Articoli

Valentina, da Catanzaro al Louvre

Ciao Hub Calabria,
innanzitutto, grazie di darmi la possibilità di raccontare la mia storia.

Mi chiamo Valentina e vengo da un piccolo paese della provincia di Catanzaro, Cropani Marina.

Mi sono laureata con il massimo dei voti in Storia e Conservazione dei beni culturali all’Unical e ho conseguito la laurea specialista in Storia dell’arte a La Sapienza nel 2010, in piena crisi economica.

Dopo la laurea ritorno nel mio paese e lavoro per un mese presso il museo archeologico del posto, in qualità di guida turistica.

Ben presto mi accorgo che la realtà è ben diversa da quella che mi era stata proposta. Decido di partire con due valigie e con un biglietto di sola andata per Parigi. Mi sono detta: vado, imparo e ritorno. Sono passati 10 anni.

Ho sempre amato Parigi per le sue bellezze e per la sua storia, inoltre, volevo migliorare il francese e fare un tirocinio post laurea all’estero.

Fin da subito ho lavorato come operatrice didattica per svariati musei, tra i quali il noto Museo del Louvre.

Lavorare al Louvre è stata un’esperienza indimenticabile, la più bella in assoluto. Tuttavia, per poter lavorare con i gruppi di adulti e condurre le visite guidate nei musei bisogna avere il patentino di guida turistica, allora mi sono iscritta all’università e ho conseguito un’altra laurea.

Dopo aver superato l’anno di corso, ho dovuto inviare l’attestato dell’università e altri documenti alla prefettura per avere il famoso patentino.

Da allora è stato un successo dietro l’altro. Ho avuto un contratto a tempo
indeterminato alla Fondazione Louis Vuitton, ho iniziato a collaborare con la società che gestisce le guide turistiche di Versailles, Louvre, Grand Palais, la Reunion des Musées Nationaux.

Ho aperto una partita IVA per lavorare anche con le agenzie di viaggio, con associazioni italiane e con i tour operator. Mi sono iscritta al registro nazionale italiano delle guide straniere per poter esercitare la professione di guida turistica e accompagnare gruppi in Italia.

Ho dato qualche corso privato di Storia dell’arte per un’associazione italiana e ho anche organizzato un viaggio culturale in Calabria!

In generale, con il mio lavoro cerco sempre di valorizzare la Calabria, i suoi prodotti unici, basti pensare al cedro e al bergamotto, il mare che è uno splendore, la montagna dove si respira l’aria più pura d’Europa, i monumenti che raccontano millenni di storia. Lo faccio perché penso sia una regione straordinaria.

Devo dire però che, in Calabria, gli enti pubblici e privati, devono lavorare ancora molto nel settore turistico. La cosa che mi lascia perplessa è che tutti parlano di turismo, tutti citano questa parola, ma il settore è sempre fermo, tranne qualche realtà.

Ci sono pochi collegamenti con la regione. Io ogni volta che scendo devo fare scalo a Milano o Roma, non ci sono compagnie low cost da Parigi ma solo ed esclusivamente Alitalia.

Ad accogliere i turisti all’aeroporto di Lamezia Terme c’è una gigantografia obsoleta della regione e spesso il punto d’informazione è chiuso.

Il sito internet ufficiale nel settore non è aggiornato basti vedere con i propri occhi: http:// turismo.regione.calabria.it/website/

Non c’è un assessorato da più di 10 anni, idem per il soprintendente dei beni storici della Calabria, che è arrivato da poco dopo mesi di assenza.

Mi reco al salone internazionale del turismo e la Calabria non c’è, passo davanti l’Enit a Parigi e la Regione è promossa poco, non ci sono locandine in giro della Calabria, mentre esplodono quelle della regione Sicilia e della Puglia.

Tanti miei amici, colleghi e conoscenti vorrebbero conoscere la Regione ma la mancanza di collegamenti li frena.

Pertanto, ribadisco che c’è ancora tanto lavoro da fare dal mio punto di vista.

Io ho tante idee e progetti anche perché lavorando in una nazione dove il concetto di valorizzazione è ben chiaro per fare introiti, ho potuto acquisire molte competenze nel settore culturale e turistico.

Vorrei ritornare e apportare il mio contributo, ma ogni volta che cerco di farlo trovo le porte chiuse. Ho inviato vari CV e nessuno risponde, nemmeno per dire: no, grazie. Allora mi innervosisco e mi chiedo: se non si risponde ad una persona che ha lavorato per il Louvre a chi si risponde?

Un giorno probabilmente ritornerò con la mia famiglia!

Ad oggi, tutto quello che ho imparato è il frutto della mia esperienza e della mia tenacia. Sono partita da sola dopo due mesi dal conseguimento della laurea.

In base alla mia esperienza, posso dire che le università italiane sono le migliori in termini di preparazione teorica; ricordo ancora quando ho fatto i test per entrare all’università a Parigi. La formazione era a numero chiuso e c’erano solo 25 posti. Ci sono state 350 candidature e io sono rientrata grazie al mio bagaglio culturale, senza quello non ce l’avrei mai fatta, ma il mondo del lavoro è cosi diverso.

All’università non mi hanno mai insegnato come interagire con il cliente, come gestire un gruppo, come prenotare nei musei, le tecniche di comunicazione, come organizzare un evento culturale o un viaggio, una conferenza, un percorso didattico per i bambini o come organizzare una programmazione culturale.

Lavorare con un cliente straniero, che ha una cultura diversa dalla nostra, mi ha consentito di acquisire queste e altre competenze. Anche se per me, almeno all’inizio, è stato molto difficile perché a Parigi non conoscevo nessuno.

Ho trovato casa, il tirocinio e il lavoro da sola.

Non parlavo benissimo francese, il primo anno è stato complesso, tante volte ho voluto abbandonare ma ho resistito e raggiunto tutti i miei
obiettivi.

Valentina, guida turistica a Parigi.

La casa per esempio è un vero problema, se non hai garanzie solide, nessuno ti affitta un appartamento, lo stipendio deve essere tre volte l’affitto della casa.

All’inizio stavo in un appartamento di un italiano con un mio amico, il tempo di trovare una sistemazione. Ho trovato una stanza in un appartamento tramite il sito Pap che mette in relazione i privati, senza agenzia.

Poi c’era la barriera della lingua. Non mi andava di fare corsi teorici perché avevo delle buone basi di francese, in quanto mi sono diplomata al magistrale indirizzo linguistico a Catanzaro. Avevo bisogno di parlare, cosi oltre al tirocinio in un museo specializzato nelle attività per bambini, il Museo en Herbe, lavoravo come hostess d’accoglienza all’Hotel Hilton.

Ho imparato tutto con l’esperienza diretta e ho utilizzato l’arma di essere italiana, quindi di parlare una lingua straniera e lavorare per questo tipo di clientela.

I primi colloqui li ho preparati con il mio coinquilino, passati gli anni e assunta dimestichezza con la lingua non mi sono più preparata, andavo e basta. Mentre quando sapevo che avevo colloqui e esami in inglese, mi facevo aiutare dal mio compagno e ripetevo a voce alta! Non bisogna mai dire non sono capace o è troppo difficile, soprattutto se hai un bagaglio solido, io ho puntato molto su questo.

Ai calabresi nel mondo vorrei dire:

“fate rete e fate conoscere realmente La Calabria per l’ospitalità, la gentilezza, la cultura plurimillenaria e tutto ciò che c’è di buono in questa amata terra e a quelli che sono rimasti dico di lottare sempre per i propri desideri.”

Alcune volte mi chiedo se è più facile andare via o rimanere e creare il proprio lavoro. Non lo so, credo che dipenda molto dal settore lavorativo. Nel mio caso non ho avuto molta scelta, ma ora sarei pronta a rimettermi di nuovo in gioco. Ora che sono lontana mi rendo conto di quanto mi manca il sole, il mare, la natura incontaminata, prendere un caffè con il vicino di casa senza prevenire, la tua famiglia.

Ammiro tutti quelli che hanno deciso di rientrare e spero che un giorno anch’io possa farlo, d’altronde è la speranza che ci dà la forza di andare avanti.


Se hai domande per Valentina scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger!

Aiutaci a diffondere il nostro messaggio.
Leggi, commenta e condividi questa e le altre storie sui social 😉

Clicca QUI per leggere altre storie di calabresi nel mondo e in Calabria!

Se anche tu hai una storia da raccontare, scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.

Diego giovane economista vibonese ci racconta l’esperienza in Cile

Prima di tutto voglio ringraziare Hub Calabria per avermi contattato e aver ritenuto che la mia persona potesse dare un contributo al blog.

Sono Diego, vi scrivo da Arras, vicino Parigi. Qui, presso l’Universitè D’Artois, sto svolgendo il Dottorato in Scienze Economiche ed Aziendali per l’Università della Calabria.

All’Unical ho conseguito una laurea triennale in Economia e una laurea magistrale in Economia Aziendale. Durante gli studi ho anche frequentato i corsi “I contratti delle Amministrazioni Pubbliche” e “Tributario e Finanza”, presso la Scuola Superiore di Scienze delle Amministrazioni Pubbliche.

Nel corso degli anni, in parallelo alle attività didattiche, mi sono dedicato all’attività associativa e di supporto agli studenti. Tali attività mi hanno dato anche l’opportunità di essere eletto come rappresentate degli studenti in Consiglio di Amministrazione.

Dal punto di vista lavorativo ho sempre cercato di darmi da fare. In particolare, ho sempre collaborato con studi commerciali spaziando dal settore della consulenza fiscale a quello della finanza agevolata, finanche alla gestione delle attività di famiglia.

Prima di conseguire il titolo di laurea magistrale, ho svolto un internship presso la Camera di Commercio Italiana in Cile, durato tre mesi.

Se dovessi riassumere in tre parole la mia esperienza utilizzerei i termini: professionale, educativa e altamente formativa. Penso che per un giovane laureato le esperienze lavorative dovrebbero sempre arricchire e lasciare qualcosa anche per il futuro.

I momenti chiave
Oltre all’attività lavorativa quotidiana, i momenti chiave del mio percorso in Cile sono stati sicuramente gli incontri e le relazioni con i manager di una serie di grandi aziende come Deloitte, ABB, Fructicola Agrichile, Alitalia, Astaldi, Piaggio, Granarolo e tante altre.

Chiaramente, quando ci si allontana dalla propria terra lo si fa per la mancanza di lavoro, per la ricerca di una formazione internazionale e perché in un territorio come la Calabria, a volte, tutto sembra più difficile. Sicuramente, in Cile ho percepito con quanta facilità sia possibile conoscere e avere dei rapporti lavorativi con manager di taratura internazionale, mentre, per quanto breve sia stata la mia esperienza, non ho mai percepito logiche clientelari e politiche che invece, talvolta, possono riscontrarsi nella nostra società.

D’altro canto, però, credo fermamente che a consentirmi una discreta facilità di adattamento, sia in ambito lavorativo che di stile di vita, sia stato ciò che indico come punto di forza della nostra terra, ovvero lo spirito di sacrificio.

Per la ricerca di un appartamento dove vivere, Facebook è stato abbastanza utile, anche per capire quali fossero i posti interessanti da visitare. Le agenzie sono poco utili se non si conosce bene lo spagnolo. Di grande aiuto, invece, sono stati i collaboratori della Camera di Commercio, i quali hanno accolto subito me e i miei colleghi con lo stesso spirito che caratterizza noi italiani.

Ciò che mi ha dato una spinta a partecipare a questa avventura è stata la consapevolezza che per poter esprimere il massimo in Calabria dobbiamo arricchirci di esperienze di vita e soprattutto di skill spendibili sul mercato del lavoro.

Le parole che mi hanno convinto a partire sono state quelle che si leggono in tutti gli annunci di lavoro delle aziende: “richiesta esperienza lavorativa” e “lingua straniera fluente”. Le imprese italiane considerano ormai fondamentale per l’assunzione in qualsiasi posizione la conoscenza delle lingue straniere e le esperienze lavorative nazionali ed internazionali.

La cosa più importante che l’esperienza all’estero mi ha lasciato, non solo in Cile, ma anche in Francia, all’Universitè D’Artois, è stato il contatto con grandi professionisti dei più svariati settori con i quali ho potuto confrontarmi, anche semplicemente scambiando qualche parola, incontri dai quali si ha modo di apprendere tanto.

Se dovessi fare un confronto
La mia famiglia possiede una piccola azienda agrituristica a Zaccanopoli, comune molto piccolo e noto a pochi, nella provincia vibonese, a due passi da Tropea. Specifico “piccolo e noto a pochi” perché, secondo me, per realizzare un’attività vincente nei piccoli paesi, in luoghi isolati, bisogna volerlo, ma soprattutto bisogna che la forza di volontà sia più forte di tutti i possibili fattori negativi.

Chiaramente, paragonare una piccola impresa calabrese alle grandi multinazionali o imprese con cui ho avuto rapporti lavorativi non è semplice. Ma se dovessi fare un confronto tra le piccole e medie imprese calabresi e quelle della regione metropolitana di Santiago, direi che la differenza sostanziale sta nel diverso modo di guardare al futuro di un’azienda e nell’importanza che si dà alle esportazioni. Posso dire che, nonostante le numerose opportunità che la città di Santiago offre, non è affatto trascurabile il contesto sociale che è sicuramente molto più complesso di quello italiano.

Ai giovani consiglio
Ai giovani in Calabria, consiglio di intraprendere percorsi di mobilità internazionale ed esperienze lavorative in altre nazioni, in quanto arricchiscono la persona più di ogni altra cosa. Ai calabresi nel mondo suggerisco, invece, di considerare con ammirazione le grandi menti che rendono tanto grandi le aziende e le multinazionali in altri Paesi, ma soprattutto gli consiglio di nutrire dentro sé stessi il desiderio di tornare e di realizzare una Calabria, non del futuro ma del presente, migliore.

“Sappiamo tutti di muoverci in un contesto difficile, ma sappiamo anche che se vogliamo cambiare le cose dobbiamo metterci in campo per far sì che tutto ciò che c’è di negativo possa cambiare”.

Colgo l’occasione per ringraziare l’Università della Calabria perché garantisce a tanti giovani come me la possibilità di potersi realizzare professionalmente in Italia e nel mondo.


Se hai domande per Diego scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger!

Aiutaci a diffondere il nostro messaggio.
Leggi, commenta e condividi questa e le altre storie sui social 😉   

Clicca QUI per leggere altre storie di calabresi nel mondo e in Calabria!

Se anche tu hai una storia da raccontare, scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.

Stefania giovane ingegnere edile-architetto di Cosenza, oggi ricercatrice a Parigi

Cari amici di Hub Calabria,
vi ringrazio per avermi proposto di raccontare la mia storia e vi faccio i miei complimenti per il vostro progetto.

Mi chiamo Stefania, ho 29 anni e da circa 4 anni vivo a Parigi. Dopo aver svolto degli studi classici, mi sono laureata in Ingegneria Edile-Architettura all’Università della Calabria, e ho in seguito ottenuto un dottorato di ricerca in Ingegneria dei Materiali e delle Strutture.

In quegli anni di studio, ho avuto le mie prime esperienze all’estero: un Erasmus a Siviglia, un tirocinio durante il corso di laurea ed un soggiorno di ricerca a Parigi. Sono quindi rimasta in Francia dove, dopo aver ottenuto due assegni di ricerca, ho recentemente vinto il concorso da ricercatrice.

Oggi sono Maître de Conférences, o enseignante-chercheuse (ricercatrice) a Supméca, una École di ingegneria meccanica situata nella periferia parigina.
A dire il vero, ho avuto più opportunità lavorative, potendo quindi scegliere quella che mi corrispondeva di più, e per questo motivo sono oggi soddisfatta e felice di svolgere il lavoro dei miei sogni.

Le mie ricerche si concentrano sullo studio e sulle analisi sperimentali delle vibrazioni delle strutture, con particolare attenzione alle nuove tecniche di attenuazione. Le vibrazioni possono avere infatti degli effetti molto dannosi, o addirittura distruttivi, sulle opere di ingegneria meccanica o civile, basti pensare ad esempio all’azione nefasta dei terremoti.

Cos’è la meritocrazia
Siamo abituati a credere che meritocrazia sia il contrario di raccomandazione. Questa parola, raccomandazione, ci fa arrabbiare, ci scoraggia, ci spaventa, a volte la desideriamo, a volte la pronunciamo sotto voce, quasi per vergogna, o forse per pudore. In Francia invece non è affatto così. Quando si risponde ad un’offerta di lavoro, al CV ed alla lettera di motivazione si allegano le lettres de raccomandation: se i professori che ti hanno seguito, o i superiori con cui hai lavorato, ti ritengono all’altezza e credono che tu lo meriti, allora ti raccomandano per l’assunzione, mettendoci la faccia e la firma. Su questo abbiamo tanto da imparare.

Studiare all’Università della Calabria
È stata proprio la qualità della formazione ricevuta all’Università della Calabria a permettermi di proseguire nella ricerca e nell’insegnamento. Grazie ai servizi ed alle borse erogati dall’Unical ho effettuato le mie prime esperienze all’estero e frequentato il corso di dottorato. Tuttavia l’Unical non è solo questo per me, ma rappresenta molto di più… è l’università che ha cambiato la mia città, che dà la possibilità ogni giorno a migliaia di calabresi di studiare nella loro regione, che accoglie tanti studenti stranieri. Un grande campus, unico in Italia, vivace, dinamico, accogliente, bello, in cui ho avuto la fortuna di trascorrere tanti anni. Non saprei dire oggi se è più forte la gratitudine o l’amarezza per averla lasciata, avrò una risposta tra qualche anno forse, certo è che mi dispiace molto non poter restituire ai suoi studenti quello che ho a mia volta ricevuto dai miei professori ed imparato in questi anni.

Studiare in Italia
Il confronto con studenti e dottorandi provenienti da tutto il mondo mi ha permesso di capire che esistono grandi differenze tra i sistemi universitari dei vari paesi, ognuno dei quali ha i suoi pro ed i suoi contro.

Il sistema italiano, ad esempio, forma a mio avviso allo studio, e quindi alla ricerca, piuttosto che al lavoro inteso in senso stretto. Fin dalla scuola dell’obbligo siamo abituati a studiare, tanto e sui libri. All’università, dobbiamo passare attraverso degli esami scritti ed orali, che spesso richiedono mesi e mesi di preparazione. Forti di questa esperienza, gli studenti italiani che decidono di proseguire gli studi o di fare un dottorato all’estero riescono quasi sempre ad integrarsi nel paese ospitante ed a eccellere.

In compenso però, durante tutti questi anni di formazione, non è prevista in generale alcuna attività lavorativa o di tirocinio, e ciò rende completamente impreparati e spaesati all’ingresso nel mondo del lavoro. Questa è la differenza principale tra gli studenti italiani e quelli francesi i quali, durante il corso di laurea, svolgono almeno due o tre esperienze di tirocinio in azienda. Questa maturità professionale, la loro personale rete di contatti, e la dinamicità del mercato lavoro in Francia, gli permette quindi di trovare facilmente, finiti gli studi, una posizione lavorativa adeguata.

La Calabria vista da lontano
La Calabria è la mia terra, il mio cuore, i miei colori, i miei sapori, i miei profumi. Radici fatte di mescolanze di culture, che in ogni epoca hanno attraversato i mari e gli aspri monti per arrivare fino a noi, al centro del Mediterraneo. Questa ricchezza di origini mi accompagna ogni giorno. Adesso, come tanti altri calabresi, la mia casa la guardo da lontano, a volte con nostalgia, a volte con rammarico.

Qualcuno consiglia ai giovani di partire, qualcun altro di restare e di contribuire dall’interno alla crescita della regione. Io penso che non ci sia una cosa giusta da fare, e che ognuno possa partecipare alla crescita del territorio a modo suo. Nel mio piccolo, il mio impegno è quello di portare un’immagine positiva della Calabria al di fuori dei nostri confini, di promuovere la qualità degli studi e di favorire la mobilità degli studenti, nonché le collaborazioni internazionali a carattere scientifico. Per non parlare dei miei racconti sulle specialità gastronomiche e la bellezza dei luoghi che, in questi anni, hanno spinto tanti amici di varie nazionalità in visita nella nostra regione (tappe irrinunciabili Diamante e la Sila).

“Sono tante le cose ancora da cambiare e da migliorare, e mi auguro quindi che ognuno ci metta del suo, senza scoraggiarsi, tenendo presente che il confronto con le altre realtà e l’apertura restano sempre e comunque la chiave della crescita.”

Chi sono i Ritals
Ritals. Venivano chiamati cosi una volta gli italiani in Francia. L’origine del termine è incerta, forse è l’abbreviazione di “rifugiati italiani”, forse è una presa in giro per il nostro modo di pronunciare la “r”.
Ad ogni modo è ancora difficile per me cogliere a pieno il significato di questo vocabolo, credo sia quasi un sinonimo del nostro terrone. Una volta era usato in maniera dispregiativa, oggi molto spesso in modo ironico e scherzoso, tutto dipende dal tono. Ancora al giorno d’oggi tantissimi Ritals, giovani e meno giovani, vivono in Francia ed in particolar modo a Parigi. E meno male, aggiungo io!

La difficoltà principale per un italiano che vuole trasferirsi a Parigi non è infatti la ricerca di un lavoro, ma quella di una casa (non entrerò nei dettagli per non scoraggiare nessuno). Il mio consiglio è di lasciar perdere le agenzie o i siti di annunci, tempo perso. C’è solo un modo per trovare un tetto sotto cui dormire: affidarsi alla comunità degli italiani a Parigi. Tra Ritals esiste una certa solidarietà per quanto riguarda l’affitto delle camere, una sorta di passaggio del testimone.
E mi raccomando, quando lascerete la vostra camera alla volta di nuovi orizzonti non spezzate la catena, c’è sempre un italiano alla disperata ricerca di una casa! E per finire, ecco qualche indirizzo utile da consultare:
www.italieaparis.fr

Gruppi facebook :
Italiani a Parigi casa & mercato

Italiansonline parigi

Ciao 🙂


Se hai domande per Stefania scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger!

Clicca QUI per leggere altre storie di calabresi nel mondo e in Calabria!

Se anche tu hai una storia da raccontare, scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.
Aiutaci a diffondere il nostro messaggio. Leggi, commenta e condividi questa e le altre storie sui social 😉