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Alessia giovane architetto di Cosenza a Northampton

Ciao a tutti,
mi chiamo Alessia, ho 28 anni e da quasi tre anni vivo a Northampton, una città che si trova a circa un’ora di macchina da Londra. E’ proprio in quest’area che lavoro come architetto per una compagnia che si chiama CMI Architecture, abbastanza affermata nell’ambito delle costruzioni.

Io mi occupo di progetti edilizi dal design alla messa in cantiere, dalle scartoffie burocratiche per ottenere permessi ai dettagli tecnici. Sono abbastanza soddisfatta del percorso intrapreso finora e anche se il più delle volte sento una grande nostalgia del mio Paese, la professione che svolgo mi dà la giusta forza per affrontare le sfide di ogni giorno. E credetemi, affrontare le difficoltà quotidiane in una lingua che non è quella nativa, sicuramente non è tra le cose più facili da fare. Ma se siete curiosi, leggete un pò come sono arrivata fin qui.

Trasferimento in UK
Mi sono trasferita in Inghilterra nell’Agosto del 2015 perché volevo seguire quello che all’epoca era il mio ragazzo, il quale si era trasferito a Northampton dopo aver tentato invano di trovare lavoro come infermiere in Italia. Io mi ero laureata da poco in Ingegneria Edile-Architettura all’Università di Cosenza e dopo tre mesi di curriculum inviati senza dignitose risposte o offerte lavorative, ho deciso di fare quest’esperienza avendo comunque un appoggio a Northampton.

Prima di partire inviai una serie di email a tutti gli studi della città chiedendo di poter fare un tirocinio non retribuito per i primi mesi, poiché ero consapevole del mio insufficiente livello di inglese, perlomeno nell’ambito professionale. Un solo studio mi rispose offrendomi la possibilità di fare uno stage con rimborso spese (praticamente mi pagavano l’abbonamento del pullman) che sarebbe potuto diventare un lavoro a tempo indeterminato qualora fossi stata ritenuta valida. Il periodo del tirocinio non fu semplice perché mi resi conto che il mio livello d’inglese era persino più basso di quanto avevo immaginato, molto spesso non capivo cosa mi dicessero i miei colleghi e più di una volta mi sono sentita “stupida” se non del tutto incompetente. Ma giorno dopo giorno grazie all’aiuto dei miei colleghi e soprattutto di tutti gli altri ragazzi italiani che ho conosciuto qui, ho acquisito fiducia in me stessa e nella mia voglia di imparare.

Il mio primo lavoro da assistente architetto
Siccome nella vita ogni cosa succede per un motivo, seppur la compagnia per la quale feci il tirocinio avrebbe voluto offrimi una posizione definitiva, dopo qualche mesi fallì e io mi ritrovai a dover cercar lavoro. Il capo mi scrisse una gran bella lettera di referenza, la quale mi aiutò a trovare un lavoro qualche mese dopo come RIBA Part II Architectural Assistant per la compagnia Morton Wykes Kramer Architects (MWK).

Nel frattempo ho lavorato come cameriera poiché non volevo più pesare sulle spalle dei miei genitori, né tanto meno potevo continuare a vivere a “scrocco” a casa dei miei amici che mi avevano ospitato. Molti pensano che fare quel tipo di lavoro sia una perdita di tempo, ma io posso dire che quell’esperienza mi ha aiutato tantissimo a migliorare la lingua parlata, costringendomi a conversare con i clienti, cosa che invece non facevo nel lavoro d’ufficio.

Abilitazione all’Università di Bristol
Quando lavoravo per MWK, il direttore mi offrì la possibilità di iscrivermi all’Università di Bristol per acquisire l’abilitazione alla professione di architetto a spese dello studio, in quanto voleva che salissi di ruolo. Ho frequentato il PGC in Architecture alla UWE di Bristol mentre continuavo a lavorare e dopo un anno ho sostenuto e superato l’esame finale di abilitazione. Da febbraio 2018 sono ufficialmente iscritta all’ albo inglese come Architetto. Qualche mese prima avevo deciso di provare a fare il colloquio per l’attuale compagnia in cui lavoro riuscendo ad avere il posto.

Il ruolo di un architetto donna
Come spesso si sente dire, noi donne dobbiamo dimostrare di valere almeno il doppio degli uomini per essere apprezzate in questo ambito lavorativo. Io sono l’unica donna in un team di 10 architetti e molto spesso agli occhi di costruttori e operai rischio di sembrare quasi fuori luogo. Per questo devo mettere le cose in chiaro fin da subito e dimostrare quanto valgo. Per il resto dai miei colleghi mi sento considerata alla pari e non posso fare paragoni con la situazione in Italia non avendoci mai lavorato.

Di sicuro posso dire che in Inghilterra viene dato molto spazio ai giovani, i quali pur non avendo grande esperienza vengono gettati subito nel mondo del lavoro con grandi responsabilità, come è successo nel mio caso. Gli inglesi credono fortemente che sbagliare sia il modo migliore per imparare e dando la possibilità a noi giovani di partecipare attivamente e non come meri osservatori, ci rendono autonomi fin da subito.

La mia Calabria

“Da quando vivo in Inghilterra, sono diventato ancora più italiano”.

Questa è una frase detta da un connazionale e che mi ha colpito tantissimo perché riflette anche il mio stato d’animo.

A me piacerebbe tantissimo tornare a vivere in Calabria, anche perché da quando vivo all’estero ho iniziato ad apprezzarne ogni minimo dettaglio che prima invece davo per scontato. Come molti prima di me hanno scritto, l’Inghilterra non è il “Paese dei Balocchi” che ci descrivono e vivere qui sapendo cosa si lascia a casa, non è per niente facile. Purtroppo non credo che al momento riuscirei a tornare a svolgere la mia professione in Calabria, dopo aver acquisito un certo metodo di lavoro abbastanza rigoroso, soprattutto quando ascolto le storie dei miei colleghi rimasti lì.

Tuttavia sono fiduciosa che in futuro la mia terra sarà pronta per riaccogliermi a braccia aperte. Al momento sto provando a far partire un progetto che coinvolge imprenditori inglesi nella rigenerazione dei centri storici calabresi. Ho presentato una proposta di progetto al mio capo, dato che abbiamo fatto qualcosa di simile con una città della Francia del Sud, e spero che tra qualche tempo riuscirò a metterlo in piedi, anche se non è facile data la cattiva reputazione che ci precede. Comunque io mi impegnerò affinché il nome della nostra terra possa essere riscattato, perché alla fine di tutto non siamo solo mafia, sole e mandolino.

Ai giovani calabresi dico
A quelli che restano dico che io vi ammiro tanto e che condivido la vostra frustrazione quando provate a cambiare le cose e c’è chi vi rema contro. A quelli che partono dico che vi comprendo a pieno e che condivido con voi la nostalgia della nostra amata terra, che nonostante tutto è bella così come è.
Sono sicura che un giorno torneremo dopo aver acquisito un bel bagaglio culturale e riusciremo a migliorare le cose. A tutti dico che le menti italiane sono tra le più brillanti al mondo e questo è grazie anche alle nostre università che ci danno una grande formazione. Perciò cerchiamo di sostenere l’istruzione pubblica in Italia nel migliore dei modi.

Vi scrivo qui informazioni utili per cercare lavoro come architetto in UK.

Grazie 🙂


Per contattare Alessia scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.

Se anche tu sei un/una giovane architetto e lavori in Calabria scrivici per un confronto con l’esperienza oltremanica di Alessia.

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Antonio ha scelto di offrire un servizio in Calabria per renderla un posto migliore

Ciao Antonio! Sei un giovane calabrese che ha deciso di rimanere nella sua terra. Come vivi questa condizione?

Non vivo passivamente la mia condizione, perché è una scelta. Siccome considero la Calabria casa mia, cerco di valorizzarla a modo mio, offrendo un servizio. Credo sia estremamente triste pensare che queste zone non meritino servizi, siamo noi che dobbiamo offrirli, siamo noi la Calabria e siamo noi a dover dare un’impronta a questa terra.

In generale, non ritengo giusto che per alcune regioni sia scontata la presenza di alcuni servizi, mentre per altre non lo sia. Eppure non stiamo parlando di cose impossibili da realizzare.

Della Calabria mi piace
La sensazione di pace, di serenità e di casa che mi dà. Nonostante le sue contraddizioni, le sue sfortune ignobili, la condizione sociale precaria, io in Calabria mi sento a casa. Ogni volta che mi allontano per un viaggio, quando torno sento lo spirito di appartenenza.

Di questa terra non mi piace
Lo stato di abbandono in cui versa, nella più totale indifferenza della classe politica, che bada a dare spettacolo nei propri salotti. Di fatto, i calabresi non hanno sostegno reale per poter restare e perciò vanno via.

C’è un esodo continuo: i giovani nascono, crescono e abbandonano la propria terra. Questo perché non possono sperare di crearsi un futuro qui. La Calabria la immagino come una bella donna trascurata e messa in un angolo.

Vorrei dire questo ai giovani calabresi

“Rendete la Calabria bella come la vorreste vedere”

La maggior parte di coloro che se ne vanno lo fa perché non trova lavoro, ma, se avete la possibilità, cercate di creare qualcosa per la vostra terra, per renderla migliore, più bella e funzionale. Create dei servizi per chi rimane, indipendentemente dagli ostacoli che potete incontrare. Dobbiamo rendere questo posto come merita di essere. La nostra non è una regione di serie b e dobbiamo sempre farla migliorare. Lo dobbiamo al nostro territorio, alle nostre radici, alla nostra cultura, affinché niente vada perso.

Tutto ciò che facciamo per la nostra regione merita interesse. Il progetto di Hub Calabria mi piace molto perché nasce dalla volontà di valorizzare il nostro essere calabresi. Credo che molti ragazzi lontani potranno trovare utile il blog e sentirsi un po’ più vicini alla loro casa.

Grazie Antonio 🙂


Scritto da Nadia D’Apa ✌

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Francesco innovatore digitale è tornato in Calabria pratica lo smart working ed ha scelto Nicotera Marina

Ciao Francesco, sei un calabrese emigrato e ritornato spontaneamente. Raccontaci la tua storia.
Ciao Raffaella … e grazie per lo spazio che mi dedicate e l’opportunità di raccontare la mia esperienza.

Come tanti, sono uno di quei calabresi che per motivi di studio si è trovato a dover andar via. Volevo fortemente studiare ingegneria informatica ed all’epoca esisteva solo a Catania. Ho la fortuna di avere dei parenti a Bologna e nel lontano ’98 (caspita son già passati 20 anni !!) partii ..

E’ stata una bellissima esperienza, molto formativa sia dal punto di vista personale che professionale, grazie soprattutto all’aver incontrato tante persone provenienti da diverse regioni che mi hanno consentito di formare il mio pensiero.
Durante l’università iniziai a lavorare, sia per mantenermi sia per togliermi qualche sfizio (ad esempio girare l’Italia per vedere le partite della Reggina che all’epoca era in Serie A). Questo mi permise, sin da subito, di far diventare la mia passione un lavoro, per questo ancora oggi sono molto felice di poter proseguire su questa strada.

Per amore, decisi di trasferirmi a Roma dove ho vissuto 5 anni, lavorando in varie aziende tra pubblico e privato. Poi, stufo di quel modo di lavorare e della poca attenzione al professionista ed alla sua crescita professionale, decisi di fondare Evermind assieme ai miei attuali fratelli di avventura (Domenico e Danilo, ai quali si è successivamente aggiunto Biagio).

Ho sempre pensato che questo lungo viaggio, fosse costellato di tappe che inevitabilmente mi avrebbero riportato a vivere in Calabria. Ed eccomi qui, oggi vivo a Nicotera Marina, un piccolo borgo di pescatori sulla Costa degli Dei, dove ho trovato il giusto mix tra relax e lavoro.

Nel corso del tempo, infine, ho contribuito a fondare Home for creativity assieme a Roberta, Gianluca e Maria: l’obiettivo è quello di trasformare seconde case o strutture ricettive in coliving. Il coliving è una nuova forma di struttura ricettiva, per quanto improprio definirla così, dove si mescolano molti concetti interessanti tra cui ospitalità, condivisione di spazi abitativi e lavorativi, ma anche e soprattutto l’opportunità di conoscere e vivere il territorio circostante nel quale insiste il coliving.

Hai visto e vissuto la differenza e a conti fatti la tua esperienza ti ha portato a preferire la nostra Regione, perché?
Dopo l’esperienza di Roma, per quanto bella, ho capito che non era l’aspetto economico a fare la mia felicità. Oggi ho trovato il mio equilibrio, magari guadagnando meno (economicamente) rispetto a quanto ottenessi in precedenza ma raggiungendo un grande obiettivo: la libertà del gestire il mio tempo lavorativo e personale.

Ti definisci uno smart worker, come lo si diventa?
Prima di tutto, una breve digressione. C’è una grande differenza tra smart worker e lavoratore da remoto. A prescindere dalle etichette che ognuno di noi può dare, lo smart working è una vera e propria filosofia di vita. I professionisti che aderiscono al network di Evermind, condividendone i valori espressi nel manifesto, fanno parte di un meccanismo dove l’organizzazione è orizzontale e non verticale, dove non esiste il concetto di “capo” e soprattutto non esiste il concetto di 40 ore settimanali da passare in ufficio.

Ognuno di noi è libero di gestire il proprio tempo lavorativo come meglio crede, avendo però ben chiaro che deve essere responsabile nella gestione dello stesso perché questo suo agire ha un impatto (forte) sulla vita personale e professionale degli altri professionisti del network.

Quindi, per diventare smart worker il primo consiglio è essere responsabili. Non vuol dire che bisogna lavorare di più (o di meno), ma sicuramente meglio, più orientati agli obiettivi. Bisogna avere una grandissima capacità di gestire il proprio tempo lavorativo e capire l’uso degli strumenti digitali per poter dialogare con clienti e collaboratori da remoto. Ed è questa, oggi, la grande sfida che stiamo affrontando: la gran parte dei professionisti o in generale di chi vuole cambiare vita, è fin troppo abituata allo stare gomito a gomito con il collega nel tavolo vicino all’interno dello stesso ufficio fisico, piuttosto che (troppo spesso) lavorare con un unico grande obiettivo, cioè lo stipendio mensile.

Cosa vorresti dire ai giovani calabresi?
Se hanno la possibilità di andare via, in Italia o meno, di farlo. E’ un’esperienza che consiglio a tutti. Ma di farlo con coscienza. E’ stucchevole lamentarsi che nel nostro territorio non ci sia nulla, che tutto vada male, ecc. ecc.

“Andate via, vivete un altro modo di fare e ragionare, ma tornate. Tornate per mettere a fattor comune le vostre competenze sul territorio. Unitevi, collaborate, superate gli antagonismi e gli egocentrismi e contribuite a creare realtà positive sui vostri territori, che siano di esempio per altri.”


Non esitare a contattarmi se vuoi approfondire come cambiare vita e diventare smart worker, o in
generale se vuoi creare la strategia digitale per la tua struttura ricettiva. 🙂
Per la condivisione dei miei contenuti sui social userò gli hashtag #Nicotera_HubCalabria
#Italia_HubCalabria.

Chiara giovane scienziata calabrese a York studia l’intelligenza artificiale

Ciao a tutti! Mi presento, sono Chiara PhD student in Inghilterra presso l’università di York. Qui sto svolgendo un progetto sull’intelligenza artificiale nella sicurezza dei dispositivi autonomi.
Ho lasciato la Calabria e in generale l’Italia per due principali motivi: le barriere architettoniche che affliggevano la mia vita (non poco) e maggiori possibilità nel settore ricerca che purtroppo in Italia non viene finanziato adeguatamente.

Ho deciso di condividere su Hub Calabria la mia storia sperando che possa essere utile a chi leggerà.

Cosenza
Sono una giovane calabrese come tutti voi con tanti sogni e progetti. Ben presto, purtroppo, ho scoperto che l’unico modo per realizzarli era emigrare, lasciando famiglia e amici di una vita.
Eppure, io volevo solo una vita tranquilla, potermi muovere liberamente nella mia città e lavorare nella ricerca; lavoro che amo da sempre.
Vi starete chiedendo: e come mai non poteva muoversi liberamente nella propria città? Bene, per complicare di più le cose sono nata disabile e uso la sedia a rotelle. Come immaginerete, a Cosenza, dove ho vissuto tutta la mia giovinezza, muoversi in sedia a rotelle non è per niente facile. Questo mi ha portato a rinunciare alla mia autonomia e a dover essere accompagnata dappertutto. Un giorno, però, ho deciso di dare una svolta alla mia vita e finita la triennale all’UNICAL sono partita con destinazione Roma.

Roma
La specialistica scelta era il sogno della mia vita: robotica e intelligenza artificiale, il campo che m’interessava di più. La Sapienza è una grande università ma piena di problemi e molte volte ho rimpianto l’UNICAL, per quanto assurdo possa sembrare. Nella città di Roma le barriere architettoniche non erano meno di Cosenza e così la mia vita non era migliorata poi molto. La svolta, quella vera, è arrivata quando mi è stato proposto di sviluppare la mia tesi a Losanna in Svizzera.

Losanna
Losanna era tutta un’altra cosa, potevo muovermi perché lì tutto è accessibile.
Il laboratorio di ricerca era fantastico! Le risorse molto più ampie rispetto all’Italia, i ricercatori fanno carriera grazie al merito e, sopratutto, hanno stipendi adeguati. In quel momento decisi: volevo fare la ricercatrice ma all’estero. Ed è così che scelsi York come città per il mio dottorato.

York
York è una città carina, a misura di uomo, dove tutto per me è facile. L’alloggio è stato facile grazie all’università che ha prontamente trovato una casa adatta alle mie esigenze. Sto finendo il mio dottorato ed ho avuto la fortuna di essere stata assunta come ricercatrice per 3 anni e continuare a vivere in questa meravigliosa città.

and..
Non ho realizzato tutti i miei progetti, ma faccio il lavoro che desideravo e la mia vita è finalmente più facile. Sono indipendente economicamente, cosa che, purtroppo, pochi miei coetanei rimasti in Calabria possono dire.
Mi manca a volte la Calabria e in generale l’Italia. Mi manca il cibo, il clima e, soprattutto, la mia famiglia e i miei affetti. Sono anche incazzata con la Calabria per avermi costretta ad emigrare, negandomi le risorse di cui avevo bisogno. Mi ha formato e poi ha regalato una risorsa gratis a un altro paese.
A voi giovani calabresi dico:

“non abbiate paura di realizzare i vostri sogni anche se questo vi porta a fare un salto nel vuoto”.


Non mi pento della mia scelta perché indubbiamente mi ha migliorato la vita, ma è inutile dire che se fossi potuta rimanere a casa mia, alle stesse condizioni, di certo non sarei emigrata. Dunque, condividerò con voi tutte le cose che funzionano bene qui a York cercando di dare un’idea su come eventualmente migliorare le cose in Calabria. Se avete bisogno di informazioni e consigli sull’Inghilterra non esitate a contattarmi.. A presto! 🙂
Per la condivisione dei miei contenuti sui social userò gli Hashtag #York_HubCalabria #Inghilterra_HubCalabria.

Myriam linguista calabrese al Consiglio dell’Unione Europea

Cara Myriam, sei una mediatrice linguistica, raccontaci un po’ di te.
In primis vorrei ringraziarvi per avermi dato l’opportunità di esprimermi sul blog di Hub Calabria. Ho conseguito la laurea triennale in Scienze della mediazione linguistica presso l’Università Don Calarco di Reggio Calabria; a breve dovrei conseguire la laurea magistrale in “Languages for communication in International enterprises and organizations” presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Ho studiato principalmente inglese e tedesco ma nel tempo libero mi sono dedicata allo studio dello spagnolo e, da poco, ho ripreso lo studio del francese. Sono follemente innamorata delle lingue straniere come si può facilmente dedurre.

Ora che hai la possibilità di confrontarti con i colleghi provenienti da tutto il mondo, scegliendo Reggio Calabria per i tuoi studi pensi di aver fatto una scelta vincente? La consiglieresti?
Ho studiato a Reggio Calabria e lo rifarei miliardi di volte. Sì, è proprio in quell’Università privata che ho acquisito solide basi linguistiche ed è lì che ho avuto l’onore di essere preparata da insegnanti di profonda cultura e professionalità che ancora oggi porto nel cuore. Allo stesso tempo, però, sono felice di aver proseguito i miei studi a Modena, dove ho avuto la possibilità di fare esperienze davvero importanti per il mio futuro. Sono stata all’ONU, ho conosciuto tanti studenti stranieri, ho svolto tirocini che mi hanno formata tanto a livello personale e professionale e ho anche vinto diverse borse di studio.

Di cosa ti occupi esattamente?
Qui a Bruxelles sto svolgendo un tirocinio presso il Consiglio dell’UE. Mi occupo di traduzione ed ho anche l’opportunità di conoscere meglio e dal vivo il mondo delle istituzioni europee. In più collaboro da quasi due anni con la scuola Cambridge Centre of English di Modena come Examin vigilator, lavoro come traduttrice e interprete freelance per i privati e, da poco, ho aperto il mio canale su Cam.tv dove pubblicherò tutto sulle mie passioni dando vita a webinar, corsi e dispense che spero possano essere utili a chi ha intenzione e voglia di intraprendere un percorso simile al mio o a chi, semplicemente, vuole studiare una lingua e saperne di più.

Ti piace ciò che fai?
“Amo” ciò che faccio e credo che passione, tenacia, determinazione e sacrificio siano gli ingredienti fondamentali per non crollare mai e raggiungere sempre i propri obiettivi. Amo il multilinguismo, conoscere persone di cultura e lingua diverse dalla mia ed è per questo che non mi stanco mai di fare ciò che faccio.

Sul blog abbiamo parlato di EPSO – l’ufficio europeo per la selezione del personale, lo conosci?
Certo, EPSO è il sito al quale far riferimento e da tenere sempre d’occhio se si vuole lavorare nel mondo dell’Unione Europea. I concorsi banditi dall’UE in Italia, solitamente, si svolgono a Roma e Milano. Sono test molto difficili ma tanto esercizio e determinazione possono sicuramente dare i loro risultati.
Per chi, invece, volesse svolgere una qualsiasi esperienza all’estero e in ambito europeo consiglio fortemente il sito scambieuropei.info. Ci sono sempre numerose offerte riguardanti attività di volontariato, scambi culturali, tirocini presso le istituzioni e così via. Lo trovo utilissimo.

Quando ti ho parlato di Hub Calabria l’idea ti è piaciuta, cosa ti aspetti da questa community?
Molto. Credo possa essere un ponte tra giovani calabresi che decidono di rimanere in Calabria e quelli che sono andati via o lo faranno a breve. Un mezzo per potersi scambiare opinioni, idee, consigli e spunti importanti.

Qual è la cosa che ti manca di più della Calabria e quale quella che ti manca meno?
Tutto ciò che mi manca è senza dubbio la mia famiglia. Il mare, il sole, i paesaggi magici calabresi sicuramente mancano nella mia quotidianità. Ciò che mi manca di meno è la mentalità della mia città, l’ignoranza che, spesso, si trasforma in cattiveria.

Quando vivevi in Calabria ti sentivi una giovane laureata parte di un sistema?
Subito dopo la laurea ho deciso di andare via e di rifiutare le proposte che mi erano state fatte perché non mi sentivo abbastanza gratificata né dal punto di vista economico né personale.
In Emilia-Romagna è tutto un altro mondo. Così come all’estero. Triste da dire ma è così.

Vuoi segnalare qualcosa di utile alla nostra community?
Vi ho già anticipato dei siti utili. Aggiungo qualcosa in più su Cam.tv che ho avuto la fortuna di scoprire e di cui sono diventata Founder Senior. Si tratta di una start-up italiana che nasce con l’intento di condividere le proprie passioni facendo in modo che queste diventino una fonte di guadagno. Fare ciò che si ama e poterne trarre vantaggio credo sia il top.

Ai giovani calabresi vorrei dire di non mollare mai, qualsiasi scelta decidano di fare. Che sia quella di rimanere o di andare via. Sappiamo bene che la determinazione, la tenacia e il sacrificio scorrono nelle nostre vene. Non bisogna mai accontentarsi, mai arrendersi bensì puntare sempre in alto.

Grazie Myriam 🙂

“amo il multilinguismo, conoscere persone di cultura e lingua diverse dalla mia”

 


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Hub Calabria tra le nuvole

Benvenuti nell’Hub dei giovani calabresi che hanno voglia di partecipare allo sviluppo economico e sociale del nostro territorio!

Mi presento, mi chiamo Raffaella e insieme a mia sorella Francesca, l’anno scorso, abbiamo immaginato come creare un ponte tra il mio mondo e il suo mondo. Mi spiego, io vivo in Calabria, mentre lei vive in Svizzera. Ogni mattina la chiamo su whatsapp e passiamo i primi momenti delle nostre giornate a parlare di tutto un po’. Tra una chiamata e l’altra, ad un certo punto, abbiamo allargato lo zoom; ormai sono tanti i calabresi che hanno almeno un parente giovane all’estero e tanti che, come noi, vorrebbero condividere più informazioni possibili con chi è lontano, cosa hai fatto oggi? A lavoro come va? com’è l’appartamento nuovo? E’ un ragazzo simpatico? E’ una bella ragazza?, la domanda tipica delle mamme dei ragazzi calabresi è ma sa cucinare?? ,o ancora, che hai mangiato?, mandami una foto, un video, un audio etc etc. Ecco, da qui, abbiamo pensato ad Hub Calabria, un polo, uno spazio virtuale dove ritrovarsi e confrontarsi con chi, volente o nolente, è partito lasciando gli affetti, le abitudini, i paesaggi, il clima, insomma, la Calabria e chi o per scelta o per forza (di cose) è rimasto. Su Hub Calabria vorremmo condividere le esperienze dei nostri conterranei emigrati nel mondo, le esperienze di noi che siamo rimasti così da accorciare le distanze, e, per estensione, ci piacerebbe che l’Hub diventasse un punto di scambio di informazioni; siamo giovani, quindi, ci interessano le offerte di lavoro, guardiamo alle novità con entusiasmo e, soprattutto, ci piace condividere le cose belle con gli altri; può essere qualcosa che abbiamo visto, sentito, gustato, acquistato e che se condiviso potrebbe generare un cambiamento, indurre una riflessione o diventare un’opportunità per qualcuno; insieme a voi segnaleremo su Hub Calabria siti web, eventi, servizi, trend, parole chiave e tutto ciò che potrà essere utile ai membri della nostra community, ovunque nel mondo e in Calabria. La speranza è che i contenuti condivisi possano orientare come un faro tra le nuvole le scelte individuali e della collettività.

“Come un faro tra le nuvole”

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Sam musicista calabrese di talento frequenta un famoso college

Sam giovane talento musicale calabrese ora frequenta un ambito college americano.

Ehi Sam! Ti va di raccontare la tua esperienza da calabrese nel mondo? Ora sei una nostra risorsa lì; immaginati così, come un nostro inviato..cosa ci racconteresti?

Bene Raffaella! È una bella domanda questa. L’Italia fondamentalmente è un bel posto. Purtroppo viene presa in considerazione da un punto di vista sbagliato. Quante volte abbiamo sentito dire vorrei andare in America (“mindi vaiu nt’America”), quante? Eppure io penso che la nostra terra non ha nulla da invidiare al posto in cui mi trovo ora. Abbiamo buon cibo, ottimo clima, posti meravigliosi da visitare, brava gente e anche bravi musicisti giusto per andare nello specifico…e ancora, istruzione e sanità pubblica…potrei continuare ma mi fermo.
Sono tutte cose che mancano qui, ma ci sono alcuni aspetti, molto importanti, che rendono l’America un posto migliore rispetto l’Italia: la meritocrazia e l’organizzazione; ad esempio, l’organizzazione dei trasporti pubblici, dato che poco fa leggevo un articolo che ne denunciava la quasi totale assenza da noi, mentre, dove mi trovo, vengono usati parecchio e funzionano perfettamente. Poi, altre cose come le opportunità di lavoro, giusto per citare uno dei principali motivi attuali che spinge le giovani leve ad odiare l’Italia e andare via; purtroppo, spesso, la scelta che fa chi parte è una conseguenza di questi punti primari. Io dico che dovremmo amare il nostro paese perché vale tanto e lo stiamo sottovalutando troppo e se proprio dobbiamo esternare il risentimento, questo non va rivolto all’Italia, ma alle persone che non permettono lo sviluppo del nostro bellissimo paese.

Grazie Sam 🙂

“la nostra terra non ha nulla da invidiare al posto in cui mi trovo ora.”

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Nancy ricercatrice calabrese negli USA

Nancy è una giovane brillante ricercatrice di origini calabresi.

Sei una scienziata di origini calabresi che lavora negli USA. Hai realizzato un sogno?

Ma, no, un sogno sarebbe stato poter fare il mio lavoro vicino alla mia famiglia, ma diciamo che certamente mi sento di aver ottenuto un ottimo risultato con i mezzi che ho avuto.

Quale delle scelte nella tua vita ha influito di più sul raggiungimento di questo risultato?

La determinazione, quella è fondamentale.

In pochi step qual è il percorso che hai iniziato poco prima di lasciare l’Italia e che si è concluso con un contratto di lavoro all’estero? Lo consiglieresti così com’è a qualcun altro o nel frattempo hai scoperto qualche “scorciatoia”?

Nella carriera accademica fa tutto parte di un percorso, ma sapere ciò che si vuole è importante per trovarlo. E poi tante tante applicazioni a posizioni lavorative, la voglia e la disponibilità a spostarsi ovunque e ad adattarsi ai campi di ricerca, il sapersi vendere durante i colloqui, migliorare l’inglese, studiare le pubblicazioni della persona con cui si vuole lavorare, sono tutte cose che fanno la differenza. Non c’è un posto specifico dove trovare le offerte di lavoro, c’è Google, ci sono i forum, per informarsi e prendere spunto, ci sono i siti web dedicati, e ogni ambito ha il proprio. Sciencecareers e naturejobs sono di certo due siti molto utilizzati in ambito accademico, come anche researchgate, che è ormai il linkedin della ricerca. Ma consiglierei piuttosto di frequentare congressi internazionali dove conoscere persone che assumono, di persona.

Qual era il tuo stato d’animo prima di partire e quale quello attuale?

Sono sempre stata affascinata dalle nuove avventure, e non smetterò mai di esserlo, altrimenti non sarei una ricercatrice, ma lo stato d’animo riguardo al lasciare la propria famiglia non cambia.

Hai presente la canzone di Caparezza “una chiave”? Il cantante cerca di rassicurare i più giovani con la sua esperienza vissuta e il messaggio è che ciò che sembra impossibile non lo è, siamo tutti sulla stessa barca, ma, mentre altri mollano, alcuni non si fanno intimorire e tentano fin quando non riescono. Molti giovani calabresi immaginano l’America come un posto distante e per loro è impensabile persino andarci in vacanza figurarsi un trasferimento. Cosa dici a chi non tenta perché non crede che un obiettivo sia nelle proprie “corde”?

Che “chi non ha mai tentato non ha mai vissuto”, per proseguire con le citazioni. Ci vuole molta apertura per trasferirsi in un posto diverso, la disponibilità a spostarci dal calore rassicurante dei nostri luoghi, e la voglia di mettersi in gioco, di combattere per farcela. Tutto dipende da cosa si intende per farcela. C’è gente che è felice di trascorrere tutta la vita in un paese di 200 anime, e io li invidio. Ma non possiamo scegliere cosa ci rende felici, è nella nostra natura, possiamo solo imparare a conviverci e fare di tutto per assecondare le nostre attitudini e necessità.

Agli studenti e ai neolaureati in materie scientifiche quale aspetto durante il percorso di studi o dopo la laurea consiglieresti di curare?

Consiglierei innanzitutto di iniziare presto a decidere il proprio futuro. Negli USA la gente non aspetta di arrivare a 30 anni. A 15 anni già sono indirizzati, fanno volontariato per crearsi esperienze curriculari, e crearsi un network, e referenze fondamentali. Tutte cose che fanno la differenza. E non si sentono mai arrivati, e mai troppo avanzati per iniziare nuove esperienze, anche di volontariato o apprendistato nel tempo libero. Ma non lavorano senza uno stipendio decente. In italia c’è una sorta di fase di limbo, che si protrae fino ai 30 anni almeno, un periodo di tempo in cui non si sa bene cosa fare e non si va realmente da nessuna parte. “Non c’è vento a favore per un marinaio che non sa dove andare”, diceva Seneca, ed è così. Bisogna sapere dove si va, studiare il vento, spianare le vele, avere un piano insomma, e costruirsi il proprio futuro mattone dopo mattone. Non si diventa qualcuno dall’oggi al domani, e chi lo diventa grazie a conoscenze e raccomandazioni, non diventa qualcuno sul serio, è solo una condizione fittizia. Questo non vuol dire che a 30 anni è tardi, ma che chi prima inizia prima arriva, e bisogna essere preparati a rimboccarsi le maniche.

Ora che sei nel mondo (qui in Calabria a volte ne siamo fuori) come vedi la nostra Regione? Avrebbe le carte per farcela? Cosa ci manca?

Le carte in regola la gente le ha. È che in calabria tutto è 10 volte più lento che altrove e 10 volte più difficile. Complimenti a chi ce la fa e ce l’ha fatta! La Calabria è piena di giovani, belle menti, gente che ha voglia di farcela e che ha belle idee, mancano solo le risorse e il tessuto sociale per consentire lo sviluppo.

Immagina di tornare..cosa vorresti trovare qui più di tutto?

Vorrei una mentalità diversa. Siamo troppo chiusi e presuntuosi, e ci si accorge di questo solo vedendo il mondo. Siamo un paese senza integrazione tra culture, che respinge il diverso e si innalza a maestro. Ma per crescere in un mondo globale bisogna integrare, conoscere, aprirsi, imparare dagli altri, anche se pensiamo non ci sia nulla da imparare. C’è sempre da imparare. Sempre.

Grazie per la disponibilità Nancy!


Attraverso l’intervista siamo venuti a conoscenza di una serie di informazioni interessanti, leggete bene i consigli sulla ricerca di offerte di lavoro per mezzo di portali o forum e ricerche su siti dedicati. Siete d’accordo con la nostra conterranea? La Calabria è ricca di giovani menti che avrebbero tutte le carte per emergere e brillare, ma sostiene che mancano le risorse; poi generalizza, dalla sua risposta si intuisce che, da italiana, avrà prima di tutto messo in discussione se stessa e il suo modo di rapportarsi al “diverso” (come dice sopra) e sarà giunta alla conclusione che quel modo di fare non funziona nel mondo.

“ci si accorge di questo solo vedendo il mondo”

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