Valentina a Bruxelles trasforma le idee in progetti europei

Ciao a tutte e tutti i lettori di Hub Calabria,

Mi chiamo Valentina, sono nata a Reggio Calabria nel 1986. Dopo la laurea in DAMS all’Università di Bologna mi sono trasferita a Bruxelles, città in cui vivo e lavoro dal 2012.

Sono molto contenta di potervi raccontare la mia esperienza che spero possa essere d’aiuto a chi come me si è trovata per scelta e per necessità ad abbandonare la nostra bellissima terra.

Il motivo per cui sono partita è perché sentivo dentro di me il bisogno di dare gambe alle mie idee, sempre troppe rispetto alle possibilità che Reggio Calabria mi offriva. Pensavo che l’arte e la cultura mi avrebbero salvata e liberata dall’atarassia che vivevo.

Così, ho preso coraggio, preparato il valigione e mi sono avviata verso quella che sarebbe stata la mia vita. Ricordo ancora i lacrimoni che mi accompagnavano ogni volta che prendevo il treno e quei chilometri di distanza dai miei affetti, che però mi hanno dato una forza che non sapevo neanche di avere.

Bologna, così come Bruxelles hanno rappresentato per me il sogno, ciò che potevo essere, ossia me stessa al 100%.

A Bologna ho fatto tantissimi lavori, come tanti coetanei, finché, attraverso lo stage universitario, ho iniziato a lavorare in un’agenzia di pubblicità e comunicazione. Mi piaceva molto, era un ambiente creativo e stimolante, ma i contratti a progetto ad un certo punto finirono ed io decisi di sfruttare le competenze che avevo appreso per lanciare un’attività tutta mia.

La mia esperienza a Bruxelles è iniziata attraverso un programma dell’Unione Europea che si chiama “Erasmus per Giovani Imprenditori” al quale ho partecipato scrivendo un mio business plan. La mia idea era quella di costruire un “ideificio” che potesse trasformare le idee in progetti, sfruttando le opportunità offerta dall’Europa  per far crescere il mio territorio.

Io dell’Europa non conoscevo quasi niente e quando sono sbarcata a Bruxelles ho dovuto imparare tutto da zero. Ho trovato però dei maestri fantastici che mi hanno fatto appassionare, così da integrare le mie competenze di comunicazione con la conoscenza dei programmi e delle politiche europee.

L’esperienza con “l’Erasmus per giovani imprenditori” è durata sei mesi, al termine dei quali mi è stato chiesto di restare per gestire l’associazione «Sustainable Communication (S-Com) » di cui ora sono Segretaria Generale. S-Com è stata la mia casa, la mia seconda famiglia ed è li che ho cominciato a scrivere progetti, ideare soluzioni. Ho iniziato a credere che tutto fosse possibile e che si possono spostare montagne se c’è la volontà.

Negli anni ho potuto partecipare a progetti internazionali, confrontarmi con esperti di tutto il mondo che grazie ai sostegni europei avevano potuto mettere in pratica bellissimi progetti di cooperazione, avevano potuto realizzare gli ideali di chi l’Europa l’ha costruita. Ideali che però spesso sono calpestati dagli stessi Stati membri, che diventano antieuropeisti per addossare all’ “Europa” le colpe di loro politiche poco lungimiranti, tralasciando di precisare, per altro, che le politiche europee sono loro stessi ad approvarle (o a impedirle).

E la famosa “burocrazia europea” (che conta meno funzionari di una grande città europea) in realtà, per effetto dei trattati, non può intervenire su una parte delle politiche più importanti (esteri, finanza, salute, fiscalità…) che rimangono di competenza esclusiva degli Stati membri (principio di sussidiarietà), spesso quegli stessi stati che le puntano il dito contro.

In questo clima è difficile costruire una cultura europea e soprattutto farla arrivare lì dove la distanza dei chilometri equivale ad un abisso temporale.  A chi mi chiede per esempio, perché in Calabria non sappiamo vincere i Bandi europei o non spendiamo i soldi e ci tocca restituirli, rispondo che dovremmo portare un po’ più di Europa in quella Calabria isolata da tempo. Restituire ai giovani, alle donne, agli uomini quella speranza del “si può fare!”

Tanti sono i problemi che negli anni hanno portato a creare un clima di sconforto che, a sua volta, porta a non credere più che le cose possano cambiare. E’ vero anche che buona parte dei soldi che poi vengono restituiti l’Europa li dà in mano alle regioni, e la regione Calabria è un’istituzione che, a mio avviso, deve essere completamente rifondata sulle basi della legalità e della trasparenza per restituire ai suoi abitanti la voglia di futuro con il coraggio dell’utopia che ebbe il nostro conterraneo Tommaso Campanella, quattrocento anni fa.

Esiste però una Calabria che non ha smesso di crederci e che ha continuato a costruire lì dove altri distruggevano. E sono quelle persone che hanno la mia stima maggiore perché nonostante sbattano quotidianamente la testa contro il muro, non si fermano. Sono questi gli esempi ed i modelli che a mio avviso devono essere valorizzati: a loro deve essere data la possibilità di partecipare ad un’Europa che ha bisogno di loro. Perché si può insieme costruire un futuro migliore per la nostra terra e per il mondo intero.

E’ difficile dare in poche battute gli strumenti che possono aiutarvi a costruire progetti europei, ma posso darvi i miei contatti.. per voi sarò sempre disponibile.

Mi avete chiesto di riflettere su ciò che è stato importante per il mio percorso: in realtà non ho mai deciso di diventare esperta di politiche europee ma è stato tutto un’evoluzione naturale della ricerca di me. Forse avrei evitato di cercarmi fuori, negli altri, nel consenso e mi sarei concentrata più sul costruirmi da dentro, sul conoscere me stessa. Se c’è una cosa in cui non ho mai smesso di credere è che la cultura ci salverà ed è questo che voglio dire ai giovani calabresi:

“ studiate, siate curiosi e credeteci perché tutto è possibile!”


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