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Marco, la laurea all’Unical e la carriera a Miami

Se qualche anno fa mi avessero detto che sarei andato negli Stati Uniti d’America, sarei sicuramente scoppiato a ridere. Non ho mai pensato agli Stati Uniti come ad una possibile meta di lavoro, ma alcune volte la vita è strana ed imprevedibile.

Ciao Hub Calabria,
mi chiamo Marco e tutto è iniziato quando la mia cara amica Maria mi ha informato (quasi per gioco) dell’esistenza del bando di selezione “Magnani CPA International Accounting”, pubblicato sul portale dell’ufficio speciale relazioni internazionali dell’Università della Calabria.

Qualche mese prima avevo conseguito la laurea magistrale in Economia Aziendale presso l’Unical e svolgevo il tirocinio professionale per dottori commercialisti in uno studio commerciale nella mia piccola città di Rende.

Nei mesi successivi decisi con il mio caro amico Giò, con non poche incertezze e timori, di intraprendere quella che si sarebbe poi dimostrata l’esperienza più bella della mia vita ad oggi, ossia un corso di lingua inglese nella bellissima Galway, nell’Irlanda dell’est.

E’ stata questa fantastica esperienza, che mi ha permesso di conoscere persone meravigliose, paesaggi magici e momenti indimenticabili che resteranno per sempre impressi nella miei ricordi, a spingermi a partecipare al bando.

Circa un mese dopo la mia candidatura ricevetti una mail del dott. Gianfranco Barbuto, responsabile dell’Ufficio Relazioni Internazionali dell’Unical, contenente tutte le indicazioni per sostenere il colloquio selettivo.

Come ad ogni mio colloquio, quel giorno ero molto agitato e ansioso, ma anche grazie a quella che sarebbe diventata per me, più che una semplice citazione di S. Beckett, una vera è propria linea guida nella mia vita (suggeritami da una mi cara amica conosciuta in Irlanda): “Ho provato, ho fallito, riproverò. Fallirò meglio”, mi feci forza e diedi il meglio di me stesso! Beh sapete già come è andata a finire: ci riuscii, fui scelto!

Ed eccomi a Miami, negli Stati Uniti d’America. Un sogno ad occhi aperti, per molti la capitale del divertimento ma per me molto di più: un possibile trampolino di lancio per la mia carriera.

A dire il vero, non sono il primo della famiglia a lavorare oltre oceano, mio zio Vincenzo circa 30 anni fa fece lo stesso, corsi e ricorsi storici.

Mi ritengo molto fortunato, e sono grato per la grande possibilità che mi è stata concessa.

Lavoro in uno studio commerciale internazionale con un portafoglio clienti che vanta più di 500 imprese di ogni settore e dimensione (alcune molto conosciute ed importanti in Italia). Il nostro lavoro supporta il cliente a 360°, dalla consulenza contabile a quella fiscale, in un mercato nuovo e complesso come quello degli Stati Uniti.

Faccio parte di un team molto affiatato, costituito da persone stupende, professionali e sempre disponibili ad aiutarmi e condividere le proprie conoscenze. Il tutto sotto la supervisione del dott. Massimo Magnani, molto più di un datore di lavoro, un vero amico per me; la cui professionalità e umiltà vanno oltre ogni mia aspettativa.

Ho legato nuove amicizie, ho visitato città bellissime, paesaggi incantevoli e parchi dove si rimane affascinati e increduli davanti alle bellezze naturali!

Certo non è tutto rose e fiori, lavoriamo molto soprattutto durante la Tax Season, e spesso è davvero dura rimanere concentrati e operativi per così tante ore consecutive. Ma per fortuna la vista mozzafiato del nostro ufficio aiuta!

Non nascondo che soprattutto agli inizi non è stato affatto facile. Ormai da più di un anno, ogni giorno, mi metto in gioco a 360° gradi sia dal punto di vista lavorativo che personale, e cosa non meno importante culturale.

Ho dovuto abbandonare alcune mie abitudini, non vedere per lunghi periodi persone e luoghi a me più cari, ma sono consapevole che ogni scelta che facciamo, ogni decisione che prendiamo, porta con sé dei sacrifici necessari per crescere e raggiungere i propri obiettivi.

Infatti, solo quando abbandoni la tua comfort-zone sei costretto realmente a scontrarti con idee e restrizioni mentali che solo dall’esterno puoi comprendere veramente e che ti consentono di avere una visone più completa, migliore.

Beh non so quale sarà il mio futuro, utilizzo una strofa di una vecchia canzone di Battisti: “quello che sarà lo scopriremo solo vivendo!”, ma sono certo che questa esperienza ha davvero cambiato la mia vita!

Un consiglio per chi si sposta negli Stati Uniti:
è indispensabile avere una buona base di risparmi per affrontare le spese iniziali e cercare subito canali come pagine FB o simili per legare nuove amicizie.

In linea generale, posso dire che è fondamentale essere molto flessibili e determinati. Inoltre, ai giovani calabresi dico:

“non esitate ad intraprendere un’esperienza all’estero perché le soddisfazioni e la crescita personale saranno sicuramente superiori alle difficoltà affrontate.” 


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L’astrofisica Sandra Savaglio, la Calabria e le stelle

L’11 febbraio è la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. Per l’occasione abbiamo contattato una donna che alla scienza ha dedicato la propria vita, ottenendo importanti riconoscimenti.

Nel 2004 le è stata dedicata la copertina della rivista americana Time, in quanto rappresentante delle brillanti menti europee in fuga negli Stati Uniti. Nel 2016 ha ottenuto il prestigioso premio “Vittorio De Sica”, in quanto personalità che si è distinta nel mondo della scienza compiendo un brillante percorso accademico.

Stiamo parlando dell’astrofisica calabrese Sandra Savaglio.

Donna di carattere e autorevole scienziata, dopo aver viaggiato molto sia in Italia che all’estero, è tornata in sede, avendo ricevuto chiamata diretta come professore ordinario.

Attualmente, infatti, è professoressa di astrofisica all’Università della Calabria. Specializzata nell’astrofisica delle galassie distanti, dell’arricchimento chimico dell’universo e dei fenomeni esplosivi, la professoressa Savaglio ha all’attivo più di 200 pubblicazioni su riviste internazionali.

Il suo curriculum, di tutto rispetto, la indica come Fellow e Senior Research Scientist presso lo European Southern Observatory (ESO) di Monaco di Baviera, la Johns Hopkins University e lo Space Telescope Science Institute di Baltimora; lavora anche all’Istituto Max-Planck per la Fisica Extraterrestre.

Noi di Hub Calabria ci sentiamo onorati, in quanto questa personalità così importante ci ha dato l’opportunità di parlarle, durante la sua permanenza presso il VLT situato a Cerro Paranal, in Cile.

Cos’è il VLT, vi starete chiedendo.
É il Very Large Telescope, letteralmente il “ Telescopio molto grande”, si trova nel deserto di Atacama, a 2700 metri di altitudine. A dispetto della banalità del nome, il VLT è lo strumento ottico più avanzato al mondo.

Composto da quattro telescopi principali e da quattro ausiliari, consente agli astronomi di vedere dettagli fino a 25 volte più definiti rispetto a quelli osservabili con i singoli telescopi.

La professoressa Savaglio ha lavorato sui dati ottenuti da uno strumento tanto sofisticato. Per aver accesso al telescopio bisogna vincere una gara presentando un progetto scientifico, ma solo il 10% delle domande di partecipazione supera la soglia molto alta di valutazione e viene accolto.

A noi di Hub Calabria ha concesso un tour in videochiamata durante il quale ci ha mostrato la sede dell’osservatorio e l’ambiente circostante. Un deserto dove il clima è caratterizzato da forti escursioni termiche, e l’aria è rarefatta e molto secca, insomma, un luogo inospitale, tanto da ricordare il deserto marziano.

Per rendere la permanenza degli scienziati meno disagevole è stata creata una piccola oasi all’interno della zona residenziale.

La Calabria e le stelle
Dopo questa chiacchierata interessante, le abbiamo chiesto della sua regione d’origine: “La Calabria è un ottimo punto d’osservazione della Via Lattea, grazie allo scarso inquinamento luminoso. Sulla Sila, a Savelli, c’è un osservatorio astronomico che al momento è ad uso turistico, ma il responsabile, Antonino Brosio, si sta impegnando insieme alla professoressa Savaglio, ed altri illustri colleghi in Italia, affinché sia possibile utilizzarlo per effettuare misurazioni scientifiche. Il Parco Astronomico “Lilio” di Savelli è un progetto che è stato fortemente voluto dal professor Filippo Frontera, del dipartimento di fisica dell’Università di Ferrara ed originario di Savelli”.

La professoressa ci informa, inoltre, che a breve verrà aperto un moderno planetario a Cosenza, un progetto con a capo il professore Franco Piperno, del dipartimento di fisica dell’Unical.

Le abbiamo chiesto anche un’opinione riguardo la fuga di cervelli e lei con molto senso pratico ci ha risposto: “Nel campo scientifico se vuoi migliorarti ed acquisire nuove conoscenze e tecnologie, ma anche per imparare le lingue ed entrare in contatto con altri scienziati nel mondo, devi fare esperienza all’estero. Infatti, andare fuori dall’Italia non è negativo in senso assoluto. Il problema è che se vuoi tornare è molto difficile. Comunque, conosco persone che sono felici di vivere e lavorare all’estero.

Riguardo me, devo dire che quando ho lavorato in Germania, nonostante non mi trovassi benissimo (l’Istituto Max Planck e’ caratterizzato da un ambiente estremamente gerarchico), non pensavo di tornare in Calabria. È successo tutto un po’ per caso. Il professore con cui ho fatto la tesi quasi trent’anni fa ha insistito per farmi tornare. È stata fatta una chiamata diretta per chiara fama”.

Detto questo, aggiunge che bisognerebbe fermare la fuga di cervelli, perché, specialmente in Calabria: “Non si può permettere che interi paesi rimangano vuoti, disabitati. Anche se uno dei fascini della Calabria è proprio il fatto che non sia molto popolata”.

Quindi, quelle che per molti sarebbero una pecca della nostra regione, ovvero bassa densità di popolazione e scarsa illuminazione (c.d. inquinamento luminoso) possono invece essere viste come un valore aggiunto in una terra che sembra dimenticata da tutti.

Parlando della sua amata Calabria, la professoressa ha elogiato molto l’Unical con il suo grande campus e ha evidenziato che, in occasione della Giornata Internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, l’Università sospende le attività didattiche e organizza eventi che coinvolgono giovani donne che desiderano diventare scienziate.

Proseguendo con l’intervista, la professoressa Savaglio ci ha spiegato quali siano secondo lei i punti di forza e quelli di debolezza nella realtà universitaria italiana, e calabrese in particolare. Tra i primi ha menzionato la presenza di studenti brillanti e motivati che vengono molto apprezzati all’estero. Inoltre, altro punto a favore dell’università calabrese è il rapporto umano positivo che si instaura tra gli studenti e i professori. Altrove questo non è sempre possibile, e il professore ordinario, in generale, rimane distante dagli studenti.

Parlando invece dei punti di debolezza, ha lamentato la presenza di troppi litigi in ambito lavorativo. “È importante restare uniti. La collaborazione è alla base di una buona ricerca, invece spesso si pensa ai propri interessi”. Altro punto a sfavore della Calabria e dell’Italia in generale è l’eccessiva burocrazia nella pubblica amministrazione, che rende le cose difficili anche nel campo della ricerca scientifica. In fine, ci saluta lasciando dei significativi messaggi agli studenti:

“Se avete voglia di fare una cosa, fatela. Credete in voi stessi fino in fondo e raggiungerete i vostri obiettivi.

Per le ragazze: 

“Non dite mai a voi stesse “Sono femmina, non lo posso fare”. Buttatevi con coraggio in ciò che volete fare e avrete soddisfazioni”.

Agli studenti calabresi che vogliono intraprendere un percorso simile al suo dice:

“Non dimenticate mai la vostra umanità. Fate quello che volete fare, perché avere un desiderio è qualcosa che di per sé ha grandissimo valore. Non è facile, richiede impegno, ma non abbiate limiti. Arrivare ad una vetta dopo aver faticato tanto è una esperienza stupenda!”.

Intervista di Alessandra Costa e articolo di Nadia D’Apa.


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Matteo dopo l’Unical – la Calabria vista da Miami

S’è mori affucatu, m’affucu a mari gruassu!” (se il mio destino è morire annegato, preferisco farlo in un mare grande).

Ricordo ancora quando mio nonno si rivolse a me citando quel noto adagio popolare. Bum! In meno di dieci parole aveva comunicato il messaggio, senza arzigogoli inutili, dritto al punto. Potrei fermarmi qui, ma evidentemente il gene dominante era quello di mia nonna, dall’eloquente e prolissa favella.

Ciao lettori di Hub Calabria,
mi chiamo Matteo e sono uno straniero, come tutti.

Da pochi mesi, vuoi per assecondare pulsioni primordiali, vuoi per non disattendere i consigli ricevuti da bambino, sono emigrato dall’altra parte della luna (come cantava l’indimenticato Lucio), terra che ha accolto a braccia più o meno aperte schiere di avventurieri desiderosi di acquistare, con i risparmi di una vita, un ticket per la “seconda possibilità”.

Reinventarsi, riscoprirsi diversi o sempre uguali, cambiare marca di dentifricio, vicini di casa, amici. Io sono un emigrato del terzo millennio, non posso certo paragonarmi a chi lo fece in condizioni ben meno agiate delle mie, ma, forse, la valigia colma di speranze e paure (accuratamente piegate per non fare volume), è la stessa.

Sono nato e cresciuto in Calabria, figlio di mamma Unical, dove ho completato la mia formazione e ho conosciuto persone fuori dall’ordinario, che quotidianamente lottano contro le stridenti contraddizioni che la nostra terra ci propina.

Dopo la laurea in Economia Applicata ho vissuto per poco meno di un anno in Cile, paese che mi ha dato tanto e che ha decisamente cambiato le sorti della mia vita, aprendo per la prima volta i miei occhi al possibile, che esiste e resta lì, in attesa che qualcuno lo veda e lo trasformi in reale.

Oggi vivo a Miami. Lavoro per MSC (Mediterranean Shipping Company) USA nel dipartimento di Trade Import ed Export tra gli Stati Uniti e i Caraibi.

La convinzione, che ho maturato dopo aver avuto l’occasione di vedere il mondo senza altri filtri che i miei occhi, è che il livello medio di istruzione garantito in Italia sia di alta qualità, a dispetto di quello che per bieco provincialismo, sovente, siamo indotti a pensare. Le nostre radici affondano in un terreno reso fertile da millenni di Storia che ci rendono competitivi in ogni contesto sociale, bisogna solo prenderne coscienza e ricordare che spesso, in natura, l’importante non è tanto essere forti, ma sentirsi tali.

Degli Stati Uniti mi piace la dinamicità e l’effervescenza sociale, l’interculturalità che ogni giorno ti sorprende, mettendo in discussione le tue convinzioni e i tuoi punti di riferimento. La percezione del tempo è differente. Sembra di non averne mai abbastanza e, quello che si ha, scivola via come sabbia tra le dita.

Penso spesso all’Italia e alla Calabria cercando di informarmi, quando posso. Provo a sfruttare la posizione privilegiata di osservatore esterno per cogliere aspetti che prima non notavo. Un po’ come accade con un bel quadro, che spesso richiede due passi indietro per essere apprezzato e capito nella sua interezza. Allora le forme cominciano ad assumere lineamenti conosciuti, i colori permettono di distinguere luci ed ombre e un senso di completezza inizia a pervadere gli occhi di chi guarda.

Credo che, a parte gli atavici problemi irrisolti (forse perché mai veramente affrontati?) che ci portiamo dietro da secoli, basterebbe davvero poco per innalzare la qualità della vita.

Negli Stati Uniti ho fatto la procedura per il rilascio della patente di guida (compresi esami teorico e pratico) in una mattinata, uscendo dall’ufficio con la patente in mano. Semplificare l’ingessata macchina della burocrazia pubblica, ad esempio, potrebbe essere un buon punto di partenza.

Noi calabresi (ed italiani in generale), siamo unici al mondo, senza eccezioni di sorta. La ricchezza artistica, culturale, linguistica, che ci circonda contaminando ogni risvolto del quotidiano, plasma la nostra forma mentis rendendoci capaci di emergere in qualsiasi contesto sociale e lavorativo. Basti pensare ai dialetti, con le milioni di sfumature cangianti che, spesso, cambiano spostandosi di una manciata di chilometri. Tutto questo è speciale, non esiste altrove.

Ai giovani calabresi, soprattutto a chi pensa di non avere possibilità, a chi “cade sul suo ultimo metro” (come cantava qualcuno) dico di non lasciarsi spazzare via dalla corrente.

“La superficialità non paga, rende tutto epidermico appiattendo emozioni e competenze. Non voglio scadere in banali luoghi comuni, ma, onestamente, penso che leggere, amare l’arte (in ogni sua forma) e viaggiare (se possibile) siano gli unici strumenti che, in un modo o nell’altro, garantiscono una marcia in più. Provarci e fallire è molto meglio di desistere accontentandosi. Altrimenti, il rischio è finire per avere “nostalgia delle cose che non ebbero mai un cominciamento””.

Non so dove sia il mio posto nel mondo, a patto che ne esista uno. Per ora, sono soddisfatto della mia vita da straniero oltreoceano. A prescindere da quello che mi riserverà il futuro, per citare il poeta (con un pizzico di ironia): “non escludo il ritorno!”… un giorno.


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Diego giovane economista vibonese ci racconta l’esperienza in Cile

Prima di tutto voglio ringraziare Hub Calabria per avermi contattato e aver ritenuto che la mia persona potesse dare un contributo al blog.

Sono Diego, vi scrivo da Arras, vicino Parigi. Qui, presso l’Universitè D’Artois, sto svolgendo il Dottorato in Scienze Economiche ed Aziendali per l’Università della Calabria.

All’Unical ho conseguito una laurea triennale in Economia e una laurea magistrale in Economia Aziendale. Durante gli studi ho anche frequentato i corsi “I contratti delle Amministrazioni Pubbliche” e “Tributario e Finanza”, presso la Scuola Superiore di Scienze delle Amministrazioni Pubbliche.

Nel corso degli anni, in parallelo alle attività didattiche, mi sono dedicato all’attività associativa e di supporto agli studenti. Tali attività mi hanno dato anche l’opportunità di essere eletto come rappresentate degli studenti in Consiglio di Amministrazione.

Dal punto di vista lavorativo ho sempre cercato di darmi da fare. In particolare, ho sempre collaborato con studi commerciali spaziando dal settore della consulenza fiscale a quello della finanza agevolata, finanche alla gestione delle attività di famiglia.

Prima di conseguire il titolo di laurea magistrale, ho svolto un internship presso la Camera di Commercio Italiana in Cile, durato tre mesi.

Se dovessi riassumere in tre parole la mia esperienza utilizzerei i termini: professionale, educativa e altamente formativa. Penso che per un giovane laureato le esperienze lavorative dovrebbero sempre arricchire e lasciare qualcosa anche per il futuro.

I momenti chiave
Oltre all’attività lavorativa quotidiana, i momenti chiave del mio percorso in Cile sono stati sicuramente gli incontri e le relazioni con i manager di una serie di grandi aziende come Deloitte, ABB, Fructicola Agrichile, Alitalia, Astaldi, Piaggio, Granarolo e tante altre.

Chiaramente, quando ci si allontana dalla propria terra lo si fa per la mancanza di lavoro, per la ricerca di una formazione internazionale e perché in un territorio come la Calabria, a volte, tutto sembra più difficile. Sicuramente, in Cile ho percepito con quanta facilità sia possibile conoscere e avere dei rapporti lavorativi con manager di taratura internazionale, mentre, per quanto breve sia stata la mia esperienza, non ho mai percepito logiche clientelari e politiche che invece, talvolta, possono riscontrarsi nella nostra società.

D’altro canto, però, credo fermamente che a consentirmi una discreta facilità di adattamento, sia in ambito lavorativo che di stile di vita, sia stato ciò che indico come punto di forza della nostra terra, ovvero lo spirito di sacrificio.

Per la ricerca di un appartamento dove vivere, Facebook è stato abbastanza utile, anche per capire quali fossero i posti interessanti da visitare. Le agenzie sono poco utili se non si conosce bene lo spagnolo. Di grande aiuto, invece, sono stati i collaboratori della Camera di Commercio, i quali hanno accolto subito me e i miei colleghi con lo stesso spirito che caratterizza noi italiani.

Ciò che mi ha dato una spinta a partecipare a questa avventura è stata la consapevolezza che per poter esprimere il massimo in Calabria dobbiamo arricchirci di esperienze di vita e soprattutto di skill spendibili sul mercato del lavoro.

Le parole che mi hanno convinto a partire sono state quelle che si leggono in tutti gli annunci di lavoro delle aziende: “richiesta esperienza lavorativa” e “lingua straniera fluente”. Le imprese italiane considerano ormai fondamentale per l’assunzione in qualsiasi posizione la conoscenza delle lingue straniere e le esperienze lavorative nazionali ed internazionali.

La cosa più importante che l’esperienza all’estero mi ha lasciato, non solo in Cile, ma anche in Francia, all’Universitè D’Artois, è stato il contatto con grandi professionisti dei più svariati settori con i quali ho potuto confrontarmi, anche semplicemente scambiando qualche parola, incontri dai quali si ha modo di apprendere tanto.

Se dovessi fare un confronto
La mia famiglia possiede una piccola azienda agrituristica a Zaccanopoli, comune molto piccolo e noto a pochi, nella provincia vibonese, a due passi da Tropea. Specifico “piccolo e noto a pochi” perché, secondo me, per realizzare un’attività vincente nei piccoli paesi, in luoghi isolati, bisogna volerlo, ma soprattutto bisogna che la forza di volontà sia più forte di tutti i possibili fattori negativi.

Chiaramente, paragonare una piccola impresa calabrese alle grandi multinazionali o imprese con cui ho avuto rapporti lavorativi non è semplice. Ma se dovessi fare un confronto tra le piccole e medie imprese calabresi e quelle della regione metropolitana di Santiago, direi che la differenza sostanziale sta nel diverso modo di guardare al futuro di un’azienda e nell’importanza che si dà alle esportazioni. Posso dire che, nonostante le numerose opportunità che la città di Santiago offre, non è affatto trascurabile il contesto sociale che è sicuramente molto più complesso di quello italiano.

Ai giovani consiglio
Ai giovani in Calabria, consiglio di intraprendere percorsi di mobilità internazionale ed esperienze lavorative in altre nazioni, in quanto arricchiscono la persona più di ogni altra cosa. Ai calabresi nel mondo suggerisco, invece, di considerare con ammirazione le grandi menti che rendono tanto grandi le aziende e le multinazionali in altri Paesi, ma soprattutto gli consiglio di nutrire dentro sé stessi il desiderio di tornare e di realizzare una Calabria, non del futuro ma del presente, migliore.

“Sappiamo tutti di muoverci in un contesto difficile, ma sappiamo anche che se vogliamo cambiare le cose dobbiamo metterci in campo per far sì che tutto ciò che c’è di negativo possa cambiare”.

Colgo l’occasione per ringraziare l’Università della Calabria perché garantisce a tanti giovani come me la possibilità di potersi realizzare professionalmente in Italia e nel mondo.


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Roberto giovane vibonese – Dall’Unical a New York per la MSC

Ciao! Sono Roberto.

Innanzi tutto, grazie dell’opportunità di raccontare la mia esperienza.

Ho conseguito le mie lauree, una magistrale e una triennale in Ingegneria Gestionale, presso l’Università della Calabria. Oggi sono orgoglioso di avere studiato nella mia terra natia e di aver potuto contribuire alla crescita del mio Ateneo durante gli anni di rappresentanza politica in Senato Accademico.

Quando ero ancora uno studente, ho lavorato come Marketing Manager / Co-Founder in una Start-Up il cui focus era lo sviluppo di una piattaforma per la mobilità sostenibile. Poco prima di conseguire la Laurea Magistrale, sono approdato nel gruppo FCA (Fiat Chrysler Automobiles), precisamente nella funzione Product Planning del brand Jeep, dove mi occupavo dello sviluppo prodotto della Jeep Renegade, Grand Cherokee e Compass. Entrambe esperienze meravigliose.

Da quasi due anni lavoro in MSC (Mediterranean Shipping Company), seconda compagnia al mondo nel settore dello shipping oceanico. Attualmente lavoro nel Trade che gestisce l’Export dagli Stati Uniti verso il Medio oriente, India e Pakistan.

Un giorno ho deciso di rischiare tutto, dando fiducia ad una persona speciale, ed ho iniziato la mia avventura in America. Se non lo facevo prima dei miei trent’anni quando lo avrei fatto più?

Restare in Calabria
Sinceramente sono un grande fan di chi resta, come hanno fatto molti miei amici, come mio fratello che ha deciso di proseguire l’avventura dell’azienda di famiglia assieme a mio padre. Grazie a chi ha il coraggio di restare, posso sempre tornare in quel meraviglioso posto chiamato Casa.

Restare in Calabria non è facile e richiede grandi capacità, specie nell’ambito imprenditoriale, dove bisogna lottare tra burocrazia e criminalità organizzata. Chi resta è il vero Eroe da celebrare, non chi parte. Odio la retorica che ogni qualvolta che ognuno abbandona la propria terra è un cervello in fuga, un talento che si perde.

Punti di forza e di debolezza
Devo essere onesto, le problematiche della nostra Regione ce le avevo ben chiare anche prima di partire. Penso siano chiare a tutti. Senz’altro, quando si è all’estero, più che guardare i punti di debolezza si tende ad esaltare le cose belle della propria terra, specie per chi ha radici forti come me.

Viaggiando all’estero, in genere, si nota come posti che hanno ben poca storia rispetto alla nostra, riescano a valorizzare tutto, mentre noi abbiamo il paradiso in terra, non ce ne accorgiamo e non riusciamo a sfruttarlo.

Dal cibo, al clima, alla cultura per finire alle persone: perché noi italiani diciamocelo, siamo decisamente speciali.

Voglio essere un poco polemico: qui a New York, incontro molto spesso giovani calabresi e da tutta Italia che con un po’ di astio screditano il nostro Paese e la nostra Regione. Comprendo ma non giustifico certi atteggiamenti. Comprendo perché molto spesso la nostra amata Italia non riesce a dare opportunità a tutti, non giustifico perché nessuno di questi (con un campione statistico del 100%) ha mai fatto qualcosa per portare avanti la propria terra. Usualmente, nessuno di questi si può vantare di un grande background in Italia.

La voglia di tornare
La voglia di tornare è sempre tanta, specie quando si ha una famiglia meravigliosa che ti aspetta e gli amici di sempre. Il sacrificio di chi sta all’estero è enorme in termini affettivi, ogni volta che si parte è sempre una sensazione profonda. Ho imparato a fare di questo elemento un punto di forza. Sapere che ho una famiglia che mi aspetta, mi ha dato la possibilità di vivere quest’avventura con grande serenità.

Grazie a questo, oggi sto proseguendo un’avventura molto soddisfacente in termini professionali. Grazie alla mia attuale azienda, sto vivendo un’esperienza unica ed impareggiabile. Lavoro in un settore che mi dà l’opportunità di essere al centro dell’economia globale, nel centro del mondo.

Amo New York, è la Capitale del Mondo indiscussa. Qui sto vivendo un’esperienza che è difficile vivere in qualsiasi altra parte del globo, in termini culturali e professionali.

Quando cammino per le strade di Manhattan, tra un quartiere e l’altro, sembra sempre di vivere in un film. Per chi è un amante del cinema come me è una sensazione stupenda. Inoltre, stare sempre a contatto con persone provenienti dal tutto il mondo è elettrizzante. Questo senz’altro mi mancherebbe.

Mi manca molto dell’Italia quell’arte di vivere leggeri, evitandosi di prendersi troppo sul serio. In questo Paese molto spesso è difficile approcciarsi a persone evitando di urtare la sensibilità di qualcuno.

Concludendo, sento sempre il bisogno di non abbandonare la mia terra, di stare lì a lottare con tutte le forze positive presenti nel nostro territorio per rilanciare la nostra Calabria. Non escludo dunque di rientrare un giorno. Sarebbe un piacere mettere a disposizione del territorio le mie competenze ed esperienze.

L’Unical
L’Università della Calabria è la mia alma mater. Un posto meraviglioso, che regala opportunità a migliaia di giovani in Calabria per crescere. Un vero ascensore sociale.

Chi studia all’Unical non ha nulla da invidiare a nessun’altro studente. Quello che purtroppo l’Unical non ha, al confronto con altri atenei, sono i collegamenti con il mondo del lavoro, ma è una questione territoriale atavica. Anche se sono ottimista per il futuro.

Ingegneria all’Unical è da sempre un fiore all’occhiello. La preparazione che ho ricevuto è stata quasi sempre di alto livello, e personalmente non mi sono mai trovato in difficoltà con colleghi provenienti da altre realtà accademiche.

Bisogna però vivere l’università, altrimenti studiare e basta non serve. Bisogna andare a teatro, seguire iniziative culturali. Un’ esperienza che consiglio molto è l’associazionismo universitario, mi ha fatto crescere in maniera esponenziale. Ho fondato con alcuni amici un’associazione meravigliosa, IGeA (Ingegneri Gestionali Associati) che oggi è una realtà ancora più bella di prima (Capitanata da una Presidente eccezionale). Nello stesso momento sono entrato a far parte della famiglia di Università Futura, che mi ha lanciato nella mia avventura politica nell’ateneo. Entrambe le esperienze sono state decisive per la mia formazione umana e professionale.

L’Unical inoltre, offre l’opportunità di poter frequentare persone provenienti da più di 50 nazioni, vista la vocazione internazionale del nostro ateneo. Questo mi ha dato quel background di conoscenze per poter affrontare diverse sfide professionali, specie quando si è alla guida di progetti dove i team sono estremamente eterogenei in termini di nazionalità.

Consigli
In breve i miei consigli sono: laurearsi nei tempi giusti (idealmente entro i 25 anni, magistrale compresa), viaggiare molto all’estero, studiare per capire e acculturarsi tanto. Questo è per me il mix vincente.

La Cultura è quell’elemento che fa sempre la differenza in un contesto professionale. Tutti possono fare una macro su Excel, pochi possono parlare di Politica o Filosofia.

Keyword
La parola chiave è FIDUCIA. Guardo indietro e l’unica cosa che mi viene in mente, è che ho fatto sempre bene a fidarmi delle persone giuste. Ogni mia scelta decisiva, è nata a valle di un prezioso consiglio. Ogni persona ha e può avere un impatto importantissimo nella nostra vita. Certo la fiducia alcune volte viene tradita, ma ripaga senz’altro maggiormente essere aperti alle opportunità della vita.

Ai giovani calabresi dico
Siate orgogliosi della nostra terra. Criticatela se è necessario, ma dopo aver fatto qualcosa per migliorarla. Prendete ad esempio quei ragazzi che con grande inventiva stanno riuscendo a farcela anche nella nostra terra amara e meravigliosa.

“Cerchiamo di aiutarci tutti assieme, di superarci, senza mai screditare l’altro.”

Imparate l’Inglese! Acculturatevi! Abbiamo una storia millenaria da portare avanti ed ognuno di noi ne è ambasciatore nel mondo.

 


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Bruno da Locri a Düsseldorf dove è Sales Manager di un Hotel

Ciao Hub Calabria,
grazie per l’opportunità.

La mia storia
Dopo la specializzazione in Valorizzazione dei Sistemi Turistico-Culturali all’Unical mi sono candidato a molte offerte di lavoro in Calabria, ahimè senza successo. Ho aspettato 4 mesi sperando che la situazione migliorasse, solo dopo mi sono trasferito a Roma per poter lavorare nelle catene di Hotel – Best Western e Hilton. Devo ringraziare mia sorella, la zia e la cugina di mia moglie che ci hanno ospitato a Roma nel periodo in cui non avevamo un lavoro e uno stipendio. La Calabria è soprattutto questo, aiutiamo la famiglia e la supportiamo con tutte le nostre forze.

Dopo aver lavorato 3 anni nella capitale mi sono trasferito a Duisburg in Germania per cercare di costruirmi un futuro e una famiglia con un minimo di garanzie e sicurezza. Da quattro anni sono Sales Manager nell’Hotel Landhaus Milser di Duisburg.

In Germania esiste ancora un po’ di meritocrazia e gli stipendi danno valore al lavoro che svolgi.
Paradossalmente in Germania lavoro di meno e guadagno di più raggiungendo migliori risultati. Quello che non mi stanco mai di dire è: in Calabria abbiamo tutto e non funziona quasi niente, in Germania non c’è niente ma funziona quasi tutto.

Mi piacerebbe tornare in Calabria e ci penso spesso ma un’idea imprenditoriale senza un buon business plan rimane un sogno e pur avendo messo molte volte le miei idee nero su bianco, non sono riuscito a trovarne, almeno per adesso, una che sia sostenibile e che mi permetta di avere un buon livello di qualità della vita, sia per me che per la mia famiglia, e che accresca di riflesso la capacità imprenditoriale della Calabria, oltre a creare nuovi posti di lavoro. Lavorare subordinatamente in Calabria è difficile perché gli stipendi sono bassi e l’offerta supera di gran lunga la domanda per cui si è troppo facilmente intercambiabili.

In Germania funziona bene il rispetto delle regole civiche che permette di vivere insieme in sintonia. Sensibilizzare i giovani ma anche tutta la comunità a rispettare le regole e il prossimo accrescerebbe già di molto la qualità della vita, stessa cosa vale per l’efficienza degli uffici pubblici e della sanità ma questo credo sia più un problema Italia che Calabria.

Appena sono arrivato il Germania mi ha ospitato il mio compare di battesimo e mi ha aiutato a cercare casa e a trovare un lavoro. Anche qui per sottolineare che i valori per noi calabresi sono molto importanti e aiutiamo volentieri un membro della famiglia in difficoltà. Un sito che mi ha aiutato tanto è stato quello del consolato di Colonia che ha creato una guida in italiano che spiega cosa fare appena arrivati in Germania. Qui di seguito il link:
PRIMI PASSI.
Per cercare casa vi consiglio di rivolgervi alle agenzie immobiliari e di fare subito un’assicurazione d’assistenza legale perché gli avvocati costano parecchio e qui tutti ce l’hanno ed è molto facile ricevere una denuncia (non parlo per esperienza personale ma ne ho viste parecchie).
Mi sono iscritto alla Newsletter di Italiaaltrove, un’associazione che si trova a Düsseldorf e organizza molto spesso incontri tra italiani e diffonde la nostra cultura all’estero.

Per cercare lavoro bisogna rivolgersi personalmente al jobcenter con un curriculum e il certificato di residenza in Germania. Inserisco il link del sito anche se è in tedesco e non so quanto possa aiutare:Jobcenter.

Se non fossi partito, non riesco a immaginare cosa sarei diventato e cosa avrei fatto.

Ai giovani calabresi vorrei dire che da giovane non vedevo l’ora di andare via e ora invece non vedo l’ora di ritornare a casa(almeno in ferie).

“Inseguite il vostro sogno, andate in giro, conoscete il mondo, le diverse culture, cibi, usanze e organizzazioni e prendete il meglio da ogni posto per poter migliorare voi stessi e la vostra terra una volta tornati”.

Saluti

Bruno


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Emilia giovane ingegnere gestionale: lavorare in Calabria non è un’utopia.

Ciao a tutti!
Mi chiamo Emilia, sono laureata in Ingegneria Gestionale ed ora sono responsabile del reparto amministrativo dell’azienda di famiglia.

Crederete sicuramente che io non abbia mai pensato di andare via dalla Calabria, ma non è così.
Sono proprio questi pregiudizi delle persone che ti credono la classica “figlia di papà con la strada già spianata” che mi hanno fatto tentare di andare via dalla mia amata Cosenza. Dopo i primi due anni all’Unical, infatti, chiesi il trasferimento all’Alma Mater Studiorum di Bologna, dove mi convalidarono tutti gli esami fatti, nonostante delle differenze di punti di credito e programma. Volevo vedere come avrei vissuto al di fuori del mio “orticello”.

Mi mancava la mia Calabria, bella come il sole, che più si va a nord meno brilla, mi mancava la mia casa, la mia famiglia, i miei amici. Mi mancava quel calore che, diciamocelo, noi Calabresi portiamo tutti nel cuore.

Dicono che qui in Calabria non funzioni nulla, e su questo voglio dire la mia. Durante i corsi mi resi conto del perché tutti i miei esami erano stati convalidati nonostante le differenze. Molte cose che io conoscevo sin dai primi esami, che per me ormai erano quasi scontate, per i miei colleghi erano novità. Inoltre, non pensate che solo all’Unical ogni tanto non si sa quando si deve fare un esame se non tre giorni prima o che si va a lezione e non c’è lezione, capita anche a Bologna. Perciò non disprezziamo inutilmente la nostra Calabria! Se non uscissero laureati veramente preparati dal nostro Ateneo, nessuno avrebbe trovato lavoro all’estero.

Ma, tornando a me, persi quell’anno e decisi di rientrare. Terminai gli studi ed entrai nell’azienda di famiglia. Dovetti scontrarmi con quei pregiudizi che odiavo. Iniziare a lavorare con chi conosce i tuoi genitori da quando erano ancora single e vi assicuro che non è poi tanto “avere la strada spianata”.
Il primo mese io e la fotocopiatrice eravamo amici inseparabili!

Mio padre mi disse che dovevo dimostrare da sola quanto valevo. Solo così avrei ottenuto rispetto.
Piano piano, con umiltà e buona volontà, prendendo più umiliazioni di quante fossero necessarie e buttandomi anima e corpo in un lavoro per il quale non avevo neanche studiato, iniziai a guadagnarmi la stima di qualcuno di quelli che io chiamo “vecchia guardia”.
Pensai: “ecco il vero problema, non esiste ricambio generazionale qui”. Si, perché se il Calabrese medio ha un difetto è quello di essere troppo geloso delle proprie cose, forse per paura di perdere quel raro posto di lavoro che è suo da anni, e non intende cedere qualcosa ad altri. O almeno questo è il difetto di chi lavora nella mia azienda!

Eppure, ecco il rovescio della medaglia. Quando cercavo qualcuno per affiancarmi, non ho trovato se non prima di un anno, poiché molti giovani, dopo la laurea, partono già rassegnati. Non ho mai ricevuto un curriculum di qualcuno sotto i 40 anni, che si sia presentato di sua spontanea volontà qui in azienda a cercare lavoro.
Ai giovani quindi dico:

“andate in giro, presentatevi, bussate alle porte dei privati. Su 100 porte alle quali busserete, forse 99 vi saranno sbattute in faccia, forse tutte e 100, ma insistendo e cercando il dialogo una vi sarà aperta”.

Perché, infondo, lavorare in Calabria non è un’utopia. E, se pensate che io non sia un esempio, vi dirò che alla fine delle mie ricerche ciò che ho trovato è una giovane ragazza di 19 anni, fresca di Ragioneria, che ha avuto il coraggio di venire a bussare alla nostra porta e di mettersi in gioco, così come tutti quei clienti giovani che ho conosciuto in questi anni e che sono riusciti con molti sacrifici ad avviare qui una loro azienda.


Grazie Emilia 🙂

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Marco giovane ingegnere calabrese insegna fisica a Leeds

Ciao a tutti, mi chiamo Marco e vivo a Leeds. Dopo la laurea in ingegneria civile, conseguita all’Università della Calabria nel 2015, ho deciso di trascorrere qualche mese in Inghilterra per imparare l’inglese iniziando dal più comune lavoro per noi italiani all’estero, il cameriere.

Dopo soli tre mesi qui, terminato l’entusiasmo iniziale, dovetti affrontare le prime difficoltà: problemi di comunicazione per la scarsa conoscenza della lingua, barriera culturale che si faceva sentire sempre di più e, soprattutto, mancanza di parenti ed amici. Così, iniziai a pensare di tornare in Italia.

In realtà ancora non mi sentivo pronto, forse perché stavo iniziando a trovare il mio posto in questo paese. Avevo studiato in Italia, fatto sacrifici enormi con tutta la mia famiglia e volevo a tutti i costi utilizzare la mia laurea. Rimandai il ritorno e decisi di puntare in alto.

Mi sarebbe piaciuto insegnare e iniziai ad informarmi sul percorso da seguire. Andai ad un Open Day a York organizzato dal Dipartimento per l’Educazione inglese (una sorta di MIUR). Si tratta di una fiera dove presentano i loro programmi le università e le associazioni che organizzano il PGCE (Post Graduate Certificate in Education), ovvero il corso da frequentare per diventare insegnanti in Inghilterra. Nel giro di poche settimane mi ritrovai iscritto alla Leeds Trinity University, dove ho iniziato il mio Teacher Training a Settembre 2016.

Il teacher training
E’ stato un percorso abbastanza duro, ho dovuto studiare e per giunta in un’altra lingua; parlare davanti a decine di persone, spiegando concetti complessi e non era per niente semplice. Devo ammettere che più volte ho pensato di mollare, ma ho stretto i denti e sono andato avanti.

I primi risultati
Mi sono laureato a Luglio 2017, ma ho anche vinto un premio come migliore Teacher Trainer dell’anno.
Dopo tutto questo lungo percorso a Settembre 2017 ho avuto la mia prima cattedra come professore di fisica in una Secondary School di Leeds nella quale lavoro al momento.

Il mio e’ stato un percorso abbastanza veloce e forse non mi sono soffermato a pensare a quali difficoltà stavo andando incontro. Una migliore conoscenza dell’inglese mi avrebbe reso di certo la vita più semplice.

Ai giovani calabresi dico
Non mollate e proseguite con i vostri sogni, non scendete a compromessi e contate su voi stessi. Fate un’esperienza all’estero che vi permetta di conoscere realtà diverse dalla nostra, ma puntate ad un obiettivo di lungo periodo e non perdete tempo con lavori che possono darvi qualche soldo oggi ma che non danno un grande futuro. Partite con spirito critico, l’Inghilterra non è il paradiso che tutti pensano, a volte si vive per lavorare e si è solo un numero; d’altro canto è un paese che dà infinite possibilità di crescita, dove la meritocrazia esiste e chiunque è pronto a raccomandarti e supportarti se sei una persona valida.

Andiamo fieri delle nostre radici e non diamo per scontato le piccole cose che rendono la qualità della nostra vita migliore come fare una passeggiata al sole, prendere un caffè con gli amici o il buon cibo”.

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Mi piacerebbe tornare un giorno in Calabria per poter utilizzare il bagaglio di competenze che mi sto costruendo. Intanto, condividerò con voi tutto ciò che funziona bene qui a Leeds cercando di dare un’idea su come eventualmente migliorare le cose nella nostra Regione.
Per la community di Hub Calabria ho stilato una guida con tutti i dettagli sul PGCE, la trovate al seguente link –>  Guida
Se avete bisogno di informazioni e consigli sull’Inghilterra non esitate a contattarmi.. A presto! 🙂
Per la condivisione dei miei contenuti sui social userò gli hashtag #Leeds_HubCalabria #Inghilterra_HubCalabria.