ILARIA, FISICA NUCLEARE IMPEGNATA NELLA TUTELA DEL TERRITORIO

Ciao Hub Calabria,
mi presento: sono Ilaria, ho 25 anni e sono nata e cresciuta in un piccolo paesino del catanzarese, Chiaravalle Centrale.

Da qualche mese a questa parte ho intrapreso il mio primo percorso lavorativo a Lamezia Terme dopo aver conseguito la laurea magistrale in Fisica Nucleare e Subnucleare all’Università della Calabria.

In realtà non ho mai avuto il desiderio vero e proprio di andar via ma anzi, fin da liceale, sentivo la necessità di rimanere per poter dare un contributo, seppur piccolo, alla mia terra, la Calabria.

L’essere cresciuta in una piccola realtà (..e chi come me può capire) mi ha portata a vivere costantemente la partenza di persone vicine, parenti o amici, alla ricerca di qualcosa di meglio, di più dignitoso, di una vita più serena. Tutto ciò mi ha sempre intestardito, quasi come se l’idea di restare fosse una sfida con me stessa, sebbene non sapessi ancora che strada prendere.

La scelta di studiare a Cosenza fu anche in parte dovuta a questo motivo, accompagnata dal fatto di avere “a portata di mano” un eccellente Campus universitario con professori competenti e conosciuti in tutto il mondo scientifico, specie nel mio dipartimento.

Qui mi si aprì un mondo tutto nuovo, compreso quello della radioprotezione, la protezione appunto dal pericolo che deriva dalle radiazioni ionizzanti (ad esempio i raggi x che utilizziamo per una radiografia per intenderci), ambito in cui mi sto formando e sto iniziando ora a muovere i miei primi passi lavorativi.

È stato proprio grazie ad un primo tirocinio con il dipartimento fisico dell’Arpacal di Catanzaro che ho capito, per la prima volta, che scegliendo questa strada avrei potuto “salvaguardare” questa terra martoriata e abbandonata. Attraverso il progetto tra Arpacal e comune di Chiaravalle, ho avuto la possibilità di studiare, conoscere e mappare il territorio sulla presenza o meno di concentrazione di attività di gas radon nelle abitazioni e negli edifici pubblici, gas radioattivo derivante dalla possibile presenza di Uranio nel suolo o nei materiali da costruzione, nocivo per la salute umana (secondo AIRC, è la seconda causa di tumore al polmone dopo il fumo). In Italia il decreto-legge (101/20) obbliga a tener sotto controllo ogni tipo di ambiente.

Fortunatamente i dati non hanno rilevato nessuna anomalia radioattiva, ma il confronto con la gente è stato utile per comprendere quanto tutti noi abbiamo bisogno di giuste informazioni e giuste indicazioni, bisogna però capire che ci sono persone competenti nel settore che tutelano la nostra terra da disastri, ambientali nel mio caso, che possano riflettersi sulla nostra salute.

Ai ragazzi che si trovano nella fase in cui devono scegliere la loro strada, consiglio di non fermarsi subito al pregiudizio: “qui in Calabria non c’è nulla, nessuno mi può offrire nulla”, ma anzi, se si ha il desiderio, ognuno di noi deve mettersi in gioco dall’inizio, studiare, porsi degli obiettivi ed essere ambiziosi, perché è vero, nessuno ti dà nulla, ma è con la costanza che ci si realizza, qui in casa nostra o altrove.

Cosa mi fa rimanere? La voglia di combattere per una terra meravigliosa, con un mare e con dei paesaggi da fare invidia; è un peccato trascurare queste potenzialità… godersi un tramonto sul Tirreno a fine giornata di lavoro ti fa sentire vivo ed in pace con te stesso!

“nessuno ti dà nulla, ma è con la costanza che ci si realizza qui o altrove.”


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Giuseppe Lo Schiavo ci guida nel mondo NFT – Podcast

Giuseppe è un pioniere del mondo NFT. Originario di Pizzo Calabro, oggi vive tra Milano e Londra. Gli abbiamo chiesto di guidarci alla scoperta di questa nuova frontiera dell’arte digitale, il mondo dei “Not Fungible Token” (NFT).

Con questo tema si apre la seconda stagione del podcast di Hub Calabria e non a caso il primo episodio si collega al primo episodio della prima stagione “La Blockchain per tutti“.

Gli NFT, infatti, sono degli asset infungibili, non scambiabili con altri diversi ma dello stesso valore. Sono unici in quanto sono certificati attraverso la Blockchain.

Giuseppe è laureato in architettura, ha sempre usato software quali Illustrator e Photoshop. L’occasione di rilanciare le sue competenze di digital designer è arrivata con l’avvento degli NFT, i quali gli hanno dato la possibilità di certificare le sue creazioni digitali e venderle sul mercato in un modo nuovo rispetto a come era possibile fare con l’arte tradizionale.

Giuseppe Lo Schiavo www.giuseppeloschiavo.com

In questo primo episodio della seconda stagione, Giuseppe ci racconta come funzionano le gallerie d’arte digitale, il Metaverso e come potrebbe impattare questa nuova tecnologia sul Turismo, soprattutto, laddove, come in Calabria, ci sarebbe molto da promuovere; e dove lo svecchiarsi senza snaturare l’ecosistema culturale e ambientale dovrebbe essere una strategia di sviluppo.

Come ogni innovazione, gli NFT aprono molte opportunità ai più, non solo agli operatori dell’arte o agli investitori; allo stesso tempo, ci sono dei “pericoli”, dei rischi sia per chi compra arte che per chi vende. A tal proposito, riportiamo in fondo alla pagina qualche link utile*.

Intanto i primi passi da seguire per iniziare ad affacciarsi a questo mondo ce li dà Giuseppe, ascolta il podcast!

Per cogliere le opportunità il primo passo da fare è informarsi e capire l’impatto che hanno le innovazioni. Hub Calabria promuove lo scambio di informazioni con questo scopo.

Aspettiamo i commenti sui social 🙂

@hubCalabria

@Giuseppeloschiavo

*LINK UTILI

Università Europea di Roma- Testi a cura di: Avv. Maria Letizia Bixio – Dott.ssa Maria Eleonora Nardocci


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Enrico, il “ritorno al futuro” di un avvocato sportivo

Ciao a tutti i lettori di Hub Calabria,
Innanzitutto, volevo ringraziarvi per l’invito.
Mi presento, mi chiamo Enrico e sono un avvocato di diritto sportivo e intermediario sportivo registrato con la RFEF.

Fin da piccolo ho sempre avuto una passione smisurata per lo sport. Mi piace perché credo sia molto simile alla vita: nessuno vuole perdere, nessuno ti regala niente e devi lavorare sodo per ottenere dei risultati.


La decisione di intraprendere questo percorso professionale è nata all’università quando ho studiato per la prima volta il diritto sportivo. È stato amore a prima vista. Il giorno dopo l’esame, chiesi la tesi al professore. Successivamente ho continuato la mia formazione accademica tra la Fordham di New York e l’ISDE di Madrid.

Ottenuta la laurea in giurisprudenza, sono tornato nella mia città natale, Cosenza, dove ho iniziato la pratica forense.

Nonostante tutto stesse andando “secondo i piani” sentivo la necessità di fare un’esperienza all’estero e mettermi alla prova in un contesto diverso, fuori dalla mia “comfort zone”. Per questo ho deciso di fare domanda per essere ammesso alla Fordham University School of Law di New York.


Ho vissuto per un anno e mezzo A New York, dove ho approfondito ambiti collegati al diritto sportivo. Terminato il mio LL.M in “U.S Law” ho cercato lavoro. Non è stato facile trovare un lavoro in ambito legale, ma la volontà di rimanere lì mi ha portato a svolgere i lavori più disparati dal cameriere all’host. Tuttavia, mi sono reso conto che per arrivare a raggiungere il mio obbiettivo avrei dovuto specializzarmi nel diritto sportivo. Per questo motivo ho fatto richiesta di ammissione per il Master in “International Sports Law” dell’ISDE di Madrid.


Anche questa è stata un’esperienza fondamentale nel mio percorso di crescita professionale e personale.
Madrid è una città splendida. La Spagna, in generale, è molto simile all’Italia, il clima, il cibo lo stile di vita.
Devo dire la verità, la distanza si percepisce poco. Lì ho conosciuto molte persone ed ho avuto modo di espandere il mio network professionale. Trovarsi in un ambito così competitivo ti sprona sempre a dare il meglio di te. Vedere quante persone preparate e appassionate ci sono nel mondo ti fa capire che non sei l’unico sognatore nella stanza. Ho trovato un gruppo di colleghi speciali con cui ho diviso momenti di gioia e ansie indimenticabili.


Dopo l’esperienza in Spagna ho avuto l’opportunità di fare un’internship in uno studio legale internazionale molto importante di Milano nel dipartimento di diritto sportivo. È inutile dire che entrare in un ambito come quello non è stato affatto facile. I miei capi non erano molto flessibili e ogni errore che facevo dovevo sorbirmi interminabili ramanzine. Quando ho terminato il mio periodo di internship con mia grande sorpresa mi hanno proposto di fare altri due mesi da loro. Ho visto questa opportunità come un premio per il mio impegno e la mia dedizione.


Nel 2020, ho ricevuto un’offerta di lavoro come in-house lawyer da una start-up internazionale che si occupa di data analisi per squadre professionistiche situata ad Amburgo (Germania). Anche li, non ci ho pensato molto, ho fatto le valigie e sono partito. Ho lavorato ad Amburgo per 6 mesi come avvocato specializzato in diritto sportivo. Li ho avuto la possibilità di imparare molto e creare nuovi contatti in ambito internazionale. Una esperienza splendida. Purtroppo, a causa della pandemia, la mia azienda ha avuto un duro colpo e per questo hanno dovuto tagliare personale.

Back to the future
La situazione dovuta al COVID ha forzato il mio rientro a Cosenza e mi ha dato la possibilità di riorganizzare le idee e ragionare sul mio futuro. Tornare a casa è sempre bello, stare con gli amici di una vita, la famiglia, è sempre speciale. Ho deciso di aprire il mio studio legale di diritto sportivo e intermediazione sportiva a Cosenza. Il mio obbiettivo è quello di diventare un punto di riferimento nell’ambito del diritto sportivo per la Calabria e crescere esponenzialmente. In quest’ottica, sto collaborando in qualità di coordinatore con l’Università della Calabria ad un Corso di alta formazione in “Etica e management dello sport”. Questo è un progetto a cui tengo molto perché è uno dei pochissimi corsi di questo tipo nel sud Italia.


Procuratore sportivo
In concomitanza con il mio lavoro di avvocato di diritto sportivo ho deciso di studiare per l’esame di procuratore sportivo del CONI. Ricordo che eravamo 800 al primo esame, solo 37 persone sono riuscite a passare sia l’esame scritto che l’esame orale. Io fortunatamente ero uno di quelli. In attesa di poter sostenere l’esame FIGC, sono riuscito a iscrivermi all’albo dei procuratori sportivi in Spagna. Da allora (2018) sto svolgendo anche la professione del Procuratore sportivo. Sono molto contento dei risultati che i miei ragazzi stanno ottenendo sul campo e sono sicuro che nel giro di pochi anni ne sentiremo parlare.


Consigli per gli aspiranti avvocati sportivi/procuratori sportivi
Il consiglio che voglio dare a chi come me vuole intraprendere il percorso per diventare un avvocato di diritto sportivo o un procuratore sportivo è molto semplice: mai gettare la spugna. Credete sempre nei vostri sogni. La strada il più delle volte sarà in salita è inutile mentire. Nessuno vi regalerà nulla. Non demordete. Partite dal basso. Studiate e aggiornatevi. Presentatevi sempre come professionisti, la prima impressione è sempre molto importante anche se non decisiva. Mettetevi in gioco, sempre. Fatevi conoscere. Interagite con tutti e fatelo sempre con rispetto, non si sa mai cosa ci riserva il futuro. Magari il raccattapalle alla quale avete risposto male potrebbe diventare il nuovo fenomeno del calcio mondiale…

Viaggia, conosci e ritorna
Ritornare non vuol necessariamente dire fare un passo indietro.
Il non partire per paura o per comodità sicuramente lo è. Bisogna viaggiare, scoprire e arricchirsi l’anima dei posti che si visitano. Cercando sempre di prendere il meglio di ogni posto. Bisogna cogliere ogni occasione senza paura e con la giusta voglia.
Voglio lasciarvi con una massima dell’imprenditore americano Jim Rohn:

“Ci sono due cose che non tornano
mai indietro: una freccia scagliata e un’occasione perduta”

Scrivetemi per qualsiasi domanda, sarò ben lieto di rispondere o dare consigli ad aspiranti procuratori/avvocati di diritto sportivo.


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Valentina a Bruxelles trasforma le idee in progetti europei

Ciao a tutte e tutti i lettori di Hub Calabria,

Mi chiamo Valentina, sono nata a Reggio Calabria nel 1986. Dopo la laurea in DAMS all’Università di Bologna mi sono trasferita a Bruxelles, città in cui vivo e lavoro dal 2012.

Sono molto contenta di potervi raccontare la mia esperienza che spero possa essere d’aiuto a chi come me si è trovata per scelta e per necessità ad abbandonare la nostra bellissima terra.

Il motivo per cui sono partita è perché sentivo dentro di me il bisogno di dare gambe alle mie idee, sempre troppe rispetto alle possibilità che Reggio Calabria mi offriva. Pensavo che l’arte e la cultura mi avrebbero salvata e liberata dall’atarassia che vivevo.

Così, ho preso coraggio, preparato il valigione e mi sono avviata verso quella che sarebbe stata la mia vita. Ricordo ancora i lacrimoni che mi accompagnavano ogni volta che prendevo il treno e quei chilometri di distanza dai miei affetti, che però mi hanno dato una forza che non sapevo neanche di avere.

Bologna, così come Bruxelles hanno rappresentato per me il sogno, ciò che potevo essere, ossia me stessa al 100%.

A Bologna ho fatto tantissimi lavori, come tanti coetanei, finché, attraverso lo stage universitario, ho iniziato a lavorare in un’agenzia di pubblicità e comunicazione. Mi piaceva molto, era un ambiente creativo e stimolante, ma i contratti a progetto ad un certo punto finirono ed io decisi di sfruttare le competenze che avevo appreso per lanciare un’attività tutta mia.

La mia esperienza a Bruxelles è iniziata attraverso un programma dell’Unione Europea che si chiama “Erasmus per Giovani Imprenditori” al quale ho partecipato scrivendo un mio business plan. La mia idea era quella di costruire un “ideificio” che potesse trasformare le idee in progetti, sfruttando le opportunità offerta dall’Europa  per far crescere il mio territorio.

Io dell’Europa non conoscevo quasi niente e quando sono sbarcata a Bruxelles ho dovuto imparare tutto da zero. Ho trovato però dei maestri fantastici che mi hanno fatto appassionare, così da integrare le mie competenze di comunicazione con la conoscenza dei programmi e delle politiche europee.

L’esperienza con “l’Erasmus per giovani imprenditori” è durata sei mesi, al termine dei quali mi è stato chiesto di restare per gestire l’associazione «Sustainable Communication (S-Com) » di cui ora sono Segretaria Generale. S-Com è stata la mia casa, la mia seconda famiglia ed è li che ho cominciato a scrivere progetti, ideare soluzioni. Ho iniziato a credere che tutto fosse possibile e che si possono spostare montagne se c’è la volontà.

Negli anni ho potuto partecipare a progetti internazionali, confrontarmi con esperti di tutto il mondo che grazie ai sostegni europei avevano potuto mettere in pratica bellissimi progetti di cooperazione, avevano potuto realizzare gli ideali di chi l’Europa l’ha costruita. Ideali che però spesso sono calpestati dagli stessi Stati membri, che diventano antieuropeisti per addossare all’ “Europa” le colpe di loro politiche poco lungimiranti, tralasciando di precisare, per altro, che le politiche europee sono loro stessi ad approvarle (o a impedirle).

E la famosa “burocrazia europea” (che conta meno funzionari di una grande città europea) in realtà, per effetto dei trattati, non può intervenire su una parte delle politiche più importanti (esteri, finanza, salute, fiscalità…) che rimangono di competenza esclusiva degli Stati membri (principio di sussidiarietà), spesso quegli stessi stati che le puntano il dito contro.

In questo clima è difficile costruire una cultura europea e soprattutto farla arrivare lì dove la distanza dei chilometri equivale ad un abisso temporale.  A chi mi chiede per esempio, perché in Calabria non sappiamo vincere i Bandi europei o non spendiamo i soldi e ci tocca restituirli, rispondo che dovremmo portare un po’ più di Europa in quella Calabria isolata da tempo. Restituire ai giovani, alle donne, agli uomini quella speranza del “si può fare!”

Tanti sono i problemi che negli anni hanno portato a creare un clima di sconforto che, a sua volta, porta a non credere più che le cose possano cambiare. E’ vero anche che buona parte dei soldi che poi vengono restituiti l’Europa li dà in mano alle regioni, e la regione Calabria è un’istituzione che, a mio avviso, deve essere completamente rifondata sulle basi della legalità e della trasparenza per restituire ai suoi abitanti la voglia di futuro con il coraggio dell’utopia che ebbe il nostro conterraneo Tommaso Campanella, quattrocento anni fa.

Esiste però una Calabria che non ha smesso di crederci e che ha continuato a costruire lì dove altri distruggevano. E sono quelle persone che hanno la mia stima maggiore perché nonostante sbattano quotidianamente la testa contro il muro, non si fermano. Sono questi gli esempi ed i modelli che a mio avviso devono essere valorizzati: a loro deve essere data la possibilità di partecipare ad un’Europa che ha bisogno di loro. Perché si può insieme costruire un futuro migliore per la nostra terra e per il mondo intero.

E’ difficile dare in poche battute gli strumenti che possono aiutarvi a costruire progetti europei, ma posso darvi i miei contatti.. per voi sarò sempre disponibile.

Mi avete chiesto di riflettere su ciò che è stato importante per il mio percorso: in realtà non ho mai deciso di diventare esperta di politiche europee ma è stato tutto un’evoluzione naturale della ricerca di me. Forse avrei evitato di cercarmi fuori, negli altri, nel consenso e mi sarei concentrata più sul costruirmi da dentro, sul conoscere me stessa. Se c’è una cosa in cui non ho mai smesso di credere è che la cultura ci salverà ed è questo che voglio dire ai giovani calabresi:

“ studiate, siate curiosi e credeteci perché tutto è possibile!”


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Neuropsicologia a tutela della terza età: Paola decide di investire le proprie conoscenze in Calabria

Ciao Hub Calabria,

sono molto felice di poter condividere oggi con voi la mia storia.

Mi chiamo Paola, ho 27 anni e sono originaria di Pizzo, nella provincia di Vibo Valentia.

Ho conseguito la laurea triennale in Scienze e Tecniche Psicologiche all’Università di Chieti-Pescara. All’epoca, appena compiuti 18 anni, non mi importava dove studiare. Mi importava solo mettere quanti più chilometri possibili tra me e questa regione che troppe volte mi è stata descritta come senza futuro per i giovani come me.

Successivamente, mi trasferisco a Padova dove conseguo la laurea magistrale in Neuroscienze e Riabilitazione neuropsicologica.

Dopo aver terminato gli studi decido di iniziare una nuova avventura, questa volta a Bruxelles, dove svolgo il mio anno di tirocinio obbligatorio nel settore della ricerca presso l’Université Libre de Bruxelles.

Continuavo a macinare chilometri e ad allontanarmi sempre di più dalla mia Calabria.

Ho amato tanto il Belgio, un posto che offriva moltissime opportunità, dove ti bastava solo scegliere e avevi tutto a portata di mano. Però mancava qualcosa. Sentivo che stavo ancora cercando il mio posto nel mondo e quello dove mi trovavo non mi apparteneva.

Pian piano, ha cominciato ad affacciarsi l’idea di tornare a casa, nella mia Pizzo. La molla che mi ha fatto scattare è stato un pensiero ben preciso: “perché dovrei portare tutte le conoscenze e l’expertise che ho accumulato in questi anni in un Paese dove non ne hanno bisogno mentre la mia terra ne rimane priva?”.

Quello di cui mi occupo nello specifico, infatti, non è molto conosciuto in Calabria e molto spesso quando dico che la mia formazione verte sulla Neuropsicologia mi sento chiedere: “Cioè??”.

In breve, mi occupo di persone con demenza ed altre forme di malattie neurodegenerative (Parkinson, Demenza ai corpi di Lewy, SLA ecc.) e precisamente rallento il declino delle loro funzioni cognitive (memoria, attenzione, pianificazione ecc.) tramite percorsi di stimolazione cognitiva.

Inoltre, attuo percorsi di riabilitazione cognitiva con persone che hanno subìto danni a livello cerebrale come ictus o traumi cranici. Nei miei interventi non tralascio i familiari dei pazienti, con colloqui singoli o di gruppo volti al loro sostegno.

Nel 2020 ho conseguito anche un Master di II Livello con cui sono diventata esperta di Invecchiamento e Longevità. Per noi calabresi gli anziani hanno un ruolo importante all’interno della nostra società in quanto custodi di storie, memorie e saggezza. I miei interventi di potenziamento cognitivo sono volti proprio a garantirgli un invecchiamento attivo.

Paola sulla spiaggia della sua amata Pizzo

Non è stato facile tornare e non nascondo che ci sono momenti in cui mi chiedo: “ma chi me lo ha fatto fare?”. Ma poi le soddisfazioni arrivano.

Il mio ingresso nel mondo del lavoro come libera professionista non è stato facile anche in relazione al momento storico che stiamo vivendo. Come sappiamo tutti, la pandemia ha colpito in primis i più anziani e quindi in questo momento ogni intervento deve essere messo da parte per tutelare la loro salute.

La parola chiave per me è COLLABORAZIONE. La cosa che più mi ha aiutata nel mio ritorno alle “origini” è stata sicuramente la creazione di una rete di professionisti con cui poter collaborare.

Medici, neurologi, fisioterapisti, farmacisti, nutrizionisti, insomma tutte figure che hanno a che fare con la stessa tipologia di pazienti con cui ho a che fare io. Come ho fatto a creare questa rete? Un aiuto concreto è stato l’aver fatto il Servizio Civile non appena tornata dal Belgio, in un ambito connesso al mio lavoro. Questo mi ha consentito di conoscere la realtà di un territorio da cui per 6 anni ero stata lontana.

Un altro aiuto sono stati i social. Mentre ero a Bruxelles ho fondato la mia pagina Facebook e IG “Neurozoneper rendere le neuroscienze più divertenti e accessibili a tutti. In poco tempo si è creata intorno alla pagina una fitta rete di colleghi, alcuni anche calabresi con cui ho avuto modo di scambiare le mie opinioni.

Ai giovani calabresi dico:

“non demordete, abbiate fiducia. Un futuro diverso da quello che ci è sempre stato descritto è possibile ma dobbiamo essere pronti a lottare per esso, con gentilezza e coraggio. Risollevare una terra martoriata sarà la nostra più grande soddisfazione e possiamo farlo perché abbiamo i mezzi per farlo.”

Il tempo mi darà ragione oppure no, chissà. Io intanto ci ho provato.


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Domenico fonda un Brand e vende t-shirts in tutta Europa

Ciao Hub Calabria, mi presento:

sono Domenico, un giovane imprenditore Calabrese e fondatore del brand Independent Republic.

Spero la storia di Independent Republic possa essere da esempio e stimolo a chi come me ha scelto di restare in questa splendida regione e fondare le sue basi lavorative e affettive, o a chi ha voglia di tornare e contribuire alla crescita del proprio territorio.

Tutto ha inizio grazie al mio lavoro e alla mia passione per il Graphic Design. Le varie esperienze e gli studi hanno dato sicuramente lo stimolo iniziale al progetto. Vengo dal mondo della comunicazione e della pubblicità, e dopo l’ultima esperienza come Art Director presso la Francioso Comunicazione, agenzia leader in Calabria, scelgo di inseguire un sogno nel cassetto da quando ero agli inizi: realizzare delle t-shirts da vendere.

Certo l’idea della collezione è stata fondamentale nel progetto, appena arrivata sul web diventa virale e nel giro di un mese mi catapulto in un mondo completamente nuovo per me: il commercio online e la produzione di abbigliamento.

Non ho studiato moda, ma non è stato questo limite a fermare la mia determinazione. Inizio a capire e studiare il commercio elettronico, le piattaforme e i canali di vendita, compresi i social media con i quali avevo un ottimo rapporto grazie al mio lavoro. In poco tempo realizzo il sito del brand che oggi è un marchio registrato. Decido di lasciare il mio lavoro, fonte di guadagno abbastanza concreta, e scommetto tutto sul nuovo progetto, tra tante incertezze di chi mi circondava.

Determinazione e dedizione fanno sì che il progetto cresca nel giro di un anno, diventando un’Azienda vera e propria con sede a Soriano (VV); oggi il team di Independent Republic è composto da 4 collaboratori e vende i suoi prodotti in tutta Europa, tramite il sito web e una rete di negozi innamorati e diventati rivenditori del brand.

A breve lanceremo una capsule collection con un Personaggio importantissimo che non posso ancora svelarvi, e tra i tanti progetti c’è l’apertura di una serie di stores in Italia.

Sembra ad oggi ancora tutto un sogno che si realizza, e in realtà la spinta fondamentale è stato “sognare” e pensare in grande.

Restare in Calabria, nonostante la difficoltà a trovare aziende produttrici del nostro settore, è stata e sarà la scelta più giusta. Certamente Internet è lo strumento fondamentale di connessione con il resto del tessuto economico produttivo dell’intera nazione, ed è attraverso di esso che siamo riusciti a trovare le informazioni e i fornitori migliori per il nostro progetto.

Credo che la nostra storia sia la dimostrazione che è possibile fare impresa anche in Calabria, abbattendo distanze geografiche ed economiche.

Qui a Soriano ho la mia famiglia, i miei figli, i miei affetti, i miei ricordi, e questo mi permette di avere un ambiente intorno a me favorevole in tutti i sensi, un’armonia che mi concede di concentrarmi in modo ancora più determinato sui 1000 progetti che, ahimè, ho in mente.

Non sono nato imprenditore e nessuno lo nasce, lo si diventa. Sicuramente le mie esperienze lavorative mi hanno formato su quelli che sono i veri aspetti di un’azienda, il team e la comunicazione. Ho scoperto che credere in quello che si fa può essere un’arma potentissima.

Sono convinto che la nostra storia possa essere replicabile anche su altri settori in Calabria, molte simili esistono già e molte altre potrebbero nascere.. c’è solo bisogno di un po’ di fiducia in questa terra.

“Il futuro Calabrese appartiene alle nuove generazioni, compresa la mia. Saremo noi quindi a dover scommettere e provare in tutti i modi a realizzare i nostri progetti.”

In base alla mia esperienza, oltre agli ingredienti astratti descritti precedentemente (creatività, determinazione e formazione) ci sono delle informazioni che potrebbero essere di aiuto per altri professionisti o aziende, basta solo metterle a disposizione e fare rete.

Perciò per i lettori di Hub Calabria sono disponibile a raccontare la mia esperienza e scambiare delle informazioni, qualora qualcuno avesse in progetto di realizzare qualcosa di simile a Independent Republic.

Domenico M.


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Flavio, architetto ad Amburgo, torna in Calabria per salvare un Borgo (con Podcast)

Ciao Hub Calabria,

Mi chiamo Flavio, ho 33 anni e vivo ad Amburgo, dove lavoro come architetto.

Grazie per avermi dato l’opportunità di raccontare la mia storia. Penso sia molto importante che i giovani si confrontino e si ascoltino, per questo mi piace Hub Calabria.

Spero che dopo aver ascoltato la mia esperienza i giovani calabresi si motivino a rompere le paure che rischiano di bloccarci.

Io non sapevo un parola di inglese, ma mi sono lanciato e sono andato ad Istanbul con il progetto Erasmus, e dopo ancora a Berlino, dove ho imparato il tedesco.

Ho imparato tanto da queste esperienze all’estero e, soprattutto, ho imparato a vedere la Calabria con occhi diversi. Ho capito che va tutelata e valorizzata per quel che è. Sembra un paradosso, ma sono fiero che sia rimasta semplice, le grandi città stanno sperimentando il cambiamento al contrario, devono cercare di liberarsi dagli eccessivi interventi dell’uomo, ma sarà un lungo processo, noi in Calabria siamo già a buon punto.

Ascoltate il Podcast, a Raffaella ho raccontato le esperienze che mi hanno cambiato la vita e che mi hanno portato oggi a scegliere di tornare in Calabria per dare il mio meglio e contribuire al rilancio di un Borgo molto speciale, del comune di Simeri Crichi (CZ).

C’è bisogno di riscoprire la nostra Calabria, nel Podcast vi dico come e perché..

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Giovanni e Berenice, due giovani calabresi chirurghi a Bruxelles (con Podcast)

Giovanni e Berenice sono due giovani calabresi partiti dalla Calabria all’età di 19 anni. Oggi vivono e lavorano a Bruxelles, dove sono diventati chirurghi.

Li ho conosciuti grazie ad Hub Calabria, e sono molto contenta di aver potuto realizzare questo Podcast perché penso che la loro testimonianza potrebbe essere d’aiuto a molti giovani che ancora non hanno le idee chiare come Giovanni e Berenice.

Di cosa parliamo nel Podcast?

Ho cercato di fare domande semplici e lasciargli raccontare spontaneamente il loro percorso, la loro Storia, di giovani studenti partiti a 19 anni alla volta della Facoltà di Medicina di Tor Vergata a Roma, che hanno saputo far leva su un’opportunità potenzialmente accessibile a tutti durante gli studi, il programma Erasmus, e che a volte viene sottovalutata o vista come una perdita di tempo prezioso per la propria formazione.

Sia Berenice che Giovanni, sul tema Erasmus, si soffermano a spiegare quanto sia stato importante per la loro crescita il confronto con i colleghi in Belgio.

Trovo che siano molto belli e utili i consigli che a tal proposito rivolgono a chi è ancora studente e a tutti gli ascoltatori.

Ringrazio molto entrambi per la disponibilità che hanno avuto nel condividere la loro conoscenza con noi di Hub Calabria, in fondo è come ricevere una donazione per noi. Si tratta di risorse personali che ognuno sceglie di mettere a disposizione di altri.

Le informazioni che condividono Giovanni e Berenice potrebbero avvantaggiare chi ancora non sa cosa lo aspetta, chi si sta chiedendo “ma vale la pena fare l’Erasmus visto che studio Medicina?”, chi teme le difficoltà linguistiche, chi non dà la giusta importanza al confronto con il resto del mondo, dove viviamo e dove non esistono confini reali che ci separino dai nostri vicini.

Poi, come dico sempre, anche questa storia raccontata con la voce dei protagonisti, non parla solo di Giovanni e Berenice, ma ci aiuta a capire che in fondo la nostra formazione, quella che ci accompagna per tutta la vita e fa la differenza tra un professionista e Il professionista che diventerai, dipende molto più dalla propria proattività che non soltanto da un corso di studi o da un’università a cui ci si affida passivamente a volte.

Ambientazione: eravamo in pieno lockdown in Italia, ci siamo sentiti in video chiamata, non eravamo soli in casa e nessuno di noi ha una stanza di registrazione 😉

E’ stata dura ottenere questo Podcast, alla fine abbiamo optato per il “buona la prima”, ma per questi contenuti l’impegno che c’è voluto passa in secondo piano.

Ascoltate il Podcast, godetevi la chiacchierata tra giovani calabresi per i giovani calabresi.

Commentate sui social e se avete domande per Giovanni e Berenice scriveteci.

Buon ascolto!

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Giovanni, musicista calabrese, a 20 anni compone REVAS

Ciao Hub Calabria,
mi chiamo Giovanni, vivo a Sibari, ho 20 anni e sono un musicista.

Figlio d’arte, poiché mio padre è da 30 anni nell’ambito. Ciò che ha imparato lui dall’esperienza l’ha insegnato a me in meno tempo.

Cresciuto sul palco, a 14 anni ho partecipato ad un festival musicale che si svolgeva in due serate, insieme a vari musicisti, tra i quali ero il più giovane. Vinsi il premio assoluto come miglior batterista di entrambe le serate e ho capito molte cose da quella esperienza.

Ho studiato privatamente a Cantinella da Maurizio Mirabelli, successivamente all’Accademia musicale Gustav Mahler di Trebisacce. Ora sono iscritto e frequentante al Conservatorio Stanislao Giacomantonio di Cosenza.

Tutto ciò mi ha portato comunque a preferire la strada dell’autodidatta, poiché personalmente non condivido la didattica della zona. Ho infatti avuto modo di notare che, paradossalmente, un’essenza emozionale come la musica viene insegnata come una materia tecnica, come se si trattasse di matematica…

Premetto che provo profondo rispetto per ogni tipo di materia, ma ce ne sono alcune più tecniche di altre e la musica è principalmente emozione. Perciò penso che qualche aspetto lo si è dimenticato, facendo diventare la lezione un noioso, freddo e apatico luogo di desolazione emozionale.

Ho sentito anche molti musicisti che mi dicevano di studiare 8, 9 o 10 ore al giorno. Ma è scientificamente provato che dopo due, due ore e mezza di sala prove o comunque di studio, il cervello non produce più, non capisco l’utilità delle altre sette ore spese a sforzarsi di fare qualcosa di controproducente.

Poi non vedo perché uno dovrebbe stare così tanto a fare esercizi di tecnica tralasciando l’emozione, basilare, di suonare il proprio strumento o di creare musica propria come ho fatto io e di cui sono molto orgoglioso.

Penso che la tecnica e lo studio siano importanti, ma penso anche che ci sia un limite a tutto.

A volte ho messo in dubbio questo mio pensiero, chiedendomi se magari stessi ragionando come un allievo, ma ho insegnato solfeggio ritmico alla scuola danza Tripodina di Trebisacce, privatamente a Cosenza e musica, affiancato da pedagogisti, a ragazzi/bambini con disabilità mentali, e anche dopo queste esperienze il mio pensiero non è cambiato.

Giovanni in sala di registrazione

Molti musicisti sono legati ai vari tecnicismi stratosferici che a me non interessano, piuttosto mi interessa far divertire le persone, suonare per la musica, per la buona uscita del pezzo e per trasmettere le fantastiche emozioni che provo io quando sono sul palco.

Nella didattica classica viene tralasciato anche un lato molto importante del musicista: IL SUONO. Tenterò di farmi comprendere tramite un veloce aneddoto. David Gilmur, frontman dei magnifici Pink Floyd, ci ha messo 20 anni per trovare il suo suono, e il suo riverbero lo ha trovato nella tromba delle scale di un edificio (tra l’altro sono stati incredibili anche i suoi tecnici e ingegneri del suono nel carpire cosa lui volesse). Perciò, o David Gilmur non capisce niente di musica oppure tralasciare questo aspetto importante è una delle cose più sbagliate che si possa fare.

Ho scritto un libro sull’argomento. Una guida per giovani batteristi dove parlo dei vari materiali, delle misure dei fusti, suggerisco quale legno usare per alcuni contesti, spiego le differenze dovute alle misure dei piatti e delle bacchette e che cosa implica tutto ciò sul suono.

L’ho scritto perché molto tempo fa mi sono trovato “in alto mare”. Cioè, essendo che la batteria come strumento è fatta da tantissimi fattori e altrettanti incastri fra di loro che influenzano il suono finale, si rischia di spendere un patrimonio a comprare di tutto e di più, perdendoci il triplo del tempo. Avere una guida da cui prendere spunto penso sia di grande aiuto. Per esempio, se io suono metal probabilmente andrebbe bene una batteria in mogano per le frequenze che questo legno possiede.

L’ho intitolato “Unica essenza” e presto spero che sarà in vendita.

Inizia così l’introduzione: “con questa guida voglio aiutare i miei colleghi batteristi nella ricerca della propria dimensione in modo da non essere due entità distinte e separate col proprio strumento, ma parte di un’unica essenza!

Invito chiunque mi stia leggendo a NON ARRENDERSI MAI! È tutta una vita che combatto per raggiungere il mio sogno e fidatevi quando dico che ho ricevuto tante porte in faccia, e probabilmente ne avrò ancora, ma tutto ciò non mi butterà a terra.

Provate a vedere la vita come una persona fisica incontrata per strada dopo una lunga giornata di lavoro, sotto la pioggia e che vuole mettervi i bastoni fra le ruote. Ecco, adesso rispondetegli a tono, petto in fuori, testa alta e, se casomai doveste cadere, non preoccupatevi: le cadute servono per rialzarsi.

Perciò in piedi! Asciugatevi le lacrime e curatevi le ferite, tanto il dolore passa, l’esperienza rimane.

Io a 20 anni di età sono riuscito a raggiungere dei piccoli traguardi. Ho composto un mio brano e adesso sono professionalmente batterista ma anche, all’occorrenza, chitarrista. Inoltre, essendo compositore, creo anche gli arrangiamenti, la linea melodica ecc.

Iscritto alla SIAE come compositore, il mio pezzo, REVAS, è stato registrato, in quattro ore e mezza, a Castrolibero, presso lo STUDIO KAPPA di Carmelo Labate, fonico dei ricchi e poveri . REVAS significa “sogno” in esperanto, e a proposito di sogno voglio dire qualcosa a te che stai leggendo:

“Impara a sognare ragazzo e non ci sarà più bisogno di trovare un senso a questa vita.”


VIVA LA MUSICA!

Ascolta Revas

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Giandomenico, giovane illusionista calabrese. Quando la passione tenta di superare gli ostacoli

Ciao a tutti,

mi presento un po’, sono Giandomenico, ho 23 anni, sono nato a Trebisacce e cresciuto a Paludi, un piccolo paesino calabrese.

Mi sono avvicinato alla magia all’età di 8 anni, grazie ad una scatola magica regalatami dai miei genitori durante una visita a Milano. Da quel giorno mi sono innamorato perdutamente di quest’arte, chiedendo ad ogni compleanno e ad ogni Natale una nuova scatola magica in regalo

Il mio primo libro di magia l’ho comprato da alcuni rivenditori che facevano visita alla mia scuola elementare. Tra “Piccoli brividi” e “Le barzellette di Geronimo Stilton” faceva capolino “Il vero manuale del prestigiatore”, libro che trattava un po’ di tutto, dalle carte alle grandi illusioni, fino allo spiritismo.

Poco dopo, ho scoperto l’esistenza di libri più professionali, iniziando così uno studio “serio” di quasi tutte le branche della prestigiazione, dal close-up al mentalismo, dalla magia da scena al parlour.

All’età di 15 anni, mi sono esibito per la prima volta in un teatro vicino al mio paese di origine, davanti a circa 350 persone, il primo di molti altri spettacoli.

Circa due anni fa sono diventato allievo di uno dei migliori maghi italiani, Diego Allegri. Tutt’ora frequento queste lezioni durante le quali ho avuto ed ho continuamente modo di confrontarmi con i migliori maghi italiani nel mondo.

Grazie a questo percorso di studi sono entrato a far parte di un progetto dal nome “Talking Magic”, una sorta di “Netflix magico”, con lo scopo di aiutare e guidare gli appassionati in uno studio serio e preciso dell’illusionismo in tutte le sue forme. Qui, vengono messe a disposizione interviste ai “big” della magia, spiegazioni di effetti magici e lezioni teoriche fatte da professionisti del settore. Inoltre, mettiamo a disposizione le nostre conoscenze per l’aggiornamento costante della parte “wikipedia”, con biografie, recensioni di libri e ricerche storiche; insomma, sono orgoglioso di poter contribuire in qualche modo al miglioramento della magia in Italia, dove spesso questa viene presa come qualcosa di poco conto.

Per tutte le mie ricerche mi avvalgo della mia incantevole biblioteca magica, che anno dopo anno si è arricchita con volumi antichi e introvabili tramite i quali conduco ricerche storiche su vari ambiti della prestigiazione, appassionandomi sempre di più allo studio della magia sotto tutti gli aspetti.

Mi esibisco ormai da anni, in qualunque occasione, cercando di riunire nei miei spettacoli le varie arti che da sempre mi appassionano, le quali spaziano dalla musica fino alle arti mimiche.

Oltre allo studio magico ho conseguito la laurea in ingegneria informatica e ho iniziato la specializzazione in intelligenze artificiali.

Penso che la Calabria sia una terra meravigliosa, ma come ogni cosa ha i suoi pro e i suoi contro.

Ad oggi, sono soddisfatto della scelta che ho fatto nel rimanere a studiare qui: le nostre università sono tra le migliori e non vedo perché non sceglierle; per quanto riguarda la magia invece, purtroppo mancano dei punti di appoggio per gli appassionati e i professionisti di quest’arte.

Credo che uno dei modi per crescere in fretta, in qualunque ambito, sia il confronto e questo viene meno non avendo la presenza di figure di riferimento in grado di organizzare eventi, conferenze o workshop.

Per mia fortuna, ho avuto ed ho la possibilità di spostarmi, quindi, ogni mese mi rivedo con gruppi di maghi di tutta Italia per scambiarci idee e studiare insieme. Mosso dalla passione non lo vedo come un sacrificio e lo faccio volentieri, ma mi metto nei panni di chi non ha la possibilità di farlo.

Sarebbe bello poter creare un ambiente in cui riunire i vari appassionati di questa arte e finalmente non essere più “saltati” nei vari eventi. Personalmente mi metto a disposizione di chiunque voglia intraprendere o ha già intrapreso questo percorso. Magari si inizierà a collaborare e, chi lo sa, forse ne uscirà qualcosa di buono; attenzione però, c’è da dire che confrontandomi con altre realtà non è detto che sia per forza un male il non avere circoli o associazioni magiche: spesso sento parlare di ambienti in cui gli associati più “anziani” tendono a sminuire o a sentirsi superiori ad altri, quindi non vorrei ci fosse qualcosa del genere in cui alla fine non si cresce veramente.

Al di là di ciò che manca, non mi sento di rinnegare questa terra, mi ha dato un sacco di soddisfazione dal punto di vista artistico, mi esibisco ormai da anni qui e collaboro con vari settori portando in giro i miei spettacoli in qualunque contesto, penso sia la prova che con la passione si possa arrivare ovunque. Quindi, a tutti gli artisti e agli appassionati di qualunque arte, dico di tenere duro e le soddisfazioni arriveranno, naturalmente ci sono sacrifici da fare, ma anche questo fa parte del percorso.

Un’ipotesi vuole che il termine Calabria derivi dal greco antico kalón-bryōn, [terra] che fa sorgere il bene/il bello, ad indicare la fertilità del suo territorio. Credo, appunto, che la nostra regione abbia tantissime risorse sia dal punto di vista storico-culturale che dal punto di vista artistico, però spesso manca la consapevolezza di questa ricchezza che viene lasciata a se stessa.

Molto spesso noi ragazzi ignoriamo completamente la storia delle nostre origini, generando anche una mancanza di attaccamento alla propria terra, tutto ciò ci porta a pensare che altri posti siano migliori.

Dal punto di vista artistico, penso che un po’ manchi la “cultura dell’arte”, ma credo sia un problema generale dell’Italia, spesso gli artisti, di qualunque tipo, vengono scambiati per “hobbisti”, come persone che non possono fare della propria passione un mestiere. Questo tipo di pensiero credo nasca da una cultura “chiusa” che percepisce come lavoro solo lo “sporcarsi le mani”.

Nel mio ambito penso sia ancora “peggio” perché, prima di vedere un’esibizione, spesso si associa la magia a qualcosa che è esclusivamente per bambini. Quello che mi fa sorridere è la velocità con cui si cambia idea una volta che viene mostrato qualcosa. Da qui capisco l’enorme potenzialità che hanno le persone, la versatilità nel cambiare il loro pensiero davanti all’evidenza. Anche un adulto può stupirsi e può farlo molto meglio di un bambino.

Per quanto riguarda i punti di forza della nostra regione, penso siano le persone con la loro semplicità, spontaneità e generosità. Inevitabilmente le mie esibizioni mi portano a stare costantemente in contatto con loro e posso assicurarvi che in qualsiasi gradino della scala sociale si vede la nostra “calabresità” con tutte le sue sfumature, si sente la differenza anche nel modo di stupirsi e dal modo di esternare le proprie sensazioni.

Come dicevo, penso che per crescere in qualunque ambito serva il confronto; se questo manca, per apprendere alcune cose, bisognerà “provarle” sulla propria pelle attraverso l’esperienza. Ci sono cose che non si apprendono né sui libri e né su Google, per quanto uno possa studiare credo che non ci siano manuali su come piacere al pubblico o su come entrare in empatia con loro, credo che sia una delle cose più importanti per chi come me è nel mondo delle arti performative, noi abbiamo bisogno di un pubblico che ci dia retta, che si faccia stupire e che collabori con noi, avere le persone dalla nostra parte è la cosa più importante e la loro “ostilità” nei nostri confronti è da evitare nella maniera più assoluta.

Un consiglio pratico che mi sento di dare è quello di uscire dalla propria cameretta, dalla propria zona di confort ed esibirsi, naturalmente dopo il dovuto allenamento pratico. Non c’è strada migliore per imparare la “showmanship.

Consigli rapidi possono essere: non far sentire mai lo spettatore in “svantaggio” o stupido; non porre mai ciò che facciamo come una sfida, siamo lì per intrattenerli non per vincere qualcosa; gratificarli sempre e non farli sentire “fregati”; ricordarsi sempre che il nostro obiettivo è far vivere delle esperienze fuori dal comune.

Ai giovani calabresi dico:

Non sono nessuno per giudicare le scelte altrui quindi vorrei semplicemente augurarvi il meglio e il raggiungimento dei vostri obiettivi.

“Che voi siate artisti, ingegneri, medici o esercitiate qualsiasi altra professione, portate in alto il nome della Calabria, non dimenticate le vostre origini e ricordate che nel mondo c’è un piccolo paesino che potrete sempre chiamare “casa”.”


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