Francesco torna in Calabria: quando il coraggio di osare dà i suoi frutti..letteralmente

Sono felice di condividere con Hub Calabria la mia storia.

Ho 33 anni  e sono tornato a Casa Mia in Calabria 6 anni fa. Vivo e lavoro a Favella: un paradiso terrestre che è l’Azienda agricola di famiglia. Io rappresento la quinta generazione.

Favella si trova nel comune di Corigliano-Rossano in provincia di Cosenza, dove è cresciuto mio padre, precisamente nella frazione di Cantinella nel cuore della splendida Piana di Sibari, la più grande della Calabria, culla dell’ antica cultura greca. Fu fondata alla fine dell’VIII secolo a.C. da un gruppo di Achei provenienti dal Peloponneso. Sibari fu uno dei più importanti territori della Magna Grecia sul mar Ionio, tra i fiumi Crati e Coscile. Allora e ora vive di agricoltura e turismo.

Non fatevi ingannare da questi cenni di storia e geografia, io non sono stato uno studente modello. Per scoprire le mie capacità dovevo capire ciò che veramente mi interessava, direi, attraeva, e, di lì, trovare la mia strada di crescita umana e professionale.

Finito faticosamente il liceo scientifico, l’università non era una mia priorità. Basta libri, basta banchi. Cercavo esperienze e banchi di  vita per mettermi alla prova con l’urgenza di esprimermi in qualche modo.

Con un pizzico di incoscienza e coraggio mi sono buttato a capofitto nel cinema e lì ho trovato me stesso. A 19 anni lascio Padova, in Veneto, città del ricco nord-est dove mi ero trasferito con i miei genitori e mio fratello Giovanni, a soli 5 anni.

Padova è la città della linea femminile della famiglia, nella quale sono cresciuto e ho studiato, dato sfogo alle mie passioni sportive e intrecciato i primi veri importanti legami amicali.

Dopo il Sud ed il Nord trasloco, da solo, in Centro Italia, a Roma, dove frequento l’Accademia di Cinecittà con buoni risultati. Mi diplomo specializzandomi in regia.

Per 8 anni resto nell’ambiente, con qualche soddisfazione: i miei cortometraggi, o quelli a cui partecipo, vengono appezzati, vinco più di un premio e partecipo a qualche festival, per es. il Milano film festival, e a 22 anni faccio l’assistente alla regia nel film “Qualche nuvola” di Saverio di Biagio, selezionato al Festival del Cinema di Venezia. 

L’esperienza cinematografica mi ha segnato e insegnato moltissimo. Ho imparato ad avere a che fare con persone, personaggi e personalità completamente diverse tra loro; ho imparato a rispettare e far rispettare ruoli e competenze, dagli attori ai macchinisti. Mi sono dovuto interfacciare spesso anche con la produzione, ovvero con l’aspetto economico del cinema, che non è certo un’arte povera. Ho dovuto vendere le mie idee e monetizzarle, non è facile.

Buoni risultati, ma non abbastanza, soprattutto da un punto di vista economico. L’autonomia economica e psicologica, una certa indipendenza di testa e di tasca, rispetto alla famiglia, spingevano forte in me.

Un po’ per passatempo e un po’ per tenere allenato l’occhio, nel frattempo, continuavo a fotografare.

Mi capita così, un po’ per caso e un po’ grazie a mio fratello, di lavorare come fotografo per il WPT (World Poker Tour) in tutte le sue tappe europee. Che mondo incredibile!

Dopo le tappe di Barcellona e Parigi vengo “promosso” e ho la possibilità di avere una piccola troupe, così mi ritrovo a gestire anche parte del viral marketing delle tappe tramite social. Nei diversi Casinò, in giro per il mondo, ho cominciato a notare queste curiose e strane sigarette elettroniche, una novità assoluta ed è così che inizia la mia “carriera” da imprenditore.

Grazie ai risparmi e con altri due mie amici coraggiosi, inizio l’avventura di Smooke, breve ma intensa, aprendo i primi 2 negozi di sigarette elettroniche del nord-est Italia. Un business che allora ebbe in pochi mesi una crescita esponenziale. Altrettanto velocemente e predittivamente capisco che le lobby del tabacco, delle farmacie e il monopolio di Stato avrebbero fatto di tutto per frenare questo business, e così vendo le attività appena in tempo.

È a questo punto che avendo dimostrato a me stesso che potevo farcela anche da solo, decido di tornare in Calabria, nell’Azienda agricola di famiglia, a casa, da uomo “libero”.

Intanto, gli accadimenti personali più intimi e gli eventi famigliari, mi fanno crescere e diventare più responsabile. Sono “figlio di”, naturalmente e orgogliosamente per molti aspetti, ma è da imprenditore autonomo che in poco tempo mi rendo conto che la Calabria è piena di potenziale inespresso e di risorse da mettere a sistema.

Io credo in questa Regione: l’economia può girare ed ora più che mai è tempo di materie prime di qualità. La Calabria si sta giocando la partita della vita nei prossimi 10 anni. Sento di essere a Casa e conto di essere nella regione giusta.

Con il mio amico Antonio Braico abbiamo avuto un sogno che è diventato progetto e che stiamo realizzando, un’idea imprenditoriale che ha un nome: ClemenTime, e ci siamo posti un obbiettivo: portare le clementine della Piana di Sibari ovunque, dall’albero al consumatore finale, grazie ai distributori automatici.

Ho passato anni a sentire mio padre che si lamentava dei prezzi delle Clementine. Così ho deciso di vestirle con un packaging adeguato alla refrigerazione e di vendere non solo un ottimo prodotto ma anche un servizio.

ClemenTime come simbolo della Calabria cerca di sgomitare tra Coca Cola, Fanta e Kitkat: Davide contro Golia.

In Azienda, a Favella, mi occupo quotidianamente della produzione e delle risorse umane.

Avere della terra da coltivare, metterci le mani, piantare e raccogliere è bellissimo, ma non è cosa semplice. Tanti i parametri, i paletti, le possibilità …e l’imponderabile.

Rispettando il micro clima e le proprietà organolettiche dei terreni ho deciso di sperimentare in alcuni appezzamenti .

In questi anni ho realizzato un impianto di Paulownia, un albero da legno che cresce circa 20 metri in 3 anni. Con i problemi dei tagli boschivi ed il nuovo mercato dei mobili “fai da te” il legname nel futuro sarà per la maggior parte da coltivazione.

Poi ho realizzato una piccola tartufaia, che, al contrario della Paulownia, ha tempi invece lunghissimi per riprodursi, ma molte zone della Calabria sono vocate per fare tartufi, pochi lo sanno, pochi lo fanno ma la domanda c’è ed è una nicchia appassionata.

Siamo terra di agrumi e il finger lime è un agrume che non potevo non provare. Ora in Calabria abbiamo un po’ di Australia. Un frutto molto costoso quindi con grandi margini di redditività che ad oggi si aggira sui 150 euro al kg. Sono molto curioso ed è per questo che risulto essere uno dei primi in Italia aver creduto e piantato questo meraviglioso agrume ed oggi faccio parte del CDA del Consorzio finger lime Italia con sede a Milano.

Quello che vi voglio trasferire è che tornare in Calabria è stata la scelta giusta.

“Abbiate il coraggio di avere paura. Oltre le paure ci sono i colori più vivi.”


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Valentina, da Catanzaro al Louvre

Ciao Hub Calabria,
innanzitutto, grazie di darmi la possibilità di raccontare la mia storia.

Mi chiamo Valentina e vengo da un piccolo paese della provincia di Catanzaro, Cropani Marina.

Mi sono laureata con il massimo dei voti in Storia e Conservazione dei beni culturali all’Unical e ho conseguito la laurea specialista in Storia dell’arte a La Sapienza nel 2010, in piena crisi economica.

Dopo la laurea ritorno nel mio paese e lavoro per un mese presso il museo archeologico del posto, in qualità di guida turistica.

Ben presto mi accorgo che la realtà è ben diversa da quella che mi era stata proposta. Decido di partire con due valigie e con un biglietto di sola andata per Parigi. Mi sono detta: vado, imparo e ritorno. Sono passati 10 anni.

Ho sempre amato Parigi per le sue bellezze e per la sua storia, inoltre, volevo migliorare il francese e fare un tirocinio post laurea all’estero.

Fin da subito ho lavorato come operatrice didattica per svariati musei, tra i quali il noto Museo del Louvre.

Lavorare al Louvre è stata un’esperienza indimenticabile, la più bella in assoluto. Tuttavia, per poter lavorare con i gruppi di adulti e condurre le visite guidate nei musei bisogna avere il patentino di guida turistica, allora mi sono iscritta all’università e ho conseguito un’altra laurea.

Dopo aver superato l’anno di corso, ho dovuto inviare l’attestato dell’università e altri documenti alla prefettura per avere il famoso patentino.

Da allora è stato un successo dietro l’altro. Ho avuto un contratto a tempo
indeterminato alla Fondazione Louis Vuitton, ho iniziato a collaborare con la società che gestisce le guide turistiche di Versailles, Louvre, Grand Palais, la Reunion des Musées Nationaux.

Ho aperto una partita IVA per lavorare anche con le agenzie di viaggio, con associazioni italiane e con i tour operator. Mi sono iscritta al registro nazionale italiano delle guide straniere per poter esercitare la professione di guida turistica e accompagnare gruppi in Italia.

Ho dato qualche corso privato di Storia dell’arte per un’associazione italiana e ho anche organizzato un viaggio culturale in Calabria!

In generale, con il mio lavoro cerco sempre di valorizzare la Calabria, i suoi prodotti unici, basti pensare al cedro e al bergamotto, il mare che è uno splendore, la montagna dove si respira l’aria più pura d’Europa, i monumenti che raccontano millenni di storia. Lo faccio perché penso sia una regione straordinaria.

Devo dire però che, in Calabria, gli enti pubblici e privati, devono lavorare ancora molto nel settore turistico. La cosa che mi lascia perplessa è che tutti parlano di turismo, tutti citano questa parola, ma il settore è sempre fermo, tranne qualche realtà.

Ci sono pochi collegamenti con la regione. Io ogni volta che scendo devo fare scalo a Milano o Roma, non ci sono compagnie low cost da Parigi ma solo ed esclusivamente Alitalia.

Ad accogliere i turisti all’aeroporto di Lamezia Terme c’è una gigantografia obsoleta della regione e spesso il punto d’informazione è chiuso.

Il sito internet ufficiale nel settore non è aggiornato basti vedere con i propri occhi: http:// turismo.regione.calabria.it/website/

Non c’è un assessorato da più di 10 anni, idem per il soprintendente dei beni storici della Calabria, che è arrivato da poco dopo mesi di assenza.

Mi reco al salone internazionale del turismo e la Calabria non c’è, passo davanti l’Enit a Parigi e la Regione è promossa poco, non ci sono locandine in giro della Calabria, mentre esplodono quelle della regione Sicilia e della Puglia.

Tanti miei amici, colleghi e conoscenti vorrebbero conoscere la Regione ma la mancanza di collegamenti li frena.

Pertanto, ribadisco che c’è ancora tanto lavoro da fare dal mio punto di vista.

Io ho tante idee e progetti anche perché lavorando in una nazione dove il concetto di valorizzazione è ben chiaro per fare introiti, ho potuto acquisire molte competenze nel settore culturale e turistico.

Vorrei ritornare e apportare il mio contributo, ma ogni volta che cerco di farlo trovo le porte chiuse. Ho inviato vari CV e nessuno risponde, nemmeno per dire: no, grazie. Allora mi innervosisco e mi chiedo: se non si risponde ad una persona che ha lavorato per il Louvre a chi si risponde?

Un giorno probabilmente ritornerò con la mia famiglia!

Ad oggi, tutto quello che ho imparato è il frutto della mia esperienza e della mia tenacia. Sono partita da sola dopo due mesi dal conseguimento della laurea.

In base alla mia esperienza, posso dire che le università italiane sono le migliori in termini di preparazione teorica; ricordo ancora quando ho fatto i test per entrare all’università a Parigi. La formazione era a numero chiuso e c’erano solo 25 posti. Ci sono state 350 candidature e io sono rientrata grazie al mio bagaglio culturale, senza quello non ce l’avrei mai fatta, ma il mondo del lavoro è cosi diverso.

All’università non mi hanno mai insegnato come interagire con il cliente, come gestire un gruppo, come prenotare nei musei, le tecniche di comunicazione, come organizzare un evento culturale o un viaggio, una conferenza, un percorso didattico per i bambini o come organizzare una programmazione culturale.

Lavorare con un cliente straniero, che ha una cultura diversa dalla nostra, mi ha consentito di acquisire queste e altre competenze. Anche se per me, almeno all’inizio, è stato molto difficile perché a Parigi non conoscevo nessuno.

Ho trovato casa, il tirocinio e il lavoro da sola.

Non parlavo benissimo francese, il primo anno è stato complesso, tante volte ho voluto abbandonare ma ho resistito e raggiunto tutti i miei
obiettivi.

Valentina, guida turistica a Parigi.

La casa per esempio è un vero problema, se non hai garanzie solide, nessuno ti affitta un appartamento, lo stipendio deve essere tre volte l’affitto della casa.

All’inizio stavo in un appartamento di un italiano con un mio amico, il tempo di trovare una sistemazione. Ho trovato una stanza in un appartamento tramite il sito Pap che mette in relazione i privati, senza agenzia.

Poi c’era la barriera della lingua. Non mi andava di fare corsi teorici perché avevo delle buone basi di francese, in quanto mi sono diplomata al magistrale indirizzo linguistico a Catanzaro. Avevo bisogno di parlare, cosi oltre al tirocinio in un museo specializzato nelle attività per bambini, il Museo en Herbe, lavoravo come hostess d’accoglienza all’Hotel Hilton.

Ho imparato tutto con l’esperienza diretta e ho utilizzato l’arma di essere italiana, quindi di parlare una lingua straniera e lavorare per questo tipo di clientela.

I primi colloqui li ho preparati con il mio coinquilino, passati gli anni e assunta dimestichezza con la lingua non mi sono più preparata, andavo e basta. Mentre quando sapevo che avevo colloqui e esami in inglese, mi facevo aiutare dal mio compagno e ripetevo a voce alta! Non bisogna mai dire non sono capace o è troppo difficile, soprattutto se hai un bagaglio solido, io ho puntato molto su questo.

Ai calabresi nel mondo vorrei dire:

“fate rete e fate conoscere realmente La Calabria per l’ospitalità, la gentilezza, la cultura plurimillenaria e tutto ciò che c’è di buono in questa amata terra e a quelli che sono rimasti dico di lottare sempre per i propri desideri.”

Alcune volte mi chiedo se è più facile andare via o rimanere e creare il proprio lavoro. Non lo so, credo che dipenda molto dal settore lavorativo. Nel mio caso non ho avuto molta scelta, ma ora sarei pronta a rimettermi di nuovo in gioco. Ora che sono lontana mi rendo conto di quanto mi manca il sole, il mare, la natura incontaminata, prendere un caffè con il vicino di casa senza prevenire, la tua famiglia.

Ammiro tutti quelli che hanno deciso di rientrare e spero che un giorno anch’io possa farlo, d’altronde è la speranza che ci dà la forza di andare avanti.


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Roberta, ricercatrice calabrese premiata alla Conferenza Nazionale olandese di Tossicologia 2018

Ciao Hub Calabria, sono molto felice di condividere oggi con voi la mia storia.

Ho 30 anni e sono originaria di Rogliano, cittadina nella provincia di Cosenza.

Dopo aver conseguito il diploma presso il Liceo Classico Bernardino Telesio (Cosenza), ho intrapreso il percorso accademico presso l’Università della Calabria, dove ho conseguito il diploma di Laurea in Chimica e Tecnologia
Farmaceutiche.

Durante l’ultimo anno del percorso universitario, ho deciso, come tanti ragazzi calabresi e non, di partecipare al concorso Erasmus. Vinta la borsa di studio, sono partita per l’Olanda.

La Prof.ssa A.R. Cappello, con la quale stavo svolgendo il mio periodo di tesi sperimentale, prese contatto con l’Università di Utrecht, presso la facoltà di Medicina Veterinaria, dove il Dr. M. Houweling mi accolse nel suo gruppo di ricerca per tre mesi, con un entusiasmo e un’umanità infinita, (primo stereotipo: i nordici sono freddi, abbattuto! Perlomeno abbattuto per gli olandesi).

Molti di voi penseranno…solo tre mesi?! Sì, e vi assicuro che sono stati abbastanza per aprire gli occhi, uscire dalla mia comfort zone, allargare i miei orizzonti e confrontarmi con una cultura per certi versi molto lontana dalla nostra, ma allo stesso tempo paradossalmente simile.

Da lì, iniziò quello che poi divenne, e tuttora lo è, il mio capitolo di vita in terra olandese.

L’Università della Calabria, dunque, ha giocato un ruolo fondamentale dandomi non solo la possibilità di partire e svolgere ricerca in un laboratorio all’estero (grazie soprattutto al lavoro dell’ufficio Erasmus), ma anche le giuste conoscenze scientifiche che, insieme alle mie personali soft skills e ad un’alta conoscenza dell’inglese, mi hanno permesso di superare il colloquio per una posizione di lavoro per la quale avevo inviato CV e lettera di presentazione tramite il sito academictransfer.com (magari a qualcuno di voi potrà essere utile…sono disponibilissima a qualsiasi richiesta di informazioni tecniche).

Il dottorato è un lavoro a tutti gli effetti in Olanda, con diritti e doveri che spettano ad un Lavoratore!

Nel 2015, dopo solo pochi mesi dalla seduta di laurea, iniziai così il dottorato di ricerca presso l’Università di Groningen, GRIP.

Groningen è una cittadina del Nord Olanda, abitata approssimativamente da 230.000 persone, di cui il 25% (percentuale altissima!) studenti provenienti da tutto il mondo. Così come tutta l’Olanda, pullula di cervelli in fuga, italiani e non.

Questa grande avventura è iniziata nel gruppo di ricerca della Prof.ssa A. Salvati, ricercatrice italiana che si occupa di capire come le nanoparticelle vengano assorbite in cellule e tessuti (uptake), e che tipo di tossicità possano eventualmente causare (nanosafety), della co-promotrice dott.ssa Y. L. Boersma e del Prof. P. Olinga, esperto di malattie fibrotiche e modelli ex vivo (Precision-cut tissue slices) utilizzati per studiare principalmente metabolismo di (nuovi) farmaci.

Chi l’avrebbe mai immaginato che mi sarei ritrovata ricercatrice a Groningen, che avrei presentato i miei risultati del progetto di dottorato in conferenze nazionali olandesi e internazionali, che avrei pubblicato articoli in riviste scientifiche; che avrei vinto diversi premi durante la carriera di PhD, che avrei avuto modo di conoscere e parlare con grandi scienziati, di lavorare in un team di ricerca grandioso, di imparare a parlare l’olandese, di fare il grande passo e iniziare nel 2020 come ricercatrice in una grande azienda internazionale di studi clinici?

E aggiungo, chi avrebbe mai immaginato che l’Olanda sarebbe diventata la mia seconda casa? Nonostante il grigiore che incombe nelle giornate invernali, nonostante la tristezza che mi invade ogni volta che lascio la mia famiglia, i miei amici, nostra Calabria (sì, è mia e vostra, e può sembrar paradossale, ma la sento ancor più mia adesso).

Tristezza compensata dalla mia serenità d’animo e felicità per quel mio piccolo contributo alla società tutta, e per quella soddisfazione che ti ripaga quando la sera poggi la testa sul cuscino.

No, non avrei mai potuto immaginare tutto ciò!

La nostra regione è un bene inestimabile, e questa mia percezione è aumentata ancor di più vivendo all’estero.

A volte penso sia stata una fortuna allontanarmi un po’ fisicamente (con il cuore mai!), perché ho apprezzato ancora di più ciò che la nostra terra può offrire, a partire dalle tradizioni culinarie, che ti fanno sempre fare un figurone: gli amici europei e il fidanzato olandese amano la ’nduja, per dirne una!! Per finire ai paesaggi idilliaci che caratterizzano la Calabria, e il meridione in generale.

Quando all’estero mi chiedono dove vivo e rispondo “Sud Italia…Calabria”, il primo commento di una piccola parte di persone, detto con molta leggerezza, e all’insaputa di quanto male possa fare, è: “oh
wow, dove c’è la mafia? Non ci sono mai stato!”. Il mio cuore si stringe e le mani iniziano a sudare. Allora mi chiedo: cosa posso fare? Cosa possiamo fare?

Dobbiamo iniziare noi calabresi, sia chi resta che chi va, a credere in noi e nella nostra terra, ad apportare quel cambiamento comportamentale nella nostra società che può nascere solamente da un sentimento puro verso la nostra regione.

Dobbiamo aprire gli occhi e capire che è momento di crescere, puntare su ciò che di bello abbiamo, sull’intelligenza del nostro popolo ormai da tempo assopita e assorbita da ciò che ci circonda e divora e vuol farci credere che qualcosa cambierà.

La “rivoluzione” arriverà solo quando saremo davvero noi a crederci, e
allora qualcosa cambierà di sicuro!

Cosa posso fare? Beh, far conoscere il bello della Calabria e incontrare la stessa persona, che mi aveva lasciato l’amaro in bocca qualche mese prima, di ritorno da una vacanza nel Sud Italia e sentirle dire: “Wow, che meraviglia la tua terra! Grazie per avermela fatta conoscere! E’ stata una botta di vita!”

Per chi resta e per chi parte (mi piace pensare momentaneamente) …

“Usciamo dalla nostra comfort zone, esponiamoci, impariamo, cresciamo, sbagliamo, non restiamo in silenzio per paura di sbagliare, confrontiamoci, sogniamo…realizziamo!”


Sono disponibile a dare delle informazioni generali per chiunque volesse trasferirsi in Olanda. Per esempio, su dove cercare casa (problema grandissimo in Olanda, più che trovare lavoro, etc).


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Natale, giovane calabrese, a 22 anni Chef nei migliori ristoranti di Zurigo

Ciao Hub Calabria,

sono Natale ed ho 22 anni. Vengo da un piccolo paesino nella provincia di Cosenza, Guardia Piemontese che è anche la cittadina di Dario Brunori.

Diplomato con il massimo dei voti nel settore enogastronomico, la mia storia all’estero inizia da una grande realtà metropolitana, Zurigo.

Credo che il destino sia scritto per ognuno di noi, perché il 26 settembre 2018, mentre ero in vacanza qui, cenando nel miglior ristorante pizzeria di Zurigo, la Fonte, il proprietario Giovanni Figoli, calabrese come noi, mi ha offerto l’opportunità di diventare chef del ristorante.

Da lì è iniziata la mia avventura in Svizzera.

Un Paese che affascina e fa comprendere quanto l’Italia, e soprattutto il Sud Italia, ha da migliorare.

Basta pensare ai mezzi pubblici. Quando andavamo a scuola, ricordo il pullman costantemente in ritardo, qui invece passano molto spesso anche in anticipo e devi far attenzione a non perderlo. Mai essere ritardatari in Svizzera.

Le regole sono rispettate da chiunque e già da piccoli i bambini vengono educati ed indirizzati al fine di poter apportare delle migliorie alla comunità.

Ambientarsi all’inizio non è stato semplice, quando non conosci la lingua ufficiale del posto tendi ad essere emarginato, ed oltretutto diciamo che il popolo rispecchia abbastanza le condizioni climatiche del luogo.

Forse è proprio questo che apprezzi della Calabria quando vai via, il pathos, il calore che c’è tra noi conterranei. Un semplice caffè improvvisato o le tavolate domenicali.

Qui in Svizzera, purtroppo e per fortuna, deve essere tutto organizzato altrimenti diventa impensabile poter organizzare qualcosa all’ultimo minuto.

Proprio quel pathos lo riscontro anche negli ingredienti del luogo: ricordo i pomeriggi passati nell’orto con mia nonna, il periodo dell’olio, la vendemmia, la passata di pomodoro e le conserve. Tutto in Calabria ha un sapore, un odore ineguagliabile. Nonostante io porti qui ingredienti straordinari e materie prime come liquirizia, bergamotto, i nostri insaccati, le qualità organolettiche sembrano diverse, così come la mia anima che si sente più leggera in mezzo a quel verde e alle casseruole di pomodoro e basilico fresco sul fuoco vivo che arde.

Forse la Calabria è proprio questo, un sentimento simile al detestare quando ci sei dentro e amore profondo quando sei lontano. E ti senti adirato perché vedi tanto potenziale inespresso a cui servirebbe solo un po’ di cura per fiorire e rifiorire. 

Ad oggi, dopo aver collaborato con Chef importanti, lavoro per un altro famoso ristorante a cui devo una grande crescita professionale e personale. Mi ha permesso di cucinare e visionare ingredienti stratosferici e costosi.

Ti senti gratificato, vieni pagato per il tuo valore e questo ti mette in difficoltà perché ripensare ad un ritorno in Calabria diventa complesso.

Ho girato gran parte dell’Europa grazie a ciò che mi sono costruito qui. Per uno Chef è fondamentale viaggiare e scoprire usi, costumi e tradizioni di un luogo.

La domanda sorge spontanea: la Calabria mi avrebbe concesso le stesse possibilità che ho qui?

La Calabria è pronta a riaccogliere un giovane ragazzo che ha in mente un ristorante con una cucina di alto livello? 

Se dovessi concentrarmi esclusivamente sulle materie prime, le valigie sarebbero già pronte. Purtroppo il contorno di ciò che mi ha circondato per 20 anni mi fa pensare che ancora il nostro territorio non è pronto.

L’idea, però, c’è. Ed è persistente nella mia mente e nel mio cuore. E quando c’è un’idea, è presente anche la speranza.

Riuscire a far rivalutare i nostri piatti ricchi e abbondanti in chiave moderna e gourmet mi stimola e mi affascina. Sarà un’utopia ma noi chef siamo tutti un po’ pazzi. Magari un giorno, non troppo lontano riuscirò a realizzare questo sogno.

In Svizzera ho conosciuto tantissimi ragazzi del Sud che come me sognano un futuro migliore per la nostra terra. Ho conosciuto anche tanti ragazzi extracomunitari che partendo dal nulla si son plasmati e forgiati.

Il consiglio che mi sento di dare a chi è in Calabria, ai giovani calabresi nel mondo, e a chiunque leggerà questo articolo è:

“Viaggiate. Nel 2020 bisogna ampliare la mente, capire che la nostra lingua non è l’unica al mondo, che il nostro colore della pelle è soltanto una delle tante sfumature, che il nostro paesaggio è splendido ma non unico, comprendere che la diversità è ricchezza, bellezza e che non bisogna ripugnare ciò che non si conosce. Comprendere che essere superficiali porta ad essere giudicati solo dalla superficie. Ed un libro non si giudica solo dalla copertina.

Ed è proprio dal mio ultimo libro letto che ho capito di voler ritornare in Italia e ampliare il mio bagaglio lavorativo e culturale.

Quindi, state connessi su Hub Calabria perché questo portale più che di raccontare una storia aiuta a spronare chi sta leggendo a migliorare. Tutti nel nostro piccolo possiamo e dobbiamo fare qualcosa. Ed è dalle piccole cose, così come questo sito, possono nascere grandi cose.


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Carmine, da Fuscaldo a Copenaghen, Manager nella più grande multinazionale scandinava

Ciao Hub Calabria,

la mia storia inizia in una piccola cittadina in Svezia, a Linköping. Ero arrivato per studiare un semestre in Erasmus. La prima volta che vivevo fuori casa.

Non parlavo inglese, non conoscevo nessuno, avevo con me pochi risparmi (principalmente le “buste” dei parenti dalla festa della laurea triennale). Avevo soprattutto tanta curiosità e voglia di esplorare il mondo fuori dal paesino in cui sono cresciuto, Fuscaldo.

Curiosità di esplorare la cultura scandinava che ammiravo per la socialdemocrazia e per il welfare, e che avevo iniziato a conoscere grazie ai libri di Stieg Larsson.

Da allora ogni anno è stato imprevedibile.

Prima della laurea ho lavorato in Procter & Gamble tra Pomezia e Roma come stagista. Subito dopo ho iniziato a lavorare in una fabbrica, in un paesino nelle campagne del Veronese, assunto da Unilever per il Future Leaders Programme.

Avevo tutto quello che un neolaureato di 25 anni potesse desiderare: un buon lavoro in una grande multinazionale, ottime prospettive di crescita professionale, una vita stabile in ambito privato.

Ma non ero felice: il lavoro assorbiva tutto il mio tempo e le mie energie, e, parliamoci chiaro, la bassa-veronese non offre molte opportunità di svago.

Così, per caso, ho googlato offerte di lavoro in Danimarca e ho inviato un CV.

Non ero mai stato in Danimarca.

Dopo un lungo processo di selezione, ho ricevuto un’offerta da Novo Nordisk, multinazionale farmaceutica specializzata nella cura del diabete, per un contratto di 2 anni nel loro Graduate Programme.

Neanche a dirlo, mi sono trasferito a Copenaghen prima, negli Stati Uniti dopo.

Rientrato in Danimarca, ho ricoperto ruoli che mi hanno permesso di viaggiare nei mercati emergenti (Russia, Arabia Saudita e Bangladesh per citarne alcuni). Oggi vivo a Copenaghen e ricopro un ruolo da project manager con responsabilità sul territorio Europeo.

Otto anni fa, quando stavo per salire su quell’aereo che mi portava in Svezia, non credo che nessuno (me incluso) avrebbe potuto minimamente immaginare questa storia.

La Scandinavia è probabilmente il luogo in Europa culturalmente più diverso da una cultura Mediterranea come quella calabrese.

Vivere all’estero e viaggiare in altri paesi sicuramente amplifica i legami e le critiche verso mamma Calabria.

Ad esempio, vivere lontano mi ha spinto a riscoprire con passione le nostre tradizioni: dalla raccolta delle olive al rito del maiale, dalle sagre ai prodotti tipici.

Allo stesso tempo, è difficile non essere critici verso l’abusivismo (sia edilizio che ambientale) che caratterizza il nostro territorio e verso la mentalità opportunistica e individualistica che troppo spesso prevale, a scapito soprattutto dei giovani.

Ma ogni volta che rientro in Calabria sono davvero tante le opportunità che vedo, sia in termini imprenditoriali che per una più efficiente gestione delle eccezionali risorse territoriali.

Questo mi porta, spesso, a sognare un rientro in terra natia e a riflettere su quali potrebbero essere le competenze con cui contribuire ad un maggiore sviluppo del territorio.

Ma il dubbio è se la Calabria sia pronta a ri-accogliere i tanti giovani che sono andati via. Se ci sia lo spazio per recepire il nostro contributo. Se ci sia la voglia di trasformarsi in modo tale da ri-creare in Calabria le condizioni che ci hanno permesso di crescere altrove.

La realtà ti sveglia quindi dal sogno.

Nonostante ci siamo eccellenti iniziative di successo in Calabria, la realtà è che è difficile lasciare tutto quello che si è costruito, con tanti sacrifici, da soli, per scommettere su questo territorio.

In queste condizioni, che ti danno almeno apparentemente la percezione di avere tutte le probabilità contro. Che, in fondo, è la stessa sensazione di quando lasciamo la Calabria per ripartire altrove.

La Calabria mi ha dato l’opportunità di formarmi in una realtà eccellente come il corso di laurea in Ingegneria Gestionale all’Università della Calabria.

Essere un buon studente, passare gli esami con ottimi voti, però non ti rende automaticamente un buon professionista.

Competenze come saper collaborare, esprimere e condividere idee, sono fondamentali per contribuire positivamente in un contesto sociale o aziendale.

Una palestra per queste qualità è sicuramente l’associazionismo, meglio se in ambito universitario.

Questo anche perché, almeno nel caso di grandi aziende, dopo i primi anni di esperienza lavorativa, presto, nessuno ti chiederà cosa hai studiato all’università.

A chi mi chiede come prepararsi al meglio prima di partire per l’estero, il mio consiglio è: preparati a non sentirti preparato, ad accettare di non sentirti a tuo agio, a non sentirti adeguato.
Queste sono le condizioni in cui si cambia, si cresce, ci si realizza.

Saper comunicare bene in inglese è stato IL fattore determinante del mio percorso.

Mi ha permesso di entrare in contatto con persone con esperienze e punti di vista diversi.

Per ogni fase del mio percorso posso individuare un paio di persone che sono state speciali per il loro contributo, ed è anche a loro che devo dire grazie.

L’inglese mi ha esposto ad un insieme di contenuti enorme, in termini di libri, podcast o spettacoli. Questi sono stati linfa vitale per la mia curiosità, e molto spesso fonte di ispirazione.

L’accesso a internet e ai suoi contenuti, se di qualità, può davvero essere una leva per acquisire conoscenza, ed essere arma di riscatto per un territorio geograficamente svantaggiato come il nostro. Aiuta soprattutto a non guardare il mondo solo in base alla propria esperienza ma a pensare “outside of the box”.

Mi viene in mente a proposito la canzone di Brunori Sas – “Secondo me”.

Ai giovani calabresi vorrei dire:

“Sia per chi va via che per chi rimane, Hub Calabria è una grande occasione che noi giovani calabresi dobbiamo concretizzare creando rete, anche per sentirci meno soli nel desiderio di costruire un futuro migliore nel nostro territorio.”

Grazie Raffaella per questa iniziativa!


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Antonio ritorna in Calabria per preservare ed ospitare

Ciao a tutti, sono Antonio fondatore di Discovering Presila.

In Calabria ho deciso di ritornarci dopo 11 anni fuori.

Dopo la Laurea in ingegneria ho vissuto a Padova dove mi sono formato professionalmente come consulente in una Multinazionale.

Sia durante gli anni di studio lontano da casa che durante gli anni di lavoro ho sempre immaginato il mio ritorno e la costituzione di una mia impresa ed è così che inizialmente da solo, durante la notte, e poi in team insieme a Carmine Scorza, Francesca Pristerà, Francesca Tobruk e Valentina Bianco abbiamo creato Discovering Presila.

Molte volte, tra me e me, ho criticato il sistema universitario, non tanto perché non ci prepara abbastanza ad affrontare il mondo del lavoro, ma perché non ci educa a fare impresa, questo porta molti di noi a vivere l’università e ad apprendere quello che questa ha da insegnarci per trovare un posto fisso e non per creare un’impresa, per creare evoluzione che è quello che serve alla nostra Regione.

Durante il mio percorso sono stato molto fortunato perché ho avuto la possibilità di incontrare due/tre professori che erano anche imprenditori e che hanno cercato di trasmettere le basi per trasformare un’idea in un business, che nel mio caso hanno generato la giusta curiosità grazie alla quale ho potuto costruire il modello di business sul quale si basa Discovering Presila.

La nostra Mission è: “ Sviluppare il territorio in modo innovativo usando l’Accoglienza Emotiva tipica di noi calabresi e la Genuinità dei nostri prodotti per creare delle Esperienze Uniche per le persone che decidono di venirci a trovare”.

Discovering Presila è attiva da un anno, un anno che per noi ha presentato molte difficoltà, perché tutti al momento facciamo due lavori per poter permettere a Discovering Presila di non doverci pagare lo stipendio e crescere, ma insieme alle difficoltà sono arrivate tantissime soddisfazioni, tantissime meravigliose collaborazioni in un territorio, la Presila Catanzarese, dove fare Rete è sempre stato visto come qualcosa di impossibile.

Abbiamo creato un Brand che vogliamo sia il brand di tutti per portare il nostro territorio nel mondo e poi fare in modo che il mondo venga nel nostro territorio, da qui il nostro motto:

“Appartenere ad un luogo, diffondere le sue radici e ospitarci il mondo”.

Ho sempre avuto una percezione super positiva della Calabria, credo di averla guardata sempre con un occhio critico e questo mi ha portato a capirne davvero a fondo quelle che tutti chiamano “debolezze”, che debolezze non sono, anzi… sono punti di forza, grazie ai quali alcuni territori sono rimasti incontaminati.

Sicuramente ci sono dei problemi, ma sono fermamente convinto che ad oggi l’evoluzione del mondo sia andata talmente tanto avanti da permettere anche a noi calabresi di avere gli strumenti giusti per conquistare i mercati, ma soprattutto per conquistare i cuori delle persone che fino ad oggi ci hanno guardato con diffidenza.

Due cose credo che siano stati fondamentali per la mia esperienza:

  • Continuare a Studiare: studio di più adesso che durante l’università, prima era impensabile per me leggere un libro, adesso ne leggo uno ogni  10 giorni e leggo di tutto. Credo sia fondamentale in un percorso imprenditoriale cercare di tenere la mente sempre aperta perché solo tenendo la mente aperta si può costruire la capacità di trovare le soluzioni ai problemi quotidiani che un’impresa può vivere.
  • Avere un Team: lavorare con delle persone che guardano in un’unica direzione e condividono la propria visione fa la differenza nel raggiungimento degli obiettivi.

Quando vi dicono che la nostra regione è una regione arretrata, che ha tanti problemi, che avete fatto bene ad andarvene (ma in cuor vostro state soffrendo), elegantemente mandateli a quel paese e trovate il modo se siete fuori di riportare il vostro Know-How in Calabria e se invece siete rimasti di far sapere al mondo intero che ci siete.


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Serena, avvocato ribelle, in Calabria per innovare

Ciao a tutti. Grazie ad Hub Calabria e Raffaella Crupi per aver avuto voglia di ascoltare la mia storia e raccontarla ai suoi lettori.

Mi presento, sono Serena, fondatrice e socia dello Studio di consulenza legale, aziendale e privacy Corigliano & Porfido, con sede a Cosenza.

Sono un avvocato di 33 anni, ho studiato legge all’UNICAL e dopo la laurea mi sono trasferita a Roma per fare pratica forense in un grande studio specializzato in diritto amministrativo e per studiare alla Scuola di specializzazione per le professioni legali della Sapienza.

Successivamente, ho deciso di tornare in Calabria per toccare con mano il significato del lavoro di avvocato nel sud d’Italia.

In una prima fase, ho svolto la professione nel senso più classico per poi decidere di virare verso il mondo della consulenza aziendale e del diritto della privacy, ho quindi seguito diversi corsi e acquisito un master, conseguendo il titolo di privacy specialist.

Ho compreso che, oggi, il difficilissimo mondo del lavoro offre delle opportunità solo laddove si coniughi una formazione rigorosissima, basata sullo studio dei principi generali, con le istanze ed esigenze più nuove che il mercato richiede.

Parlando con più specificità del lavoro in Calabria, dirò, senza mezzi termini, che questa regione (più di quanto non sia l’Italia, più in generale) è una terra dove non c’è molto spazio per il merito e la professionalità.

I professionisti, ovviamente quelli fuori dal circolo delle “raccomandazioni”, sono sfruttati e considerati poco meno di zero e a questo si associa, di risposta, l’offerta di una prestazione professionale di scarso rilievo.

Insomma, si crea il magico circolo vizioso per cui più il mercato sfrutta e non paga, e più il professionista non è spinto ad offrire un’attività di alta qualità, spendendosi per la propria formazione.

Tutto questo con risultati tremendi sia dal lato del cliente, che non risolve la propria problematica, sia dal lato del professionista che non cresce, sviluppa rancore e lavora male.

Le aziende, le Pubbliche Amministrazioni ed i privati che necessitano di servizi legali, tendono a scegliere il professionista cui affidarsi non sulla base del merito, del curriculum o del buon impatto relazionale, ma sulla base dei rapporti clientelari, politici, del prezzo basso, o addirittura della gratuità con la promessa di scambio di favori, senza guardare minimamente all’oggetto del lavoro e alla qualità del risultato.

Sulla scorta di questa poco felice premessa, ho comunque deciso con il mio socio Giuseppe Porfido (che saluto e ringrazio) di restare in Calabria e affrontare la sfida di cambiare il mercato, cambiare la tipologia di servizi offerti a privati ed aziende, conciliando l’attività legale con l’informatica ed il project management.

Il nostro studio

Il nostro studio associato propone al mercato un prodotto nuovo, multidisciplinare, lontano dai classici schemi della professione forense in senso più stretto, offrendo servizi come la consulenza in materia di privacy, alla luce degli obblighi di adeguamento introdotti con il Regolamento UE 2016/679M;

Offriamo poi: la consulenza contrattuale, con la predisposizione di tutti i contratti più utilizzati da professionisti ed aziende, grazie all’approccio legale unito all’approccio aziendale; la consulenza organizzativa e strategica.

Insomma, abbiamo deciso di rivolgerci a tutti gli imprenditori calabresi offrendo loro dei servizi indispensabili allo svolgimento della propria attività, prevenendo la creazione delle criticità che conducono solitamente all’instaurazione di giudizi o, più in generale, ad una cattiva gestione della struttura aziendale.

Oltre a queste attività, gestite direttamente da noi, offriamo tutta una serie di attività satellite realizzate in partenariato con altri professionisti, come la consulenza fiscale e la consulenza in materia di finanziamenti.

In pratica, il nostro obiettivo è quello di offrire un apporto efficiente a professionisti, aziende e PA studiando con loro delle soluzioni utili a migliorare la buona riuscita della loro attività.

Invito, a tal proposito, tutti a visitare il nostro sito internet coriglianoeporfido.com per poter approfondire la nostra idea di consulenza e per dare un contributo con commenti o partecipare alle discussioni sul blog.

Perché una scelta così innovativa a fronte delle premesse abbastanza avvilenti del panorama calabrese?

Sono varie le ragioni: il mio socio Giuseppe è pugliese ed è uno sfegatato meridionalista ed io amo le sfide professionali perché danno un’energia spaventosa.

Ma soprattutto perché conosco in Calabria una minoranza di professionisti seri e preparati (molto più di alcuni sedicenti professionisti settentrionali), che lottano ogni giorno mettendo in pratica comportamenti virtuosi, frutto di duro lavoro e sacrificio, che meritano un innalzamento del livello generale, il quale si può ottenere solo grazie ad una rivoluzione culturale che parte dall’educazione di questa terra al valore della formazione e dell’impegno come fattori premianti.

Ringrazio, infatti, l’energia positiva trasmessami da professionisti come Santo Rizzuto e Giorgia Musacchio di PoligoniLab, autori del nostro logo e sito web, Talent Garden, spazio di lavoro condiviso dove ha sede il nostro studio, Goodwill, società di formazione sempre pronta a darci consigli e contributi su come impostare il lavoro.

Con loro, tanti altri giovani professionisti calabresi: avvocati (e qui ringrazio le mie amiche di sempre Katia Lappano, MariaTeresa Chiappetta, Mara Costantino), medici (il mio super dentista Mario Putero), imprenditori (Marzia deLuca del b&b le vedute, Paolo Sessa con le Georgiche). Tutti giovani professionisti preparati e rigorosi che lottano per cambiare l’idea del lavoro in Calabria.

Credo, infatti, che il mercato professionale calabrese debba subire una forte scossa per insegnare il rigore e la forza che ci ha sempre connotato come popolazione e per far capire che al poco rispetto si deve rispondere con la qualità altissima del lavoro, con l’organizzazione e la professionalità, perfettamente assimilabili a quelle che erroneamente si ritengono di poter trovare nei fantomatici studi di consulenza milanesi.

Ho scelto Cosenza

Ho scelto Cosenza come base della mia attività perché sono stanca di leggere che si possa parlare seriamente di privacy, project management, consulenza stragiudiziale solo da Roma in su, perché il Sud ha bisogno e merita prestazioni innovative, di professionalità serie e perché trovo che questi confini territoriali siano ormai anacronistici essendo ognuno in condizione di lavorare perfettamente anche a miglia di distanza dal proprio committente.

La Calabria ha poi la grande ricchezza di essere terreno fertile per poter esprimere la propria voce, mentre, in realtà molto più grandi, ormai del tutto assorbite dalla logica del profitto, un giovane professionista è solo un numero, schiacciato dalle medesime logiche di raccomandazione che per un falso mito esistono solo al Sud.

Vorrei fare un appello ai giovani professionisti calabresi:

“alzate la testa, ribellatevi allo sfruttamento, sacrificatevi fino allo stremo per cambiare le logiche clientelari imperanti, non accettate soluzioni comode che portano solo ad una forma di sopravvivenza ma che non garantiscono alcun risultato.

Cosa ci darà la forza? L’odore del mare ed il silenzio della montagna che accompagnano silenziosi le nostre giornate.”


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Tommaso e Luigi in Calabria con Aurea

Ciao a tutti,

siamo Tommaso e Luigi, i fondatori di Aurea-Filiera Corta Calabrese, un progetto che si pone come obiettivo quello di valorizzare, attraverso la produzione di farine e pasta, la granicoltura calabrese d’eccellenza.

Tommaso è un dottore in scienze agrarie, titolare dell’azienda agricola “Gullì” che da tre generazioni produce e commercializza cereali. L’azienda è tra le prime in Calabria ad abbracciare da oltre 15 anni i sistemi di agricoltura conservativa.

Luigi è un dottore forestale con un approccio mirato alla gestione del prodotto ed alla conoscenza del buon cibo di qualità; anche lui imprenditore, sta per avviare un nuovo format di ristorazione calabrese a Rende, dove servirà pasta e birra prodotti con i cereali di Aurea Filiera Corta.

Entrambi, dopo gli studi universitari, siamo stati in giro, abbiamo trascorso periodi all’estero e girovagato per l’Italia; un po’ come la maggior parte degli studenti laureati in cerca di chissà quale sbocco professionale.

Nel corso del tempo, ci siamo accorti della grande attenzione che molte delle realtà territoriali che abbiamo visitato pongono ai loro prodotti e alla loro tradizione.

In Calabria ci sono tradizione e prodotti d’eccellenza, ma vogliamo fare riflettere sul fatto che nell’area in cui abbiamo iniziato ad operare, dove una delle principali produzioni agricole è quella del grano duro, non c’era una filiera di prodotto: di farine, di pasta o di prodotti trasformati in generale.

Questo aspetto ci ha spronati a cercare di organizzare una filiera corta di questo prodotto, il grano duro calabrese, ancora troppo poco conosciuto, scarsamente apprezzato a livello regionale e nazionale ed al quale non si dà il giusto valore.

Da qui, l’idea di definire le linee guida di Aurea-Filiera Corta Calabrese che nasce proprio dal presupposto che ogni territorio dovrebbe essere valorizzato dal punto di vista agroalimentare, e la Calabria è purtroppo indietro su questo aspetto.

Tommaso gestisce un’azienda agricola orientata da tre generazioni alla produzione di cereali, pertanto reperire la materia prima non è stato un grosso problema.

Mentre trovare mulini con personale disposto a unirsi a noi in questo progetto ed elaborare una “ricetta di pastificazione”, senza andare in contro a numerosi pareri contrari, sono stati dei grossi problemi, prima di tutto per la poca fiducia dimostrataci da molte delle persone che abbiamo contattato.

Per fortuna, non ci è mancato il coraggio di aspettare e, soprattutto, di ricercare e, alla fine, abbiamo trovato ottime persone disposte ad abbracciare la nostra idea.

Dal min 17.00 AUREA FILIERA CORTA CALABRESE

Nel nostro progetto, abbiamo abbracciato un modo di produrre che ha come principio la riduzione al minimo della pressione antropica sull’ecosistema agricolo, senza tralasciare la qualità dei prodotti finali che sono rappresentati da diverse tipologie di farina, ottenuta mediante la macinazione a pietra, e da una linea di pasta, prodotta utilizzando tecniche artigianali.

L’approccio produttivo che noi utilizziamo si divide in due grandi sub-processi, da un lato la produzione della materia prima in campo e dall’altro la trasformazione di quanto ottenuto in farine e in pasta artigianali.

Per la coltivazione della materia prima, il grano duro nello specifico, abbiamo abbracciato i principi dell’agricoltura conservativa, un insieme di tecniche di gestione agronomica a basso impatto ambientale che prevede: la salvaguardia dell’ambiente attraverso il minimo disturbo del suolo, la gestione razionale della fertilizzazione, il riutilizzo dei residui colturali ed un insieme di attente pratiche di monitoraggio prima di effettuare ogni intervento fitoiatrico.

Mentre, per la trasformazione, abbiamo deciso di affidarci alle maestranze locali, con una lunga esperienza nel campo della molitura e della pastificazione.

Il tutto avviene in un contesto locale, è questa la forza del nostro progetto, produrre in maniera sostenibile la materia prima e affidarci a mani esperte durante ogni singola fase produttiva, dando valore alle risorse del territorio e creando una filiera corta che ha come obiettivo la voglia di crescere, facendo conoscere non solo un prodotto ma anche una tradizione.

Nella nostra esperienza due parole sono state di fondamentale importanza: credere e condividere.

Quando si è giovani si tende a sottovalutare le potenzialità di quello che abbiamo sotto il naso, il motto è un po’ per tutti lo stesso: se non l’ha ancora fatto nessuno perché dovremmo farlo noi! Nulla di più sbagliato e nulla di più limitativo.

A questo bisogna aggiungere che le idee o i progetti, a nostro avviso, debbano essere condivisi con chiunque, dall’agricoltore al consumatore; solo condividendo le informazioni e i progressi ottenuti un’idea può diventare un progetto realizzabile, è questa la forza della filiera corta, dove tutti partecipano e dove tutti crescono assieme.

La Calabria è un posto meraviglioso e maledetto allo stesso tempo, un luogo dal quale non vedi l’ora di scappare per poi ritornare.

Noi condividiamo certamente l’idea di molti giovani di evadere da realtà difficili, non gradite, realtà che non fanno crescere professionalmente o personalmente, non vogliamo però che ci si nasconda dietro falsi miti, dietro le difficoltà che esistono in ogni territorio e non solo “qua giù” o dietro la mancanza di voglia di crescere per giustificare tutto ciò.

In conclusione, vorremmo poter comunicare ai giovani calabresi residenti in questa terra ed a tutti quelli che per varie motivazioni hanno scelto di allontanarsi, che:

“ la Calabria è ancora un posto in cui poter investire il proprio tempo e realizzare idee. La nostra breve ma intensa esperienza vorremmo sia la prova di tutto ciò. ”


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Antonino in Calabria è un esploratore galattico

Un Parco Astronomico era quello che mancava davvero a questa terra perché l’interesse per lo spazio e per la cosmologia c’è ed è forte!

Mi chiamo Antonino, vivo a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, e da anni ormai mi occupo di divulgazione scientifica e ricerca in ambito astronomico in Calabria, attività che mi dà una grande soddisfazione, ma di questo ne parlerò dopo.

Innanzitutto, vorrei ringraziare Raffaella Crupi ed Hub Calabria per l’opportunità di rilasciare questa intervista e parlare di tematiche che sono sempre molto interessanti e certamente di interesse collettivo.

Sono sempre stato un appassionato di scienze astronomiche, sin da quando frequentavo il Liceo; in realtà più che una passione credo sia una sorta di mania.

Negli anni, lo studio e l’impegno in ambito astronomico, parallelamente ai miei studi di Architettura, mi hanno portato ad acquisire delle conoscenze molto specifiche e avanzate che mi hanno permesso non solo di fare il divulgatore scientifico ma, soprattutto, di partecipare a ricerche e di collaborare con studiosi di fama internazionale.

Purtroppo, la Calabria fino al 2016 era l’unica regione italiana a non possedere un Osservatorio Astronomico pubblico di livello e con strumentazione all’avanguardia, e che potesse farsi carico di promuovere le scienze astronomiche a un vasto pubblico di curiosi e appassionati (sono molti nella nostra regione), nonché alle scolaresche.

Per anni ho lavorato a progetti di osservatori in Calabria, ma, a causa del poco interesse da parte degli amministratori pubblici verso la possibilità di dotare la Calabria di un osservatorio, i progetti cadevano sempre nel dimenticatoio. Tuttavia, quando meno te l’aspetti, a volte, la fortuna bussa alla porta.

Nel 2014 venni a sapere che c’era un Parco Astronomico in Sila da completare e mi fu chiesta la disponibilità a partecipare al bando come direttore della struttura, mettendo a disposizione le mie competenze.

Fortunatamente il tutto andò per il verso giusto e nel 2016, esattamente il 5 agosto 2016 inaugurammo il Parco Astronomico Lilio di Savelli (KR), il primo parco astronomico pubblico e completo della Regione Calabria.

Il Blog dei giovani calabresi

Il Parco e i risultati

Il Parco è intitolato in memoria del Medico e Astronomo di Cirò (KR) “Luigi Lilio”, vissuto nel 1500, è colui a cui dobbiamo la famosa riforma del “Calendario Gregoriano” voluta da Papa Gregorio XIII.

E’ dotato di moderne attrezzature e consente di: realizzare ricerche scientifiche, attività didattiche e laboratoriali per docenti, privati e studenti provenienti da scuole di ogni ordine e grado, e di svolgere attività di divulgazione astronomica di alto livello.

L’area intono al parco è immersa nel verde tra gli alberi del Parco della Sila e la zona panoramica è attrezzata in modo da non stravolgere l’equilibrio naturale in cui è immersa.

Al Parco Astronomico Lilio, ad oggi, ospitiamo tantissimi visitatori, circa 6000 per anno, e sono tantissime le scolaresche che ci fanno visita durante il periodo autunnale e primaverile, provenienti ormai non solo dalla Calabria ma anche da Sicilia e Puglia.

Il Parco rappresenta ad oggi una realtà bellissima e utilissima che permette a tutti di entrare nel fantastico mondo dell’astronomia guidati da esperti e con attrezzature di ultima generazione.

Oltre l’aspetto didattico al Parco Lilio abbiamo iniziato sin da subito a fare anche scienza.

Ci occupiamo di ricerca e conferma di Asteroidi e Comete, ricordo che siamo uno dei centri Minor Planet Center con codice K96 per questo tipo di ricerca, negli ultimi mesi, abbiamo co-scoperto 12 asteroidi che sono passati vicino alla terra.

Ci occupiamo anche di ricerca di supernove extragalattiche e da poco, siamo nel progetto GRAWITA, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, che si occupa dell’osservazione delle controparti ottiche delle onde gravitazionali, grazie ad una collaborazione tra il Parco Lilio, la prof.ssa Sandra Savaglio dell’Unical e i ricercatori Luciano Nicastro ed Eliana Palazzi dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Bologna.

In più, ogni anno insieme alla prof.ssa Sandra Savaglio facciamo fare pratica al telescopio agli studenti del Dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria.

Tornando a te…

Tornando a me, i miei lavori personali che hanno a che fare con lo spazio non finiscono qua, ho una startup che si occupa di progettare e realizzare sonde per esperimenti nel “vicino spazio” e mi occupo di portare queste esperienze nelle scuole in modo da creare entusiasmo tra i giovani e nello stesso tempo far realizzare loro progetti spaziali importanti.

Ne sono un esempio:

il Progetto MoCRiS, appena concluso e realizzato in collaborazione tra la mia ABProject, il Liceo Scientifico di Cariati e il Progetto OCRA dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, il quale (per il secondo anno consecutivo) è stato con noi in Calabria per lanciare una sonda nel vicino spazio e acquisire importanti dati scientifici.

E il Progetto HORUS III realizzato nel 2014 insieme al Liceo Scientifico Piria di Rosarno, dove grazie a una collaborazione internazionale si è potuto studiare l’interazione tra alcune forme di vita e i raggi cosmici ad altezze superiori di 35 km.

Ci tengo a sottolineare che i miei successi li condivido con la responsabile didattica e di laboratorio del Parco Astronomico Lilio, Antonella, che è anche la mia fidanzata. Abbiamo la fortuna di lavorare insieme e la startup ABProject l’abbiamo fondata proprio perché condividiamo le stesse passioni e gli stessi interessi tecnologici.

Spesso, sento dire che in Calabria è impossibile realizzare alcune cose, ma secondo me non è impossibile è solo un poco più difficile, difficoltà che deriva da uno scetticismo cronico che si trasmette ormai da anni, credo bisognerebbe riportare un poco più di fiducia, lavorando soprattutto sulle nuove generazioni.

Il Parco Astronomico Lilio, come ho già detto, è una bella realtà e che soprattutto funziona, nonostante, posso dirlo, siamo quasi del tutto abbandonati da quelle che dovrebbero essere le amministrazioni pubbliche che ci avrebbero dovuto permettere di andare avanti, ma così non è e allora noi andiamo avanti per la nostra strada e con le nostre forze.

È proprio grazie a questo impegno importante che stiamo facendo qualcosa di grande, soprattutto perché un vero e proprio centro di ricerca astronomica era quello che serviva e ogni giorno che passa ce ne rendiamo conto sempre di più.

Per la divulgazione in Calabria c’è già qualche realtà che ha fatto e fa egregiamente il proprio lavoro, ma per la ricerca siamo i primi e il fatto di avere importanti enti di ricerca che vogliono collaborare è la gratificazione più grande alle fatiche affrontate per poter arrivare a questi livelli di affidabilità.

Un osservatorio astronomico è una struttura molto complicata da gestire perché le strumentazioni costosissime devono essere sempre al 100% per poter dare risultati scientifici molto precisi e come li vogliono i ricercatori professionisti.

Ci son tante opportunità da cogliere in questo settore?

Se parliamo del settore astronomico come un settore su cui fare business la mia risposta è no. Se parliamo però del settore della divulgazione scientifica e dell’istruzione credo ci sia parecchio materiale su cui lavorare e su cui poter lucrare. Credo che il settore dell’istruzione, purché si lavori con costanza e determinazione, sia un ottimo modo per fare business.

Il Parco Astronomico Lilio è una realtà che se ben sfruttata permette di creare un indotto non da poco, abbiamo già detto infatti che abbiamo molte migliaia di visite all’anno, perciò immaginate se anche il 50% delle persone consuma un panino o un caffè.

Purtroppo, in Calabria il discorso di fare rete non sempre funziona, dipende dal contesto. Nei piccoli paesi, o almeno ancora in alcuni, si preferisce vivere alla giornata o accontentarsi dello stipendio pubblico. A Savelli solo ora si inizia a capire la reale potenzialità del Parco Lilio ed ecco che infatti stanno iniziando a sorgere imprese locali e B&B.

L’astrofisica Sandra Savaglio è stata nostra Special Guest, sappiamo che vi ha supportati in questa avventura, e il territorio circostante?

Sandra Savaglio prima di essere una grande scienziata è una bella persona e una buona amica che ci sta facendo crescere. In questi anni anche grazie al Parco Astronomico abbiamo consolidato l’amicizia e iniziato collaborazioni scientifiche importanti. A lei piace moltissimo il Parco Astronomico infatti ne parla sempre quando fa le interviste in giro per l’Italia e noi non la ringrazieremo mai abbastanza per quello che fa verso di noi. Al di là di questo, stiamo portando avanti diverse idee scientifiche che a breve ci consentiranno di essere uno dei centri di ricerca più importanti in Italia.

Per quanto riguarda l’aiuto del territorio, se devo essere sincero, inizialmente non è stato facile, come dicevo, ora le cose stanno cambiando e sempre più gente sta avviando attività intorno al Parco Astronomico e le collaborazioni stanno aumentando.

Cosa hai imparato da questa esperienza?

La cosa più importante per me sono la passione e l’impegno. C’è una frase famosa che dice che se “fai quello che ami non lavorerai un solo giorno della tua vita”, quando si fa quello che si ama si è spinti da una forza motrice invisibile che è capace di farti raggiungere risultati straordinari!

Non so se sono stato fortunato ma io ho sempre raggiunto quello che mi ero prefissato e l’ho sempre fatto lavorando quotidianamente e sudandoci su! E’ questo che voglio trasmettere attraverso Hub Calabria, la cultura del lavoro è la mentalità vincente per raggiungere grandi risultati.

Ai giovani calabresi dico:

“Studiate e impegnatevi. Sicuramente l’istruzione è la cosa più potente che abbiamo per contrastare le varie problematiche che affliggono i territori.”

Non mi piace parlare di Calabria, in questo caso per me è un discorso generale. Mi sono spesso confrontato con ragazzi del Nord Italia e vi posso garantire che non hanno situazioni migliori delle nostre. In ogni caso, l’unico modo per venire fuori e garantirsi un futuro brillante è quello di studiare e impegnarsi con tutte le proprie forze!


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Annalisa a Vienna racconta la Calabria con gusto

Ciao Hub Calabria,
sono Annalisa, una giovane Food Blogger.
Nata a Siderno e cresciuta a  Portigliola, oggi vivo a Vienna e ho fatto delle mie origini il mio punto di forza.

Non mi sono accorta di amare tanto la Calabria fino a quando sono arrivata qui. Qui dove tutto è perfetto, ma mi mancavano le cose più semplici. Il pane caldo del fornaio (e non pane congelato), la soppressata, la nduja. Le melanzane che fa la mamma, le “pittelle” che fa la Nonna. Sì, parlo di cibo, perché rappresenta me.

Ed è quando ho capito che questo era ciò che mi mancava di più che ho deciso di portare su Youtube la cucina tradizionale calabrese. E a quanto pare, manca a molti, non solo a me! Poi, è naturale, mi manca il mare, il sole, ma questo è una delle cose da prendere in considerazione quando ci si trasferisce nel nord Europa.

Ah, la Calabria. Una Terra che si fa odiare quando ci si vive, ma non appena metti piede fuori, tutto improvvisamente cambia e ciò che era ovvio, scontato e banale diventa quello che ti manca di più. Anche se vieni da un paesino in provincia di RC, come Portigliola.

Forse abbiamo il lavoro noi che stiamo all’estero, è vero. Stiamo bene, ci sono servizi dove viviamo adesso, ma la nostalgia è qualcosa con cui combattiamo quotidianamente.

Anche se siamo felici e abbiamo trovato la nostra dimensione, siamo e saremo sempre calabresi e la nostra Terra, credetemi, è straordinariamente amata dagli austriaci.

Quando vivi all’estero cambia tutto. Vedi con gli occhi diversi la tua regione. E mi permetto di dire che questo credo sia un tratto esclusivamente meridionale.

Portigliola è un piccolo paesino sulla Costa dei Gelsomini: si ripopola in estate e muore d’inverno. Ma non è poi così ovunque nel mezzogiorno d’Italia?

Vedevo sempre i miei parenti tornare dal Nord o dagli Stati Uniti quando ero un’adolescente e pensavo a quanto bello fosse poter vedere il mondo, viaggiare e conoscere nuovi posti. Quando loro tornavano per le vacanze erano sempre i “turisti”. Ora è diventato per me lo stesso, 3 settimane in estate, 2 in inverno, ma non indosso mai i panni da turista: per me è sempre casa. 

Sul mio canale Youtube di cucina, Torte di Nuvole, ho cominciato una playlist di video pratici riguardo questo argomento poiché in molti mi chiedono info sapendo che la scelta di andare via l’ho fatta in prima persona.

Posso dire con certezza, però, che l’errore che più spesso vedo è quello di partire senza un piano, senza un progetto. Si finisce solo per spendere i pochi soldi che ci si porta per sopravvivere i primi tempi.

Oggi Google offre tantissime informazioni (basta saper cercare bene!), ogni città del mondo ha dei siti web ufficiali dove è possibile reperire informazioni di qualunque tipo che diventano estremamente utili una volta che si è arrivati a destinazione.

Se state pensando di trasferirvi, non fatevi prendere dallo sconforto: pensate sempre che potete tornare a casa se le cose non vanno bene. Per quanto mi riguarda, pensare di avere un porto sicuro a casa mi ha aiutato molto a sopravvivere moralmente nei primi due mesi. Poi le cose sono partite davvero ed io ho cominciato a rifiorire!

Non vergognatevi mai di ciò che siete, del perché siete andati via e del perché, magari, avete deciso di ritornare. Nonostante nella maggior parte dei casi gli austriaci amino la Calabria, ho incontrato alcuni che hanno pensato che venissi da una specie di far west. Se vi capita, non sentitevi offesi.

Anche se vorreste urlare di tutto, utilizzate questa circostanza a vostro vantaggio per parlare della Calabria, per spiegare con le parole quello che avete nel cuore, le immagini che riuscite a vedere ad occhi chiusi quando pensate alla nostra lontana Terra.

Parlate di tutti quei giovani che, testardamente solo come noi sappiamo fare, hanno deciso di restare e costruire qualcosa nonostante tutte le difficoltà. La Calabria è una Terra di storia, di accoglienza e di Amore.

Ai giovani calabresi voglio dire:

siate orgogliosi ambasciatori della Calabria Bella!


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