Domenico fonda un Brand e vende t-shirts in tutta Europa

Ciao Hub Calabria, mi presento:

sono Domenico, un giovane imprenditore Calabrese e fondatore del brand Independent Republic.

Spero la storia di Independent Republic possa essere da esempio e stimolo a chi come me ha scelto di restare in questa splendida regione e fondare le sue basi lavorative e affettive, o a chi ha voglia di tornare e contribuire alla crescita del proprio territorio.

Tutto ha inizio grazie al mio lavoro e alla mia passione per il Graphic Design. Le varie esperienze e gli studi hanno dato sicuramente lo stimolo iniziale al progetto. Vengo dal mondo della comunicazione e della pubblicità, e dopo l’ultima esperienza come Art Director presso la Francioso Comunicazione, agenzia leader in Calabria, scelgo di inseguire un sogno nel cassetto da quando ero agli inizi: realizzare delle t-shirts da vendere.

Certo l’idea della collezione è stata fondamentale nel progetto, appena arrivata sul web diventa virale e nel giro di un mese mi catapulto in un mondo completamente nuovo per me: il commercio online e la produzione di abbigliamento.

Non ho studiato moda, ma non è stato questo limite a fermare la mia determinazione. Inizio a capire e studiare il commercio elettronico, le piattaforme e i canali di vendita, compresi i social media con i quali avevo un ottimo rapporto grazie al mio lavoro. In poco tempo realizzo il sito del brand che oggi è un marchio registrato. Decido di lasciare il mio lavoro, fonte di guadagno abbastanza concreta, e scommetto tutto sul nuovo progetto, tra tante incertezze di chi mi circondava.

Determinazione e dedizione fanno sì che il progetto cresca nel giro di un anno, diventando un’Azienda vera e propria con sede a Soriano (VV); oggi il team di Independent Republic è composto da 4 collaboratori e vende i suoi prodotti in tutta Europa, tramite il sito web e una rete di negozi innamorati e diventati rivenditori del brand.

A breve lanceremo una capsule collection con un Personaggio importantissimo che non posso ancora svelarvi, e tra i tanti progetti c’è l’apertura di una serie di stores in Italia.

Sembra ad oggi ancora tutto un sogno che si realizza, e in realtà la spinta fondamentale è stato “sognare” e pensare in grande.

Restare in Calabria, nonostante la difficoltà a trovare aziende produttrici del nostro settore, è stata e sarà la scelta più giusta. Certamente Internet è lo strumento fondamentale di connessione con il resto del tessuto economico produttivo dell’intera nazione, ed è attraverso di esso che siamo riusciti a trovare le informazioni e i fornitori migliori per il nostro progetto.

Credo che la nostra storia sia la dimostrazione che è possibile fare impresa anche in Calabria, abbattendo distanze geografiche ed economiche.

Qui a Soriano ho la mia famiglia, i miei figli, i miei affetti, i miei ricordi, e questo mi permette di avere un ambiente intorno a me favorevole in tutti i sensi, un’armonia che mi concede di concentrarmi in modo ancora più determinato sui 1000 progetti che, ahimè, ho in mente.

Non sono nato imprenditore e nessuno lo nasce, lo si diventa. Sicuramente le mie esperienze lavorative mi hanno formato su quelli che sono i veri aspetti di un’azienda, il team e la comunicazione. Ho scoperto che credere in quello che si fa può essere un’arma potentissima.

Sono convinto che la nostra storia possa essere replicabile anche su altri settori in Calabria, molte simili esistono già e molte altre potrebbero nascere.. c’è solo bisogno di un po’ di fiducia in questa terra.

“Il futuro Calabrese appartiene alle nuove generazioni, compresa la mia. Saremo noi quindi a dover scommettere e provare in tutti i modi a realizzare i nostri progetti.”

In base alla mia esperienza, oltre agli ingredienti astratti descritti precedentemente (creatività, determinazione e formazione) ci sono delle informazioni che potrebbero essere di aiuto per altri professionisti o aziende, basta solo metterle a disposizione e fare rete.

Perciò per i lettori di Hub Calabria sono disponibile a raccontare la mia esperienza e scambiare delle informazioni, qualora qualcuno avesse in progetto di realizzare qualcosa di simile a Independent Republic.

Domenico M.


Se hai domande per Domenico, scrivi ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.

Segui Hub Calabria su Facebook, Instagram e LinkedIn

Clicca QUI per leggere altre storie di calabresi nel mondo e in Calabria!

Se anche tu hai una storia da raccontare, scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.

Flavio, architetto ad Amburgo, torna in Calabria per salvare un Borgo (con Podcast)

Ciao Hub Calabria,

Mi chiamo Flavio, ho 33 anni e vivo ad Amburgo, dove lavoro come architetto.

Grazie per avermi dato l’opportunità di raccontare la mia storia. Penso sia molto importante che i giovani si confrontino e si ascoltino, per questo mi piace Hub Calabria.

Spero che dopo aver ascoltato la mia esperienza i giovani calabresi si motivino a rompere le paure che rischiano di bloccarci.

Io non sapevo un parola di inglese, ma mi sono lanciato e sono andato ad Istanbul con il progetto Erasmus, e dopo ancora a Berlino, dove ho imparato il tedesco.

Ho imparato tanto da queste esperienze all’estero e, soprattutto, ho imparato a vedere la Calabria con occhi diversi. Ho capito che va tutelata e valorizzata per quel che è. Sembra un paradosso, ma sono fiero che sia rimasta semplice, le grandi città stanno sperimentando il cambiamento al contrario, devono cercare di liberarsi dagli eccessivi interventi dell’uomo, ma sarà un lungo processo, noi in Calabria siamo già a buon punto.

Ascoltate il Podcast, a Raffaella ho raccontato le esperienze che mi hanno cambiato la vita e che mi hanno portato oggi a scegliere di tornare in Calabria per dare il mio meglio e contribuire al rilancio di un Borgo molto speciale, del comune di Simeri Crichi (CZ).

C’è bisogno di riscoprire la nostra Calabria, nel Podcast vi dico come e perché..

Non è necessario scaricare l’app di SoundCloud basta cliccare su “Ascolta nel Browser”

Segui Hub Calabria su Facebook, Instagram e LinkedIn

Clicca QUI per leggere altre storie di calabresi nel mondo e in Calabria!

Se anche tu hai una storia da raccontare, scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.

,

Giovanni e Berenice, due giovani calabresi chirurghi a Bruxelles (con Podcast)

Giovanni e Berenice sono due giovani calabresi partiti dalla Calabria all’età di 19 anni. Oggi vivono e lavorano a Bruxelles, dove sono diventati chirurghi.

Li ho conosciuti grazie ad Hub Calabria, e sono molto contenta di aver potuto realizzare questo Podcast perché penso che la loro testimonianza potrebbe essere d’aiuto a molti giovani che ancora non hanno le idee chiare come Giovanni e Berenice.

Di cosa parliamo nel Podcast?

Ho cercato di fare domande semplici e lasciargli raccontare spontaneamente il loro percorso, la loro Storia, di giovani studenti partiti a 19 anni alla volta della Facoltà di Medicina di Tor Vergata a Roma, che hanno saputo far leva su un’opportunità potenzialmente accessibile a tutti durante gli studi, il programma Erasmus, e che a volte viene sottovalutata o vista come una perdita di tempo prezioso per la propria formazione.

Sia Berenice che Giovanni, sul tema Erasmus, si soffermano a spiegare quanto sia stato importante per la loro crescita il confronto con i colleghi in Belgio.

Trovo che siano molto belli e utili i consigli che a tal proposito rivolgono a chi è ancora studente e a tutti gli ascoltatori.

Ringrazio molto entrambi per la disponibilità che hanno avuto nel condividere la loro conoscenza con noi di Hub Calabria, in fondo è come ricevere una donazione per noi. Si tratta di risorse personali che ognuno sceglie di mettere a disposizione di altri.

Le informazioni che condividono Giovanni e Berenice potrebbero avvantaggiare chi ancora non sa cosa lo aspetta, chi si sta chiedendo “ma vale la pena fare l’Erasmus visto che studio Medicina?”, chi teme le difficoltà linguistiche, chi non dà la giusta importanza al confronto con il resto del mondo, dove viviamo e dove non esistono confini reali che ci separino dai nostri vicini.

Poi, come dico sempre, anche questa storia raccontata con la voce dei protagonisti, non parla solo di Giovanni e Berenice, ma ci aiuta a capire che in fondo la nostra formazione, quella che ci accompagna per tutta la vita e fa la differenza tra un professionista e Il professionista che diventerai, dipende molto più dalla propria proattività che non soltanto da un corso di studi o da un’università a cui ci si affida passivamente a volte.

Ambientazione: eravamo in pieno lockdown in Italia, ci siamo sentiti in video chiamata, non eravamo soli in casa e nessuno di noi ha una stanza di registrazione 😉

E’ stata dura ottenere questo Podcast, alla fine abbiamo optato per il “buona la prima”, ma per questi contenuti l’impegno che c’è voluto passa in secondo piano.

Ascoltate il Podcast, godetevi la chiacchierata tra giovani calabresi per i giovani calabresi.

Commentate sui social e se avete domande per Giovanni e Berenice scriveteci.

Buon ascolto!

Non è necessario scaricare l’app di SoundCloud basta cliccare su “Ascolta nel Browser”

Segui Hub Calabria su Facebook, Instagram e LinkedIn

Clicca QUI per leggere altre storie di calabresi nel mondo e in Calabria!

Se anche tu hai una storia da raccontare, scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.

Giovanni, musicista calabrese, a 20 anni compone REVAS

Ciao Hub Calabria,
mi chiamo Giovanni, vivo a Sibari, ho 20 anni e sono un musicista.

Figlio d’arte, poiché mio padre è da 30 anni nell’ambito. Ciò che ha imparato lui dall’esperienza l’ha insegnato a me in meno tempo.

Cresciuto sul palco, a 14 anni ho partecipato ad un festival musicale che si svolgeva in due serate, insieme a vari musicisti, tra i quali ero il più giovane. Vinsi il premio assoluto come miglior batterista di entrambe le serate e ho capito molte cose da quella esperienza.

Ho studiato privatamente a Cantinella da Maurizio Mirabelli, successivamente all’Accademia musicale Gustav Mahler di Trebisacce. Ora sono iscritto e frequentante al Conservatorio Stanislao Giacomantonio di Cosenza.

Tutto ciò mi ha portato comunque a preferire la strada dell’autodidatta, poiché personalmente non condivido la didattica della zona. Ho infatti avuto modo di notare che, paradossalmente, un’essenza emozionale come la musica viene insegnata come una materia tecnica, come se si trattasse di matematica…

Premetto che provo profondo rispetto per ogni tipo di materia, ma ce ne sono alcune più tecniche di altre e la musica è principalmente emozione. Perciò penso che qualche aspetto lo si è dimenticato, facendo diventare la lezione un noioso, freddo e apatico luogo di desolazione emozionale.

Ho sentito anche molti musicisti che mi dicevano di studiare 8, 9 o 10 ore al giorno. Ma è scientificamente provato che dopo due, due ore e mezza di sala prove o comunque di studio, il cervello non produce più, non capisco l’utilità delle altre sette ore spese a sforzarsi di fare qualcosa di controproducente.

Poi non vedo perché uno dovrebbe stare così tanto a fare esercizi di tecnica tralasciando l’emozione, basilare, di suonare il proprio strumento o di creare musica propria come ho fatto io e di cui sono molto orgoglioso.

Penso che la tecnica e lo studio siano importanti, ma penso anche che ci sia un limite a tutto.

A volte ho messo in dubbio questo mio pensiero, chiedendomi se magari stessi ragionando come un allievo, ma ho insegnato solfeggio ritmico alla scuola danza Tripodina di Trebisacce, privatamente a Cosenza e musica, affiancato da pedagogisti, a ragazzi/bambini con disabilità mentali, e anche dopo queste esperienze il mio pensiero non è cambiato.

Giovanni in sala di registrazione

Molti musicisti sono legati ai vari tecnicismi stratosferici che a me non interessano, piuttosto mi interessa far divertire le persone, suonare per la musica, per la buona uscita del pezzo e per trasmettere le fantastiche emozioni che provo io quando sono sul palco.

Nella didattica classica viene tralasciato anche un lato molto importante del musicista: IL SUONO. Tenterò di farmi comprendere tramite un veloce aneddoto. David Gilmur, frontman dei magnifici Pink Floyd, ci ha messo 20 anni per trovare il suo suono, e il suo riverbero lo ha trovato nella tromba delle scale di un edificio (tra l’altro sono stati incredibili anche i suoi tecnici e ingegneri del suono nel carpire cosa lui volesse). Perciò, o David Gilmur non capisce niente di musica oppure tralasciare questo aspetto importante è una delle cose più sbagliate che si possa fare.

Ho scritto un libro sull’argomento. Una guida per giovani batteristi dove parlo dei vari materiali, delle misure dei fusti, suggerisco quale legno usare per alcuni contesti, spiego le differenze dovute alle misure dei piatti e delle bacchette e che cosa implica tutto ciò sul suono.

L’ho scritto perché molto tempo fa mi sono trovato “in alto mare”. Cioè, essendo che la batteria come strumento è fatta da tantissimi fattori e altrettanti incastri fra di loro che influenzano il suono finale, si rischia di spendere un patrimonio a comprare di tutto e di più, perdendoci il triplo del tempo. Avere una guida da cui prendere spunto penso sia di grande aiuto. Per esempio, se io suono metal probabilmente andrebbe bene una batteria in mogano per le frequenze che questo legno possiede.

L’ho intitolato “Unica essenza” e presto spero che sarà in vendita.

Inizia così l’introduzione: “con questa guida voglio aiutare i miei colleghi batteristi nella ricerca della propria dimensione in modo da non essere due entità distinte e separate col proprio strumento, ma parte di un’unica essenza!

Invito chiunque mi stia leggendo a NON ARRENDERSI MAI! È tutta una vita che combatto per raggiungere il mio sogno e fidatevi quando dico che ho ricevuto tante porte in faccia, e probabilmente ne avrò ancora, ma tutto ciò non mi butterà a terra.

Provate a vedere la vita come una persona fisica incontrata per strada dopo una lunga giornata di lavoro, sotto la pioggia e che vuole mettervi i bastoni fra le ruote. Ecco, adesso rispondetegli a tono, petto in fuori, testa alta e, se casomai doveste cadere, non preoccupatevi: le cadute servono per rialzarsi.

Perciò in piedi! Asciugatevi le lacrime e curatevi le ferite, tanto il dolore passa, l’esperienza rimane.

Io a 20 anni di età sono riuscito a raggiungere dei piccoli traguardi. Ho composto un mio brano e adesso sono professionalmente batterista ma anche, all’occorrenza, chitarrista. Inoltre, essendo compositore, creo anche gli arrangiamenti, la linea melodica ecc.

Iscritto alla SIAE come compositore, il mio pezzo, REVAS, è stato registrato, in quattro ore e mezza, a Castrolibero, presso lo STUDIO KAPPA di Carmelo Labate, fonico dei ricchi e poveri . REVAS significa “sogno” in esperanto, e a proposito di sogno voglio dire qualcosa a te che stai leggendo:

“Impara a sognare ragazzo e non ci sarà più bisogno di trovare un senso a questa vita.”


VIVA LA MUSICA!

Ascolta Revas

Se hai domande per Giovanni scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger!

Segui Hub Calabria su Facebook, Instagram e LinkedIn

Clicca QUI per leggere altre storie di calabresi nel mondo e in Calabria!

Se anche tu hai una storia da raccontare, scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.

Giandomenico, giovane illusionista calabrese. Quando la passione tenta di superare gli ostacoli

Ciao a tutti,

mi presento un po’, sono Giandomenico, ho 23 anni, sono nato a Trebisacce e cresciuto a Paludi, un piccolo paesino calabrese.

Mi sono avvicinato alla magia all’età di 8 anni, grazie ad una scatola magica regalatami dai miei genitori durante una visita a Milano. Da quel giorno mi sono innamorato perdutamente di quest’arte, chiedendo ad ogni compleanno e ad ogni Natale una nuova scatola magica in regalo

Il mio primo libro di magia l’ho comprato da alcuni rivenditori che facevano visita alla mia scuola elementare. Tra “Piccoli brividi” e “Le barzellette di Geronimo Stilton” faceva capolino “Il vero manuale del prestigiatore”, libro che trattava un po’ di tutto, dalle carte alle grandi illusioni, fino allo spiritismo.

Poco dopo, ho scoperto l’esistenza di libri più professionali, iniziando così uno studio “serio” di quasi tutte le branche della prestigiazione, dal close-up al mentalismo, dalla magia da scena al parlour.

All’età di 15 anni, mi sono esibito per la prima volta in un teatro vicino al mio paese di origine, davanti a circa 350 persone, il primo di molti altri spettacoli.

Circa due anni fa sono diventato allievo di uno dei migliori maghi italiani, Diego Allegri. Tutt’ora frequento queste lezioni durante le quali ho avuto ed ho continuamente modo di confrontarmi con i migliori maghi italiani nel mondo.

Grazie a questo percorso di studi sono entrato a far parte di un progetto dal nome “Talking Magic”, una sorta di “Netflix magico”, con lo scopo di aiutare e guidare gli appassionati in uno studio serio e preciso dell’illusionismo in tutte le sue forme. Qui, vengono messe a disposizione interviste ai “big” della magia, spiegazioni di effetti magici e lezioni teoriche fatte da professionisti del settore. Inoltre, mettiamo a disposizione le nostre conoscenze per l’aggiornamento costante della parte “wikipedia”, con biografie, recensioni di libri e ricerche storiche; insomma, sono orgoglioso di poter contribuire in qualche modo al miglioramento della magia in Italia, dove spesso questa viene presa come qualcosa di poco conto.

Per tutte le mie ricerche mi avvalgo della mia incantevole biblioteca magica, che anno dopo anno si è arricchita con volumi antichi e introvabili tramite i quali conduco ricerche storiche su vari ambiti della prestigiazione, appassionandomi sempre di più allo studio della magia sotto tutti gli aspetti.

Mi esibisco ormai da anni, in qualunque occasione, cercando di riunire nei miei spettacoli le varie arti che da sempre mi appassionano, le quali spaziano dalla musica fino alle arti mimiche.

Oltre allo studio magico ho conseguito la laurea in ingegneria informatica e ho iniziato la specializzazione in intelligenze artificiali.

Penso che la Calabria sia una terra meravigliosa, ma come ogni cosa ha i suoi pro e i suoi contro.

Ad oggi, sono soddisfatto della scelta che ho fatto nel rimanere a studiare qui: le nostre università sono tra le migliori e non vedo perché non sceglierle; per quanto riguarda la magia invece, purtroppo mancano dei punti di appoggio per gli appassionati e i professionisti di quest’arte.

Credo che uno dei modi per crescere in fretta, in qualunque ambito, sia il confronto e questo viene meno non avendo la presenza di figure di riferimento in grado di organizzare eventi, conferenze o workshop.

Per mia fortuna, ho avuto ed ho la possibilità di spostarmi, quindi, ogni mese mi rivedo con gruppi di maghi di tutta Italia per scambiarci idee e studiare insieme. Mosso dalla passione non lo vedo come un sacrificio e lo faccio volentieri, ma mi metto nei panni di chi non ha la possibilità di farlo.

Sarebbe bello poter creare un ambiente in cui riunire i vari appassionati di questa arte e finalmente non essere più “saltati” nei vari eventi. Personalmente mi metto a disposizione di chiunque voglia intraprendere o ha già intrapreso questo percorso. Magari si inizierà a collaborare e, chi lo sa, forse ne uscirà qualcosa di buono; attenzione però, c’è da dire che confrontandomi con altre realtà non è detto che sia per forza un male il non avere circoli o associazioni magiche: spesso sento parlare di ambienti in cui gli associati più “anziani” tendono a sminuire o a sentirsi superiori ad altri, quindi non vorrei ci fosse qualcosa del genere in cui alla fine non si cresce veramente.

Al di là di ciò che manca, non mi sento di rinnegare questa terra, mi ha dato un sacco di soddisfazione dal punto di vista artistico, mi esibisco ormai da anni qui e collaboro con vari settori portando in giro i miei spettacoli in qualunque contesto, penso sia la prova che con la passione si possa arrivare ovunque. Quindi, a tutti gli artisti e agli appassionati di qualunque arte, dico di tenere duro e le soddisfazioni arriveranno, naturalmente ci sono sacrifici da fare, ma anche questo fa parte del percorso.

Un’ipotesi vuole che il termine Calabria derivi dal greco antico kalón-bryōn, [terra] che fa sorgere il bene/il bello, ad indicare la fertilità del suo territorio. Credo, appunto, che la nostra regione abbia tantissime risorse sia dal punto di vista storico-culturale che dal punto di vista artistico, però spesso manca la consapevolezza di questa ricchezza che viene lasciata a se stessa.

Molto spesso noi ragazzi ignoriamo completamente la storia delle nostre origini, generando anche una mancanza di attaccamento alla propria terra, tutto ciò ci porta a pensare che altri posti siano migliori.

Dal punto di vista artistico, penso che un po’ manchi la “cultura dell’arte”, ma credo sia un problema generale dell’Italia, spesso gli artisti, di qualunque tipo, vengono scambiati per “hobbisti”, come persone che non possono fare della propria passione un mestiere. Questo tipo di pensiero credo nasca da una cultura “chiusa” che percepisce come lavoro solo lo “sporcarsi le mani”.

Nel mio ambito penso sia ancora “peggio” perché, prima di vedere un’esibizione, spesso si associa la magia a qualcosa che è esclusivamente per bambini. Quello che mi fa sorridere è la velocità con cui si cambia idea una volta che viene mostrato qualcosa. Da qui capisco l’enorme potenzialità che hanno le persone, la versatilità nel cambiare il loro pensiero davanti all’evidenza. Anche un adulto può stupirsi e può farlo molto meglio di un bambino.

Per quanto riguarda i punti di forza della nostra regione, penso siano le persone con la loro semplicità, spontaneità e generosità. Inevitabilmente le mie esibizioni mi portano a stare costantemente in contatto con loro e posso assicurarvi che in qualsiasi gradino della scala sociale si vede la nostra “calabresità” con tutte le sue sfumature, si sente la differenza anche nel modo di stupirsi e dal modo di esternare le proprie sensazioni.

Come dicevo, penso che per crescere in qualunque ambito serva il confronto; se questo manca, per apprendere alcune cose, bisognerà “provarle” sulla propria pelle attraverso l’esperienza. Ci sono cose che non si apprendono né sui libri e né su Google, per quanto uno possa studiare credo che non ci siano manuali su come piacere al pubblico o su come entrare in empatia con loro, credo che sia una delle cose più importanti per chi come me è nel mondo delle arti performative, noi abbiamo bisogno di un pubblico che ci dia retta, che si faccia stupire e che collabori con noi, avere le persone dalla nostra parte è la cosa più importante e la loro “ostilità” nei nostri confronti è da evitare nella maniera più assoluta.

Un consiglio pratico che mi sento di dare è quello di uscire dalla propria cameretta, dalla propria zona di confort ed esibirsi, naturalmente dopo il dovuto allenamento pratico. Non c’è strada migliore per imparare la “showmanship.

Consigli rapidi possono essere: non far sentire mai lo spettatore in “svantaggio” o stupido; non porre mai ciò che facciamo come una sfida, siamo lì per intrattenerli non per vincere qualcosa; gratificarli sempre e non farli sentire “fregati”; ricordarsi sempre che il nostro obiettivo è far vivere delle esperienze fuori dal comune.

Ai giovani calabresi dico:

Non sono nessuno per giudicare le scelte altrui quindi vorrei semplicemente augurarvi il meglio e il raggiungimento dei vostri obiettivi.

“Che voi siate artisti, ingegneri, medici o esercitiate qualsiasi altra professione, portate in alto il nome della Calabria, non dimenticate le vostre origini e ricordate che nel mondo c’è un piccolo paesino che potrete sempre chiamare “casa”.”


Se hai domande per Giandomenico scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger!

Segui Hub Calabria su Facebook, Instagram e LinkedIn

Clicca QUI per leggere altre storie di calabresi nel mondo e in Calabria!

Se anche tu hai una storia da raccontare, scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.

Giuseppe e Alteredu, la startup che offre formazione ai giovani

Ciao Hub Calabria,

sono Giuseppe, vengo da Corigliano Calabro e ho 30 anni.

Dopo la laurea in Ingegneria Informatica all’Unical, mi sono trasferito a Roma per lavorare in una delle più grandi società di servizi italiana.

Successivamente, per aiutare la Calabria che tanto aveva dato per la mia formazione, ho deciso di fondare, insieme ad altri due amici, la startup Alteredu, per offrire formazione e certificazioni online ai giovani calabresi e italiani.

Alteredu mi ha portato in giro per l’Europa, in particolare sono stato scelto per un percorso di accelerazione startup in Spagna per 6 mesi, concluso lo scorso Marzo.

La Calabria ha tante potenzialità e tanti punti di debolezza che, però, se ben sfruttati potrebbero rappresentare una grande opportunità per i giovani calabresi.

La cosa che manca è la possibilità di confrontarsi attivamente con persone skillate ed esperte. Ovviamente con questo non voglio dire che non ci siano, ma rispetto a realtà come Milano o altre città europee c’è sicuramente una differenza sostanziale.

E’ chiaro che in Calabria non si hanno le stesse opportunità e confronti rispetto a chi vive attivamente gli hub fisici delle grandi città. Proprio da questo, però, è possibile trarne un vantaggio: diventare noi stessi, giovani con voglia di fare e che hanno deciso di restare in Calabria, i precursori e gli innovatori della nostra regione: sarebbe bello creare un movimento per allinearci alla stessa velocità di apprendimento e innovazione delle altre città italiane e europee. Un po’ quello che con Hub Calabria state egregiamente facendo.

La nostra è una terra meravigliosa, piena non solo di paesaggi incantevoli ma anche di gente meravigliosa. Proprio la gente però, con il carattere forte, testardo e deciso che ci contraddistingue, è poco avvezza al cambiamento. Questo, alla lunga, può stancare chi invece ha una visione innovativa e si trova spesso e volentieri a scontrarsi con chi la pensa un po’ “all’antica”.

Però ho notato che molti nostri coetanei stanno creando o portando avanti imprese ereditate dai genitori in una maniera nuova ed innovativa, cosa che mi rende orgoglioso e mi fa ben sperare per il futuro.

Per quanto riguarda l’università in Calabria e come questa ci prepara al mondo del lavoro, al mercato, direi che io sono un caso a parte. Nel senso che, avendo studiato ingegneria informatica, avere a che fare con i clienti e il mercato non è di certo la priorità, giustamente. Però tutto quello che non ho imparato all’università l’ho imparato sul campo: errori dopo errori, esperienze dopo esperienze, si riesce sempre di più a migliorare e venirne fuori egregiamente. Stesso discorso per quanto riguarda le competenze plurime: io sono un tipo che dà più importanza al pratico che al teorico: solo se ci sbatti la testa e capisci come poter uscire fuori dal problema in cui ti trovi acquisisci le competenze che ti permetteranno di crescere. Ovviamente, senza la base di teoria e mindset non vai da nessuna parte: da questo punto di vista l’università, e ingegneria in particolare, ti forniscono il mindset giusto per affrontare i problemi una volta finito il percorso di studi.

Il suggerimento più importante che posso dare è: studiare, studiare, studiare. Sembra una banalità, ma lo studio non finisce con la laurea. Gli studi vanno ben oltre e se si vuole essere competitivi non bisogna mai smettere di studiare e imparare. Testate, fate errori, imparate da quelli e reiterate. Solo così si può crescere.

Non esiste una ricetta magica per farcela subito, ma bisogna per forza di cosa passare per i lati negativi. Nella mia esperienza sicuramente mi avrebbe dato una spinta in più se qualcuno mi avesse detto di focalizzarmi su una sola cosa: se mi fossi concentrato sicuramente sarei andato più veloce.

Siamo una gioventù meravigliosa, piena di risorse e con una grinta invidiabile. Non facciamoci spaventare da niente e da nessuno, perché abbiamo tutte le carte in regola per fare bene ovunque. L’unico consiglio che voglio dare è:

“cercate di dare sempre il massimo in qualunque cosa facciate, perché noi per natura, io in primis, cerchiamo di cullarci o di non dare il meglio di noi stessi in alcune occasioni. Cerchiamo di buttare il cuore oltre l’ostacolo sempre, così che nulla ci sarà precluso.”

Se vuoi scoprire Alteredu puoi dare un’occhiata al nostro sito web.

Ciao! 


Se hai domande per Giuseppe scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger!

Segui Hub Calabria su Facebook, Instagram e LinkedIn

Clicca QUI per leggere altre storie di calabresi nel mondo e in Calabria!

Se anche tu hai una storia da raccontare, scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.

Francesco torna in Calabria: quando il coraggio di osare dà i suoi frutti..letteralmente

Sono felice di condividere con Hub Calabria la mia storia.

Ho 33 anni  e sono tornato a Casa Mia in Calabria 6 anni fa. Vivo e lavoro a Favella: un paradiso terrestre che è l’Azienda agricola di famiglia. Io rappresento la quinta generazione.

Favella si trova nel comune di Corigliano-Rossano in provincia di Cosenza, dove è cresciuto mio padre, precisamente nella frazione di Cantinella nel cuore della splendida Piana di Sibari, la più grande della Calabria, culla dell’ antica cultura greca. Fu fondata alla fine dell’VIII secolo a.C. da un gruppo di Achei provenienti dal Peloponneso. Sibari fu uno dei più importanti territori della Magna Grecia sul mar Ionio, tra i fiumi Crati e Coscile. Allora e ora vive di agricoltura e turismo.

Non fatevi ingannare da questi cenni di storia e geografia, io non sono stato uno studente modello. Per scoprire le mie capacità dovevo capire ciò che veramente mi interessava, direi, attraeva, e, di lì, trovare la mia strada di crescita umana e professionale.

Finito faticosamente il liceo scientifico, l’università non era una mia priorità. Basta libri, basta banchi. Cercavo esperienze e banchi di  vita per mettermi alla prova con l’urgenza di esprimermi in qualche modo.

Con un pizzico di incoscienza e coraggio mi sono buttato a capofitto nel cinema e lì ho trovato me stesso. A 19 anni lascio Padova, in Veneto, città del ricco nord-est dove mi ero trasferito con i miei genitori e mio fratello Giovanni, a soli 5 anni.

Padova è la città della linea femminile della famiglia, nella quale sono cresciuto e ho studiato, dato sfogo alle mie passioni sportive e intrecciato i primi veri importanti legami amicali.

Dopo il Sud ed il Nord trasloco, da solo, in Centro Italia, a Roma, dove frequento l’Accademia di Cinecittà con buoni risultati. Mi diplomo specializzandomi in regia.

Per 8 anni resto nell’ambiente, con qualche soddisfazione: i miei cortometraggi, o quelli a cui partecipo, vengono appezzati, vinco più di un premio e partecipo a qualche festival, per es. il Milano film festival, e a 22 anni faccio l’assistente alla regia nel film “Qualche nuvola” di Saverio di Biagio, selezionato al Festival del Cinema di Venezia. 

L’esperienza cinematografica mi ha segnato e insegnato moltissimo. Ho imparato ad avere a che fare con persone, personaggi e personalità completamente diverse tra loro; ho imparato a rispettare e far rispettare ruoli e competenze, dagli attori ai macchinisti. Mi sono dovuto interfacciare spesso anche con la produzione, ovvero con l’aspetto economico del cinema, che non è certo un’arte povera. Ho dovuto vendere le mie idee e monetizzarle, non è facile.

Buoni risultati, ma non abbastanza, soprattutto da un punto di vista economico. L’autonomia economica e psicologica, una certa indipendenza di testa e di tasca, rispetto alla famiglia, spingevano forte in me.

Un po’ per passatempo e un po’ per tenere allenato l’occhio, nel frattempo, continuavo a fotografare.

Mi capita così, un po’ per caso e un po’ grazie a mio fratello, di lavorare come fotografo per il WPT (World Poker Tour) in tutte le sue tappe europee. Che mondo incredibile!

Dopo le tappe di Barcellona e Parigi vengo “promosso” e ho la possibilità di avere una piccola troupe, così mi ritrovo a gestire anche parte del viral marketing delle tappe tramite social. Nei diversi Casinò, in giro per il mondo, ho cominciato a notare queste curiose e strane sigarette elettroniche, una novità assoluta ed è così che inizia la mia “carriera” da imprenditore.

Grazie ai risparmi e con altri due mie amici coraggiosi, inizio l’avventura di Smooke, breve ma intensa, aprendo i primi 2 negozi di sigarette elettroniche del nord-est Italia. Un business che allora ebbe in pochi mesi una crescita esponenziale. Altrettanto velocemente e predittivamente capisco che le lobby del tabacco, delle farmacie e il monopolio di Stato avrebbero fatto di tutto per frenare questo business, e così vendo le attività appena in tempo.

È a questo punto che avendo dimostrato a me stesso che potevo farcela anche da solo, decido di tornare in Calabria, nell’Azienda agricola di famiglia, a casa, da uomo “libero”.

Intanto, gli accadimenti personali più intimi e gli eventi famigliari, mi fanno crescere e diventare più responsabile. Sono “figlio di”, naturalmente e orgogliosamente per molti aspetti, ma è da imprenditore autonomo che in poco tempo mi rendo conto che la Calabria è piena di potenziale inespresso e di risorse da mettere a sistema.

Io credo in questa Regione: l’economia può girare ed ora più che mai è tempo di materie prime di qualità. La Calabria si sta giocando la partita della vita nei prossimi 10 anni. Sento di essere a Casa e conto di essere nella regione giusta.

Con il mio amico Antonio Braico abbiamo avuto un sogno che è diventato progetto e che stiamo realizzando, un’idea imprenditoriale che ha un nome: ClemenTime, e ci siamo posti un obbiettivo: portare le clementine della Piana di Sibari ovunque, dall’albero al consumatore finale, grazie ai distributori automatici.

Ho passato anni a sentire mio padre che si lamentava dei prezzi delle Clementine. Così ho deciso di vestirle con un packaging adeguato alla refrigerazione e di vendere non solo un ottimo prodotto ma anche un servizio.

ClemenTime come simbolo della Calabria cerca di sgomitare tra Coca Cola, Fanta e Kitkat: Davide contro Golia.

In Azienda, a Favella, mi occupo quotidianamente della produzione e delle risorse umane.

Avere della terra da coltivare, metterci le mani, piantare e raccogliere è bellissimo, ma non è cosa semplice. Tanti i parametri, i paletti, le possibilità …e l’imponderabile.

Rispettando il micro clima e le proprietà organolettiche dei terreni ho deciso di sperimentare in alcuni appezzamenti .

In questi anni ho realizzato un impianto di Paulownia, un albero da legno che cresce circa 20 metri in 3 anni. Con i problemi dei tagli boschivi ed il nuovo mercato dei mobili “fai da te” il legname nel futuro sarà per la maggior parte da coltivazione.

Poi ho realizzato una piccola tartufaia, che, al contrario della Paulownia, ha tempi invece lunghissimi per riprodursi, ma molte zone della Calabria sono vocate per fare tartufi, pochi lo sanno, pochi lo fanno ma la domanda c’è ed è una nicchia appassionata.

Siamo terra di agrumi e il finger lime è un agrume che non potevo non provare. Ora in Calabria abbiamo un po’ di Australia. Un frutto molto costoso quindi con grandi margini di redditività che ad oggi si aggira sui 150 euro al kg. Sono molto curioso ed è per questo che risulto essere uno dei primi in Italia aver creduto e piantato questo meraviglioso agrume ed oggi faccio parte del CDA del Consorzio finger lime Italia con sede a Milano.

Quello che vi voglio trasferire è che tornare in Calabria è stata la scelta giusta.

“Abbiate il coraggio di avere paura. Oltre le paure ci sono i colori più vivi.”


Se hai domande per Francesco scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger!

Aiutaci a diffondere il nostro messaggio.
Leggi, commenta e condividi questa e le altre storie sui social 😉

Clicca QUI per leggere altre storie di calabresi nel mondo e in Calabria!

Se anche tu hai una storia da raccontare, scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.

Valentina, da Catanzaro al Louvre

Ciao Hub Calabria,
innanzitutto, grazie di darmi la possibilità di raccontare la mia storia.

Mi chiamo Valentina e vengo da un piccolo paese della provincia di Catanzaro, Cropani Marina.

Mi sono laureata con il massimo dei voti in Storia e Conservazione dei beni culturali all’Unical e ho conseguito la laurea specialista in Storia dell’arte a La Sapienza nel 2010, in piena crisi economica.

Dopo la laurea ritorno nel mio paese e lavoro per un mese presso il museo archeologico del posto, in qualità di guida turistica.

Ben presto mi accorgo che la realtà è ben diversa da quella che mi era stata proposta. Decido di partire con due valigie e con un biglietto di sola andata per Parigi. Mi sono detta: vado, imparo e ritorno. Sono passati 10 anni.

Ho sempre amato Parigi per le sue bellezze e per la sua storia, inoltre, volevo migliorare il francese e fare un tirocinio post laurea all’estero.

Fin da subito ho lavorato come operatrice didattica per svariati musei, tra i quali il noto Museo del Louvre.

Lavorare al Louvre è stata un’esperienza indimenticabile, la più bella in assoluto. Tuttavia, per poter lavorare con i gruppi di adulti e condurre le visite guidate nei musei bisogna avere il patentino di guida turistica, allora mi sono iscritta all’università e ho conseguito un’altra laurea.

Dopo aver superato l’anno di corso, ho dovuto inviare l’attestato dell’università e altri documenti alla prefettura per avere il famoso patentino.

Da allora è stato un successo dietro l’altro. Ho avuto un contratto a tempo
indeterminato alla Fondazione Louis Vuitton, ho iniziato a collaborare con la società che gestisce le guide turistiche di Versailles, Louvre, Grand Palais, la Reunion des Musées Nationaux.

Ho aperto una partita IVA per lavorare anche con le agenzie di viaggio, con associazioni italiane e con i tour operator. Mi sono iscritta al registro nazionale italiano delle guide straniere per poter esercitare la professione di guida turistica e accompagnare gruppi in Italia.

Ho dato qualche corso privato di Storia dell’arte per un’associazione italiana e ho anche organizzato un viaggio culturale in Calabria!

In generale, con il mio lavoro cerco sempre di valorizzare la Calabria, i suoi prodotti unici, basti pensare al cedro e al bergamotto, il mare che è uno splendore, la montagna dove si respira l’aria più pura d’Europa, i monumenti che raccontano millenni di storia. Lo faccio perché penso sia una regione straordinaria.

Devo dire però che, in Calabria, gli enti pubblici e privati, devono lavorare ancora molto nel settore turistico. La cosa che mi lascia perplessa è che tutti parlano di turismo, tutti citano questa parola, ma il settore è sempre fermo, tranne qualche realtà.

Ci sono pochi collegamenti con la regione. Io ogni volta che scendo devo fare scalo a Milano o Roma, non ci sono compagnie low cost da Parigi ma solo ed esclusivamente Alitalia.

Ad accogliere i turisti all’aeroporto di Lamezia Terme c’è una gigantografia obsoleta della regione e spesso il punto d’informazione è chiuso.

Il sito internet ufficiale nel settore non è aggiornato basti vedere con i propri occhi: http:// turismo.regione.calabria.it/website/

Non c’è un assessorato da più di 10 anni, idem per il soprintendente dei beni storici della Calabria, che è arrivato da poco dopo mesi di assenza.

Mi reco al salone internazionale del turismo e la Calabria non c’è, passo davanti l’Enit a Parigi e la Regione è promossa poco, non ci sono locandine in giro della Calabria, mentre esplodono quelle della regione Sicilia e della Puglia.

Tanti miei amici, colleghi e conoscenti vorrebbero conoscere la Regione ma la mancanza di collegamenti li frena.

Pertanto, ribadisco che c’è ancora tanto lavoro da fare dal mio punto di vista.

Io ho tante idee e progetti anche perché lavorando in una nazione dove il concetto di valorizzazione è ben chiaro per fare introiti, ho potuto acquisire molte competenze nel settore culturale e turistico.

Vorrei ritornare e apportare il mio contributo, ma ogni volta che cerco di farlo trovo le porte chiuse. Ho inviato vari CV e nessuno risponde, nemmeno per dire: no, grazie. Allora mi innervosisco e mi chiedo: se non si risponde ad una persona che ha lavorato per il Louvre a chi si risponde?

Un giorno probabilmente ritornerò con la mia famiglia!

Ad oggi, tutto quello che ho imparato è il frutto della mia esperienza e della mia tenacia. Sono partita da sola dopo due mesi dal conseguimento della laurea.

In base alla mia esperienza, posso dire che le università italiane sono le migliori in termini di preparazione teorica; ricordo ancora quando ho fatto i test per entrare all’università a Parigi. La formazione era a numero chiuso e c’erano solo 25 posti. Ci sono state 350 candidature e io sono rientrata grazie al mio bagaglio culturale, senza quello non ce l’avrei mai fatta, ma il mondo del lavoro è cosi diverso.

All’università non mi hanno mai insegnato come interagire con il cliente, come gestire un gruppo, come prenotare nei musei, le tecniche di comunicazione, come organizzare un evento culturale o un viaggio, una conferenza, un percorso didattico per i bambini o come organizzare una programmazione culturale.

Lavorare con un cliente straniero, che ha una cultura diversa dalla nostra, mi ha consentito di acquisire queste e altre competenze. Anche se per me, almeno all’inizio, è stato molto difficile perché a Parigi non conoscevo nessuno.

Ho trovato casa, il tirocinio e il lavoro da sola.

Non parlavo benissimo francese, il primo anno è stato complesso, tante volte ho voluto abbandonare ma ho resistito e raggiunto tutti i miei
obiettivi.

Valentina, guida turistica a Parigi.

La casa per esempio è un vero problema, se non hai garanzie solide, nessuno ti affitta un appartamento, lo stipendio deve essere tre volte l’affitto della casa.

All’inizio stavo in un appartamento di un italiano con un mio amico, il tempo di trovare una sistemazione. Ho trovato una stanza in un appartamento tramite il sito Pap che mette in relazione i privati, senza agenzia.

Poi c’era la barriera della lingua. Non mi andava di fare corsi teorici perché avevo delle buone basi di francese, in quanto mi sono diplomata al magistrale indirizzo linguistico a Catanzaro. Avevo bisogno di parlare, cosi oltre al tirocinio in un museo specializzato nelle attività per bambini, il Museo en Herbe, lavoravo come hostess d’accoglienza all’Hotel Hilton.

Ho imparato tutto con l’esperienza diretta e ho utilizzato l’arma di essere italiana, quindi di parlare una lingua straniera e lavorare per questo tipo di clientela.

I primi colloqui li ho preparati con il mio coinquilino, passati gli anni e assunta dimestichezza con la lingua non mi sono più preparata, andavo e basta. Mentre quando sapevo che avevo colloqui e esami in inglese, mi facevo aiutare dal mio compagno e ripetevo a voce alta! Non bisogna mai dire non sono capace o è troppo difficile, soprattutto se hai un bagaglio solido, io ho puntato molto su questo.

Ai calabresi nel mondo vorrei dire:

“fate rete e fate conoscere realmente La Calabria per l’ospitalità, la gentilezza, la cultura plurimillenaria e tutto ciò che c’è di buono in questa amata terra e a quelli che sono rimasti dico di lottare sempre per i propri desideri.”

Alcune volte mi chiedo se è più facile andare via o rimanere e creare il proprio lavoro. Non lo so, credo che dipenda molto dal settore lavorativo. Nel mio caso non ho avuto molta scelta, ma ora sarei pronta a rimettermi di nuovo in gioco. Ora che sono lontana mi rendo conto di quanto mi manca il sole, il mare, la natura incontaminata, prendere un caffè con il vicino di casa senza prevenire, la tua famiglia.

Ammiro tutti quelli che hanno deciso di rientrare e spero che un giorno anch’io possa farlo, d’altronde è la speranza che ci dà la forza di andare avanti.


Se hai domande per Valentina scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger!

Aiutaci a diffondere il nostro messaggio.
Leggi, commenta e condividi questa e le altre storie sui social 😉

Clicca QUI per leggere altre storie di calabresi nel mondo e in Calabria!

Se anche tu hai una storia da raccontare, scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.

Roberta, ricercatrice calabrese premiata alla Conferenza Nazionale olandese di Tossicologia 2018

Ciao Hub Calabria, sono molto felice di condividere oggi con voi la mia storia.

Ho 30 anni e sono originaria di Rogliano, cittadina nella provincia di Cosenza.

Dopo aver conseguito il diploma presso il Liceo Classico Bernardino Telesio (Cosenza), ho intrapreso il percorso accademico presso l’Università della Calabria, dove ho conseguito il diploma di Laurea in Chimica e Tecnologia
Farmaceutiche.

Durante l’ultimo anno del percorso universitario, ho deciso, come tanti ragazzi calabresi e non, di partecipare al concorso Erasmus. Vinta la borsa di studio, sono partita per l’Olanda.

La Prof.ssa A.R. Cappello, con la quale stavo svolgendo il mio periodo di tesi sperimentale, prese contatto con l’Università di Utrecht, presso la facoltà di Medicina Veterinaria, dove il Dr. M. Houweling mi accolse nel suo gruppo di ricerca per tre mesi, con un entusiasmo e un’umanità infinita, (primo stereotipo: i nordici sono freddi, abbattuto! Perlomeno abbattuto per gli olandesi).

Molti di voi penseranno…solo tre mesi?! Sì, e vi assicuro che sono stati abbastanza per aprire gli occhi, uscire dalla mia comfort zone, allargare i miei orizzonti e confrontarmi con una cultura per certi versi molto lontana dalla nostra, ma allo stesso tempo paradossalmente simile.

Da lì, iniziò quello che poi divenne, e tuttora lo è, il mio capitolo di vita in terra olandese.

L’Università della Calabria, dunque, ha giocato un ruolo fondamentale dandomi non solo la possibilità di partire e svolgere ricerca in un laboratorio all’estero (grazie soprattutto al lavoro dell’ufficio Erasmus), ma anche le giuste conoscenze scientifiche che, insieme alle mie personali soft skills e ad un’alta conoscenza dell’inglese, mi hanno permesso di superare il colloquio per una posizione di lavoro per la quale avevo inviato CV e lettera di presentazione tramite il sito academictransfer.com (magari a qualcuno di voi potrà essere utile…sono disponibilissima a qualsiasi richiesta di informazioni tecniche).

Il dottorato è un lavoro a tutti gli effetti in Olanda, con diritti e doveri che spettano ad un Lavoratore!

Nel 2015, dopo solo pochi mesi dalla seduta di laurea, iniziai così il dottorato di ricerca presso l’Università di Groningen, GRIP.

Groningen è una cittadina del Nord Olanda, abitata approssimativamente da 230.000 persone, di cui il 25% (percentuale altissima!) studenti provenienti da tutto il mondo. Così come tutta l’Olanda, pullula di cervelli in fuga, italiani e non.

Questa grande avventura è iniziata nel gruppo di ricerca della Prof.ssa A. Salvati, ricercatrice italiana che si occupa di capire come le nanoparticelle vengano assorbite in cellule e tessuti (uptake), e che tipo di tossicità possano eventualmente causare (nanosafety), della co-promotrice dott.ssa Y. L. Boersma e del Prof. P. Olinga, esperto di malattie fibrotiche e modelli ex vivo (Precision-cut tissue slices) utilizzati per studiare principalmente metabolismo di (nuovi) farmaci.

Chi l’avrebbe mai immaginato che mi sarei ritrovata ricercatrice a Groningen, che avrei presentato i miei risultati del progetto di dottorato in conferenze nazionali olandesi e internazionali, che avrei pubblicato articoli in riviste scientifiche; che avrei vinto diversi premi durante la carriera di PhD, che avrei avuto modo di conoscere e parlare con grandi scienziati, di lavorare in un team di ricerca grandioso, di imparare a parlare l’olandese, di fare il grande passo e iniziare nel 2020 come ricercatrice in una grande azienda internazionale di studi clinici?

E aggiungo, chi avrebbe mai immaginato che l’Olanda sarebbe diventata la mia seconda casa? Nonostante il grigiore che incombe nelle giornate invernali, nonostante la tristezza che mi invade ogni volta che lascio la mia famiglia, i miei amici, nostra Calabria (sì, è mia e vostra, e può sembrar paradossale, ma la sento ancor più mia adesso).

Tristezza compensata dalla mia serenità d’animo e felicità per quel mio piccolo contributo alla società tutta, e per quella soddisfazione che ti ripaga quando la sera poggi la testa sul cuscino.

No, non avrei mai potuto immaginare tutto ciò!

La nostra regione è un bene inestimabile, e questa mia percezione è aumentata ancor di più vivendo all’estero.

A volte penso sia stata una fortuna allontanarmi un po’ fisicamente (con il cuore mai!), perché ho apprezzato ancora di più ciò che la nostra terra può offrire, a partire dalle tradizioni culinarie, che ti fanno sempre fare un figurone: gli amici europei e il fidanzato olandese amano la ’nduja, per dirne una!! Per finire ai paesaggi idilliaci che caratterizzano la Calabria, e il meridione in generale.

Quando all’estero mi chiedono dove vivo e rispondo “Sud Italia…Calabria”, il primo commento di una piccola parte di persone, detto con molta leggerezza, e all’insaputa di quanto male possa fare, è: “oh
wow, dove c’è la mafia? Non ci sono mai stato!”. Il mio cuore si stringe e le mani iniziano a sudare. Allora mi chiedo: cosa posso fare? Cosa possiamo fare?

Dobbiamo iniziare noi calabresi, sia chi resta che chi va, a credere in noi e nella nostra terra, ad apportare quel cambiamento comportamentale nella nostra società che può nascere solamente da un sentimento puro verso la nostra regione.

Dobbiamo aprire gli occhi e capire che è momento di crescere, puntare su ciò che di bello abbiamo, sull’intelligenza del nostro popolo ormai da tempo assopita e assorbita da ciò che ci circonda e divora e vuol farci credere che qualcosa cambierà.

La “rivoluzione” arriverà solo quando saremo davvero noi a crederci, e
allora qualcosa cambierà di sicuro!

Cosa posso fare? Beh, far conoscere il bello della Calabria e incontrare la stessa persona, che mi aveva lasciato l’amaro in bocca qualche mese prima, di ritorno da una vacanza nel Sud Italia e sentirle dire: “Wow, che meraviglia la tua terra! Grazie per avermela fatta conoscere! E’ stata una botta di vita!”

Per chi resta e per chi parte (mi piace pensare momentaneamente) …

“Usciamo dalla nostra comfort zone, esponiamoci, impariamo, cresciamo, sbagliamo, non restiamo in silenzio per paura di sbagliare, confrontiamoci, sogniamo…realizziamo!”


Sono disponibile a dare delle informazioni generali per chiunque volesse trasferirsi in Olanda. Per esempio, su dove cercare casa (problema grandissimo in Olanda, più che trovare lavoro, etc).


Se hai domande per Roberta scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger!

Aiutaci a diffondere il nostro messaggio.
Leggi, commenta e condividi questa e le altre storie sui social 😉

Clicca QUI per leggere altre storie di calabresi nel mondo e in Calabria!

Se anche tu hai una storia da raccontare, scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.

Natale, giovane calabrese, a 22 anni Chef nei migliori ristoranti di Zurigo

Ciao Hub Calabria,

sono Natale ed ho 22 anni. Vengo da un piccolo paesino nella provincia di Cosenza, Guardia Piemontese che è anche la cittadina di Dario Brunori.

Diplomato con il massimo dei voti nel settore enogastronomico, la mia storia all’estero inizia da una grande realtà metropolitana, Zurigo.

Credo che il destino sia scritto per ognuno di noi, perché il 26 settembre 2018, mentre ero in vacanza qui, cenando nel miglior ristorante pizzeria di Zurigo, la Fonte, il proprietario Giovanni Figoli, calabrese come noi, mi ha offerto l’opportunità di diventare chef del ristorante.

Da lì è iniziata la mia avventura in Svizzera.

Un Paese che affascina e fa comprendere quanto l’Italia, e soprattutto il Sud Italia, ha da migliorare.

Basta pensare ai mezzi pubblici. Quando andavamo a scuola, ricordo il pullman costantemente in ritardo, qui invece passano molto spesso anche in anticipo e devi far attenzione a non perderlo. Mai essere ritardatari in Svizzera.

Le regole sono rispettate da chiunque e già da piccoli i bambini vengono educati ed indirizzati al fine di poter apportare delle migliorie alla comunità.

Ambientarsi all’inizio non è stato semplice, quando non conosci la lingua ufficiale del posto tendi ad essere emarginato, ed oltretutto diciamo che il popolo rispecchia abbastanza le condizioni climatiche del luogo.

Forse è proprio questo che apprezzi della Calabria quando vai via, il pathos, il calore che c’è tra noi conterranei. Un semplice caffè improvvisato o le tavolate domenicali.

Qui in Svizzera, purtroppo e per fortuna, deve essere tutto organizzato altrimenti diventa impensabile poter organizzare qualcosa all’ultimo minuto.

Proprio quel pathos lo riscontro anche negli ingredienti del luogo: ricordo i pomeriggi passati nell’orto con mia nonna, il periodo dell’olio, la vendemmia, la passata di pomodoro e le conserve. Tutto in Calabria ha un sapore, un odore ineguagliabile. Nonostante io porti qui ingredienti straordinari e materie prime come liquirizia, bergamotto, i nostri insaccati, le qualità organolettiche sembrano diverse, così come la mia anima che si sente più leggera in mezzo a quel verde e alle casseruole di pomodoro e basilico fresco sul fuoco vivo che arde.

Forse la Calabria è proprio questo, un sentimento simile al detestare quando ci sei dentro e amore profondo quando sei lontano. E ti senti adirato perché vedi tanto potenziale inespresso a cui servirebbe solo un po’ di cura per fiorire e rifiorire. 

Ad oggi, dopo aver collaborato con Chef importanti, lavoro per un altro famoso ristorante a cui devo una grande crescita professionale e personale. Mi ha permesso di cucinare e visionare ingredienti stratosferici e costosi.

Ti senti gratificato, vieni pagato per il tuo valore e questo ti mette in difficoltà perché ripensare ad un ritorno in Calabria diventa complesso.

Ho girato gran parte dell’Europa grazie a ciò che mi sono costruito qui. Per uno Chef è fondamentale viaggiare e scoprire usi, costumi e tradizioni di un luogo.

La domanda sorge spontanea: la Calabria mi avrebbe concesso le stesse possibilità che ho qui?

La Calabria è pronta a riaccogliere un giovane ragazzo che ha in mente un ristorante con una cucina di alto livello? 

Se dovessi concentrarmi esclusivamente sulle materie prime, le valigie sarebbero già pronte. Purtroppo il contorno di ciò che mi ha circondato per 20 anni mi fa pensare che ancora il nostro territorio non è pronto.

L’idea, però, c’è. Ed è persistente nella mia mente e nel mio cuore. E quando c’è un’idea, è presente anche la speranza.

Riuscire a far rivalutare i nostri piatti ricchi e abbondanti in chiave moderna e gourmet mi stimola e mi affascina. Sarà un’utopia ma noi chef siamo tutti un po’ pazzi. Magari un giorno, non troppo lontano riuscirò a realizzare questo sogno.

In Svizzera ho conosciuto tantissimi ragazzi del Sud che come me sognano un futuro migliore per la nostra terra. Ho conosciuto anche tanti ragazzi extracomunitari che partendo dal nulla si son plasmati e forgiati.

Il consiglio che mi sento di dare a chi è in Calabria, ai giovani calabresi nel mondo, e a chiunque leggerà questo articolo è:

“Viaggiate. Nel 2020 bisogna ampliare la mente, capire che la nostra lingua non è l’unica al mondo, che il nostro colore della pelle è soltanto una delle tante sfumature, che il nostro paesaggio è splendido ma non unico, comprendere che la diversità è ricchezza, bellezza e che non bisogna ripugnare ciò che non si conosce. Comprendere che essere superficiali porta ad essere giudicati solo dalla superficie. Ed un libro non si giudica solo dalla copertina.

Ed è proprio dal mio ultimo libro letto che ho capito di voler ritornare in Italia e ampliare il mio bagaglio lavorativo e culturale.

Quindi, state connessi su Hub Calabria perché questo portale più che di raccontare una storia aiuta a spronare chi sta leggendo a migliorare. Tutti nel nostro piccolo possiamo e dobbiamo fare qualcosa. Ed è dalle piccole cose, così come questo sito, possono nascere grandi cose.


Se hai domande per Natale scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger!

Aiutaci a diffondere il nostro messaggio.
Leggi, commenta e condividi questa e le altre storie sui social 😉

Clicca QUI per leggere altre storie di calabresi nel mondo e in Calabria!

Se anche tu hai una storia da raccontare, scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.