Carmine, da Fuscaldo a Copenaghen, Manager nella più grande multinazionale scandinava

Ciao Hub Calabria,

la mia storia inizia in una piccola cittadina in Svezia, a Linköping. Ero arrivato per studiare un semestre in Erasmus. La prima volta che vivevo fuori casa.

Non parlavo inglese, non conoscevo nessuno, avevo con me pochi risparmi (principalmente le “buste” dei parenti dalla festa della laurea triennale). Avevo soprattutto tanta curiosità e voglia di esplorare il mondo fuori dal paesino in cui sono cresciuto, Fuscaldo.

Curiosità di esplorare la cultura scandinava che ammiravo per la socialdemocrazia e per il welfare, e che avevo iniziato a conoscere grazie ai libri di Stieg Larsson.

Da allora ogni anno è stato imprevedibile.

Prima della laurea ho lavorato in Procter & Gamble tra Pomezia e Roma come stagista. Subito dopo ho iniziato a lavorare in una fabbrica, in un paesino nelle campagne del Veronese, assunto da Unilever per il Future Leaders Programme.

Avevo tutto quello che un neolaureato di 25 anni potesse desiderare: un buon lavoro in una grande multinazionale, ottime prospettive di crescita professionale, una vita stabile in ambito privato.

Ma non ero felice: il lavoro assorbiva tutto il mio tempo e le mie energie, e, parliamoci chiaro, la bassa-veronese non offre molte opportunità di svago.

Così, per caso, ho googlato offerte di lavoro in Danimarca e ho inviato un CV.

Non ero mai stato in Danimarca.

Dopo un lungo processo di selezione, ho ricevuto un’offerta da Novo Nordisk, multinazionale farmaceutica specializzata nella cura del diabete, per un contratto di 2 anni nel loro Graduate Programme.

Neanche a dirlo, mi sono trasferito a Copenaghen prima, negli Stati Uniti dopo.

Rientrato in Danimarca, ho ricoperto ruoli che mi hanno permesso di viaggiare nei mercati emergenti (Russia, Arabia Saudita e Bangladesh per citarne alcuni). Oggi vivo a Copenaghen e ricopro un ruolo da project manager con responsabilità sul territorio Europeo.

Otto anni fa, quando stavo per salire su quell’aereo che mi portava in Svezia, non credo che nessuno (me incluso) avrebbe potuto minimamente immaginare questa storia.

La Scandinavia è probabilmente il luogo in Europa culturalmente più diverso da una cultura Mediterranea come quella calabrese.

Vivere all’estero e viaggiare in altri paesi sicuramente amplifica i legami e le critiche verso mamma Calabria.

Ad esempio, vivere lontano mi ha spinto a riscoprire con passione le nostre tradizioni: dalla raccolta delle olive al rito del maiale, dalle sagre ai prodotti tipici.

Allo stesso tempo, è difficile non essere critici verso l’abusivismo (sia edilizio che ambientale) che caratterizza il nostro territorio e verso la mentalità opportunistica e individualistica che troppo spesso prevale, a scapito soprattutto dei giovani.

Ma ogni volta che rientro in Calabria sono davvero tante le opportunità che vedo, sia in termini imprenditoriali che per una più efficiente gestione delle eccezionali risorse territoriali.

Questo mi porta, spesso, a sognare un rientro in terra natia e a riflettere su quali potrebbero essere le competenze con cui contribuire ad un maggiore sviluppo del territorio.

Ma il dubbio è se la Calabria sia pronta a ri-accogliere i tanti giovani che sono andati via. Se ci sia lo spazio per recepire il nostro contributo. Se ci sia la voglia di trasformarsi in modo tale da ri-creare in Calabria le condizioni che ci hanno permesso di crescere altrove.

La realtà ti sveglia quindi dal sogno.

Nonostante ci siamo eccellenti iniziative di successo in Calabria, la realtà è che è difficile lasciare tutto quello che si è costruito, con tanti sacrifici, da soli, per scommettere su questo territorio.

In queste condizioni, che ti danno almeno apparentemente la percezione di avere tutte le probabilità contro. Che, in fondo, è la stessa sensazione di quando lasciamo la Calabria per ripartire altrove.

La Calabria mi ha dato l’opportunità di formarmi in una realtà eccellente come il corso di laurea in Ingegneria Gestionale all’Università della Calabria.

Essere un buon studente, passare gli esami con ottimi voti, però non ti rende automaticamente un buon professionista.

Competenze come saper collaborare, esprimere e condividere idee, sono fondamentali per contribuire positivamente in un contesto sociale o aziendale.

Una palestra per queste qualità è sicuramente l’associazionismo, meglio se in ambito universitario.

Questo anche perché, almeno nel caso di grandi aziende, dopo i primi anni di esperienza lavorativa, presto, nessuno ti chiederà cosa hai studiato all’università.

A chi mi chiede come prepararsi al meglio prima di partire per l’estero, il mio consiglio è: preparati a non sentirti preparato, ad accettare di non sentirti a tuo agio, a non sentirti adeguato.
Queste sono le condizioni in cui si cambia, si cresce, ci si realizza.

Saper comunicare bene in inglese è stato IL fattore determinante del mio percorso.

Mi ha permesso di entrare in contatto con persone con esperienze e punti di vista diversi.

Per ogni fase del mio percorso posso individuare un paio di persone che sono state speciali per il loro contributo, ed è anche a loro che devo dire grazie.

L’inglese mi ha esposto ad un insieme di contenuti enorme, in termini di libri, podcast o spettacoli. Questi sono stati linfa vitale per la mia curiosità, e molto spesso fonte di ispirazione.

L’accesso a internet e ai suoi contenuti, se di qualità, può davvero essere una leva per acquisire conoscenza, ed essere arma di riscatto per un territorio geograficamente svantaggiato come il nostro. Aiuta soprattutto a non guardare il mondo solo in base alla propria esperienza ma a pensare “outside of the box”.

Mi viene in mente a proposito la canzone di Brunori Sas – “Secondo me”.

Ai giovani calabresi vorrei dire:

“Sia per chi va via che per chi rimane, Hub Calabria è una grande occasione che noi giovani calabresi dobbiamo concretizzare creando rete, anche per sentirci meno soli nel desiderio di costruire un futuro migliore nel nostro territorio.”

Grazie Raffaella per questa iniziativa!


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