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Emilia giovane ingegnere gestionale: lavorare in Calabria non è un’utopia.

Ciao a tutti!
Mi chiamo Emilia, sono laureata in Ingegneria Gestionale ed ora sono responsabile del reparto amministrativo dell’azienda di famiglia.

Crederete sicuramente che io non abbia mai pensato di andare via dalla Calabria, ma non è così.
Sono proprio questi pregiudizi delle persone che ti credono la classica “figlia di papà con la strada già spianata” che mi hanno fatto tentare di andare via dalla mia amata Cosenza. Dopo i primi due anni all’Unical, infatti, chiesi il trasferimento all’Alma Mater Studiorum di Bologna, dove mi convalidarono tutti gli esami fatti, nonostante delle differenze di punti di credito e programma. Volevo vedere come avrei vissuto al di fuori del mio “orticello”.

Mi mancava la mia Calabria, bella come il sole, che più si va a nord meno brilla, mi mancava la mia casa, la mia famiglia, i miei amici. Mi mancava quel calore che, diciamocelo, noi Calabresi portiamo tutti nel cuore.

Dicono che qui in Calabria non funzioni nulla, e su questo voglio dire la mia. Durante i corsi mi resi conto del perché tutti i miei esami erano stati convalidati nonostante le differenze. Molte cose che io conoscevo sin dai primi esami, che per me ormai erano quasi scontate, per i miei colleghi erano novità. Inoltre, non pensate che solo all’Unical ogni tanto non si sa quando si deve fare un esame se non tre giorni prima o che si va a lezione e non c’è lezione, capita anche a Bologna. Perciò non disprezziamo inutilmente la nostra Calabria! Se non uscissero laureati veramente preparati dal nostro Ateneo, nessuno avrebbe trovato lavoro all’estero.

Ma, tornando a me, persi quell’anno e decisi di rientrare. Terminai gli studi ed entrai nell’azienda di famiglia. Dovetti scontrarmi con quei pregiudizi che odiavo. Iniziare a lavorare con chi conosce i tuoi genitori da quando erano ancora single e vi assicuro che non è poi tanto “avere la strada spianata”.
Il primo mese io e la fotocopiatrice eravamo amici inseparabili!

Mio padre mi disse che dovevo dimostrare da sola quanto valevo. Solo così avrei ottenuto rispetto.
Piano piano, con umiltà e buona volontà, prendendo più umiliazioni di quante fossero necessarie e buttandomi anima e corpo in un lavoro per il quale non avevo neanche studiato, iniziai a guadagnarmi la stima di qualcuno di quelli che io chiamo “vecchia guardia”.
Pensai: “ecco il vero problema, non esiste ricambio generazionale qui”. Si, perché se il Calabrese medio ha un difetto è quello di essere troppo geloso delle proprie cose, forse per paura di perdere quel raro posto di lavoro che è suo da anni, e non intende cedere qualcosa ad altri. O almeno questo è il difetto di chi lavora nella mia azienda!

Eppure, ecco il rovescio della medaglia. Quando cercavo qualcuno per affiancarmi, non ho trovato se non prima di un anno, poiché molti giovani, dopo la laurea, partono già rassegnati. Non ho mai ricevuto un curriculum di qualcuno sotto i 40 anni, che si sia presentato di sua spontanea volontà qui in azienda a cercare lavoro.
Ai giovani quindi dico:

“andate in giro, presentatevi, bussate alle porte dei privati. Su 100 porte alle quali busserete, forse 99 vi saranno sbattute in faccia, forse tutte e 100, ma insistendo e cercando il dialogo una vi sarà aperta”.

Perché, infondo, lavorare in Calabria non è un’utopia. E, se pensate che io non sia un esempio, vi dirò che alla fine delle mie ricerche ciò che ho trovato è una giovane ragazza di 19 anni, fresca di Ragioneria, che ha avuto il coraggio di venire a bussare alla nostra porta e di mettersi in gioco, così come tutti quei clienti giovani che ho conosciuto in questi anni e che sono riusciti con molti sacrifici ad avviare qui una loro azienda.


Grazie Emilia 🙂

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Marco giovane ingegnere calabrese insegna fisica a Leeds

Ciao a tutti, mi chiamo Marco e vivo a Leeds. Dopo la laurea in ingegneria civile, conseguita all’Università della Calabria nel 2015, ho deciso di trascorrere qualche mese in Inghilterra per imparare l’inglese iniziando dal più comune lavoro per noi italiani all’estero, il cameriere.

Dopo soli tre mesi qui, terminato l’entusiasmo iniziale, dovetti affrontare le prime difficoltà: problemi di comunicazione per la scarsa conoscenza della lingua, barriera culturale che si faceva sentire sempre di più e, soprattutto, mancanza di parenti ed amici. Così, iniziai a pensare di tornare in Italia.

In realtà ancora non mi sentivo pronto, forse perché stavo iniziando a trovare il mio posto in questo paese. Avevo studiato in Italia, fatto sacrifici enormi con tutta la mia famiglia e volevo a tutti i costi utilizzare la mia laurea. Rimandai il ritorno e decisi di puntare in alto.

Mi sarebbe piaciuto insegnare e iniziai ad informarmi sul percorso da seguire. Andai ad un Open Day a York organizzato dal Dipartimento per l’Educazione inglese (una sorta di MIUR). Si tratta di una fiera dove presentano i loro programmi le università e le associazioni che organizzano il PGCE (Post Graduate Certificate in Education), ovvero il corso da frequentare per diventare insegnanti in Inghilterra. Nel giro di poche settimane mi ritrovai iscritto alla Leeds Trinity University, dove ho iniziato il mio Teacher Training a Settembre 2016.

Il teacher training
E’ stato un percorso abbastanza duro, ho dovuto studiare e per giunta in un’altra lingua; parlare davanti a decine di persone, spiegando concetti complessi e non era per niente semplice. Devo ammettere che più volte ho pensato di mollare, ma ho stretto i denti e sono andato avanti.

I primi risultati
Mi sono laureato a Luglio 2017, ma ho anche vinto un premio come migliore Teacher Trainer dell’anno.
Dopo tutto questo lungo percorso a Settembre 2017 ho avuto la mia prima cattedra come professore di fisica in una Secondary School di Leeds nella quale lavoro al momento.

Il mio e’ stato un percorso abbastanza veloce e forse non mi sono soffermato a pensare a quali difficoltà stavo andando incontro. Una migliore conoscenza dell’inglese mi avrebbe reso di certo la vita più semplice.

Ai giovani calabresi dico
Non mollate e proseguite con i vostri sogni, non scendete a compromessi e contate su voi stessi. Fate un’esperienza all’estero che vi permetta di conoscere realtà diverse dalla nostra, ma puntate ad un obiettivo di lungo periodo e non perdete tempo con lavori che possono darvi qualche soldo oggi ma che non danno un grande futuro. Partite con spirito critico, l’Inghilterra non è il paradiso che tutti pensano, a volte si vive per lavorare e si è solo un numero; d’altro canto è un paese che dà infinite possibilità di crescita, dove la meritocrazia esiste e chiunque è pronto a raccomandarti e supportarti se sei una persona valida.

Andiamo fieri delle nostre radici e non diamo per scontato le piccole cose che rendono la qualità della nostra vita migliore come fare una passeggiata al sole, prendere un caffè con gli amici o il buon cibo”.

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Mi piacerebbe tornare un giorno in Calabria per poter utilizzare il bagaglio di competenze che mi sto costruendo. Intanto, condividerò con voi tutto ciò che funziona bene qui a Leeds cercando di dare un’idea su come eventualmente migliorare le cose nella nostra Regione.
Per la community di Hub Calabria ho stilato una guida con tutti i dettagli sul PGCE, la trovate al seguente link –>  Guida
Se avete bisogno di informazioni e consigli sull’Inghilterra non esitate a contattarmi.. A presto! 🙂
Per la condivisione dei miei contenuti sui social userò gli hashtag #Leeds_HubCalabria #Inghilterra_HubCalabria.

Myriam linguista calabrese al Consiglio dell’Unione Europea

Cara Myriam, sei una mediatrice linguistica, raccontaci un po’ di te.
In primis vorrei ringraziarvi per avermi dato l’opportunità di esprimermi sul blog di Hub Calabria. Ho conseguito la laurea triennale in Scienze della mediazione linguistica presso l’Università Don Calarco di Reggio Calabria; a breve dovrei conseguire la laurea magistrale in “Languages for communication in International enterprises and organizations” presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Ho studiato principalmente inglese e tedesco ma nel tempo libero mi sono dedicata allo studio dello spagnolo e, da poco, ho ripreso lo studio del francese. Sono follemente innamorata delle lingue straniere come si può facilmente dedurre.

Ora che hai la possibilità di confrontarti con i colleghi provenienti da tutto il mondo, scegliendo Reggio Calabria per i tuoi studi pensi di aver fatto una scelta vincente? La consiglieresti?
Ho studiato a Reggio Calabria e lo rifarei miliardi di volte. Sì, è proprio in quell’Università privata che ho acquisito solide basi linguistiche ed è lì che ho avuto l’onore di essere preparata da insegnanti di profonda cultura e professionalità che ancora oggi porto nel cuore. Allo stesso tempo, però, sono felice di aver proseguito i miei studi a Modena, dove ho avuto la possibilità di fare esperienze davvero importanti per il mio futuro. Sono stata all’ONU, ho conosciuto tanti studenti stranieri, ho svolto tirocini che mi hanno formata tanto a livello personale e professionale e ho anche vinto diverse borse di studio.

Di cosa ti occupi esattamente?
Qui a Bruxelles sto svolgendo un tirocinio presso il Consiglio dell’UE. Mi occupo di traduzione ed ho anche l’opportunità di conoscere meglio e dal vivo il mondo delle istituzioni europee. In più collaboro da quasi due anni con la scuola Cambridge Centre of English di Modena come Examin vigilator, lavoro come traduttrice e interprete freelance per i privati e, da poco, ho aperto il mio canale su Cam.tv dove pubblicherò tutto sulle mie passioni dando vita a webinar, corsi e dispense che spero possano essere utili a chi ha intenzione e voglia di intraprendere un percorso simile al mio o a chi, semplicemente, vuole studiare una lingua e saperne di più.

Ti piace ciò che fai?
“Amo” ciò che faccio e credo che passione, tenacia, determinazione e sacrificio siano gli ingredienti fondamentali per non crollare mai e raggiungere sempre i propri obiettivi. Amo il multilinguismo, conoscere persone di cultura e lingua diverse dalla mia ed è per questo che non mi stanco mai di fare ciò che faccio.

Sul blog abbiamo parlato di EPSO – l’ufficio europeo per la selezione del personale, lo conosci?
Certo, EPSO è il sito al quale far riferimento e da tenere sempre d’occhio se si vuole lavorare nel mondo dell’Unione Europea. I concorsi banditi dall’UE in Italia, solitamente, si svolgono a Roma e Milano. Sono test molto difficili ma tanto esercizio e determinazione possono sicuramente dare i loro risultati.
Per chi, invece, volesse svolgere una qualsiasi esperienza all’estero e in ambito europeo consiglio fortemente il sito scambieuropei.info. Ci sono sempre numerose offerte riguardanti attività di volontariato, scambi culturali, tirocini presso le istituzioni e così via. Lo trovo utilissimo.

Quando ti ho parlato di Hub Calabria l’idea ti è piaciuta, cosa ti aspetti da questa community?
Molto. Credo possa essere un ponte tra giovani calabresi che decidono di rimanere in Calabria e quelli che sono andati via o lo faranno a breve. Un mezzo per potersi scambiare opinioni, idee, consigli e spunti importanti.

Qual è la cosa che ti manca di più della Calabria e quale quella che ti manca meno?
Tutto ciò che mi manca è senza dubbio la mia famiglia. Il mare, il sole, i paesaggi magici calabresi sicuramente mancano nella mia quotidianità. Ciò che mi manca di meno è la mentalità della mia città, l’ignoranza che, spesso, si trasforma in cattiveria.

Quando vivevi in Calabria ti sentivi una giovane laureata parte di un sistema?
Subito dopo la laurea ho deciso di andare via e di rifiutare le proposte che mi erano state fatte perché non mi sentivo abbastanza gratificata né dal punto di vista economico né personale.
In Emilia-Romagna è tutto un altro mondo. Così come all’estero. Triste da dire ma è così.

Vuoi segnalare qualcosa di utile alla nostra community?
Vi ho già anticipato dei siti utili. Aggiungo qualcosa in più su Cam.tv che ho avuto la fortuna di scoprire e di cui sono diventata Founder Senior. Si tratta di una start-up italiana che nasce con l’intento di condividere le proprie passioni facendo in modo che queste diventino una fonte di guadagno. Fare ciò che si ama e poterne trarre vantaggio credo sia il top.

Ai giovani calabresi vorrei dire di non mollare mai, qualsiasi scelta decidano di fare. Che sia quella di rimanere o di andare via. Sappiamo bene che la determinazione, la tenacia e il sacrificio scorrono nelle nostre vene. Non bisogna mai accontentarsi, mai arrendersi bensì puntare sempre in alto.

Grazie Myriam 🙂

“amo il multilinguismo, conoscere persone di cultura e lingua diverse dalla mia”

 


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Per chi sogna una carriera nell’UE c’è EPSO

Parliamo di EPSO. Segnaliamo questo sito perché l’abbiamo trovato veramente utile; le offerte di lavoro pubblicate sono recenti ed è molto chiaro, completo e fruibile, in una parola, user-friendly.

Sul sito dell’EPSO – ufficio europeo per la selezione del personale, dove per impostare l’italiano basta cliccare in alto, si legge che:

“EPSO è un ufficio interistituzionale incaricato di selezionare il personale per tutte le istituzioni e le agenzie dell’Unione europea, che comprendono il Parlamento europeo, il Consiglio, la Commissione europea, la Corte di giustizia, la Corte dei conti, il Servizio europeo per l’azione esterna, il Comitato economico e sociale europeo, il Comitato delle regioni, il Garante europeo della protezione dei dati e il Mediatore europeo. Ogni istituzione attinge agli elenchi dei candidati idonei forniti dall’EPSO per assumere personale.”…

..”Attualmente l’EPSO tratta in media 70 000 candidature all’anno per circa 1 500 posti. Le prove si svolgono in 24 lingue, qualcosa di unico nel mondo della selezione del personale. Se vuoi sperimentare il tipo di test di selezione che l’EPSO organizza per i candidati, mettiti alla prova con gli esempi di prove“.

Nella sezione Opportunità di lavoro è possibile consultare la banca dati delle offerte di lavoro per posti a tempo indeterminato o temporanei, compresi agenti contrattuali, tirocini e distacchi.

Per scaricare il Manuale per le candidature online, clicca qui.

Alla pagina Come presentare la propria candidatura nel box sono riportate maggiori info sulle varie tipologie di contratto esistenti.


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E se ti stai chiedendo perché dovresti farlo, qui trovi la risposta.

Hub Calabria tra le nuvole

Benvenuti nell’Hub dei giovani calabresi che hanno voglia di partecipare allo sviluppo economico e sociale del nostro territorio!

Mi presento, mi chiamo Raffaella e insieme a mia sorella Francesca, l’anno scorso, abbiamo immaginato come creare un ponte tra il mio mondo e il suo mondo. Mi spiego, io vivo in Calabria, mentre lei vive in Svizzera. Ogni mattina la chiamo su whatsapp e passiamo i primi momenti delle nostre giornate a parlare di tutto un po’. Tra una chiamata e l’altra, ad un certo punto, abbiamo allargato lo zoom; ormai sono tanti i calabresi che hanno almeno un parente giovane all’estero e tanti che, come noi, vorrebbero condividere più informazioni possibili con chi è lontano, cosa hai fatto oggi? A lavoro come va? com’è l’appartamento nuovo? E’ un ragazzo simpatico? E’ una bella ragazza?, la domanda tipica delle mamme dei ragazzi calabresi è ma sa cucinare?? ,o ancora, che hai mangiato?, mandami una foto, un video, un audio etc etc. Ecco, da qui, abbiamo pensato ad Hub Calabria, un polo, uno spazio virtuale dove ritrovarsi e confrontarsi con chi, volente o nolente, è partito lasciando gli affetti, le abitudini, i paesaggi, il clima, insomma, la Calabria e chi o per scelta o per forza (di cose) è rimasto. Su Hub Calabria vorremmo condividere le esperienze dei nostri conterranei emigrati nel mondo, le esperienze di noi che siamo rimasti così da accorciare le distanze, e, per estensione, ci piacerebbe che l’Hub diventasse un punto di scambio di informazioni; siamo giovani, quindi, ci interessano le offerte di lavoro, guardiamo alle novità con entusiasmo e, soprattutto, ci piace condividere le cose belle con gli altri; può essere qualcosa che abbiamo visto, sentito, gustato, acquistato e che se condiviso potrebbe generare un cambiamento, indurre una riflessione o diventare un’opportunità per qualcuno; insieme a voi segnaleremo su Hub Calabria siti web, eventi, servizi, trend, parole chiave e tutto ciò che potrà essere utile ai membri della nostra community, ovunque nel mondo e in Calabria. La speranza è che i contenuti condivisi possano orientare come un faro tra le nuvole le scelte individuali e della collettività.

“Come un faro tra le nuvole”

Che ne pensate? Questa immagine rende bene l’idea di Hub Calabria? Aspetto i vostri commenti sulla pagina Facebook.

Leggi gli articoli all’interno delle due categorie dedicate alle Storie di giovani calabresi e se anche tu come loro hai voglia di condividere la tua esperienza con noi mandaci una email o contattaci su Messenger, entra a far parte della community!

Sam musicista calabrese di talento frequenta un famoso college

Sam giovane talento musicale calabrese ora frequenta un ambito college americano.

Ehi Sam! Ti va di raccontare la tua esperienza da calabrese nel mondo? Ora sei una nostra risorsa lì; immaginati così, come un nostro inviato..cosa ci racconteresti?

Bene Raffaella! È una bella domanda questa. L’Italia fondamentalmente è un bel posto. Purtroppo viene presa in considerazione da un punto di vista sbagliato. Quante volte abbiamo sentito dire vorrei andare in America (“mindi vaiu nt’America”), quante? Eppure io penso che la nostra terra non ha nulla da invidiare al posto in cui mi trovo ora. Abbiamo buon cibo, ottimo clima, posti meravigliosi da visitare, brava gente e anche bravi musicisti giusto per andare nello specifico…e ancora, istruzione e sanità pubblica…potrei continuare ma mi fermo.
Sono tutte cose che mancano qui, ma ci sono alcuni aspetti, molto importanti, che rendono l’America un posto migliore rispetto l’Italia: la meritocrazia e l’organizzazione; ad esempio, l’organizzazione dei trasporti pubblici, dato che poco fa leggevo un articolo che ne denunciava la quasi totale assenza da noi, mentre, dove mi trovo, vengono usati parecchio e funzionano perfettamente. Poi, altre cose come le opportunità di lavoro, giusto per citare uno dei principali motivi attuali che spinge le giovani leve ad odiare l’Italia e andare via; purtroppo, spesso, la scelta che fa chi parte è una conseguenza di questi punti primari. Io dico che dovremmo amare il nostro paese perché vale tanto e lo stiamo sottovalutando troppo e se proprio dobbiamo esternare il risentimento, questo non va rivolto all’Italia, ma alle persone che non permettono lo sviluppo del nostro bellissimo paese.

Grazie Sam 🙂

“la nostra terra non ha nulla da invidiare al posto in cui mi trovo ora.”

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Nancy ricercatrice calabrese negli USA

Nancy è una giovane brillante ricercatrice di origini calabresi.

Sei una scienziata di origini calabresi che lavora negli USA. Hai realizzato un sogno?

Ma, no, un sogno sarebbe stato poter fare il mio lavoro vicino alla mia famiglia, ma diciamo che certamente mi sento di aver ottenuto un ottimo risultato con i mezzi che ho avuto.

Quale delle scelte nella tua vita ha influito di più sul raggiungimento di questo risultato?

La determinazione, quella è fondamentale.

In pochi step qual è il percorso che hai iniziato poco prima di lasciare l’Italia e che si è concluso con un contratto di lavoro all’estero? Lo consiglieresti così com’è a qualcun altro o nel frattempo hai scoperto qualche “scorciatoia”?

Nella carriera accademica fa tutto parte di un percorso, ma sapere ciò che si vuole è importante per trovarlo. E poi tante tante applicazioni a posizioni lavorative, la voglia e la disponibilità a spostarsi ovunque e ad adattarsi ai campi di ricerca, il sapersi vendere durante i colloqui, migliorare l’inglese, studiare le pubblicazioni della persona con cui si vuole lavorare, sono tutte cose che fanno la differenza. Non c’è un posto specifico dove trovare le offerte di lavoro, c’è Google, ci sono i forum, per informarsi e prendere spunto, ci sono i siti web dedicati, e ogni ambito ha il proprio. Sciencecareers e naturejobs sono di certo due siti molto utilizzati in ambito accademico, come anche researchgate, che è ormai il linkedin della ricerca. Ma consiglierei piuttosto di frequentare congressi internazionali dove conoscere persone che assumono, di persona.

Qual era il tuo stato d’animo prima di partire e quale quello attuale?

Sono sempre stata affascinata dalle nuove avventure, e non smetterò mai di esserlo, altrimenti non sarei una ricercatrice, ma lo stato d’animo riguardo al lasciare la propria famiglia non cambia.

Hai presente la canzone di Caparezza “una chiave”? Il cantante cerca di rassicurare i più giovani con la sua esperienza vissuta e il messaggio è che ciò che sembra impossibile non lo è, siamo tutti sulla stessa barca, ma, mentre altri mollano, alcuni non si fanno intimorire e tentano fin quando non riescono. Molti giovani calabresi immaginano l’America come un posto distante e per loro è impensabile persino andarci in vacanza figurarsi un trasferimento. Cosa dici a chi non tenta perché non crede che un obiettivo sia nelle proprie “corde”?

Che “chi non ha mai tentato non ha mai vissuto”, per proseguire con le citazioni. Ci vuole molta apertura per trasferirsi in un posto diverso, la disponibilità a spostarci dal calore rassicurante dei nostri luoghi, e la voglia di mettersi in gioco, di combattere per farcela. Tutto dipende da cosa si intende per farcela. C’è gente che è felice di trascorrere tutta la vita in un paese di 200 anime, e io li invidio. Ma non possiamo scegliere cosa ci rende felici, è nella nostra natura, possiamo solo imparare a conviverci e fare di tutto per assecondare le nostre attitudini e necessità.

Agli studenti e ai neolaureati in materie scientifiche quale aspetto durante il percorso di studi o dopo la laurea consiglieresti di curare?

Consiglierei innanzitutto di iniziare presto a decidere il proprio futuro. Negli USA la gente non aspetta di arrivare a 30 anni. A 15 anni già sono indirizzati, fanno volontariato per crearsi esperienze curriculari, e crearsi un network, e referenze fondamentali. Tutte cose che fanno la differenza. E non si sentono mai arrivati, e mai troppo avanzati per iniziare nuove esperienze, anche di volontariato o apprendistato nel tempo libero. Ma non lavorano senza uno stipendio decente. In italia c’è una sorta di fase di limbo, che si protrae fino ai 30 anni almeno, un periodo di tempo in cui non si sa bene cosa fare e non si va realmente da nessuna parte. “Non c’è vento a favore per un marinaio che non sa dove andare”, diceva Seneca, ed è così. Bisogna sapere dove si va, studiare il vento, spianare le vele, avere un piano insomma, e costruirsi il proprio futuro mattone dopo mattone. Non si diventa qualcuno dall’oggi al domani, e chi lo diventa grazie a conoscenze e raccomandazioni, non diventa qualcuno sul serio, è solo una condizione fittizia. Questo non vuol dire che a 30 anni è tardi, ma che chi prima inizia prima arriva, e bisogna essere preparati a rimboccarsi le maniche.

Ora che sei nel mondo (qui in Calabria a volte ne siamo fuori) come vedi la nostra Regione? Avrebbe le carte per farcela? Cosa ci manca?

Le carte in regola la gente le ha. È che in calabria tutto è 10 volte più lento che altrove e 10 volte più difficile. Complimenti a chi ce la fa e ce l’ha fatta! La Calabria è piena di giovani, belle menti, gente che ha voglia di farcela e che ha belle idee, mancano solo le risorse e il tessuto sociale per consentire lo sviluppo.

Immagina di tornare..cosa vorresti trovare qui più di tutto?

Vorrei una mentalità diversa. Siamo troppo chiusi e presuntuosi, e ci si accorge di questo solo vedendo il mondo. Siamo un paese senza integrazione tra culture, che respinge il diverso e si innalza a maestro. Ma per crescere in un mondo globale bisogna integrare, conoscere, aprirsi, imparare dagli altri, anche se pensiamo non ci sia nulla da imparare. C’è sempre da imparare. Sempre.

Grazie per la disponibilità Nancy!


Attraverso l’intervista siamo venuti a conoscenza di una serie di informazioni interessanti, leggete bene i consigli sulla ricerca di offerte di lavoro per mezzo di portali o forum e ricerche su siti dedicati. Siete d’accordo con la nostra conterranea? La Calabria è ricca di giovani menti che avrebbero tutte le carte per emergere e brillare, ma sostiene che mancano le risorse; poi generalizza, dalla sua risposta si intuisce che, da italiana, avrà prima di tutto messo in discussione se stessa e il suo modo di rapportarsi al “diverso” (come dice sopra) e sarà giunta alla conclusione che quel modo di fare non funziona nel mondo.

“ci si accorge di questo solo vedendo il mondo”

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