Roberto giovane vibonese – Dall’Unical a New York per la MSC

Ciao! Sono Roberto.

Innanzi tutto, grazie dell’opportunità di raccontare la mia esperienza.

Ho conseguito le mie lauree, una magistrale e una triennale in Ingegneria Gestionale, presso l’Università della Calabria. Oggi sono orgoglioso di avere studiato nella mia terra natia e di aver potuto contribuire alla crescita del mio Ateneo durante gli anni di rappresentanza politica in Senato Accademico.

Quando ero ancora uno studente, ho lavorato come Marketing Manager / Co-Founder in una Start-Up il cui focus era lo sviluppo di una piattaforma per la mobilità sostenibile. Poco prima di conseguire la Laurea Magistrale, sono approdato nel gruppo FCA (Fiat Chrysler Automobiles), precisamente nella funzione Product Planning del brand Jeep, dove mi occupavo dello sviluppo prodotto della Jeep Renegade, Grand Cherokee e Compass. Entrambe esperienze meravigliose.

Da quasi due anni lavoro in MSC (Mediterranean Shipping Company), seconda compagnia al mondo nel settore dello shipping oceanico. Attualmente lavoro nel Trade che gestisce l’Export dagli Stati Uniti verso il Medio oriente, India e Pakistan.

Un giorno ho deciso di rischiare tutto, dando fiducia ad una persona speciale, ed ho iniziato la mia avventura in America. Se non lo facevo prima dei miei trent’anni quando lo avrei fatto più?

Restare in Calabria
Sinceramente sono un grande fan di chi resta, come hanno fatto molti miei amici, come mio fratello che ha deciso di proseguire l’avventura dell’azienda di famiglia assieme a mio padre. Grazie a chi ha il coraggio di restare, posso sempre tornare in quel meraviglioso posto chiamato Casa.

Restare in Calabria non è facile e richiede grandi capacità, specie nell’ambito imprenditoriale, dove bisogna lottare tra burocrazia e criminalità organizzata. Chi resta è il vero Eroe da celebrare, non chi parte. Odio la retorica che ogni qualvolta che ognuno abbandona la propria terra è un cervello in fuga, un talento che si perde.

Punti di forza e di debolezza
Devo essere onesto, le problematiche della nostra Regione ce le avevo ben chiare anche prima di partire. Penso siano chiare a tutti. Senz’altro, quando si è all’estero, più che guardare i punti di debolezza si tende ad esaltare le cose belle della propria terra, specie per chi ha radici forti come me.

Viaggiando all’estero, in genere, si nota come posti che hanno ben poca storia rispetto alla nostra, riescano a valorizzare tutto, mentre noi abbiamo il paradiso in terra, non ce ne accorgiamo e non riusciamo a sfruttarlo.

Dal cibo, al clima, alla cultura per finire alle persone: perché noi italiani diciamocelo, siamo decisamente speciali.

Voglio essere un poco polemico: qui a New York, incontro molto spesso giovani calabresi e da tutta Italia che con un po’ di astio screditano il nostro Paese e la nostra Regione. Comprendo ma non giustifico certi atteggiamenti. Comprendo perché molto spesso la nostra amata Italia non riesce a dare opportunità a tutti, non giustifico perché nessuno di questi (con un campione statistico del 100%) ha mai fatto qualcosa per portare avanti la propria terra. Usualmente, nessuno di questi si può vantare di un grande background in Italia.

La voglia di tornare
La voglia di tornare è sempre tanta, specie quando si ha una famiglia meravigliosa che ti aspetta e gli amici di sempre. Il sacrificio di chi sta all’estero è enorme in termini affettivi, ogni volta che si parte è sempre una sensazione profonda. Ho imparato a fare di questo elemento un punto di forza. Sapere che ho una famiglia che mi aspetta, mi ha dato la possibilità di vivere quest’avventura con grande serenità.

Grazie a questo, oggi sto proseguendo un’avventura molto soddisfacente in termini professionali. Grazie alla mia attuale azienda, sto vivendo un’esperienza unica ed impareggiabile. Lavoro in un settore che mi dà l’opportunità di essere al centro dell’economia globale, nel centro del mondo.

Amo New York, è la Capitale del Mondo indiscussa. Qui sto vivendo un’esperienza che è difficile vivere in qualsiasi altra parte del globo, in termini culturali e professionali.

Quando cammino per le strade di Manhattan, tra un quartiere e l’altro, sembra sempre di vivere in un film. Per chi è un amante del cinema come me è una sensazione stupenda. Inoltre, stare sempre a contatto con persone provenienti dal tutto il mondo è elettrizzante. Questo senz’altro mi mancherebbe.

Mi manca molto dell’Italia quell’arte di vivere leggeri, evitandosi di prendersi troppo sul serio. In questo Paese molto spesso è difficile approcciarsi a persone evitando di urtare la sensibilità di qualcuno.

Concludendo, sento sempre il bisogno di non abbandonare la mia terra, di stare lì a lottare con tutte le forze positive presenti nel nostro territorio per rilanciare la nostra Calabria. Non escludo dunque di rientrare un giorno. Sarebbe un piacere mettere a disposizione del territorio le mie competenze ed esperienze.

L’Unical
L’Università della Calabria è la mia alma mater. Un posto meraviglioso, che regala opportunità a migliaia di giovani in Calabria per crescere. Un vero ascensore sociale.

Chi studia all’Unical non ha nulla da invidiare a nessun’altro studente. Quello che purtroppo l’Unical non ha, al confronto con altri atenei, sono i collegamenti con il mondo del lavoro, ma è una questione territoriale atavica. Anche se sono ottimista per il futuro.

Ingegneria all’Unical è da sempre un fiore all’occhiello. La preparazione che ho ricevuto è stata quasi sempre di alto livello, e personalmente non mi sono mai trovato in difficoltà con colleghi provenienti da altre realtà accademiche.

Bisogna però vivere l’università, altrimenti studiare e basta non serve. Bisogna andare a teatro, seguire iniziative culturali. Un’ esperienza che consiglio molto è l’associazionismo universitario, mi ha fatto crescere in maniera esponenziale. Ho fondato con alcuni amici un’associazione meravigliosa, IGeA (Ingegneri Gestionali Associati) che oggi è una realtà ancora più bella di prima (Capitanata da una Presidente eccezionale). Nello stesso momento sono entrato a far parte della famiglia di Università Futura, che mi ha lanciato nella mia avventura politica nell’ateneo. Entrambe le esperienze sono state decisive per la mia formazione umana e professionale.

L’Unical inoltre, offre l’opportunità di poter frequentare persone provenienti da più di 50 nazioni, vista la vocazione internazionale del nostro ateneo. Questo mi ha dato quel background di conoscenze per poter affrontare diverse sfide professionali, specie quando si è alla guida di progetti dove i team sono estremamente eterogenei in termini di nazionalità.

Consigli
In breve i miei consigli sono: laurearsi nei tempi giusti (idealmente entro i 25 anni, magistrale compresa), viaggiare molto all’estero, studiare per capire e acculturarsi tanto. Questo è per me il mix vincente.

La Cultura è quell’elemento che fa sempre la differenza in un contesto professionale. Tutti possono fare una macro su Excel, pochi possono parlare di Politica o Filosofia.

Keyword
La parola chiave è FIDUCIA. Guardo indietro e l’unica cosa che mi viene in mente, è che ho fatto sempre bene a fidarmi delle persone giuste. Ogni mia scelta decisiva, è nata a valle di un prezioso consiglio. Ogni persona ha e può avere un impatto importantissimo nella nostra vita. Certo la fiducia alcune volte viene tradita, ma ripaga senz’altro maggiormente essere aperti alle opportunità della vita.

Ai giovani calabresi dico
Siate orgogliosi della nostra terra. Criticatela se è necessario, ma dopo aver fatto qualcosa per migliorarla. Prendete ad esempio quei ragazzi che con grande inventiva stanno riuscendo a farcela anche nella nostra terra amara e meravigliosa.

“Cerchiamo di aiutarci tutti assieme, di superarci, senza mai screditare l’altro.”

Imparate l’Inglese! Acculturatevi! Abbiamo una storia millenaria da portare avanti ed ognuno di noi ne è ambasciatore nel mondo.

 


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Claudio giovane giurista calabrese in Brasile

Ciao a tutti,
mi chiamo Claudio e sono un giovane calabrese laureato in Giurisprudenza all’Università “Magna Grecia” di Catanzaro. Attualmente mi trovo in Brasile dove sto insegnando e svolgendo un post-dottorato in Diritto Privato presso l’Universidade La Salle.

Prima di iniziare, vorrei ringraziare voi di Hub Calabria per la disponibilità e l’interesse manifestato nei confronti della mia vicenda umana e professionale.

La mia storia
Io ho sempre amato leggere e studiare, e poter fare questo entro una cornice accademica è stato per me come la realizzazione di un sogno.

Se si esclude quello di esaminatore, ho sempre adorato ogni singola sfaccettatura delle attività che svolgo (che per me non sono semplicemente una professione), da quella didattica a quella di ricerca scientifica.

Quando mi sono reso conto che tanto l’amore per la didattica quanto quello per la ricerca scientifica erano malvisti, è stata quasi obbligata la decisione di andar via.

Decisione che, sotto diversi punti di vista, non è stata così semplice. Ma il rispetto che ho nei confronti dello studio e della mia dignità – come persona e come studente – non mi ha
permesso di fare altrimenti.

Le differenze tra il mondo accademico in Calabria e in Brasile
Una necessaria premessa: purtroppo, negli studi giuridici italiani, in particolar modo in alcuni materie e, soprattutto, negli ultimi tempi, il legame tra carriera accademica e qualità scientifica si è fatto, secondo la mia personale opinione, molto labile.

Ciò ritengo sia dovuto all’acuirsi di quel fenomeno che prende il nome di “Cooptazione”. Ossia, semplificando, al fatto che all’interno dell’università si vada avanti solo nel caso in cui qualcuno, più in alto e più anziano di te, decida – a prescindere dalla reale attitudine allo studio e alla ricerca – della tua idoneità come “studioso”.

Detto ciò, alcune delle differenze che mi è parso di poter ravvisare tra il modello universitario brasiliano e quello relativo alla mia precedente esperienza riguardano in primo luogo, la diversa connotazione della parola ambizione: se in Brasile ho potuto riscontrare una sorta di ambizione “sana” e “verso l’alto”, ossia costruttiva e basata su un confronto di tipo qualitativo tra le rispettive attività e conoscenze scientifiche; in Italia, almeno per quella che è la mia personale esperienza, vige un tipo di ambizione diversa o “verso il basso”, oserei dire orientata più che altro a non infastidire chi potrebbe un giorno decidere del tuo futuro accademico.

Una seconda differenza che ho potuto riscontrare sta nell’approccio tendenzialmente interdisciplinare allo studio del fenomeno giuridico, che se qui rappresenta la regola, ed è visto anzi come un quid pluris, nella mia esperienza passata esso era, piuttosto, un difetto da eliminare, perché possibile causa di risultati controproducenti.

Per fare un esempio, qui non è eccezionale che il professore titolare della cattedra, di filosofia del diritto e teoria dell’argomentazione, ove ritenga un ricercatore (di materia differente) munito di qualche base filosofica, chieda allo stesso di organizzare lezioni congiunte.

Una terza differenza è relativa al criterio di selezione degli aspiranti candidati alla carriera accademica, potendosi contrapporre quello meritocratico a quello della fedeltà.

Qui, l’aspirante ricercatore, sin dal pre-laurea, viene sovraccaricato dal docente/orientatore di una mole di letture, e su queste viene settimanalmente testato, per verificare tanto la dedizione quanto l’attitudine allo studio; in caso di esito positivo, l’aspirante deve frequentare – ove riesca ad entrare – un corso di “maestrado” biennale, nel quale lo studente andrà a seguire diverse materie, per ognuna di esse verrà sottoposto ad una prova, e che si conclude con la realizzazione di una tesi di tipo teorico-empirico.

Solo una volta portato a termine tale percorso, lo studente potrà concorrere per il dottorato, che, come può facilmente desumersi da quanto ho sinteticamente riportato, è visto come una meta ambitissima, e non come un semplice parcheggio in attesa di tempi migliori o come un surrogato dell’assegno di disoccupazione.

Ovviamente la strada non è solo fatta di impegni e fatiche; il professore che intraveda delle doti positive nell’allievo, lo sollecita nella produzione di articoli scientifici da presentare nei vari convegni, seminari o eventi di c.d. iniziazione scientifica – eventi questi ultimi, la cui struttura mi ha piacevolmente stupito, per almeno due ragioni:

in primis, per lo scarso peso dato alla diversità di posizione accademica dei relatori: mi è capitato di assistere a presentazioni scientifiche dove a discutere erano il giovane laureando, il dottore di ricerca, il professore associato e il professore emerito.

Vedere un professore emerito ascoltare con attenzione, e senza alcun pregiudizio, magari ricollegabile alla diversità delle posizioni accademiche, la presentazione di un giovane laureando, manifesta una grande potenza educativa, in quanto evidenzia quella dote che, a mio avviso, non deve mai mancare in chi sceglie la strada della ricerca, ossia l’umiltà, che significa non smettere mai di essere curiosi, non sentirsi mai arrivati, essere consapevoli che c’è sempre da imparare da qualcun altro, per quanto giovane questi possa essere.

La seconda ragione, è relativa alle modalità di svolgimento del dibattito: qui vi è un confronto pubblico aspro, ma sincero, e limitato al piano scientifico, del quale beneficiano tutte le parti coinvolte, che rafforza e migliora il rapporto sotto il profilo umano. Il che è tutto il contrario di molti dei dibattiti cui ho assistito in Italia, dove ad una sorta di approccio irenico nella discussione in pubblico (in Italia, notoriamente, nessuno vuole avere problemi con nessuno) è regola far seguire il massimo disprezzo – scientifico, umano – in privato.

Per ragioni di spazio, mi fermo qui. Con l’auspicio che, prima o poi, chi siede al governo, decida di mettere seriamente mano e tentare di correggere, se non di eliminare, le storture e i mali che – non da oggi – affliggono l’università italiana.

Come vivo e vivevo la mia professione
Quanto al mio personale modo di vivere la professione non è cambiato granché, a parte la lingua. Lavoro con la stessa serietà e dedizione impiegate negli anni vissuti in Italia.

I professori sembrano apprezzare; soprattutto sembrano apprezzare gli studenti (nonostante il mio portoghese non certo perfetto!). Che poi per me è la cosa fondamentale, in quanto i destinatari della mia attività sono loro.

A tal proposito, è per me motivo di grande soddisfazione personale ricevere (nonostante io non svolga più la mia attività in Italia) e-mail e messaggi colmi di affetto e, a volte, gratitudine, da parte degli studenti con i quali ho avuto il piacere di “lavorare” nei miei anni calabresi.

Un’università che non fosse “pensata” per gli studenti sarebbe un assurdo, come un ospedale che non tenesse conto delle esigenze dei malati.

Dopo questa esperienza
Onestamente non credo di voler tornare in Calabria. E fin quando la situazione non muterà credo che per quelli come me le porte dell’università italiana resteranno chiuse a doppia mandata.

Ovviamente il desiderio di un ritorno, magari in futuro, non posso negare che vi sia. Ma pensando in termini realistici, ora sono concentrato sul vivere al meglio la mia esperienza lavorativa qui. Dopo chissà.

La laurea alla “Magna Grecia” di Catanzaro
Ho sempre avuto una sorta di “attitudine” allo studio da autodidatta, sin da quando ero un giovane studente non laureato (e che non mi ha abbandonato neanche ora). Per la preparazione degli esami ho sempre scelto da me i libri da studiare (salvo casi rari), spesso confrontandone più di uno, e ciò è stato fondamentale per la mia formazione, avendomi impedito di accettare le opinioni altrui, quale che ne fosse la fonte, come dei dogmi di fede cui obbedire.

Uscendo dalla mia esperienza personale, mi sento di poter dire, avendo avuto modo di conoscere laureati provenienti da diverse università italiane, che il livello medio di chi abbia conseguito la laurea presso l’università di Catanzaro è, a mio modesto avviso, molto buono. Ciò grazie alla presenza di ottimi docenti. Per l’influenza che hanno esercitato nella mia formazione personale ne menziono due: in primo luogo la prof.ssa Semeraro, “colpevole” del mio innamoramento per il diritto privato: in secondo luogo il prof. Ripepi il quale, nominando nelle sue lezioni di diritto processuale civile i nomi di Lodovico Mortara e Salvatore Satta, mi ha spinto a seguire le vicende umane e scientifiche di questi grandissimi autori, per me diventati modello cui, con le dovute proporzioni, ispirarmi (a Mortara dedicai anche la tesi di laurea).

La mia visione oggi della Calabria
Posso limitarmi a dire che la visuale rimane la medesima che avevo prima di venire a vivere qui. Un oceano di criticità su uno sfondo naturalistico da fare invidia ad altre parti del mondo.

Consigli
Quanto al mio percorso, dovessi dare alcuni consigli al me stesso di 10 anni fa, gli suggerirei di studiare seriamente l’inglese, di prendere un certificato e di costruirsi un curriculum adeguato per concorrere negli Stati Uniti.

La spinta in più senza la quale non avrei avuto la forza di prendere una decisione così radicale, mi è stata data dal sostegno dei miei genitori, che, seppur a malincuore, da un punto di vista strettamente emotivo, non hanno potuto che concordare con la mia scelta. E, ovviamente, grazie all’appoggio ricevuto dalla persona che mi sta accanto. La mia determinazione non avrebbe lo stesso grado di solidità se non avessi il suo supporto incondizionato.

Solo grazie a questi fattori, misurando costi e benefici, ho capito che per il mio modo di essere, sarebbe stato meno traumatico cambiare continente e non cambiare io, rinunciando ai miei valori, in primis alla coerenza, e sotterrando la mia dignità.

Ai giovani calabresi nel mondo e in Calabria
Ai giovani calabresi dico di leggere. La cultura rende liberi. Permette il formarsi di una coscienza critica. Ci aiuta ad osare intellettualmente. Al di fuori dagli steccati imposti dal pensiero dominante (sia esso politico, giuridico, sociale).
Mi piacerebbe chiudere citando le parole del mio artista italiano preferito (Johnny Marsiglia, Slot 1, Memory)

“o impari dai migliori o lasci che i peggiori guidino il tuo apprendimento”.

 


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Stefania giovane ingegnere edile-architetto di Cosenza, oggi ricercatrice a Parigi

Cari amici di Hub Calabria,
vi ringrazio per avermi proposto di raccontare la mia storia e vi faccio i miei complimenti per il vostro progetto.

Mi chiamo Stefania, ho 29 anni e da circa 4 anni vivo a Parigi. Dopo aver svolto degli studi classici, mi sono laureata in Ingegneria Edile-Architettura all’Università della Calabria, e ho in seguito ottenuto un dottorato di ricerca in Ingegneria dei Materiali e delle Strutture.

In quegli anni di studio, ho avuto le mie prime esperienze all’estero: un Erasmus a Siviglia, un tirocinio durante il corso di laurea ed un soggiorno di ricerca a Parigi. Sono quindi rimasta in Francia dove, dopo aver ottenuto due assegni di ricerca, ho recentemente vinto il concorso da ricercatrice.

Oggi sono Maître de Conférences, o enseignante-chercheuse (ricercatrice) a Supméca, una École di ingegneria meccanica situata nella periferia parigina.
A dire il vero, ho avuto più opportunità lavorative, potendo quindi scegliere quella che mi corrispondeva di più, e per questo motivo sono oggi soddisfatta e felice di svolgere il lavoro dei miei sogni.

Le mie ricerche si concentrano sullo studio e sulle analisi sperimentali delle vibrazioni delle strutture, con particolare attenzione alle nuove tecniche di attenuazione. Le vibrazioni possono avere infatti degli effetti molto dannosi, o addirittura distruttivi, sulle opere di ingegneria meccanica o civile, basti pensare ad esempio all’azione nefasta dei terremoti.

Cos’è la meritocrazia
Siamo abituati a credere che meritocrazia sia il contrario di raccomandazione. Questa parola, raccomandazione, ci fa arrabbiare, ci scoraggia, ci spaventa, a volte la desideriamo, a volte la pronunciamo sotto voce, quasi per vergogna, o forse per pudore. In Francia invece non è affatto così. Quando si risponde ad un’offerta di lavoro, al CV ed alla lettera di motivazione si allegano le lettres de raccomandation: se i professori che ti hanno seguito, o i superiori con cui hai lavorato, ti ritengono all’altezza e credono che tu lo meriti, allora ti raccomandano per l’assunzione, mettendoci la faccia e la firma. Su questo abbiamo tanto da imparare.

Studiare all’Università della Calabria
È stata proprio la qualità della formazione ricevuta all’Università della Calabria a permettermi di proseguire nella ricerca e nell’insegnamento. Grazie ai servizi ed alle borse erogati dall’Unical ho effettuato le mie prime esperienze all’estero e frequentato il corso di dottorato. Tuttavia l’Unical non è solo questo per me, ma rappresenta molto di più… è l’università che ha cambiato la mia città, che dà la possibilità ogni giorno a migliaia di calabresi di studiare nella loro regione, che accoglie tanti studenti stranieri. Un grande campus, unico in Italia, vivace, dinamico, accogliente, bello, in cui ho avuto la fortuna di trascorrere tanti anni. Non saprei dire oggi se è più forte la gratitudine o l’amarezza per averla lasciata, avrò una risposta tra qualche anno forse, certo è che mi dispiace molto non poter restituire ai suoi studenti quello che ho a mia volta ricevuto dai miei professori ed imparato in questi anni.

Studiare in Italia
Il confronto con studenti e dottorandi provenienti da tutto il mondo mi ha permesso di capire che esistono grandi differenze tra i sistemi universitari dei vari paesi, ognuno dei quali ha i suoi pro ed i suoi contro.

Il sistema italiano, ad esempio, forma a mio avviso allo studio, e quindi alla ricerca, piuttosto che al lavoro inteso in senso stretto. Fin dalla scuola dell’obbligo siamo abituati a studiare, tanto e sui libri. All’università, dobbiamo passare attraverso degli esami scritti ed orali, che spesso richiedono mesi e mesi di preparazione. Forti di questa esperienza, gli studenti italiani che decidono di proseguire gli studi o di fare un dottorato all’estero riescono quasi sempre ad integrarsi nel paese ospitante ed a eccellere.

In compenso però, durante tutti questi anni di formazione, non è prevista in generale alcuna attività lavorativa o di tirocinio, e ciò rende completamente impreparati e spaesati all’ingresso nel mondo del lavoro. Questa è la differenza principale tra gli studenti italiani e quelli francesi i quali, durante il corso di laurea, svolgono almeno due o tre esperienze di tirocinio in azienda. Questa maturità professionale, la loro personale rete di contatti, e la dinamicità del mercato lavoro in Francia, gli permette quindi di trovare facilmente, finiti gli studi, una posizione lavorativa adeguata.

La Calabria vista da lontano
La Calabria è la mia terra, il mio cuore, i miei colori, i miei sapori, i miei profumi. Radici fatte di mescolanze di culture, che in ogni epoca hanno attraversato i mari e gli aspri monti per arrivare fino a noi, al centro del Mediterraneo. Questa ricchezza di origini mi accompagna ogni giorno. Adesso, come tanti altri calabresi, la mia casa la guardo da lontano, a volte con nostalgia, a volte con rammarico.

Qualcuno consiglia ai giovani di partire, qualcun altro di restare e di contribuire dall’interno alla crescita della regione. Io penso che non ci sia una cosa giusta da fare, e che ognuno possa partecipare alla crescita del territorio a modo suo. Nel mio piccolo, il mio impegno è quello di portare un’immagine positiva della Calabria al di fuori dei nostri confini, di promuovere la qualità degli studi e di favorire la mobilità degli studenti, nonché le collaborazioni internazionali a carattere scientifico. Per non parlare dei miei racconti sulle specialità gastronomiche e la bellezza dei luoghi che, in questi anni, hanno spinto tanti amici di varie nazionalità in visita nella nostra regione (tappe irrinunciabili Diamante e la Sila).

“Sono tante le cose ancora da cambiare e da migliorare, e mi auguro quindi che ognuno ci metta del suo, senza scoraggiarsi, tenendo presente che il confronto con le altre realtà e l’apertura restano sempre e comunque la chiave della crescita.”

Chi sono i Ritals
Ritals. Venivano chiamati cosi una volta gli italiani in Francia. L’origine del termine è incerta, forse è l’abbreviazione di “rifugiati italiani”, forse è una presa in giro per il nostro modo di pronunciare la “r”.
Ad ogni modo è ancora difficile per me cogliere a pieno il significato di questo vocabolo, credo sia quasi un sinonimo del nostro terrone. Una volta era usato in maniera dispregiativa, oggi molto spesso in modo ironico e scherzoso, tutto dipende dal tono. Ancora al giorno d’oggi tantissimi Ritals, giovani e meno giovani, vivono in Francia ed in particolar modo a Parigi. E meno male, aggiungo io!

La difficoltà principale per un italiano che vuole trasferirsi a Parigi non è infatti la ricerca di un lavoro, ma quella di una casa (non entrerò nei dettagli per non scoraggiare nessuno). Il mio consiglio è di lasciar perdere le agenzie o i siti di annunci, tempo perso. C’è solo un modo per trovare un tetto sotto cui dormire: affidarsi alla comunità degli italiani a Parigi. Tra Ritals esiste una certa solidarietà per quanto riguarda l’affitto delle camere, una sorta di passaggio del testimone.
E mi raccomando, quando lascerete la vostra camera alla volta di nuovi orizzonti non spezzate la catena, c’è sempre un italiano alla disperata ricerca di una casa! E per finire, ecco qualche indirizzo utile da consultare:
www.italieaparis.fr

Gruppi facebook :
Italiani a Parigi casa & mercato

Italiansonline parigi

Ciao 🙂


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Gaia giovane musicista calabrese al Berklee College of Music di Boston

Ciao Hub Calabria,
sono Gaia, giovane musicista calabrese al Berklee College of Music di Boston.
Posso dire con certezza che vivere al’estero ti cambia la vita ed apre tantissime porte sia in termini di crescita umana che professionale. Se sono riuscita ad arrivare dove sono, lo devo principalmente all’istruzione ed alla preparazione ricevuta a Reggio Calabria, la mia città.

La mia storia
Sin da bambina ho sempre avuto un interesse spiccato verso la Musica e tutto ciò che era musicale. In quarta elementare, la mia Maestra di allora (Rosalba Scicchitano) un giorno ci diede come compito quello di “musicare una poesia”. Mi divertii tantissimo e forse fu allora che scoccò davvero la scintilla della Musica per me!

Durante le scuole medie ed il liceo, presi lezioni private di chitarra classica ed elettrica, guidata dal mio bravissimo insegnante Marco Ascrizzi.

Sapevo nel profondo che la Musica era il mio destino, così decisi di partecipare ad alcuni programmi estivi promossi dal Berklee College of Music di Boston. Alla fine di uno di questi, nell’estate del 2013, feci un’audizione per il corso di laurea full-time e fui accettata con una borsa di studio totale.

Dopo aver completato gli studi a Catona, divenendo interprete per la lingua Inglese e per quella Francese, mi trasferii a Boston, dove intrapresi il mio percorso di studi che ormai è quasi completo.

Qui al Berklee, sto studiando per conseguire una doppia laurea e mi sto specializzando in “Contemporary Writing & Production” (Produzione e Arrangiamento commerciale) e Performance del Basso Elettrico.

Studiare al Berklee significa essere immersi nella Musica 24 ore su 24, a contatto con una talentuosa comunità proveniente da tutto il mondo ed essere guidati dai migliori istruttori e professionisti del settore.

Ho avuto l’onore di studiare basso con Victor Bailey, Oscar Stagnaro, Fernando Huergo, Steve Bailey, John Patitucci ed Eddie Gomez. Anche se sono ancora una studentessa, ho avuto, inoltre, molte opportunità di lavorare per il College come educatrice/tutor e, recentemente, come bass coach per i Day Sessions Programs, riservati agli studenti più giovani.

Credo che in Calabria, per adesso, sia piuttosto difficile emergere come professionista della musica, nonostante vi siano eccellenze e molto talento.

Credo che se non avessi portato a termine il mio progetto di provare Berklee, avrei forse coltivato la Musica come hobby e proseguito per altre strade, che però non credo mi avrebbero permesso di esprimermi e crescere così tanto, di incontrare persone meravigliose e di imparare tanto sulla vita in generale.

Lasciare la mia terra è stato difficile anche perché significava separarsi dalla mia famiglia e dai miei amici più cari (è stato con alcuni di loro che ho avuto le mie primissime esperienze musicali!). Alla luce di questi grandi sacrifici, voglio vivere la mia passione con ancora più entusiasmo e determinazione. Sono orgogliosa delle mie origini e non vedo l’ora di investire sul mio territorio e dare qualcosa di mio alla mia Calabria, dopo aver ricevuto molto.

Anche se ho deciso di intraprendere questa sfida accademica e professionale all’estero, la mia città natale, Reggio Calabria, resta per me un punto fondamentale di partenza. È qui che ho ricevuto la mia educazione scolastica ed è qui che la mia famiglia e la mia comunità mi hanno insegnato valori e disciplina.

Ma mi piacerebbe che, per Reggio e per la Calabria in generale, si potesse pensare di più ad un “modello circolare”. Non solo un importante punto di partenza ma anche uno di arrivo!

Studiando al Berklee ho acquisito nuove competenze che vorrei poter utilizzare anche in Italia per condividere ciò che ho imparato e – perché no – aiutare altri connazionali a raggiungere i propri obiettivi.

Vorrei
Vorrei che in Calabria si desse maggiore riconoscimento alla professione di Musicista: che si aprissero nuove strade nella programmazione di corsi (Musica d’Insieme, Produzione e Registrazione, Arrangiamento) e che in generale, quella del compositore fosse una posizione più tutelata e realisticamente più possibile.

Per esempio, qui a Berklee, durante o subito dopo la laurea, è possibile conseguire un vero e proprio tirocinio formativo (Internship) nel campo Musicale scelto. Addirittura, alcuni di questi programmi sono retribuiti e spesso sfociano in un colloquio di lavoro o impiego full-time.

Cosa vedo in Calabria
In Calabria io vedo tante possibilità di sviluppo, specie nel settore delle “Librerie Musicali” (database di Musica da utilizzare per promozioni e pubblicità) ed in quello didattico: ai giovani reggini, per esempio, la Musica piace. Molto!

Sono stata onorata di poter dare il mio contributo lavorando per il mio caro amico e collega Gianni Polimeni, direttore della Symphonycity Music School che, sebbene in attività da pochi anni, ha già un gran numero di allievi e importanti collaborazioni alle spalle (Mike Stern, Alain Caron, Paolo Patrignani).

Ho sempre pensato che ciò che si impara ha un valore aggiunto quando lo si condivide con gli altri.

Lavorando al College come tutor per le materie “core” (Solfeggio, Contrappunto, Armonia Jazz e Tonale, Arrangiamento e Direzione) ho capito che le tue abilità e conoscenze diventano ancora più efficaci quando anche l’altro può usufruirne ed insieme si possono costruire nuovi scenari più creativi e dinamici. A tal proposito, mi piacerebbe molto creare un ponte di comunicazione tra Boston e la Calabria. Ma credo che questo sia un progetto che non posso completare da sola.

Ai giovani calabresi dico
Pretendete di più dalla vostra vita. Sognate. Ma accompagnate questi sogni con azioni. Fissate un obiettivo. Fatelo in grande. Scegliete quello che vi fa stare svegli nottate intere, che vi fa scordare del pranzo tanto ci siete dentro e poi “rompetelo”. Rompetelo in dieci, cento, mille piccoli obiettivi, progressivi, strutturati e allineati sempre con quello originale. Scrivete un piano delle vostre azioni e conseguitele giornalmente! Se fallite, ritentate. Lavorate sodo e riprovate. Ve lo meritate. Non abbiate paura di essere un po’ “diversi”. E poi, leggete tanto (Virgilio e Catullo sono i miei preferiti). Ascoltate tantissimo Bach e Debussy e poi fatevi e fate domande. Chiedetevi come sono nate le loro grandi opere. Partite per il vostro personalissimo viaggio alla ricerca del nesso nell’Arte. Non spaventatevi di osare un confronto, anche il più strano. Trovate Dante in Brizzi, in Zerocalcare. Cercate Mozart nei Soundgarden, nei Rush. Suonate. Sempre! La Musica, sia che vi scelga per la vita o anche solo per qualche ora alla settimana, fa così tanto bene all’anima e soprattutto fa bene a quelli con cui la condividerete! La Musica unisce e apre nuovi orizzonti. Vi aiuterà a trovare il vostro personalissimo modo di raccontare la vostra vita, di accedere a sensazioni e sentimenti che non si possono descrivere a parole.

Infine,

“amate la Calabria, la nostra bellissima terra ed abbiatene sempre cura. E se deciderete di iniziare un cammino verso il futuro lontano da lei, portatela comunque sempre nel cuore e donatele qualcosa di vostro. Pur nelle sue contraddizioni, la Calabria è una terra unica ed io credo che voglia crescere, insieme a tutti i suoi figli!”

 

Per voi ho scritto un approfondimento sul Berklee College, dove troverete molte info utili e suggerimenti per gli aspiranti musicisti. Ecco il Link –>> BERKLEE


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Nino è rimasto in Calabria, la ama e la vive da giovane giornalista

Ciao Hub Calabria,
mi chiamo Nino, vivo in Calabria e lavoro come giornalista per GianlucaDiMarzio.com e come collaboratore esterno per SkySport.it.

Il mio lavoro, lo ammetto, mi dà soddisfazione. Ho sentito per anni ripetere da più parti – e in riferimento a qualsiasi settore lavorativo, non solo quello relativo al mondo della comunicazione – che in Calabria, ma più in generale in tutto il Sud Italia è quasi impossibile lavorare, provare a crearsi un futuro: non è così.

In Calabria ci sono delle difficoltà è vero, così come ce ne sono per i giovani che cercano lavoro in qualsiasi altra regione d’Italia: pro e contro differenti legati a diversi fattori, ma non vedo un divario così netto come molti vogliono far credere.

Io ho sempre sognato di fare il giornalista e ho iniziato a scrivere per alcune testate regionali nel 2010, quando ancora non avevo nemmeno completato il mio percorso di studi universitari. Ho sempre voluto scrivere solo di sport ed ho iniziato a farlo per Calabria Ora (divenuto poi L’Ora della Calabria) occupandomi inizialmente di calcio dilettantistico: Promozione ed Eccellenza. L’aver raccontato alcuni storici successi legati alla squadra del mio paese, Brancaleone, è una delle cose che più mi rende orgoglioso, nonostante oggi ho la fortuna di poter scrivere di calcio nazionale e internazionale. Con il passare del tempo mi è stato assegnato il compito di occuparmi della Serie B e, nei periodi estivi, di calciomercato.

Dopo il fallimento del gruppo editoriale di cui faceva parte l’Ora della Calabria ho iniziato a collaborare con diverse testate giornalistiche online, fino al novembre 2013 quando ho avuto l’enorme fortuna di entrare a far parte della redazione di GianlucaDiMarzio.com. Una scuola di vita, prima ancora che una palestra professionale unica: Gianluca Di Marzio e il suo staff rappresentano l’eccellenza in questo settore e io sono molto felice di essermi ritagliato un ruolo importante all’interno di questa splendida realtà che vivo quotidianamente ormai da cinque anni.

Tutto quello che so lo devo all’esperienza maturata dentro questo sito, agli insegnamenti che ho ricevuto e che continuo a ricevere ogni giorno: iniziando da Gianluca, il nostro capitano, proseguendo per i miei colleghi più esperti, fino ad arrivare ai nuovi collaboratori che si affacciano alla nostra realtà. E’ un continuo scambio di conoscenze, dove tutti imparano da tutti: la forza del gruppo come traino per migliorare e spingersi sempre oltre.

Negli ultimi mesi poi ho iniziato a collaborare come contributore esterno anche per il sito di SkySport.it, altra esperienza fantastica che sto vivendo con passione ogni giorno. Passione e sacrificio, perché fare il giornalista non è un mestiere semplice come erroneamente in molti credono: dietro ogni notizia c’è un lavoro maniacale che non conosce orari. Specialmente durante il calciomercato lo smartphone diventa il compagno inseparabile della tua giornata, si dorme poco, ma l’adrenalina è tanta. E poi, fare il mestiere che si è sempre sognato di fare è la vera e propria arma in più: una spinta fondamentale nei momenti più difficili.

Anche io, come molti, ho pensato di lasciare la Calabria e a volte ci penso ancora. Non si può escludere nulla nella vita, ma finché avrò la possibilità di scegliere, sceglierò sempre la Calabria.

Come vivo il mio lavoro in Calabria
Nonostante i punti di debolezza della regione, in questo ambito lavorativo, le difficoltà cui si può andare incontro sono quasi azzerate dalle tecnologie: con tutti i pro e i contro del caso. Ma sono un aiuto enorme.

Il mio legame con la Calabria
Amo la mia terra, ho i miei affetti più cari qui, senza il mare non penso che riuscirei a vivere. Tante volte mi lamento dei difetti di questa Terra, ma il mio è un grido d’amore: amo la Calabria e sono molto legato alle mie origini.

Un suggerimento
In Calabria ci sarebbe tanto da migliorare, iniziando dalle cose più pratiche: prestare più attenzione alle cose giornaliere, iniziare a migliorare quelle per innalzare la qualità della vita. Poi, per il resto dovrebbe entrare in gioco la politica provando a valorizzare in ogni modo i mille pregi che questa terra ha.

Una delle cose che maggiormente adoro del mio lavoro è il contatto continuo e costante con tante persone. I calabresi in giro per il mondo sono tantissimi ed è sempre una sensazione molto bella sentire, anche solo telefonicamente, il loro affetto per una terra che ogni calabrese porta nel cuore.

Ai giovani calabresi dico

“Siate orgogliosi delle vostre origini e credete nella rinascita di questa terra.”

A chi volesse intraprendere la professione di giornalista consiglio di contattare il sindacato di categoria. Qui il link –> www.giornalisticalabria.it


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Federica giovane cosentina è Brand Manager per illy in Spagna

Salve o Hola Hub Calabria,

Grazie per avermi contattata. Sarò ben lieta di compartir con voi la mia esperienza.

Mi chiamo Federica, vivo a Barcellona da qualche anno e lavoro per la illy caffè nella filiale spagnola.
Da qui gestiamo il marketing di Spagna e Portogallo. In questa area si inglobano parecchie funzioni: dal piano di marketing annuale (con tutte le relative azioni per metterlo in atto),
all’e-shop, i contratti di patrocinio con i maggiori musei di arte contemporanea della penisola Iberica, la comunicazione e la diffusione del brand in tutte le sue sfaccettature.

La mia storia

Mi sono laureata in Legge presso l’ateneo catanzarese. Durante il mio percorso di studi presi parte all’Exchange Programme presso la Universidad Carlos III di Madrid, da qui nacque la mia relazione con la Spagna interrotta solo per concludere gli studi.

Con l’avvicinarsi della data della discussione della tesi avevo solo un grande desiderio: ripartire. Ricordo ancora il viso incredulo di mia madre quando mi vide vestita in giacca e pigiama per i primissimi colloqui su Skype 🙂 . Avevo sul letto la tesi stampata e la valigia pronta.

Per me, che arrivavo dall’ateneo dei “corrotti” all’epoca dello scandalo degli esami venduti, senza alcun Master post laurea di una business school, non è stato semplice farmi spazio e far capire che esistono persone dietro un titolo o un curriculum referenziato.

Ciò che mi ha spinto a partire è la voglia di mettermi in discussione sempre, non mi piace accontentarmi e amo superare i miei limiti. Gli spagnoli lo chiamano “no conformarse”, ecco io condivido pienamente questa filosofia.

Devo riconoscere che non è stato affatto facile: i colloqui in lingua straniera, il salto diretto dai banchi della UMG all’ufficio, cambiare prospettiva, preparare il cervello ad accogliere concetti per i quali non ero stata formata, lasciarmi plasmare e al contempo conservare la genuinità e il calore che noi calabresi abbiamo dentro.

Non vai davvero avanti se dimentichi i passi mossi e il percorso che ti ha condotto dove sei arrivato. Non stimo coloro i quali dimenticano le proprie origini e le rinnegano. L’umiltà è la prima skill che fa da base ai migliori dirigenti aziendali.

Consigli pratici

Per lavorare in Spagna serve il Nie (numero de identidad de extranjero).

Ecco una lista dei siti dove cercare lavoro: Infojobs, Job rápido, Student job, Trabajando.com, Linkedin, Infoempleo, El país/ Monster, Indeed, Primer empleo, Job&talent, Moda: Fashion United, Corner Job, Job today.

Aggiungerei alla lista delle cose da fare assolutamente, le application dirette sul sito delle aziende per le quali ci si vuole candidare.

Per cercare casa vi consiglio: Idealista, Fotocasa e Badi.com.

Quello che mi sento di dire è

Specializzatevi, la competenza è tanta ..ricercate la vostra punta di diamante e fatene un vantaggio. In un clima lavorativo saturo a tutti i livelli ciò che conta è saper differenziarsi e avere voglia di fare e imparare.

Liberatevi di ogni pregiudizio.

Ricordatevi di essere Italiani, e calabresi prima di ogni cosa. Si perché io mi sento calabrese fino al midollo. La nostra terra è così piena di valori, persone, sole, sorrisi sinceri.

Non coltivate rabbia.. so che è difficile non essere arrabbiati, la nostra terra madre ci ha tolto ma ci ha anche dato tanto.

Una frase rispecchia il mio stato di animo e la mia idea di Calabria.

“Per me Calabria significa categoria morale, prima che espressione geografica. Calabrese, nella sua miglior accezione metaforica, vuol dire Rupe, cioè carattere. È la torre che non crolla giammai la cima pel soffiar dei venti”.
(Leonida Rèpaci)

Non so cosa mi riserva il futuro. Per ora sono pienamente soddisfatta. Sto imparando tantissimo. Vivo una bella realtà. I miei superiori in illy sono competenti, da loro imparo tutti i giorni tanto a livello professionale e umano.

E’ una impresa etica a 360 gradi. Conta l’opinione di tutti, dal magazziniere al Direttore Generale, che non si fa nessun problema a scaricare merce se necessario. Sa sporcarsi le mani. E questo credo sia un brillante insegnamento. I titoli non sono tutto, contano le persone.

La mia terra è un germoglio di gente brillante. Il mio sogno nel cassetto è che mio nipote e tutte le nostre future generazioni possano scegliere cosa fare della loro vita senza essere costretti a soggiacere a logiche sbagliate e non meritocratiche.

Noi tutti abbiamo l’obbligo morale di fare tutto ciò che possiamo per costruire le basi perché questo si realizzi.

Grazie ancora HUB per questa meravigliosa opportunità. Se ci sta una cosa che apprezzo del mondo dei social è questo, poter condividere contenuti di qualità e credo che il blog sia in questa direzione.

¡Adelante entonces y hasta pronto!

Federica

*la foto è stata scattata ai premis gaudi.


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Bruno da Locri a Düsseldorf dove è Sales Manager di un Hotel

Ciao Hub Calabria,
grazie per l’opportunità.

La mia storia
Dopo la specializzazione in Valorizzazione dei Sistemi Turistico-Culturali all’Unical mi sono candidato a molte offerte di lavoro in Calabria, ahimè senza successo. Ho aspettato 4 mesi sperando che la situazione migliorasse, solo dopo mi sono trasferito a Roma per poter lavorare nelle catene di Hotel – Best Western e Hilton. Devo ringraziare mia sorella, la zia e la cugina di mia moglie che ci hanno ospitato a Roma nel periodo in cui non avevamo un lavoro e uno stipendio. La Calabria è soprattutto questo, aiutiamo la famiglia e la supportiamo con tutte le nostre forze.

Dopo aver lavorato 3 anni nella capitale mi sono trasferito a Duisburg in Germania per cercare di costruirmi un futuro e una famiglia con un minimo di garanzie e sicurezza. Da quattro anni sono Sales Manager nell’Hotel Landhaus Milser di Duisburg.

In Germania esiste ancora un po’ di meritocrazia e gli stipendi danno valore al lavoro che svolgi.
Paradossalmente in Germania lavoro di meno e guadagno di più raggiungendo migliori risultati. Quello che non mi stanco mai di dire è: in Calabria abbiamo tutto e non funziona quasi niente, in Germania non c’è niente ma funziona quasi tutto.

Mi piacerebbe tornare in Calabria e ci penso spesso ma un’idea imprenditoriale senza un buon business plan rimane un sogno e pur avendo messo molte volte le miei idee nero su bianco, non sono riuscito a trovarne, almeno per adesso, una che sia sostenibile e che mi permetta di avere un buon livello di qualità della vita, sia per me che per la mia famiglia, e che accresca di riflesso la capacità imprenditoriale della Calabria, oltre a creare nuovi posti di lavoro. Lavorare subordinatamente in Calabria è difficile perché gli stipendi sono bassi e l’offerta supera di gran lunga la domanda per cui si è troppo facilmente intercambiabili.

In Germania funziona bene il rispetto delle regole civiche che permette di vivere insieme in sintonia. Sensibilizzare i giovani ma anche tutta la comunità a rispettare le regole e il prossimo accrescerebbe già di molto la qualità della vita, stessa cosa vale per l’efficienza degli uffici pubblici e della sanità ma questo credo sia più un problema Italia che Calabria.

Appena sono arrivato il Germania mi ha ospitato il mio compare di battesimo e mi ha aiutato a cercare casa e a trovare un lavoro. Anche qui per sottolineare che i valori per noi calabresi sono molto importanti e aiutiamo volentieri un membro della famiglia in difficoltà. Un sito che mi ha aiutato tanto è stato quello del consolato di Colonia che ha creato una guida in italiano che spiega cosa fare appena arrivati in Germania. Qui di seguito il link:
PRIMI PASSI.
Per cercare casa vi consiglio di rivolgervi alle agenzie immobiliari e di fare subito un’assicurazione d’assistenza legale perché gli avvocati costano parecchio e qui tutti ce l’hanno ed è molto facile ricevere una denuncia (non parlo per esperienza personale ma ne ho viste parecchie).
Mi sono iscritto alla Newsletter di Italiaaltrove, un’associazione che si trova a Düsseldorf e organizza molto spesso incontri tra italiani e diffonde la nostra cultura all’estero.

Per cercare lavoro bisogna rivolgersi personalmente al jobcenter con un curriculum e il certificato di residenza in Germania. Inserisco il link del sito anche se è in tedesco e non so quanto possa aiutare:Jobcenter.

Se non fossi partito, non riesco a immaginare cosa sarei diventato e cosa avrei fatto.

Ai giovani calabresi vorrei dire che da giovane non vedevo l’ora di andare via e ora invece non vedo l’ora di ritornare a casa(almeno in ferie).

“Inseguite il vostro sogno, andate in giro, conoscete il mondo, le diverse culture, cibi, usanze e organizzazioni e prendete il meglio da ogni posto per poter migliorare voi stessi e la vostra terra una volta tornati”.

Saluti

Bruno


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Alessia giovane architetto di Cosenza a Northampton

Ciao a tutti,
mi chiamo Alessia, ho 28 anni e da quasi tre anni vivo a Northampton, una città che si trova a circa un’ora di macchina da Londra. E’ proprio in quest’area che lavoro come architetto per una compagnia che si chiama CMI Architecture, abbastanza affermata nell’ambito delle costruzioni.

Io mi occupo di progetti edilizi dal design alla messa in cantiere, dalle scartoffie burocratiche per ottenere permessi ai dettagli tecnici. Sono abbastanza soddisfatta del percorso intrapreso finora e anche se il più delle volte sento una grande nostalgia del mio Paese, la professione che svolgo mi dà la giusta forza per affrontare le sfide di ogni giorno. E credetemi, affrontare le difficoltà quotidiane in una lingua che non è quella nativa, sicuramente non è tra le cose più facili da fare. Ma se siete curiosi, leggete un pò come sono arrivata fin qui.

Trasferimento in UK
Mi sono trasferita in Inghilterra nell’Agosto del 2015 perché volevo seguire quello che all’epoca era il mio ragazzo, il quale si era trasferito a Northampton dopo aver tentato invano di trovare lavoro come infermiere in Italia. Io mi ero laureata da poco in Ingegneria Edile-Architettura all’Università di Cosenza e dopo tre mesi di curriculum inviati senza dignitose risposte o offerte lavorative, ho deciso di fare quest’esperienza avendo comunque un appoggio a Northampton.

Prima di partire inviai una serie di email a tutti gli studi della città chiedendo di poter fare un tirocinio non retribuito per i primi mesi, poiché ero consapevole del mio insufficiente livello di inglese, perlomeno nell’ambito professionale. Un solo studio mi rispose offrendomi la possibilità di fare uno stage con rimborso spese (praticamente mi pagavano l’abbonamento del pullman) che sarebbe potuto diventare un lavoro a tempo indeterminato qualora fossi stata ritenuta valida. Il periodo del tirocinio non fu semplice perché mi resi conto che il mio livello d’inglese era persino più basso di quanto avevo immaginato, molto spesso non capivo cosa mi dicessero i miei colleghi e più di una volta mi sono sentita “stupida” se non del tutto incompetente. Ma giorno dopo giorno grazie all’aiuto dei miei colleghi e soprattutto di tutti gli altri ragazzi italiani che ho conosciuto qui, ho acquisito fiducia in me stessa e nella mia voglia di imparare.

Il mio primo lavoro da assistente architetto
Siccome nella vita ogni cosa succede per un motivo, seppur la compagnia per la quale feci il tirocinio avrebbe voluto offrimi una posizione definitiva, dopo qualche mesi fallì e io mi ritrovai a dover cercar lavoro. Il capo mi scrisse una gran bella lettera di referenza, la quale mi aiutò a trovare un lavoro qualche mese dopo come RIBA Part II Architectural Assistant per la compagnia Morton Wykes Kramer Architects (MWK).

Nel frattempo ho lavorato come cameriera poiché non volevo più pesare sulle spalle dei miei genitori, né tanto meno potevo continuare a vivere a “scrocco” a casa dei miei amici che mi avevano ospitato. Molti pensano che fare quel tipo di lavoro sia una perdita di tempo, ma io posso dire che quell’esperienza mi ha aiutato tantissimo a migliorare la lingua parlata, costringendomi a conversare con i clienti, cosa che invece non facevo nel lavoro d’ufficio.

Abilitazione all’Università di Bristol
Quando lavoravo per MWK, il direttore mi offrì la possibilità di iscrivermi all’Università di Bristol per acquisire l’abilitazione alla professione di architetto a spese dello studio, in quanto voleva che salissi di ruolo. Ho frequentato il PGC in Architecture alla UWE di Bristol mentre continuavo a lavorare e dopo un anno ho sostenuto e superato l’esame finale di abilitazione. Da febbraio 2018 sono ufficialmente iscritta all’ albo inglese come Architetto. Qualche mese prima avevo deciso di provare a fare il colloquio per l’attuale compagnia in cui lavoro riuscendo ad avere il posto.

Il ruolo di un architetto donna
Come spesso si sente dire, noi donne dobbiamo dimostrare di valere almeno il doppio degli uomini per essere apprezzate in questo ambito lavorativo. Io sono l’unica donna in un team di 10 architetti e molto spesso agli occhi di costruttori e operai rischio di sembrare quasi fuori luogo. Per questo devo mettere le cose in chiaro fin da subito e dimostrare quanto valgo. Per il resto dai miei colleghi mi sento considerata alla pari e non posso fare paragoni con la situazione in Italia non avendoci mai lavorato.

Di sicuro posso dire che in Inghilterra viene dato molto spazio ai giovani, i quali pur non avendo grande esperienza vengono gettati subito nel mondo del lavoro con grandi responsabilità, come è successo nel mio caso. Gli inglesi credono fortemente che sbagliare sia il modo migliore per imparare e dando la possibilità a noi giovani di partecipare attivamente e non come meri osservatori, ci rendono autonomi fin da subito.

La mia Calabria

“Da quando vivo in Inghilterra, sono diventato ancora più italiano”.

Questa è una frase detta da un connazionale e che mi ha colpito tantissimo perché riflette anche il mio stato d’animo.

A me piacerebbe tantissimo tornare a vivere in Calabria, anche perché da quando vivo all’estero ho iniziato ad apprezzarne ogni minimo dettaglio che prima invece davo per scontato. Come molti prima di me hanno scritto, l’Inghilterra non è il “Paese dei Balocchi” che ci descrivono e vivere qui sapendo cosa si lascia a casa, non è per niente facile. Purtroppo non credo che al momento riuscirei a tornare a svolgere la mia professione in Calabria, dopo aver acquisito un certo metodo di lavoro abbastanza rigoroso, soprattutto quando ascolto le storie dei miei colleghi rimasti lì.

Tuttavia sono fiduciosa che in futuro la mia terra sarà pronta per riaccogliermi a braccia aperte. Al momento sto provando a far partire un progetto che coinvolge imprenditori inglesi nella rigenerazione dei centri storici calabresi. Ho presentato una proposta di progetto al mio capo, dato che abbiamo fatto qualcosa di simile con una città della Francia del Sud, e spero che tra qualche tempo riuscirò a metterlo in piedi, anche se non è facile data la cattiva reputazione che ci precede. Comunque io mi impegnerò affinché il nome della nostra terra possa essere riscattato, perché alla fine di tutto non siamo solo mafia, sole e mandolino.

Ai giovani calabresi dico
A quelli che restano dico che io vi ammiro tanto e che condivido la vostra frustrazione quando provate a cambiare le cose e c’è chi vi rema contro. A quelli che partono dico che vi comprendo a pieno e che condivido con voi la nostalgia della nostra amata terra, che nonostante tutto è bella così come è.
Sono sicura che un giorno torneremo dopo aver acquisito un bel bagaglio culturale e riusciremo a migliorare le cose. A tutti dico che le menti italiane sono tra le più brillanti al mondo e questo è grazie anche alle nostre università che ci danno una grande formazione. Perciò cerchiamo di sostenere l’istruzione pubblica in Italia nel migliore dei modi.

Vi scrivo qui informazioni utili per cercare lavoro come architetto in UK.

Grazie 🙂


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Se anche tu sei un/una giovane architetto e lavori in Calabria scrivici per un confronto con l’esperienza oltremanica di Alessia.

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Giosué film composer da Vibo Valentia a Los Angeles

Ciao Hub Calabria,
mi chiamo Giosué e sono musicista, film composer/producer a Los Angeles.

Il mio percorso ha avuto inizio in Calabria
Quasi subito dopo essermi diplomato al conservatorio di Vibo Valentia, ho seguito un seminario di musica jazz chiamato Umbria Jazz durante il quale sono stato selezionato per ricevere una borsa di studio valida per frequentare il Berklee College Of Music. Inizialmente non avevo intenzione di completare l’intero corso di studi, ma dopo aver vissuto qualche mese a Boston, mi sono reso conto che il College aveva molto da offrire al di là del programma di musica jazz.

Sono quindi stato accettato nella facoltà di Music Production and Engineering e ho terminato gli studi nel 2014.

Subito dopo la laurea mi sono spostato a Los Angeles per lavorare come Freelancer nel campo dell’audio. Da pochi anni a questa parte ho iniziato a lavorare al fianco del compositore e produttore Dan Romer, esperienza attraverso la quale ho avuto la possibilità di scrivere musica per numerosi progetti, come, ad esempio, la colonna sonora del videogioco Far Cry 5, e per la serie televisiva The Good Doctor, in onda su ABC.

Una delle difficoltà più grandi che ho avuto durante i primi anni della mia esperienza negli Stati Uniti è stata la scarsa conoscenza della lingua inglese. Ero capace di leggere e comunicare decentemente ma avevo pochissima dimestichezza nella comunicazione verbale informale. Noto, con piacere, che le nuove generazioni di italiani parlano Inglese molto bene, ma inviterei tutte le persone intenzionate a spostarsi in America a prendere dimestichezza nel parlato quanto prima possibile.

Prima di partire
In Calabria, prima di partire, ho tenuto due corsi presso due Istituti Superiori della mia zona; Il primo presso l’ITIS di Polistena, incentrato sul jazz e più in generale sul concetto di improvvisazione in musica, il secondo è stato un interessante seminario di due giorni sulle tecnologie musicali e sulla produzione, che ho tenuto presso il Liceo Pedagogico Musicale di Cinquefrondi, liceo umanistico dal quale mi sono diplomato. In entrambi i casi sono stato molto sorpreso dalla recettività e preparazione dei ragazzi: in molti sembravano avere una buona familiarità con il mio mestiere e alcuni avevano già conoscenze tecniche che francamente io non possedevo alla loro età. Mi piacerebbe poter ripetere questo genere di incontri in un futuro prossimo.

Mi piacerebbe
Mi piacerebbe essere in grado di tornare in Calabria per poter costruire qualcosa di nuovo, ad esempio una scuola ad indirizzo puramente tecnologico-musicale, che abbia uno sbocco lavorativo reale, un programma intensivo e all’avanguardia, accessibile solo a studenti seriamente intenzionati a perseguire la strada artistica professionale in un setting globale.

Al momento non vedo come sia possibile generare lavoro in questo settore in un territorio che, nonostante numerose iniziative mirate a valorizzare gli artisti locali, non conosce il business dell’arte e dell’intrattenimento.
Con questo non voglio dire che non ci sia cultura, o che non ci siano artisti calabresi brillanti, semplicemente, questi artisti fanno spesso fatica a trovare il modo di monetizzare, e quindi a supportare la propria arte generando un introito dignitoso per vivere.

Il mio messaggio per i giovani Calabresi è in realtà un consiglio datomi da mio Padre tanti anni fa. Traducendo dal dialetto:

“Noi Calabresi abbiamo solo la testa”.

Per ragioni storiche note ai più, la nostra Regione (e il Meridione in generale) non è ricca di risorse o opportunità. La nostra unica vera risorsa è, infatti, usare la testa.

Grazie.

Ciao! 🙂


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