Claudio giovane giurista calabrese in Brasile

Ciao a tutti,
mi chiamo Claudio e sono un giovane calabrese laureato in Giurisprudenza all’Università “Magna Grecia” di Catanzaro. Attualmente mi trovo in Brasile dove sto insegnando e svolgendo un post-dottorato in Diritto Privato presso l’Universidade La Salle.

Prima di iniziare, vorrei ringraziare voi di Hub Calabria per la disponibilità e l’interesse manifestato nei confronti della mia vicenda umana e professionale.

La mia storia
Io ho sempre amato leggere e studiare, e poter fare questo entro una cornice accademica è stato per me come la realizzazione di un sogno.

Se si esclude quello di esaminatore, ho sempre adorato ogni singola sfaccettatura delle attività che svolgo (che per me non sono semplicemente una professione), da quella didattica a quella di ricerca scientifica.

Quando mi sono reso conto che tanto l’amore per la didattica quanto quello per la ricerca scientifica erano malvisti, è stata quasi obbligata la decisione di andar via.

Decisione che, sotto diversi punti di vista, non è stata così semplice. Ma il rispetto che ho nei confronti dello studio e della mia dignità – come persona e come studente – non mi ha
permesso di fare altrimenti.

Le differenze tra il mondo accademico in Calabria e in Brasile
Una necessaria premessa: purtroppo, negli studi giuridici italiani, in particolar modo in alcuni materie e, soprattutto, negli ultimi tempi, il legame tra carriera accademica e qualità scientifica si è fatto, secondo la mia personale opinione, molto labile.

Ciò ritengo sia dovuto all’acuirsi di quel fenomeno che prende il nome di “Cooptazione”. Ossia, semplificando, al fatto che all’interno dell’università si vada avanti solo nel caso in cui qualcuno, più in alto e più anziano di te, decida – a prescindere dalla reale attitudine allo studio e alla ricerca – della tua idoneità come “studioso”.

Detto ciò, alcune delle differenze che mi è parso di poter ravvisare tra il modello universitario brasiliano e quello relativo alla mia precedente esperienza riguardano in primo luogo, la diversa connotazione della parola ambizione: se in Brasile ho potuto riscontrare una sorta di ambizione “sana” e “verso l’alto”, ossia costruttiva e basata su un confronto di tipo qualitativo tra le rispettive attività e conoscenze scientifiche; in Italia, almeno per quella che è la mia personale esperienza, vige un tipo di ambizione diversa o “verso il basso”, oserei dire orientata più che altro a non infastidire chi potrebbe un giorno decidere del tuo futuro accademico.

Una seconda differenza che ho potuto riscontrare sta nell’approccio tendenzialmente interdisciplinare allo studio del fenomeno giuridico, che se qui rappresenta la regola, ed è visto anzi come un quid pluris, nella mia esperienza passata esso era, piuttosto, un difetto da eliminare, perché possibile causa di risultati controproducenti.

Per fare un esempio, qui non è eccezionale che il professore titolare della cattedra, di filosofia del diritto e teoria dell’argomentazione, ove ritenga un ricercatore (di materia differente) munito di qualche base filosofica, chieda allo stesso di organizzare lezioni congiunte.

Una terza differenza è relativa al criterio di selezione degli aspiranti candidati alla carriera accademica, potendosi contrapporre quello meritocratico a quello della fedeltà.

Qui, l’aspirante ricercatore, sin dal pre-laurea, viene sovraccaricato dal docente/orientatore di una mole di letture, e su queste viene settimanalmente testato, per verificare tanto la dedizione quanto l’attitudine allo studio; in caso di esito positivo, l’aspirante deve frequentare – ove riesca ad entrare – un corso di “maestrado” biennale, nel quale lo studente andrà a seguire diverse materie, per ognuna di esse verrà sottoposto ad una prova, e che si conclude con la realizzazione di una tesi di tipo teorico-empirico.

Solo una volta portato a termine tale percorso, lo studente potrà concorrere per il dottorato, che, come può facilmente desumersi da quanto ho sinteticamente riportato, è visto come una meta ambitissima, e non come un semplice parcheggio in attesa di tempi migliori o come un surrogato dell’assegno di disoccupazione.

Ovviamente la strada non è solo fatta di impegni e fatiche; il professore che intraveda delle doti positive nell’allievo, lo sollecita nella produzione di articoli scientifici da presentare nei vari convegni, seminari o eventi di c.d. iniziazione scientifica – eventi questi ultimi, la cui struttura mi ha piacevolmente stupito, per almeno due ragioni:

in primis, per lo scarso peso dato alla diversità di posizione accademica dei relatori: mi è capitato di assistere a presentazioni scientifiche dove a discutere erano il giovane laureando, il dottore di ricerca, il professore associato e il professore emerito.

Vedere un professore emerito ascoltare con attenzione, e senza alcun pregiudizio, magari ricollegabile alla diversità delle posizioni accademiche, la presentazione di un giovane laureando, manifesta una grande potenza educativa, in quanto evidenzia quella dote che, a mio avviso, non deve mai mancare in chi sceglie la strada della ricerca, ossia l’umiltà, che significa non smettere mai di essere curiosi, non sentirsi mai arrivati, essere consapevoli che c’è sempre da imparare da qualcun altro, per quanto giovane questi possa essere.

La seconda ragione, è relativa alle modalità di svolgimento del dibattito: qui vi è un confronto pubblico aspro, ma sincero, e limitato al piano scientifico, del quale beneficiano tutte le parti coinvolte, che rafforza e migliora il rapporto sotto il profilo umano. Il che è tutto il contrario di molti dei dibattiti cui ho assistito in Italia, dove ad una sorta di approccio irenico nella discussione in pubblico (in Italia, notoriamente, nessuno vuole avere problemi con nessuno) è regola far seguire il massimo disprezzo – scientifico, umano – in privato.

Per ragioni di spazio, mi fermo qui. Con l’auspicio che, prima o poi, chi siede al governo, decida di mettere seriamente mano e tentare di correggere, se non di eliminare, le storture e i mali che – non da oggi – affliggono l’università italiana.

Come vivo e vivevo la mia professione
Quanto al mio personale modo di vivere la professione non è cambiato granché, a parte la lingua. Lavoro con la stessa serietà e dedizione impiegate negli anni vissuti in Italia.

I professori sembrano apprezzare; soprattutto sembrano apprezzare gli studenti (nonostante il mio portoghese non certo perfetto!). Che poi per me è la cosa fondamentale, in quanto i destinatari della mia attività sono loro.

A tal proposito, è per me motivo di grande soddisfazione personale ricevere (nonostante io non svolga più la mia attività in Italia) e-mail e messaggi colmi di affetto e, a volte, gratitudine, da parte degli studenti con i quali ho avuto il piacere di “lavorare” nei miei anni calabresi.

Un’università che non fosse “pensata” per gli studenti sarebbe un assurdo, come un ospedale che non tenesse conto delle esigenze dei malati.

Dopo questa esperienza
Onestamente non credo di voler tornare in Calabria. E fin quando la situazione non muterà credo che per quelli come me le porte dell’università italiana resteranno chiuse a doppia mandata.

Ovviamente il desiderio di un ritorno, magari in futuro, non posso negare che vi sia. Ma pensando in termini realistici, ora sono concentrato sul vivere al meglio la mia esperienza lavorativa qui. Dopo chissà.

La laurea alla “Magna Grecia” di Catanzaro
Ho sempre avuto una sorta di “attitudine” allo studio da autodidatta, sin da quando ero un giovane studente non laureato (e che non mi ha abbandonato neanche ora). Per la preparazione degli esami ho sempre scelto da me i libri da studiare (salvo casi rari), spesso confrontandone più di uno, e ciò è stato fondamentale per la mia formazione, avendomi impedito di accettare le opinioni altrui, quale che ne fosse la fonte, come dei dogmi di fede cui obbedire.

Uscendo dalla mia esperienza personale, mi sento di poter dire, avendo avuto modo di conoscere laureati provenienti da diverse università italiane, che il livello medio di chi abbia conseguito la laurea presso l’università di Catanzaro è, a mio modesto avviso, molto buono. Ciò grazie alla presenza di ottimi docenti. Per l’influenza che hanno esercitato nella mia formazione personale ne menziono due: in primo luogo la prof.ssa Semeraro, “colpevole” del mio innamoramento per il diritto privato: in secondo luogo il prof. Ripepi il quale, nominando nelle sue lezioni di diritto processuale civile i nomi di Lodovico Mortara e Salvatore Satta, mi ha spinto a seguire le vicende umane e scientifiche di questi grandissimi autori, per me diventati modello cui, con le dovute proporzioni, ispirarmi (a Mortara dedicai anche la tesi di laurea).

La mia visione oggi della Calabria
Posso limitarmi a dire che la visuale rimane la medesima che avevo prima di venire a vivere qui. Un oceano di criticità su uno sfondo naturalistico da fare invidia ad altre parti del mondo.

Consigli
Quanto al mio percorso, dovessi dare alcuni consigli al me stesso di 10 anni fa, gli suggerirei di studiare seriamente l’inglese, di prendere un certificato e di costruirsi un curriculum adeguato per concorrere negli Stati Uniti.

La spinta in più senza la quale non avrei avuto la forza di prendere una decisione così radicale, mi è stata data dal sostegno dei miei genitori, che, seppur a malincuore, da un punto di vista strettamente emotivo, non hanno potuto che concordare con la mia scelta. E, ovviamente, grazie all’appoggio ricevuto dalla persona che mi sta accanto. La mia determinazione non avrebbe lo stesso grado di solidità se non avessi il suo supporto incondizionato.

Solo grazie a questi fattori, misurando costi e benefici, ho capito che per il mio modo di essere, sarebbe stato meno traumatico cambiare continente e non cambiare io, rinunciando ai miei valori, in primis alla coerenza, e sotterrando la mia dignità.

Ai giovani calabresi nel mondo e in Calabria
Ai giovani calabresi dico di leggere. La cultura rende liberi. Permette il formarsi di una coscienza critica. Ci aiuta ad osare intellettualmente. Al di fuori dagli steccati imposti dal pensiero dominante (sia esso politico, giuridico, sociale).
Mi piacerebbe chiudere citando le parole del mio artista italiano preferito (Johnny Marsiglia, Slot 1, Memory)

“o impari dai migliori o lasci che i peggiori guidino il tuo apprendimento”.

 


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