Rosaria Talarico, storia di una donna in “corriera”

Il racconto della fondatrice di “Fiego – Fattoria brigantesca.

Ciao Hub Calabria,

mi chiamo Rosaria Talarico, sono originaria di Lamezia Terme, dove ho vissuto fino a 19 anni, età in cui mi sono iscritta alla facoltà di Scienze della Comunicazione a La Sapienza.

Oggi vivo tra Roma e la Calabria. Faccio la giornalista, l’imprenditrice e sono ufficiale.

La mia storia

Appena ho iniziato a leggere e scrivere, ho capito cosa avrei voluto fare da grande: raccontare storie. Il giornalismo è la mia passione: scrivere, viaggiare, intervistare persone diversissime… passare in un attimo dal vestito da sera agli anfibi!

Faccio parte della riserva selezionata, che è un bacino di professionisti che l’esercito chiama a seconda della necessità. C’è una valutazione per titoli, fai le analisi mediche e poi una sorta di assessment di due giorni, dove partecipi a giochi di gruppo e gli psicologi stabiliscono, in base all’interazione, se sei idoneo per il mondo militare.

Nella mia carriera ho fatto tutto da sola: cambiando città, passando da una famiglia di cinque persone alla vita da single e iniziando a muovere i primi passi in un settore complicato e competitivo come il giornalismo. È la mia forza e un valore fondante: arrivare da sola e senza scorciatoie.

A un certo punto, dopo molti anni di giornalismo, mi sono detta: adesso ho le energie, le competenze e i contatti per restituire qualcosa alla mia terra da cui sono stata costretta ad andare via appena maggiorenne.

Si sono incastrate una serie di circostanze: ho terminato un incarico da portavoce al ministero, è uscito un bando a cui ho partecipato e il mio progetto ha vinto. Un allineamento astrale che ha permesso di trasformare un’aspirazione in realtà.

Oggi mi ritrovo imprenditrice di una ditta individuale che ho chiamato Fiego – Fattoria Brigantesca. Si trova a Panettieri, in Sila e lì devo occuparmi di tutto!

Ho a che fare con interlocutori diversi: dal catasto alla regione, dalle banche a uffici vari, che purtroppo spesso, per la loro lentezza e approssimazione, mi ricordano perché me ne sono andata dalla Calabria.

La mia carriera tra giornalismo e agricoltura

Giornalista e agricoltrice sono ruoli apparentemente separati. In realtà mi sono resa conto di quanta necessità ci sia nel settore agricolo di curare la comunicazione.

L’agricoltura in Calabra dovrebbe essere spinta al massimo livello, ma spesso le eccellenze non emergono perché gli stessi imprenditori (e le istituzioni) non le sanno raccontare.

Quindi ho capito che questa mia competenza nell’ambito della comunicazione poteva essere d’aiuto.

Sono andata a visitare degli allevamenti, dei salumifici e ho chiesto di fare a scambio di esperienze, perché marketing e testi per me sono il pane quotidiano, mentre non lo è tutto il resto. Ecco perché non vivo questa separazione tra i mestieri. Su Facebook ho fondato il gruppo “Volere è podere” i cui membri hanno in comune la passione per il mangiare sano, il turismo esperenziale, le ricette tradizionali e una spruzzata di calabresità!

Non ho completamente abbandonato il giornalismo perché mi dispiace, avendo investito tantissimo tempo ed energie nella mia carriera. Oggi mi occupo di media training, insegno ad amministratori delegati e presidenti di grandi aziende come rispondere alle interviste, nell’ambito della crisis communication. Simulo domande toste, assolutamente verosimili. A che serve il giornalismo se non a porre domande scomode?

Il giornalismo è un settore in crisi profonda, per cui io consiglio a chi ama scrivere e possiede competenze nella comunicazione di trasferirle nel mondo digitale.

Il giornalismo è un settore in crisi profonda, per cui io consiglio a chi ama scrivere e possiede competenze nella comunicazione e nel giornalismo, di trasferirle nel mondo digitale, e magari dedicarsi alla carta stampata come secondo lavoro.

Sono abituata a gestire tutto in mobilità. Mi definisco “donna in corriera”.

Nell’ultimo anno e mezzo, da quando il progetto aziendale ha preso piede in modo consistente, ci ho lavorato ovunque, dal divano di casa al sedile di un aereo. I miei dipendenti sono abituati a mandarmi le foto con l’avanzamento dei lavori di ristrutturazione.

Basta un pc per gestire i rapporti con banche, fornitori, grafici… Anche se ci impiegano un po’ a starti dietro senza vederti dal vivo. Poi certo passo lunghi periodi sul posto perché a volte la presenza fisica è insostituibile.

Ma non vedo perché non dovrei trarre vantaggio dalla tecnologia che permette di “esserci” da lontano. Per esempio il disegno dei cancelli della proprietà è stato deciso via whatsapp confrontandomi in tempo reale con il fabbro, il grafico e l’officina!

La Calabria e il ritorno

Dopo averla scelta vent’anni fa come mia città d’adozione, oggi Roma la odio. Ho assistito al suo declino inarrestabile, dai trasporti alla qualità della vita in generale. Inoltre ha dei ritmi che a lungo andare pesano: in Calabria per andare al mare ci impieghi dieci minuti, a Roma due ore e ti passa la voglia.

Considerare lo stile di vita più tranquillo, la possibilità di avere un’alimentazione sana, va bene, ma a volte anche i tempi calabresi (che io definisco messicani) mi fanno impazzire perché sono abituata ad andare a una velocità che non esiste per nessuno in Calabria.

Per cui non sempre il ritorno alle origini, il fatto di avviare un’attività imprenditoriale, è di per sé una scelta felice: non c’è rosa senza spine, è una bugia dire il contrario.

Essere una start up non vuol dire perdere tempo prezioso per gestire cose che al Nord sono scontate.

La banca impiega più di dieci giorni per un’operazione banale, il catasto necessita di mesi per una voltura perché lavora solo con il cartaceo. Altro che ritorno alle origini: viene voglia di emigrare ancora più lontano!

Basterebbe il minimo, che tu vai e chiedi una cosa e te la danno in un tempo ragionevole e invece questo non succede. E allora scrivo email di protesta, sperando di svegliare dal torpore chi non dà un servizio adeguato.

Quindi non posso parlare della Calabria in termini di terra promessa o di Eldorado, né dire che ho scelto il romantico ritorno alla terra. Dirlo crea delle illusioni.

In Calabria mi convince il discorso qualità della vita, cibo, aria e ritmi rilassati, ma fino a un certo punto perché quando si parla di business questi ultimi da pro si trasformano in contro.

Poi esistono problemi oggettivi e insuperabili come l’accesso al credito: nei rapporti con le banche la cosa grave è la concessione di mutui e finanziamenti, è quello l’ostacolo, soprattutto per le start up di giovani.

Se non hai un patrimonio consistente o se non ce l’hanno i tuoi genitori che garantiscono per te, la banca credito non te ne dà. A differenza degli Stati Uniti o di altri Paesi dove vengono sponsorizzati ragazzi squattrinati solo perché si crede nella bontà delle loro idee…

Viaggio…dunque sono!

Nella mia vita ho viaggiato tantissimo e penso non ci sia niente di più appagante. Ho avuto anche la fortuna di essere pagata per farlo ed è un arricchimento senza fine: conoscere culture diverse, mentalità diverse, abitudini diverse… e sentirsi a casa ovunque nel mondo! Si acquisiscono duttilità, tolleranza ed empatia: i segnali che ci si trova davanti a un vero viaggiatore e non a un semplice turista.

Certo non è solo il viaggio fisico che conta, senza una mente aperta si rischia di restare al palo anche facendo parecchi chilometri: “Chi viaggia senza incontrare l’altro, non viaggia. Si sposta”.

L’America

Sono stata varie volte negli Usa, con due borse di studio, a Boston e in Pennsylvania, dove ho fatto un corso sull’imprenditoria e la leadership, in un momento in cui non pensavo di fondare un’azienda.

È stato pubblicato un bando in Calabria (individuato da mio fratello), dove veniva richiesto il requisito della lingua straniera e io avevo il TOEFL, un esame che certifica la conoscenza dell’inglese. Ho fatto il colloquio e sono stata presa.

Il programma si chiama The Global Village for Future Leaders of Business and Industry® ed è stato fondato da Lee Iacocca, un italo-americano che è stato un grande amministratore delegato di Chrysler e un manager stimatissimo, impregnato di quella cultura del “give back”, il valore di ridare a una comunità quel che si è ricevuto, che ha reso gli Stati Uniti la superpotenza che conosciamo.

È stata una bellissima esperienza, una fonte di networking pazzesco, dove ho conosciuto persone da tutto il mondo, entrando in contatto con culture diversissime. Dove altro ti può capitare di mangiare cibo arabo la notte?

A chi vuole intraprendere un percorso simile al mio

Dico di pensarci bene.

Penso che qualsiasi attività, soprattutto se imprenditoriale, debba essere frutto di uno studio e di una riflessione accurata; di un’idea buona e, nei limiti del possibile, testata sul campo.

Consiglio poi di essere autocritici, ma di non farsi scoraggiare dai pareri negativi. Che magari sono frutto di esperienza, ma non è la tua esperienza, è quella di qualcun altro.

Se non c’è una riflessione solida all’inizio si rischia di essere trasportati dal vento, di essere demotivati, anche in buona fede, ad esempio da un genitore che può dire che è rischioso. Ma è ovvio che lo sia, altrimenti non saresti un imprenditore!

È chiaro che non si può eliminare del tutto il rischio, ma avere una conoscenza del settore è il primo passo.

Se uno prova solo perché ha sentito dire o perché va di moda, è quasi un fallimento annunciato, perché funziona quello che si conosce, dove si ha esperienza.

Io non ho un’esperienza agricola, ma mio padre era un perito agrario. Ho un sacco di ricordi bellissimi dell’infanzia legati al lavoro nei campi, come tagliare l’uva nei filari lunghissimi.

Tutto ciò è stata una formazione, un tipo di formazione che non impari da nessuna parte. Per il resto ci sono i corsi, e io mi sono rimessa a studiare.

Poi è importante circondarsi di persone competenti, ma non è detto che uno ci riesca subito, è un processo lungo.

Io sono stata avvantaggiata dall’esperienza dei miei fratelli. In Calabria non si ha la cultura della consulenza, ci si rivolge a “u cumpari”, a “mmiocuggino”, allo “ ziu”… che ovviamente non sono indice di competenza. Ci si deve affidare ai professionisti, ma l’imprenditore non deve mai perdere il controllo, se non sai tu qual è la direzione in cui andare non ci sarà nessun consulente in grado di farlo al posto tuo.

Per esempio ho deciso di investire nelle nocciole (qui il video dove ne parlo) anche se non rientrava nella mia idea di business iniziale. E non me l’ha detto un consulente, ma l’intuito.

La determinazione è importante, bisogna essere molto motivati per non farsi deprimere dalle difficoltà che spuntano come funghi e dal tempo che si perde dietro alla letale burocrazia.

Il motore di tutto per me è stata la curiosità. E ho ancora tantissime cose da vedere e da imparare:

“la freccia che non si stacca dall’arco non raggiungerà mai il bersaglio”.

Grazie a tutti!


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