AZZURRA PASTA, FEEDBACK DI UN’ESPERIENZA PROFESSIONALE IN CALABRIA

Lo ammetto, fino ad agosto 2021 non ero mai stata in Calabria, neanche per prendere il traghetto per le Eolie, cosa che poi ho fatto con pit stop di una sera a Reggio Calabria prima di raggiungere Salina. Non sapevo che venisse considerata un po’ di serie B dai calabresi e mi ha “comprata” facilmente con un aperitivo in spiaggia e un ottimo gelato. Peccato per il museo archeologico chiuso in piena estate, periodo in cui avrebbe ospiti a tutte le ore del giorno e tutti i giorni, per vedere due delle statue più preziose del mondo: i Bronzi di Riace.

Mai mi sarei immaginata che non solo sarei tornata in Calabria 10 giorni dopo per la fase finale di un colloquio che mi ha portata a frequentarla da novembre ad oggi per motivi di lavoro, ma anche che mi sarei innamorata perdutamente di tutti i suoi pregi, nonostante i suoi difetti.

Flashback a luglio: mentre sto dipingendo su un terrazzo pied dans l’eau a Gaeta, aspettando notizie sulla
fine di un’epoca lavorativa per me importante, ricevo una mail dal CEO e Chairman di un gruppo alberghiero familiare calabrese, chiedendomi se mezzora dopo avessi avuto il tempo di sentirlo telefonicamente per un colloquio. Dovevano essere 30 minuti di telefonata, sono stati 90. 1 ora e 30 minuti in cui abbiamo parlato del turismo in Italia e nel mondo, del futuro dell’hotellerie post-pandemia, della necessità di destagionalizzare e della Calabria, ovviamente.

Ne parlo agli amici da cui sono ospite, al mio avvocato, ai familiari, al mio psicologo: “Ma sei sicura di voler andare a lavorare in Calabria?” Questa è stata la domanda di tutti. Da un contratto da dirigente nella moda nella regione più ricca d’Italia alla consulenza freelance nel turismo della regione con una nomea poco raccomandabile e ahimè più povera, del nostro Bel Paese. Il cuore ha detto sì, probabilmente influenzato dal mio richiamo costante verso il mare e da quella vista sullo Stromboli che ogni volta che torno mi commuove.

All’inizio l’entusiasmo della scoperta di una regione selvaggia e non battuta dal turismo di massa, le nuove responsabilità, i nuovi colleghi, la cultura, il cibo, la natura, i sapori, i colori, l’accoglienza autentica e un po’ rude ma tanto entusiasta e gli odori mi sbalordiscono: è davvero innamoramento a prima vista, quello da salame sugli occhi.

Non faccio altro che leggere saggi sulla regione per capirla, la visito in lungo e in largo per cercare, attraverso azioni strategiche e tattiche, di capire come far rivivere tutta la magia inspiegabile della regione Calabria che sto vivendo in prima persona agli ospiti che ci verranno a trovare durante l’estate.

La sua storia, dalla Magna Grecia ad oggi, il mare potente ma soprattutto l’entro terra così vario, così intriso di millenni di miti, persone, battaglie, geni, artisti, matematici, politici e artigiani. È o non è nata qui la parola Italia?

Bova e Chianalea sono i miei due grandi amori calabresi che porterò per sempre nel cuore, negli occhi e nella memoria. Due borghi fatati, di una bellezza che lascia senza fiato, dove lo senti che i miti e la storia ci sono stati per davvero, ancora più di Roma o Atene.

E poi la ginestra, il bergamotto, la cipolla, la ‘nduja, le tessiture, le ceramiche, i cantautori, la panificazione, i murales, l’Aspromonte, la Sila, i Calanchi, le fiumare, gli agrumeti, il tartufo di Pizzo, i fileja. Io della Lombardia non saprei elencare così tante meraviglie, eppure sono di Milano e la conosco bene.

E i miei colleghi sono stupiti! Una milanese innamorata della Calabria, che ci lavora bene e che dice che FORSE solo i bergamaschi se la giocano con i calabresi come dedizione al lavoro (8.30 am già operativi per finire 11 ore dopo)?!

Ma come ogni infatuazione il momento della verità arriva. Comincio a vedere le buche, la pattumiera per
strada, gli animali randagi, i controlli antimafia incluse le foto dei latitanti appese ai controlli all’aeroporto.
Tropea che è il deserto dei tartari da novembre a febbraio – i ristoranti e i bar aperti si contano su due dita, le persone da un lato fanno fatica a trovare lavoro e dall’altro non lo vogliono e il senso del tempo è
inesistente (riunioni fatte alla macchinetta del caffè, call che si sovrappongono, fornitori che arrivano senza preavviso e “quando riescono”).

FENDI.COM progetto Hand in Hand

Alcuni sono diffidenti, hanno paura che la fregatura stia dietro l’angolo come lo è stata nella storia – Unità
d’Italia in primis (come ho scoperto a una cena a Rossano grazie a una delle persone più professionali,
corrette, buone e preparate che io abbia mai conosciuto: Vincenzo Bossio, che con l’azienda tessile che porta il suo cognome non a caso è stato scelto da Fendi per rappresentare la Calabria nel progetto Hand in Hand), ma al tempo stesso hanno un concetto di correttezza tutto loro e soprattutto non rispettano la loro regione e i suoi valori. Perché? Forse è rassegnazione che mai nulla cambierà e che la Calabria rimarrà sempre il fanalino di coda d’Europa? Forse perché fa più figo vivere a Milano, Roma o all’estero? Forse perché finché la politica non fa qualcosa, è difficile che arrivino veri miglioramenti?

“Quel che vedo io è che la Calabria ha un potenziale enorme e le sue persone sono forti. Si devono però unire, affidandosi ai privati illuminati e a chi la regione la ama, per tirarsi su le maniche e saper splendere non solo agli occhi di chi ha una sensibilità spiccata, ma di tutti coloro che amano le innumerevoli bellezze del nostro paese, per scoprire che – ehi – ne è rinata un’altra – quella da cui l’Italia ha preso il suo nome. Dici poco?”

Azzurra ha visitato molti posti speciali in Calabria


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In generale, è una buona prassi chiedere e ascoltare i feedback di chi viene da fuori o da chi è esterno ad un progetto, ci danno un punto di vista nuovo, distaccato che dovrebbe diventare spunto per migliorarci.
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