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Antonino in Calabria è un esploratore galattico

Un Parco Astronomico era quello che mancava davvero a questa terra perché l’interesse per lo spazio e per la cosmologia c’è ed è forte!

Mi chiamo Antonino, vivo a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, e da anni ormai mi occupo di divulgazione scientifica e ricerca in ambito astronomico in Calabria, attività che mi dà una grande soddisfazione, ma di questo ne parlerò dopo.

Innanzitutto, vorrei ringraziare Raffaella Crupi ed Hub Calabria per l’opportunità di rilasciare questa intervista e parlare di tematiche che sono sempre molto interessanti e certamente di interesse collettivo.

Sono sempre stato un appassionato di scienze astronomiche, sin da quando frequentavo il Liceo; in realtà più che una passione credo sia una sorta di mania.

Negli anni, lo studio e l’impegno in ambito astronomico, parallelamente ai miei studi di Architettura, mi hanno portato ad acquisire delle conoscenze molto specifiche e avanzate che mi hanno permesso non solo di fare il divulgatore scientifico ma, soprattutto, di partecipare a ricerche e di collaborare con studiosi di fama internazionale.

Purtroppo, la Calabria fino al 2016 era l’unica regione italiana a non possedere un Osservatorio Astronomico pubblico di livello e con strumentazione all’avanguardia, e che potesse farsi carico di promuovere le scienze astronomiche a un vasto pubblico di curiosi e appassionati (sono molti nella nostra regione), nonché alle scolaresche.

Per anni ho lavorato a progetti di osservatori in Calabria, ma, a causa del poco interesse da parte degli amministratori pubblici verso la possibilità di dotare la Calabria di un osservatorio, i progetti cadevano sempre nel dimenticatoio. Tuttavia, quando meno te l’aspetti, a volte, la fortuna bussa alla porta.

Nel 2014 venni a sapere che c’era un Parco Astronomico in Sila da completare e mi fu chiesta la disponibilità a partecipare al bando come direttore della struttura, mettendo a disposizione le mie competenze.

Fortunatamente il tutto andò per il verso giusto e nel 2016, esattamente il 5 agosto 2016 inaugurammo il Parco Astronomico Lilio di Savelli (KR), il primo parco astronomico pubblico e completo della Regione Calabria.

Il Blog dei giovani calabresi

Il Parco e i risultati

Il Parco è intitolato in memoria del Medico e Astronomo di Cirò (KR) “Luigi Lilio”, vissuto nel 1500, è colui a cui dobbiamo la famosa riforma del “Calendario Gregoriano” voluta da Papa Gregorio XIII.

E’ dotato di moderne attrezzature e consente di: realizzare ricerche scientifiche, attività didattiche e laboratoriali per docenti, privati e studenti provenienti da scuole di ogni ordine e grado, e di svolgere attività di divulgazione astronomica di alto livello.

L’area intono al parco è immersa nel verde tra gli alberi del Parco della Sila e la zona panoramica è attrezzata in modo da non stravolgere l’equilibrio naturale in cui è immersa.

Al Parco Astronomico Lilio, ad oggi, ospitiamo tantissimi visitatori, circa 6000 per anno, e sono tantissime le scolaresche che ci fanno visita durante il periodo autunnale e primaverile, provenienti ormai non solo dalla Calabria ma anche da Sicilia e Puglia.

Il Parco rappresenta ad oggi una realtà bellissima e utilissima che permette a tutti di entrare nel fantastico mondo dell’astronomia guidati da esperti e con attrezzature di ultima generazione.

Oltre l’aspetto didattico al Parco Lilio abbiamo iniziato sin da subito a fare anche scienza.

Ci occupiamo di ricerca e conferma di Asteroidi e Comete, ricordo che siamo uno dei centri Minor Planet Center con codice K96 per questo tipo di ricerca, negli ultimi mesi, abbiamo co-scoperto 12 asteroidi che sono passati vicino alla terra.

Ci occupiamo anche di ricerca di supernove extragalattiche e da poco, siamo nel progetto GRAWITA, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, che si occupa dell’osservazione delle controparti ottiche delle onde gravitazionali, grazie ad una collaborazione tra il Parco Lilio, la prof.ssa Sandra Savaglio dell’Unical e i ricercatori Luciano Nicastro ed Eliana Palazzi dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Bologna.

In più, ogni anno insieme alla prof.ssa Sandra Savaglio facciamo fare pratica al telescopio agli studenti del Dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria.

Tornando a te…

Tornando a me, i miei lavori personali che hanno a che fare con lo spazio non finiscono qua, ho una startup che si occupa di progettare e realizzare sonde per esperimenti nel “vicino spazio” e mi occupo di portare queste esperienze nelle scuole in modo da creare entusiasmo tra i giovani e nello stesso tempo far realizzare loro progetti spaziali importanti.

Ne sono un esempio:

il Progetto MoCRiS, appena concluso e realizzato in collaborazione tra la mia ABProject, il Liceo Scientifico di Cariati e il Progetto OCRA dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, il quale (per il secondo anno consecutivo) è stato con noi in Calabria per lanciare una sonda nel vicino spazio e acquisire importanti dati scientifici.

E il Progetto HORUS III realizzato nel 2014 insieme al Liceo Scientifico Piria di Rosarno, dove grazie a una collaborazione internazionale si è potuto studiare l’interazione tra alcune forme di vita e i raggi cosmici ad altezze superiori di 35 km.

Ci tengo a sottolineare che i miei successi li condivido con la responsabile didattica e di laboratorio del Parco Astronomico Lilio, Antonella, che è anche la mia fidanzata. Abbiamo la fortuna di lavorare insieme e la startup ABProject l’abbiamo fondata proprio perché condividiamo le stesse passioni e gli stessi interessi tecnologici.

Spesso, sento dire che in Calabria è impossibile realizzare alcune cose, ma secondo me non è impossibile è solo un poco più difficile, difficoltà che deriva da uno scetticismo cronico che si trasmette ormai da anni, credo bisognerebbe riportare un poco più di fiducia, lavorando soprattutto sulle nuove generazioni.

Il Parco Astronomico Lilio, come ho già detto, è una bella realtà e che soprattutto funziona, nonostante, posso dirlo, siamo quasi del tutto abbandonati da quelle che dovrebbero essere le amministrazioni pubbliche che ci avrebbero dovuto permettere di andare avanti, ma così non è e allora noi andiamo avanti per la nostra strada e con le nostre forze.

È proprio grazie a questo impegno importante che stiamo facendo qualcosa di grande, soprattutto perché un vero e proprio centro di ricerca astronomica era quello che serviva e ogni giorno che passa ce ne rendiamo conto sempre di più.

Per la divulgazione in Calabria c’è già qualche realtà che ha fatto e fa egregiamente il proprio lavoro, ma per la ricerca siamo i primi e il fatto di avere importanti enti di ricerca che vogliono collaborare è la gratificazione più grande alle fatiche affrontate per poter arrivare a questi livelli di affidabilità.

Un osservatorio astronomico è una struttura molto complicata da gestire perché le strumentazioni costosissime devono essere sempre al 100% per poter dare risultati scientifici molto precisi e come li vogliono i ricercatori professionisti.

Ci son tante opportunità da cogliere in questo settore?

Se parliamo del settore astronomico come un settore su cui fare business la mia risposta è no. Se parliamo però del settore della divulgazione scientifica e dell’istruzione credo ci sia parecchio materiale su cui lavorare e su cui poter lucrare. Credo che il settore dell’istruzione, purché si lavori con costanza e determinazione, sia un ottimo modo per fare business.

Il Parco Astronomico Lilio è una realtà che se ben sfruttata permette di creare un indotto non da poco, abbiamo già detto infatti che abbiamo molte migliaia di visite all’anno, perciò immaginate se anche il 50% delle persone consuma un panino o un caffè.

Purtroppo, in Calabria il discorso di fare rete non sempre funziona, dipende dal contesto. Nei piccoli paesi, o almeno ancora in alcuni, si preferisce vivere alla giornata o accontentarsi dello stipendio pubblico. A Savelli solo ora si inizia a capire la reale potenzialità del Parco Lilio ed ecco che infatti stanno iniziando a sorgere imprese locali e B&B.

L’astrofisica Sandra Savaglio è stata nostra Special Guest, sappiamo che vi ha supportati in questa avventura, e il territorio circostante?

Sandra Savaglio prima di essere una grande scienziata è una bella persona e una buona amica che ci sta facendo crescere. In questi anni anche grazie al Parco Astronomico abbiamo consolidato l’amicizia e iniziato collaborazioni scientifiche importanti. A lei piace moltissimo il Parco Astronomico infatti ne parla sempre quando fa le interviste in giro per l’Italia e noi non la ringrazieremo mai abbastanza per quello che fa verso di noi. Al di là di questo, stiamo portando avanti diverse idee scientifiche che a breve ci consentiranno di essere uno dei centri di ricerca più importanti in Italia.

Per quanto riguarda l’aiuto del territorio, se devo essere sincero, inizialmente non è stato facile, come dicevo, ora le cose stanno cambiando e sempre più gente sta avviando attività intorno al Parco Astronomico e le collaborazioni stanno aumentando.

Cosa hai imparato da questa esperienza?

La cosa più importante per me sono la passione e l’impegno. C’è una frase famosa che dice che se “fai quello che ami non lavorerai un solo giorno della tua vita”, quando si fa quello che si ama si è spinti da una forza motrice invisibile che è capace di farti raggiungere risultati straordinari!

Non so se sono stato fortunato ma io ho sempre raggiunto quello che mi ero prefissato e l’ho sempre fatto lavorando quotidianamente e sudandoci su! E’ questo che voglio trasmettere attraverso Hub Calabria, la cultura del lavoro è la mentalità vincente per raggiungere grandi risultati.

Ai giovani calabresi dico:

“Studiate e impegnatevi. Sicuramente l’istruzione è la cosa più potente che abbiamo per contrastare le varie problematiche che affliggono i territori.”

Non mi piace parlare di Calabria, in questo caso per me è un discorso generale. Mi sono spesso confrontato con ragazzi del Nord Italia e vi posso garantire che non hanno situazioni migliori delle nostre. In ogni caso, l’unico modo per venire fuori e garantirsi un futuro brillante è quello di studiare e impegnarsi con tutte le proprie forze!


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Annalisa a Vienna racconta la Calabria con gusto

Ciao Hub Calabria,
sono Annalisa, una giovane Food Blogger.
Nata a Siderno e cresciuta a  Portigliola, oggi vivo a Vienna e ho fatto delle mie origini il mio punto di forza.

Non mi sono accorta di amare tanto la Calabria fino a quando sono arrivata qui. Qui dove tutto è perfetto, ma mi mancavano le cose più semplici. Il pane caldo del fornaio (e non pane congelato), la soppressata, la nduja. Le melanzane che fa la mamma, le “pittelle” che fa la Nonna. Sì, parlo di cibo, perché rappresenta me.

Ed è quando ho capito che questo era ciò che mi mancava di più che ho deciso di portare su Youtube la cucina tradizionale calabrese. E a quanto pare, manca a molti, non solo a me! Poi, è naturale, mi manca il mare, il sole, ma questo è una delle cose da prendere in considerazione quando ci si trasferisce nel nord Europa.

Ah, la Calabria. Una Terra che si fa odiare quando ci si vive, ma non appena metti piede fuori, tutto improvvisamente cambia e ciò che era ovvio, scontato e banale diventa quello che ti manca di più. Anche se vieni da un paesino in provincia di RC, come Portigliola.

Forse abbiamo il lavoro noi che stiamo all’estero, è vero. Stiamo bene, ci sono servizi dove viviamo adesso, ma la nostalgia è qualcosa con cui combattiamo quotidianamente.

Anche se siamo felici e abbiamo trovato la nostra dimensione, siamo e saremo sempre calabresi e la nostra Terra, credetemi, è straordinariamente amata dagli austriaci.

Quando vivi all’estero cambia tutto. Vedi con gli occhi diversi la tua regione. E mi permetto di dire che questo credo sia un tratto esclusivamente meridionale.

Portigliola è un piccolo paesino sulla Costa dei Gelsomini: si ripopola in estate e muore d’inverno. Ma non è poi così ovunque nel mezzogiorno d’Italia?

Vedevo sempre i miei parenti tornare dal Nord o dagli Stati Uniti quando ero un’adolescente e pensavo a quanto bello fosse poter vedere il mondo, viaggiare e conoscere nuovi posti. Quando loro tornavano per le vacanze erano sempre i “turisti”. Ora è diventato per me lo stesso, 3 settimane in estate, 2 in inverno, ma non indosso mai i panni da turista: per me è sempre casa. 

Sul mio canale Youtube di cucina, Torte di Nuvole, ho cominciato una playlist di video pratici riguardo questo argomento poiché in molti mi chiedono info sapendo che la scelta di andare via l’ho fatta in prima persona.

Posso dire con certezza, però, che l’errore che più spesso vedo è quello di partire senza un piano, senza un progetto. Si finisce solo per spendere i pochi soldi che ci si porta per sopravvivere i primi tempi.

Oggi Google offre tantissime informazioni (basta saper cercare bene!), ogni città del mondo ha dei siti web ufficiali dove è possibile reperire informazioni di qualunque tipo che diventano estremamente utili una volta che si è arrivati a destinazione.

Se state pensando di trasferirvi, non fatevi prendere dallo sconforto: pensate sempre che potete tornare a casa se le cose non vanno bene. Per quanto mi riguarda, pensare di avere un porto sicuro a casa mi ha aiutato molto a sopravvivere moralmente nei primi due mesi. Poi le cose sono partite davvero ed io ho cominciato a rifiorire!

Non vergognatevi mai di ciò che siete, del perché siete andati via e del perché, magari, avete deciso di ritornare. Nonostante nella maggior parte dei casi gli austriaci amino la Calabria, ho incontrato alcuni che hanno pensato che venissi da una specie di far west. Se vi capita, non sentitevi offesi.

Anche se vorreste urlare di tutto, utilizzate questa circostanza a vostro vantaggio per parlare della Calabria, per spiegare con le parole quello che avete nel cuore, le immagini che riuscite a vedere ad occhi chiusi quando pensate alla nostra lontana Terra.

Parlate di tutti quei giovani che, testardamente solo come noi sappiamo fare, hanno deciso di restare e costruire qualcosa nonostante tutte le difficoltà. La Calabria è una Terra di storia, di accoglienza e di Amore.

Ai giovani calabresi voglio dire:

siate orgogliosi ambasciatori della Calabria Bella!


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Marco, la laurea all’Unical e la carriera a Miami

Se qualche anno fa mi avessero detto che sarei andato negli Stati Uniti d’America, sarei sicuramente scoppiato a ridere. Non ho mai pensato agli Stati Uniti come ad una possibile meta di lavoro, ma alcune volte la vita è strana ed imprevedibile.

Ciao Hub Calabria,
mi chiamo Marco e tutto è iniziato quando la mia cara amica Maria mi ha informato (quasi per gioco) dell’esistenza del bando di selezione “Magnani CPA International Accounting”, pubblicato sul portale dell’ufficio speciale relazioni internazionali dell’Università della Calabria.

Qualche mese prima avevo conseguito la laurea magistrale in Economia Aziendale presso l’Unical e svolgevo il tirocinio professionale per dottori commercialisti in uno studio commerciale nella mia piccola città di Rende.

Nei mesi successivi decisi con il mio caro amico Giò, con non poche incertezze e timori, di intraprendere quella che si sarebbe poi dimostrata l’esperienza più bella della mia vita ad oggi, ossia un corso di lingua inglese nella bellissima Galway, nell’Irlanda dell’est.

E’ stata questa fantastica esperienza, che mi ha permesso di conoscere persone meravigliose, paesaggi magici e momenti indimenticabili che resteranno per sempre impressi nella miei ricordi, a spingermi a partecipare al bando.

Circa un mese dopo la mia candidatura ricevetti una mail del dott. Gianfranco Barbuto, responsabile dell’Ufficio Relazioni Internazionali dell’Unical, contenente tutte le indicazioni per sostenere il colloquio selettivo.

Come ad ogni mio colloquio, quel giorno ero molto agitato e ansioso, ma anche grazie a quella che sarebbe diventata per me, più che una semplice citazione di S. Beckett, una vera è propria linea guida nella mia vita (suggeritami da una mi cara amica conosciuta in Irlanda): “Ho provato, ho fallito, riproverò. Fallirò meglio”, mi feci forza e diedi il meglio di me stesso! Beh sapete già come è andata a finire: ci riuscii, fui scelto!

Ed eccomi a Miami, negli Stati Uniti d’America. Un sogno ad occhi aperti, per molti la capitale del divertimento ma per me molto di più: un possibile trampolino di lancio per la mia carriera.

A dire il vero, non sono il primo della famiglia a lavorare oltre oceano, mio zio Vincenzo circa 30 anni fa fece lo stesso, corsi e ricorsi storici.

Mi ritengo molto fortunato, e sono grato per la grande possibilità che mi è stata concessa.

Lavoro in uno studio commerciale internazionale con un portafoglio clienti che vanta più di 500 imprese di ogni settore e dimensione (alcune molto conosciute ed importanti in Italia). Il nostro lavoro supporta il cliente a 360°, dalla consulenza contabile a quella fiscale, in un mercato nuovo e complesso come quello degli Stati Uniti.

Faccio parte di un team molto affiatato, costituito da persone stupende, professionali e sempre disponibili ad aiutarmi e condividere le proprie conoscenze. Il tutto sotto la supervisione del dott. Massimo Magnani, molto più di un datore di lavoro, un vero amico per me; la cui professionalità e umiltà vanno oltre ogni mia aspettativa.

Ho legato nuove amicizie, ho visitato città bellissime, paesaggi incantevoli e parchi dove si rimane affascinati e increduli davanti alle bellezze naturali!

Certo non è tutto rose e fiori, lavoriamo molto soprattutto durante la Tax Season, e spesso è davvero dura rimanere concentrati e operativi per così tante ore consecutive. Ma per fortuna la vista mozzafiato del nostro ufficio aiuta!

Non nascondo che soprattutto agli inizi non è stato affatto facile. Ormai da più di un anno, ogni giorno, mi metto in gioco a 360° gradi sia dal punto di vista lavorativo che personale, e cosa non meno importante culturale.

Ho dovuto abbandonare alcune mie abitudini, non vedere per lunghi periodi persone e luoghi a me più cari, ma sono consapevole che ogni scelta che facciamo, ogni decisione che prendiamo, porta con sé dei sacrifici necessari per crescere e raggiungere i propri obiettivi.

Infatti, solo quando abbandoni la tua comfort-zone sei costretto realmente a scontrarti con idee e restrizioni mentali che solo dall’esterno puoi comprendere veramente e che ti consentono di avere una visone più completa, migliore.

Beh non so quale sarà il mio futuro, utilizzo una strofa di una vecchia canzone di Battisti: “quello che sarà lo scopriremo solo vivendo!”, ma sono certo che questa esperienza ha davvero cambiato la mia vita!

Un consiglio per chi si sposta negli Stati Uniti:
è indispensabile avere una buona base di risparmi per affrontare le spese iniziali e cercare subito canali come pagine FB o simili per legare nuove amicizie.

In linea generale, posso dire che è fondamentale essere molto flessibili e determinati. Inoltre, ai giovani calabresi dico:

“non esitate ad intraprendere un’esperienza all’estero perché le soddisfazioni e la crescita personale saranno sicuramente superiori alle difficoltà affrontate.” 


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Valentina, una reggina in Australia

Valentina è una ragazza gioviale dagli occhi luminosi, che un anno e mezzo fa ha preso una decisione coraggiosa: lasciare la sua Calabria per raggiungere l’Australia in cerca di nuove opportunità.

Appena rientrata in Italia, a causa dello scadere del visto vuole raccontarci la sua esperienza; una storia, come quella di molti altri giovani migranti, è ricca di momenti emozionanti, ma non sempre facili.

“Lasciare la mia famiglia, la mia terra, è stato veramente difficile. Ma quando vedi che non hai altre possibilità di migliorare la qualità di vita, lavorando per sopravvivere e non per vivere, sei costretta a prendere delle
difficili decisioni, per un futuro migliore. Lasciare la propria casa è doloroso. Ma, pensare alla mia terra, mentre vivevo in Australia, mi ha fatto provare un sentimento inaspettato. Non era nostalgia, ma rabbia.

Rabbia, dovuta alla constatazione di un’amara realtà: ho visto una terra ricca che alle persone offre tanto, anzi troppo. E mi sono chiesta: perché qui sì e nella mia terra no? Perché un luogo come l’Australia debba offrire tanto a chi ci vive e invece la Calabria, e più in generale l’Italia, non lo fa?

Certamente fa tanto anche il modo di pensare. Qui, in Calabria, secondo me, abbiamo una mentalità molto chiusa, mentre in Australia tutto può diventare un’opportunità!

Io ero abituata a lavori poco soddisfacenti e mal retribuiti nella piccola realtà di Reggio Calabria. In Australia vieni pagata non al giorno, ma ad ore. La paga varia in base al lavoro che fai; per legge, il minimo è 18 dollari l’ora. Lavorando in cucina come aiuto cuoco o pasticcera riuscivo a raggiungere uno stipendio ben più alto rispetto a quello che percepivo facendo due lavori a Reggio Calabria. E sottolineo che a Reggio lavoravo tutti i giorni e non avevo tempo libero. In Australia la qualità della vita è decisamente migliore rispetto alla Calabria. E la mentalità è ben diversa”.

Dal racconto vivace che ci fornisce, capiamo che, contrariamente a ciò che ci si può aspettare, non è stato difficile per lei ambientarsi in una terra sconosciuta. Merito della mentalità australiana e dell’accoglienza ricevuta.

“Certamente non è stato difficile ambientarsi in un posto del genere. Sarebbe stato perfetto se la mia famiglia fosse stata con me. Il problema è rientrare in patria e capire che l’Australia è anni più avanti rispetto alla mia città”.

Ovviamente, Valentina prima di partire dall’Italia ha avuto bisogno di consigli su come muoversi:

Andando dall’altra parte del mondo SOLA, dovevo avere un piano prima di partire. Ho scritto e ho chiesto consiglio ad una famiglia italiana che mi ha aiutata nei primi giorni. Ho trovato tantissimi ragazzi nella mia stessa situazione, con tanti dubbi e con tanta voglia di fare amicizia. Si crea un rapporto di complicità con persone di nazionalità diverse, che non hai mai visto. Ci si aiuta a vicenda, senza volere niente in cambio. Questo scambio può sembrare banale, ma vi assicuro che, quando ti trovi da sola e non conosci nessuno, è veramente una manna dal cielo. Dopo sette mesi, mi ha raggiunta mia sorella e abbiamo comprato un Van, una specie di furgoncino (non avevo mai comprato una macchina in Italia!) e abbiamo cominciato la nostra avventura, percorrendo più di 3000 km!”.

“Di questa esperienza in Van sono davvero orgogliosa. Il mio spirito di avventura e una notevole capacità di adattamento mi hanno permesso di fare nuove esperienze e visitare luoghi mai visti prima.”

Le chiediamo se prima di emigrare conoscesse già bene la lingua inglese. Risponde sorridente:

“In realtà, non conoscevo benissimo l’inglese quando sono partita, ma non è stato affatto un problema. Gli australiani sono molto tolleranti e non stanno lì a correggerti di continuo se ti esprimi male in inglese. Diciamo che la lingua è stato l’ultimo dei problemi”.

A questo punto una domanda è d’obbligo: dopo aver affrontato questa avventura consiglieresti ai giovani calabresi di fare esperienza all’estero?

“Assolutamente sì. È importante vedere realtà diverse. Mi ha cambiata questa esperienza. È stata un’avventura bellissima!”.

Valentina si dichiara prontissima a ripartire!

Intervista e articolo di Nadia D’Apa.


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Diego giovane economista vibonese ci racconta l’esperienza in Cile

Prima di tutto voglio ringraziare Hub Calabria per avermi contattato e aver ritenuto che la mia persona potesse dare un contributo al blog.

Sono Diego, vi scrivo da Arras, vicino Parigi. Qui, presso l’Universitè D’Artois, sto svolgendo il Dottorato in Scienze Economiche ed Aziendali per l’Università della Calabria.

All’Unical ho conseguito una laurea triennale in Economia e una laurea magistrale in Economia Aziendale. Durante gli studi ho anche frequentato i corsi “I contratti delle Amministrazioni Pubbliche” e “Tributario e Finanza”, presso la Scuola Superiore di Scienze delle Amministrazioni Pubbliche.

Nel corso degli anni, in parallelo alle attività didattiche, mi sono dedicato all’attività associativa e di supporto agli studenti. Tali attività mi hanno dato anche l’opportunità di essere eletto come rappresentate degli studenti in Consiglio di Amministrazione.

Dal punto di vista lavorativo ho sempre cercato di darmi da fare. In particolare, ho sempre collaborato con studi commerciali spaziando dal settore della consulenza fiscale a quello della finanza agevolata, finanche alla gestione delle attività di famiglia.

Prima di conseguire il titolo di laurea magistrale, ho svolto un internship presso la Camera di Commercio Italiana in Cile, durato tre mesi.

Se dovessi riassumere in tre parole la mia esperienza utilizzerei i termini: professionale, educativa e altamente formativa. Penso che per un giovane laureato le esperienze lavorative dovrebbero sempre arricchire e lasciare qualcosa anche per il futuro.

I momenti chiave
Oltre all’attività lavorativa quotidiana, i momenti chiave del mio percorso in Cile sono stati sicuramente gli incontri e le relazioni con i manager di una serie di grandi aziende come Deloitte, ABB, Fructicola Agrichile, Alitalia, Astaldi, Piaggio, Granarolo e tante altre.

Chiaramente, quando ci si allontana dalla propria terra lo si fa per la mancanza di lavoro, per la ricerca di una formazione internazionale e perché in un territorio come la Calabria, a volte, tutto sembra più difficile. Sicuramente, in Cile ho percepito con quanta facilità sia possibile conoscere e avere dei rapporti lavorativi con manager di taratura internazionale, mentre, per quanto breve sia stata la mia esperienza, non ho mai percepito logiche clientelari e politiche che invece, talvolta, possono riscontrarsi nella nostra società.

D’altro canto, però, credo fermamente che a consentirmi una discreta facilità di adattamento, sia in ambito lavorativo che di stile di vita, sia stato ciò che indico come punto di forza della nostra terra, ovvero lo spirito di sacrificio.

Per la ricerca di un appartamento dove vivere, Facebook è stato abbastanza utile, anche per capire quali fossero i posti interessanti da visitare. Le agenzie sono poco utili se non si conosce bene lo spagnolo. Di grande aiuto, invece, sono stati i collaboratori della Camera di Commercio, i quali hanno accolto subito me e i miei colleghi con lo stesso spirito che caratterizza noi italiani.

Ciò che mi ha dato una spinta a partecipare a questa avventura è stata la consapevolezza che per poter esprimere il massimo in Calabria dobbiamo arricchirci di esperienze di vita e soprattutto di skill spendibili sul mercato del lavoro.

Le parole che mi hanno convinto a partire sono state quelle che si leggono in tutti gli annunci di lavoro delle aziende: “richiesta esperienza lavorativa” e “lingua straniera fluente”. Le imprese italiane considerano ormai fondamentale per l’assunzione in qualsiasi posizione la conoscenza delle lingue straniere e le esperienze lavorative nazionali ed internazionali.

La cosa più importante che l’esperienza all’estero mi ha lasciato, non solo in Cile, ma anche in Francia, all’Universitè D’Artois, è stato il contatto con grandi professionisti dei più svariati settori con i quali ho potuto confrontarmi, anche semplicemente scambiando qualche parola, incontri dai quali si ha modo di apprendere tanto.

Se dovessi fare un confronto
La mia famiglia possiede una piccola azienda agrituristica a Zaccanopoli, comune molto piccolo e noto a pochi, nella provincia vibonese, a due passi da Tropea. Specifico “piccolo e noto a pochi” perché, secondo me, per realizzare un’attività vincente nei piccoli paesi, in luoghi isolati, bisogna volerlo, ma soprattutto bisogna che la forza di volontà sia più forte di tutti i possibili fattori negativi.

Chiaramente, paragonare una piccola impresa calabrese alle grandi multinazionali o imprese con cui ho avuto rapporti lavorativi non è semplice. Ma se dovessi fare un confronto tra le piccole e medie imprese calabresi e quelle della regione metropolitana di Santiago, direi che la differenza sostanziale sta nel diverso modo di guardare al futuro di un’azienda e nell’importanza che si dà alle esportazioni. Posso dire che, nonostante le numerose opportunità che la città di Santiago offre, non è affatto trascurabile il contesto sociale che è sicuramente molto più complesso di quello italiano.

Ai giovani consiglio
Ai giovani in Calabria, consiglio di intraprendere percorsi di mobilità internazionale ed esperienze lavorative in altre nazioni, in quanto arricchiscono la persona più di ogni altra cosa. Ai calabresi nel mondo suggerisco, invece, di considerare con ammirazione le grandi menti che rendono tanto grandi le aziende e le multinazionali in altri Paesi, ma soprattutto gli consiglio di nutrire dentro sé stessi il desiderio di tornare e di realizzare una Calabria, non del futuro ma del presente, migliore.

“Sappiamo tutti di muoverci in un contesto difficile, ma sappiamo anche che se vogliamo cambiare le cose dobbiamo metterci in campo per far sì che tutto ciò che c’è di negativo possa cambiare”.

Colgo l’occasione per ringraziare l’Università della Calabria perché garantisce a tanti giovani come me la possibilità di potersi realizzare professionalmente in Italia e nel mondo.


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Giovanni, il vlogger Calabrese in oriente Giappone

Salve a tutti,
mi chiamo Giovanni, sono nato a Praia a Mare (CS) ed ho vissuto dall’età di 10 anni a Tortora Marina (CS).

Nel 2011 sono partito per l’Australia, avevo 25 anni. Ho richiesto un visto work and holiday visa (WHV) tramite il sito del governo australiano www.immi.gov.au, il quale permette di rimanere in Australia per un anno (con dei rinnovi si può aumentare il periodo) e che in seguito ho rinnovato per un altro anno, per poi richiedere un visto di studio di un anno e mezzo. Sono partito con l’idea di fare una nuova esperienza e poi sono rimasto per circa 3 anni e mezzo.

Nel corso di questo periodo passato in Australia ho incontrato una ragazza giapponese, quella che oggi è diventata mia moglie. Verso la metà del 2013 ho deciso di raggiungerla in Giappone, così ho cominciato tutta la procedura di immigrazione per richiedere un visto di studio. Con il suo aiuto, dopo 5 mesi, sono riuscito ad ottenere tutti permessi per un anno. In pratica, ho fatto domanda diretta alla scuola di lingua giapponese e ho richiesto il visto per un anno di studio. Molte info sui visti le trovate sul sito dell’Ambasciata italiana a Tokyo e sul sito del Dipartimento Immigrazione del Giappone.

Così, ho lasciato l’Australia per ricominciare una nuova vita in Giappone. Ad oggi sono 3 anni e mezzo che vivo qui, lavoro in una fabbrica di dolci e ho una vita tranquilla e felice.

Fare un’esperienza all’estero è una cosa che dovrebbero fare tutti i giovani, usufruire di un visto come quello australiano rende possibile questa opportunità.

Il Giappone è un bellissimo paese pieno di curiosità e contraddizioni, una società molto diversa dalla nostra. Bisogna partire con l’idea che il Giappone non è proprio come negli anime o nei manga, perché se no si rischia poi di rimanere delusi. Il sistema di immigrazione è diverso da quello italiano, molto più complesso e pieno di regole. Per esempio, solo sposarsi non dà nessun diritto a vivere in questo paese ma bisogna fare una specifica richiesta e possedere determinati requisiti.

Quello che consiglio ai giovani è viaggiare, fare esperienze, imparare una o più lingue estere (inglese almeno). Vi garantisco che vi si aprirà un mondo nuovo, pieno di opportunità.

Per chi ama il Giappone, vi dico di studiare la lingua e trascorrere un periodo nel paese con i visti di studio prima di venire qui a viverci. La diversità del paese potrebbe non piacervi, ma sopratutto dovete capire se fa per voi, al di là del proprio desiderio.

Seguite il mio canale YouTube Calabrese in oriente Giappone, qui vi mostro la mia vita parlandovi dei vari aspetti di questo fantastico paese.

Le mie radici non le dimentico, ma ormai la mia vita è altrove. Torno per far visita ai miei genitori e per godermi la cucina e il mare calabrese.

“In Calabria bisogna investire sui trasporti, rendere più accessibili gli aeroporti. Abbiamo tanto da dare ma combattiamo con un sistema antiquato. Mia moglie dice sempre che i giapponesi si innamorerebbero della Calabria se fosse più accessibile.”

 


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Claudio giovane giurista calabrese in Brasile

Ciao a tutti,
mi chiamo Claudio e sono un giovane calabrese laureato in Giurisprudenza all’Università “Magna Grecia” di Catanzaro. Attualmente mi trovo in Brasile dove sto insegnando e svolgendo un post-dottorato in Diritto Privato presso l’Universidade La Salle.

Prima di iniziare, vorrei ringraziare voi di Hub Calabria per la disponibilità e l’interesse manifestato nei confronti della mia vicenda umana e professionale.

La mia storia
Io ho sempre amato leggere e studiare, e poter fare questo entro una cornice accademica è stato per me come la realizzazione di un sogno.

Se si esclude quello di esaminatore, ho sempre adorato ogni singola sfaccettatura delle attività che svolgo (che per me non sono semplicemente una professione), da quella didattica a quella di ricerca scientifica.

Quando mi sono reso conto che tanto l’amore per la didattica quanto quello per la ricerca scientifica erano malvisti, è stata quasi obbligata la decisione di andar via.

Decisione che, sotto diversi punti di vista, non è stata così semplice. Ma il rispetto che ho nei confronti dello studio e della mia dignità – come persona e come studente – non mi ha
permesso di fare altrimenti.

Le differenze tra il mondo accademico in Calabria e in Brasile
Una necessaria premessa: purtroppo, negli studi giuridici italiani, in particolar modo in alcuni materie e, soprattutto, negli ultimi tempi, il legame tra carriera accademica e qualità scientifica si è fatto, secondo la mia personale opinione, molto labile.

Ciò ritengo sia dovuto all’acuirsi di quel fenomeno che prende il nome di “Cooptazione”. Ossia, semplificando, al fatto che all’interno dell’università si vada avanti solo nel caso in cui qualcuno, più in alto e più anziano di te, decida – a prescindere dalla reale attitudine allo studio e alla ricerca – della tua idoneità come “studioso”.

Detto ciò, alcune delle differenze che mi è parso di poter ravvisare tra il modello universitario brasiliano e quello relativo alla mia precedente esperienza riguardano in primo luogo, la diversa connotazione della parola ambizione: se in Brasile ho potuto riscontrare una sorta di ambizione “sana” e “verso l’alto”, ossia costruttiva e basata su un confronto di tipo qualitativo tra le rispettive attività e conoscenze scientifiche; in Italia, almeno per quella che è la mia personale esperienza, vige un tipo di ambizione diversa o “verso il basso”, oserei dire orientata più che altro a non infastidire chi potrebbe un giorno decidere del tuo futuro accademico.

Una seconda differenza che ho potuto riscontrare sta nell’approccio tendenzialmente interdisciplinare allo studio del fenomeno giuridico, che se qui rappresenta la regola, ed è visto anzi come un quid pluris, nella mia esperienza passata esso era, piuttosto, un difetto da eliminare, perché possibile causa di risultati controproducenti.

Per fare un esempio, qui non è eccezionale che il professore titolare della cattedra, di filosofia del diritto e teoria dell’argomentazione, ove ritenga un ricercatore (di materia differente) munito di qualche base filosofica, chieda allo stesso di organizzare lezioni congiunte.

Una terza differenza è relativa al criterio di selezione degli aspiranti candidati alla carriera accademica, potendosi contrapporre quello meritocratico a quello della fedeltà.

Qui, l’aspirante ricercatore, sin dal pre-laurea, viene sovraccaricato dal docente/orientatore di una mole di letture, e su queste viene settimanalmente testato, per verificare tanto la dedizione quanto l’attitudine allo studio; in caso di esito positivo, l’aspirante deve frequentare – ove riesca ad entrare – un corso di “maestrado” biennale, nel quale lo studente andrà a seguire diverse materie, per ognuna di esse verrà sottoposto ad una prova, e che si conclude con la realizzazione di una tesi di tipo teorico-empirico.

Solo una volta portato a termine tale percorso, lo studente potrà concorrere per il dottorato, che, come può facilmente desumersi da quanto ho sinteticamente riportato, è visto come una meta ambitissima, e non come un semplice parcheggio in attesa di tempi migliori o come un surrogato dell’assegno di disoccupazione.

Ovviamente la strada non è solo fatta di impegni e fatiche; il professore che intraveda delle doti positive nell’allievo, lo sollecita nella produzione di articoli scientifici da presentare nei vari convegni, seminari o eventi di c.d. iniziazione scientifica – eventi questi ultimi, la cui struttura mi ha piacevolmente stupito, per almeno due ragioni:

in primis, per lo scarso peso dato alla diversità di posizione accademica dei relatori: mi è capitato di assistere a presentazioni scientifiche dove a discutere erano il giovane laureando, il dottore di ricerca, il professore associato e il professore emerito.

Vedere un professore emerito ascoltare con attenzione, e senza alcun pregiudizio, magari ricollegabile alla diversità delle posizioni accademiche, la presentazione di un giovane laureando, manifesta una grande potenza educativa, in quanto evidenzia quella dote che, a mio avviso, non deve mai mancare in chi sceglie la strada della ricerca, ossia l’umiltà, che significa non smettere mai di essere curiosi, non sentirsi mai arrivati, essere consapevoli che c’è sempre da imparare da qualcun altro, per quanto giovane questi possa essere.

La seconda ragione, è relativa alle modalità di svolgimento del dibattito: qui vi è un confronto pubblico aspro, ma sincero, e limitato al piano scientifico, del quale beneficiano tutte le parti coinvolte, che rafforza e migliora il rapporto sotto il profilo umano. Il che è tutto il contrario di molti dei dibattiti cui ho assistito in Italia, dove ad una sorta di approccio irenico nella discussione in pubblico (in Italia, notoriamente, nessuno vuole avere problemi con nessuno) è regola far seguire il massimo disprezzo – scientifico, umano – in privato.

Per ragioni di spazio, mi fermo qui. Con l’auspicio che, prima o poi, chi siede al governo, decida di mettere seriamente mano e tentare di correggere, se non di eliminare, le storture e i mali che – non da oggi – affliggono l’università italiana.

Come vivo e vivevo la mia professione
Quanto al mio personale modo di vivere la professione non è cambiato granché, a parte la lingua. Lavoro con la stessa serietà e dedizione impiegate negli anni vissuti in Italia.

I professori sembrano apprezzare; soprattutto sembrano apprezzare gli studenti (nonostante il mio portoghese non certo perfetto!). Che poi per me è la cosa fondamentale, in quanto i destinatari della mia attività sono loro.

A tal proposito, è per me motivo di grande soddisfazione personale ricevere (nonostante io non svolga più la mia attività in Italia) e-mail e messaggi colmi di affetto e, a volte, gratitudine, da parte degli studenti con i quali ho avuto il piacere di “lavorare” nei miei anni calabresi.

Un’università che non fosse “pensata” per gli studenti sarebbe un assurdo, come un ospedale che non tenesse conto delle esigenze dei malati.

Dopo questa esperienza
Onestamente non credo di voler tornare in Calabria. E fin quando la situazione non muterà credo che per quelli come me le porte dell’università italiana resteranno chiuse a doppia mandata.

Ovviamente il desiderio di un ritorno, magari in futuro, non posso negare che vi sia. Ma pensando in termini realistici, ora sono concentrato sul vivere al meglio la mia esperienza lavorativa qui. Dopo chissà.

La laurea alla “Magna Grecia” di Catanzaro
Ho sempre avuto una sorta di “attitudine” allo studio da autodidatta, sin da quando ero un giovane studente non laureato (e che non mi ha abbandonato neanche ora). Per la preparazione degli esami ho sempre scelto da me i libri da studiare (salvo casi rari), spesso confrontandone più di uno, e ciò è stato fondamentale per la mia formazione, avendomi impedito di accettare le opinioni altrui, quale che ne fosse la fonte, come dei dogmi di fede cui obbedire.

Uscendo dalla mia esperienza personale, mi sento di poter dire, avendo avuto modo di conoscere laureati provenienti da diverse università italiane, che il livello medio di chi abbia conseguito la laurea presso l’università di Catanzaro è, a mio modesto avviso, molto buono. Ciò grazie alla presenza di ottimi docenti. Per l’influenza che hanno esercitato nella mia formazione personale ne menziono due: in primo luogo la prof.ssa Semeraro, “colpevole” del mio innamoramento per il diritto privato: in secondo luogo il prof. Ripepi il quale, nominando nelle sue lezioni di diritto processuale civile i nomi di Lodovico Mortara e Salvatore Satta, mi ha spinto a seguire le vicende umane e scientifiche di questi grandissimi autori, per me diventati modello cui, con le dovute proporzioni, ispirarmi (a Mortara dedicai anche la tesi di laurea).

La mia visione oggi della Calabria
Posso limitarmi a dire che la visuale rimane la medesima che avevo prima di venire a vivere qui. Un oceano di criticità su uno sfondo naturalistico da fare invidia ad altre parti del mondo.

Consigli
Quanto al mio percorso, dovessi dare alcuni consigli al me stesso di 10 anni fa, gli suggerirei di studiare seriamente l’inglese, di prendere un certificato e di costruirsi un curriculum adeguato per concorrere negli Stati Uniti.

La spinta in più senza la quale non avrei avuto la forza di prendere una decisione così radicale, mi è stata data dal sostegno dei miei genitori, che, seppur a malincuore, da un punto di vista strettamente emotivo, non hanno potuto che concordare con la mia scelta. E, ovviamente, grazie all’appoggio ricevuto dalla persona che mi sta accanto. La mia determinazione non avrebbe lo stesso grado di solidità se non avessi il suo supporto incondizionato.

Solo grazie a questi fattori, misurando costi e benefici, ho capito che per il mio modo di essere, sarebbe stato meno traumatico cambiare continente e non cambiare io, rinunciando ai miei valori, in primis alla coerenza, e sotterrando la mia dignità.

Ai giovani calabresi nel mondo e in Calabria
Ai giovani calabresi dico di leggere. La cultura rende liberi. Permette il formarsi di una coscienza critica. Ci aiuta ad osare intellettualmente. Al di fuori dagli steccati imposti dal pensiero dominante (sia esso politico, giuridico, sociale).
Mi piacerebbe chiudere citando le parole del mio artista italiano preferito (Johnny Marsiglia, Slot 1, Memory)

“o impari dai migliori o lasci che i peggiori guidino il tuo apprendimento”.

 


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Stefania giovane ingegnere edile-architetto di Cosenza, oggi ricercatrice a Parigi

Cari amici di Hub Calabria,
vi ringrazio per avermi proposto di raccontare la mia storia e vi faccio i miei complimenti per il vostro progetto.

Mi chiamo Stefania, ho 29 anni e da circa 4 anni vivo a Parigi. Dopo aver svolto degli studi classici, mi sono laureata in Ingegneria Edile-Architettura all’Università della Calabria, e ho in seguito ottenuto un dottorato di ricerca in Ingegneria dei Materiali e delle Strutture.

In quegli anni di studio, ho avuto le mie prime esperienze all’estero: un Erasmus a Siviglia, un tirocinio durante il corso di laurea ed un soggiorno di ricerca a Parigi. Sono quindi rimasta in Francia dove, dopo aver ottenuto due assegni di ricerca, ho recentemente vinto il concorso da ricercatrice.

Oggi sono Maître de Conférences, o enseignante-chercheuse (ricercatrice) a Supméca, una École di ingegneria meccanica situata nella periferia parigina.
A dire il vero, ho avuto più opportunità lavorative, potendo quindi scegliere quella che mi corrispondeva di più, e per questo motivo sono oggi soddisfatta e felice di svolgere il lavoro dei miei sogni.

Le mie ricerche si concentrano sullo studio e sulle analisi sperimentali delle vibrazioni delle strutture, con particolare attenzione alle nuove tecniche di attenuazione. Le vibrazioni possono avere infatti degli effetti molto dannosi, o addirittura distruttivi, sulle opere di ingegneria meccanica o civile, basti pensare ad esempio all’azione nefasta dei terremoti.

Cos’è la meritocrazia
Siamo abituati a credere che meritocrazia sia il contrario di raccomandazione. Questa parola, raccomandazione, ci fa arrabbiare, ci scoraggia, ci spaventa, a volte la desideriamo, a volte la pronunciamo sotto voce, quasi per vergogna, o forse per pudore. In Francia invece non è affatto così. Quando si risponde ad un’offerta di lavoro, al CV ed alla lettera di motivazione si allegano le lettres de raccomandation: se i professori che ti hanno seguito, o i superiori con cui hai lavorato, ti ritengono all’altezza e credono che tu lo meriti, allora ti raccomandano per l’assunzione, mettendoci la faccia e la firma. Su questo abbiamo tanto da imparare.

Studiare all’Università della Calabria
È stata proprio la qualità della formazione ricevuta all’Università della Calabria a permettermi di proseguire nella ricerca e nell’insegnamento. Grazie ai servizi ed alle borse erogati dall’Unical ho effettuato le mie prime esperienze all’estero e frequentato il corso di dottorato. Tuttavia l’Unical non è solo questo per me, ma rappresenta molto di più… è l’università che ha cambiato la mia città, che dà la possibilità ogni giorno a migliaia di calabresi di studiare nella loro regione, che accoglie tanti studenti stranieri. Un grande campus, unico in Italia, vivace, dinamico, accogliente, bello, in cui ho avuto la fortuna di trascorrere tanti anni. Non saprei dire oggi se è più forte la gratitudine o l’amarezza per averla lasciata, avrò una risposta tra qualche anno forse, certo è che mi dispiace molto non poter restituire ai suoi studenti quello che ho a mia volta ricevuto dai miei professori ed imparato in questi anni.

Studiare in Italia
Il confronto con studenti e dottorandi provenienti da tutto il mondo mi ha permesso di capire che esistono grandi differenze tra i sistemi universitari dei vari paesi, ognuno dei quali ha i suoi pro ed i suoi contro.

Il sistema italiano, ad esempio, forma a mio avviso allo studio, e quindi alla ricerca, piuttosto che al lavoro inteso in senso stretto. Fin dalla scuola dell’obbligo siamo abituati a studiare, tanto e sui libri. All’università, dobbiamo passare attraverso degli esami scritti ed orali, che spesso richiedono mesi e mesi di preparazione. Forti di questa esperienza, gli studenti italiani che decidono di proseguire gli studi o di fare un dottorato all’estero riescono quasi sempre ad integrarsi nel paese ospitante ed a eccellere.

In compenso però, durante tutti questi anni di formazione, non è prevista in generale alcuna attività lavorativa o di tirocinio, e ciò rende completamente impreparati e spaesati all’ingresso nel mondo del lavoro. Questa è la differenza principale tra gli studenti italiani e quelli francesi i quali, durante il corso di laurea, svolgono almeno due o tre esperienze di tirocinio in azienda. Questa maturità professionale, la loro personale rete di contatti, e la dinamicità del mercato lavoro in Francia, gli permette quindi di trovare facilmente, finiti gli studi, una posizione lavorativa adeguata.

La Calabria vista da lontano
La Calabria è la mia terra, il mio cuore, i miei colori, i miei sapori, i miei profumi. Radici fatte di mescolanze di culture, che in ogni epoca hanno attraversato i mari e gli aspri monti per arrivare fino a noi, al centro del Mediterraneo. Questa ricchezza di origini mi accompagna ogni giorno. Adesso, come tanti altri calabresi, la mia casa la guardo da lontano, a volte con nostalgia, a volte con rammarico.

Qualcuno consiglia ai giovani di partire, qualcun altro di restare e di contribuire dall’interno alla crescita della regione. Io penso che non ci sia una cosa giusta da fare, e che ognuno possa partecipare alla crescita del territorio a modo suo. Nel mio piccolo, il mio impegno è quello di portare un’immagine positiva della Calabria al di fuori dei nostri confini, di promuovere la qualità degli studi e di favorire la mobilità degli studenti, nonché le collaborazioni internazionali a carattere scientifico. Per non parlare dei miei racconti sulle specialità gastronomiche e la bellezza dei luoghi che, in questi anni, hanno spinto tanti amici di varie nazionalità in visita nella nostra regione (tappe irrinunciabili Diamante e la Sila).

“Sono tante le cose ancora da cambiare e da migliorare, e mi auguro quindi che ognuno ci metta del suo, senza scoraggiarsi, tenendo presente che il confronto con le altre realtà e l’apertura restano sempre e comunque la chiave della crescita.”

Chi sono i Ritals
Ritals. Venivano chiamati cosi una volta gli italiani in Francia. L’origine del termine è incerta, forse è l’abbreviazione di “rifugiati italiani”, forse è una presa in giro per il nostro modo di pronunciare la “r”.
Ad ogni modo è ancora difficile per me cogliere a pieno il significato di questo vocabolo, credo sia quasi un sinonimo del nostro terrone. Una volta era usato in maniera dispregiativa, oggi molto spesso in modo ironico e scherzoso, tutto dipende dal tono. Ancora al giorno d’oggi tantissimi Ritals, giovani e meno giovani, vivono in Francia ed in particolar modo a Parigi. E meno male, aggiungo io!

La difficoltà principale per un italiano che vuole trasferirsi a Parigi non è infatti la ricerca di un lavoro, ma quella di una casa (non entrerò nei dettagli per non scoraggiare nessuno). Il mio consiglio è di lasciar perdere le agenzie o i siti di annunci, tempo perso. C’è solo un modo per trovare un tetto sotto cui dormire: affidarsi alla comunità degli italiani a Parigi. Tra Ritals esiste una certa solidarietà per quanto riguarda l’affitto delle camere, una sorta di passaggio del testimone.
E mi raccomando, quando lascerete la vostra camera alla volta di nuovi orizzonti non spezzate la catena, c’è sempre un italiano alla disperata ricerca di una casa! E per finire, ecco qualche indirizzo utile da consultare:
www.italieaparis.fr

Gruppi facebook :
Italiani a Parigi casa & mercato

Italiansonline parigi

Ciao 🙂


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Federica giovane cosentina è Brand Manager per illy in Spagna

Salve o Hola Hub Calabria,

Grazie per avermi contattata. Sarò ben lieta di compartir con voi la mia esperienza.

Mi chiamo Federica, vivo a Barcellona da qualche anno e lavoro per la illy caffè nella filiale spagnola.
Da qui gestiamo il marketing di Spagna e Portogallo. In questa area si inglobano parecchie funzioni: dal piano di marketing annuale (con tutte le relative azioni per metterlo in atto),
all’e-shop, i contratti di patrocinio con i maggiori musei di arte contemporanea della penisola Iberica, la comunicazione e la diffusione del brand in tutte le sue sfaccettature.

La mia storia

Mi sono laureata in Legge presso l’ateneo catanzarese. Durante il mio percorso di studi presi parte all’Exchange Programme presso la Universidad Carlos III di Madrid, da qui nacque la mia relazione con la Spagna interrotta solo per concludere gli studi.

Con l’avvicinarsi della data della discussione della tesi avevo solo un grande desiderio: ripartire. Ricordo ancora il viso incredulo di mia madre quando mi vide vestita in giacca e pigiama per i primissimi colloqui su Skype 🙂 . Avevo sul letto la tesi stampata e la valigia pronta.

Per me, che arrivavo dall’ateneo dei “corrotti” all’epoca dello scandalo degli esami venduti, senza alcun Master post laurea di una business school, non è stato semplice farmi spazio e far capire che esistono persone dietro un titolo o un curriculum referenziato.

Ciò che mi ha spinto a partire è la voglia di mettermi in discussione sempre, non mi piace accontentarmi e amo superare i miei limiti. Gli spagnoli lo chiamano “no conformarse”, ecco io condivido pienamente questa filosofia.

Devo riconoscere che non è stato affatto facile: i colloqui in lingua straniera, il salto diretto dai banchi della UMG all’ufficio, cambiare prospettiva, preparare il cervello ad accogliere concetti per i quali non ero stata formata, lasciarmi plasmare e al contempo conservare la genuinità e il calore che noi calabresi abbiamo dentro.

Non vai davvero avanti se dimentichi i passi mossi e il percorso che ti ha condotto dove sei arrivato. Non stimo coloro i quali dimenticano le proprie origini e le rinnegano. L’umiltà è la prima skill che fa da base ai migliori dirigenti aziendali.

Consigli pratici

Per lavorare in Spagna serve il Nie (numero de identidad de extranjero).

Ecco una lista dei siti dove cercare lavoro: Infojobs, Job rápido, Student job, Trabajando.com, Linkedin, Infoempleo, El país/ Monster, Indeed, Primer empleo, Job&talent, Moda: Fashion United, Corner Job, Job today.

Aggiungerei alla lista delle cose da fare assolutamente, le application dirette sul sito delle aziende per le quali ci si vuole candidare.

Per cercare casa vi consiglio: Idealista, Fotocasa e Badi.com.

Quello che mi sento di dire è

Specializzatevi, la competenza è tanta ..ricercate la vostra punta di diamante e fatene un vantaggio. In un clima lavorativo saturo a tutti i livelli ciò che conta è saper differenziarsi e avere voglia di fare e imparare.

Liberatevi di ogni pregiudizio.

Ricordatevi di essere Italiani, e calabresi prima di ogni cosa. Si perché io mi sento calabrese fino al midollo. La nostra terra è così piena di valori, persone, sole, sorrisi sinceri.

Non coltivate rabbia.. so che è difficile non essere arrabbiati, la nostra terra madre ci ha tolto ma ci ha anche dato tanto.

Una frase rispecchia il mio stato di animo e la mia idea di Calabria.

“Per me Calabria significa categoria morale, prima che espressione geografica. Calabrese, nella sua miglior accezione metaforica, vuol dire Rupe, cioè carattere. È la torre che non crolla giammai la cima pel soffiar dei venti”.
(Leonida Rèpaci)

Non so cosa mi riserva il futuro. Per ora sono pienamente soddisfatta. Sto imparando tantissimo. Vivo una bella realtà. I miei superiori in illy sono competenti, da loro imparo tutti i giorni tanto a livello professionale e umano.

E’ una impresa etica a 360 gradi. Conta l’opinione di tutti, dal magazziniere al Direttore Generale, che non si fa nessun problema a scaricare merce se necessario. Sa sporcarsi le mani. E questo credo sia un brillante insegnamento. I titoli non sono tutto, contano le persone.

La mia terra è un germoglio di gente brillante. Il mio sogno nel cassetto è che mio nipote e tutte le nostre future generazioni possano scegliere cosa fare della loro vita senza essere costretti a soggiacere a logiche sbagliate e non meritocratiche.

Noi tutti abbiamo l’obbligo morale di fare tutto ciò che possiamo per costruire le basi perché questo si realizzi.

Grazie ancora HUB per questa meravigliosa opportunità. Se ci sta una cosa che apprezzo del mondo dei social è questo, poter condividere contenuti di qualità e credo che il blog sia in questa direzione.

¡Adelante entonces y hasta pronto!

Federica

*la foto è stata scattata ai premis gaudi.


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