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Giandomenico, giovane illusionista calabrese. Quando la passione tenta di superare gli ostacoli

Ciao a tutti,

mi presento un po’, sono Giandomenico, ho 23 anni, sono nato a Trebisacce e cresciuto a Paludi, un piccolo paesino calabrese.

Mi sono avvicinato alla magia all’età di 8 anni, grazie ad una scatola magica regalatami dai miei genitori durante una visita a Milano. Da quel giorno mi sono innamorato perdutamente di quest’arte, chiedendo ad ogni compleanno e ad ogni Natale una nuova scatola magica in regalo

Il mio primo libro di magia l’ho comprato da alcuni rivenditori che facevano visita alla mia scuola elementare. Tra “Piccoli brividi” e “Le barzellette di Geronimo Stilton” faceva capolino “Il vero manuale del prestigiatore”, libro che trattava un po’ di tutto, dalle carte alle grandi illusioni, fino allo spiritismo.

Poco dopo, ho scoperto l’esistenza di libri più professionali, iniziando così uno studio “serio” di quasi tutte le branche della prestigiazione, dal close-up al mentalismo, dalla magia da scena al parlour.

All’età di 15 anni, mi sono esibito per la prima volta in un teatro vicino al mio paese di origine, davanti a circa 350 persone, il primo di molti altri spettacoli.

Circa due anni fa sono diventato allievo di uno dei migliori maghi italiani, Diego Allegri. Tutt’ora frequento queste lezioni durante le quali ho avuto ed ho continuamente modo di confrontarmi con i migliori maghi italiani nel mondo.

Grazie a questo percorso di studi sono entrato a far parte di un progetto dal nome “Talking Magic”, una sorta di “Netflix magico”, con lo scopo di aiutare e guidare gli appassionati in uno studio serio e preciso dell’illusionismo in tutte le sue forme. Qui, vengono messe a disposizione interviste ai “big” della magia, spiegazioni di effetti magici e lezioni teoriche fatte da professionisti del settore. Inoltre, mettiamo a disposizione le nostre conoscenze per l’aggiornamento costante della parte “wikipedia”, con biografie, recensioni di libri e ricerche storiche; insomma, sono orgoglioso di poter contribuire in qualche modo al miglioramento della magia in Italia, dove spesso questa viene presa come qualcosa di poco conto.

Per tutte le mie ricerche mi avvalgo della mia incantevole biblioteca magica, che anno dopo anno si è arricchita con volumi antichi e introvabili tramite i quali conduco ricerche storiche su vari ambiti della prestigiazione, appassionandomi sempre di più allo studio della magia sotto tutti gli aspetti.

Mi esibisco ormai da anni, in qualunque occasione, cercando di riunire nei miei spettacoli le varie arti che da sempre mi appassionano, le quali spaziano dalla musica fino alle arti mimiche.

Oltre allo studio magico ho conseguito la laurea in ingegneria informatica e ho iniziato la specializzazione in intelligenze artificiali.

Penso che la Calabria sia una terra meravigliosa, ma come ogni cosa ha i suoi pro e i suoi contro.

Ad oggi, sono soddisfatto della scelta che ho fatto nel rimanere a studiare qui: le nostre università sono tra le migliori e non vedo perché non sceglierle; per quanto riguarda la magia invece, purtroppo mancano dei punti di appoggio per gli appassionati e i professionisti di quest’arte.

Credo che uno dei modi per crescere in fretta, in qualunque ambito, sia il confronto e questo viene meno non avendo la presenza di figure di riferimento in grado di organizzare eventi, conferenze o workshop.

Per mia fortuna, ho avuto ed ho la possibilità di spostarmi, quindi, ogni mese mi rivedo con gruppi di maghi di tutta Italia per scambiarci idee e studiare insieme. Mosso dalla passione non lo vedo come un sacrificio e lo faccio volentieri, ma mi metto nei panni di chi non ha la possibilità di farlo.

Sarebbe bello poter creare un ambiente in cui riunire i vari appassionati di questa arte e finalmente non essere più “saltati” nei vari eventi. Personalmente mi metto a disposizione di chiunque voglia intraprendere o ha già intrapreso questo percorso. Magari si inizierà a collaborare e, chi lo sa, forse ne uscirà qualcosa di buono; attenzione però, c’è da dire che confrontandomi con altre realtà non è detto che sia per forza un male il non avere circoli o associazioni magiche: spesso sento parlare di ambienti in cui gli associati più “anziani” tendono a sminuire o a sentirsi superiori ad altri, quindi non vorrei ci fosse qualcosa del genere in cui alla fine non si cresce veramente.

Al di là di ciò che manca, non mi sento di rinnegare questa terra, mi ha dato un sacco di soddisfazione dal punto di vista artistico, mi esibisco ormai da anni qui e collaboro con vari settori portando in giro i miei spettacoli in qualunque contesto, penso sia la prova che con la passione si possa arrivare ovunque. Quindi, a tutti gli artisti e agli appassionati di qualunque arte, dico di tenere duro e le soddisfazioni arriveranno, naturalmente ci sono sacrifici da fare, ma anche questo fa parte del percorso.

Un’ipotesi vuole che il termine Calabria derivi dal greco antico kalón-bryōn, [terra] che fa sorgere il bene/il bello, ad indicare la fertilità del suo territorio. Credo, appunto, che la nostra regione abbia tantissime risorse sia dal punto di vista storico-culturale che dal punto di vista artistico, però spesso manca la consapevolezza di questa ricchezza che viene lasciata a se stessa.

Molto spesso noi ragazzi ignoriamo completamente la storia delle nostre origini, generando anche una mancanza di attaccamento alla propria terra, tutto ciò ci porta a pensare che altri posti siano migliori.

Dal punto di vista artistico, penso che un po’ manchi la “cultura dell’arte”, ma credo sia un problema generale dell’Italia, spesso gli artisti, di qualunque tipo, vengono scambiati per “hobbisti”, come persone che non possono fare della propria passione un mestiere. Questo tipo di pensiero credo nasca da una cultura “chiusa” che percepisce come lavoro solo lo “sporcarsi le mani”.

Nel mio ambito penso sia ancora “peggio” perché, prima di vedere un’esibizione, spesso si associa la magia a qualcosa che è esclusivamente per bambini. Quello che mi fa sorridere è la velocità con cui si cambia idea una volta che viene mostrato qualcosa. Da qui capisco l’enorme potenzialità che hanno le persone, la versatilità nel cambiare il loro pensiero davanti all’evidenza. Anche un adulto può stupirsi e può farlo molto meglio di un bambino.

Per quanto riguarda i punti di forza della nostra regione, penso siano le persone con la loro semplicità, spontaneità e generosità. Inevitabilmente le mie esibizioni mi portano a stare costantemente in contatto con loro e posso assicurarvi che in qualsiasi gradino della scala sociale si vede la nostra “calabresità” con tutte le sue sfumature, si sente la differenza anche nel modo di stupirsi e dal modo di esternare le proprie sensazioni.

Come dicevo, penso che per crescere in qualunque ambito serva il confronto; se questo manca, per apprendere alcune cose, bisognerà “provarle” sulla propria pelle attraverso l’esperienza. Ci sono cose che non si apprendono né sui libri e né su Google, per quanto uno possa studiare credo che non ci siano manuali su come piacere al pubblico o su come entrare in empatia con loro, credo che sia una delle cose più importanti per chi come me è nel mondo delle arti performative, noi abbiamo bisogno di un pubblico che ci dia retta, che si faccia stupire e che collabori con noi, avere le persone dalla nostra parte è la cosa più importante e la loro “ostilità” nei nostri confronti è da evitare nella maniera più assoluta.

Un consiglio pratico che mi sento di dare è quello di uscire dalla propria cameretta, dalla propria zona di confort ed esibirsi, naturalmente dopo il dovuto allenamento pratico. Non c’è strada migliore per imparare la “showmanship.

Consigli rapidi possono essere: non far sentire mai lo spettatore in “svantaggio” o stupido; non porre mai ciò che facciamo come una sfida, siamo lì per intrattenerli non per vincere qualcosa; gratificarli sempre e non farli sentire “fregati”; ricordarsi sempre che il nostro obiettivo è far vivere delle esperienze fuori dal comune.

Ai giovani calabresi dico:

Non sono nessuno per giudicare le scelte altrui quindi vorrei semplicemente augurarvi il meglio e il raggiungimento dei vostri obiettivi.

“Che voi siate artisti, ingegneri, medici o esercitiate qualsiasi altra professione, portate in alto il nome della Calabria, non dimenticate le vostre origini e ricordate che nel mondo c’è un piccolo paesino che potrete sempre chiamare “casa”.”


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Francesco torna in Calabria: quando il coraggio di osare dà i suoi frutti..letteralmente

Sono felice di condividere con Hub Calabria la mia storia.

Ho 33 anni  e sono tornato a Casa Mia in Calabria 6 anni fa. Vivo e lavoro a Favella: un paradiso terrestre che è l’Azienda agricola di famiglia. Io rappresento la quinta generazione.

Favella si trova nel comune di Corigliano-Rossano in provincia di Cosenza, dove è cresciuto mio padre, precisamente nella frazione di Cantinella nel cuore della splendida Piana di Sibari, la più grande della Calabria, culla dell’ antica cultura greca. Fu fondata alla fine dell’VIII secolo a.C. da un gruppo di Achei provenienti dal Peloponneso. Sibari fu uno dei più importanti territori della Magna Grecia sul mar Ionio, tra i fiumi Crati e Coscile. Allora e ora vive di agricoltura e turismo.

Non fatevi ingannare da questi cenni di storia e geografia, io non sono stato uno studente modello. Per scoprire le mie capacità dovevo capire ciò che veramente mi interessava, direi, attraeva, e, di lì, trovare la mia strada di crescita umana e professionale.

Finito faticosamente il liceo scientifico, l’università non era una mia priorità. Basta libri, basta banchi. Cercavo esperienze e banchi di  vita per mettermi alla prova con l’urgenza di esprimermi in qualche modo.

Con un pizzico di incoscienza e coraggio mi sono buttato a capofitto nel cinema e lì ho trovato me stesso. A 19 anni lascio Padova, in Veneto, città del ricco nord-est dove mi ero trasferito con i miei genitori e mio fratello Giovanni, a soli 5 anni.

Padova è la città della linea femminile della famiglia, nella quale sono cresciuto e ho studiato, dato sfogo alle mie passioni sportive e intrecciato i primi veri importanti legami amicali.

Dopo il Sud ed il Nord trasloco, da solo, in Centro Italia, a Roma, dove frequento l’Accademia di Cinecittà con buoni risultati. Mi diplomo specializzandomi in regia.

Per 8 anni resto nell’ambiente, con qualche soddisfazione: i miei cortometraggi, o quelli a cui partecipo, vengono appezzati, vinco più di un premio e partecipo a qualche festival, per es. il Milano film festival, e a 22 anni faccio l’assistente alla regia nel film “Qualche nuvola” di Saverio di Biagio, selezionato al Festival del Cinema di Venezia. 

L’esperienza cinematografica mi ha segnato e insegnato moltissimo. Ho imparato ad avere a che fare con persone, personaggi e personalità completamente diverse tra loro; ho imparato a rispettare e far rispettare ruoli e competenze, dagli attori ai macchinisti. Mi sono dovuto interfacciare spesso anche con la produzione, ovvero con l’aspetto economico del cinema, che non è certo un’arte povera. Ho dovuto vendere le mie idee e monetizzarle, non è facile.

Buoni risultati, ma non abbastanza, soprattutto da un punto di vista economico. L’autonomia economica e psicologica, una certa indipendenza di testa e di tasca, rispetto alla famiglia, spingevano forte in me.

Un po’ per passatempo e un po’ per tenere allenato l’occhio, nel frattempo, continuavo a fotografare.

Mi capita così, un po’ per caso e un po’ grazie a mio fratello, di lavorare come fotografo per il WPT (World Poker Tour) in tutte le sue tappe europee. Che mondo incredibile!

Dopo le tappe di Barcellona e Parigi vengo “promosso” e ho la possibilità di avere una piccola troupe, così mi ritrovo a gestire anche parte del viral marketing delle tappe tramite social. Nei diversi Casinò, in giro per il mondo, ho cominciato a notare queste curiose e strane sigarette elettroniche, una novità assoluta ed è così che inizia la mia “carriera” da imprenditore.

Grazie ai risparmi e con altri due mie amici coraggiosi, inizio l’avventura di Smooke, breve ma intensa, aprendo i primi 2 negozi di sigarette elettroniche del nord-est Italia. Un business che allora ebbe in pochi mesi una crescita esponenziale. Altrettanto velocemente e predittivamente capisco che le lobby del tabacco, delle farmacie e il monopolio di Stato avrebbero fatto di tutto per frenare questo business, e così vendo le attività appena in tempo.

È a questo punto che avendo dimostrato a me stesso che potevo farcela anche da solo, decido di tornare in Calabria, nell’Azienda agricola di famiglia, a casa, da uomo “libero”.

Intanto, gli accadimenti personali più intimi e gli eventi famigliari, mi fanno crescere e diventare più responsabile. Sono “figlio di”, naturalmente e orgogliosamente per molti aspetti, ma è da imprenditore autonomo che in poco tempo mi rendo conto che la Calabria è piena di potenziale inespresso e di risorse da mettere a sistema.

Io credo in questa Regione: l’economia può girare ed ora più che mai è tempo di materie prime di qualità. La Calabria si sta giocando la partita della vita nei prossimi 10 anni. Sento di essere a Casa e conto di essere nella regione giusta.

Con il mio amico Antonio Braico abbiamo avuto un sogno che è diventato progetto e che stiamo realizzando, un’idea imprenditoriale che ha un nome: ClemenTime, e ci siamo posti un obbiettivo: portare le clementine della Piana di Sibari ovunque, dall’albero al consumatore finale, grazie ai distributori automatici.

Ho passato anni a sentire mio padre che si lamentava dei prezzi delle Clementine. Così ho deciso di vestirle con un packaging adeguato alla refrigerazione e di vendere non solo un ottimo prodotto ma anche un servizio.

ClemenTime come simbolo della Calabria cerca di sgomitare tra Coca Cola, Fanta e Kitkat: Davide contro Golia.

In Azienda, a Favella, mi occupo quotidianamente della produzione e delle risorse umane.

Avere della terra da coltivare, metterci le mani, piantare e raccogliere è bellissimo, ma non è cosa semplice. Tanti i parametri, i paletti, le possibilità …e l’imponderabile.

Rispettando il micro clima e le proprietà organolettiche dei terreni ho deciso di sperimentare in alcuni appezzamenti .

In questi anni ho realizzato un impianto di Paulownia, un albero da legno che cresce circa 20 metri in 3 anni. Con i problemi dei tagli boschivi ed il nuovo mercato dei mobili “fai da te” il legname nel futuro sarà per la maggior parte da coltivazione.

Poi ho realizzato una piccola tartufaia, che, al contrario della Paulownia, ha tempi invece lunghissimi per riprodursi, ma molte zone della Calabria sono vocate per fare tartufi, pochi lo sanno, pochi lo fanno ma la domanda c’è ed è una nicchia appassionata.

Siamo terra di agrumi e il finger lime è un agrume che non potevo non provare. Ora in Calabria abbiamo un po’ di Australia. Un frutto molto costoso quindi con grandi margini di redditività che ad oggi si aggira sui 150 euro al kg. Sono molto curioso ed è per questo che risulto essere uno dei primi in Italia aver creduto e piantato questo meraviglioso agrume ed oggi faccio parte del CDA del Consorzio finger lime Italia con sede a Milano.

Quello che vi voglio trasferire è che tornare in Calabria è stata la scelta giusta.

“Abbiate il coraggio di avere paura. Oltre le paure ci sono i colori più vivi.”


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Valentina, da Catanzaro al Louvre

Ciao Hub Calabria,
innanzitutto, grazie di darmi la possibilità di raccontare la mia storia.

Mi chiamo Valentina e vengo da un piccolo paese della provincia di Catanzaro, Cropani Marina.

Mi sono laureata con il massimo dei voti in Storia e Conservazione dei beni culturali all’Unical e ho conseguito la laurea specialista in Storia dell’arte a La Sapienza nel 2010, in piena crisi economica.

Dopo la laurea ritorno nel mio paese e lavoro per un mese presso il museo archeologico del posto, in qualità di guida turistica.

Ben presto mi accorgo che la realtà è ben diversa da quella che mi era stata proposta. Decido di partire con due valigie e con un biglietto di sola andata per Parigi. Mi sono detta: vado, imparo e ritorno. Sono passati 10 anni.

Ho sempre amato Parigi per le sue bellezze e per la sua storia, inoltre, volevo migliorare il francese e fare un tirocinio post laurea all’estero.

Fin da subito ho lavorato come operatrice didattica per svariati musei, tra i quali il noto Museo del Louvre.

Lavorare al Louvre è stata un’esperienza indimenticabile, la più bella in assoluto. Tuttavia, per poter lavorare con i gruppi di adulti e condurre le visite guidate nei musei bisogna avere il patentino di guida turistica, allora mi sono iscritta all’università e ho conseguito un’altra laurea.

Dopo aver superato l’anno di corso, ho dovuto inviare l’attestato dell’università e altri documenti alla prefettura per avere il famoso patentino.

Da allora è stato un successo dietro l’altro. Ho avuto un contratto a tempo
indeterminato alla Fondazione Louis Vuitton, ho iniziato a collaborare con la società che gestisce le guide turistiche di Versailles, Louvre, Grand Palais, la Reunion des Musées Nationaux.

Ho aperto una partita IVA per lavorare anche con le agenzie di viaggio, con associazioni italiane e con i tour operator. Mi sono iscritta al registro nazionale italiano delle guide straniere per poter esercitare la professione di guida turistica e accompagnare gruppi in Italia.

Ho dato qualche corso privato di Storia dell’arte per un’associazione italiana e ho anche organizzato un viaggio culturale in Calabria!

In generale, con il mio lavoro cerco sempre di valorizzare la Calabria, i suoi prodotti unici, basti pensare al cedro e al bergamotto, il mare che è uno splendore, la montagna dove si respira l’aria più pura d’Europa, i monumenti che raccontano millenni di storia. Lo faccio perché penso sia una regione straordinaria.

Devo dire però che, in Calabria, gli enti pubblici e privati, devono lavorare ancora molto nel settore turistico. La cosa che mi lascia perplessa è che tutti parlano di turismo, tutti citano questa parola, ma il settore è sempre fermo, tranne qualche realtà.

Ci sono pochi collegamenti con la regione. Io ogni volta che scendo devo fare scalo a Milano o Roma, non ci sono compagnie low cost da Parigi ma solo ed esclusivamente Alitalia.

Ad accogliere i turisti all’aeroporto di Lamezia Terme c’è una gigantografia obsoleta della regione e spesso il punto d’informazione è chiuso.

Il sito internet ufficiale nel settore non è aggiornato basti vedere con i propri occhi: http:// turismo.regione.calabria.it/website/

Non c’è un assessorato da più di 10 anni, idem per il soprintendente dei beni storici della Calabria, che è arrivato da poco dopo mesi di assenza.

Mi reco al salone internazionale del turismo e la Calabria non c’è, passo davanti l’Enit a Parigi e la Regione è promossa poco, non ci sono locandine in giro della Calabria, mentre esplodono quelle della regione Sicilia e della Puglia.

Tanti miei amici, colleghi e conoscenti vorrebbero conoscere la Regione ma la mancanza di collegamenti li frena.

Pertanto, ribadisco che c’è ancora tanto lavoro da fare dal mio punto di vista.

Io ho tante idee e progetti anche perché lavorando in una nazione dove il concetto di valorizzazione è ben chiaro per fare introiti, ho potuto acquisire molte competenze nel settore culturale e turistico.

Vorrei ritornare e apportare il mio contributo, ma ogni volta che cerco di farlo trovo le porte chiuse. Ho inviato vari CV e nessuno risponde, nemmeno per dire: no, grazie. Allora mi innervosisco e mi chiedo: se non si risponde ad una persona che ha lavorato per il Louvre a chi si risponde?

Un giorno probabilmente ritornerò con la mia famiglia!

Ad oggi, tutto quello che ho imparato è il frutto della mia esperienza e della mia tenacia. Sono partita da sola dopo due mesi dal conseguimento della laurea.

In base alla mia esperienza, posso dire che le università italiane sono le migliori in termini di preparazione teorica; ricordo ancora quando ho fatto i test per entrare all’università a Parigi. La formazione era a numero chiuso e c’erano solo 25 posti. Ci sono state 350 candidature e io sono rientrata grazie al mio bagaglio culturale, senza quello non ce l’avrei mai fatta, ma il mondo del lavoro è cosi diverso.

All’università non mi hanno mai insegnato come interagire con il cliente, come gestire un gruppo, come prenotare nei musei, le tecniche di comunicazione, come organizzare un evento culturale o un viaggio, una conferenza, un percorso didattico per i bambini o come organizzare una programmazione culturale.

Lavorare con un cliente straniero, che ha una cultura diversa dalla nostra, mi ha consentito di acquisire queste e altre competenze. Anche se per me, almeno all’inizio, è stato molto difficile perché a Parigi non conoscevo nessuno.

Ho trovato casa, il tirocinio e il lavoro da sola.

Non parlavo benissimo francese, il primo anno è stato complesso, tante volte ho voluto abbandonare ma ho resistito e raggiunto tutti i miei
obiettivi.

Valentina, guida turistica a Parigi.

La casa per esempio è un vero problema, se non hai garanzie solide, nessuno ti affitta un appartamento, lo stipendio deve essere tre volte l’affitto della casa.

All’inizio stavo in un appartamento di un italiano con un mio amico, il tempo di trovare una sistemazione. Ho trovato una stanza in un appartamento tramite il sito Pap che mette in relazione i privati, senza agenzia.

Poi c’era la barriera della lingua. Non mi andava di fare corsi teorici perché avevo delle buone basi di francese, in quanto mi sono diplomata al magistrale indirizzo linguistico a Catanzaro. Avevo bisogno di parlare, cosi oltre al tirocinio in un museo specializzato nelle attività per bambini, il Museo en Herbe, lavoravo come hostess d’accoglienza all’Hotel Hilton.

Ho imparato tutto con l’esperienza diretta e ho utilizzato l’arma di essere italiana, quindi di parlare una lingua straniera e lavorare per questo tipo di clientela.

I primi colloqui li ho preparati con il mio coinquilino, passati gli anni e assunta dimestichezza con la lingua non mi sono più preparata, andavo e basta. Mentre quando sapevo che avevo colloqui e esami in inglese, mi facevo aiutare dal mio compagno e ripetevo a voce alta! Non bisogna mai dire non sono capace o è troppo difficile, soprattutto se hai un bagaglio solido, io ho puntato molto su questo.

Ai calabresi nel mondo vorrei dire:

“fate rete e fate conoscere realmente La Calabria per l’ospitalità, la gentilezza, la cultura plurimillenaria e tutto ciò che c’è di buono in questa amata terra e a quelli che sono rimasti dico di lottare sempre per i propri desideri.”

Alcune volte mi chiedo se è più facile andare via o rimanere e creare il proprio lavoro. Non lo so, credo che dipenda molto dal settore lavorativo. Nel mio caso non ho avuto molta scelta, ma ora sarei pronta a rimettermi di nuovo in gioco. Ora che sono lontana mi rendo conto di quanto mi manca il sole, il mare, la natura incontaminata, prendere un caffè con il vicino di casa senza prevenire, la tua famiglia.

Ammiro tutti quelli che hanno deciso di rientrare e spero che un giorno anch’io possa farlo, d’altronde è la speranza che ci dà la forza di andare avanti.


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Roberta, ricercatrice calabrese premiata alla Conferenza Nazionale olandese di Tossicologia 2018

Ciao Hub Calabria, sono molto felice di condividere oggi con voi la mia storia.

Ho 30 anni e sono originaria di Rogliano, cittadina nella provincia di Cosenza.

Dopo aver conseguito il diploma presso il Liceo Classico Bernardino Telesio (Cosenza), ho intrapreso il percorso accademico presso l’Università della Calabria, dove ho conseguito il diploma di Laurea in Chimica e Tecnologia
Farmaceutiche.

Durante l’ultimo anno del percorso universitario, ho deciso, come tanti ragazzi calabresi e non, di partecipare al concorso Erasmus. Vinta la borsa di studio, sono partita per l’Olanda.

La Prof.ssa A.R. Cappello, con la quale stavo svolgendo il mio periodo di tesi sperimentale, prese contatto con l’Università di Utrecht, presso la facoltà di Medicina Veterinaria, dove il Dr. M. Houweling mi accolse nel suo gruppo di ricerca per tre mesi, con un entusiasmo e un’umanità infinita, (primo stereotipo: i nordici sono freddi, abbattuto! Perlomeno abbattuto per gli olandesi).

Molti di voi penseranno…solo tre mesi?! Sì, e vi assicuro che sono stati abbastanza per aprire gli occhi, uscire dalla mia comfort zone, allargare i miei orizzonti e confrontarmi con una cultura per certi versi molto lontana dalla nostra, ma allo stesso tempo paradossalmente simile.

Da lì, iniziò quello che poi divenne, e tuttora lo è, il mio capitolo di vita in terra olandese.

L’Università della Calabria, dunque, ha giocato un ruolo fondamentale dandomi non solo la possibilità di partire e svolgere ricerca in un laboratorio all’estero (grazie soprattutto al lavoro dell’ufficio Erasmus), ma anche le giuste conoscenze scientifiche che, insieme alle mie personali soft skills e ad un’alta conoscenza dell’inglese, mi hanno permesso di superare il colloquio per una posizione di lavoro per la quale avevo inviato CV e lettera di presentazione tramite il sito academictransfer.com (magari a qualcuno di voi potrà essere utile…sono disponibilissima a qualsiasi richiesta di informazioni tecniche).

Il dottorato è un lavoro a tutti gli effetti in Olanda, con diritti e doveri che spettano ad un Lavoratore!

Nel 2015, dopo solo pochi mesi dalla seduta di laurea, iniziai così il dottorato di ricerca presso l’Università di Groningen, GRIP.

Groningen è una cittadina del Nord Olanda, abitata approssimativamente da 230.000 persone, di cui il 25% (percentuale altissima!) studenti provenienti da tutto il mondo. Così come tutta l’Olanda, pullula di cervelli in fuga, italiani e non.

Questa grande avventura è iniziata nel gruppo di ricerca della Prof.ssa A. Salvati, ricercatrice italiana che si occupa di capire come le nanoparticelle vengano assorbite in cellule e tessuti (uptake), e che tipo di tossicità possano eventualmente causare (nanosafety), della co-promotrice dott.ssa Y. L. Boersma e del Prof. P. Olinga, esperto di malattie fibrotiche e modelli ex vivo (Precision-cut tissue slices) utilizzati per studiare principalmente metabolismo di (nuovi) farmaci.

Chi l’avrebbe mai immaginato che mi sarei ritrovata ricercatrice a Groningen, che avrei presentato i miei risultati del progetto di dottorato in conferenze nazionali olandesi e internazionali, che avrei pubblicato articoli in riviste scientifiche; che avrei vinto diversi premi durante la carriera di PhD, che avrei avuto modo di conoscere e parlare con grandi scienziati, di lavorare in un team di ricerca grandioso, di imparare a parlare l’olandese, di fare il grande passo e iniziare nel 2020 come ricercatrice in una grande azienda internazionale di studi clinici?

E aggiungo, chi avrebbe mai immaginato che l’Olanda sarebbe diventata la mia seconda casa? Nonostante il grigiore che incombe nelle giornate invernali, nonostante la tristezza che mi invade ogni volta che lascio la mia famiglia, i miei amici, nostra Calabria (sì, è mia e vostra, e può sembrar paradossale, ma la sento ancor più mia adesso).

Tristezza compensata dalla mia serenità d’animo e felicità per quel mio piccolo contributo alla società tutta, e per quella soddisfazione che ti ripaga quando la sera poggi la testa sul cuscino.

No, non avrei mai potuto immaginare tutto ciò!

La nostra regione è un bene inestimabile, e questa mia percezione è aumentata ancor di più vivendo all’estero.

A volte penso sia stata una fortuna allontanarmi un po’ fisicamente (con il cuore mai!), perché ho apprezzato ancora di più ciò che la nostra terra può offrire, a partire dalle tradizioni culinarie, che ti fanno sempre fare un figurone: gli amici europei e il fidanzato olandese amano la ’nduja, per dirne una!! Per finire ai paesaggi idilliaci che caratterizzano la Calabria, e il meridione in generale.

Quando all’estero mi chiedono dove vivo e rispondo “Sud Italia…Calabria”, il primo commento di una piccola parte di persone, detto con molta leggerezza, e all’insaputa di quanto male possa fare, è: “oh
wow, dove c’è la mafia? Non ci sono mai stato!”. Il mio cuore si stringe e le mani iniziano a sudare. Allora mi chiedo: cosa posso fare? Cosa possiamo fare?

Dobbiamo iniziare noi calabresi, sia chi resta che chi va, a credere in noi e nella nostra terra, ad apportare quel cambiamento comportamentale nella nostra società che può nascere solamente da un sentimento puro verso la nostra regione.

Dobbiamo aprire gli occhi e capire che è momento di crescere, puntare su ciò che di bello abbiamo, sull’intelligenza del nostro popolo ormai da tempo assopita e assorbita da ciò che ci circonda e divora e vuol farci credere che qualcosa cambierà.

La “rivoluzione” arriverà solo quando saremo davvero noi a crederci, e
allora qualcosa cambierà di sicuro!

Cosa posso fare? Beh, far conoscere il bello della Calabria e incontrare la stessa persona, che mi aveva lasciato l’amaro in bocca qualche mese prima, di ritorno da una vacanza nel Sud Italia e sentirle dire: “Wow, che meraviglia la tua terra! Grazie per avermela fatta conoscere! E’ stata una botta di vita!”

Per chi resta e per chi parte (mi piace pensare momentaneamente) …

“Usciamo dalla nostra comfort zone, esponiamoci, impariamo, cresciamo, sbagliamo, non restiamo in silenzio per paura di sbagliare, confrontiamoci, sogniamo…realizziamo!”


Sono disponibile a dare delle informazioni generali per chiunque volesse trasferirsi in Olanda. Per esempio, su dove cercare casa (problema grandissimo in Olanda, più che trovare lavoro, etc).


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Carmine, da Fuscaldo a Copenaghen, Manager nella più grande multinazionale scandinava

Ciao Hub Calabria,

la mia storia inizia in una piccola cittadina in Svezia, a Linköping. Ero arrivato per studiare un semestre in Erasmus. La prima volta che vivevo fuori casa.

Non parlavo inglese, non conoscevo nessuno, avevo con me pochi risparmi (principalmente le “buste” dei parenti dalla festa della laurea triennale). Avevo soprattutto tanta curiosità e voglia di esplorare il mondo fuori dal paesino in cui sono cresciuto, Fuscaldo.

Curiosità di esplorare la cultura scandinava che ammiravo per la socialdemocrazia e per il welfare, e che avevo iniziato a conoscere grazie ai libri di Stieg Larsson.

Da allora ogni anno è stato imprevedibile.

Prima della laurea ho lavorato in Procter & Gamble tra Pomezia e Roma come stagista. Subito dopo ho iniziato a lavorare in una fabbrica, in un paesino nelle campagne del Veronese, assunto da Unilever per il Future Leaders Programme.

Avevo tutto quello che un neolaureato di 25 anni potesse desiderare: un buon lavoro in una grande multinazionale, ottime prospettive di crescita professionale, una vita stabile in ambito privato.

Ma non ero felice: il lavoro assorbiva tutto il mio tempo e le mie energie, e, parliamoci chiaro, la bassa-veronese non offre molte opportunità di svago.

Così, per caso, ho googlato offerte di lavoro in Danimarca e ho inviato un CV.

Non ero mai stato in Danimarca.

Dopo un lungo processo di selezione, ho ricevuto un’offerta da Novo Nordisk, multinazionale farmaceutica specializzata nella cura del diabete, per un contratto di 2 anni nel loro Graduate Programme.

Neanche a dirlo, mi sono trasferito a Copenaghen prima, negli Stati Uniti dopo.

Rientrato in Danimarca, ho ricoperto ruoli che mi hanno permesso di viaggiare nei mercati emergenti (Russia, Arabia Saudita e Bangladesh per citarne alcuni). Oggi vivo a Copenaghen e ricopro un ruolo da project manager con responsabilità sul territorio Europeo.

Otto anni fa, quando stavo per salire su quell’aereo che mi portava in Svezia, non credo che nessuno (me incluso) avrebbe potuto minimamente immaginare questa storia.

La Scandinavia è probabilmente il luogo in Europa culturalmente più diverso da una cultura Mediterranea come quella calabrese.

Vivere all’estero e viaggiare in altri paesi sicuramente amplifica i legami e le critiche verso mamma Calabria.

Ad esempio, vivere lontano mi ha spinto a riscoprire con passione le nostre tradizioni: dalla raccolta delle olive al rito del maiale, dalle sagre ai prodotti tipici.

Allo stesso tempo, è difficile non essere critici verso l’abusivismo (sia edilizio che ambientale) che caratterizza il nostro territorio e verso la mentalità opportunistica e individualistica che troppo spesso prevale, a scapito soprattutto dei giovani.

Ma ogni volta che rientro in Calabria sono davvero tante le opportunità che vedo, sia in termini imprenditoriali che per una più efficiente gestione delle eccezionali risorse territoriali.

Questo mi porta, spesso, a sognare un rientro in terra natia e a riflettere su quali potrebbero essere le competenze con cui contribuire ad un maggiore sviluppo del territorio.

Ma il dubbio è se la Calabria sia pronta a ri-accogliere i tanti giovani che sono andati via. Se ci sia lo spazio per recepire il nostro contributo. Se ci sia la voglia di trasformarsi in modo tale da ri-creare in Calabria le condizioni che ci hanno permesso di crescere altrove.

La realtà ti sveglia quindi dal sogno.

Nonostante ci siamo eccellenti iniziative di successo in Calabria, la realtà è che è difficile lasciare tutto quello che si è costruito, con tanti sacrifici, da soli, per scommettere su questo territorio.

In queste condizioni, che ti danno almeno apparentemente la percezione di avere tutte le probabilità contro. Che, in fondo, è la stessa sensazione di quando lasciamo la Calabria per ripartire altrove.

La Calabria mi ha dato l’opportunità di formarmi in una realtà eccellente come il corso di laurea in Ingegneria Gestionale all’Università della Calabria.

Essere un buon studente, passare gli esami con ottimi voti, però non ti rende automaticamente un buon professionista.

Competenze come saper collaborare, esprimere e condividere idee, sono fondamentali per contribuire positivamente in un contesto sociale o aziendale.

Una palestra per queste qualità è sicuramente l’associazionismo, meglio se in ambito universitario.

Questo anche perché, almeno nel caso di grandi aziende, dopo i primi anni di esperienza lavorativa, presto, nessuno ti chiederà cosa hai studiato all’università.

A chi mi chiede come prepararsi al meglio prima di partire per l’estero, il mio consiglio è: preparati a non sentirti preparato, ad accettare di non sentirti a tuo agio, a non sentirti adeguato.
Queste sono le condizioni in cui si cambia, si cresce, ci si realizza.

Saper comunicare bene in inglese è stato IL fattore determinante del mio percorso.

Mi ha permesso di entrare in contatto con persone con esperienze e punti di vista diversi.

Per ogni fase del mio percorso posso individuare un paio di persone che sono state speciali per il loro contributo, ed è anche a loro che devo dire grazie.

L’inglese mi ha esposto ad un insieme di contenuti enorme, in termini di libri, podcast o spettacoli. Questi sono stati linfa vitale per la mia curiosità, e molto spesso fonte di ispirazione.

L’accesso a internet e ai suoi contenuti, se di qualità, può davvero essere una leva per acquisire conoscenza, ed essere arma di riscatto per un territorio geograficamente svantaggiato come il nostro. Aiuta soprattutto a non guardare il mondo solo in base alla propria esperienza ma a pensare “outside of the box”.

Mi viene in mente a proposito la canzone di Brunori Sas – “Secondo me”.

Ai giovani calabresi vorrei dire:

“Sia per chi va via che per chi rimane, Hub Calabria è una grande occasione che noi giovani calabresi dobbiamo concretizzare creando rete, anche per sentirci meno soli nel desiderio di costruire un futuro migliore nel nostro territorio.”

Grazie Raffaella per questa iniziativa!


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Antonino in Calabria è un esploratore galattico

Un Parco Astronomico era quello che mancava davvero a questa terra perché l’interesse per lo spazio e per la cosmologia c’è ed è forte!

Mi chiamo Antonino, vivo a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, e da anni ormai mi occupo di divulgazione scientifica e ricerca in ambito astronomico in Calabria, attività che mi dà una grande soddisfazione, ma di questo ne parlerò dopo.

Innanzitutto, vorrei ringraziare Raffaella Crupi ed Hub Calabria per l’opportunità di rilasciare questa intervista e parlare di tematiche che sono sempre molto interessanti e certamente di interesse collettivo.

Sono sempre stato un appassionato di scienze astronomiche, sin da quando frequentavo il Liceo; in realtà più che una passione credo sia una sorta di mania.

Negli anni, lo studio e l’impegno in ambito astronomico, parallelamente ai miei studi di Architettura, mi hanno portato ad acquisire delle conoscenze molto specifiche e avanzate che mi hanno permesso non solo di fare il divulgatore scientifico ma, soprattutto, di partecipare a ricerche e di collaborare con studiosi di fama internazionale.

Purtroppo, la Calabria fino al 2016 era l’unica regione italiana a non possedere un Osservatorio Astronomico pubblico di livello e con strumentazione all’avanguardia, e che potesse farsi carico di promuovere le scienze astronomiche a un vasto pubblico di curiosi e appassionati (sono molti nella nostra regione), nonché alle scolaresche.

Per anni ho lavorato a progetti di osservatori in Calabria, ma, a causa del poco interesse da parte degli amministratori pubblici verso la possibilità di dotare la Calabria di un osservatorio, i progetti cadevano sempre nel dimenticatoio. Tuttavia, quando meno te l’aspetti, a volte, la fortuna bussa alla porta.

Nel 2014 venni a sapere che c’era un Parco Astronomico in Sila da completare e mi fu chiesta la disponibilità a partecipare al bando come direttore della struttura, mettendo a disposizione le mie competenze.

Fortunatamente il tutto andò per il verso giusto e nel 2016, esattamente il 5 agosto 2016 inaugurammo il Parco Astronomico Lilio di Savelli (KR), il primo parco astronomico pubblico e completo della Regione Calabria.

Il Blog dei giovani calabresi

Il Parco e i risultati

Il Parco è intitolato in memoria del Medico e Astronomo di Cirò (KR) “Luigi Lilio”, vissuto nel 1500, è colui a cui dobbiamo la famosa riforma del “Calendario Gregoriano” voluta da Papa Gregorio XIII.

E’ dotato di moderne attrezzature e consente di: realizzare ricerche scientifiche, attività didattiche e laboratoriali per docenti, privati e studenti provenienti da scuole di ogni ordine e grado, e di svolgere attività di divulgazione astronomica di alto livello.

L’area intono al parco è immersa nel verde tra gli alberi del Parco della Sila e la zona panoramica è attrezzata in modo da non stravolgere l’equilibrio naturale in cui è immersa.

Al Parco Astronomico Lilio, ad oggi, ospitiamo tantissimi visitatori, circa 6000 per anno, e sono tantissime le scolaresche che ci fanno visita durante il periodo autunnale e primaverile, provenienti ormai non solo dalla Calabria ma anche da Sicilia e Puglia.

Il Parco rappresenta ad oggi una realtà bellissima e utilissima che permette a tutti di entrare nel fantastico mondo dell’astronomia guidati da esperti e con attrezzature di ultima generazione.

Oltre l’aspetto didattico al Parco Lilio abbiamo iniziato sin da subito a fare anche scienza.

Ci occupiamo di ricerca e conferma di Asteroidi e Comete, ricordo che siamo uno dei centri Minor Planet Center con codice K96 per questo tipo di ricerca, negli ultimi mesi, abbiamo co-scoperto 12 asteroidi che sono passati vicino alla terra.

Ci occupiamo anche di ricerca di supernove extragalattiche e da poco, siamo nel progetto GRAWITA, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, che si occupa dell’osservazione delle controparti ottiche delle onde gravitazionali, grazie ad una collaborazione tra il Parco Lilio, la prof.ssa Sandra Savaglio dell’Unical e i ricercatori Luciano Nicastro ed Eliana Palazzi dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Bologna.

In più, ogni anno insieme alla prof.ssa Sandra Savaglio facciamo fare pratica al telescopio agli studenti del Dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria.

Tornando a te…

Tornando a me, i miei lavori personali che hanno a che fare con lo spazio non finiscono qua, ho una startup che si occupa di progettare e realizzare sonde per esperimenti nel “vicino spazio” e mi occupo di portare queste esperienze nelle scuole in modo da creare entusiasmo tra i giovani e nello stesso tempo far realizzare loro progetti spaziali importanti.

Ne sono un esempio:

il Progetto MoCRiS, appena concluso e realizzato in collaborazione tra la mia ABProject, il Liceo Scientifico di Cariati e il Progetto OCRA dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, il quale (per il secondo anno consecutivo) è stato con noi in Calabria per lanciare una sonda nel vicino spazio e acquisire importanti dati scientifici.

E il Progetto HORUS III realizzato nel 2014 insieme al Liceo Scientifico Piria di Rosarno, dove grazie a una collaborazione internazionale si è potuto studiare l’interazione tra alcune forme di vita e i raggi cosmici ad altezze superiori di 35 km.

Ci tengo a sottolineare che i miei successi li condivido con la responsabile didattica e di laboratorio del Parco Astronomico Lilio, Antonella, che è anche la mia fidanzata. Abbiamo la fortuna di lavorare insieme e la startup ABProject l’abbiamo fondata proprio perché condividiamo le stesse passioni e gli stessi interessi tecnologici.

Spesso, sento dire che in Calabria è impossibile realizzare alcune cose, ma secondo me non è impossibile è solo un poco più difficile, difficoltà che deriva da uno scetticismo cronico che si trasmette ormai da anni, credo bisognerebbe riportare un poco più di fiducia, lavorando soprattutto sulle nuove generazioni.

Il Parco Astronomico Lilio, come ho già detto, è una bella realtà e che soprattutto funziona, nonostante, posso dirlo, siamo quasi del tutto abbandonati da quelle che dovrebbero essere le amministrazioni pubbliche che ci avrebbero dovuto permettere di andare avanti, ma così non è e allora noi andiamo avanti per la nostra strada e con le nostre forze.

È proprio grazie a questo impegno importante che stiamo facendo qualcosa di grande, soprattutto perché un vero e proprio centro di ricerca astronomica era quello che serviva e ogni giorno che passa ce ne rendiamo conto sempre di più.

Per la divulgazione in Calabria c’è già qualche realtà che ha fatto e fa egregiamente il proprio lavoro, ma per la ricerca siamo i primi e il fatto di avere importanti enti di ricerca che vogliono collaborare è la gratificazione più grande alle fatiche affrontate per poter arrivare a questi livelli di affidabilità.

Un osservatorio astronomico è una struttura molto complicata da gestire perché le strumentazioni costosissime devono essere sempre al 100% per poter dare risultati scientifici molto precisi e come li vogliono i ricercatori professionisti.

Ci son tante opportunità da cogliere in questo settore?

Se parliamo del settore astronomico come un settore su cui fare business la mia risposta è no. Se parliamo però del settore della divulgazione scientifica e dell’istruzione credo ci sia parecchio materiale su cui lavorare e su cui poter lucrare. Credo che il settore dell’istruzione, purché si lavori con costanza e determinazione, sia un ottimo modo per fare business.

Il Parco Astronomico Lilio è una realtà che se ben sfruttata permette di creare un indotto non da poco, abbiamo già detto infatti che abbiamo molte migliaia di visite all’anno, perciò immaginate se anche il 50% delle persone consuma un panino o un caffè.

Purtroppo, in Calabria il discorso di fare rete non sempre funziona, dipende dal contesto. Nei piccoli paesi, o almeno ancora in alcuni, si preferisce vivere alla giornata o accontentarsi dello stipendio pubblico. A Savelli solo ora si inizia a capire la reale potenzialità del Parco Lilio ed ecco che infatti stanno iniziando a sorgere imprese locali e B&B.

L’astrofisica Sandra Savaglio è stata nostra Special Guest, sappiamo che vi ha supportati in questa avventura, e il territorio circostante?

Sandra Savaglio prima di essere una grande scienziata è una bella persona e una buona amica che ci sta facendo crescere. In questi anni anche grazie al Parco Astronomico abbiamo consolidato l’amicizia e iniziato collaborazioni scientifiche importanti. A lei piace moltissimo il Parco Astronomico infatti ne parla sempre quando fa le interviste in giro per l’Italia e noi non la ringrazieremo mai abbastanza per quello che fa verso di noi. Al di là di questo, stiamo portando avanti diverse idee scientifiche che a breve ci consentiranno di essere uno dei centri di ricerca più importanti in Italia.

Per quanto riguarda l’aiuto del territorio, se devo essere sincero, inizialmente non è stato facile, come dicevo, ora le cose stanno cambiando e sempre più gente sta avviando attività intorno al Parco Astronomico e le collaborazioni stanno aumentando.

Cosa hai imparato da questa esperienza?

La cosa più importante per me sono la passione e l’impegno. C’è una frase famosa che dice che se “fai quello che ami non lavorerai un solo giorno della tua vita”, quando si fa quello che si ama si è spinti da una forza motrice invisibile che è capace di farti raggiungere risultati straordinari!

Non so se sono stato fortunato ma io ho sempre raggiunto quello che mi ero prefissato e l’ho sempre fatto lavorando quotidianamente e sudandoci su! E’ questo che voglio trasmettere attraverso Hub Calabria, la cultura del lavoro è la mentalità vincente per raggiungere grandi risultati.

Ai giovani calabresi dico:

“Studiate e impegnatevi. Sicuramente l’istruzione è la cosa più potente che abbiamo per contrastare le varie problematiche che affliggono i territori.”

Non mi piace parlare di Calabria, in questo caso per me è un discorso generale. Mi sono spesso confrontato con ragazzi del Nord Italia e vi posso garantire che non hanno situazioni migliori delle nostre. In ogni caso, l’unico modo per venire fuori e garantirsi un futuro brillante è quello di studiare e impegnarsi con tutte le proprie forze!


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Annalisa a Vienna racconta la Calabria con gusto

Ciao Hub Calabria,
sono Annalisa, una giovane Food Blogger.
Nata a Siderno e cresciuta a  Portigliola, oggi vivo a Vienna e ho fatto delle mie origini il mio punto di forza.

Non mi sono accorta di amare tanto la Calabria fino a quando sono arrivata qui. Qui dove tutto è perfetto, ma mi mancavano le cose più semplici. Il pane caldo del fornaio (e non pane congelato), la soppressata, la nduja. Le melanzane che fa la mamma, le “pittelle” che fa la Nonna. Sì, parlo di cibo, perché rappresenta me.

Ed è quando ho capito che questo era ciò che mi mancava di più che ho deciso di portare su Youtube la cucina tradizionale calabrese. E a quanto pare, manca a molti, non solo a me! Poi, è naturale, mi manca il mare, il sole, ma questo è una delle cose da prendere in considerazione quando ci si trasferisce nel nord Europa.

Ah, la Calabria. Una Terra che si fa odiare quando ci si vive, ma non appena metti piede fuori, tutto improvvisamente cambia e ciò che era ovvio, scontato e banale diventa quello che ti manca di più. Anche se vieni da un paesino in provincia di RC, come Portigliola.

Forse abbiamo il lavoro noi che stiamo all’estero, è vero. Stiamo bene, ci sono servizi dove viviamo adesso, ma la nostalgia è qualcosa con cui combattiamo quotidianamente.

Anche se siamo felici e abbiamo trovato la nostra dimensione, siamo e saremo sempre calabresi e la nostra Terra, credetemi, è straordinariamente amata dagli austriaci.

Quando vivi all’estero cambia tutto. Vedi con gli occhi diversi la tua regione. E mi permetto di dire che questo credo sia un tratto esclusivamente meridionale.

Portigliola è un piccolo paesino sulla Costa dei Gelsomini: si ripopola in estate e muore d’inverno. Ma non è poi così ovunque nel mezzogiorno d’Italia?

Vedevo sempre i miei parenti tornare dal Nord o dagli Stati Uniti quando ero un’adolescente e pensavo a quanto bello fosse poter vedere il mondo, viaggiare e conoscere nuovi posti. Quando loro tornavano per le vacanze erano sempre i “turisti”. Ora è diventato per me lo stesso, 3 settimane in estate, 2 in inverno, ma non indosso mai i panni da turista: per me è sempre casa. 

Sul mio canale Youtube di cucina, Torte di Nuvole, ho cominciato una playlist di video pratici riguardo questo argomento poiché in molti mi chiedono info sapendo che la scelta di andare via l’ho fatta in prima persona.

Posso dire con certezza, però, che l’errore che più spesso vedo è quello di partire senza un piano, senza un progetto. Si finisce solo per spendere i pochi soldi che ci si porta per sopravvivere i primi tempi.

Oggi Google offre tantissime informazioni (basta saper cercare bene!), ogni città del mondo ha dei siti web ufficiali dove è possibile reperire informazioni di qualunque tipo che diventano estremamente utili una volta che si è arrivati a destinazione.

Se state pensando di trasferirvi, non fatevi prendere dallo sconforto: pensate sempre che potete tornare a casa se le cose non vanno bene. Per quanto mi riguarda, pensare di avere un porto sicuro a casa mi ha aiutato molto a sopravvivere moralmente nei primi due mesi. Poi le cose sono partite davvero ed io ho cominciato a rifiorire!

Non vergognatevi mai di ciò che siete, del perché siete andati via e del perché, magari, avete deciso di ritornare. Nonostante nella maggior parte dei casi gli austriaci amino la Calabria, ho incontrato alcuni che hanno pensato che venissi da una specie di far west. Se vi capita, non sentitevi offesi.

Anche se vorreste urlare di tutto, utilizzate questa circostanza a vostro vantaggio per parlare della Calabria, per spiegare con le parole quello che avete nel cuore, le immagini che riuscite a vedere ad occhi chiusi quando pensate alla nostra lontana Terra.

Parlate di tutti quei giovani che, testardamente solo come noi sappiamo fare, hanno deciso di restare e costruire qualcosa nonostante tutte le difficoltà. La Calabria è una Terra di storia, di accoglienza e di Amore.

Ai giovani calabresi voglio dire:

siate orgogliosi ambasciatori della Calabria Bella!


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Marco, la laurea all’Unical e la carriera a Miami

Se qualche anno fa mi avessero detto che sarei andato negli Stati Uniti d’America, sarei sicuramente scoppiato a ridere. Non ho mai pensato agli Stati Uniti come ad una possibile meta di lavoro, ma alcune volte la vita è strana ed imprevedibile.

Ciao Hub Calabria,
mi chiamo Marco e tutto è iniziato quando la mia cara amica Maria mi ha informato (quasi per gioco) dell’esistenza del bando di selezione “Magnani CPA International Accounting”, pubblicato sul portale dell’ufficio speciale relazioni internazionali dell’Università della Calabria.

Qualche mese prima avevo conseguito la laurea magistrale in Economia Aziendale presso l’Unical e svolgevo il tirocinio professionale per dottori commercialisti in uno studio commerciale nella mia piccola città di Rende.

Nei mesi successivi decisi con il mio caro amico Giò, con non poche incertezze e timori, di intraprendere quella che si sarebbe poi dimostrata l’esperienza più bella della mia vita ad oggi, ossia un corso di lingua inglese nella bellissima Galway, nell’Irlanda dell’est.

E’ stata questa fantastica esperienza, che mi ha permesso di conoscere persone meravigliose, paesaggi magici e momenti indimenticabili che resteranno per sempre impressi nella miei ricordi, a spingermi a partecipare al bando.

Circa un mese dopo la mia candidatura ricevetti una mail del dott. Gianfranco Barbuto, responsabile dell’Ufficio Relazioni Internazionali dell’Unical, contenente tutte le indicazioni per sostenere il colloquio selettivo.

Come ad ogni mio colloquio, quel giorno ero molto agitato e ansioso, ma anche grazie a quella che sarebbe diventata per me, più che una semplice citazione di S. Beckett, una vera è propria linea guida nella mia vita (suggeritami da una mi cara amica conosciuta in Irlanda): “Ho provato, ho fallito, riproverò. Fallirò meglio”, mi feci forza e diedi il meglio di me stesso! Beh sapete già come è andata a finire: ci riuscii, fui scelto!

Ed eccomi a Miami, negli Stati Uniti d’America. Un sogno ad occhi aperti, per molti la capitale del divertimento ma per me molto di più: un possibile trampolino di lancio per la mia carriera.

A dire il vero, non sono il primo della famiglia a lavorare oltre oceano, mio zio Vincenzo circa 30 anni fa fece lo stesso, corsi e ricorsi storici.

Mi ritengo molto fortunato, e sono grato per la grande possibilità che mi è stata concessa.

Lavoro in uno studio commerciale internazionale con un portafoglio clienti che vanta più di 500 imprese di ogni settore e dimensione (alcune molto conosciute ed importanti in Italia). Il nostro lavoro supporta il cliente a 360°, dalla consulenza contabile a quella fiscale, in un mercato nuovo e complesso come quello degli Stati Uniti.

Faccio parte di un team molto affiatato, costituito da persone stupende, professionali e sempre disponibili ad aiutarmi e condividere le proprie conoscenze. Il tutto sotto la supervisione del dott. Massimo Magnani, molto più di un datore di lavoro, un vero amico per me; la cui professionalità e umiltà vanno oltre ogni mia aspettativa.

Ho legato nuove amicizie, ho visitato città bellissime, paesaggi incantevoli e parchi dove si rimane affascinati e increduli davanti alle bellezze naturali!

Certo non è tutto rose e fiori, lavoriamo molto soprattutto durante la Tax Season, e spesso è davvero dura rimanere concentrati e operativi per così tante ore consecutive. Ma per fortuna la vista mozzafiato del nostro ufficio aiuta!

Non nascondo che soprattutto agli inizi non è stato affatto facile. Ormai da più di un anno, ogni giorno, mi metto in gioco a 360° gradi sia dal punto di vista lavorativo che personale, e cosa non meno importante culturale.

Ho dovuto abbandonare alcune mie abitudini, non vedere per lunghi periodi persone e luoghi a me più cari, ma sono consapevole che ogni scelta che facciamo, ogni decisione che prendiamo, porta con sé dei sacrifici necessari per crescere e raggiungere i propri obiettivi.

Infatti, solo quando abbandoni la tua comfort-zone sei costretto realmente a scontrarti con idee e restrizioni mentali che solo dall’esterno puoi comprendere veramente e che ti consentono di avere una visone più completa, migliore.

Beh non so quale sarà il mio futuro, utilizzo una strofa di una vecchia canzone di Battisti: “quello che sarà lo scopriremo solo vivendo!”, ma sono certo che questa esperienza ha davvero cambiato la mia vita!

Un consiglio per chi si sposta negli Stati Uniti:
è indispensabile avere una buona base di risparmi per affrontare le spese iniziali e cercare subito canali come pagine FB o simili per legare nuove amicizie.

In linea generale, posso dire che è fondamentale essere molto flessibili e determinati. Inoltre, ai giovani calabresi dico:

“non esitate ad intraprendere un’esperienza all’estero perché le soddisfazioni e la crescita personale saranno sicuramente superiori alle difficoltà affrontate.” 


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Valentina, una reggina in Australia

Valentina è una ragazza gioviale dagli occhi luminosi, che un anno e mezzo fa ha preso una decisione coraggiosa: lasciare la sua Calabria per raggiungere l’Australia in cerca di nuove opportunità.

Appena rientrata in Italia, a causa dello scadere del visto vuole raccontarci la sua esperienza; una storia, come quella di molti altri giovani migranti, è ricca di momenti emozionanti, ma non sempre facili.

“Lasciare la mia famiglia, la mia terra, è stato veramente difficile. Ma quando vedi che non hai altre possibilità di migliorare la qualità di vita, lavorando per sopravvivere e non per vivere, sei costretta a prendere delle
difficili decisioni, per un futuro migliore. Lasciare la propria casa è doloroso. Ma, pensare alla mia terra, mentre vivevo in Australia, mi ha fatto provare un sentimento inaspettato. Non era nostalgia, ma rabbia.

Rabbia, dovuta alla constatazione di un’amara realtà: ho visto una terra ricca che alle persone offre tanto, anzi troppo. E mi sono chiesta: perché qui sì e nella mia terra no? Perché un luogo come l’Australia debba offrire tanto a chi ci vive e invece la Calabria, e più in generale l’Italia, non lo fa?

Certamente fa tanto anche il modo di pensare. Qui, in Calabria, secondo me, abbiamo una mentalità molto chiusa, mentre in Australia tutto può diventare un’opportunità!

Io ero abituata a lavori poco soddisfacenti e mal retribuiti nella piccola realtà di Reggio Calabria. In Australia vieni pagata non al giorno, ma ad ore. La paga varia in base al lavoro che fai; per legge, il minimo è 18 dollari l’ora. Lavorando in cucina come aiuto cuoco o pasticcera riuscivo a raggiungere uno stipendio ben più alto rispetto a quello che percepivo facendo due lavori a Reggio Calabria. E sottolineo che a Reggio lavoravo tutti i giorni e non avevo tempo libero. In Australia la qualità della vita è decisamente migliore rispetto alla Calabria. E la mentalità è ben diversa”.

Dal racconto vivace che ci fornisce, capiamo che, contrariamente a ciò che ci si può aspettare, non è stato difficile per lei ambientarsi in una terra sconosciuta. Merito della mentalità australiana e dell’accoglienza ricevuta.

“Certamente non è stato difficile ambientarsi in un posto del genere. Sarebbe stato perfetto se la mia famiglia fosse stata con me. Il problema è rientrare in patria e capire che l’Australia è anni più avanti rispetto alla mia città”.

Ovviamente, Valentina prima di partire dall’Italia ha avuto bisogno di consigli su come muoversi:

Andando dall’altra parte del mondo SOLA, dovevo avere un piano prima di partire. Ho scritto e ho chiesto consiglio ad una famiglia italiana che mi ha aiutata nei primi giorni. Ho trovato tantissimi ragazzi nella mia stessa situazione, con tanti dubbi e con tanta voglia di fare amicizia. Si crea un rapporto di complicità con persone di nazionalità diverse, che non hai mai visto. Ci si aiuta a vicenda, senza volere niente in cambio. Questo scambio può sembrare banale, ma vi assicuro che, quando ti trovi da sola e non conosci nessuno, è veramente una manna dal cielo. Dopo sette mesi, mi ha raggiunta mia sorella e abbiamo comprato un Van, una specie di furgoncino (non avevo mai comprato una macchina in Italia!) e abbiamo cominciato la nostra avventura, percorrendo più di 3000 km!”.

“Di questa esperienza in Van sono davvero orgogliosa. Il mio spirito di avventura e una notevole capacità di adattamento mi hanno permesso di fare nuove esperienze e visitare luoghi mai visti prima.”

Le chiediamo se prima di emigrare conoscesse già bene la lingua inglese. Risponde sorridente:

“In realtà, non conoscevo benissimo l’inglese quando sono partita, ma non è stato affatto un problema. Gli australiani sono molto tolleranti e non stanno lì a correggerti di continuo se ti esprimi male in inglese. Diciamo che la lingua è stato l’ultimo dei problemi”.

A questo punto una domanda è d’obbligo: dopo aver affrontato questa avventura consiglieresti ai giovani calabresi di fare esperienza all’estero?

“Assolutamente sì. È importante vedere realtà diverse. Mi ha cambiata questa esperienza. È stata un’avventura bellissima!”.

Valentina si dichiara prontissima a ripartire!

Intervista e articolo di Nadia D’Apa.


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Diego giovane economista vibonese ci racconta l’esperienza in Cile

Prima di tutto voglio ringraziare Hub Calabria per avermi contattato e aver ritenuto che la mia persona potesse dare un contributo al blog.

Sono Diego, vi scrivo da Arras, vicino Parigi. Qui, presso l’Universitè D’Artois, sto svolgendo il Dottorato in Scienze Economiche ed Aziendali per l’Università della Calabria.

All’Unical ho conseguito una laurea triennale in Economia e una laurea magistrale in Economia Aziendale. Durante gli studi ho anche frequentato i corsi “I contratti delle Amministrazioni Pubbliche” e “Tributario e Finanza”, presso la Scuola Superiore di Scienze delle Amministrazioni Pubbliche.

Nel corso degli anni, in parallelo alle attività didattiche, mi sono dedicato all’attività associativa e di supporto agli studenti. Tali attività mi hanno dato anche l’opportunità di essere eletto come rappresentate degli studenti in Consiglio di Amministrazione.

Dal punto di vista lavorativo ho sempre cercato di darmi da fare. In particolare, ho sempre collaborato con studi commerciali spaziando dal settore della consulenza fiscale a quello della finanza agevolata, finanche alla gestione delle attività di famiglia.

Prima di conseguire il titolo di laurea magistrale, ho svolto un internship presso la Camera di Commercio Italiana in Cile, durato tre mesi.

Se dovessi riassumere in tre parole la mia esperienza utilizzerei i termini: professionale, educativa e altamente formativa. Penso che per un giovane laureato le esperienze lavorative dovrebbero sempre arricchire e lasciare qualcosa anche per il futuro.

I momenti chiave
Oltre all’attività lavorativa quotidiana, i momenti chiave del mio percorso in Cile sono stati sicuramente gli incontri e le relazioni con i manager di una serie di grandi aziende come Deloitte, ABB, Fructicola Agrichile, Alitalia, Astaldi, Piaggio, Granarolo e tante altre.

Chiaramente, quando ci si allontana dalla propria terra lo si fa per la mancanza di lavoro, per la ricerca di una formazione internazionale e perché in un territorio come la Calabria, a volte, tutto sembra più difficile. Sicuramente, in Cile ho percepito con quanta facilità sia possibile conoscere e avere dei rapporti lavorativi con manager di taratura internazionale, mentre, per quanto breve sia stata la mia esperienza, non ho mai percepito logiche clientelari e politiche che invece, talvolta, possono riscontrarsi nella nostra società.

D’altro canto, però, credo fermamente che a consentirmi una discreta facilità di adattamento, sia in ambito lavorativo che di stile di vita, sia stato ciò che indico come punto di forza della nostra terra, ovvero lo spirito di sacrificio.

Per la ricerca di un appartamento dove vivere, Facebook è stato abbastanza utile, anche per capire quali fossero i posti interessanti da visitare. Le agenzie sono poco utili se non si conosce bene lo spagnolo. Di grande aiuto, invece, sono stati i collaboratori della Camera di Commercio, i quali hanno accolto subito me e i miei colleghi con lo stesso spirito che caratterizza noi italiani.

Ciò che mi ha dato una spinta a partecipare a questa avventura è stata la consapevolezza che per poter esprimere il massimo in Calabria dobbiamo arricchirci di esperienze di vita e soprattutto di skill spendibili sul mercato del lavoro.

Le parole che mi hanno convinto a partire sono state quelle che si leggono in tutti gli annunci di lavoro delle aziende: “richiesta esperienza lavorativa” e “lingua straniera fluente”. Le imprese italiane considerano ormai fondamentale per l’assunzione in qualsiasi posizione la conoscenza delle lingue straniere e le esperienze lavorative nazionali ed internazionali.

La cosa più importante che l’esperienza all’estero mi ha lasciato, non solo in Cile, ma anche in Francia, all’Universitè D’Artois, è stato il contatto con grandi professionisti dei più svariati settori con i quali ho potuto confrontarmi, anche semplicemente scambiando qualche parola, incontri dai quali si ha modo di apprendere tanto.

Se dovessi fare un confronto
La mia famiglia possiede una piccola azienda agrituristica a Zaccanopoli, comune molto piccolo e noto a pochi, nella provincia vibonese, a due passi da Tropea. Specifico “piccolo e noto a pochi” perché, secondo me, per realizzare un’attività vincente nei piccoli paesi, in luoghi isolati, bisogna volerlo, ma soprattutto bisogna che la forza di volontà sia più forte di tutti i possibili fattori negativi.

Chiaramente, paragonare una piccola impresa calabrese alle grandi multinazionali o imprese con cui ho avuto rapporti lavorativi non è semplice. Ma se dovessi fare un confronto tra le piccole e medie imprese calabresi e quelle della regione metropolitana di Santiago, direi che la differenza sostanziale sta nel diverso modo di guardare al futuro di un’azienda e nell’importanza che si dà alle esportazioni. Posso dire che, nonostante le numerose opportunità che la città di Santiago offre, non è affatto trascurabile il contesto sociale che è sicuramente molto più complesso di quello italiano.

Ai giovani consiglio
Ai giovani in Calabria, consiglio di intraprendere percorsi di mobilità internazionale ed esperienze lavorative in altre nazioni, in quanto arricchiscono la persona più di ogni altra cosa. Ai calabresi nel mondo suggerisco, invece, di considerare con ammirazione le grandi menti che rendono tanto grandi le aziende e le multinazionali in altri Paesi, ma soprattutto gli consiglio di nutrire dentro sé stessi il desiderio di tornare e di realizzare una Calabria, non del futuro ma del presente, migliore.

“Sappiamo tutti di muoverci in un contesto difficile, ma sappiamo anche che se vogliamo cambiare le cose dobbiamo metterci in campo per far sì che tutto ciò che c’è di negativo possa cambiare”.

Colgo l’occasione per ringraziare l’Università della Calabria perché garantisce a tanti giovani come me la possibilità di potersi realizzare professionalmente in Italia e nel mondo.


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