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Matteo dopo l’Unical – la Calabria vista da Miami

S’è mori affucatu, m’affucu a mari gruassu!” (se il mio destino è morire annegato, preferisco farlo in un mare grande).

Ricordo ancora quando mio nonno si rivolse a me citando quel noto adagio popolare. Bum! In meno di dieci parole aveva comunicato il messaggio, senza arzigogoli inutili, dritto al punto. Potrei fermarmi qui, ma evidentemente il gene dominante era quello di mia nonna, dall’eloquente e prolissa favella.

Ciao lettori di Hub Calabria,
mi chiamo Matteo e sono uno straniero, come tutti.

Da pochi mesi, vuoi per assecondare pulsioni primordiali, vuoi per non disattendere i consigli ricevuti da bambino, sono emigrato dall’altra parte della luna (come cantava l’indimenticato Lucio), terra che ha accolto a braccia più o meno aperte schiere di avventurieri desiderosi di acquistare, con i risparmi di una vita, un ticket per la “seconda possibilità”.

Reinventarsi, riscoprirsi diversi o sempre uguali, cambiare marca di dentifricio, vicini di casa, amici. Io sono un emigrato del terzo millennio, non posso certo paragonarmi a chi lo fece in condizioni ben meno agiate delle mie, ma, forse, la valigia colma di speranze e paure (accuratamente piegate per non fare volume), è la stessa.

Sono nato e cresciuto in Calabria, figlio di mamma Unical, dove ho completato la mia formazione e ho conosciuto persone fuori dall’ordinario, che quotidianamente lottano contro le stridenti contraddizioni che la nostra terra ci propina.

Dopo la laurea in Economia Applicata ho vissuto per poco meno di un anno in Cile, paese che mi ha dato tanto e che ha decisamente cambiato le sorti della mia vita, aprendo per la prima volta i miei occhi al possibile, che esiste e resta lì, in attesa che qualcuno lo veda e lo trasformi in reale.

Oggi vivo a Miami. Lavoro per MSC (Mediterranean Shipping Company) USA nel dipartimento di Trade Import ed Export tra gli Stati Uniti e i Caraibi.

La convinzione, che ho maturato dopo aver avuto l’occasione di vedere il mondo senza altri filtri che i miei occhi, è che il livello medio di istruzione garantito in Italia sia di alta qualità, a dispetto di quello che per bieco provincialismo, sovente, siamo indotti a pensare. Le nostre radici affondano in un terreno reso fertile da millenni di Storia che ci rendono competitivi in ogni contesto sociale, bisogna solo prenderne coscienza e ricordare che spesso, in natura, l’importante non è tanto essere forti, ma sentirsi tali.

Degli Stati Uniti mi piace la dinamicità e l’effervescenza sociale, l’interculturalità che ogni giorno ti sorprende, mettendo in discussione le tue convinzioni e i tuoi punti di riferimento. La percezione del tempo è differente. Sembra di non averne mai abbastanza e, quello che si ha, scivola via come sabbia tra le dita.

Penso spesso all’Italia e alla Calabria cercando di informarmi, quando posso. Provo a sfruttare la posizione privilegiata di osservatore esterno per cogliere aspetti che prima non notavo. Un po’ come accade con un bel quadro, che spesso richiede due passi indietro per essere apprezzato e capito nella sua interezza. Allora le forme cominciano ad assumere lineamenti conosciuti, i colori permettono di distinguere luci ed ombre e un senso di completezza inizia a pervadere gli occhi di chi guarda.

Credo che, a parte gli atavici problemi irrisolti (forse perché mai veramente affrontati?) che ci portiamo dietro da secoli, basterebbe davvero poco per innalzare la qualità della vita.

Negli Stati Uniti ho fatto la procedura per il rilascio della patente di guida (compresi esami teorico e pratico) in una mattinata, uscendo dall’ufficio con la patente in mano. Semplificare l’ingessata macchina della burocrazia pubblica, ad esempio, potrebbe essere un buon punto di partenza.

Noi calabresi (ed italiani in generale), siamo unici al mondo, senza eccezioni di sorta. La ricchezza artistica, culturale, linguistica, che ci circonda contaminando ogni risvolto del quotidiano, plasma la nostra forma mentis rendendoci capaci di emergere in qualsiasi contesto sociale e lavorativo. Basti pensare ai dialetti, con le milioni di sfumature cangianti che, spesso, cambiano spostandosi di una manciata di chilometri. Tutto questo è speciale, non esiste altrove.

Ai giovani calabresi, soprattutto a chi pensa di non avere possibilità, a chi “cade sul suo ultimo metro” (come cantava qualcuno) dico di non lasciarsi spazzare via dalla corrente.

“La superficialità non paga, rende tutto epidermico appiattendo emozioni e competenze. Non voglio scadere in banali luoghi comuni, ma, onestamente, penso che leggere, amare l’arte (in ogni sua forma) e viaggiare (se possibile) siano gli unici strumenti che, in un modo o nell’altro, garantiscono una marcia in più. Provarci e fallire è molto meglio di desistere accontentandosi. Altrimenti, il rischio è finire per avere “nostalgia delle cose che non ebbero mai un cominciamento””.

Non so dove sia il mio posto nel mondo, a patto che ne esista uno. Per ora, sono soddisfatto della mia vita da straniero oltreoceano. A prescindere da quello che mi riserverà il futuro, per citare il poeta (con un pizzico di ironia): “non escludo il ritorno!”… un giorno.


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Zabatta Staila – tornati da Londra per raccontare Cosenza

Ciao Hub Calabria,
siamo la Zabatta Staila Crew, una band di giovani cosentini. Attraverso la musica e i nostri testi in dialetto raccontiamo la realtà in cui viviamo.

Abbiamo sempre avuto la passione per il dialetto e la tradizione. Raccontare Cosenza, viene dal fatto che abbiamo vissuto a Londra per un bel po’ di tempo e quando sei fuori casa, cominci a notare cose che altrimenti non noteresti, perché le dai per scontate. Come il clima, il cibo, la famiglia. Quando vivi fuori, una parmigiana di melanzane fatta da tua nonna non è una semplice parmigiana, è un tesoro da custodire stretto, da consumare lentamente, da assaporarne gli strati con cura. Ecco, da lì viene la voglia di raccontare Cosenza, dalla parmigiana di melanzane. Dalla voglia di risentire quel sapore.

Momenti difficili? Nessuno.
Abbiamo scritto le cose con naturalezza, basta osservare e riportare su carta. Non ci siamo inventati nulla. Le persone si rivedono nei nostri testi perché raccontiamo il loro quotidiano. La parola “Successo” ci ha sempre spaventato. Pensiamo in realtà che non sia successo nulla e che il meglio debba ancora arrivare. Di sicuro ci godiamo il calore della gente, ci godiamo l’ansia un minuto prima dell’esibizione, ci godiamo quel senso di incredulità che ancora abbiamo quando la gente ci viene addosso. Sono cose che il denaro non potrà mai darti. Nell’epoca dei selfie, abbiamo deciso di spersonalizzarci, di non avere un’identità, di rimanere nell’ombra. La maschera è la vera essenza. Chiunque si rispecchi nei nostri testi, può essere Zabatta.

La nostra prima canzone seria è stata Ohi Maʼ, uscita nel 2017. Racconta uno spaccato di vita degli Zabatta, tutto ciò che è stato prima delle maschere. E’ la storia di un ragazzo emigrato. Noi scriviamo le vicende, le storie. Il perché “non ci siamo soffermati sulla cause del bisogno di cambiamento dei giovani” ci sembra una domanda al quanto criptica, filosofica e troppo colta. Siamo si Supereroi ma non docenti universitari né psicologi, le cause e gli effetti sulla vita appartengono ad ognuno e per ognuno è diverso. Noi ci limitiamo a raccontare, non a spiegare i “come mai”.

Nasciamo su YouTube. In un secondo momento su Facebook e ora praticamente siamo ovunque (Instagram, twitter). Per noi è stato fondamentale l’utilizzo dei social per far veicolare i nostri brani, avendo avuto la fortuna di diventare virali non abbiamo investito in nessuna pubblicità, abbiamo investito solo sulle nostre idee, cercando quella giusta, lavorandoci sodo, senza lasciare nulla al caso.

Ai ragazzi calabresi nel mondo e ai ragazzi rimasti in Calabria vogliamo dire la stessa cosa:
Le cose si cambiano partendo dall’individuo. Si può andare via per apprendere meglio e magari tornare e cambiare le cose. Si può rimanere, lottando da dentro e quindi cambiare le cose. Comunque, cambiare le cose. Mandare avanti le idee, sprovincializzarsi.

“Rimanete radicati alle tradizioni ai vostri dialetti ma non al bigottismo provinciale. Abbiate cura dei vostri paesi, cercate di non farli morire, con un occhio rivolto sempre al futuro e aperto a nuove culture.”


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Chiara giovane scienziata calabrese a York studia l’intelligenza artificiale

Ciao a tutti! Mi presento, sono Chiara PhD student in Inghilterra presso l’università di York. Qui sto svolgendo un progetto sull’intelligenza artificiale nella sicurezza dei dispositivi autonomi.
Ho lasciato la Calabria e in generale l’Italia per due principali motivi: le barriere architettoniche che affliggevano la mia vita (non poco) e maggiori possibilità nel settore ricerca che purtroppo in Italia non viene finanziato adeguatamente.

Ho deciso di condividere su Hub Calabria la mia storia sperando che possa essere utile a chi leggerà.

Cosenza
Sono una giovane calabrese come tutti voi con tanti sogni e progetti. Ben presto, purtroppo, ho scoperto che l’unico modo per realizzarli era emigrare, lasciando famiglia e amici di una vita.
Eppure, io volevo solo una vita tranquilla, potermi muovere liberamente nella mia città e lavorare nella ricerca; lavoro che amo da sempre.
Vi starete chiedendo: e come mai non poteva muoversi liberamente nella propria città? Bene, per complicare di più le cose sono nata disabile e uso la sedia a rotelle. Come immaginerete, a Cosenza, dove ho vissuto tutta la mia giovinezza, muoversi in sedia a rotelle non è per niente facile. Questo mi ha portato a rinunciare alla mia autonomia e a dover essere accompagnata dappertutto. Un giorno, però, ho deciso di dare una svolta alla mia vita e finita la triennale all’UNICAL sono partita con destinazione Roma.

Roma
La specialistica scelta era il sogno della mia vita: robotica e intelligenza artificiale, il campo che m’interessava di più. La Sapienza è una grande università ma piena di problemi e molte volte ho rimpianto l’UNICAL, per quanto assurdo possa sembrare. Nella città di Roma le barriere architettoniche non erano meno di Cosenza e così la mia vita non era migliorata poi molto. La svolta, quella vera, è arrivata quando mi è stato proposto di sviluppare la mia tesi a Losanna in Svizzera.

Losanna
Losanna era tutta un’altra cosa, potevo muovermi perché lì tutto è accessibile.
Il laboratorio di ricerca era fantastico! Le risorse molto più ampie rispetto all’Italia, i ricercatori fanno carriera grazie al merito e, sopratutto, hanno stipendi adeguati. In quel momento decisi: volevo fare la ricercatrice ma all’estero. Ed è così che scelsi York come città per il mio dottorato.

York
York è una città carina, a misura di uomo, dove tutto per me è facile. L’alloggio è stato facile grazie all’università che ha prontamente trovato una casa adatta alle mie esigenze. Sto finendo il mio dottorato ed ho avuto la fortuna di essere stata assunta come ricercatrice per 3 anni e continuare a vivere in questa meravigliosa città.

and..
Non ho realizzato tutti i miei progetti, ma faccio il lavoro che desideravo e la mia vita è finalmente più facile. Sono indipendente economicamente, cosa che, purtroppo, pochi miei coetanei rimasti in Calabria possono dire.
Mi manca a volte la Calabria e in generale l’Italia. Mi manca il cibo, il clima e, soprattutto, la mia famiglia e i miei affetti. Sono anche incazzata con la Calabria per avermi costretta ad emigrare, negandomi le risorse di cui avevo bisogno. Mi ha formato e poi ha regalato una risorsa gratis a un altro paese.
A voi giovani calabresi dico:

“non abbiate paura di realizzare i vostri sogni anche se questo vi porta a fare un salto nel vuoto”.


Non mi pento della mia scelta perché indubbiamente mi ha migliorato la vita, ma è inutile dire che se fossi potuta rimanere a casa mia, alle stesse condizioni, di certo non sarei emigrata. Dunque, condividerò con voi tutte le cose che funzionano bene qui a York cercando di dare un’idea su come eventualmente migliorare le cose in Calabria. Se avete bisogno di informazioni e consigli sull’Inghilterra non esitate a contattarmi.. A presto! 🙂
Per la condivisione dei miei contenuti sui social userò gli Hashtag #York_HubCalabria #Inghilterra_HubCalabria.

Myriam linguista calabrese al Consiglio dell’Unione Europea

Cara Myriam, sei una mediatrice linguistica, raccontaci un po’ di te.
In primis vorrei ringraziarvi per avermi dato l’opportunità di esprimermi sul blog di Hub Calabria. Ho conseguito la laurea triennale in Scienze della mediazione linguistica presso l’Università Don Calarco di Reggio Calabria; a breve dovrei conseguire la laurea magistrale in “Languages for communication in International enterprises and organizations” presso l’Università di Modena e Reggio Emilia. Ho studiato principalmente inglese e tedesco ma nel tempo libero mi sono dedicata allo studio dello spagnolo e, da poco, ho ripreso lo studio del francese. Sono follemente innamorata delle lingue straniere come si può facilmente dedurre.

Ora che hai la possibilità di confrontarti con i colleghi provenienti da tutto il mondo, scegliendo Reggio Calabria per i tuoi studi pensi di aver fatto una scelta vincente? La consiglieresti?
Ho studiato a Reggio Calabria e lo rifarei miliardi di volte. Sì, è proprio in quell’Università privata che ho acquisito solide basi linguistiche ed è lì che ho avuto l’onore di essere preparata da insegnanti di profonda cultura e professionalità che ancora oggi porto nel cuore. Allo stesso tempo, però, sono felice di aver proseguito i miei studi a Modena, dove ho avuto la possibilità di fare esperienze davvero importanti per il mio futuro. Sono stata all’ONU, ho conosciuto tanti studenti stranieri, ho svolto tirocini che mi hanno formata tanto a livello personale e professionale e ho anche vinto diverse borse di studio.

Di cosa ti occupi esattamente?
Qui a Bruxelles sto svolgendo un tirocinio presso il Consiglio dell’UE. Mi occupo di traduzione ed ho anche l’opportunità di conoscere meglio e dal vivo il mondo delle istituzioni europee. In più collaboro da quasi due anni con la scuola Cambridge Centre of English di Modena come Examin vigilator, lavoro come traduttrice e interprete freelance per i privati e, da poco, ho aperto il mio canale su Cam.tv dove pubblicherò tutto sulle mie passioni dando vita a webinar, corsi e dispense che spero possano essere utili a chi ha intenzione e voglia di intraprendere un percorso simile al mio o a chi, semplicemente, vuole studiare una lingua e saperne di più.

Ti piace ciò che fai?
“Amo” ciò che faccio e credo che passione, tenacia, determinazione e sacrificio siano gli ingredienti fondamentali per non crollare mai e raggiungere sempre i propri obiettivi. Amo il multilinguismo, conoscere persone di cultura e lingua diverse dalla mia ed è per questo che non mi stanco mai di fare ciò che faccio.

Sul blog abbiamo parlato di EPSO – l’ufficio europeo per la selezione del personale, lo conosci?
Certo, EPSO è il sito al quale far riferimento e da tenere sempre d’occhio se si vuole lavorare nel mondo dell’Unione Europea. I concorsi banditi dall’UE in Italia, solitamente, si svolgono a Roma e Milano. Sono test molto difficili ma tanto esercizio e determinazione possono sicuramente dare i loro risultati.
Per chi, invece, volesse svolgere una qualsiasi esperienza all’estero e in ambito europeo consiglio fortemente il sito scambieuropei.info. Ci sono sempre numerose offerte riguardanti attività di volontariato, scambi culturali, tirocini presso le istituzioni e così via. Lo trovo utilissimo.

Quando ti ho parlato di Hub Calabria l’idea ti è piaciuta, cosa ti aspetti da questa community?
Molto. Credo possa essere un ponte tra giovani calabresi che decidono di rimanere in Calabria e quelli che sono andati via o lo faranno a breve. Un mezzo per potersi scambiare opinioni, idee, consigli e spunti importanti.

Qual è la cosa che ti manca di più della Calabria e quale quella che ti manca meno?
Tutto ciò che mi manca è senza dubbio la mia famiglia. Il mare, il sole, i paesaggi magici calabresi sicuramente mancano nella mia quotidianità. Ciò che mi manca di meno è la mentalità della mia città, l’ignoranza che, spesso, si trasforma in cattiveria.

Quando vivevi in Calabria ti sentivi una giovane laureata parte di un sistema?
Subito dopo la laurea ho deciso di andare via e di rifiutare le proposte che mi erano state fatte perché non mi sentivo abbastanza gratificata né dal punto di vista economico né personale.
In Emilia-Romagna è tutto un altro mondo. Così come all’estero. Triste da dire ma è così.

Vuoi segnalare qualcosa di utile alla nostra community?
Vi ho già anticipato dei siti utili. Aggiungo qualcosa in più su Cam.tv che ho avuto la fortuna di scoprire e di cui sono diventata Founder Senior. Si tratta di una start-up italiana che nasce con l’intento di condividere le proprie passioni facendo in modo che queste diventino una fonte di guadagno. Fare ciò che si ama e poterne trarre vantaggio credo sia il top.

Ai giovani calabresi vorrei dire di non mollare mai, qualsiasi scelta decidano di fare. Che sia quella di rimanere o di andare via. Sappiamo bene che la determinazione, la tenacia e il sacrificio scorrono nelle nostre vene. Non bisogna mai accontentarsi, mai arrendersi bensì puntare sempre in alto.

Grazie Myriam 🙂

“amo il multilinguismo, conoscere persone di cultura e lingua diverse dalla mia”

 


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Hub Calabria tra le nuvole

Benvenuti nell’Hub dei giovani calabresi che hanno voglia di partecipare allo sviluppo economico e sociale del nostro territorio!

Mi presento, mi chiamo Raffaella e insieme a mia sorella Francesca, l’anno scorso, abbiamo immaginato come creare un ponte tra il mio mondo e il suo mondo. Mi spiego, io vivo in Calabria, mentre lei vive in Svizzera. Ogni mattina la chiamo su whatsapp e passiamo i primi momenti delle nostre giornate a parlare di tutto un po’. Tra una chiamata e l’altra, ad un certo punto, abbiamo allargato lo zoom; ormai sono tanti i calabresi che hanno almeno un parente giovane all’estero e tanti che, come noi, vorrebbero condividere più informazioni possibili con chi è lontano, cosa hai fatto oggi? A lavoro come va? com’è l’appartamento nuovo? E’ un ragazzo simpatico? E’ una bella ragazza?, la domanda tipica delle mamme dei ragazzi calabresi è ma sa cucinare?? ,o ancora, che hai mangiato?, mandami una foto, un video, un audio etc etc. Ecco, da qui, abbiamo pensato ad Hub Calabria, un polo, uno spazio virtuale dove ritrovarsi e confrontarsi con chi, volente o nolente, è partito lasciando gli affetti, le abitudini, i paesaggi, il clima, insomma, la Calabria e chi o per scelta o per forza (di cose) è rimasto. Su Hub Calabria vorremmo condividere le esperienze dei nostri conterranei emigrati nel mondo, le esperienze di noi che siamo rimasti così da accorciare le distanze, e, per estensione, ci piacerebbe che l’Hub diventasse un punto di scambio di informazioni; siamo giovani, quindi, ci interessano le offerte di lavoro, guardiamo alle novità con entusiasmo e, soprattutto, ci piace condividere le cose belle con gli altri; può essere qualcosa che abbiamo visto, sentito, gustato, acquistato e che se condiviso potrebbe generare un cambiamento, indurre una riflessione o diventare un’opportunità per qualcuno; insieme a voi segnaleremo su Hub Calabria siti web, eventi, servizi, trend, parole chiave e tutto ciò che potrà essere utile ai membri della nostra community, ovunque nel mondo e in Calabria. La speranza è che i contenuti condivisi possano orientare come un faro tra le nuvole le scelte individuali e della collettività.

“Come un faro tra le nuvole”

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Nancy ricercatrice calabrese negli USA

Nancy è una giovane brillante ricercatrice di origini calabresi.

Sei una scienziata di origini calabresi che lavora negli USA. Hai realizzato un sogno?

Ma, no, un sogno sarebbe stato poter fare il mio lavoro vicino alla mia famiglia, ma diciamo che certamente mi sento di aver ottenuto un ottimo risultato con i mezzi che ho avuto.

Quale delle scelte nella tua vita ha influito di più sul raggiungimento di questo risultato?

La determinazione, quella è fondamentale.

In pochi step qual è il percorso che hai iniziato poco prima di lasciare l’Italia e che si è concluso con un contratto di lavoro all’estero? Lo consiglieresti così com’è a qualcun altro o nel frattempo hai scoperto qualche “scorciatoia”?

Nella carriera accademica fa tutto parte di un percorso, ma sapere ciò che si vuole è importante per trovarlo. E poi tante tante applicazioni a posizioni lavorative, la voglia e la disponibilità a spostarsi ovunque e ad adattarsi ai campi di ricerca, il sapersi vendere durante i colloqui, migliorare l’inglese, studiare le pubblicazioni della persona con cui si vuole lavorare, sono tutte cose che fanno la differenza. Non c’è un posto specifico dove trovare le offerte di lavoro, c’è Google, ci sono i forum, per informarsi e prendere spunto, ci sono i siti web dedicati, e ogni ambito ha il proprio. Sciencecareers e naturejobs sono di certo due siti molto utilizzati in ambito accademico, come anche researchgate, che è ormai il linkedin della ricerca. Ma consiglierei piuttosto di frequentare congressi internazionali dove conoscere persone che assumono, di persona.

Qual era il tuo stato d’animo prima di partire e quale quello attuale?

Sono sempre stata affascinata dalle nuove avventure, e non smetterò mai di esserlo, altrimenti non sarei una ricercatrice, ma lo stato d’animo riguardo al lasciare la propria famiglia non cambia.

Hai presente la canzone di Caparezza “una chiave”? Il cantante cerca di rassicurare i più giovani con la sua esperienza vissuta e il messaggio è che ciò che sembra impossibile non lo è, siamo tutti sulla stessa barca, ma, mentre altri mollano, alcuni non si fanno intimorire e tentano fin quando non riescono. Molti giovani calabresi immaginano l’America come un posto distante e per loro è impensabile persino andarci in vacanza figurarsi un trasferimento. Cosa dici a chi non tenta perché non crede che un obiettivo sia nelle proprie “corde”?

Che “chi non ha mai tentato non ha mai vissuto”, per proseguire con le citazioni. Ci vuole molta apertura per trasferirsi in un posto diverso, la disponibilità a spostarci dal calore rassicurante dei nostri luoghi, e la voglia di mettersi in gioco, di combattere per farcela. Tutto dipende da cosa si intende per farcela. C’è gente che è felice di trascorrere tutta la vita in un paese di 200 anime, e io li invidio. Ma non possiamo scegliere cosa ci rende felici, è nella nostra natura, possiamo solo imparare a conviverci e fare di tutto per assecondare le nostre attitudini e necessità.

Agli studenti e ai neolaureati in materie scientifiche quale aspetto durante il percorso di studi o dopo la laurea consiglieresti di curare?

Consiglierei innanzitutto di iniziare presto a decidere il proprio futuro. Negli USA la gente non aspetta di arrivare a 30 anni. A 15 anni già sono indirizzati, fanno volontariato per crearsi esperienze curriculari, e crearsi un network, e referenze fondamentali. Tutte cose che fanno la differenza. E non si sentono mai arrivati, e mai troppo avanzati per iniziare nuove esperienze, anche di volontariato o apprendistato nel tempo libero. Ma non lavorano senza uno stipendio decente. In italia c’è una sorta di fase di limbo, che si protrae fino ai 30 anni almeno, un periodo di tempo in cui non si sa bene cosa fare e non si va realmente da nessuna parte. “Non c’è vento a favore per un marinaio che non sa dove andare”, diceva Seneca, ed è così. Bisogna sapere dove si va, studiare il vento, spianare le vele, avere un piano insomma, e costruirsi il proprio futuro mattone dopo mattone. Non si diventa qualcuno dall’oggi al domani, e chi lo diventa grazie a conoscenze e raccomandazioni, non diventa qualcuno sul serio, è solo una condizione fittizia. Questo non vuol dire che a 30 anni è tardi, ma che chi prima inizia prima arriva, e bisogna essere preparati a rimboccarsi le maniche.

Ora che sei nel mondo (qui in Calabria a volte ne siamo fuori) come vedi la nostra Regione? Avrebbe le carte per farcela? Cosa ci manca?

Le carte in regola la gente le ha. È che in calabria tutto è 10 volte più lento che altrove e 10 volte più difficile. Complimenti a chi ce la fa e ce l’ha fatta! La Calabria è piena di giovani, belle menti, gente che ha voglia di farcela e che ha belle idee, mancano solo le risorse e il tessuto sociale per consentire lo sviluppo.

Immagina di tornare..cosa vorresti trovare qui più di tutto?

Vorrei una mentalità diversa. Siamo troppo chiusi e presuntuosi, e ci si accorge di questo solo vedendo il mondo. Siamo un paese senza integrazione tra culture, che respinge il diverso e si innalza a maestro. Ma per crescere in un mondo globale bisogna integrare, conoscere, aprirsi, imparare dagli altri, anche se pensiamo non ci sia nulla da imparare. C’è sempre da imparare. Sempre.

Grazie per la disponibilità Nancy!


Attraverso l’intervista siamo venuti a conoscenza di una serie di informazioni interessanti, leggete bene i consigli sulla ricerca di offerte di lavoro per mezzo di portali o forum e ricerche su siti dedicati. Siete d’accordo con la nostra conterranea? La Calabria è ricca di giovani menti che avrebbero tutte le carte per emergere e brillare, ma sostiene che mancano le risorse; poi generalizza, dalla sua risposta si intuisce che, da italiana, avrà prima di tutto messo in discussione se stessa e il suo modo di rapportarsi al “diverso” (come dice sopra) e sarà giunta alla conclusione che quel modo di fare non funziona nel mondo.

“ci si accorge di questo solo vedendo il mondo”

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