Emilia giovane ingegnere gestionale: lavorare in Calabria non è un’utopia.

Ciao a tutti!
Mi chiamo Emilia, sono laureata in Ingegneria Gestionale ed ora sono responsabile del reparto amministrativo dell’azienda di famiglia.

Crederete sicuramente che io non abbia mai pensato di andare via dalla Calabria, ma non è così.
Sono proprio questi pregiudizi delle persone che ti credono la classica “figlia di papà con la strada già spianata” che mi hanno fatto tentare di andare via dalla mia amata Cosenza. Dopo i primi due anni all’Unical, infatti, chiesi il trasferimento all’Alma Mater Studiorum di Bologna, dove mi convalidarono tutti gli esami fatti, nonostante delle differenze di punti di credito e programma. Volevo vedere come avrei vissuto al di fuori del mio “orticello”.

Mi mancava la mia Calabria, bella come il sole, che più si va a nord meno brilla, mi mancava la mia casa, la mia famiglia, i miei amici. Mi mancava quel calore che, diciamocelo, noi Calabresi portiamo tutti nel cuore.

Dicono che qui in Calabria non funzioni nulla, e su questo voglio dire la mia. Durante i corsi mi resi conto del perché tutti i miei esami erano stati convalidati nonostante le differenze. Molte cose che io conoscevo sin dai primi esami, che per me ormai erano quasi scontate, per i miei colleghi erano novità. Inoltre, non pensate che solo all’Unical ogni tanto non si sa quando si deve fare un esame se non tre giorni prima o che si va a lezione e non c’è lezione, capita anche a Bologna. Perciò non disprezziamo inutilmente la nostra Calabria! Se non uscissero laureati veramente preparati dal nostro Ateneo, nessuno avrebbe trovato lavoro all’estero.

Ma, tornando a me, persi quell’anno e decisi di rientrare. Terminai gli studi ed entrai nell’azienda di famiglia. Dovetti scontrarmi con quei pregiudizi che odiavo. Iniziare a lavorare con chi conosce i tuoi genitori da quando erano ancora single e vi assicuro che non è poi tanto “avere la strada spianata”.
Il primo mese io e la fotocopiatrice eravamo amici inseparabili!

Mio padre mi disse che dovevo dimostrare da sola quanto valevo. Solo così avrei ottenuto rispetto.
Piano piano, con umiltà e buona volontà, prendendo più umiliazioni di quante fossero necessarie e buttandomi anima e corpo in un lavoro per il quale non avevo neanche studiato, iniziai a guadagnarmi la stima di qualcuno di quelli che io chiamo “vecchia guardia”.
Pensai: “ecco il vero problema, non esiste ricambio generazionale qui”. Si, perché se il Calabrese medio ha un difetto è quello di essere troppo geloso delle proprie cose, forse per paura di perdere quel raro posto di lavoro che è suo da anni, e non intende cedere qualcosa ad altri. O almeno questo è il difetto di chi lavora nella mia azienda!

Eppure, ecco il rovescio della medaglia. Quando cercavo qualcuno per affiancarmi, non ho trovato se non prima di un anno, poiché molti giovani, dopo la laurea, partono già rassegnati. Non ho mai ricevuto un curriculum di qualcuno sotto i 40 anni, che si sia presentato di sua spontanea volontà qui in azienda a cercare lavoro.
Ai giovani quindi dico:

“andate in giro, presentatevi, bussate alle porte dei privati. Su 100 porte alle quali busserete, forse 99 vi saranno sbattute in faccia, forse tutte e 100, ma insistendo e cercando il dialogo una vi sarà aperta”.

Perché, infondo, lavorare in Calabria non è un’utopia. E, se pensate che io non sia un esempio, vi dirò che alla fine delle mie ricerche ciò che ho trovato è una giovane ragazza di 19 anni, fresca di Ragioneria, che ha avuto il coraggio di venire a bussare alla nostra porta e di mettersi in gioco, così come tutti quei clienti giovani che ho conosciuto in questi anni e che sono riusciti con molti sacrifici ad avviare qui una loro azienda.


Grazie Emilia 🙂

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