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Antonio ritorna in Calabria per preservare ed ospitare

Ciao a tutti, sono Antonio fondatore di Discovering Presila.

In Calabria ho deciso di ritornarci dopo 11 anni fuori.

Dopo la Laurea in ingegneria ho vissuto a Padova dove mi sono formato professionalmente come consulente in una Multinazionale.

Sia durante gli anni di studio lontano da casa che durante gli anni di lavoro ho sempre immaginato il mio ritorno e la costituzione di una mia impresa ed è così che inizialmente da solo, durante la notte, e poi in team insieme a Carmine Scorza, Francesca Pristerà, Francesca Tobruk e Valentina Bianco abbiamo creato Discovering Presila.

Molte volte, tra me e me, ho criticato il sistema universitario, non tanto perché non ci prepara abbastanza ad affrontare il mondo del lavoro, ma perché non ci educa a fare impresa, questo porta molti di noi a vivere l’università e ad apprendere quello che questa ha da insegnarci per trovare un posto fisso e non per creare un’impresa, per creare evoluzione che è quello che serve alla nostra Regione.

Durante il mio percorso sono stato molto fortunato perché ho avuto la possibilità di incontrare due/tre professori che erano anche imprenditori e che hanno cercato di trasmettere le basi per trasformare un’idea in un business, che nel mio caso hanno generato la giusta curiosità grazie alla quale ho potuto costruire il modello di business sul quale si basa Discovering Presila.

La nostra Mission è: “ Sviluppare il territorio in modo innovativo usando l’Accoglienza Emotiva tipica di noi calabresi e la Genuinità dei nostri prodotti per creare delle Esperienze Uniche per le persone che decidono di venirci a trovare”.

Discovering Presila è attiva da un anno, un anno che per noi ha presentato molte difficoltà, perché tutti al momento facciamo due lavori per poter permettere a Discovering Presila di non doverci pagare lo stipendio e crescere, ma insieme alle difficoltà sono arrivate tantissime soddisfazioni, tantissime meravigliose collaborazioni in un territorio, la Presila Catanzarese, dove fare Rete è sempre stato visto come qualcosa di impossibile.

Abbiamo creato un Brand che vogliamo sia il brand di tutti per portare il nostro territorio nel mondo e poi fare in modo che il mondo venga nel nostro territorio, da qui il nostro motto:

“Appartenere ad un luogo, diffondere le sue radici e ospitarci il mondo”.

Ho sempre avuto una percezione super positiva della Calabria, credo di averla guardata sempre con un occhio critico e questo mi ha portato a capirne davvero a fondo quelle che tutti chiamano “debolezze”, che debolezze non sono, anzi… sono punti di forza, grazie ai quali alcuni territori sono rimasti incontaminati.

Sicuramente ci sono dei problemi, ma sono fermamente convinto che ad oggi l’evoluzione del mondo sia andata talmente tanto avanti da permettere anche a noi calabresi di avere gli strumenti giusti per conquistare i mercati, ma soprattutto per conquistare i cuori delle persone che fino ad oggi ci hanno guardato con diffidenza.

Due cose credo che siano stati fondamentali per la mia esperienza:

  • Continuare a Studiare: studio di più adesso che durante l’università, prima era impensabile per me leggere un libro, adesso ne leggo uno ogni  10 giorni e leggo di tutto. Credo sia fondamentale in un percorso imprenditoriale cercare di tenere la mente sempre aperta perché solo tenendo la mente aperta si può costruire la capacità di trovare le soluzioni ai problemi quotidiani che un’impresa può vivere.
  • Avere un Team: lavorare con delle persone che guardano in un’unica direzione e condividono la propria visione fa la differenza nel raggiungimento degli obiettivi.

Quando vi dicono che la nostra regione è una regione arretrata, che ha tanti problemi, che avete fatto bene ad andarvene (ma in cuor vostro state soffrendo), elegantemente mandateli a quel paese e trovate il modo se siete fuori di riportare il vostro Know-How in Calabria e se invece siete rimasti di far sapere al mondo intero che ci siete.


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SharEEN – Le opportunità della Sharing Economy

Antonio Scornaienchi, di Spin srl, ci scrive per segnalarci il Progetto SharEEN, cofinanziato dall’Unione Europea.

Fra le attività del progetto è prevista l’erogazione on-line di attività formative in modalità gratuita rivolte a start-up, imprese no profit e singoli individui.

La Sharing economy si sta affermando sempre di più in ogni settore economico per l’utilizzo di modelli ormai consolidati, per la maturità delle piattaforme tecnologiche e per il livello di maturità e fiducia raggiunto dai consumatori.

La Sharing Economy, i cui primi modelli possono esser fatti risalire a tempi
lontani, in chiave moderna ha visto le prime realizzazioni a partire dagli anni Novanta. Una accelerazione si è avuta negli ultimi anni registrando anche casi di notevole successo.

Essa può costituire un modello di riferimento per lo sviluppo e la crescita in diversi settori.

È con queste premesse che è nato, cofinanziato dall’Unione Europea, il Progetto SharEEN volto a promuovere la conoscenza delle opportunità derivanti dalla Sharing Economy per la crescita e lo sviluppo in Europa.

In Calabria il progetto SharEEN è portato avanti dalla mia azienda SPIN, partner di Enterprise Europe Network, con l’obiettivo di promuovere all’interno della regione le opportunità derivanti dalla sharing economy.

Nell’ambito del progetto è stata effettuata una mappatura regionale delle iniziative di sharing economy presenti in Calabria che è possibile consultare sul sito: Shareen 2019 – uMap.

Lo scorso anno, nel mese di settembre è stato organizzato un evento “Dalle piattaforme digitali alle imprese sociali: modelli di business per la sharing economy”, tenutosi al centro congressi dell’Università della Calabria, del quale trovate una sintesi QUI.

Il progetto ora offre l’erogazione on-line di attività formative in modalità gratuita rivolte a start-up, imprese no profit e singoli individui che operano in Calabria.

I contenuti del training on-line sono articolati in tre moduli:
I – le opportunità commerciali nella sharing economy;
II – gli strumenti per costruire una comunità per la condivisione;
III – la costruzione di un proprio modello di business basato sulla condivisione.

Il corso è in inglese, ed è fruibile solo in questa lingua, in quanto è stato preparato da esperti europei di sharing economy, ed essendo portato avanti da una rete europea è stata scelta la lingua inglese.

Come SPIN noi siamo a disposizione per fornire ulteriori informazioni e dare un supporto a chi decide di seguire il training, offrendo tutoring, mentoring e coaching per lo sviluppo delle idee imprenditoriali selezionate a valle del percorso formativo.

La fruizione gratuita dei servizi formativi offerti dal progetto si attiva registrandosi alla piattaforma:
https://www.shareen.eu/online-training/training-registration


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Tommaso e Luigi in Calabria con Aurea

Ciao a tutti,

siamo Tommaso e Luigi, i fondatori di Aurea-Filiera Corta Calabrese, un progetto che si pone come obiettivo quello di valorizzare, attraverso la produzione di farine e pasta, la granicoltura calabrese d’eccellenza.

Tommaso è un dottore in scienze agrarie, titolare dell’azienda agricola “Gullì” che da tre generazioni produce e commercializza cereali. L’azienda è tra le prime in Calabria ad abbracciare da oltre 15 anni i sistemi di agricoltura conservativa.

Luigi è un dottore forestale con un approccio mirato alla gestione del prodotto ed alla conoscenza del buon cibo di qualità; anche lui imprenditore, sta per avviare un nuovo format di ristorazione calabrese a Rende, dove servirà pasta e birra prodotti con i cereali di Aurea Filiera Corta.

Entrambi, dopo gli studi universitari, siamo stati in giro, abbiamo trascorso periodi all’estero e girovagato per l’Italia; un po’ come la maggior parte degli studenti laureati in cerca di chissà quale sbocco professionale.

Nel corso del tempo, ci siamo accorti della grande attenzione che molte delle realtà territoriali che abbiamo visitato pongono ai loro prodotti e alla loro tradizione.

In Calabria ci sono tradizione e prodotti d’eccellenza, ma vogliamo fare riflettere sul fatto che nell’area in cui abbiamo iniziato ad operare, dove una delle principali produzioni agricole è quella del grano duro, non c’era una filiera di prodotto: di farine, di pasta o di prodotti trasformati in generale.

Questo aspetto ci ha spronati a cercare di organizzare una filiera corta di questo prodotto, il grano duro calabrese, ancora troppo poco conosciuto, scarsamente apprezzato a livello regionale e nazionale ed al quale non si dà il giusto valore.

Da qui, l’idea di definire le linee guida di Aurea-Filiera Corta Calabrese che nasce proprio dal presupposto che ogni territorio dovrebbe essere valorizzato dal punto di vista agroalimentare, e la Calabria è purtroppo indietro su questo aspetto.

Tommaso gestisce un’azienda agricola orientata da tre generazioni alla produzione di cereali, pertanto reperire la materia prima non è stato un grosso problema.

Mentre trovare mulini con personale disposto a unirsi a noi in questo progetto ed elaborare una “ricetta di pastificazione”, senza andare in contro a numerosi pareri contrari, sono stati dei grossi problemi, prima di tutto per la poca fiducia dimostrataci da molte delle persone che abbiamo contattato.

Per fortuna, non ci è mancato il coraggio di aspettare e, soprattutto, di ricercare e, alla fine, abbiamo trovato ottime persone disposte ad abbracciare la nostra idea.

Dal min 17.00 AUREA FILIERA CORTA CALABRESE

Nel nostro progetto, abbiamo abbracciato un modo di produrre che ha come principio la riduzione al minimo della pressione antropica sull’ecosistema agricolo, senza tralasciare la qualità dei prodotti finali che sono rappresentati da diverse tipologie di farina, ottenuta mediante la macinazione a pietra, e da una linea di pasta, prodotta utilizzando tecniche artigianali.

L’approccio produttivo che noi utilizziamo si divide in due grandi sub-processi, da un lato la produzione della materia prima in campo e dall’altro la trasformazione di quanto ottenuto in farine e in pasta artigianali.

Per la coltivazione della materia prima, il grano duro nello specifico, abbiamo abbracciato i principi dell’agricoltura conservativa, un insieme di tecniche di gestione agronomica a basso impatto ambientale che prevede: la salvaguardia dell’ambiente attraverso il minimo disturbo del suolo, la gestione razionale della fertilizzazione, il riutilizzo dei residui colturali ed un insieme di attente pratiche di monitoraggio prima di effettuare ogni intervento fitoiatrico.

Mentre, per la trasformazione, abbiamo deciso di affidarci alle maestranze locali, con una lunga esperienza nel campo della molitura e della pastificazione.

Il tutto avviene in un contesto locale, è questa la forza del nostro progetto, produrre in maniera sostenibile la materia prima e affidarci a mani esperte durante ogni singola fase produttiva, dando valore alle risorse del territorio e creando una filiera corta che ha come obiettivo la voglia di crescere, facendo conoscere non solo un prodotto ma anche una tradizione.

Nella nostra esperienza due parole sono state di fondamentale importanza: credere e condividere.

Quando si è giovani si tende a sottovalutare le potenzialità di quello che abbiamo sotto il naso, il motto è un po’ per tutti lo stesso: se non l’ha ancora fatto nessuno perché dovremmo farlo noi! Nulla di più sbagliato e nulla di più limitativo.

A questo bisogna aggiungere che le idee o i progetti, a nostro avviso, debbano essere condivisi con chiunque, dall’agricoltore al consumatore; solo condividendo le informazioni e i progressi ottenuti un’idea può diventare un progetto realizzabile, è questa la forza della filiera corta, dove tutti partecipano e dove tutti crescono assieme.

La Calabria è un posto meraviglioso e maledetto allo stesso tempo, un luogo dal quale non vedi l’ora di scappare per poi ritornare.

Noi condividiamo certamente l’idea di molti giovani di evadere da realtà difficili, non gradite, realtà che non fanno crescere professionalmente o personalmente, non vogliamo però che ci si nasconda dietro falsi miti, dietro le difficoltà che esistono in ogni territorio e non solo “qua giù” o dietro la mancanza di voglia di crescere per giustificare tutto ciò.

In conclusione, vorremmo poter comunicare ai giovani calabresi residenti in questa terra ed a tutti quelli che per varie motivazioni hanno scelto di allontanarsi, che:

“ la Calabria è ancora un posto in cui poter investire il proprio tempo e realizzare idee. La nostra breve ma intensa esperienza vorremmo sia la prova di tutto ciò. ”


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Antonino in Calabria è un esploratore galattico

Un Parco Astronomico era quello che mancava davvero a questa terra perché l’interesse per lo spazio e per la cosmologia c’è ed è forte!

Mi chiamo Antonino, vivo a Rosarno, in provincia di Reggio Calabria, e da anni ormai mi occupo di divulgazione scientifica e ricerca in ambito astronomico in Calabria, attività che mi dà una grande soddisfazione, ma di questo ne parlerò dopo.

Innanzitutto, vorrei ringraziare Raffaella Crupi ed Hub Calabria per l’opportunità di rilasciare questa intervista e parlare di tematiche che sono sempre molto interessanti e certamente di interesse collettivo.

Sono sempre stato un appassionato di scienze astronomiche, sin da quando frequentavo il Liceo; in realtà più che una passione credo sia una sorta di mania.

Negli anni, lo studio e l’impegno in ambito astronomico, parallelamente ai miei studi di Architettura, mi hanno portato ad acquisire delle conoscenze molto specifiche e avanzate che mi hanno permesso non solo di fare il divulgatore scientifico ma, soprattutto, di partecipare a ricerche e di collaborare con studiosi di fama internazionale.

Purtroppo, la Calabria fino al 2016 era l’unica regione italiana a non possedere un Osservatorio Astronomico pubblico di livello e con strumentazione all’avanguardia, e che potesse farsi carico di promuovere le scienze astronomiche a un vasto pubblico di curiosi e appassionati (sono molti nella nostra regione), nonché alle scolaresche.

Per anni ho lavorato a progetti di osservatori in Calabria, ma, a causa del poco interesse da parte degli amministratori pubblici verso la possibilità di dotare la Calabria di un osservatorio, i progetti cadevano sempre nel dimenticatoio. Tuttavia, quando meno te l’aspetti, a volte, la fortuna bussa alla porta.

Nel 2014 venni a sapere che c’era un Parco Astronomico in Sila da completare e mi fu chiesta la disponibilità a partecipare al bando come direttore della struttura, mettendo a disposizione le mie competenze.

Fortunatamente il tutto andò per il verso giusto e nel 2016, esattamente il 5 agosto 2016 inaugurammo il Parco Astronomico Lilio di Savelli (KR), il primo parco astronomico pubblico e completo della Regione Calabria.

Il Blog dei giovani calabresi

Il Parco e i risultati

Il Parco è intitolato in memoria del Medico e Astronomo di Cirò (KR) “Luigi Lilio”, vissuto nel 1500, è colui a cui dobbiamo la famosa riforma del “Calendario Gregoriano” voluta da Papa Gregorio XIII.

E’ dotato di moderne attrezzature e consente di: realizzare ricerche scientifiche, attività didattiche e laboratoriali per docenti, privati e studenti provenienti da scuole di ogni ordine e grado, e di svolgere attività di divulgazione astronomica di alto livello.

L’area intono al parco è immersa nel verde tra gli alberi del Parco della Sila e la zona panoramica è attrezzata in modo da non stravolgere l’equilibrio naturale in cui è immersa.

Al Parco Astronomico Lilio, ad oggi, ospitiamo tantissimi visitatori, circa 6000 per anno, e sono tantissime le scolaresche che ci fanno visita durante il periodo autunnale e primaverile, provenienti ormai non solo dalla Calabria ma anche da Sicilia e Puglia.

Il Parco rappresenta ad oggi una realtà bellissima e utilissima che permette a tutti di entrare nel fantastico mondo dell’astronomia guidati da esperti e con attrezzature di ultima generazione.

Oltre l’aspetto didattico al Parco Lilio abbiamo iniziato sin da subito a fare anche scienza.

Ci occupiamo di ricerca e conferma di Asteroidi e Comete, ricordo che siamo uno dei centri Minor Planet Center con codice K96 per questo tipo di ricerca, negli ultimi mesi, abbiamo co-scoperto 12 asteroidi che sono passati vicino alla terra.

Ci occupiamo anche di ricerca di supernove extragalattiche e da poco, siamo nel progetto GRAWITA, dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, che si occupa dell’osservazione delle controparti ottiche delle onde gravitazionali, grazie ad una collaborazione tra il Parco Lilio, la prof.ssa Sandra Savaglio dell’Unical e i ricercatori Luciano Nicastro ed Eliana Palazzi dell’Istituto Nazionale di Astrofisica di Bologna.

In più, ogni anno insieme alla prof.ssa Sandra Savaglio facciamo fare pratica al telescopio agli studenti del Dipartimento di Fisica dell’Università della Calabria.

Tornando a te…

Tornando a me, i miei lavori personali che hanno a che fare con lo spazio non finiscono qua, ho una startup che si occupa di progettare e realizzare sonde per esperimenti nel “vicino spazio” e mi occupo di portare queste esperienze nelle scuole in modo da creare entusiasmo tra i giovani e nello stesso tempo far realizzare loro progetti spaziali importanti.

Ne sono un esempio:

il Progetto MoCRiS, appena concluso e realizzato in collaborazione tra la mia ABProject, il Liceo Scientifico di Cariati e il Progetto OCRA dell’Istituto Nazionale di Astrofisica, il quale (per il secondo anno consecutivo) è stato con noi in Calabria per lanciare una sonda nel vicino spazio e acquisire importanti dati scientifici.

E il Progetto HORUS III realizzato nel 2014 insieme al Liceo Scientifico Piria di Rosarno, dove grazie a una collaborazione internazionale si è potuto studiare l’interazione tra alcune forme di vita e i raggi cosmici ad altezze superiori di 35 km.

Ci tengo a sottolineare che i miei successi li condivido con la responsabile didattica e di laboratorio del Parco Astronomico Lilio, Antonella, che è anche la mia fidanzata. Abbiamo la fortuna di lavorare insieme e la startup ABProject l’abbiamo fondata proprio perché condividiamo le stesse passioni e gli stessi interessi tecnologici.

Spesso, sento dire che in Calabria è impossibile realizzare alcune cose, ma secondo me non è impossibile è solo un poco più difficile, difficoltà che deriva da uno scetticismo cronico che si trasmette ormai da anni, credo bisognerebbe riportare un poco più di fiducia, lavorando soprattutto sulle nuove generazioni.

Il Parco Astronomico Lilio, come ho già detto, è una bella realtà e che soprattutto funziona, nonostante, posso dirlo, siamo quasi del tutto abbandonati da quelle che dovrebbero essere le amministrazioni pubbliche che ci avrebbero dovuto permettere di andare avanti, ma così non è e allora noi andiamo avanti per la nostra strada e con le nostre forze.

È proprio grazie a questo impegno importante che stiamo facendo qualcosa di grande, soprattutto perché un vero e proprio centro di ricerca astronomica era quello che serviva e ogni giorno che passa ce ne rendiamo conto sempre di più.

Per la divulgazione in Calabria c’è già qualche realtà che ha fatto e fa egregiamente il proprio lavoro, ma per la ricerca siamo i primi e il fatto di avere importanti enti di ricerca che vogliono collaborare è la gratificazione più grande alle fatiche affrontate per poter arrivare a questi livelli di affidabilità.

Un osservatorio astronomico è una struttura molto complicata da gestire perché le strumentazioni costosissime devono essere sempre al 100% per poter dare risultati scientifici molto precisi e come li vogliono i ricercatori professionisti.

Ci son tante opportunità da cogliere in questo settore?

Se parliamo del settore astronomico come un settore su cui fare business la mia risposta è no. Se parliamo però del settore della divulgazione scientifica e dell’istruzione credo ci sia parecchio materiale su cui lavorare e su cui poter lucrare. Credo che il settore dell’istruzione, purché si lavori con costanza e determinazione, sia un ottimo modo per fare business.

Il Parco Astronomico Lilio è una realtà che se ben sfruttata permette di creare un indotto non da poco, abbiamo già detto infatti che abbiamo molte migliaia di visite all’anno, perciò immaginate se anche il 50% delle persone consuma un panino o un caffè.

Purtroppo, in Calabria il discorso di fare rete non sempre funziona, dipende dal contesto. Nei piccoli paesi, o almeno ancora in alcuni, si preferisce vivere alla giornata o accontentarsi dello stipendio pubblico. A Savelli solo ora si inizia a capire la reale potenzialità del Parco Lilio ed ecco che infatti stanno iniziando a sorgere imprese locali e B&B.

L’astrofisica Sandra Savaglio è stata nostra Special Guest, sappiamo che vi ha supportati in questa avventura, e il territorio circostante?

Sandra Savaglio prima di essere una grande scienziata è una bella persona e una buona amica che ci sta facendo crescere. In questi anni anche grazie al Parco Astronomico abbiamo consolidato l’amicizia e iniziato collaborazioni scientifiche importanti. A lei piace moltissimo il Parco Astronomico infatti ne parla sempre quando fa le interviste in giro per l’Italia e noi non la ringrazieremo mai abbastanza per quello che fa verso di noi. Al di là di questo, stiamo portando avanti diverse idee scientifiche che a breve ci consentiranno di essere uno dei centri di ricerca più importanti in Italia.

Per quanto riguarda l’aiuto del territorio, se devo essere sincero, inizialmente non è stato facile, come dicevo, ora le cose stanno cambiando e sempre più gente sta avviando attività intorno al Parco Astronomico e le collaborazioni stanno aumentando.

Cosa hai imparato da questa esperienza?

La cosa più importante per me sono la passione e l’impegno. C’è una frase famosa che dice che se “fai quello che ami non lavorerai un solo giorno della tua vita”, quando si fa quello che si ama si è spinti da una forza motrice invisibile che è capace di farti raggiungere risultati straordinari!

Non so se sono stato fortunato ma io ho sempre raggiunto quello che mi ero prefissato e l’ho sempre fatto lavorando quotidianamente e sudandoci su! E’ questo che voglio trasmettere attraverso Hub Calabria, la cultura del lavoro è la mentalità vincente per raggiungere grandi risultati.

Ai giovani calabresi dico:

“Studiate e impegnatevi. Sicuramente l’istruzione è la cosa più potente che abbiamo per contrastare le varie problematiche che affliggono i territori.”

Non mi piace parlare di Calabria, in questo caso per me è un discorso generale. Mi sono spesso confrontato con ragazzi del Nord Italia e vi posso garantire che non hanno situazioni migliori delle nostre. In ogni caso, l’unico modo per venire fuori e garantirsi un futuro brillante è quello di studiare e impegnarsi con tutte le proprie forze!


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Annalisa a Vienna racconta la Calabria con gusto

Ciao Hub Calabria,
sono Annalisa, una giovane Food Blogger.
Nata a Siderno e cresciuta a  Portigliola, oggi vivo a Vienna e ho fatto delle mie origini il mio punto di forza.

Non mi sono accorta di amare tanto la Calabria fino a quando sono arrivata qui. Qui dove tutto è perfetto, ma mi mancavano le cose più semplici. Il pane caldo del fornaio (e non pane congelato), la soppressata, la nduja. Le melanzane che fa la mamma, le “pittelle” che fa la Nonna. Sì, parlo di cibo, perché rappresenta me.

Ed è quando ho capito che questo era ciò che mi mancava di più che ho deciso di portare su Youtube la cucina tradizionale calabrese. E a quanto pare, manca a molti, non solo a me! Poi, è naturale, mi manca il mare, il sole, ma questo è una delle cose da prendere in considerazione quando ci si trasferisce nel nord Europa.

Ah, la Calabria. Una Terra che si fa odiare quando ci si vive, ma non appena metti piede fuori, tutto improvvisamente cambia e ciò che era ovvio, scontato e banale diventa quello che ti manca di più. Anche se vieni da un paesino in provincia di RC, come Portigliola.

Forse abbiamo il lavoro noi che stiamo all’estero, è vero. Stiamo bene, ci sono servizi dove viviamo adesso, ma la nostalgia è qualcosa con cui combattiamo quotidianamente.

Anche se siamo felici e abbiamo trovato la nostra dimensione, siamo e saremo sempre calabresi e la nostra Terra, credetemi, è straordinariamente amata dagli austriaci.

Quando vivi all’estero cambia tutto. Vedi con gli occhi diversi la tua regione. E mi permetto di dire che questo credo sia un tratto esclusivamente meridionale.

Portigliola è un piccolo paesino sulla Costa dei Gelsomini: si ripopola in estate e muore d’inverno. Ma non è poi così ovunque nel mezzogiorno d’Italia?

Vedevo sempre i miei parenti tornare dal Nord o dagli Stati Uniti quando ero un’adolescente e pensavo a quanto bello fosse poter vedere il mondo, viaggiare e conoscere nuovi posti. Quando loro tornavano per le vacanze erano sempre i “turisti”. Ora è diventato per me lo stesso, 3 settimane in estate, 2 in inverno, ma non indosso mai i panni da turista: per me è sempre casa. 

Sul mio canale Youtube di cucina, Torte di Nuvole, ho cominciato una playlist di video pratici riguardo questo argomento poiché in molti mi chiedono info sapendo che la scelta di andare via l’ho fatta in prima persona.

Posso dire con certezza, però, che l’errore che più spesso vedo è quello di partire senza un piano, senza un progetto. Si finisce solo per spendere i pochi soldi che ci si porta per sopravvivere i primi tempi.

Oggi Google offre tantissime informazioni (basta saper cercare bene!), ogni città del mondo ha dei siti web ufficiali dove è possibile reperire informazioni di qualunque tipo che diventano estremamente utili una volta che si è arrivati a destinazione.

Se state pensando di trasferirvi, non fatevi prendere dallo sconforto: pensate sempre che potete tornare a casa se le cose non vanno bene. Per quanto mi riguarda, pensare di avere un porto sicuro a casa mi ha aiutato molto a sopravvivere moralmente nei primi due mesi. Poi le cose sono partite davvero ed io ho cominciato a rifiorire!

Non vergognatevi mai di ciò che siete, del perché siete andati via e del perché, magari, avete deciso di ritornare. Nonostante nella maggior parte dei casi gli austriaci amino la Calabria, ho incontrato alcuni che hanno pensato che venissi da una specie di far west. Se vi capita, non sentitevi offesi.

Anche se vorreste urlare di tutto, utilizzate questa circostanza a vostro vantaggio per parlare della Calabria, per spiegare con le parole quello che avete nel cuore, le immagini che riuscite a vedere ad occhi chiusi quando pensate alla nostra lontana Terra.

Parlate di tutti quei giovani che, testardamente solo come noi sappiamo fare, hanno deciso di restare e costruire qualcosa nonostante tutte le difficoltà. La Calabria è una Terra di storia, di accoglienza e di Amore.

Ai giovani calabresi voglio dire:

siate orgogliosi ambasciatori della Calabria Bella!


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Valentina, una reggina in Australia

Valentina è una ragazza gioviale dagli occhi luminosi, che un anno e mezzo fa ha preso una decisione coraggiosa: lasciare la sua Calabria per raggiungere l’Australia in cerca di nuove opportunità.

Appena rientrata in Italia, a causa dello scadere del visto vuole raccontarci la sua esperienza; una storia, come quella di molti altri giovani migranti, è ricca di momenti emozionanti, ma non sempre facili.

“Lasciare la mia famiglia, la mia terra, è stato veramente difficile. Ma quando vedi che non hai altre possibilità di migliorare la qualità di vita, lavorando per sopravvivere e non per vivere, sei costretta a prendere delle
difficili decisioni, per un futuro migliore. Lasciare la propria casa è doloroso. Ma, pensare alla mia terra, mentre vivevo in Australia, mi ha fatto provare un sentimento inaspettato. Non era nostalgia, ma rabbia.

Rabbia, dovuta alla constatazione di un’amara realtà: ho visto una terra ricca che alle persone offre tanto, anzi troppo. E mi sono chiesta: perché qui sì e nella mia terra no? Perché un luogo come l’Australia debba offrire tanto a chi ci vive e invece la Calabria, e più in generale l’Italia, non lo fa?

Certamente fa tanto anche il modo di pensare. Qui, in Calabria, secondo me, abbiamo una mentalità molto chiusa, mentre in Australia tutto può diventare un’opportunità!

Io ero abituata a lavori poco soddisfacenti e mal retribuiti nella piccola realtà di Reggio Calabria. In Australia vieni pagata non al giorno, ma ad ore. La paga varia in base al lavoro che fai; per legge, il minimo è 18 dollari l’ora. Lavorando in cucina come aiuto cuoco o pasticcera riuscivo a raggiungere uno stipendio ben più alto rispetto a quello che percepivo facendo due lavori a Reggio Calabria. E sottolineo che a Reggio lavoravo tutti i giorni e non avevo tempo libero. In Australia la qualità della vita è decisamente migliore rispetto alla Calabria. E la mentalità è ben diversa”.

Dal racconto vivace che ci fornisce, capiamo che, contrariamente a ciò che ci si può aspettare, non è stato difficile per lei ambientarsi in una terra sconosciuta. Merito della mentalità australiana e dell’accoglienza ricevuta.

“Certamente non è stato difficile ambientarsi in un posto del genere. Sarebbe stato perfetto se la mia famiglia fosse stata con me. Il problema è rientrare in patria e capire che l’Australia è anni più avanti rispetto alla mia città”.

Ovviamente, Valentina prima di partire dall’Italia ha avuto bisogno di consigli su come muoversi:

Andando dall’altra parte del mondo SOLA, dovevo avere un piano prima di partire. Ho scritto e ho chiesto consiglio ad una famiglia italiana che mi ha aiutata nei primi giorni. Ho trovato tantissimi ragazzi nella mia stessa situazione, con tanti dubbi e con tanta voglia di fare amicizia. Si crea un rapporto di complicità con persone di nazionalità diverse, che non hai mai visto. Ci si aiuta a vicenda, senza volere niente in cambio. Questo scambio può sembrare banale, ma vi assicuro che, quando ti trovi da sola e non conosci nessuno, è veramente una manna dal cielo. Dopo sette mesi, mi ha raggiunta mia sorella e abbiamo comprato un Van, una specie di furgoncino (non avevo mai comprato una macchina in Italia!) e abbiamo cominciato la nostra avventura, percorrendo più di 3000 km!”.

“Di questa esperienza in Van sono davvero orgogliosa. Il mio spirito di avventura e una notevole capacità di adattamento mi hanno permesso di fare nuove esperienze e visitare luoghi mai visti prima.”

Le chiediamo se prima di emigrare conoscesse già bene la lingua inglese. Risponde sorridente:

“In realtà, non conoscevo benissimo l’inglese quando sono partita, ma non è stato affatto un problema. Gli australiani sono molto tolleranti e non stanno lì a correggerti di continuo se ti esprimi male in inglese. Diciamo che la lingua è stato l’ultimo dei problemi”.

A questo punto una domanda è d’obbligo: dopo aver affrontato questa avventura consiglieresti ai giovani calabresi di fare esperienza all’estero?

“Assolutamente sì. È importante vedere realtà diverse. Mi ha cambiata questa esperienza. È stata un’avventura bellissima!”.

Valentina si dichiara prontissima a ripartire!

Intervista e articolo di Nadia D’Apa.


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L’astrofisica Sandra Savaglio, la Calabria e le stelle

L’11 febbraio è la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. Per l’occasione abbiamo contattato una donna che alla scienza ha dedicato la propria vita, ottenendo importanti riconoscimenti.

Nel 2004 le è stata dedicata la copertina della rivista americana Time, in quanto rappresentante delle brillanti menti europee in fuga negli Stati Uniti. Nel 2016 ha ottenuto il prestigioso premio “Vittorio De Sica”, in quanto personalità che si è distinta nel mondo della scienza compiendo un brillante percorso accademico.

Stiamo parlando dell’astrofisica calabrese Sandra Savaglio.

Donna di carattere e autorevole scienziata, dopo aver viaggiato molto sia in Italia che all’estero, è tornata in sede, avendo ricevuto chiamata diretta come professore ordinario.

Attualmente, infatti, è professoressa di astrofisica all’Università della Calabria. Specializzata nell’astrofisica delle galassie distanti, dell’arricchimento chimico dell’universo e dei fenomeni esplosivi, la professoressa Savaglio ha all’attivo più di 200 pubblicazioni su riviste internazionali.

Il suo curriculum, di tutto rispetto, la indica come Fellow e Senior Research Scientist presso lo European Southern Observatory (ESO) di Monaco di Baviera, la Johns Hopkins University e lo Space Telescope Science Institute di Baltimora; lavora anche all’Istituto Max-Planck per la Fisica Extraterrestre.

Noi di Hub Calabria ci sentiamo onorati, in quanto questa personalità così importante ci ha dato l’opportunità di parlarle, durante la sua permanenza presso il VLT situato a Cerro Paranal, in Cile.

Cos’è il VLT, vi starete chiedendo.
É il Very Large Telescope, letteralmente il “ Telescopio molto grande”, si trova nel deserto di Atacama, a 2700 metri di altitudine. A dispetto della banalità del nome, il VLT è lo strumento ottico più avanzato al mondo.

Composto da quattro telescopi principali e da quattro ausiliari, consente agli astronomi di vedere dettagli fino a 25 volte più definiti rispetto a quelli osservabili con i singoli telescopi.

La professoressa Savaglio ha lavorato sui dati ottenuti da uno strumento tanto sofisticato. Per aver accesso al telescopio bisogna vincere una gara presentando un progetto scientifico, ma solo il 10% delle domande di partecipazione supera la soglia molto alta di valutazione e viene accolto.

A noi di Hub Calabria ha concesso un tour in videochiamata durante il quale ci ha mostrato la sede dell’osservatorio e l’ambiente circostante. Un deserto dove il clima è caratterizzato da forti escursioni termiche, e l’aria è rarefatta e molto secca, insomma, un luogo inospitale, tanto da ricordare il deserto marziano.

Per rendere la permanenza degli scienziati meno disagevole è stata creata una piccola oasi all’interno della zona residenziale.

La Calabria e le stelle
Dopo questa chiacchierata interessante, le abbiamo chiesto della sua regione d’origine: “La Calabria è un ottimo punto d’osservazione della Via Lattea, grazie allo scarso inquinamento luminoso. Sulla Sila, a Savelli, c’è un osservatorio astronomico che al momento è ad uso turistico, ma il responsabile, Antonino Brosio, si sta impegnando insieme alla professoressa Savaglio, ed altri illustri colleghi in Italia, affinché sia possibile utilizzarlo per effettuare misurazioni scientifiche. Il Parco Astronomico “Lilio” di Savelli è un progetto che è stato fortemente voluto dal professor Filippo Frontera, del dipartimento di fisica dell’Università di Ferrara ed originario di Savelli”.

La professoressa ci informa, inoltre, che a breve verrà aperto un moderno planetario a Cosenza, un progetto con a capo il professore Franco Piperno, del dipartimento di fisica dell’Unical.

Le abbiamo chiesto anche un’opinione riguardo la fuga di cervelli e lei con molto senso pratico ci ha risposto: “Nel campo scientifico se vuoi migliorarti ed acquisire nuove conoscenze e tecnologie, ma anche per imparare le lingue ed entrare in contatto con altri scienziati nel mondo, devi fare esperienza all’estero. Infatti, andare fuori dall’Italia non è negativo in senso assoluto. Il problema è che se vuoi tornare è molto difficile. Comunque, conosco persone che sono felici di vivere e lavorare all’estero.

Riguardo me, devo dire che quando ho lavorato in Germania, nonostante non mi trovassi benissimo (l’Istituto Max Planck e’ caratterizzato da un ambiente estremamente gerarchico), non pensavo di tornare in Calabria. È successo tutto un po’ per caso. Il professore con cui ho fatto la tesi quasi trent’anni fa ha insistito per farmi tornare. È stata fatta una chiamata diretta per chiara fama”.

Detto questo, aggiunge che bisognerebbe fermare la fuga di cervelli, perché, specialmente in Calabria: “Non si può permettere che interi paesi rimangano vuoti, disabitati. Anche se uno dei fascini della Calabria è proprio il fatto che non sia molto popolata”.

Quindi, quelle che per molti sarebbero una pecca della nostra regione, ovvero bassa densità di popolazione e scarsa illuminazione (c.d. inquinamento luminoso) possono invece essere viste come un valore aggiunto in una terra che sembra dimenticata da tutti.

Parlando della sua amata Calabria, la professoressa ha elogiato molto l’Unical con il suo grande campus e ha evidenziato che, in occasione della Giornata Internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, l’Università sospende le attività didattiche e organizza eventi che coinvolgono giovani donne che desiderano diventare scienziate.

Proseguendo con l’intervista, la professoressa Savaglio ci ha spiegato quali siano secondo lei i punti di forza e quelli di debolezza nella realtà universitaria italiana, e calabrese in particolare. Tra i primi ha menzionato la presenza di studenti brillanti e motivati che vengono molto apprezzati all’estero. Inoltre, altro punto a favore dell’università calabrese è il rapporto umano positivo che si instaura tra gli studenti e i professori. Altrove questo non è sempre possibile, e il professore ordinario, in generale, rimane distante dagli studenti.

Parlando invece dei punti di debolezza, ha lamentato la presenza di troppi litigi in ambito lavorativo. “È importante restare uniti. La collaborazione è alla base di una buona ricerca, invece spesso si pensa ai propri interessi”. Altro punto a sfavore della Calabria e dell’Italia in generale è l’eccessiva burocrazia nella pubblica amministrazione, che rende le cose difficili anche nel campo della ricerca scientifica. In fine, ci saluta lasciando dei significativi messaggi agli studenti:

“Se avete voglia di fare una cosa, fatela. Credete in voi stessi fino in fondo e raggiungerete i vostri obiettivi.

Per le ragazze: 

“Non dite mai a voi stesse “Sono femmina, non lo posso fare”. Buttatevi con coraggio in ciò che volete fare e avrete soddisfazioni”.

Agli studenti calabresi che vogliono intraprendere un percorso simile al suo dice:

“Non dimenticate mai la vostra umanità. Fate quello che volete fare, perché avere un desiderio è qualcosa che di per sé ha grandissimo valore. Non è facile, richiede impegno, ma non abbiate limiti. Arrivare ad una vetta dopo aver faticato tanto è una esperienza stupenda!”.

Intervista di Alessandra Costa e articolo di Nadia D’Apa.


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Miriam torna in Calabria e realizza un sogno di Seta

Mi chiamo Miriam Pugliese, ho 29 anni e sono originaria di San Floro.

San Floro è un paese di 600 anime in provincia di Catanzaro. Con i miei genitori emigriamo a Gallarate (VA) poco dopo la mia nascita. Conseguo il diploma e per un po’ lavoro a Malpensa come hostess ma, qualche anno dopo, c’è aria di crisi e di licenziamenti. Così, zaino in spalla e senza nessun appoggio, mi trasferisco in Germania, a Berlino.

Lavoretti, corsi di lingua in una città aperta e multietnica, ma il cuore va alla Calabria che grazie a questa esperienza riesco a vedere con occhi diversi, apprezzandone appieno le sue potenzialità e provando una forte nostalgia per la bellezza del paesaggio e l’umanità dei suoi abitanti.

Trovo un alleato in Domenico Vivino, anche lui di San Floro che vive a Napoli. Progettiamo di recuperare l’allevamento dei bachi e la produzione di seta, che tra il 1300 e il 1700 aveva portato Catanzaro a diventare la capitale europea della seta.

Con quel chiodo fisso, resisto un anno a Milano, nell’ufficio commerciale estero di una multinazionale, ma non dura molto, mi licenzio e torno a San Floro.

L’opportunità
Ci sono 5 ettari di proprietà del Comune, più di tremila gelsi e un museo della seta, in un castello, tutti da recuperare.

Nel 2014, con Domenico e un’altra socia, Giovanna Bagnato, artista e amica d’infanzia, fondiamo una cooperativa, Nido di Seta.

La gente non crede in noi, ci dicono tutti che siamo pazzi. Nel frattempo, pressing al Comune, i risparmi si dissolvono, ma noi andiamo avanti. Alla fine, ci facciamo apprezzare.

Sulla nostra seta si inginocchia il Papa, in migliaia tra scuole e turisti da tutto il mondo accorrono ogni anno per vivere un’esperienza avvolta nella seta riscoprendo la bachicoltura.

La cooperativa punta sulla multifunzionalità: agricoltura, ma anche artigianato e accoglienza. I prodotti variano dalle confetture di more, a monili di seta, a stoffe e perfino abiti da sposa. Siccome la domanda è alta abbiamo creato una rete di artigiani sul territorio calabrese che collaborano con noi alla creazione dei tessuti serici costruendo una filiera artigianale serica 100% made in Calabria.

foto di Miriam Pugliese.

La nostra ottica è tutta green: per la corrente elettrica ci serviamo esclusivamente di pannelli fotovoltaici autonomi, il nostro gelseto è certificato bio, le tinture dei nostri filati e tessuti sono 100% naturali e del nostro territorio.

Ho una speranza: che altri giovani possano tornare a valorizzare e a prendersi cura della nostra terra, poiché siamo seduti su una miniera d’oro su cui quotidianamente sputiamo sopra.

“Bisogna guardare il territorio con occhi diversi per apprezzarne l’unicità e le immense risorse che quotidianamente sottovalutiamo”.

In futuro inoltre, vorremmo creare un’accademia, una “scuola dell’antico mestiere”, per insegnare “le conoscenze perdute” e trasmettere questa passione alle nuove generazioni.


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Matteo dopo l’Unical – la Calabria vista da Miami

S’è mori affucatu, m’affucu a mari gruassu!” (se il mio destino è morire annegato, preferisco farlo in un mare grande).

Ricordo ancora quando mio nonno si rivolse a me citando quel noto adagio popolare. Bum! In meno di dieci parole aveva comunicato il messaggio, senza arzigogoli inutili, dritto al punto. Potrei fermarmi qui, ma evidentemente il gene dominante era quello di mia nonna, dall’eloquente e prolissa favella.

Ciao lettori di Hub Calabria,
mi chiamo Matteo e sono uno straniero, come tutti.

Da pochi mesi, vuoi per assecondare pulsioni primordiali, vuoi per non disattendere i consigli ricevuti da bambino, sono emigrato dall’altra parte della luna (come cantava l’indimenticato Lucio), terra che ha accolto a braccia più o meno aperte schiere di avventurieri desiderosi di acquistare, con i risparmi di una vita, un ticket per la “seconda possibilità”.

Reinventarsi, riscoprirsi diversi o sempre uguali, cambiare marca di dentifricio, vicini di casa, amici. Io sono un emigrato del terzo millennio, non posso certo paragonarmi a chi lo fece in condizioni ben meno agiate delle mie, ma, forse, la valigia colma di speranze e paure (accuratamente piegate per non fare volume), è la stessa.

Sono nato e cresciuto in Calabria, figlio di mamma Unical, dove ho completato la mia formazione e ho conosciuto persone fuori dall’ordinario, che quotidianamente lottano contro le stridenti contraddizioni che la nostra terra ci propina.

Dopo la laurea in Economia Applicata ho vissuto per poco meno di un anno in Cile, paese che mi ha dato tanto e che ha decisamente cambiato le sorti della mia vita, aprendo per la prima volta i miei occhi al possibile, che esiste e resta lì, in attesa che qualcuno lo veda e lo trasformi in reale.

Oggi vivo a Miami. Lavoro per MSC (Mediterranean Shipping Company) USA nel dipartimento di Trade Import ed Export tra gli Stati Uniti e i Caraibi.

La convinzione, che ho maturato dopo aver avuto l’occasione di vedere il mondo senza altri filtri che i miei occhi, è che il livello medio di istruzione garantito in Italia sia di alta qualità, a dispetto di quello che per bieco provincialismo, sovente, siamo indotti a pensare. Le nostre radici affondano in un terreno reso fertile da millenni di Storia che ci rendono competitivi in ogni contesto sociale, bisogna solo prenderne coscienza e ricordare che spesso, in natura, l’importante non è tanto essere forti, ma sentirsi tali.

Degli Stati Uniti mi piace la dinamicità e l’effervescenza sociale, l’interculturalità che ogni giorno ti sorprende, mettendo in discussione le tue convinzioni e i tuoi punti di riferimento. La percezione del tempo è differente. Sembra di non averne mai abbastanza e, quello che si ha, scivola via come sabbia tra le dita.

Penso spesso all’Italia e alla Calabria cercando di informarmi, quando posso. Provo a sfruttare la posizione privilegiata di osservatore esterno per cogliere aspetti che prima non notavo. Un po’ come accade con un bel quadro, che spesso richiede due passi indietro per essere apprezzato e capito nella sua interezza. Allora le forme cominciano ad assumere lineamenti conosciuti, i colori permettono di distinguere luci ed ombre e un senso di completezza inizia a pervadere gli occhi di chi guarda.

Credo che, a parte gli atavici problemi irrisolti (forse perché mai veramente affrontati?) che ci portiamo dietro da secoli, basterebbe davvero poco per innalzare la qualità della vita.

Negli Stati Uniti ho fatto la procedura per il rilascio della patente di guida (compresi esami teorico e pratico) in una mattinata, uscendo dall’ufficio con la patente in mano. Semplificare l’ingessata macchina della burocrazia pubblica, ad esempio, potrebbe essere un buon punto di partenza.

Noi calabresi (ed italiani in generale), siamo unici al mondo, senza eccezioni di sorta. La ricchezza artistica, culturale, linguistica, che ci circonda contaminando ogni risvolto del quotidiano, plasma la nostra forma mentis rendendoci capaci di emergere in qualsiasi contesto sociale e lavorativo. Basti pensare ai dialetti, con le milioni di sfumature cangianti che, spesso, cambiano spostandosi di una manciata di chilometri. Tutto questo è speciale, non esiste altrove.

Ai giovani calabresi, soprattutto a chi pensa di non avere possibilità, a chi “cade sul suo ultimo metro” (come cantava qualcuno) dico di non lasciarsi spazzare via dalla corrente.

“La superficialità non paga, rende tutto epidermico appiattendo emozioni e competenze. Non voglio scadere in banali luoghi comuni, ma, onestamente, penso che leggere, amare l’arte (in ogni sua forma) e viaggiare (se possibile) siano gli unici strumenti che, in un modo o nell’altro, garantiscono una marcia in più. Provarci e fallire è molto meglio di desistere accontentandosi. Altrimenti, il rischio è finire per avere “nostalgia delle cose che non ebbero mai un cominciamento””.

Non so dove sia il mio posto nel mondo, a patto che ne esista uno. Per ora, sono soddisfatto della mia vita da straniero oltreoceano. A prescindere da quello che mi riserverà il futuro, per citare il poeta (con un pizzico di ironia): “non escludo il ritorno!”… un giorno.


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Zabatta Staila – tornati da Londra per raccontare Cosenza

Ciao Hub Calabria,
siamo la Zabatta Staila Crew, una band di giovani cosentini. Attraverso la musica e i nostri testi in dialetto raccontiamo la realtà in cui viviamo.

Abbiamo sempre avuto la passione per il dialetto e la tradizione. Raccontare Cosenza, viene dal fatto che abbiamo vissuto a Londra per un bel po’ di tempo e quando sei fuori casa, cominci a notare cose che altrimenti non noteresti, perché le dai per scontate. Come il clima, il cibo, la famiglia. Quando vivi fuori, una parmigiana di melanzane fatta da tua nonna non è una semplice parmigiana, è un tesoro da custodire stretto, da consumare lentamente, da assaporarne gli strati con cura. Ecco, da lì viene la voglia di raccontare Cosenza, dalla parmigiana di melanzane. Dalla voglia di risentire quel sapore.

Momenti difficili? Nessuno.
Abbiamo scritto le cose con naturalezza, basta osservare e riportare su carta. Non ci siamo inventati nulla. Le persone si rivedono nei nostri testi perché raccontiamo il loro quotidiano. La parola “Successo” ci ha sempre spaventato. Pensiamo in realtà che non sia successo nulla e che il meglio debba ancora arrivare. Di sicuro ci godiamo il calore della gente, ci godiamo l’ansia un minuto prima dell’esibizione, ci godiamo quel senso di incredulità che ancora abbiamo quando la gente ci viene addosso. Sono cose che il denaro non potrà mai darti. Nell’epoca dei selfie, abbiamo deciso di spersonalizzarci, di non avere un’identità, di rimanere nell’ombra. La maschera è la vera essenza. Chiunque si rispecchi nei nostri testi, può essere Zabatta.

La nostra prima canzone seria è stata Ohi Maʼ, uscita nel 2017. Racconta uno spaccato di vita degli Zabatta, tutto ciò che è stato prima delle maschere. E’ la storia di un ragazzo emigrato. Noi scriviamo le vicende, le storie. Il perché “non ci siamo soffermati sulla cause del bisogno di cambiamento dei giovani” ci sembra una domanda al quanto criptica, filosofica e troppo colta. Siamo si Supereroi ma non docenti universitari né psicologi, le cause e gli effetti sulla vita appartengono ad ognuno e per ognuno è diverso. Noi ci limitiamo a raccontare, non a spiegare i “come mai”.

Nasciamo su YouTube. In un secondo momento su Facebook e ora praticamente siamo ovunque (Instagram, twitter). Per noi è stato fondamentale l’utilizzo dei social per far veicolare i nostri brani, avendo avuto la fortuna di diventare virali non abbiamo investito in nessuna pubblicità, abbiamo investito solo sulle nostre idee, cercando quella giusta, lavorandoci sodo, senza lasciare nulla al caso.

Ai ragazzi calabresi nel mondo e ai ragazzi rimasti in Calabria vogliamo dire la stessa cosa:
Le cose si cambiano partendo dall’individuo. Si può andare via per apprendere meglio e magari tornare e cambiare le cose. Si può rimanere, lottando da dentro e quindi cambiare le cose. Comunque, cambiare le cose. Mandare avanti le idee, sprovincializzarsi.

“Rimanete radicati alle tradizioni ai vostri dialetti ma non al bigottismo provinciale. Abbiate cura dei vostri paesi, cercate di non farli morire, con un occhio rivolto sempre al futuro e aperto a nuove culture.”


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