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Matteo dopo l’Unical – la Calabria vista da Miami

S’è mori affucatu, m’affucu a mari gruassu!” (se il mio destino è morire annegato, preferisco farlo in un mare grande).

Ricordo ancora quando mio nonno si rivolse a me citando quel noto adagio popolare. Bum! In meno di dieci parole aveva comunicato il messaggio, senza arzigogoli inutili, dritto al punto. Potrei fermarmi qui, ma evidentemente il gene dominante era quello di mia nonna, dall’eloquente e prolissa favella.

Ciao lettori di Hub Calabria,
mi chiamo Matteo e sono uno straniero, come tutti.

Da pochi mesi, vuoi per assecondare pulsioni primordiali, vuoi per non disattendere i consigli ricevuti da bambino, sono emigrato dall’altra parte della luna (come cantava l’indimenticato Lucio), terra che ha accolto a braccia più o meno aperte schiere di avventurieri desiderosi di acquistare, con i risparmi di una vita, un ticket per la “seconda possibilità”.

Reinventarsi, riscoprirsi diversi o sempre uguali, cambiare marca di dentifricio, vicini di casa, amici. Io sono un emigrato del terzo millennio, non posso certo paragonarmi a chi lo fece in condizioni ben meno agiate delle mie, ma, forse, la valigia colma di speranze e paure (accuratamente piegate per non fare volume), è la stessa.

Sono nato e cresciuto in Calabria, figlio di mamma Unical, dove ho completato la mia formazione e ho conosciuto persone fuori dall’ordinario, che quotidianamente lottano contro le stridenti contraddizioni che la nostra terra ci propina.

Dopo la laurea in Economia Applicata ho vissuto per poco meno di un anno in Cile, paese che mi ha dato tanto e che ha decisamente cambiato le sorti della mia vita, aprendo per la prima volta i miei occhi al possibile, che esiste e resta lì, in attesa che qualcuno lo veda e lo trasformi in reale.

Oggi vivo a Miami. Lavoro per MSC (Mediterranean Shipping Company) USA nel dipartimento di Trade Import ed Export tra gli Stati Uniti e i Caraibi.

La convinzione, che ho maturato dopo aver avuto l’occasione di vedere il mondo senza altri filtri che i miei occhi, è che il livello medio di istruzione garantito in Italia sia di alta qualità, a dispetto di quello che per bieco provincialismo, sovente, siamo indotti a pensare. Le nostre radici affondano in un terreno reso fertile da millenni di Storia che ci rendono competitivi in ogni contesto sociale, bisogna solo prenderne coscienza e ricordare che spesso, in natura, l’importante non è tanto essere forti, ma sentirsi tali.

Degli Stati Uniti mi piace la dinamicità e l’effervescenza sociale, l’interculturalità che ogni giorno ti sorprende, mettendo in discussione le tue convinzioni e i tuoi punti di riferimento. La percezione del tempo è differente. Sembra di non averne mai abbastanza e, quello che si ha, scivola via come sabbia tra le dita.

Penso spesso all’Italia e alla Calabria cercando di informarmi, quando posso. Provo a sfruttare la posizione privilegiata di osservatore esterno per cogliere aspetti che prima non notavo. Un po’ come accade con un bel quadro, che spesso richiede due passi indietro per essere apprezzato e capito nella sua interezza. Allora le forme cominciano ad assumere lineamenti conosciuti, i colori permettono di distinguere luci ed ombre e un senso di completezza inizia a pervadere gli occhi di chi guarda.

Credo che, a parte gli atavici problemi irrisolti (forse perché mai veramente affrontati?) che ci portiamo dietro da secoli, basterebbe davvero poco per innalzare la qualità della vita.

Negli Stati Uniti ho fatto la procedura per il rilascio della patente di guida (compresi esami teorico e pratico) in una mattinata, uscendo dall’ufficio con la patente in mano. Semplificare l’ingessata macchina della burocrazia pubblica, ad esempio, potrebbe essere un buon punto di partenza.

Noi calabresi (ed italiani in generale), siamo unici al mondo, senza eccezioni di sorta. La ricchezza artistica, culturale, linguistica, che ci circonda contaminando ogni risvolto del quotidiano, plasma la nostra forma mentis rendendoci capaci di emergere in qualsiasi contesto sociale e lavorativo. Basti pensare ai dialetti, con le milioni di sfumature cangianti che, spesso, cambiano spostandosi di una manciata di chilometri. Tutto questo è speciale, non esiste altrove.

Ai giovani calabresi, soprattutto a chi pensa di non avere possibilità, a chi “cade sul suo ultimo metro” (come cantava qualcuno) dico di non lasciarsi spazzare via dalla corrente.

“La superficialità non paga, rende tutto epidermico appiattendo emozioni e competenze. Non voglio scadere in banali luoghi comuni, ma, onestamente, penso che leggere, amare l’arte (in ogni sua forma) e viaggiare (se possibile) siano gli unici strumenti che, in un modo o nell’altro, garantiscono una marcia in più. Provarci e fallire è molto meglio di desistere accontentandosi. Altrimenti, il rischio è finire per avere “nostalgia delle cose che non ebbero mai un cominciamento””.

Non so dove sia il mio posto nel mondo, a patto che ne esista uno. Per ora, sono soddisfatto della mia vita da straniero oltreoceano. A prescindere da quello che mi riserverà il futuro, per citare il poeta (con un pizzico di ironia): “non escludo il ritorno!”… un giorno.


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Roberto giovane vibonese – Dall’Unical a New York per la MSC

Ciao! Sono Roberto.

Innanzi tutto, grazie dell’opportunità di raccontare la mia esperienza.

Ho conseguito le mie lauree, una magistrale e una triennale in Ingegneria Gestionale, presso l’Università della Calabria. Oggi sono orgoglioso di avere studiato nella mia terra natia e di aver potuto contribuire alla crescita del mio Ateneo durante gli anni di rappresentanza politica in Senato Accademico.

Quando ero ancora uno studente, ho lavorato come Marketing Manager / Co-Founder in una Start-Up il cui focus era lo sviluppo di una piattaforma per la mobilità sostenibile. Poco prima di conseguire la Laurea Magistrale, sono approdato nel gruppo FCA (Fiat Chrysler Automobiles), precisamente nella funzione Product Planning del brand Jeep, dove mi occupavo dello sviluppo prodotto della Jeep Renegade, Grand Cherokee e Compass. Entrambe esperienze meravigliose.

Da quasi due anni lavoro in MSC (Mediterranean Shipping Company), seconda compagnia al mondo nel settore dello shipping oceanico. Attualmente lavoro nel Trade che gestisce l’Export dagli Stati Uniti verso il Medio oriente, India e Pakistan.

Un giorno ho deciso di rischiare tutto, dando fiducia ad una persona speciale, ed ho iniziato la mia avventura in America. Se non lo facevo prima dei miei trent’anni quando lo avrei fatto più?

Restare in Calabria
Sinceramente sono un grande fan di chi resta, come hanno fatto molti miei amici, come mio fratello che ha deciso di proseguire l’avventura dell’azienda di famiglia assieme a mio padre. Grazie a chi ha il coraggio di restare, posso sempre tornare in quel meraviglioso posto chiamato Casa.

Restare in Calabria non è facile e richiede grandi capacità, specie nell’ambito imprenditoriale, dove bisogna lottare tra burocrazia e criminalità organizzata. Chi resta è il vero Eroe da celebrare, non chi parte. Odio la retorica che ogni qualvolta che ognuno abbandona la propria terra è un cervello in fuga, un talento che si perde.

Punti di forza e di debolezza
Devo essere onesto, le problematiche della nostra Regione ce le avevo ben chiare anche prima di partire. Penso siano chiare a tutti. Senz’altro, quando si è all’estero, più che guardare i punti di debolezza si tende ad esaltare le cose belle della propria terra, specie per chi ha radici forti come me.

Viaggiando all’estero, in genere, si nota come posti che hanno ben poca storia rispetto alla nostra, riescano a valorizzare tutto, mentre noi abbiamo il paradiso in terra, non ce ne accorgiamo e non riusciamo a sfruttarlo.

Dal cibo, al clima, alla cultura per finire alle persone: perché noi italiani diciamocelo, siamo decisamente speciali.

Voglio essere un poco polemico: qui a New York, incontro molto spesso giovani calabresi e da tutta Italia che con un po’ di astio screditano il nostro Paese e la nostra Regione. Comprendo ma non giustifico certi atteggiamenti. Comprendo perché molto spesso la nostra amata Italia non riesce a dare opportunità a tutti, non giustifico perché nessuno di questi (con un campione statistico del 100%) ha mai fatto qualcosa per portare avanti la propria terra. Usualmente, nessuno di questi si può vantare di un grande background in Italia.

La voglia di tornare
La voglia di tornare è sempre tanta, specie quando si ha una famiglia meravigliosa che ti aspetta e gli amici di sempre. Il sacrificio di chi sta all’estero è enorme in termini affettivi, ogni volta che si parte è sempre una sensazione profonda. Ho imparato a fare di questo elemento un punto di forza. Sapere che ho una famiglia che mi aspetta, mi ha dato la possibilità di vivere quest’avventura con grande serenità.

Grazie a questo, oggi sto proseguendo un’avventura molto soddisfacente in termini professionali. Grazie alla mia attuale azienda, sto vivendo un’esperienza unica ed impareggiabile. Lavoro in un settore che mi dà l’opportunità di essere al centro dell’economia globale, nel centro del mondo.

Amo New York, è la Capitale del Mondo indiscussa. Qui sto vivendo un’esperienza che è difficile vivere in qualsiasi altra parte del globo, in termini culturali e professionali.

Quando cammino per le strade di Manhattan, tra un quartiere e l’altro, sembra sempre di vivere in un film. Per chi è un amante del cinema come me è una sensazione stupenda. Inoltre, stare sempre a contatto con persone provenienti dal tutto il mondo è elettrizzante. Questo senz’altro mi mancherebbe.

Mi manca molto dell’Italia quell’arte di vivere leggeri, evitandosi di prendersi troppo sul serio. In questo Paese molto spesso è difficile approcciarsi a persone evitando di urtare la sensibilità di qualcuno.

Concludendo, sento sempre il bisogno di non abbandonare la mia terra, di stare lì a lottare con tutte le forze positive presenti nel nostro territorio per rilanciare la nostra Calabria. Non escludo dunque di rientrare un giorno. Sarebbe un piacere mettere a disposizione del territorio le mie competenze ed esperienze.

L’Unical
L’Università della Calabria è la mia alma mater. Un posto meraviglioso, che regala opportunità a migliaia di giovani in Calabria per crescere. Un vero ascensore sociale.

Chi studia all’Unical non ha nulla da invidiare a nessun’altro studente. Quello che purtroppo l’Unical non ha, al confronto con altri atenei, sono i collegamenti con il mondo del lavoro, ma è una questione territoriale atavica. Anche se sono ottimista per il futuro.

Ingegneria all’Unical è da sempre un fiore all’occhiello. La preparazione che ho ricevuto è stata quasi sempre di alto livello, e personalmente non mi sono mai trovato in difficoltà con colleghi provenienti da altre realtà accademiche.

Bisogna però vivere l’università, altrimenti studiare e basta non serve. Bisogna andare a teatro, seguire iniziative culturali. Un’ esperienza che consiglio molto è l’associazionismo universitario, mi ha fatto crescere in maniera esponenziale. Ho fondato con alcuni amici un’associazione meravigliosa, IGeA (Ingegneri Gestionali Associati) che oggi è una realtà ancora più bella di prima (Capitanata da una Presidente eccezionale). Nello stesso momento sono entrato a far parte della famiglia di Università Futura, che mi ha lanciato nella mia avventura politica nell’ateneo. Entrambe le esperienze sono state decisive per la mia formazione umana e professionale.

L’Unical inoltre, offre l’opportunità di poter frequentare persone provenienti da più di 50 nazioni, vista la vocazione internazionale del nostro ateneo. Questo mi ha dato quel background di conoscenze per poter affrontare diverse sfide professionali, specie quando si è alla guida di progetti dove i team sono estremamente eterogenei in termini di nazionalità.

Consigli
In breve i miei consigli sono: laurearsi nei tempi giusti (idealmente entro i 25 anni, magistrale compresa), viaggiare molto all’estero, studiare per capire e acculturarsi tanto. Questo è per me il mix vincente.

La Cultura è quell’elemento che fa sempre la differenza in un contesto professionale. Tutti possono fare una macro su Excel, pochi possono parlare di Politica o Filosofia.

Keyword
La parola chiave è FIDUCIA. Guardo indietro e l’unica cosa che mi viene in mente, è che ho fatto sempre bene a fidarmi delle persone giuste. Ogni mia scelta decisiva, è nata a valle di un prezioso consiglio. Ogni persona ha e può avere un impatto importantissimo nella nostra vita. Certo la fiducia alcune volte viene tradita, ma ripaga senz’altro maggiormente essere aperti alle opportunità della vita.

Ai giovani calabresi dico
Siate orgogliosi della nostra terra. Criticatela se è necessario, ma dopo aver fatto qualcosa per migliorarla. Prendete ad esempio quei ragazzi che con grande inventiva stanno riuscendo a farcela anche nella nostra terra amara e meravigliosa.

“Cerchiamo di aiutarci tutti assieme, di superarci, senza mai screditare l’altro.”

Imparate l’Inglese! Acculturatevi! Abbiamo una storia millenaria da portare avanti ed ognuno di noi ne è ambasciatore nel mondo.

 


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Berklee College of Music

Sono Gaia e ho raccontato la mia storia su Hub Calabria, qui vi dirò di più sul Berklee College of Music, dandovi maggiori informazioni sul funzionamento del College,  e vi indicherò i siti web che mi sono stati utili per pianificare una nuova vita in America.

A Berklee, sto studiando per conseguire una doppia laurea e mi sto specializzando in “Contemporary Writing & Production” (Produzione e Arrangiamento commerciale) e Performance del Basso Elettrico.

Scegliere di venire in America per costruire la mia formazione musicale, cominciata a Reggio, è stata una scelta determinante per il mio futuro visto che adesso ho accesso a molte opportunità sia come bassista (suonando in diversi gruppi e progetti in studio tra Boston e New York) che come arrangiatrice e produttrice (per esempio, ho composto Musica per il progetto e-card del Simons Center For the Social Brain – istituzione affiancata al MIT di Boston -).

Ho collaborato e continuo a collaborare con diversi clienti tra Italia e Boston ed ho arrangiato e registrato progetti personali in vari generi e format che vanno dagli ensemble più piccoli alle big bands all’orchestra, dal rock al pop alle composizioni in stile Barocco.

Mi piace pensare che questi nuovi sbocchi possano essere utilizzati anche per reinvestire in Italia ed, in particolar modo, in Calabria.

Al Berklee esiste una notevole comunità di Italiani, provenienti da tutta la penisola!
Nell’inverno del 2016, io ed alcuni miei colleghi (Annalisa Lombardo, Claudio Magrassi, Alissa Faratro, Carla Restivo) abbiamo pensato di creare un punto di riferimento per questa comunità ed abbiamo fondato “Maestri”, il Berklee Italian Club. Moltissimi brillanti studenti Italiani vi hanno aderito e hanno contribuito a realizzare alcuni progetti che hanno visto la comunità Italiana di Berklee protagonista in eventi locali a Boston (in collaborazione con il Consolato Generale) ed internazionali (siamo stati ospiti al programma radio CFMB di Montréal). Data la natura multietnica del College, il nostro Club è ovviamente aperto a chiunque desideri conoscere o approfondire la cultura Italiana con speciale attenzione naturalmente verso la Musica.

Mi piacerebbe molto creare un ponte di comunicazione tra Boston e la Calabria. Ma credo che questo sia un progetto che non posso completare da sola.
Per questo ho nel Club Italiano e nella Symphonycity School del mio caro amico Gianni Polimeni di Reggio, dei fortissimi alleati. Si comincia con piccoli passi: per esempio, rispondendo alle tante domande dei tanti aspiranti colleghi Musicisti Calabresi; e ci si dirige verso più ampi scenari: per esempio, creare una rete di masterclasses e seminari di Professori del Berklee in collaborazione con la Symphonycity Music School di Reggio.

Riguardo ai siti web che mi sono stati utilissimi per pianificare una nuova vita in America, raccomando: ProArts Connect, un sito che riunisce varie università e College Americani (Emerson College, Berklee, La School Museum of Fine Arts e molti altri) e che mi ha aiutato a cercare una stanza a buon prezzo ed in buone condizioni. Diffidate da Craigslist (sito generale di vendite e scambi molto spesso a rischio frode)!

Facebook è anche una grande risorsa per connettersi alla comunità online attraverso gruppi specifici (per me, molto utile è stato il gruppo “Berklee Off-Campus Housing”, per trovare stanze e subaffitti tra membri del corpo studentesco di Berklee).

Direi che se potessi tornare indietro, avrei voluto saperne di più sull’organizzazione del Berklee ancor prima di cominciare.

Il College presenta un’ampia gamma di specializzazioni e servizi che (almeno quando m’iscrissi io) non erano, secondo me, sufficientemente accessibili agli studenti internazionali in termini di descrizione (non sapevo, per esempio, esistessero delle specializzazioni ed un piano di studi “componibile”).

L’organizzazione di un college Americano è, del resto, strutturalmente diversa da quello di un’ Università Italiana.

Suggerimento che vorrei dare per gli aspiranti studenti Italiani
Dal punto di vista strettamente musicale, un suggerimento che vorrei dare per gli aspiranti studenti Italiani che vorrebbero studiare al Berklee è: familiarizzate con il solfeggio in “Do mobile” che è un sistema diverso da quello tradizionalmente insegnato nei nostri Conservatori . Io non ho mai frequentato un Conservatorio anche se mi è stato riferito da colleghi che in alcuni di essi è possibile studiare anche tale sistema.

Inoltre, avrei voluto sapere sin dall’inizio il tipo di regolamentazione per gli studenti internazionali (visti necessari, rinnovo, tipologia e tempistica della documentazione, tasse da pagare seguendo il sistema Americano): sono tutte cose che alla fine ho imparato “sul campo” o “in diretta”, ma adattarsi alla nuova vita Americana sarebbe stato certamente più facile se avessi avuto un riferimento a tal proposito, prima di cominciare.

“Vivere all’estero mi ricorda ogni giorno che per raggiungere i propri obiettivi bisogna lottare e lavorare veramente sodo, perché la concorrenza c’è ed è forte. Se in un lavoro, progetto o collaborazione si richiede il 100%, allora tu devi puntare al 110% o al 120%!”

Studiando al Berklee ho acquisito nuove competenze che vorrei poter utilizzare anche in Italia per condividere ciò che ho imparato e – perché no – aiutare altri connazionali a raggiungere i propri obiettivi.

In quanto Musicista ed Artista, il mio primo obiettivo è sempre quello di presentare una mia voce che spero possa risuonare con quella di tanti.

Vorrei che in Calabria si desse maggiore riconoscimento alla professione di Musicista.


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Nancy ricercatrice calabrese negli USA

Nancy è una giovane brillante ricercatrice di origini calabresi.

Sei una scienziata di origini calabresi che lavora negli USA. Hai realizzato un sogno?

Ma, no, un sogno sarebbe stato poter fare il mio lavoro vicino alla mia famiglia, ma diciamo che certamente mi sento di aver ottenuto un ottimo risultato con i mezzi che ho avuto.

Quale delle scelte nella tua vita ha influito di più sul raggiungimento di questo risultato?

La determinazione, quella è fondamentale.

In pochi step qual è il percorso che hai iniziato poco prima di lasciare l’Italia e che si è concluso con un contratto di lavoro all’estero? Lo consiglieresti così com’è a qualcun altro o nel frattempo hai scoperto qualche “scorciatoia”?

Nella carriera accademica fa tutto parte di un percorso, ma sapere ciò che si vuole è importante per trovarlo. E poi tante tante applicazioni a posizioni lavorative, la voglia e la disponibilità a spostarsi ovunque e ad adattarsi ai campi di ricerca, il sapersi vendere durante i colloqui, migliorare l’inglese, studiare le pubblicazioni della persona con cui si vuole lavorare, sono tutte cose che fanno la differenza. Non c’è un posto specifico dove trovare le offerte di lavoro, c’è Google, ci sono i forum, per informarsi e prendere spunto, ci sono i siti web dedicati, e ogni ambito ha il proprio. Sciencecareers e naturejobs sono di certo due siti molto utilizzati in ambito accademico, come anche researchgate, che è ormai il linkedin della ricerca. Ma consiglierei piuttosto di frequentare congressi internazionali dove conoscere persone che assumono, di persona.

Qual era il tuo stato d’animo prima di partire e quale quello attuale?

Sono sempre stata affascinata dalle nuove avventure, e non smetterò mai di esserlo, altrimenti non sarei una ricercatrice, ma lo stato d’animo riguardo al lasciare la propria famiglia non cambia.

Hai presente la canzone di Caparezza “una chiave”? Il cantante cerca di rassicurare i più giovani con la sua esperienza vissuta e il messaggio è che ciò che sembra impossibile non lo è, siamo tutti sulla stessa barca, ma, mentre altri mollano, alcuni non si fanno intimorire e tentano fin quando non riescono. Molti giovani calabresi immaginano l’America come un posto distante e per loro è impensabile persino andarci in vacanza figurarsi un trasferimento. Cosa dici a chi non tenta perché non crede che un obiettivo sia nelle proprie “corde”?

Che “chi non ha mai tentato non ha mai vissuto”, per proseguire con le citazioni. Ci vuole molta apertura per trasferirsi in un posto diverso, la disponibilità a spostarci dal calore rassicurante dei nostri luoghi, e la voglia di mettersi in gioco, di combattere per farcela. Tutto dipende da cosa si intende per farcela. C’è gente che è felice di trascorrere tutta la vita in un paese di 200 anime, e io li invidio. Ma non possiamo scegliere cosa ci rende felici, è nella nostra natura, possiamo solo imparare a conviverci e fare di tutto per assecondare le nostre attitudini e necessità.

Agli studenti e ai neolaureati in materie scientifiche quale aspetto durante il percorso di studi o dopo la laurea consiglieresti di curare?

Consiglierei innanzitutto di iniziare presto a decidere il proprio futuro. Negli USA la gente non aspetta di arrivare a 30 anni. A 15 anni già sono indirizzati, fanno volontariato per crearsi esperienze curriculari, e crearsi un network, e referenze fondamentali. Tutte cose che fanno la differenza. E non si sentono mai arrivati, e mai troppo avanzati per iniziare nuove esperienze, anche di volontariato o apprendistato nel tempo libero. Ma non lavorano senza uno stipendio decente. In italia c’è una sorta di fase di limbo, che si protrae fino ai 30 anni almeno, un periodo di tempo in cui non si sa bene cosa fare e non si va realmente da nessuna parte. “Non c’è vento a favore per un marinaio che non sa dove andare”, diceva Seneca, ed è così. Bisogna sapere dove si va, studiare il vento, spianare le vele, avere un piano insomma, e costruirsi il proprio futuro mattone dopo mattone. Non si diventa qualcuno dall’oggi al domani, e chi lo diventa grazie a conoscenze e raccomandazioni, non diventa qualcuno sul serio, è solo una condizione fittizia. Questo non vuol dire che a 30 anni è tardi, ma che chi prima inizia prima arriva, e bisogna essere preparati a rimboccarsi le maniche.

Ora che sei nel mondo (qui in Calabria a volte ne siamo fuori) come vedi la nostra Regione? Avrebbe le carte per farcela? Cosa ci manca?

Le carte in regola la gente le ha. È che in calabria tutto è 10 volte più lento che altrove e 10 volte più difficile. Complimenti a chi ce la fa e ce l’ha fatta! La Calabria è piena di giovani, belle menti, gente che ha voglia di farcela e che ha belle idee, mancano solo le risorse e il tessuto sociale per consentire lo sviluppo.

Immagina di tornare..cosa vorresti trovare qui più di tutto?

Vorrei una mentalità diversa. Siamo troppo chiusi e presuntuosi, e ci si accorge di questo solo vedendo il mondo. Siamo un paese senza integrazione tra culture, che respinge il diverso e si innalza a maestro. Ma per crescere in un mondo globale bisogna integrare, conoscere, aprirsi, imparare dagli altri, anche se pensiamo non ci sia nulla da imparare. C’è sempre da imparare. Sempre.

Grazie per la disponibilità Nancy!


Attraverso l’intervista siamo venuti a conoscenza di una serie di informazioni interessanti, leggete bene i consigli sulla ricerca di offerte di lavoro per mezzo di portali o forum e ricerche su siti dedicati. Siete d’accordo con la nostra conterranea? La Calabria è ricca di giovani menti che avrebbero tutte le carte per emergere e brillare, ma sostiene che mancano le risorse; poi generalizza, dalla sua risposta si intuisce che, da italiana, avrà prima di tutto messo in discussione se stessa e il suo modo di rapportarsi al “diverso” (come dice sopra) e sarà giunta alla conclusione che quel modo di fare non funziona nel mondo.

“ci si accorge di questo solo vedendo il mondo”

Leggi gli articoli all’interno delle due categorie dedicate alle Storie di giovani calabresi e se anche tu come loro hai voglia di condividere la tua esperienza con noi mandaci una email o contattaci su Messenger, entra a far parte della community!