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Matteo dopo l’Unical – la Calabria vista da Miami

S’è mori affucatu, m’affucu a mari gruassu!” (se il mio destino è morire annegato, preferisco farlo in un mare grande).

Ricordo ancora quando mio nonno si rivolse a me citando quel noto adagio popolare. Bum! In meno di dieci parole aveva comunicato il messaggio, senza arzigogoli inutili, dritto al punto. Potrei fermarmi qui, ma evidentemente il gene dominante era quello di mia nonna, dall’eloquente e prolissa favella.

Ciao lettori di Hub Calabria,
mi chiamo Matteo e sono uno straniero, come tutti.

Da pochi mesi, vuoi per assecondare pulsioni primordiali, vuoi per non disattendere i consigli ricevuti da bambino, sono emigrato dall’altra parte della luna (come cantava l’indimenticato Lucio), terra che ha accolto a braccia più o meno aperte schiere di avventurieri desiderosi di acquistare, con i risparmi di una vita, un ticket per la “seconda possibilità”.

Reinventarsi, riscoprirsi diversi o sempre uguali, cambiare marca di dentifricio, vicini di casa, amici. Io sono un emigrato del terzo millennio, non posso certo paragonarmi a chi lo fece in condizioni ben meno agiate delle mie, ma, forse, la valigia colma di speranze e paure (accuratamente piegate per non fare volume), è la stessa.

Sono nato e cresciuto in Calabria, figlio di mamma Unical, dove ho completato la mia formazione e ho conosciuto persone fuori dall’ordinario, che quotidianamente lottano contro le stridenti contraddizioni che la nostra terra ci propina.

Dopo la laurea in Economia Applicata ho vissuto per poco meno di un anno in Cile, paese che mi ha dato tanto e che ha decisamente cambiato le sorti della mia vita, aprendo per la prima volta i miei occhi al possibile, che esiste e resta lì, in attesa che qualcuno lo veda e lo trasformi in reale.

Oggi vivo a Miami. Lavoro per MSC (Mediterranean Shipping Company) USA nel dipartimento di Trade Import ed Export tra gli Stati Uniti e i Caraibi.

La convinzione, che ho maturato dopo aver avuto l’occasione di vedere il mondo senza altri filtri che i miei occhi, è che il livello medio di istruzione garantito in Italia sia di alta qualità, a dispetto di quello che per bieco provincialismo, sovente, siamo indotti a pensare. Le nostre radici affondano in un terreno reso fertile da millenni di Storia che ci rendono competitivi in ogni contesto sociale, bisogna solo prenderne coscienza e ricordare che spesso, in natura, l’importante non è tanto essere forti, ma sentirsi tali.

Degli Stati Uniti mi piace la dinamicità e l’effervescenza sociale, l’interculturalità che ogni giorno ti sorprende, mettendo in discussione le tue convinzioni e i tuoi punti di riferimento. La percezione del tempo è differente. Sembra di non averne mai abbastanza e, quello che si ha, scivola via come sabbia tra le dita.

Penso spesso all’Italia e alla Calabria cercando di informarmi, quando posso. Provo a sfruttare la posizione privilegiata di osservatore esterno per cogliere aspetti che prima non notavo. Un po’ come accade con un bel quadro, che spesso richiede due passi indietro per essere apprezzato e capito nella sua interezza. Allora le forme cominciano ad assumere lineamenti conosciuti, i colori permettono di distinguere luci ed ombre e un senso di completezza inizia a pervadere gli occhi di chi guarda.

Credo che, a parte gli atavici problemi irrisolti (forse perché mai veramente affrontati?) che ci portiamo dietro da secoli, basterebbe davvero poco per innalzare la qualità della vita.

Negli Stati Uniti ho fatto la procedura per il rilascio della patente di guida (compresi esami teorico e pratico) in una mattinata, uscendo dall’ufficio con la patente in mano. Semplificare l’ingessata macchina della burocrazia pubblica, ad esempio, potrebbe essere un buon punto di partenza.

Noi calabresi (ed italiani in generale), siamo unici al mondo, senza eccezioni di sorta. La ricchezza artistica, culturale, linguistica, che ci circonda contaminando ogni risvolto del quotidiano, plasma la nostra forma mentis rendendoci capaci di emergere in qualsiasi contesto sociale e lavorativo. Basti pensare ai dialetti, con le milioni di sfumature cangianti che, spesso, cambiano spostandosi di una manciata di chilometri. Tutto questo è speciale, non esiste altrove.

Ai giovani calabresi, soprattutto a chi pensa di non avere possibilità, a chi “cade sul suo ultimo metro” (come cantava qualcuno) dico di non lasciarsi spazzare via dalla corrente.

“La superficialità non paga, rende tutto epidermico appiattendo emozioni e competenze. Non voglio scadere in banali luoghi comuni, ma, onestamente, penso che leggere, amare l’arte (in ogni sua forma) e viaggiare (se possibile) siano gli unici strumenti che, in un modo o nell’altro, garantiscono una marcia in più. Provarci e fallire è molto meglio di desistere accontentandosi. Altrimenti, il rischio è finire per avere “nostalgia delle cose che non ebbero mai un cominciamento””.

Non so dove sia il mio posto nel mondo, a patto che ne esista uno. Per ora, sono soddisfatto della mia vita da straniero oltreoceano. A prescindere da quello che mi riserverà il futuro, per citare il poeta (con un pizzico di ironia): “non escludo il ritorno!”… un giorno.


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