GIULIO VALERIANO, LA CAPACITA’ DI CREARE LA BELLEZZA DEL PROPRIO MONDO

Ciao Hub Calabria,

è curioso per me, che vi seguo da qualche anno, accettare l’invito di Raffaella a raccontarmi.

Mi chiamo Giulio sono un farmacista tornato a vivere a Pizzo, il mio paese, dove sono cresciuto e che adoro.

Mi sono laureato all’Unical in Chimica e tecnologia farmaceutiche, seguendo la mia passione per le scienze biologiche e la chimica nata sui banchi dell’Istituto tecnico Nautico di Pizzo.

Durante gli anni universitari decido di conseguire un secondo diploma da esterno, quello di perito chimico presso l’Istituto tecnico industriale di Vibo Valentia, nonostante molti mi facessero notare che ero fuori corso e avrei perso ulteriormente tempo all’università insisto col mio proposito.

Mi diplomo come perito chimico e partecipando a un concorso per una borsa di studio e ricerca, bandito dal Mipaaf, lo vinco e inizio a lavorare mentre ero ancora in tesi, proprio come perito chimico, presso l’Ispettorato Centrale Repressione Frodi nella sede di Modena.

Qui mi occupo di analisi chimiche su alimenti e mi appassiono al settore alimentare nel quale ancora oggi per passione e interesse personale continuo a formarmi con corsi in presenza ma anche online, grazie a piattaforme di e-learning italiane ed internazionali.

Gli stimoli della formazione

Durante l’esperienza modenese decido di partecipare a un corso di analisi sensoriale del miele presso il Cra-Api di Bologna e qui imparo ad osservare gli alimenti prestando attenzione a tanti aspetti prima dati per scontati: sapori, aromi, profumi, consistenza e a valutare il cibo servendomi dei sensi, quindi tatto, gusto, vista, olfatto.

Terminato il periodo coperto dalla borsa di studio decido di lavorare con la mia laurea in CTF e con la fresca abilitazione all’Albo dei farmacisti e mi trasferisco a Brescia: città a misura d’uomo e molto stimolante dal punto di vista formativo, infatti è possibile trovare davvero tutti i corsi per soddisfare le proprie curiosità.

Decido di partecipare a un Master of food della Condotta bresciana di Slow Food sul mondo della Birra e per fare conoscenza fuori dal lavoro decido di seguire un corso di spagnolo serale organizzato dal comune del paesino bresciano dove vivevo.

I vari corsi mi permettono di conoscere molta gente nuova, coetanei ma anche professionisti. Il corso di spagnolo in particolare mi apre un mondo nuovo e tante possibilità formative anche online.

Quando ero convinto che da adulti fosse impossibile imparare una nuova lingua, mi resi conto che non solo era possibile ma addirittura divertente. L’insegnante di spagnolo argentina ci coinvolgeva nei suoi aperitivi culturali per mettere in pratica il nuovo idioma, così incontrai molta nuova gente latino-americana (provenienti da Uruguay, Cuba, Perù, Spagna, Paraguay, Argentina).

Insomma, un corso iniziato per caso diventa fonte di nuove amicizie che durano ancora oggi e di incontri professionali molto stimolanti.  Su internet scopro la piattaforma MiriadaX sulla quale università europee e internazionali erogano molti corsi gratuiti di varie argomenti e discipline, così inizio a soddisfare le mie curiosità facendo corsi di biologia, psicologia, alimentazione, lingua spagnola e molto altro, migliorando sensibilmente le mie competenze e il mio vocabolario spagnolo.

L’esperienza Valladolid

Sempre su internet scopro l’esistenza della Fundaciòn de lengua española de Valladolid dalla quale ottengo una borsa di studio per un corso di spagnolo di due settimane. Sorprendentemente, per me che non me lo aspettavo, arrivato a Valladolid dopo gli esami preliminari per stabilirne il livello di ingresso della lingua, vengo assegnato al gruppo avanzato livello C1 e anche qui incontro nuova gente di tutte le età (anche persone che potevano essere i miei nonni) che mi hanno fatto capire che l’età spesso è una condizione mentale dettata dal timore di fare qualcosa di diverso dalla routine, e che se conservi la voglia di apprendere e divertirti lo puoi fare tranquillamente anche da adulto.

Oggi, ormai da diversi anni vivo in Calabria esercitando la professione di farmacista e continuando ad alimentare e coltivare le mie passioni e interessi, anche grazie alla rete di contatti creata negli anni e grazie alle esperienze.

La mia passione per le erbe medicinali mi ha spinto a creare la pagina Facebook e Profilo Instagram LE PIANTE SPONTANEE DI PIZZO, che raccoglie fotografie di piante spontanee dell’ambiente urbano di Pizzo e che vogliono essere testimonianza dell’idea che guardando le cose con occhi diversi si può scoprire che quelle che dai più vengono considerate erbacce, sono in realtà meravigliose creature botaniche che se impari a conoscere e apprezzare possono raccontarti tanto del tuo territorio e della storia del tuo paese, possono essere fonte di nuove idee e possibili ricerche.

Interessandomi di uso tradizionale delle erbe e di medicina popolare imparo molto chiacchierando coi contadini su usi passati e tradizione, la botanica, l’antropologia, le scienze si mescolano quando si parla di piante: provate a leggere qualcosa del professor Stefano Mancuso a proposito del mondo vegetale.

I profili social nati per mio diletto mi hanno messo in contatto con biologi, erboristi, agronomi, docenti universitari italiani e non solo, con i quali abbiamo interessi comuni e collaboriamo. 

Sempre dalla capacità innata e migliorata negli anni di fare rete e mantenere i contatti sono nati una collaborazione con la rivista Nuovo Collegamento della società scientifica Utifar (per la quale propongo autori, scrivo articoli e intervisto professionisti) e il blog di cui sono autore e co-amministratore, Pharmaddicted (dove facciamo divulgazione) che vede tra i suoi collaboratori, chimici, medici, erboristi, tecnologi alimentari, formatori.

Con Hub Calabria condividiamo questa passione di “fare rete” e la convinzione che la Calabria sia piena di tante piccole realtà positive (ho una pagina Facebook che si chiama proprio Calabria Positiva) che sono i suoi abitanti, ma che spesso ci rifiutiamo di vedere.

Il mio invito ai giovani?

“Coltivare passioni e interessi personali anche quando sembra che il lavoro ci stia portando altrove. Conservare la curiosità e la capacità di sorprendersi. Creare il proprio intorno con le proprie azioni di tutti i giorni. Non potremo cambiare il mondo intero ma di sicuro possiamo migliorare il mondo intorno a noi, quello che viviamo quotidianamente.”


Se hai domande per Giulio, scrivi ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.

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MICHELANGELO MARINO, MANAGER DELLA FELICITÀ

Ciao e bentrovati,

il mio nome è Michelangelo Marino e nella vita ho un proposito ben chiaro: generare benessere nelle persone.

Questo mi ha portato a fare un percorso di studi e oggi sono un esperto in scienze della felicità.

La mia figura professionale è il Chief Happiness Officer (CHO), sono un Manager della felicità.

Ho un’azienda, si chiama “Io cambio rotta” che ha la sede principale a Reggio Calabria e alcune sedi sparse sul territorio nazionale.

Ultimamente ci sono state una serie di notizie che mi hanno fatto riflettere molto: 7 giovani calabresi su 1000 prendono la valigia cercando fortuna altrove e tantissimi giovani in Italia hanno deciso di licenziarsi perché non si trovano bene nell’ambiente lavorativo.

Anch’io mi sono ritrovato in queste condizioni e situazioni; anch’io avevo pensato di emigrare, ho pensato di andare via da alcune situazioni che non mi andavano a genio fino a quando non ho incontrato la Scienza della felicità che mi ha fatto capire una cosa importantissima: non sono gli eventi a determinare il nostro destino, bensì l’approccio che noi abbiamo rispetto ad essi.

Infatti la scienza della felicità mi ha insegnato una grande cosa; da una ricerca di Sonya Lubomirsky, una psicologa di Harvard, la quale dice che la felicità dipende per il 50% dai nostri geni, per il 10 % dal contesto nel quale viviamo e per il 40% dalle azioni che intenzionalmente scegliamo di compiere per prendere consapevolezza del nostro essere.

Quindi un passaggio chiave è che prima ricercavo la felicità, adesso ho capito che la posso costruire attraverso delle azioni concrete ed è questo il messaggio che voglio dare ad ogni giovane che ha avuto il pensiero di “andare fuori”.

Altra cosa importante è il “più noi meno io” che ho sviluppato in questo periodo. Questo mi ha permesso di incontrare delle realtà come Hub Calabria che non fa altro che narrare esperienze positive di giovani calabresi, quindi grazie Hub, grazie a tutti e ricordatevi che ognuno di noi siamo responsabili della nostra felicità perché la felicità è una competenza e va allenata!

“prima ricercavo la felicità, adesso ho capito che la posso costruire attraverso delle azioni concrete”


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AZZURRA PASTA, FEEDBACK DI UN’ESPERIENZA PROFESSIONALE IN CALABRIA

Lo ammetto, fino ad agosto 2021 non ero mai stata in Calabria, neanche per prendere il traghetto per le Eolie, cosa che poi ho fatto con pit stop di una sera a Reggio Calabria prima di raggiungere Salina. Non sapevo che venisse considerata un po’ di serie B dai calabresi e mi ha “comprata” facilmente con un aperitivo in spiaggia e un ottimo gelato. Peccato per il museo archeologico chiuso in piena estate, periodo in cui avrebbe ospiti a tutte le ore del giorno e tutti i giorni, per vedere due delle statue più preziose del mondo: i Bronzi di Riace.

Mai mi sarei immaginata che non solo sarei tornata in Calabria 10 giorni dopo per la fase finale di un colloquio che mi ha portata a frequentarla da novembre ad oggi per motivi di lavoro, ma anche che mi sarei innamorata perdutamente di tutti i suoi pregi, nonostante i suoi difetti.

Flashback a luglio: mentre sto dipingendo su un terrazzo pied dans l’eau a Gaeta, aspettando notizie sulla
fine di un’epoca lavorativa per me importante, ricevo una mail dal CEO e Chairman di un gruppo alberghiero familiare calabrese, chiedendomi se mezzora dopo avessi avuto il tempo di sentirlo telefonicamente per un colloquio. Dovevano essere 30 minuti di telefonata, sono stati 90. 1 ora e 30 minuti in cui abbiamo parlato del turismo in Italia e nel mondo, del futuro dell’hotellerie post-pandemia, della necessità di destagionalizzare e della Calabria, ovviamente.

Ne parlo agli amici da cui sono ospite, al mio avvocato, ai familiari, al mio psicologo: “Ma sei sicura di voler andare a lavorare in Calabria?” Questa è stata la domanda di tutti. Da un contratto da dirigente nella moda nella regione più ricca d’Italia alla consulenza freelance nel turismo della regione con una nomea poco raccomandabile e ahimè più povera, del nostro Bel Paese. Il cuore ha detto sì, probabilmente influenzato dal mio richiamo costante verso il mare e da quella vista sullo Stromboli che ogni volta che torno mi commuove.

All’inizio l’entusiasmo della scoperta di una regione selvaggia e non battuta dal turismo di massa, le nuove responsabilità, i nuovi colleghi, la cultura, il cibo, la natura, i sapori, i colori, l’accoglienza autentica e un po’ rude ma tanto entusiasta e gli odori mi sbalordiscono: è davvero innamoramento a prima vista, quello da salame sugli occhi.

Non faccio altro che leggere saggi sulla regione per capirla, la visito in lungo e in largo per cercare, attraverso azioni strategiche e tattiche, di capire come far rivivere tutta la magia inspiegabile della regione Calabria che sto vivendo in prima persona agli ospiti che ci verranno a trovare durante l’estate.

La sua storia, dalla Magna Grecia ad oggi, il mare potente ma soprattutto l’entro terra così vario, così intriso di millenni di miti, persone, battaglie, geni, artisti, matematici, politici e artigiani. È o non è nata qui la parola Italia?

Bova e Chianalea sono i miei due grandi amori calabresi che porterò per sempre nel cuore, negli occhi e nella memoria. Due borghi fatati, di una bellezza che lascia senza fiato, dove lo senti che i miti e la storia ci sono stati per davvero, ancora più di Roma o Atene.

E poi la ginestra, il bergamotto, la cipolla, la ‘nduja, le tessiture, le ceramiche, i cantautori, la panificazione, i murales, l’Aspromonte, la Sila, i Calanchi, le fiumare, gli agrumeti, il tartufo di Pizzo, i fileja. Io della Lombardia non saprei elencare così tante meraviglie, eppure sono di Milano e la conosco bene.

E i miei colleghi sono stupiti! Una milanese innamorata della Calabria, che ci lavora bene e che dice che FORSE solo i bergamaschi se la giocano con i calabresi come dedizione al lavoro (8.30 am già operativi per finire 11 ore dopo)?!

Ma come ogni infatuazione il momento della verità arriva. Comincio a vedere le buche, la pattumiera per
strada, gli animali randagi, i controlli antimafia incluse le foto dei latitanti appese ai controlli all’aeroporto.
Tropea che è il deserto dei tartari da novembre a febbraio – i ristoranti e i bar aperti si contano su due dita, le persone da un lato fanno fatica a trovare lavoro e dall’altro non lo vogliono e il senso del tempo è
inesistente (riunioni fatte alla macchinetta del caffè, call che si sovrappongono, fornitori che arrivano senza preavviso e “quando riescono”).

FENDI.COM progetto Hand in Hand

Alcuni sono diffidenti, hanno paura che la fregatura stia dietro l’angolo come lo è stata nella storia – Unità
d’Italia in primis (come ho scoperto a una cena a Rossano grazie a una delle persone più professionali,
corrette, buone e preparate che io abbia mai conosciuto: Vincenzo Bossio, che con l’azienda tessile che porta il suo cognome non a caso è stato scelto da Fendi per rappresentare la Calabria nel progetto Hand in Hand), ma al tempo stesso hanno un concetto di correttezza tutto loro e soprattutto non rispettano la loro regione e i suoi valori. Perché? Forse è rassegnazione che mai nulla cambierà e che la Calabria rimarrà sempre il fanalino di coda d’Europa? Forse perché fa più figo vivere a Milano, Roma o all’estero? Forse perché finché la politica non fa qualcosa, è difficile che arrivino veri miglioramenti?

“Quel che vedo io è che la Calabria ha un potenziale enorme e le sue persone sono forti. Si devono però unire, affidandosi ai privati illuminati e a chi la regione la ama, per tirarsi su le maniche e saper splendere non solo agli occhi di chi ha una sensibilità spiccata, ma di tutti coloro che amano le innumerevoli bellezze del nostro paese, per scoprire che – ehi – ne è rinata un’altra – quella da cui l’Italia ha preso il suo nome. Dici poco?”

Azzurra ha visitato molti posti speciali in Calabria


Perché è importante il feedback di Azzurra? Lo spieghiamo nel nostro post Instagram

In generale, è una buona prassi chiedere e ascoltare i feedback di chi viene da fuori o da chi è esterno ad un progetto, ci danno un punto di vista nuovo, distaccato che dovrebbe diventare spunto per migliorarci.
È un modo per “vederci meglio” 🧐 #bestpractice #HubCalabria


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Giuseppe Fiamingo, amore per le radici e passione per la scienza

Mi chiamo Giuseppe Fiamingo ed ho il privilegio di svolgere il lavoro che considero il più bello del mondo, quello di docente di matematica e fisica, cioè di quelle materie che, fin da bambino, hanno costituito la mia passione e la base della mia continua ricerca.

Sono cresciuto e vivo in una piccola località dell’entroterra Calabrese, Capo Vaticano, che si trova nel versante tirrenico dove spicca un bellissimo promontorio frastagliato da rocce e pittoresche baie, battezzato col nome di “Costa degli Dei”, dove scelse di vivere Giuseppe Berto e dove la Bellezza produce una mistica sensazione di appartenere ad una superiore Armonia.

Da circa quarant’anni, insieme alla mia famiglia gestisco un’attività di ristorazione estiva, cercando di mantenere le più antiche tradizioni calabresi, con piatti tipici e prodotti genuini della nostra terra.

Ed in questa mia seconda attività mi piace alternarmi come un neutrino (in fisica, il neutrino è una particella subatomica che oscillando si trasforma); giro per i tavoli come cameriere, aiuto in cucina la mamma chef e mi trattengo vicino al forno a legna, pronto ad infornare pizze dai mille colori e gusti. Un lavoro duro e difficile quello del ristoratore, che mi ha costretto a rinunce e sacrifici, ma allo stesso tempo mi ha regalato anche tante soddisfazioni ed insegnamenti, dandomi la possibilità di conoscere persone e culture diverse. Ecco: Uno e Tutto, Particolare ed Universale, Microcosmo e Macrocosmo; il molteplice è maestro, arricchisce, stimola, ci spinge a varcare le Colonne d’Ercole e ad accorgerci che la matrice è comune.

La scelta di studiare matematica all’Università è nata grazie alle ampie vedute di mio padre, che ha sempre creduto nelle mie capacità logiche e analitiche. Mi ha consigliato e lasciato libero di scegliere, perché è proprio questo che credo debba fare un genitore, così come un insegnante: far emergere le capacità di un ragazzo, e soprattutto dargli fiducia e spingerlo a seguire i sui sogni.

Inizialmente avevo un po’ di timore per questa scelta (provenivo da un Istituto Tecnico per Geometri), ma l’ho intrapresa come una sfida con me stesso, affrontando i miei studi con molta umiltà e applicazione, consapevole che in estate bisognava unire le forze per aiutare la famiglia, aggiungendo così allo studio anche un duro lavoro.

Ecco che, dopo molti sacrifici e notti insonni passate sui libri, ho completato gli studi nei tempi previsti e, subito dopo, la mia prima esperienza da docente al Nord, come supplente di matematica e fisica.

Affrontare nelle scuole tematiche scientifiche in assenza di apparati sperimentali diventava una missione quasi impossibile per un insegnante. Ecco che ho iniziato a chiedermi: come posso insegnare questi argomenti ai miei studenti? Cosa posso fare per declinare in modo coerente tali contenuti? Dove posso reperire queste competenze?

Quando l’impegno e la passione sono presenti anche le mete più lontane possono essere raggiunte. Ho scelto così, di fare “l’insegnante ricercatore”.

Mi iscrissi alla Mathesis, la società Italiana di scienze matematiche e fisiche, che si occupa della formazione e dell’aggiornamento degli insegnanti Italiani e collabora con le Università e i centri di ricerca. Sono stato relatore in vari congressi ed in sedi universitarie.

Oggi occupo il ruolo di Presidente della sez. della Mathesis di Serra San Bruno intitolata allo scienziato “M.Francaviglia”.

Così, ho avuto modo di coronare il sogno della mia vita: far parte del gruppo di docenti, provenienti da ogni regione d’Italia, selezionati a partecipare ad un prestigioso corso di formazione al Cern di Ginevra. Ho avuto così la possibilità di visitare tutti gli apparati sperimentali, di essere a stretto contatto con gli scienziati del Cern e di poter toccare con mano tutto quello che prima mi sembrava impossibile.

Al Cern, successivamente, sono stato selezionato per un secondo corso di formazione “academy”, dove ho potuto studiare la meccanica quantistica dell’universo e immergermi nei suoi segreti e ho anche frequentato un terzo corso di formazione “Experience”, dove sono stati creati veri e propri gruppi di lavoro e di ricerca, seguiti dai tutor del Cern, sviluppando con il loro aiuto sviluppiamo alcuni dati reali prodotti dagli apparati sperimentali. Con questo bellissimo gruppo, guidato dalla responsabile scientifica Antonella Del Rosso, oggi continuamente ci relazioniamo,  scambiamo informazioni e affrontiamo problematiche, partecipiamo ai seminari interloquendo con scienziati di chiara fama e premi Nobel. Insomma, facciamo rete tenendo unita la Scuola ltaliana.

Il Cern è il centro di ricerca delle alte energie più prestigioso e più avanzato al mondo. Il suo obiettivo è quello di studiare la materia attraverso le alte energie prodotte dagli acceleratori di particelle. Nell’anno 2012 il Cern annunciò al mondo la scoperta di una particella madre che per molti rappresentava il Sacro Graal della fisica: il bosone di Higgs, la “particella di Dio”. Grazie alla sua scoperta è stato possibile costruire una teoria chiamata “modello standard” che spiega com’è composta la materia e quali sono i suoi costituenti fondamentali. Il Cern è un laboratorio per il mondo, dove menti di tutte le nazionalità si incontrano e collaborano per un obiettivo comune: la Scienza. Un obiettivo che travalica confini e barriere, che unisce ogni essere umano in quanto appartenente al comune Universo.

Descrivere l’emozione che si prova quando si entra in quelle aule di Sapere è veramente difficile, come impossibile è descrivere la bellezza di quei luoghi in poche pagine. Mi sovviene l’affermazione di Fermat, che scrisse ai posteri: “dispongo di una meravigliosa dimostrazione di questo teorema, che non può essere contenuta nel margine troppo stretto della pagina”.

Queste meravigliose esperienze hanno fatto nascere in me la consapevolezza che quando entro in una classe e mi rivolgo agli studenti ho l’obbligo di trasmettere, oltre a qualche nozione, la percezione di cosa sia la ricerca e di quanto sia importante la curiosità: tutte le grandi scoperte sono nate da questa insaziabile sete di conoscenza. Cerco quindi di stimolare il più possibile la loro mente e spingerli a coltivare le loro passioni.

Mi definisco uno “Spirito Inquieto”, un cercatore attratto dal mistero e dagli enigmi del Cosmo. Ho frequentato prestigiosi centri di ricerca italiani, come l’Istituto di fisica nucleare (in particolare quello di Napoli per lo studio dei raggi cosmici); i prestigiosi corsi di formazione PID, presso i laboratori del Sud a Catania per studiare le tecniche della fisica-medica utilizzate per la cura tumore oculare; i laboratori del Gran Sasso ( i più grandi laboratori sotterranei al mondo ) per cercare di approfondire la conoscenza della materia oscura. Adesso mi sto dedicando alla stesura di un libro, cercando di raccogliere tutte le mie esperienze e di spiegare la fisica partendo dai miti.

Molti giovani, dopo la laurea, scelgono di andare all’estero per sviluppare la loro attività di studio e spesso non ritornano. Io ho scelto di restare nel mio paese, convinto che siamo noi stessi a decidere il nostro futuro. Ma per avere una visione completa della realtà bisogna conoscere il mondo e portare la cultura dentro casa nostra, e quindi aprirsi alle nuove esperienze ed essere sempre pronti e desiderosi di fare la valigia.

C’è da dire, purtroppo, che viviamo in un paese dove l’interesse politico per la scienza è scarso. Mancano le risorse e gli investimenti per la ricerca. Ma, volenti o nolenti, viviamo in una società dominata dalla tecnologia, figlia della scienza, e proprio per questo la comunicazione e la divulgazione scientifica su larga scala risultano fondamentali nel processo che conduce alla realizzazione pratica delle idee e della teoria.

“Tutto intorno a noi è numero; la matematica è il linguaggio attraverso il quale l’Universo si esprime, ed è nostro compito far conoscere a tutti l’armonia e la bellezza di questo linguaggio.”


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Manuela Fragale, affermata giornalista di Cosenza: il suo impegno per gli Italiani nel mondo

Ciao Hub Calabria,

sono Manuela Fragale, affermata giornalista originaria di Cosenza, specializzata in Informazione economica, Comunicazione istituzionale e d’impresa, Digital Marketing.

Guardando indietro di vent’anni, vedo i miei primi passi nel mondo del lavoro: laurea in Scienze Economiche e Sociali a indirizzo economico, master in Giornalismo economico ed esordio in firma su una testata economica, buone competenze linguistiche in Inglese e Spagnolo e tanta fiducia nel futuro.

Nell’arco di un lustro avrei arricchito il mio curriculum con diverse collaborazioni esterne, ma non avrei avuto un posto di lavoro sicuro, stabile e ben retribuito, in Calabria o nel resto d’Italia.

Manuela Fragale – Giornalista

Il senso di precarietà mi avrebbe presto indotta a considerare l’eventualità di espatriare, ma una serie di circostanze mi avrebbe trattenuta. Pensando a quanti avevano lasciato la Calabria mantenendo il senso di appartenenza alla comunità d’origine, avrei individuato le opportunità da cogliere oltre le frontiere; inviando la candidatura a corrispondente dall’Italia a diverse testate estere dedicate alle comunità italiane, mi sarei inserita in una nicchia di mercato.

“Per aver saputo divulgare accadimenti, storie, valori del Paese e della Calabria attraverso le pagine socioeconomiche e culturali, contribuendo a rinsaldare i legami tra le comunità italiane residenti all’estero e i luoghi d’origine”, sono stata insignita, nel 2018, della Medaglia del Senato della Repubblica: un prestigioso riconoscimento che incoraggia a impegnarmi con rinnovato entusiasmo e crescente senso di responsabilità.

Quali sono le situazioni/condizioni che hai riscontrato in Calabria e che ti hanno colpito di più, sia nel sociale che nel mercato del lavoro?

In Calabria, come in tutta Italia, il mercato del lavoro giornalistico risente della crisi dell’editoria tradizionale legata alla diffusione di prodotti editoriali on line che non rappresentano una testata giornalistica (contenitori di social community, siti, blog) e che non generano occupazione giornalistica.

Cosa consigli a chi volesse intraprendere il tuo stesso percorso?

Se intraprendessi quel percorso oggi, sarei sicuramente avvantaggiata dalla cospicua mole di informazioni reperibili con un clic, dalla partecipazione a eventi online riguardanti il settore d’attività, dall’interazione con altre persone che condividono i miei interessi in pagine e gruppi mirati nei social network.

A chi volesse seguire le mie orme consiglierei di approfondire le proprie conoscenze, migliorare le proprie competenze, guardare alla propria terra con sguardo nuovo e tanta curiosità per riscoprirne le innumerevoli risorse che meritano di essere divulgate. 

Ai giovani calabresi rivolgo una duplice esortazione:

“Superate i pregiudizi e gli stereotipi; sconfiggete la combinazione di rassegnazione, apatia e inerzia.”


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Maddalena Parafati, scienziata di Soriano, e la caparbietà che l’ha portata in Florida

La mia voce è anche la tua!

La conoscenza è l’investimento migliore per il ns. futuro… nonostante tutto. (Maddalena Parafati)

Ciao Hub Calabria,

vorrei innanzitutto ringraziarVi per avermi concesso l’opportunità di raccontare la mia storia.

Sono Maddalena Parafati e vengo da un piccolo paese della provincia di Vibo Valentia, Soriano Calabro, ma visto che per molti anni ho vissuto nella Capitale mi considero un po’ anche di adozione romana.

Dopo aver conseguito la laurea con il massimo dei voti in Scienze Biologiche presso l’Università La Sapienza di Roma ho ottenuto successivamente un Master in Biotecnologie nella stessa Università.

Ben presto, però, mi sono accorta che la laurea quinquennale ed il master non erano sufficienti per poter aspirare al “lavoro dei miei sogni”. Pertanto ho deciso di continuare ad investire tempo e risorse nella mia formazione, intesa come strumento di arricchimento personale e professionale, e proseguire quindi con il Dottorato di Ricerca in Scienze Farmaceutiche presso l’Universita’ Magna Graecia di Catanzaro.

Durante il percorso, sono stata da subito coinvolta nelle attività didattiche come tutor di Biochimica. Tale esperienza mi ha dato l’opportunità di esercitare attività di ricerca e di continuare parte del Dottorato negli Stati Uniti come “PhD exchange student”, presso un prestigioso istituto di ricerca in “drug discovery”, il “Southern Research Institute” in Birmingham, Alabama.

Al termine del Dottorato ho continuato a collaborare con il dipartimento di Scienze della Vita in Catanzaro, ma ahimè, capisco subito che nonostante le esperienze accumulate, in Italia la realtà era ben diversa da quella che mi era stata prospettata.

Decido quindi di partire per Londra e cercare una “concreta” possibilità lavorativa. Ho sempre amato Londra per le sue bellezze e per la sua storia, inoltre, volevo migliorare il mio inglese. Mi sono detta: vado, imparo ancora di più e ritorno.

Ho pensato che fare un’esperienza nel settore privato come in un’azienda farmaceutica di livello internazionale potesse fare la differenza.

Ebbene riesco a trovare lavoro e fare ricerca presso l’Eisai, una prestigiosa Azienda che svolge attività di ricerca sulle malattie neurodegenerative.

Lavorare in Eisai è stata un’esperienza indimenticabile dal punto di vista personale e formativo. Sono stata coinvolta, insieme ad un Gruppo di esperti sulle demenze senili, in un progetto di impatto globale che ha riguardato lo sviluppo di un farmaco contro la malattia di Alzheimer.

Da allora, tornata nella mia terra, è stato un successo dietro l’altro. Ho avuto contratti come assegnista di ricerca, presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro e sono stata coinvolta in progetti riguardanti la steatosis epatica, contribuendo alla valorizzazione della Calabria e dei suoi prodotti unici, basti pensare al bergamotto e agli studi su questo il quale aiuta a prevenire la steatosi epatica, ovvero l’accumulo di grasso al fegato.

Devo aggiungere però, che in Calabria e in Italia in genere, gli Enti pubblici e privati, devono lavorare ancora molto al fine di attrarre e valorizzare i professionisti che si sono formati concretamente e non solo sulla carta garantendogli adeguate posizioni lavorative nell’interesse della collettività intera.

Ecco perché, per chi non se l’aspettasse, mi sono richiesta: “vale la pena tornare nuovamente all’estero?” Vivere all’estero, vuol dire uscire dalla propria cosiddetta “confort zone”.

Nonostante tutto, decidiamo quindi con mio marito, Architetto, il quale mi ha sempre supportato nelle scelte professionali, di partire alla volta degli Stati Uniti. Questa volta presso il prestigioso istituto di ricerca per le malattie metaboliche “Sanford Burnham Prebys” in Orlando, Florida.

Questo nuovo incarico presso l’SBP, ha rappresentato per me una grande occasione di lavoro nel campo della “drug discovery”, e mi ha permesso di iniziare una collaborazione con una importante Azienda farmaceutica come AstraZeneca. Durante questo periodo ho sviluppato tante idee e progetti da poter realizzare nel mio paese. Ho sempre pensato che “dietro un problema ci possa essere un’opportunità”!

La Scienziata Maddalena Parafati Phd

Dopo tre anni di permanenza all’estero ritorno nuovamente in Italia, e lavoro come assegnista di ricerca presso l’Università Magna Graecia di Catanzaro. Ormai non più sorpresa del “perpetuarsi delle cose”, avendo lavorato in Paesi dove il concetto di valorizzazione dei talenti è ben chiaro e non avendo trovato un’altrettanta valida risposta sotto l’aspetto professionale ed economico, conseguo, giusto per tenere il mio cervello in allenamento, un terzo master.

Sono tuttavia consapevole del fatto che la formazione, nella quale ho investito tantissimo, da sola non sia la chiave di tutto, assolutamente no! E’ sicuramente un buon inizio ed un tratto distintivo, ma porta a risultati fruttuosi e legittimi solo se è inserita in un sistema realmente meritocratico e strutturalmente efficiente. A mio parere non può risolvere carenze strutturali e culturali, né proporsi come surrogato ad una stabilizzazione lavorativa.

Quindi, nuovamente pronta a dare una svolta alla mia vita, eravamo in pieno lockdown in Italia, e volendo continuare il “lavoro dei miei sogni” ho deciso di propormi presso Enti prestigiosi direttamente all’estero. Alla fine è arrivata una risposta seria e in linea al mio profilo professionale.

Decidiamo quindi con mio marito Mauro di rifare le valigie e tornare negli States per continuare la mia carriera come Res. Assistant Professor presso l’Università della Florida all’interno di un validissimo team di scienziati e nel contempo persone squisite.

Ad oggi, posso dire sicuramente che il mio arricchimento sia come persona che come scienziata sia il frutto della mia esperienza e della mia caparbietà che non è mai mancata anche nei momenti più difficili. “Comunque andare, né potevo né volevo aspettare la fine!”

Voglio inoltre ringraziare le persone che ho incontrato durante il mio percorso, la mia famiglia e Mauro i quali in modo diverso mi hanno incoraggiato a perseguire sempre più convintamente il “mio sogno”.

Ai giovani calabresi nel mondo e in Calabria voglio dire:

“Personalmente prediligo il silenzio operoso, i fatti e non le parole! Ma spero che la mia storia, possa servire ad attenuare l’emorragia di risorse umane che affligge da decenni il nostro paese e perché no possa servire da esempio a voi giovani Calabresi alle prime esperienze nel campo della ricerca!”

Grazie di cuore!

Maddalena


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Rosaria Talarico, storia di una donna in “corriera”

Il racconto della fondatrice di “Fiego – Fattoria brigantesca.

Ciao Hub Calabria,

mi chiamo Rosaria Talarico, sono originaria di Lamezia Terme, dove ho vissuto fino a 19 anni, età in cui mi sono iscritta alla facoltà di Scienze della Comunicazione a La Sapienza.

Oggi vivo tra Roma e la Calabria. Faccio la giornalista, l’imprenditrice e sono ufficiale.

La mia storia

Appena ho iniziato a leggere e scrivere, ho capito cosa avrei voluto fare da grande: raccontare storie. Il giornalismo è la mia passione: scrivere, viaggiare, intervistare persone diversissime… passare in un attimo dal vestito da sera agli anfibi!

Faccio parte della riserva selezionata, che è un bacino di professionisti che l’esercito chiama a seconda della necessità. C’è una valutazione per titoli, fai le analisi mediche e poi una sorta di assessment di due giorni, dove partecipi a giochi di gruppo e gli psicologi stabiliscono, in base all’interazione, se sei idoneo per il mondo militare.

Nella mia carriera ho fatto tutto da sola: cambiando città, passando da una famiglia di cinque persone alla vita da single e iniziando a muovere i primi passi in un settore complicato e competitivo come il giornalismo. È la mia forza e un valore fondante: arrivare da sola e senza scorciatoie.

A un certo punto, dopo molti anni di giornalismo, mi sono detta: adesso ho le energie, le competenze e i contatti per restituire qualcosa alla mia terra da cui sono stata costretta ad andare via appena maggiorenne.

Si sono incastrate una serie di circostanze: ho terminato un incarico da portavoce al ministero, è uscito un bando a cui ho partecipato e il mio progetto ha vinto. Un allineamento astrale che ha permesso di trasformare un’aspirazione in realtà.

Oggi mi ritrovo imprenditrice di una ditta individuale che ho chiamato Fiego – Fattoria Brigantesca. Si trova a Panettieri, in Sila e lì devo occuparmi di tutto!

Ho a che fare con interlocutori diversi: dal catasto alla regione, dalle banche a uffici vari, che purtroppo spesso, per la loro lentezza e approssimazione, mi ricordano perché me ne sono andata dalla Calabria.

La mia carriera tra giornalismo e agricoltura

Giornalista e agricoltrice sono ruoli apparentemente separati. In realtà mi sono resa conto di quanta necessità ci sia nel settore agricolo di curare la comunicazione.

L’agricoltura in Calabra dovrebbe essere spinta al massimo livello, ma spesso le eccellenze non emergono perché gli stessi imprenditori (e le istituzioni) non le sanno raccontare.

Quindi ho capito che questa mia competenza nell’ambito della comunicazione poteva essere d’aiuto.

Sono andata a visitare degli allevamenti, dei salumifici e ho chiesto di fare a scambio di esperienze, perché marketing e testi per me sono il pane quotidiano, mentre non lo è tutto il resto. Ecco perché non vivo questa separazione tra i mestieri. Su Facebook ho fondato il gruppo “Volere è podere” i cui membri hanno in comune la passione per il mangiare sano, il turismo esperenziale, le ricette tradizionali e una spruzzata di calabresità!

Non ho completamente abbandonato il giornalismo perché mi dispiace, avendo investito tantissimo tempo ed energie nella mia carriera. Oggi mi occupo di media training, insegno ad amministratori delegati e presidenti di grandi aziende come rispondere alle interviste, nell’ambito della crisis communication. Simulo domande toste, assolutamente verosimili. A che serve il giornalismo se non a porre domande scomode?

Il giornalismo è un settore in crisi profonda, per cui io consiglio a chi ama scrivere e possiede competenze nella comunicazione di trasferirle nel mondo digitale.

Il giornalismo è un settore in crisi profonda, per cui io consiglio a chi ama scrivere e possiede competenze nella comunicazione e nel giornalismo, di trasferirle nel mondo digitale, e magari dedicarsi alla carta stampata come secondo lavoro.

Sono abituata a gestire tutto in mobilità. Mi definisco “donna in corriera”.

Nell’ultimo anno e mezzo, da quando il progetto aziendale ha preso piede in modo consistente, ci ho lavorato ovunque, dal divano di casa al sedile di un aereo. I miei dipendenti sono abituati a mandarmi le foto con l’avanzamento dei lavori di ristrutturazione.

Basta un pc per gestire i rapporti con banche, fornitori, grafici… Anche se ci impiegano un po’ a starti dietro senza vederti dal vivo. Poi certo passo lunghi periodi sul posto perché a volte la presenza fisica è insostituibile.

Ma non vedo perché non dovrei trarre vantaggio dalla tecnologia che permette di “esserci” da lontano. Per esempio il disegno dei cancelli della proprietà è stato deciso via whatsapp confrontandomi in tempo reale con il fabbro, il grafico e l’officina!

La Calabria e il ritorno

Dopo averla scelta vent’anni fa come mia città d’adozione, oggi Roma la odio. Ho assistito al suo declino inarrestabile, dai trasporti alla qualità della vita in generale. Inoltre ha dei ritmi che a lungo andare pesano: in Calabria per andare al mare ci impieghi dieci minuti, a Roma due ore e ti passa la voglia.

Considerare lo stile di vita più tranquillo, la possibilità di avere un’alimentazione sana, va bene, ma a volte anche i tempi calabresi (che io definisco messicani) mi fanno impazzire perché sono abituata ad andare a una velocità che non esiste per nessuno in Calabria.

Per cui non sempre il ritorno alle origini, il fatto di avviare un’attività imprenditoriale, è di per sé una scelta felice: non c’è rosa senza spine, è una bugia dire il contrario.

Essere una start up non vuol dire perdere tempo prezioso per gestire cose che al Nord sono scontate.

La banca impiega più di dieci giorni per un’operazione banale, il catasto necessita di mesi per una voltura perché lavora solo con il cartaceo. Altro che ritorno alle origini: viene voglia di emigrare ancora più lontano!

Basterebbe il minimo, che tu vai e chiedi una cosa e te la danno in un tempo ragionevole e invece questo non succede. E allora scrivo email di protesta, sperando di svegliare dal torpore chi non dà un servizio adeguato.

Quindi non posso parlare della Calabria in termini di terra promessa o di Eldorado, né dire che ho scelto il romantico ritorno alla terra. Dirlo crea delle illusioni.

In Calabria mi convince il discorso qualità della vita, cibo, aria e ritmi rilassati, ma fino a un certo punto perché quando si parla di business questi ultimi da pro si trasformano in contro.

Poi esistono problemi oggettivi e insuperabili come l’accesso al credito: nei rapporti con le banche la cosa grave è la concessione di mutui e finanziamenti, è quello l’ostacolo, soprattutto per le start up di giovani.

Se non hai un patrimonio consistente o se non ce l’hanno i tuoi genitori che garantiscono per te, la banca credito non te ne dà. A differenza degli Stati Uniti o di altri Paesi dove vengono sponsorizzati ragazzi squattrinati solo perché si crede nella bontà delle loro idee…

Viaggio…dunque sono!

Nella mia vita ho viaggiato tantissimo e penso non ci sia niente di più appagante. Ho avuto anche la fortuna di essere pagata per farlo ed è un arricchimento senza fine: conoscere culture diverse, mentalità diverse, abitudini diverse… e sentirsi a casa ovunque nel mondo! Si acquisiscono duttilità, tolleranza ed empatia: i segnali che ci si trova davanti a un vero viaggiatore e non a un semplice turista.

Certo non è solo il viaggio fisico che conta, senza una mente aperta si rischia di restare al palo anche facendo parecchi chilometri: “Chi viaggia senza incontrare l’altro, non viaggia. Si sposta”.

L’America

Sono stata varie volte negli Usa, con due borse di studio, a Boston e in Pennsylvania, dove ho fatto un corso sull’imprenditoria e la leadership, in un momento in cui non pensavo di fondare un’azienda.

È stato pubblicato un bando in Calabria (individuato da mio fratello), dove veniva richiesto il requisito della lingua straniera e io avevo il TOEFL, un esame che certifica la conoscenza dell’inglese. Ho fatto il colloquio e sono stata presa.

Il programma si chiama The Global Village for Future Leaders of Business and Industry® ed è stato fondato da Lee Iacocca, un italo-americano che è stato un grande amministratore delegato di Chrysler e un manager stimatissimo, impregnato di quella cultura del “give back”, il valore di ridare a una comunità quel che si è ricevuto, che ha reso gli Stati Uniti la superpotenza che conosciamo.

È stata una bellissima esperienza, una fonte di networking pazzesco, dove ho conosciuto persone da tutto il mondo, entrando in contatto con culture diversissime. Dove altro ti può capitare di mangiare cibo arabo la notte?

A chi vuole intraprendere un percorso simile al mio

Dico di pensarci bene.

Penso che qualsiasi attività, soprattutto se imprenditoriale, debba essere frutto di uno studio e di una riflessione accurata; di un’idea buona e, nei limiti del possibile, testata sul campo.

Consiglio poi di essere autocritici, ma di non farsi scoraggiare dai pareri negativi. Che magari sono frutto di esperienza, ma non è la tua esperienza, è quella di qualcun altro.

Se non c’è una riflessione solida all’inizio si rischia di essere trasportati dal vento, di essere demotivati, anche in buona fede, ad esempio da un genitore che può dire che è rischioso. Ma è ovvio che lo sia, altrimenti non saresti un imprenditore!

È chiaro che non si può eliminare del tutto il rischio, ma avere una conoscenza del settore è il primo passo.

Se uno prova solo perché ha sentito dire o perché va di moda, è quasi un fallimento annunciato, perché funziona quello che si conosce, dove si ha esperienza.

Io non ho un’esperienza agricola, ma mio padre era un perito agrario. Ho un sacco di ricordi bellissimi dell’infanzia legati al lavoro nei campi, come tagliare l’uva nei filari lunghissimi.

Tutto ciò è stata una formazione, un tipo di formazione che non impari da nessuna parte. Per il resto ci sono i corsi, e io mi sono rimessa a studiare.

Poi è importante circondarsi di persone competenti, ma non è detto che uno ci riesca subito, è un processo lungo.

Io sono stata avvantaggiata dall’esperienza dei miei fratelli. In Calabria non si ha la cultura della consulenza, ci si rivolge a “u cumpari”, a “mmiocuggino”, allo “ ziu”… che ovviamente non sono indice di competenza. Ci si deve affidare ai professionisti, ma l’imprenditore non deve mai perdere il controllo, se non sai tu qual è la direzione in cui andare non ci sarà nessun consulente in grado di farlo al posto tuo.

Per esempio ho deciso di investire nelle nocciole (qui il video dove ne parlo) anche se non rientrava nella mia idea di business iniziale. E non me l’ha detto un consulente, ma l’intuito.

La determinazione è importante, bisogna essere molto motivati per non farsi deprimere dalle difficoltà che spuntano come funghi e dal tempo che si perde dietro alla letale burocrazia.

Il motore di tutto per me è stata la curiosità. E ho ancora tantissime cose da vedere e da imparare:

“la freccia che non si stacca dall’arco non raggiungerà mai il bersaglio”.

Grazie a tutti!


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Giulio Vita, il Cinema e la Calabria

Ciao Hub Calabria, sono Giulio Vita fondatore de La Guarimba Film Festival, sono nato in Italia e cresciuto in Venezuela.

La mia storia

A Caracas ho studiato Giornalismo e dopo essere stato sequestrato e torturato dalla polizia per proteste contro il governo, decisi di tornare in Italia.

Da lì sono andato a studiare Cinema a Madrid, dove ho conosciuto Sara Fratini, illustratrice venezuelana che all’epoca studiava Belle Arti.

Dopo la laurea, siamo andati ad un bar del centro città per lamentarci di quanto fosse superficiale il mondo dei festival di cinema. E così, come per
gioco, abbiamo deciso di creare La Guarimba.

Alla fine del 2012, io e Sara andammo a vivere ad Amantea, il paesino calabrese dei miei nonni. Ci siamo messi come data limite un anno di tempo. Sara iniziò il suo progetto come illustratrice ed io mi misi a produrre quella che sarebbe stata la prima edizione del festival del cinema.

All’inizio La Guarimba nacque come festival del cortometraggio ossia un evento. Dopo è diventata Associazione Culturale dal notaio, poi gente più acculturata di noi l’ha definita Innovazione Sociale, e più tardi i volontari e i registi che sono venuti alle prime edizioni l’hanno rinominata esperienza di comunità per il nostro di modo di fare.

Per noi è un progetto di vita, una scommessa vinta al pessimismo, all’economia globale e a quel mito che dice ai ragazzini terroni che al Sud non c’è niente da fare.

La Cultura in Italia

La Cultura in Italia è precaria, come tanti settori. Non c’è una vera e propria industria culturale, purtroppo. E in Calabria, come con tante cose, gli sforzi sono doppi.

Detto ciò: una questione interessante è la mancanza di tante cose nella nostra Regione, permette di creare cose senza molta concorrenza e senza tanti costi iniziali. Però credo che sia più facile il fai da te e non
l’aspettare di trovare un posto fisso in una delle tante iniziative culturali.

Di sicuro la Cultura fa girare una economia ma non solo: porta anche turismo che vuol dire anche nuove idee e nuove visioni di mondo, il che ci fa crescere come società.

Le sinergie però vanno ben coltivate e create con un senso che non sia solo a beneficio di uno dei soggetti né in modo superficiale. Ovviamente, in particolare la Cultura, ha bisogno della testimonianza dell’altro, dello spettatore, per esistere, ma deve essere un rapporto con delle regole e non solo per il piacere di esistere.

In Italia non si rispetta il lavoro culturale. In Calabria, non esiste che si viva di Cultura. C’è questa sorta di pensiero dove tutte le manifestazioni debbano farsi come atto di volontariato o di condannare i soldi: chi vince bandi pubblici è un truffatore, in qualche modo. C’è questo pensiero collettivo che condanna l’impresa culturale in partenza.

In Spagna, in Germania o in Francia non è proprio così. La Cultura da quelle parti è molto rispettata e percepita come un mestiere.

Il ruolo della Cultura per la società

Ogni generazione ha il suo grido di crisi di valori. Il cinema e l’arte in generale non possono salvare nessuno, però alcuni eventi possono aiutarci a capire meglio il mondo e soprattutto aprirci alle possibilità.

La Guarimba e non solo

Ad Agosto faccio La Guarimba Film Festival e a Giugno organizzo con la mia squadra CinemAmbulante, una residenza di cinema che porta ad Amantea più di 80 professionisti, e una rassegna itinerante che visita le 5 province calabresi, creando sinergie logiche e utili, portando film
per un determinato pubblico.

Consigli per futuri registi?

Preferisco definirmi operatore culturale e non regista. Per noi due cose sono state determinanti:

  • essere presenti sul luogo ed interagire con le persone, in modo di capire meglio il contesto e di cosa c’era bisogno;
  • e il digitale. Un grande abbattimento dei costi è stato immergerci su tutto quello che internet ti possa offrire: usando Skype, Gmail, Dropbox, WordPress per fare tutto.

Inoltre, siamo molto informati, ci informiamo continuamente e abbiamo un sistema di report mensili su tutto quello che si fa internamente, in modo di organizzare meglio il lavoro.

Ai giovani calabresi dico:

“Andate via. Formatevi e tornate qui con le vostre competenze per fare qualcosa di bello. Ricordate che tutto può cambiare e che i racconti dipendono dalla nostra decisione di essere protagonisti o vittime delle circostanze.”


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Sergio Gimigliano traduce i paesaggi calabresi in musica Jazz

“Il più rimane da fare, per questo il futuro è meraviglioso”

Prima di iniziare a raccontarmi, vorrei ringraziare la redazione di Hub Calabria per avermi invitato su questo interessantissimo e prezioso blog e ringraziare tutte le persone (spero per lo più giovani!) che spenderanno un po’ del loro tempo a leggermi e alle quali vorrei comunicare fiducia e ottimismo.

Mi presento, mi chiamo Sergio Gimigliano, sono nato a Diamante (Cs) il 16 luglio 1971, figlio di Stefania e Domenico Gimigliano, tra i primi albergatori ed imprenditori del settore turistico in Calabria.

Ho studiato Ragioneria a Diamante e Scienze Turistiche ad Assisi (Pg).
A 13 anni ho iniziato a studiare e suonare la chitarra, da quel momento la musica è parte integrante della mia vita.

Ho suonato a livello professionale per tanti anni ma dal 2002 sono totalmente dedito all’organizzazione di eventi culturali ed alla produzione discografica, ancora oggi, assieme al turismo, tra le mie attività professionali principali.

“The real Dream is the Dreamer”

Il vero Sogno è il Sognatore”, recita una scritta letta su un muro del Village, letta poco tempo fa durante uno dei miti tanti viaggi a New York. Ed è grazie a questa visione di vita che, ben diciotto anni fa, infatti, è nato il Peperoncino Jazz Festival, evento itinerante di diffusione della cultura jazzistica e di promozione turistica della nostra amata Calabria, che io amo definire la “Grande Bellezza”.

Ideato e prodotto nel 2002 da me e la mia compagna Francesca Panebianco (madre dei miei tre figli: Alessandro, Lorenzo e Chiara), il Peperoncino Jazz Festival è giunto quest’anno alla sua 18a edizione e coinvolge nel suo circuito turistico-culturale ben 33 città di tutte e cinque le province calabresi e i parchi nazionali della Sila e del Pollino.

A partire da maggio scorso, l’evento ha iniziato una nuova avventura tutta newyorkese con la prima edizione del “Peperoncino Jazz Festival – New York Session” e per la quale stiamo già lavorando, con la collaborazione del co-direttore artistico John Patitucci, alla seconda edizione, mettendo in rete prestigiosi partner italiani ed americani, tra i quali: Consolato Italiano di New York, Istituto Italiano di Cultura di New York, New York University, Birdland Jazz Club, Rizzoli Bookstore on Broadway, Regione Calabria, Ente Parco Nazionale del Pollino e tanti partner privati della filiera dell’enogastronomia calabrese.

Personalmente adoro il futuro!

Dei tre tempi che viviamo (il passato, il presente e il futuro), infatti, quest’ultimo è senza dubbio quello che più mi piace, perché è quello su cui possiamo attuare il maggior numero di scelte.

Questo mio “disperante” desiderio di futuro stimola quotidianamente la mia immaginazione, facendomi spesso sognare ad occhi aperti.

La Calabria

Una terra ancestralmente ricca di sane ed insane contraddizioni e, allo stesso tempo, meravigliosamente unica: 800 chilometri di costa, tre parchi nazionali, parchi archeologici di derivazione magno-greca, una biodiversità quasi infinita e, quindi, una enogastronomia oggettivamente squisita e madre della dieta mediterranea.

Caratteristiche, queste, che tutto il mondo ci invidierebbe se solo sapessimo narrarle e, a tal proposito, vi comunico in anteprima che il mio prossimo progetto professionale riguarderà proprio la promozione del “Made in Italy” nel mondo attraverso la creazione di una piattaforma innovativa denominata “MADEINIT”.

A dire il vero, da qualche tempo a questa parte, qualcosa sta cambiando in meglio, probabilmente grazie ad una maggiore consapevolezza e conoscenza delle nuove generazioni, ad una maggiore facilità nel viaggiare e, soprattutto, grazie ad internet.

Ai miei corregionali e, soprattutto, ai giovani mi viene di dire che siamo ancora all’anno zero, cosa che a primo acchito potrebbe sembrare negativa ma che invece non lo è, dipende tutto con quale angolazione analizziamo lo stato dei fatti.

Personalmente sono ottimista e Vi lascio con questo saluto, anzi, un augurio di vero cuore:

“Il più rimane da fare, per questo il futuro è meraviglioso”


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L’astrofisica Sandra Savaglio, la Calabria e le stelle

L’11 febbraio è la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. Per l’occasione abbiamo contattato una donna che alla scienza ha dedicato la propria vita, ottenendo importanti riconoscimenti.

Nel 2004 le è stata dedicata la copertina della rivista americana Time, in quanto rappresentante delle brillanti menti europee in fuga negli Stati Uniti. Nel 2016 ha ottenuto il prestigioso premio “Vittorio De Sica”, in quanto personalità che si è distinta nel mondo della scienza compiendo un brillante percorso accademico.

Stiamo parlando dell’astrofisica calabrese Sandra Savaglio.

Donna di carattere e autorevole scienziata, dopo aver viaggiato molto sia in Italia che all’estero, è tornata in sede, avendo ricevuto chiamata diretta come professore ordinario.

Attualmente, infatti, è professoressa di astrofisica all’Università della Calabria. Specializzata nell’astrofisica delle galassie distanti, dell’arricchimento chimico dell’universo e dei fenomeni esplosivi, la professoressa Savaglio ha all’attivo più di 200 pubblicazioni su riviste internazionali.

Il suo curriculum, di tutto rispetto, la indica come Fellow e Senior Research Scientist presso lo European Southern Observatory (ESO) di Monaco di Baviera, la Johns Hopkins University e lo Space Telescope Science Institute di Baltimora; lavora anche all’Istituto Max-Planck per la Fisica Extraterrestre.

Noi di Hub Calabria ci sentiamo onorati, in quanto questa personalità così importante ci ha dato l’opportunità di parlarle, durante la sua permanenza presso il VLT situato a Cerro Paranal, in Cile.

Cos’è il VLT, vi starete chiedendo.
É il Very Large Telescope, letteralmente il “ Telescopio molto grande”, si trova nel deserto di Atacama, a 2700 metri di altitudine. A dispetto della banalità del nome, il VLT è lo strumento ottico più avanzato al mondo.

Composto da quattro telescopi principali e da quattro ausiliari, consente agli astronomi di vedere dettagli fino a 25 volte più definiti rispetto a quelli osservabili con i singoli telescopi.

La professoressa Savaglio ha lavorato sui dati ottenuti da uno strumento tanto sofisticato. Per aver accesso al telescopio bisogna vincere una gara presentando un progetto scientifico, ma solo il 10% delle domande di partecipazione supera la soglia molto alta di valutazione e viene accolto.

A noi di Hub Calabria ha concesso un tour in videochiamata durante il quale ci ha mostrato la sede dell’osservatorio e l’ambiente circostante. Un deserto dove il clima è caratterizzato da forti escursioni termiche, e l’aria è rarefatta e molto secca, insomma, un luogo inospitale, tanto da ricordare il deserto marziano.

Per rendere la permanenza degli scienziati meno disagevole è stata creata una piccola oasi all’interno della zona residenziale.

La Calabria e le stelle
Dopo questa chiacchierata interessante, le abbiamo chiesto della sua regione d’origine: “La Calabria è un ottimo punto d’osservazione della Via Lattea, grazie allo scarso inquinamento luminoso. Sulla Sila, a Savelli, c’è un osservatorio astronomico che al momento è ad uso turistico, ma il responsabile, Antonino Brosio, si sta impegnando insieme alla professoressa Savaglio, ed altri illustri colleghi in Italia, affinché sia possibile utilizzarlo per effettuare misurazioni scientifiche. Il Parco Astronomico “Lilio” di Savelli è un progetto che è stato fortemente voluto dal professor Filippo Frontera, del dipartimento di fisica dell’Università di Ferrara ed originario di Savelli”.

La professoressa ci informa, inoltre, che a breve verrà aperto un moderno planetario a Cosenza, un progetto con a capo il professore Franco Piperno, del dipartimento di fisica dell’Unical.

Le abbiamo chiesto anche un’opinione riguardo la fuga di cervelli e lei con molto senso pratico ci ha risposto: “Nel campo scientifico se vuoi migliorarti ed acquisire nuove conoscenze e tecnologie, ma anche per imparare le lingue ed entrare in contatto con altri scienziati nel mondo, devi fare esperienza all’estero. Infatti, andare fuori dall’Italia non è negativo in senso assoluto. Il problema è che se vuoi tornare è molto difficile. Comunque, conosco persone che sono felici di vivere e lavorare all’estero.

Riguardo me, devo dire che quando ho lavorato in Germania, nonostante non mi trovassi benissimo (l’Istituto Max Planck e’ caratterizzato da un ambiente estremamente gerarchico), non pensavo di tornare in Calabria. È successo tutto un po’ per caso. Il professore con cui ho fatto la tesi quasi trent’anni fa ha insistito per farmi tornare. È stata fatta una chiamata diretta per chiara fama”.

Detto questo, aggiunge che bisognerebbe fermare la fuga di cervelli, perché, specialmente in Calabria: “Non si può permettere che interi paesi rimangano vuoti, disabitati. Anche se uno dei fascini della Calabria è proprio il fatto che non sia molto popolata”.

Quindi, quelle che per molti sarebbero una pecca della nostra regione, ovvero bassa densità di popolazione e scarsa illuminazione (c.d. inquinamento luminoso) possono invece essere viste come un valore aggiunto in una terra che sembra dimenticata da tutti.

Parlando della sua amata Calabria, la professoressa ha elogiato molto l’Unical con il suo grande campus e ha evidenziato che, in occasione della Giornata Internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, l’Università sospende le attività didattiche e organizza eventi che coinvolgono giovani donne che desiderano diventare scienziate.

Proseguendo con l’intervista, la professoressa Savaglio ci ha spiegato quali siano secondo lei i punti di forza e quelli di debolezza nella realtà universitaria italiana, e calabrese in particolare. Tra i primi ha menzionato la presenza di studenti brillanti e motivati che vengono molto apprezzati all’estero. Inoltre, altro punto a favore dell’università calabrese è il rapporto umano positivo che si instaura tra gli studenti e i professori. Altrove questo non è sempre possibile, e il professore ordinario, in generale, rimane distante dagli studenti.

Parlando invece dei punti di debolezza, ha lamentato la presenza di troppi litigi in ambito lavorativo. “È importante restare uniti. La collaborazione è alla base di una buona ricerca, invece spesso si pensa ai propri interessi”. Altro punto a sfavore della Calabria e dell’Italia in generale è l’eccessiva burocrazia nella pubblica amministrazione, che rende le cose difficili anche nel campo della ricerca scientifica. In fine, ci saluta lasciando dei significativi messaggi agli studenti:

“Se avete voglia di fare una cosa, fatela. Credete in voi stessi fino in fondo e raggiungerete i vostri obiettivi.

Per le ragazze: 

“Non dite mai a voi stesse “Sono femmina, non lo posso fare”. Buttatevi con coraggio in ciò che volete fare e avrete soddisfazioni”.

Agli studenti calabresi che vogliono intraprendere un percorso simile al suo dice:

“Non dimenticate mai la vostra umanità. Fate quello che volete fare, perché avere un desiderio è qualcosa che di per sé ha grandissimo valore. Non è facile, richiede impegno, ma non abbiate limiti. Arrivare ad una vetta dopo aver faticato tanto è una esperienza stupenda!”.

Intervista di Alessandra Costa e articolo di Nadia D’Apa.


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