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Marco, la laurea all’Unical e la carriera a Miami

Se qualche anno fa mi avessero detto che sarei andato negli Stati Uniti d’America, sarei sicuramente scoppiato a ridere. Non ho mai pensato agli Stati Uniti come ad una possibile meta di lavoro, ma alcune volte la vita è strana ed imprevedibile.

Ciao Hub Calabria,
mi chiamo Marco e tutto è iniziato quando la mia cara amica Maria mi ha informato (quasi per gioco) dell’esistenza del bando di selezione “Magnani CPA International Accounting”, pubblicato sul portale dell’ufficio speciale relazioni internazionali dell’Università della Calabria.

Qualche mese prima avevo conseguito la laurea magistrale in Economia Aziendale presso l’Unical e svolgevo il tirocinio professionale per dottori commercialisti in uno studio commerciale nella mia piccola città di Rende.

Nei mesi successivi decisi con il mio caro amico Giò, con non poche incertezze e timori, di intraprendere quella che si sarebbe poi dimostrata l’esperienza più bella della mia vita ad oggi, ossia un corso di lingua inglese nella bellissima Galway, nell’Irlanda dell’est.

E’ stata questa fantastica esperienza, che mi ha permesso di conoscere persone meravigliose, paesaggi magici e momenti indimenticabili che resteranno per sempre impressi nella miei ricordi, a spingermi a partecipare al bando.

Circa un mese dopo la mia candidatura ricevetti una mail del dott. Gianfranco Barbuto, responsabile dell’Ufficio Relazioni Internazionali dell’Unical, contenente tutte le indicazioni per sostenere il colloquio selettivo.

Come ad ogni mio colloquio, quel giorno ero molto agitato e ansioso, ma anche grazie a quella che sarebbe diventata per me, più che una semplice citazione di S. Beckett, una vera è propria linea guida nella mia vita (suggeritami da una mi cara amica conosciuta in Irlanda): “Ho provato, ho fallito, riproverò. Fallirò meglio”, mi feci forza e diedi il meglio di me stesso! Beh sapete già come è andata a finire: ci riuscii, fui scelto!

Ed eccomi a Miami, negli Stati Uniti d’America. Un sogno ad occhi aperti, per molti la capitale del divertimento ma per me molto di più: un possibile trampolino di lancio per la mia carriera.

A dire il vero, non sono il primo della famiglia a lavorare oltre oceano, mio zio Vincenzo circa 30 anni fa fece lo stesso, corsi e ricorsi storici.

Mi ritengo molto fortunato, e sono grato per la grande possibilità che mi è stata concessa.

Lavoro in uno studio commerciale internazionale con un portafoglio clienti che vanta più di 500 imprese di ogni settore e dimensione (alcune molto conosciute ed importanti in Italia). Il nostro lavoro supporta il cliente a 360°, dalla consulenza contabile a quella fiscale, in un mercato nuovo e complesso come quello degli Stati Uniti.

Faccio parte di un team molto affiatato, costituito da persone stupende, professionali e sempre disponibili ad aiutarmi e condividere le proprie conoscenze. Il tutto sotto la supervisione del dott. Massimo Magnani, molto più di un datore di lavoro, un vero amico per me; la cui professionalità e umiltà vanno oltre ogni mia aspettativa.

Ho legato nuove amicizie, ho visitato città bellissime, paesaggi incantevoli e parchi dove si rimane affascinati e increduli davanti alle bellezze naturali!

Certo non è tutto rose e fiori, lavoriamo molto soprattutto durante la Tax Season, e spesso è davvero dura rimanere concentrati e operativi per così tante ore consecutive. Ma per fortuna la vista mozzafiato del nostro ufficio aiuta!

Non nascondo che soprattutto agli inizi non è stato affatto facile. Ormai da più di un anno, ogni giorno, mi metto in gioco a 360° gradi sia dal punto di vista lavorativo che personale, e cosa non meno importante culturale.

Ho dovuto abbandonare alcune mie abitudini, non vedere per lunghi periodi persone e luoghi a me più cari, ma sono consapevole che ogni scelta che facciamo, ogni decisione che prendiamo, porta con sé dei sacrifici necessari per crescere e raggiungere i propri obiettivi.

Infatti, solo quando abbandoni la tua comfort-zone sei costretto realmente a scontrarti con idee e restrizioni mentali che solo dall’esterno puoi comprendere veramente e che ti consentono di avere una visone più completa, migliore.

Beh non so quale sarà il mio futuro, utilizzo una strofa di una vecchia canzone di Battisti: “quello che sarà lo scopriremo solo vivendo!”, ma sono certo che questa esperienza ha davvero cambiato la mia vita!

Un consiglio per chi si sposta negli Stati Uniti:
è indispensabile avere una buona base di risparmi per affrontare le spese iniziali e cercare subito canali come pagine FB o simili per legare nuove amicizie.

In linea generale, posso dire che è fondamentale essere molto flessibili e determinati. Inoltre, ai giovani calabresi dico:

“non esitate ad intraprendere un’esperienza all’estero perché le soddisfazioni e la crescita personale saranno sicuramente superiori alle difficoltà affrontate.” 


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L’astrofisica Sandra Savaglio, la Calabria e le stelle

L’11 febbraio è la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. Per l’occasione abbiamo contattato una donna che alla scienza ha dedicato la propria vita, ottenendo importanti riconoscimenti.

Nel 2004 le è stata dedicata la copertina della rivista americana Time, in quanto rappresentante delle brillanti menti europee in fuga negli Stati Uniti. Nel 2016 ha ottenuto il prestigioso premio “Vittorio De Sica”, in quanto personalità che si è distinta nel mondo della scienza compiendo un brillante percorso accademico.

Stiamo parlando dell’astrofisica calabrese Sandra Savaglio.

Donna di carattere e autorevole scienziata, dopo aver viaggiato molto sia in Italia che all’estero, è tornata in sede, avendo ricevuto chiamata diretta come professore ordinario.

Attualmente, infatti, è professoressa di astrofisica all’Università della Calabria. Specializzata nell’astrofisica delle galassie distanti, dell’arricchimento chimico dell’universo e dei fenomeni esplosivi, la professoressa Savaglio ha all’attivo più di 200 pubblicazioni su riviste internazionali.

Il suo curriculum, di tutto rispetto, la indica come Fellow e Senior Research Scientist presso lo European Southern Observatory (ESO) di Monaco di Baviera, la Johns Hopkins University e lo Space Telescope Science Institute di Baltimora; lavora anche all’Istituto Max-Planck per la Fisica Extraterrestre.

Noi di Hub Calabria ci sentiamo onorati, in quanto questa personalità così importante ci ha dato l’opportunità di parlarle, durante la sua permanenza presso il VLT situato a Cerro Paranal, in Cile.

Cos’è il VLT, vi starete chiedendo.
É il Very Large Telescope, letteralmente il “ Telescopio molto grande”, si trova nel deserto di Atacama, a 2700 metri di altitudine. A dispetto della banalità del nome, il VLT è lo strumento ottico più avanzato al mondo.

Composto da quattro telescopi principali e da quattro ausiliari, consente agli astronomi di vedere dettagli fino a 25 volte più definiti rispetto a quelli osservabili con i singoli telescopi.

La professoressa Savaglio ha lavorato sui dati ottenuti da uno strumento tanto sofisticato. Per aver accesso al telescopio bisogna vincere una gara presentando un progetto scientifico, ma solo il 10% delle domande di partecipazione supera la soglia molto alta di valutazione e viene accolto.

A noi di Hub Calabria ha concesso un tour in videochiamata durante il quale ci ha mostrato la sede dell’osservatorio e l’ambiente circostante. Un deserto dove il clima è caratterizzato da forti escursioni termiche, e l’aria è rarefatta e molto secca, insomma, un luogo inospitale, tanto da ricordare il deserto marziano.

Per rendere la permanenza degli scienziati meno disagevole è stata creata una piccola oasi all’interno della zona residenziale.

La Calabria e le stelle
Dopo questa chiacchierata interessante, le abbiamo chiesto della sua regione d’origine: “La Calabria è un ottimo punto d’osservazione della Via Lattea, grazie allo scarso inquinamento luminoso. Sulla Sila, a Savelli, c’è un osservatorio astronomico che al momento è ad uso turistico, ma il responsabile, Antonino Brosio, si sta impegnando insieme alla professoressa Savaglio, ed altri illustri colleghi in Italia, affinché sia possibile utilizzarlo per effettuare misurazioni scientifiche. Il Parco Astronomico “Lilio” di Savelli è un progetto che è stato fortemente voluto dal professor Filippo Frontera, del dipartimento di fisica dell’Università di Ferrara ed originario di Savelli”.

La professoressa ci informa, inoltre, che a breve verrà aperto un moderno planetario a Cosenza, un progetto con a capo il professore Franco Piperno, del dipartimento di fisica dell’Unical.

Le abbiamo chiesto anche un’opinione riguardo la fuga di cervelli e lei con molto senso pratico ci ha risposto: “Nel campo scientifico se vuoi migliorarti ed acquisire nuove conoscenze e tecnologie, ma anche per imparare le lingue ed entrare in contatto con altri scienziati nel mondo, devi fare esperienza all’estero. Infatti, andare fuori dall’Italia non è negativo in senso assoluto. Il problema è che se vuoi tornare è molto difficile. Comunque, conosco persone che sono felici di vivere e lavorare all’estero.

Riguardo me, devo dire che quando ho lavorato in Germania, nonostante non mi trovassi benissimo (l’Istituto Max Planck e’ caratterizzato da un ambiente estremamente gerarchico), non pensavo di tornare in Calabria. È successo tutto un po’ per caso. Il professore con cui ho fatto la tesi quasi trent’anni fa ha insistito per farmi tornare. È stata fatta una chiamata diretta per chiara fama”.

Detto questo, aggiunge che bisognerebbe fermare la fuga di cervelli, perché, specialmente in Calabria: “Non si può permettere che interi paesi rimangano vuoti, disabitati. Anche se uno dei fascini della Calabria è proprio il fatto che non sia molto popolata”.

Quindi, quelle che per molti sarebbero una pecca della nostra regione, ovvero bassa densità di popolazione e scarsa illuminazione (c.d. inquinamento luminoso) possono invece essere viste come un valore aggiunto in una terra che sembra dimenticata da tutti.

Parlando della sua amata Calabria, la professoressa ha elogiato molto l’Unical con il suo grande campus e ha evidenziato che, in occasione della Giornata Internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, l’Università sospende le attività didattiche e organizza eventi che coinvolgono giovani donne che desiderano diventare scienziate.

Proseguendo con l’intervista, la professoressa Savaglio ci ha spiegato quali siano secondo lei i punti di forza e quelli di debolezza nella realtà universitaria italiana, e calabrese in particolare. Tra i primi ha menzionato la presenza di studenti brillanti e motivati che vengono molto apprezzati all’estero. Inoltre, altro punto a favore dell’università calabrese è il rapporto umano positivo che si instaura tra gli studenti e i professori. Altrove questo non è sempre possibile, e il professore ordinario, in generale, rimane distante dagli studenti.

Parlando invece dei punti di debolezza, ha lamentato la presenza di troppi litigi in ambito lavorativo. “È importante restare uniti. La collaborazione è alla base di una buona ricerca, invece spesso si pensa ai propri interessi”. Altro punto a sfavore della Calabria e dell’Italia in generale è l’eccessiva burocrazia nella pubblica amministrazione, che rende le cose difficili anche nel campo della ricerca scientifica. In fine, ci saluta lasciando dei significativi messaggi agli studenti:

“Se avete voglia di fare una cosa, fatela. Credete in voi stessi fino in fondo e raggiungerete i vostri obiettivi.

Per le ragazze: 

“Non dite mai a voi stesse “Sono femmina, non lo posso fare”. Buttatevi con coraggio in ciò che volete fare e avrete soddisfazioni”.

Agli studenti calabresi che vogliono intraprendere un percorso simile al suo dice:

“Non dimenticate mai la vostra umanità. Fate quello che volete fare, perché avere un desiderio è qualcosa che di per sé ha grandissimo valore. Non è facile, richiede impegno, ma non abbiate limiti. Arrivare ad una vetta dopo aver faticato tanto è una esperienza stupenda!”.

Intervista di Alessandra Costa e articolo di Nadia D’Apa.


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Zabatta Staila – tornati da Londra per raccontare Cosenza

Ciao Hub Calabria,
siamo la Zabatta Staila Crew, una band di giovani cosentini. Attraverso la musica e i nostri testi in dialetto raccontiamo la realtà in cui viviamo.

Abbiamo sempre avuto la passione per il dialetto e la tradizione. Raccontare Cosenza, viene dal fatto che abbiamo vissuto a Londra per un bel po’ di tempo e quando sei fuori casa, cominci a notare cose che altrimenti non noteresti, perché le dai per scontate. Come il clima, il cibo, la famiglia. Quando vivi fuori, una parmigiana di melanzane fatta da tua nonna non è una semplice parmigiana, è un tesoro da custodire stretto, da consumare lentamente, da assaporarne gli strati con cura. Ecco, da lì viene la voglia di raccontare Cosenza, dalla parmigiana di melanzane. Dalla voglia di risentire quel sapore.

Momenti difficili? Nessuno.
Abbiamo scritto le cose con naturalezza, basta osservare e riportare su carta. Non ci siamo inventati nulla. Le persone si rivedono nei nostri testi perché raccontiamo il loro quotidiano. La parola “Successo” ci ha sempre spaventato. Pensiamo in realtà che non sia successo nulla e che il meglio debba ancora arrivare. Di sicuro ci godiamo il calore della gente, ci godiamo l’ansia un minuto prima dell’esibizione, ci godiamo quel senso di incredulità che ancora abbiamo quando la gente ci viene addosso. Sono cose che il denaro non potrà mai darti. Nell’epoca dei selfie, abbiamo deciso di spersonalizzarci, di non avere un’identità, di rimanere nell’ombra. La maschera è la vera essenza. Chiunque si rispecchi nei nostri testi, può essere Zabatta.

La nostra prima canzone seria è stata Ohi Maʼ, uscita nel 2017. Racconta uno spaccato di vita degli Zabatta, tutto ciò che è stato prima delle maschere. E’ la storia di un ragazzo emigrato. Noi scriviamo le vicende, le storie. Il perché “non ci siamo soffermati sulla cause del bisogno di cambiamento dei giovani” ci sembra una domanda al quanto criptica, filosofica e troppo colta. Siamo si Supereroi ma non docenti universitari né psicologi, le cause e gli effetti sulla vita appartengono ad ognuno e per ognuno è diverso. Noi ci limitiamo a raccontare, non a spiegare i “come mai”.

Nasciamo su YouTube. In un secondo momento su Facebook e ora praticamente siamo ovunque (Instagram, twitter). Per noi è stato fondamentale l’utilizzo dei social per far veicolare i nostri brani, avendo avuto la fortuna di diventare virali non abbiamo investito in nessuna pubblicità, abbiamo investito solo sulle nostre idee, cercando quella giusta, lavorandoci sodo, senza lasciare nulla al caso.

Ai ragazzi calabresi nel mondo e ai ragazzi rimasti in Calabria vogliamo dire la stessa cosa:
Le cose si cambiano partendo dall’individuo. Si può andare via per apprendere meglio e magari tornare e cambiare le cose. Si può rimanere, lottando da dentro e quindi cambiare le cose. Comunque, cambiare le cose. Mandare avanti le idee, sprovincializzarsi.

“Rimanete radicati alle tradizioni ai vostri dialetti ma non al bigottismo provinciale. Abbiate cura dei vostri paesi, cercate di non farli morire, con un occhio rivolto sempre al futuro e aperto a nuove culture.”


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Federica giovane cosentina è Brand Manager per illy in Spagna

Salve o Hola Hub Calabria,

Grazie per avermi contattata. Sarò ben lieta di compartir con voi la mia esperienza.

Mi chiamo Federica, vivo a Barcellona da qualche anno e lavoro per la illy caffè nella filiale spagnola.
Da qui gestiamo il marketing di Spagna e Portogallo. In questa area si inglobano parecchie funzioni: dal piano di marketing annuale (con tutte le relative azioni per metterlo in atto),
all’e-shop, i contratti di patrocinio con i maggiori musei di arte contemporanea della penisola Iberica, la comunicazione e la diffusione del brand in tutte le sue sfaccettature.

La mia storia

Mi sono laureata in Legge presso l’ateneo catanzarese. Durante il mio percorso di studi presi parte all’Exchange Programme presso la Universidad Carlos III di Madrid, da qui nacque la mia relazione con la Spagna interrotta solo per concludere gli studi.

Con l’avvicinarsi della data della discussione della tesi avevo solo un grande desiderio: ripartire. Ricordo ancora il viso incredulo di mia madre quando mi vide vestita in giacca e pigiama per i primissimi colloqui su Skype 🙂 . Avevo sul letto la tesi stampata e la valigia pronta.

Per me, che arrivavo dall’ateneo dei “corrotti” all’epoca dello scandalo degli esami venduti, senza alcun Master post laurea di una business school, non è stato semplice farmi spazio e far capire che esistono persone dietro un titolo o un curriculum referenziato.

Ciò che mi ha spinto a partire è la voglia di mettermi in discussione sempre, non mi piace accontentarmi e amo superare i miei limiti. Gli spagnoli lo chiamano “no conformarse”, ecco io condivido pienamente questa filosofia.

Devo riconoscere che non è stato affatto facile: i colloqui in lingua straniera, il salto diretto dai banchi della UMG all’ufficio, cambiare prospettiva, preparare il cervello ad accogliere concetti per i quali non ero stata formata, lasciarmi plasmare e al contempo conservare la genuinità e il calore che noi calabresi abbiamo dentro.

Non vai davvero avanti se dimentichi i passi mossi e il percorso che ti ha condotto dove sei arrivato. Non stimo coloro i quali dimenticano le proprie origini e le rinnegano. L’umiltà è la prima skill che fa da base ai migliori dirigenti aziendali.

Consigli pratici

Per lavorare in Spagna serve il Nie (numero de identidad de extranjero).

Ecco una lista dei siti dove cercare lavoro: Infojobs, Job rápido, Student job, Trabajando.com, Linkedin, Infoempleo, El país/ Monster, Indeed, Primer empleo, Job&talent, Moda: Fashion United, Corner Job, Job today.

Aggiungerei alla lista delle cose da fare assolutamente, le application dirette sul sito delle aziende per le quali ci si vuole candidare.

Per cercare casa vi consiglio: Idealista, Fotocasa e Badi.com.

Quello che mi sento di dire è

Specializzatevi, la competenza è tanta ..ricercate la vostra punta di diamante e fatene un vantaggio. In un clima lavorativo saturo a tutti i livelli ciò che conta è saper differenziarsi e avere voglia di fare e imparare.

Liberatevi di ogni pregiudizio.

Ricordatevi di essere Italiani, e calabresi prima di ogni cosa. Si perché io mi sento calabrese fino al midollo. La nostra terra è così piena di valori, persone, sole, sorrisi sinceri.

Non coltivate rabbia.. so che è difficile non essere arrabbiati, la nostra terra madre ci ha tolto ma ci ha anche dato tanto.

Una frase rispecchia il mio stato di animo e la mia idea di Calabria.

“Per me Calabria significa categoria morale, prima che espressione geografica. Calabrese, nella sua miglior accezione metaforica, vuol dire Rupe, cioè carattere. È la torre che non crolla giammai la cima pel soffiar dei venti”.
(Leonida Rèpaci)

Non so cosa mi riserva il futuro. Per ora sono pienamente soddisfatta. Sto imparando tantissimo. Vivo una bella realtà. I miei superiori in illy sono competenti, da loro imparo tutti i giorni tanto a livello professionale e umano.

E’ una impresa etica a 360 gradi. Conta l’opinione di tutti, dal magazziniere al Direttore Generale, che non si fa nessun problema a scaricare merce se necessario. Sa sporcarsi le mani. E questo credo sia un brillante insegnamento. I titoli non sono tutto, contano le persone.

La mia terra è un germoglio di gente brillante. Il mio sogno nel cassetto è che mio nipote e tutte le nostre future generazioni possano scegliere cosa fare della loro vita senza essere costretti a soggiacere a logiche sbagliate e non meritocratiche.

Noi tutti abbiamo l’obbligo morale di fare tutto ciò che possiamo per costruire le basi perché questo si realizzi.

Grazie ancora HUB per questa meravigliosa opportunità. Se ci sta una cosa che apprezzo del mondo dei social è questo, poter condividere contenuti di qualità e credo che il blog sia in questa direzione.

¡Adelante entonces y hasta pronto!

Federica

*la foto è stata scattata ai premis gaudi.


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Bruno da Locri a Düsseldorf dove è Sales Manager di un Hotel

Ciao Hub Calabria,
grazie per l’opportunità.

La mia storia
Dopo la specializzazione in Valorizzazione dei Sistemi Turistico-Culturali all’Unical mi sono candidato a molte offerte di lavoro in Calabria, ahimè senza successo. Ho aspettato 4 mesi sperando che la situazione migliorasse, solo dopo mi sono trasferito a Roma per poter lavorare nelle catene di Hotel – Best Western e Hilton. Devo ringraziare mia sorella, la zia e la cugina di mia moglie che ci hanno ospitato a Roma nel periodo in cui non avevamo un lavoro e uno stipendio. La Calabria è soprattutto questo, aiutiamo la famiglia e la supportiamo con tutte le nostre forze.

Dopo aver lavorato 3 anni nella capitale mi sono trasferito a Duisburg in Germania per cercare di costruirmi un futuro e una famiglia con un minimo di garanzie e sicurezza. Da quattro anni sono Sales Manager nell’Hotel Landhaus Milser di Duisburg.

In Germania esiste ancora un po’ di meritocrazia e gli stipendi danno valore al lavoro che svolgi.
Paradossalmente in Germania lavoro di meno e guadagno di più raggiungendo migliori risultati. Quello che non mi stanco mai di dire è: in Calabria abbiamo tutto e non funziona quasi niente, in Germania non c’è niente ma funziona quasi tutto.

Mi piacerebbe tornare in Calabria e ci penso spesso ma un’idea imprenditoriale senza un buon business plan rimane un sogno e pur avendo messo molte volte le miei idee nero su bianco, non sono riuscito a trovarne, almeno per adesso, una che sia sostenibile e che mi permetta di avere un buon livello di qualità della vita, sia per me che per la mia famiglia, e che accresca di riflesso la capacità imprenditoriale della Calabria, oltre a creare nuovi posti di lavoro. Lavorare subordinatamente in Calabria è difficile perché gli stipendi sono bassi e l’offerta supera di gran lunga la domanda per cui si è troppo facilmente intercambiabili.

In Germania funziona bene il rispetto delle regole civiche che permette di vivere insieme in sintonia. Sensibilizzare i giovani ma anche tutta la comunità a rispettare le regole e il prossimo accrescerebbe già di molto la qualità della vita, stessa cosa vale per l’efficienza degli uffici pubblici e della sanità ma questo credo sia più un problema Italia che Calabria.

Appena sono arrivato il Germania mi ha ospitato il mio compare di battesimo e mi ha aiutato a cercare casa e a trovare un lavoro. Anche qui per sottolineare che i valori per noi calabresi sono molto importanti e aiutiamo volentieri un membro della famiglia in difficoltà. Un sito che mi ha aiutato tanto è stato quello del consolato di Colonia che ha creato una guida in italiano che spiega cosa fare appena arrivati in Germania. Qui di seguito il link:
PRIMI PASSI.
Per cercare casa vi consiglio di rivolgervi alle agenzie immobiliari e di fare subito un’assicurazione d’assistenza legale perché gli avvocati costano parecchio e qui tutti ce l’hanno ed è molto facile ricevere una denuncia (non parlo per esperienza personale ma ne ho viste parecchie).
Mi sono iscritto alla Newsletter di Italiaaltrove, un’associazione che si trova a Düsseldorf e organizza molto spesso incontri tra italiani e diffonde la nostra cultura all’estero.

Per cercare lavoro bisogna rivolgersi personalmente al jobcenter con un curriculum e il certificato di residenza in Germania. Inserisco il link del sito anche se è in tedesco e non so quanto possa aiutare:Jobcenter.

Se non fossi partito, non riesco a immaginare cosa sarei diventato e cosa avrei fatto.

Ai giovani calabresi vorrei dire che da giovane non vedevo l’ora di andare via e ora invece non vedo l’ora di ritornare a casa(almeno in ferie).

“Inseguite il vostro sogno, andate in giro, conoscete il mondo, le diverse culture, cibi, usanze e organizzazioni e prendete il meglio da ogni posto per poter migliorare voi stessi e la vostra terra una volta tornati”.

Saluti

Bruno


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Alessia giovane architetto di Cosenza a Northampton

Ciao a tutti,
mi chiamo Alessia, ho 28 anni e da quasi tre anni vivo a Northampton, una città che si trova a circa un’ora di macchina da Londra. E’ proprio in quest’area che lavoro come architetto per una compagnia che si chiama CMI Architecture, abbastanza affermata nell’ambito delle costruzioni.

Io mi occupo di progetti edilizi dal design alla messa in cantiere, dalle scartoffie burocratiche per ottenere permessi ai dettagli tecnici. Sono abbastanza soddisfatta del percorso intrapreso finora e anche se il più delle volte sento una grande nostalgia del mio Paese, la professione che svolgo mi dà la giusta forza per affrontare le sfide di ogni giorno. E credetemi, affrontare le difficoltà quotidiane in una lingua che non è quella nativa, sicuramente non è tra le cose più facili da fare. Ma se siete curiosi, leggete un pò come sono arrivata fin qui.

Trasferimento in UK
Mi sono trasferita in Inghilterra nell’Agosto del 2015 perché volevo seguire quello che all’epoca era il mio ragazzo, il quale si era trasferito a Northampton dopo aver tentato invano di trovare lavoro come infermiere in Italia. Io mi ero laureata da poco in Ingegneria Edile-Architettura all’Università di Cosenza e dopo tre mesi di curriculum inviati senza dignitose risposte o offerte lavorative, ho deciso di fare quest’esperienza avendo comunque un appoggio a Northampton.

Prima di partire inviai una serie di email a tutti gli studi della città chiedendo di poter fare un tirocinio non retribuito per i primi mesi, poiché ero consapevole del mio insufficiente livello di inglese, perlomeno nell’ambito professionale. Un solo studio mi rispose offrendomi la possibilità di fare uno stage con rimborso spese (praticamente mi pagavano l’abbonamento del pullman) che sarebbe potuto diventare un lavoro a tempo indeterminato qualora fossi stata ritenuta valida. Il periodo del tirocinio non fu semplice perché mi resi conto che il mio livello d’inglese era persino più basso di quanto avevo immaginato, molto spesso non capivo cosa mi dicessero i miei colleghi e più di una volta mi sono sentita “stupida” se non del tutto incompetente. Ma giorno dopo giorno grazie all’aiuto dei miei colleghi e soprattutto di tutti gli altri ragazzi italiani che ho conosciuto qui, ho acquisito fiducia in me stessa e nella mia voglia di imparare.

Il mio primo lavoro da assistente architetto
Siccome nella vita ogni cosa succede per un motivo, seppur la compagnia per la quale feci il tirocinio avrebbe voluto offrimi una posizione definitiva, dopo qualche mesi fallì e io mi ritrovai a dover cercar lavoro. Il capo mi scrisse una gran bella lettera di referenza, la quale mi aiutò a trovare un lavoro qualche mese dopo come RIBA Part II Architectural Assistant per la compagnia Morton Wykes Kramer Architects (MWK).

Nel frattempo ho lavorato come cameriera poiché non volevo più pesare sulle spalle dei miei genitori, né tanto meno potevo continuare a vivere a “scrocco” a casa dei miei amici che mi avevano ospitato. Molti pensano che fare quel tipo di lavoro sia una perdita di tempo, ma io posso dire che quell’esperienza mi ha aiutato tantissimo a migliorare la lingua parlata, costringendomi a conversare con i clienti, cosa che invece non facevo nel lavoro d’ufficio.

Abilitazione all’Università di Bristol
Quando lavoravo per MWK, il direttore mi offrì la possibilità di iscrivermi all’Università di Bristol per acquisire l’abilitazione alla professione di architetto a spese dello studio, in quanto voleva che salissi di ruolo. Ho frequentato il PGC in Architecture alla UWE di Bristol mentre continuavo a lavorare e dopo un anno ho sostenuto e superato l’esame finale di abilitazione. Da febbraio 2018 sono ufficialmente iscritta all’ albo inglese come Architetto. Qualche mese prima avevo deciso di provare a fare il colloquio per l’attuale compagnia in cui lavoro riuscendo ad avere il posto.

Il ruolo di un architetto donna
Come spesso si sente dire, noi donne dobbiamo dimostrare di valere almeno il doppio degli uomini per essere apprezzate in questo ambito lavorativo. Io sono l’unica donna in un team di 10 architetti e molto spesso agli occhi di costruttori e operai rischio di sembrare quasi fuori luogo. Per questo devo mettere le cose in chiaro fin da subito e dimostrare quanto valgo. Per il resto dai miei colleghi mi sento considerata alla pari e non posso fare paragoni con la situazione in Italia non avendoci mai lavorato.

Di sicuro posso dire che in Inghilterra viene dato molto spazio ai giovani, i quali pur non avendo grande esperienza vengono gettati subito nel mondo del lavoro con grandi responsabilità, come è successo nel mio caso. Gli inglesi credono fortemente che sbagliare sia il modo migliore per imparare e dando la possibilità a noi giovani di partecipare attivamente e non come meri osservatori, ci rendono autonomi fin da subito.

La mia Calabria

“Da quando vivo in Inghilterra, sono diventato ancora più italiano”.

Questa è una frase detta da un connazionale e che mi ha colpito tantissimo perché riflette anche il mio stato d’animo.

A me piacerebbe tantissimo tornare a vivere in Calabria, anche perché da quando vivo all’estero ho iniziato ad apprezzarne ogni minimo dettaglio che prima invece davo per scontato. Come molti prima di me hanno scritto, l’Inghilterra non è il “Paese dei Balocchi” che ci descrivono e vivere qui sapendo cosa si lascia a casa, non è per niente facile. Purtroppo non credo che al momento riuscirei a tornare a svolgere la mia professione in Calabria, dopo aver acquisito un certo metodo di lavoro abbastanza rigoroso, soprattutto quando ascolto le storie dei miei colleghi rimasti lì.

Tuttavia sono fiduciosa che in futuro la mia terra sarà pronta per riaccogliermi a braccia aperte. Al momento sto provando a far partire un progetto che coinvolge imprenditori inglesi nella rigenerazione dei centri storici calabresi. Ho presentato una proposta di progetto al mio capo, dato che abbiamo fatto qualcosa di simile con una città della Francia del Sud, e spero che tra qualche tempo riuscirò a metterlo in piedi, anche se non è facile data la cattiva reputazione che ci precede. Comunque io mi impegnerò affinché il nome della nostra terra possa essere riscattato, perché alla fine di tutto non siamo solo mafia, sole e mandolino.

Ai giovani calabresi dico
A quelli che restano dico che io vi ammiro tanto e che condivido la vostra frustrazione quando provate a cambiare le cose e c’è chi vi rema contro. A quelli che partono dico che vi comprendo a pieno e che condivido con voi la nostalgia della nostra amata terra, che nonostante tutto è bella così come è.
Sono sicura che un giorno torneremo dopo aver acquisito un bel bagaglio culturale e riusciremo a migliorare le cose. A tutti dico che le menti italiane sono tra le più brillanti al mondo e questo è grazie anche alle nostre università che ci danno una grande formazione. Perciò cerchiamo di sostenere l’istruzione pubblica in Italia nel migliore dei modi.

Vi scrivo qui informazioni utili per cercare lavoro come architetto in UK.

Grazie 🙂


Per contattare Alessia scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.

Se anche tu sei un/una giovane architetto e lavori in Calabria scrivici per un confronto con l’esperienza oltremanica di Alessia.

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Eugenio cresciuto a Cosenza oggi a New York è a capo dell’Intake Department

Ciao Hub Calabria,

In primis grazie per questa opportunità.

Mi chiamo Eugenio, vivo a New York ma sono cresciuto a Cosenza. Mi sono laureato all’Università degli studi di Perugia dopo aver passato un semestre all’Universidad de Jaèn per l’Erasmus e ho conseguito un Master in legge alla Fordham Law School di New York.

Oggi sono a capo dell’intake Department per uno studio legale di Wall Street (Phillips & Associates). Il mio titolo è Law Clerk / Intake specialist.
Quello che sento di voler condividere con i giovani calabresi è frutto per lo più di quello che credo di aver imparato negli ultimi cinque anni vivendo a New York, prima da lavoratore, poi da studente, ed infine da professionista nel campo di diritto del lavoro.

Esplorate il mondo.
Non importa se alla fine deciderete di tornare in Calabria o di continuare l’esperienza all’estero, in ogni caso il vostro bagaglio culturale sarà più ricco, e le vostre vedute più aperte.
Le distanze ormai si sono ridotte così tanto che, mai come ora nella storia, i giovani calabresi possono sentirsi cittadini del mondo. Grazie alle opportunità offerte da internet qualunque sia il vostro obiettivo, adesso avete la possibilità di poter imparare una nuova lingua, viaggiare, e collezionare esperienze umane e professionali finalizzate alla realizzazione dei vostri sogni.

Inseguite la vostra passione e fatene il vostro lavoro.
Credo che non sia necessario laurearsi per diventare una persona di successo. L’economia globale ha generato una nuova serie di figure professionali e di opportunità di mercato accessibili anche ai nostri giovani. Oggi una buona idea può generare molto più successo economico che non anni ed anni di attività professionale.

Specializzatevi nella vostra passione e mettetevi sul mercato.

Io ho avuto la fortuna di laurearmi in una materia che continua ad appassionarmi, ed alla fine credo sia questo il fattore che mi motiva di più nella mia attività.

Non fatevi mai prendere dalla disperazione.
Mi rendo conto che i giovani calabresi in Calabria devono affrontare innumerevoli problemi, ma spero che proprio questi problemi siano la molla che farà scattare finalmente il tanto auspicato cambiamento. I problemi ci sono ed i fallimenti arriveranno, ma ogni grande successo passa sempre per molteplici fallimenti. Datevi la possibilità di fallire, solo per poi riprovarci più convinti di prima. Alla fine il duro lavoro paga sempre.

Tornando a me
Personalmente mi trovo molto bene a New York. Adoro la città e sono molto contento del mio lavoro. Detto questo sento di avere un legame viscerale con la mia terra. Sono cresciuto in Calabria e ne conservo sempre un ricordo bellissimo.

Mi manca la mia città: Cosenza. Sia per la presenza di gran parte dei miei affetti, a partire dai miei genitori, sia per un attaccamento molto forte alla città stessa.
Bernardino Telesio disse parlando di Cosenza: “La mia diletta città potrebbe benissimo fare a meno di me, ma sono io che non posso fare a meno di essa. Essa che mi scorre nelle vene e che amo”. Ecco penso che questa frase rispecchi perfettamente i miei sentimenti. La cosa che mi manca di meno forse è la mentalità che a mio avviso è spesso troppo chiusa.

Per via del forte senso di appartenenza alla Calabria, negli ultimi anni sono sempre più impegnato in progetti di networking con amici e professionisti calabresi qui a New York, ed è proprio per questo motivo che ci tengo a ringraziarvi per avermi coinvolto.

Hub Calabria è un progetto interessante perché mette in contatto i giovani tramite la condivisione di esperienze, ed io sono sempre più convinto del valore che si genera da questo tipo di confronto. In altre parole è quello che qui chiamano networking.

Oggi blog e social media sono un’ottima risorsa per ottenere informazioni ed iniziare a stabilire una rete di contatti. In questo caso il blog potrebbe essere molto utile a chi fosse interessato a un’esperienza all’estero. Essere guidati quando si muovono i primi passi lontano da casa può fare la differenza tra un’esperienza positiva ed una negativa.

Faccio un grosso in bocca al lupo a tutti i follower di Hub Calabria.


Se hai domande per Eugenio scrivi un’email ad hubcalabria@gmail.com.

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Emilia giovane ingegnere gestionale: lavorare in Calabria non è un’utopia.

Ciao a tutti!
Mi chiamo Emilia, sono laureata in Ingegneria Gestionale ed ora sono responsabile del reparto amministrativo dell’azienda di famiglia.

Crederete sicuramente che io non abbia mai pensato di andare via dalla Calabria, ma non è così.
Sono proprio questi pregiudizi delle persone che ti credono la classica “figlia di papà con la strada già spianata” che mi hanno fatto tentare di andare via dalla mia amata Cosenza. Dopo i primi due anni all’Unical, infatti, chiesi il trasferimento all’Alma Mater Studiorum di Bologna, dove mi convalidarono tutti gli esami fatti, nonostante delle differenze di punti di credito e programma. Volevo vedere come avrei vissuto al di fuori del mio “orticello”.

Mi mancava la mia Calabria, bella come il sole, che più si va a nord meno brilla, mi mancava la mia casa, la mia famiglia, i miei amici. Mi mancava quel calore che, diciamocelo, noi Calabresi portiamo tutti nel cuore.

Dicono che qui in Calabria non funzioni nulla, e su questo voglio dire la mia. Durante i corsi mi resi conto del perché tutti i miei esami erano stati convalidati nonostante le differenze. Molte cose che io conoscevo sin dai primi esami, che per me ormai erano quasi scontate, per i miei colleghi erano novità. Inoltre, non pensate che solo all’Unical ogni tanto non si sa quando si deve fare un esame se non tre giorni prima o che si va a lezione e non c’è lezione, capita anche a Bologna. Perciò non disprezziamo inutilmente la nostra Calabria! Se non uscissero laureati veramente preparati dal nostro Ateneo, nessuno avrebbe trovato lavoro all’estero.

Ma, tornando a me, persi quell’anno e decisi di rientrare. Terminai gli studi ed entrai nell’azienda di famiglia. Dovetti scontrarmi con quei pregiudizi che odiavo. Iniziare a lavorare con chi conosce i tuoi genitori da quando erano ancora single e vi assicuro che non è poi tanto “avere la strada spianata”.
Il primo mese io e la fotocopiatrice eravamo amici inseparabili!

Mio padre mi disse che dovevo dimostrare da sola quanto valevo. Solo così avrei ottenuto rispetto.
Piano piano, con umiltà e buona volontà, prendendo più umiliazioni di quante fossero necessarie e buttandomi anima e corpo in un lavoro per il quale non avevo neanche studiato, iniziai a guadagnarmi la stima di qualcuno di quelli che io chiamo “vecchia guardia”.
Pensai: “ecco il vero problema, non esiste ricambio generazionale qui”. Si, perché se il Calabrese medio ha un difetto è quello di essere troppo geloso delle proprie cose, forse per paura di perdere quel raro posto di lavoro che è suo da anni, e non intende cedere qualcosa ad altri. O almeno questo è il difetto di chi lavora nella mia azienda!

Eppure, ecco il rovescio della medaglia. Quando cercavo qualcuno per affiancarmi, non ho trovato se non prima di un anno, poiché molti giovani, dopo la laurea, partono già rassegnati. Non ho mai ricevuto un curriculum di qualcuno sotto i 40 anni, che si sia presentato di sua spontanea volontà qui in azienda a cercare lavoro.
Ai giovani quindi dico:

“andate in giro, presentatevi, bussate alle porte dei privati. Su 100 porte alle quali busserete, forse 99 vi saranno sbattute in faccia, forse tutte e 100, ma insistendo e cercando il dialogo una vi sarà aperta”.

Perché, infondo, lavorare in Calabria non è un’utopia. E, se pensate che io non sia un esempio, vi dirò che alla fine delle mie ricerche ciò che ho trovato è una giovane ragazza di 19 anni, fresca di Ragioneria, che ha avuto il coraggio di venire a bussare alla nostra porta e di mettersi in gioco, così come tutti quei clienti giovani che ho conosciuto in questi anni e che sono riusciti con molti sacrifici ad avviare qui una loro azienda.


Grazie Emilia 🙂

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Chiara giovane scienziata calabrese a York studia l’intelligenza artificiale

Ciao a tutti! Mi presento, sono Chiara PhD student in Inghilterra presso l’università di York. Qui sto svolgendo un progetto sull’intelligenza artificiale nella sicurezza dei dispositivi autonomi.
Ho lasciato la Calabria e in generale l’Italia per due principali motivi: le barriere architettoniche che affliggevano la mia vita (non poco) e maggiori possibilità nel settore ricerca che purtroppo in Italia non viene finanziato adeguatamente.

Ho deciso di condividere su Hub Calabria la mia storia sperando che possa essere utile a chi leggerà.

Cosenza
Sono una giovane calabrese come tutti voi con tanti sogni e progetti. Ben presto, purtroppo, ho scoperto che l’unico modo per realizzarli era emigrare, lasciando famiglia e amici di una vita.
Eppure, io volevo solo una vita tranquilla, potermi muovere liberamente nella mia città e lavorare nella ricerca; lavoro che amo da sempre.
Vi starete chiedendo: e come mai non poteva muoversi liberamente nella propria città? Bene, per complicare di più le cose sono nata disabile e uso la sedia a rotelle. Come immaginerete, a Cosenza, dove ho vissuto tutta la mia giovinezza, muoversi in sedia a rotelle non è per niente facile. Questo mi ha portato a rinunciare alla mia autonomia e a dover essere accompagnata dappertutto. Un giorno, però, ho deciso di dare una svolta alla mia vita e finita la triennale all’UNICAL sono partita con destinazione Roma.

Roma
La specialistica scelta era il sogno della mia vita: robotica e intelligenza artificiale, il campo che m’interessava di più. La Sapienza è una grande università ma piena di problemi e molte volte ho rimpianto l’UNICAL, per quanto assurdo possa sembrare. Nella città di Roma le barriere architettoniche non erano meno di Cosenza e così la mia vita non era migliorata poi molto. La svolta, quella vera, è arrivata quando mi è stato proposto di sviluppare la mia tesi a Losanna in Svizzera.

Losanna
Losanna era tutta un’altra cosa, potevo muovermi perché lì tutto è accessibile.
Il laboratorio di ricerca era fantastico! Le risorse molto più ampie rispetto all’Italia, i ricercatori fanno carriera grazie al merito e, sopratutto, hanno stipendi adeguati. In quel momento decisi: volevo fare la ricercatrice ma all’estero. Ed è così che scelsi York come città per il mio dottorato.

York
York è una città carina, a misura di uomo, dove tutto per me è facile. L’alloggio è stato facile grazie all’università che ha prontamente trovato una casa adatta alle mie esigenze. Sto finendo il mio dottorato ed ho avuto la fortuna di essere stata assunta come ricercatrice per 3 anni e continuare a vivere in questa meravigliosa città.

and..
Non ho realizzato tutti i miei progetti, ma faccio il lavoro che desideravo e la mia vita è finalmente più facile. Sono indipendente economicamente, cosa che, purtroppo, pochi miei coetanei rimasti in Calabria possono dire.
Mi manca a volte la Calabria e in generale l’Italia. Mi manca il cibo, il clima e, soprattutto, la mia famiglia e i miei affetti. Sono anche incazzata con la Calabria per avermi costretta ad emigrare, negandomi le risorse di cui avevo bisogno. Mi ha formato e poi ha regalato una risorsa gratis a un altro paese.
A voi giovani calabresi dico:

“non abbiate paura di realizzare i vostri sogni anche se questo vi porta a fare un salto nel vuoto”.


Non mi pento della mia scelta perché indubbiamente mi ha migliorato la vita, ma è inutile dire che se fossi potuta rimanere a casa mia, alle stesse condizioni, di certo non sarei emigrata. Dunque, condividerò con voi tutte le cose che funzionano bene qui a York cercando di dare un’idea su come eventualmente migliorare le cose in Calabria. Se avete bisogno di informazioni e consigli sull’Inghilterra non esitate a contattarmi.. A presto! 🙂
Per la condivisione dei miei contenuti sui social userò gli Hashtag #York_HubCalabria #Inghilterra_HubCalabria.