Natale, giovane calabrese, a 22 anni Chef nei migliori ristoranti di Zurigo

Ciao Hub Calabria,

sono Natale ed ho 22 anni. Vengo da un piccolo paesino nella provincia di Cosenza, Guardia Piemontese che è anche la cittadina di Dario Brunori.

Diplomato con il massimo dei voti nel settore enogastronomico, la mia storia all’estero inizia da una grande realtà metropolitana, Zurigo.

Credo che il destino sia scritto per ognuno di noi, perché il 26 settembre 2018, mentre ero in vacanza qui, cenando nel miglior ristorante pizzeria di Zurigo, la Fonte, il proprietario Giovanni Figoli, calabrese come noi, mi ha offerto l’opportunità di diventare chef del ristorante.

Da lì è iniziata la mia avventura in Svizzera.

Un Paese che affascina e fa comprendere quanto l’Italia, e soprattutto il Sud Italia, ha da migliorare.

Basta pensare ai mezzi pubblici. Quando andavamo a scuola, ricordo il pullman costantemente in ritardo, qui invece passano molto spesso anche in anticipo e devi far attenzione a non perderlo. Mai essere ritardatari in Svizzera.

Le regole sono rispettate da chiunque e già da piccoli i bambini vengono educati ed indirizzati al fine di poter apportare delle migliorie alla comunità.

Ambientarsi all’inizio non è stato semplice, quando non conosci la lingua ufficiale del posto tendi ad essere emarginato, ed oltretutto diciamo che il popolo rispecchia abbastanza le condizioni climatiche del luogo.

Forse è proprio questo che apprezzi della Calabria quando vai via, il pathos, il calore che c’è tra noi conterranei. Un semplice caffè improvvisato o le tavolate domenicali.

Qui in Svizzera, purtroppo e per fortuna, deve essere tutto organizzato altrimenti diventa impensabile poter organizzare qualcosa all’ultimo minuto.

Proprio quel pathos lo riscontro anche negli ingredienti del luogo: ricordo i pomeriggi passati nell’orto con mia nonna, il periodo dell’olio, la vendemmia, la passata di pomodoro e le conserve. Tutto in Calabria ha un sapore, un odore ineguagliabile. Nonostante io porti qui ingredienti straordinari e materie prime come liquirizia, bergamotto, i nostri insaccati, le qualità organolettiche sembrano diverse, così come la mia anima che si sente più leggera in mezzo a quel verde e alle casseruole di pomodoro e basilico fresco sul fuoco vivo che arde.

Forse la Calabria è proprio questo, un sentimento simile al detestare quando ci sei dentro e amore profondo quando sei lontano. E ti senti adirato perché vedi tanto potenziale inespresso a cui servirebbe solo un po’ di cura per fiorire e rifiorire. 

Ad oggi, dopo aver collaborato con Chef importanti, lavoro per un altro famoso ristorante a cui devo una grande crescita professionale e personale. Mi ha permesso di cucinare e visionare ingredienti stratosferici e costosi.

Ti senti gratificato, vieni pagato per il tuo valore e questo ti mette in difficoltà perché ripensare ad un ritorno in Calabria diventa complesso.

Ho girato gran parte dell’Europa grazie a ciò che mi sono costruito qui. Per uno Chef è fondamentale viaggiare e scoprire usi, costumi e tradizioni di un luogo.

La domanda sorge spontanea: la Calabria mi avrebbe concesso le stesse possibilità che ho qui?

La Calabria è pronta a riaccogliere un giovane ragazzo che ha in mente un ristorante con una cucina di alto livello? 

Se dovessi concentrarmi esclusivamente sulle materie prime, le valigie sarebbero già pronte. Purtroppo il contorno di ciò che mi ha circondato per 20 anni mi fa pensare che ancora il nostro territorio non è pronto.

L’idea, però, c’è. Ed è persistente nella mia mente e nel mio cuore. E quando c’è un’idea, è presente anche la speranza.

Riuscire a far rivalutare i nostri piatti ricchi e abbondanti in chiave moderna e gourmet mi stimola e mi affascina. Sarà un’utopia ma noi chef siamo tutti un po’ pazzi. Magari un giorno, non troppo lontano riuscirò a realizzare questo sogno.

In Svizzera ho conosciuto tantissimi ragazzi del Sud che come me sognano un futuro migliore per la nostra terra. Ho conosciuto anche tanti ragazzi extracomunitari che partendo dal nulla si son plasmati e forgiati.

Il consiglio che mi sento di dare a chi è in Calabria, ai giovani calabresi nel mondo, e a chiunque leggerà questo articolo è:

“Viaggiate. Nel 2020 bisogna ampliare la mente, capire che la nostra lingua non è l’unica al mondo, che il nostro colore della pelle è soltanto una delle tante sfumature, che il nostro paesaggio è splendido ma non unico, comprendere che la diversità è ricchezza, bellezza e che non bisogna ripugnare ciò che non si conosce. Comprendere che essere superficiali porta ad essere giudicati solo dalla superficie. Ed un libro non si giudica solo dalla copertina.

Ed è proprio dal mio ultimo libro letto che ho capito di voler ritornare in Italia e ampliare il mio bagaglio lavorativo e culturale.

Quindi, state connessi su Hub Calabria perché questo portale più che di raccontare una storia aiuta a spronare chi sta leggendo a migliorare. Tutti nel nostro piccolo possiamo e dobbiamo fare qualcosa. Ed è dalle piccole cose, così come questo sito, possono nascere grandi cose.


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