Uniche per le persone che decidono di venirci a trovare”.

Discovering Presila è attiva da un anno, un anno che per noi ha presentato molte difficoltà, perché tutti al momento facciamo due lavori per poter permettere a Discovering Presila di non doverci pagare lo stipendio e crescere, ma insieme alle difficoltà sono arrivate tantissime soddisfazioni, tantissime meravigliose collaborazioni in un territorio, la Presila Catanzarese, dove fare Rete è sempre stato visto come qualcosa di impossibile.

Abbiamo creato un Brand che vogliamo sia il brand di tutti per portare il nostro territorio nel mondo e poi fare in modo che il mondo venga nel nostro territorio, da qui il nostro motto:

“Appartenere ad un luogo, diffondere le sue radici e ospitarci il mondo”.

Ho sempre avuto una percezione super positiva della Calabria, credo di averla guardata sempre con un occhio critico e questo mi ha portato a capirne davvero a fondo quelle che tutti chiamano “debolezze”, che debolezze non sono, anzi… sono punti di forza, grazie ai quali alcuni territori sono rimasti incontaminati.

Sicuramente ci sono dei problemi, ma sono fermamente convinto che ad oggi l’evoluzione del mondo sia andata talmente tanto avanti da permettere anche a noi calabresi di avere gli strumenti giusti per conquistare i mercati, ma soprattutto per conquistare i cuori delle persone che fino ad oggi ci hanno guardato con diffidenza.

Due cose credo che siano stati fondamentali per la mia esperienza:

  • Continuare a Studiare: studio di più adesso che durante l’università, prima era impensabile per me leggere un libro, adesso ne leggo uno ogni  10 giorni e leggo di tutto. Credo sia fondamentale in un percorso imprenditoriale cercare di tenere la mente sempre aperta perché solo tenendo la mente aperta si può costruire la capacità di trovare le soluzioni ai problemi quotidiani che un’impresa può vivere.
  • Avere un Team: lavorare con delle persone che guardano in un’unica direzione e condividono la propria visione fa la differenza nel raggiungimento degli obiettivi.

Quando vi dicono che la nostra regione è una regione arretrata, che ha tanti problemi, che avete fatto bene ad andarvene (ma in cuor vostro state soffrendo), elegantemente mandateli a quel paese e trovate il modo se siete fuori di riportare il vostro Know-How in Calabria e se invece siete rimasti di far sapere al mondo intero che ci siete.


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Marco, la laurea all’Unical e la carriera a Miami

Se qualche anno fa mi avessero detto che sarei andato negli Stati Uniti d’America, sarei sicuramente scoppiato a ridere. Non ho mai pensato agli Stati Uniti come ad una possibile meta di lavoro, ma alcune volte la vita è strana ed imprevedibile.

Ciao Hub Calabria,
mi chiamo Marco e tutto è iniziato quando la mia cara amica Maria mi ha informato (quasi per gioco) dell’esistenza del bando di selezione “Magnani CPA International Accounting”, pubblicato sul portale dell’ufficio speciale relazioni internazionali dell’Università della Calabria.

Qualche mese prima avevo conseguito la laurea magistrale in Economia Aziendale presso l’Unical e svolgevo il tirocinio professionale per dottori commercialisti in uno studio commerciale nella mia piccola città di Rende.

Nei mesi successivi decisi con il mio caro amico Giò, con non poche incertezze e timori, di intraprendere quella che si sarebbe poi dimostrata l’esperienza più bella della mia vita ad oggi, ossia un corso di lingua inglese nella bellissima Galway, nell’Irlanda dell’est.

E’ stata questa fantastica esperienza, che mi ha permesso di conoscere persone meravigliose, paesaggi magici e momenti indimenticabili che resteranno per sempre impressi nella miei ricordi, a spingermi a partecipare al bando.

Circa un mese dopo la mia candidatura ricevetti una mail del dott. Gianfranco Barbuto, responsabile dell’Ufficio Relazioni Internazionali dell’Unical, contenente tutte le indicazioni per sostenere il colloquio selettivo.

Come ad ogni mio colloquio, quel giorno ero molto agitato e ansioso, ma anche grazie a quella che sarebbe diventata per me, più che una semplice citazione di S. Beckett, una vera è propria linea guida nella mia vita (suggeritami da una mi cara amica conosciuta in Irlanda): “Ho provato, ho fallito, riproverò. Fallirò meglio”, mi feci forza e diedi il meglio di me stesso! Beh sapete già come è andata a finire: ci riuscii, fui scelto!

Ed eccomi a Miami, negli Stati Uniti d’America. Un sogno ad occhi aperti, per molti la capitale del divertimento ma per me molto di più: un possibile trampolino di lancio per la mia carriera.

A dire il vero, non sono il primo della famiglia a lavorare oltre oceano, mio zio Vincenzo circa 30 anni fa fece lo stesso, corsi e ricorsi storici.

Mi ritengo molto fortunato, e sono grato per la grande possibilità che mi è stata concessa.

Lavoro in uno studio commerciale internazionale con un portafoglio clienti che vanta più di 500 imprese di ogni settore e dimensione (alcune molto conosciute ed importanti in Italia). Il nostro lavoro supporta il cliente a 360°, dalla consulenza contabile a quella fiscale, in un mercato nuovo e complesso come quello degli Stati Uniti.

Faccio parte di un team molto affiatato, costituito da persone stupende, professionali e sempre disponibili ad aiutarmi e condividere le proprie conoscenze. Il tutto sotto la supervisione del dott. Massimo Magnani, molto più di un datore di lavoro, un vero amico per me; la cui professionalità e umiltà vanno oltre ogni mia aspettativa.

Ho legato nuove amicizie, ho visitato città bellissime, paesaggi incantevoli e parchi dove si rimane affascinati e increduli davanti alle bellezze naturali!

Certo non è tutto rose e fiori, lavoriamo molto soprattutto durante la Tax Season, e spesso è davvero dura rimanere concentrati e operativi per così tante ore consecutive. Ma per fortuna la vista mozzafiato del nostro ufficio aiuta!

Non nascondo che soprattutto agli inizi non è stato affatto facile. Ormai da più di un anno, ogni giorno, mi metto in gioco a 360° gradi sia dal punto di vista lavorativo che personale, e cosa non meno importante culturale.

Ho dovuto abbandonare alcune mie abitudini, non vedere per lunghi periodi persone e luoghi a me più cari, ma sono consapevole che ogni scelta che facciamo, ogni decisione che prendiamo, porta con sé dei sacrifici necessari per crescere e raggiungere i propri obiettivi.

Infatti, solo quando abbandoni la tua comfort-zone sei costretto realmente a scontrarti con idee e restrizioni mentali che solo dall’esterno puoi comprendere veramente e che ti consentono di avere una visone più completa, migliore.

Beh non so quale sarà il mio futuro, utilizzo una strofa di una vecchia canzone di Battisti: “quello che sarà lo scopriremo solo vivendo!”, ma sono certo che questa esperienza ha davvero cambiato la mia vita!

Un consiglio per chi si sposta negli Stati Uniti:
è indispensabile avere una buona base di risparmi per affrontare le spese iniziali e cercare subito canali come pagine FB o simili per legare nuove amicizie.

In linea generale, posso dire che è fondamentale essere molto flessibili e determinati. Inoltre, ai giovani calabresi dico:

“non esitate ad intraprendere un’esperienza all’estero perché le soddisfazioni e la crescita personale saranno sicuramente superiori alle difficoltà affrontate.” 


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Valentina, una reggina in Australia

Valentina è una ragazza gioviale dagli occhi luminosi, che un anno e mezzo fa ha preso una decisione coraggiosa: lasciare la sua Calabria per raggiungere l’Australia in cerca di nuove opportunità.

Appena rientrata in Italia, a causa dello scadere del visto vuole raccontarci la sua esperienza; una storia, come quella di molti altri giovani migranti, è ricca di momenti emozionanti, ma non sempre facili.

“Lasciare la mia famiglia, la mia terra, è stato veramente difficile. Ma quando vedi che non hai altre possibilità di migliorare la qualità di vita, lavorando per sopravvivere e non per vivere, sei costretta a prendere delle
difficili decisioni, per un futuro migliore. Lasciare la propria casa è doloroso. Ma, pensare alla mia terra, mentre vivevo in Australia, mi ha fatto provare un sentimento inaspettato. Non era nostalgia, ma rabbia.

Rabbia, dovuta alla constatazione di un’amara realtà: ho visto una terra ricca che alle persone offre tanto, anzi troppo. E mi sono chiesta: perché qui sì e nella mia terra no? Perché un luogo come l’Australia debba offrire tanto a chi ci vive e invece la Calabria, e più in generale l’Italia, non lo fa?

Certamente fa tanto anche il modo di pensare. Qui, in Calabria, secondo me, abbiamo una mentalità molto chiusa, mentre in Australia tutto può diventare un’opportunità!

Io ero abituata a lavori poco soddisfacenti e mal retribuiti nella piccola realtà di Reggio Calabria. In Australia vieni pagata non al giorno, ma ad ore. La paga varia in base al lavoro che fai; per legge, il minimo è 18 dollari l’ora. Lavorando in cucina come aiuto cuoco o pasticcera riuscivo a raggiungere uno stipendio ben più alto rispetto a quello che percepivo facendo due lavori a Reggio Calabria. E sottolineo che a Reggio lavoravo tutti i giorni e non avevo tempo libero. In Australia la qualità della vita è decisamente migliore rispetto alla Calabria. E la mentalità è ben diversa”.

Dal racconto vivace che ci fornisce, capiamo che, contrariamente a ciò che ci si può aspettare, non è stato difficile per lei ambientarsi in una terra sconosciuta. Merito della mentalità australiana e dell’accoglienza ricevuta.

“Certamente non è stato difficile ambientarsi in un posto del genere. Sarebbe stato perfetto se la mia famiglia fosse stata con me. Il problema è rientrare in patria e capire che l’Australia è anni più avanti rispetto alla mia città”.

Ovviamente, Valentina prima di partire dall’Italia ha avuto bisogno di consigli su come muoversi:

Andando dall’altra parte del mondo SOLA, dovevo avere un piano prima di partire. Ho scritto e ho chiesto consiglio ad una famiglia italiana che mi ha aiutata nei primi giorni. Ho trovato tantissimi ragazzi nella mia stessa situazione, con tanti dubbi e con tanta voglia di fare amicizia. Si crea un rapporto di complicità con persone di nazionalità diverse, che non hai mai visto. Ci si aiuta a vicenda, senza volere niente in cambio. Questo scambio può sembrare banale, ma vi assicuro che, quando ti trovi da sola e non conosci nessuno, è veramente una manna dal cielo. Dopo sette mesi, mi ha raggiunta mia sorella e abbiamo comprato un Van, una specie di furgoncino (non avevo mai comprato una macchina in Italia!) e abbiamo cominciato la nostra avventura, percorrendo più di 3000 km!”.

“Di questa esperienza in Van sono davvero orgogliosa. Il mio spirito di avventura e una notevole capacità di adattamento mi hanno permesso di fare nuove esperienze e visitare luoghi mai visti prima.”

Le chiediamo se prima di emigrare conoscesse già bene la lingua inglese. Risponde sorridente:

“In realtà, non conoscevo benissimo l’inglese quando sono partita, ma non è stato affatto un problema. Gli australiani sono molto tolleranti e non stanno lì a correggerti di continuo se ti esprimi male in inglese. Diciamo che la lingua è stato l’ultimo dei problemi”.

A questo punto una domanda è d’obbligo: dopo aver affrontato questa avventura consiglieresti ai giovani calabresi di fare esperienza all’estero?

“Assolutamente sì. È importante vedere realtà diverse. Mi ha cambiata questa esperienza. È stata un’avventura bellissima!”.

Valentina si dichiara prontissima a ripartire!

Intervista e articolo di Nadia D’Apa.


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