Spartaco, la sua ultima battaglia e il tesoro nascosto

Molti avranno conosciuto la storia di questo gladiatore ribelle grazie ai film.
Negli ultimi tempi, ha avuto grande successo la serie televisiva statunitense Spartacus, nel quale l’eroe trace è interpretato prima da Andy Whitfield e, dopo la prematura morte di questi, da Liam McIntyre. Pochi sanno però che la vicenda turbolenta di questo personaggio storico si intreccia con quella della Calabria.

Spartaco era un gladiatore trace, passato alla storia per aver capeggiato la terza guerra servile che causò non pochi problemi all’antico impero di Roma.
Un eroe la cui storia è intrisa di sangue. Reclamando la libertà dalla schiavitù riuscì a formare un numeroso esercito che guidò lungo la penisola italiana fino a raggiungere le terre dell’attuale Calabria.

La vicenda personale di Spartaco è stata più volte ricostruita dagli storici, tuttavia permangono alcuni elementi incerti. La versione più diffusa, lo vuole all’origine un condottiero, nato in Tracia nel territorio dell’attuale Bulgaria, attorno al 110 a. C., che si è unito all’esercito di Roma. A causa della sua diserzione, venne catturato e condannato alla schiavitù. Acquistato da Lentulo Batiato, di professione lanista, cioè proprietario di una palestra per l’addestramento di gladiatori a Capua, iniziò la carriera di gladiatore. Ma era pur sempre uno schiavo e, nel 73 a. C., decise di ribellarsi a questa condizione penosa fuggendo dall’anfiteatro insieme ad altri gladiatori.
Al primo nucleo di ribelli se ne unirono ben presto altri, così che la rivolta assunse dimensioni preoccupanti per la Repubblica, passando alla storia come la più impegnativa delle guerre servili che Roma dovette combattere.

I ribelli guidati da Spartaco condussero all’inizio la loro lotta in Campania per poi spostarsi verso settentrione e ottenendo numerose vittorie. Per ragioni non molto chiare, anziché proseguire oltralpe, ad un certo punto si volsero verso sud. Mentre un manipolo di rivoltosi, che si era staccato dall’accorpamento principale, era stato sconfitto nel territorio dell’attuale Puglia, Spartaco e gli altri giunsero in Calabria. Qui si consumò uno dei più sanguinosi combattimenti dell’antichità.

Era il 71 a. C., quando Marco Licinio Crasso, politico e comandante militare della Repubblica, ricevette l’incarico di sconfiggere l’esercito di Spartaco. Crasso e le sue legioni ottennero molte vittorie, costringendo i nemici a spingersi a sud, fino allo Stretto di Messina. Pare che a questo punto i ribelli abbiano tentato invano la fuga verso la Sicilia. Si ritirarono allora verso Rhegium (attuale Reggio Calabria), ma furono ben presto sotto assedio. Spartaco tentò dunque di negoziare con Crasso, ben consapevole che a breve sarebbero arrivati i rinforzi dell’esercito romano. Le trattative fallirono e allora Spartaco ruppe l’assedio delle forze di Crasso e si ritirò verso Petelia (attuale Strongoli, in provincia di Crotone) rifugiandosi sui monti. Qui, fu combattuta la battaglia decisiva. Secondo alcuni storici, Spartaco trovò la morte proprio nel territorio di Petelia, mentre altri sostengono che, riuscendo a fuggire, morì nel Cilento, nei pressi del fiume Sele. La maggior parte dei suoi compagni furono crocifissi lungo la via Appia, tra Roma e Capua.

Leggenda vuole che durante il passaggio di Spartaco venne nascosto un meraviglioso tesoro presso l’attuale Palmi, in provincia di Reggio Calabria. Chi sa se ancora sia custodito in un luogo segreto e remoto, in attesa di essere ritrovato…


Nella foto in alto Statua di Spartaco, opera di Denis Foyatier, (1830), Museo del Louvre, Parigi.
Prima foto a sinistra-Statua ritraente Spartaco, Sandanski, Bulgaria.
Seconda foto-Il mosaico del gladiatore, Galleria Borghese, Roma.

Scritto da Nadia D’Apa