Nino è rimasto in Calabria, la ama e la vive da giovane giornalista

Ciao Hub Calabria,
mi chiamo Nino, vivo in Calabria e lavoro come giornalista per GianlucaDiMarzio.com e come collaboratore esterno per SkySport.it.

Il mio lavoro, lo ammetto, mi dà soddisfazione. Ho sentito per anni ripetere da più parti – e in riferimento a qualsiasi settore lavorativo, non solo quello relativo al mondo della comunicazione – che in Calabria, ma più in generale in tutto il Sud Italia è quasi impossibile lavorare, provare a crearsi un futuro: non è così.

In Calabria ci sono delle difficoltà è vero, così come ce ne sono per i giovani che cercano lavoro in qualsiasi altra regione d’Italia: pro e contro differenti legati a diversi fattori, ma non vedo un divario così netto come molti vogliono far credere.

Io ho sempre sognato di fare il giornalista e ho iniziato a scrivere per alcune testate regionali nel 2010, quando ancora non avevo nemmeno completato il mio percorso di studi universitari. Ho sempre voluto scrivere solo di sport ed ho iniziato a farlo per Calabria Ora (divenuto poi L’Ora della Calabria) occupandomi inizialmente di calcio dilettantistico: Promozione ed Eccellenza. L’aver raccontato alcuni storici successi legati alla squadra del mio paese, Brancaleone, è una delle cose che più mi rende orgoglioso, nonostante oggi ho la fortuna di poter scrivere di calcio nazionale e internazionale. Con il passare del tempo mi è stato assegnato il compito di occuparmi della Serie B e, nei periodi estivi, di calciomercato.

Dopo il fallimento del gruppo editoriale di cui faceva parte l’Ora della Calabria ho iniziato a collaborare con diverse testate giornalistiche online, fino al novembre 2013 quando ho avuto l’enorme fortuna di entrare a far parte della redazione di GianlucaDiMarzio.com. Una scuola di vita, prima ancora che una palestra professionale unica: Gianluca Di Marzio e il suo staff rappresentano l’eccellenza in questo settore e io sono molto felice di essermi ritagliato un ruolo importante all’interno di questa splendida realtà che vivo quotidianamente ormai da cinque anni.

Tutto quello che so lo devo all’esperienza maturata dentro questo sito, agli insegnamenti che ho ricevuto e che continuo a ricevere ogni giorno: iniziando da Gianluca, il nostro capitano, proseguendo per i miei colleghi più esperti, fino ad arrivare ai nuovi collaboratori che si affacciano alla nostra realtà. E’ un continuo scambio di conoscenze, dove tutti imparano da tutti: la forza del gruppo come traino per migliorare e spingersi sempre oltre.

Negli ultimi mesi poi ho iniziato a collaborare come contributore esterno anche per il sito di SkySport.it, altra esperienza fantastica che sto vivendo con passione ogni giorno. Passione e sacrificio, perché fare il giornalista non è un mestiere semplice come erroneamente in molti credono: dietro ogni notizia c’è un lavoro maniacale che non conosce orari. Specialmente durante il calciomercato lo smartphone diventa il compagno inseparabile della tua giornata, si dorme poco, ma l’adrenalina è tanta. E poi, fare il mestiere che si è sempre sognato di fare è la vera e propria arma in più: una spinta fondamentale nei momenti più difficili.

Anche io, come molti, ho pensato di lasciare la Calabria e a volte ci penso ancora. Non si può escludere nulla nella vita, ma finché avrò la possibilità di scegliere, sceglierò sempre la Calabria.

Come vivo il mio lavoro in Calabria
Nonostante i punti di debolezza della regione, in questo ambito lavorativo, le difficoltà cui si può andare incontro sono quasi azzerate dalle tecnologie: con tutti i pro e i contro del caso. Ma sono un aiuto enorme.

Il mio legame con la Calabria
Amo la mia terra, ho i miei affetti più cari qui, senza il mare non penso che riuscirei a vivere. Tante volte mi lamento dei difetti di questa Terra, ma il mio è un grido d’amore: amo la Calabria e sono molto legato alle mie origini.

Un suggerimento
In Calabria ci sarebbe tanto da migliorare, iniziando dalle cose più pratiche: prestare più attenzione alle cose giornaliere, iniziare a migliorare quelle per innalzare la qualità della vita. Poi, per il resto dovrebbe entrare in gioco la politica provando a valorizzare in ogni modo i mille pregi che questa terra ha.

Una delle cose che maggiormente adoro del mio lavoro è il contatto continuo e costante con tante persone. I calabresi in giro per il mondo sono tantissimi ed è sempre una sensazione molto bella sentire, anche solo telefonicamente, il loro affetto per una terra che ogni calabrese porta nel cuore.

Ai giovani calabresi dico

“Siate orgogliosi delle vostre origini e credete nella rinascita di questa terra.”

A chi volesse intraprendere la professione di giornalista consiglio di contattare il sindacato di categoria. Qui il link –> www.giornalisticalabria.it


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Federica giovane cosentina è Brand Manager per illy in Spagna

Salve o Hola Hub Calabria,

Grazie per avermi contattata. Sarò ben lieta di compartir con voi la mia esperienza.

Mi chiamo Federica, vivo a Barcellona da qualche anno e lavoro per la illy caffè nella filiale spagnola.
Da qui gestiamo il marketing di Spagna e Portogallo. In questa area si inglobano parecchie funzioni: dal piano di marketing annuale (con tutte le relative azioni per metterlo in atto),
all’e-shop, i contratti di patrocinio con i maggiori musei di arte contemporanea della penisola Iberica, la comunicazione e la diffusione del brand in tutte le sue sfaccettature.

La mia storia

Mi sono laureata in Legge presso l’ateneo catanzarese. Durante il mio percorso di studi presi parte all’Exchange Programme presso la Universidad Carlos III di Madrid, da qui nacque la mia relazione con la Spagna interrotta solo per concludere gli studi.

Con l’avvicinarsi della data della discussione della tesi avevo solo un grande desiderio: ripartire. Ricordo ancora il viso incredulo di mia madre quando mi vide vestita in giacca e pigiama per i primissimi colloqui su Skype 🙂 . Avevo sul letto la tesi stampata e la valigia pronta.

Per me, che arrivavo dall’ateneo dei “corrotti” all’epoca dello scandalo degli esami venduti, senza alcun Master post laurea di una business school, non è stato semplice farmi spazio e far capire che esistono persone dietro un titolo o un curriculum referenziato.

Ciò che mi ha spinto a partire è la voglia di mettermi in discussione sempre, non mi piace accontentarmi e amo superare i miei limiti. Gli spagnoli lo chiamano “no conformarse”, ecco io condivido pienamente questa filosofia.

Devo riconoscere che non è stato affatto facile: i colloqui in lingua straniera, il salto diretto dai banchi della UMG all’ufficio, cambiare prospettiva, preparare il cervello ad accogliere concetti per i quali non ero stata formata, lasciarmi plasmare e al contempo conservare la genuinità e il calore che noi calabresi abbiamo dentro.

Non vai davvero avanti se dimentichi i passi mossi e il percorso che ti ha condotto dove sei arrivato. Non stimo coloro i quali dimenticano le proprie origini e le rinnegano. L’umiltà è la prima skill che fa da base ai migliori dirigenti aziendali.

Consigli pratici

Per lavorare in Spagna serve il Nie (numero de identidad de extranjero).

Ecco una lista dei siti dove cercare lavoro: Infojobs, Job rápido, Student job, Trabajando.com, Linkedin, Infoempleo, El país/ Monster, Indeed, Primer empleo, Job&talent, Moda: Fashion United, Corner Job, Job today.

Aggiungerei alla lista delle cose da fare assolutamente, le application dirette sul sito delle aziende per le quali ci si vuole candidare.

Per cercare casa vi consiglio: Idealista, Fotocasa e Badi.com.

Quello che mi sento di dire è

Specializzatevi, la competenza è tanta ..ricercate la vostra punta di diamante e fatene un vantaggio. In un clima lavorativo saturo a tutti i livelli ciò che conta è saper differenziarsi e avere voglia di fare e imparare.

Liberatevi di ogni pregiudizio.

Ricordatevi di essere Italiani, e calabresi prima di ogni cosa. Si perché io mi sento calabrese fino al midollo. La nostra terra è così piena di valori, persone, sole, sorrisi sinceri.

Non coltivate rabbia.. so che è difficile non essere arrabbiati, la nostra terra madre ci ha tolto ma ci ha anche dato tanto.

Una frase rispecchia il mio stato di animo e la mia idea di Calabria.

“Per me Calabria significa categoria morale, prima che espressione geografica. Calabrese, nella sua miglior accezione metaforica, vuol dire Rupe, cioè carattere. È la torre che non crolla giammai la cima pel soffiar dei venti”.
(Leonida Rèpaci)

Non so cosa mi riserva il futuro. Per ora sono pienamente soddisfatta. Sto imparando tantissimo. Vivo una bella realtà. I miei superiori in illy sono competenti, da loro imparo tutti i giorni tanto a livello professionale e umano.

E’ una impresa etica a 360 gradi. Conta l’opinione di tutti, dal magazziniere al Direttore Generale, che non si fa nessun problema a scaricare merce se necessario. Sa sporcarsi le mani. E questo credo sia un brillante insegnamento. I titoli non sono tutto, contano le persone.

La mia terra è un germoglio di gente brillante. Il mio sogno nel cassetto è che mio nipote e tutte le nostre future generazioni possano scegliere cosa fare della loro vita senza essere costretti a soggiacere a logiche sbagliate e non meritocratiche.

Noi tutti abbiamo l’obbligo morale di fare tutto ciò che possiamo per costruire le basi perché questo si realizzi.

Grazie ancora HUB per questa meravigliosa opportunità. Se ci sta una cosa che apprezzo del mondo dei social è questo, poter condividere contenuti di qualità e credo che il blog sia in questa direzione.

¡Adelante entonces y hasta pronto!

Federica

*la foto è stata scattata ai premis gaudi.


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Bruno da Locri a Düsseldorf dove è Sales Manager di un Hotel

Ciao Hub Calabria,
grazie per l’opportunità.

La mia storia
Dopo la specializzazione in Valorizzazione dei Sistemi Turistico-Culturali all’Unical mi sono candidato a molte offerte di lavoro in Calabria, ahimè senza successo. Ho aspettato 4 mesi sperando che la situazione migliorasse, solo dopo mi sono trasferito a Roma per poter lavorare nelle catene di Hotel – Best Western e Hilton. Devo ringraziare mia sorella, la zia e la cugina di mia moglie che ci hanno ospitato a Roma nel periodo in cui non avevamo un lavoro e uno stipendio. La Calabria è soprattutto questo, aiutiamo la famiglia e la supportiamo con tutte le nostre forze.

Dopo aver lavorato 3 anni nella capitale mi sono trasferito a Duisburg in Germania per cercare di costruirmi un futuro e una famiglia con un minimo di garanzie e sicurezza. Da quattro anni sono Sales Manager nell’Hotel Landhaus Milser di Duisburg.

In Germania esiste ancora un po’ di meritocrazia e gli stipendi danno valore al lavoro che svolgi.
Paradossalmente in Germania lavoro di meno e guadagno di più raggiungendo migliori risultati. Quello che non mi stanco mai di dire è: in Calabria abbiamo tutto e non funziona quasi niente, in Germania non c’è niente ma funziona quasi tutto.

Mi piacerebbe tornare in Calabria e ci penso spesso ma un’idea imprenditoriale senza un buon business plan rimane un sogno e pur avendo messo molte volte le miei idee nero su bianco, non sono riuscito a trovarne, almeno per adesso, una che sia sostenibile e che mi permetta di avere un buon livello di qualità della vita, sia per me che per la mia famiglia, e che accresca di riflesso la capacità imprenditoriale della Calabria, oltre a creare nuovi posti di lavoro. Lavorare subordinatamente in Calabria è difficile perché gli stipendi sono bassi e l’offerta supera di gran lunga la domanda per cui si è troppo facilmente intercambiabili.

In Germania funziona bene il rispetto delle regole civiche che permette di vivere insieme in sintonia. Sensibilizzare i giovani ma anche tutta la comunità a rispettare le regole e il prossimo accrescerebbe già di molto la qualità della vita, stessa cosa vale per l’efficienza degli uffici pubblici e della sanità ma questo credo sia più un problema Italia che Calabria.

Appena sono arrivato il Germania mi ha ospitato il mio compare di battesimo e mi ha aiutato a cercare casa e a trovare un lavoro. Anche qui per sottolineare che i valori per noi calabresi sono molto importanti e aiutiamo volentieri un membro della famiglia in difficoltà. Un sito che mi ha aiutato tanto è stato quello del consolato di Colonia che ha creato una guida in italiano che spiega cosa fare appena arrivati in Germania. Qui di seguito il link:
PRIMI PASSI.
Per cercare casa vi consiglio di rivolgervi alle agenzie immobiliari e di fare subito un’assicurazione d’assistenza legale perché gli avvocati costano parecchio e qui tutti ce l’hanno ed è molto facile ricevere una denuncia (non parlo per esperienza personale ma ne ho viste parecchie).
Mi sono iscritto alla Newsletter di Italiaaltrove, un’associazione che si trova a Düsseldorf e organizza molto spesso incontri tra italiani e diffonde la nostra cultura all’estero.

Per cercare lavoro bisogna rivolgersi personalmente al jobcenter con un curriculum e il certificato di residenza in Germania. Inserisco il link del sito anche se è in tedesco e non so quanto possa aiutare:Jobcenter.

Se non fossi partito, non riesco a immaginare cosa sarei diventato e cosa avrei fatto.

Ai giovani calabresi vorrei dire che da giovane non vedevo l’ora di andare via e ora invece non vedo l’ora di ritornare a casa(almeno in ferie).

“Inseguite il vostro sogno, andate in giro, conoscete il mondo, le diverse culture, cibi, usanze e organizzazioni e prendete il meglio da ogni posto per poter migliorare voi stessi e la vostra terra una volta tornati”.

Saluti

Bruno


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Alessia giovane architetto di Cosenza a Northampton

Ciao a tutti,
mi chiamo Alessia, ho 28 anni e da quasi tre anni vivo a Northampton, una città che si trova a circa un’ora di macchina da Londra. E’ proprio in quest’area che lavoro come architetto per una compagnia che si chiama CMI Architecture, abbastanza affermata nell’ambito delle costruzioni.

Io mi occupo di progetti edilizi dal design alla messa in cantiere, dalle scartoffie burocratiche per ottenere permessi ai dettagli tecnici. Sono abbastanza soddisfatta del percorso intrapreso finora e anche se il più delle volte sento una grande nostalgia del mio Paese, la professione che svolgo mi dà la giusta forza per affrontare le sfide di ogni giorno. E credetemi, affrontare le difficoltà quotidiane in una lingua che non è quella nativa, sicuramente non è tra le cose più facili da fare. Ma se siete curiosi, leggete un pò come sono arrivata fin qui.

Trasferimento in UK
Mi sono trasferita in Inghilterra nell’Agosto del 2015 perché volevo seguire quello che all’epoca era il mio ragazzo, il quale si era trasferito a Northampton dopo aver tentato invano di trovare lavoro come infermiere in Italia. Io mi ero laureata da poco in Ingegneria Edile-Architettura all’Università di Cosenza e dopo tre mesi di curriculum inviati senza dignitose risposte o offerte lavorative, ho deciso di fare quest’esperienza avendo comunque un appoggio a Northampton.

Prima di partire inviai una serie di email a tutti gli studi della città chiedendo di poter fare un tirocinio non retribuito per i primi mesi, poiché ero consapevole del mio insufficiente livello di inglese, perlomeno nell’ambito professionale. Un solo studio mi rispose offrendomi la possibilità di fare uno stage con rimborso spese (praticamente mi pagavano l’abbonamento del pullman) che sarebbe potuto diventare un lavoro a tempo indeterminato qualora fossi stata ritenuta valida. Il periodo del tirocinio non fu semplice perché mi resi conto che il mio livello d’inglese era persino più basso di quanto avevo immaginato, molto spesso non capivo cosa mi dicessero i miei colleghi e più di una volta mi sono sentita “stupida” se non del tutto incompetente. Ma giorno dopo giorno grazie all’aiuto dei miei colleghi e soprattutto di tutti gli altri ragazzi italiani che ho conosciuto qui, ho acquisito fiducia in me stessa e nella mia voglia di imparare.

Il mio primo lavoro da assistente architetto
Siccome nella vita ogni cosa succede per un motivo, seppur la compagnia per la quale feci il tirocinio avrebbe voluto offrimi una posizione definitiva, dopo qualche mesi fallì e io mi ritrovai a dover cercar lavoro. Il capo mi scrisse una gran bella lettera di referenza, la quale mi aiutò a trovare un lavoro qualche mese dopo come RIBA Part II Architectural Assistant per la compagnia Morton Wykes Kramer Architects (MWK).

Nel frattempo ho lavorato come cameriera poiché non volevo più pesare sulle spalle dei miei genitori, né tanto meno potevo continuare a vivere a “scrocco” a casa dei miei amici che mi avevano ospitato. Molti pensano che fare quel tipo di lavoro sia una perdita di tempo, ma io posso dire che quell’esperienza mi ha aiutato tantissimo a migliorare la lingua parlata, costringendomi a conversare con i clienti, cosa che invece non facevo nel lavoro d’ufficio.

Abilitazione all’Università di Bristol
Quando lavoravo per MWK, il direttore mi offrì la possibilità di iscrivermi all’Università di Bristol per acquisire l’abilitazione alla professione di architetto a spese dello studio, in quanto voleva che salissi di ruolo. Ho frequentato il PGC in Architecture alla UWE di Bristol mentre continuavo a lavorare e dopo un anno ho sostenuto e superato l’esame finale di abilitazione. Da febbraio 2018 sono ufficialmente iscritta all’ albo inglese come Architetto. Qualche mese prima avevo deciso di provare a fare il colloquio per l’attuale compagnia in cui lavoro riuscendo ad avere il posto.

Il ruolo di un architetto donna
Come spesso si sente dire, noi donne dobbiamo dimostrare di valere almeno il doppio degli uomini per essere apprezzate in questo ambito lavorativo. Io sono l’unica donna in un team di 10 architetti e molto spesso agli occhi di costruttori e operai rischio di sembrare quasi fuori luogo. Per questo devo mettere le cose in chiaro fin da subito e dimostrare quanto valgo. Per il resto dai miei colleghi mi sento considerata alla pari e non posso fare paragoni con la situazione in Italia non avendoci mai lavorato.

Di sicuro posso dire che in Inghilterra viene dato molto spazio ai giovani, i quali pur non avendo grande esperienza vengono gettati subito nel mondo del lavoro con grandi responsabilità, come è successo nel mio caso. Gli inglesi credono fortemente che sbagliare sia il modo migliore per imparare e dando la possibilità a noi giovani di partecipare attivamente e non come meri osservatori, ci rendono autonomi fin da subito.

La mia Calabria

“Da quando vivo in Inghilterra, sono diventato ancora più italiano”.

Questa è una frase detta da un connazionale e che mi ha colpito tantissimo perché riflette anche il mio stato d’animo.

A me piacerebbe tantissimo tornare a vivere in Calabria, anche perché da quando vivo all’estero ho iniziato ad apprezzarne ogni minimo dettaglio che prima invece davo per scontato. Come molti prima di me hanno scritto, l’Inghilterra non è il “Paese dei Balocchi” che ci descrivono e vivere qui sapendo cosa si lascia a casa, non è per niente facile. Purtroppo non credo che al momento riuscirei a tornare a svolgere la mia professione in Calabria, dopo aver acquisito un certo metodo di lavoro abbastanza rigoroso, soprattutto quando ascolto le storie dei miei colleghi rimasti lì.

Tuttavia sono fiduciosa che in futuro la mia terra sarà pronta per riaccogliermi a braccia aperte. Al momento sto provando a far partire un progetto che coinvolge imprenditori inglesi nella rigenerazione dei centri storici calabresi. Ho presentato una proposta di progetto al mio capo, dato che abbiamo fatto qualcosa di simile con una città della Francia del Sud, e spero che tra qualche tempo riuscirò a metterlo in piedi, anche se non è facile data la cattiva reputazione che ci precede. Comunque io mi impegnerò affinché il nome della nostra terra possa essere riscattato, perché alla fine di tutto non siamo solo mafia, sole e mandolino.

Ai giovani calabresi dico
A quelli che restano dico che io vi ammiro tanto e che condivido la vostra frustrazione quando provate a cambiare le cose e c’è chi vi rema contro. A quelli che partono dico che vi comprendo a pieno e che condivido con voi la nostalgia della nostra amata terra, che nonostante tutto è bella così come è.
Sono sicura che un giorno torneremo dopo aver acquisito un bel bagaglio culturale e riusciremo a migliorare le cose. A tutti dico che le menti italiane sono tra le più brillanti al mondo e questo è grazie anche alle nostre università che ci danno una grande formazione. Perciò cerchiamo di sostenere l’istruzione pubblica in Italia nel migliore dei modi.

Vi scrivo qui informazioni utili per cercare lavoro come architetto in UK.

Grazie 🙂


Per contattare Alessia scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.

Se anche tu sei un/una giovane architetto e lavori in Calabria scrivici per un confronto con l’esperienza oltremanica di Alessia.

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Giosué film composer da Vibo Valentia a Los Angeles

Ciao Hub Calabria,
mi chiamo Giosué e sono musicista, film composer/producer a Los Angeles.

Il mio percorso ha avuto inizio in Calabria
Quasi subito dopo essermi diplomato al conservatorio di Vibo Valentia, ho seguito un seminario di musica jazz chiamato Umbria Jazz durante il quale sono stato selezionato per ricevere una borsa di studio valida per frequentare il Berklee College Of Music. Inizialmente non avevo intenzione di completare l’intero corso di studi, ma dopo aver vissuto qualche mese a Boston, mi sono reso conto che il College aveva molto da offrire al di là del programma di musica jazz.

Sono quindi stato accettato nella facoltà di Music Production and Engineering e ho terminato gli studi nel 2014.

Subito dopo la laurea mi sono spostato a Los Angeles per lavorare come Freelancer nel campo dell’audio. Da pochi anni a questa parte ho iniziato a lavorare al fianco del compositore e produttore Dan Romer, esperienza attraverso la quale ho avuto la possibilità di scrivere musica per numerosi progetti, come, ad esempio, la colonna sonora del videogioco Far Cry 5, e per la serie televisiva The Good Doctor, in onda su ABC.

Una delle difficoltà più grandi che ho avuto durante i primi anni della mia esperienza negli Stati Uniti è stata la scarsa conoscenza della lingua inglese. Ero capace di leggere e comunicare decentemente ma avevo pochissima dimestichezza nella comunicazione verbale informale. Noto, con piacere, che le nuove generazioni di italiani parlano Inglese molto bene, ma inviterei tutte le persone intenzionate a spostarsi in America a prendere dimestichezza nel parlato quanto prima possibile.

Prima di partire
In Calabria, prima di partire, ho tenuto due corsi presso due Istituti Superiori della mia zona; Il primo presso l’ITIS di Polistena, incentrato sul jazz e più in generale sul concetto di improvvisazione in musica, il secondo è stato un interessante seminario di due giorni sulle tecnologie musicali e sulla produzione, che ho tenuto presso il Liceo Pedagogico Musicale di Cinquefrondi, liceo umanistico dal quale mi sono diplomato. In entrambi i casi sono stato molto sorpreso dalla recettività e preparazione dei ragazzi: in molti sembravano avere una buona familiarità con il mio mestiere e alcuni avevano già conoscenze tecniche che francamente io non possedevo alla loro età. Mi piacerebbe poter ripetere questo genere di incontri in un futuro prossimo.

Mi piacerebbe
Mi piacerebbe essere in grado di tornare in Calabria per poter costruire qualcosa di nuovo, ad esempio una scuola ad indirizzo puramente tecnologico-musicale, che abbia uno sbocco lavorativo reale, un programma intensivo e all’avanguardia, accessibile solo a studenti seriamente intenzionati a perseguire la strada artistica professionale in un setting globale.

Al momento non vedo come sia possibile generare lavoro in questo settore in un territorio che, nonostante numerose iniziative mirate a valorizzare gli artisti locali, non conosce il business dell’arte e dell’intrattenimento.
Con questo non voglio dire che non ci sia cultura, o che non ci siano artisti calabresi brillanti, semplicemente, questi artisti fanno spesso fatica a trovare il modo di monetizzare, e quindi a supportare la propria arte generando un introito dignitoso per vivere.

Il mio messaggio per i giovani Calabresi è in realtà un consiglio datomi da mio Padre tanti anni fa. Traducendo dal dialetto:

“Noi Calabresi abbiamo solo la testa”.

Per ragioni storiche note ai più, la nostra Regione (e il Meridione in generale) non è ricca di risorse o opportunità. La nostra unica vera risorsa è, infatti, usare la testa.

Grazie.

Ciao! 🙂


Se hai domande per Giosué contattaci su Messenger o manda una email ad hubcalabria@gmail.com.

Antonio ha scelto di offrire un servizio in Calabria per renderla un posto migliore

Ciao Antonio! Sei un giovane calabrese che ha deciso di rimanere nella sua terra. Come vivi questa condizione?

Non vivo passivamente la mia condizione, perché è una scelta. Siccome considero la Calabria casa mia, cerco di valorizzarla a modo mio, offrendo un servizio. Credo sia estremamente triste pensare che queste zone non meritino servizi, siamo noi che dobbiamo offrirli, siamo noi la Calabria e siamo noi a dover dare un’impronta a questa terra.

In generale, non ritengo giusto che per alcune regioni sia scontata la presenza di alcuni servizi, mentre per altre non lo sia. Eppure non stiamo parlando di cose impossibili da realizzare.

Della Calabria mi piace
La sensazione di pace, di serenità e di casa che mi dà. Nonostante le sue contraddizioni, le sue sfortune ignobili, la condizione sociale precaria, io in Calabria mi sento a casa. Ogni volta che mi allontano per un viaggio, quando torno sento lo spirito di appartenenza.

Di questa terra non mi piace
Lo stato di abbandono in cui versa, nella più totale indifferenza della classe politica, che bada a dare spettacolo nei propri salotti. Di fatto, i calabresi non hanno sostegno reale per poter restare e perciò vanno via.

C’è un esodo continuo: i giovani nascono, crescono e abbandonano la propria terra. Questo perché non possono sperare di crearsi un futuro qui. La Calabria la immagino come una bella donna trascurata e messa in un angolo.

Vorrei dire questo ai giovani calabresi

“Rendete la Calabria bella come la vorreste vedere”

La maggior parte di coloro che se ne vanno lo fa perché non trova lavoro, ma, se avete la possibilità, cercate di creare qualcosa per la vostra terra, per renderla migliore, più bella e funzionale. Create dei servizi per chi rimane, indipendentemente dagli ostacoli che potete incontrare. Dobbiamo rendere questo posto come merita di essere. La nostra non è una regione di serie b e dobbiamo sempre farla migliorare. Lo dobbiamo al nostro territorio, alle nostre radici, alla nostra cultura, affinché niente vada perso.

Tutto ciò che facciamo per la nostra regione merita interesse. Il progetto di Hub Calabria mi piace molto perché nasce dalla volontà di valorizzare il nostro essere calabresi. Credo che molti ragazzi lontani potranno trovare utile il blog e sentirsi un po’ più vicini alla loro casa.

Grazie Antonio 🙂


Scritto da Nadia D’Apa ✌

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Eugenio cresciuto a Cosenza oggi a New York è a capo dell’Intake Department

Ciao Hub Calabria,

In primis grazie per questa opportunità.

Mi chiamo Eugenio, vivo a New York ma sono cresciuto a Cosenza. Mi sono laureato all’Università degli studi di Perugia dopo aver passato un semestre all’Universidad de Jaèn per l’Erasmus e ho conseguito un Master in legge alla Fordham Law School di New York.

Oggi sono a capo dell’intake Department per uno studio legale di Wall Street (Phillips & Associates). Il mio titolo è Law Clerk / Intake specialist.
Quello che sento di voler condividere con i giovani calabresi è frutto per lo più di quello che credo di aver imparato negli ultimi cinque anni vivendo a New York, prima da lavoratore, poi da studente, ed infine da professionista nel campo di diritto del lavoro.

Esplorate il mondo.
Non importa se alla fine deciderete di tornare in Calabria o di continuare l’esperienza all’estero, in ogni caso il vostro bagaglio culturale sarà più ricco, e le vostre vedute più aperte.
Le distanze ormai si sono ridotte così tanto che, mai come ora nella storia, i giovani calabresi possono sentirsi cittadini del mondo. Grazie alle opportunità offerte da internet qualunque sia il vostro obiettivo, adesso avete la possibilità di poter imparare una nuova lingua, viaggiare, e collezionare esperienze umane e professionali finalizzate alla realizzazione dei vostri sogni.

Inseguite la vostra passione e fatene il vostro lavoro.
Credo che non sia necessario laurearsi per diventare una persona di successo. L’economia globale ha generato una nuova serie di figure professionali e di opportunità di mercato accessibili anche ai nostri giovani. Oggi una buona idea può generare molto più successo economico che non anni ed anni di attività professionale.

Specializzatevi nella vostra passione e mettetevi sul mercato.

Io ho avuto la fortuna di laurearmi in una materia che continua ad appassionarmi, ed alla fine credo sia questo il fattore che mi motiva di più nella mia attività.

Non fatevi mai prendere dalla disperazione.
Mi rendo conto che i giovani calabresi in Calabria devono affrontare innumerevoli problemi, ma spero che proprio questi problemi siano la molla che farà scattare finalmente il tanto auspicato cambiamento. I problemi ci sono ed i fallimenti arriveranno, ma ogni grande successo passa sempre per molteplici fallimenti. Datevi la possibilità di fallire, solo per poi riprovarci più convinti di prima. Alla fine il duro lavoro paga sempre.

Tornando a me
Personalmente mi trovo molto bene a New York. Adoro la città e sono molto contento del mio lavoro. Detto questo sento di avere un legame viscerale con la mia terra. Sono cresciuto in Calabria e ne conservo sempre un ricordo bellissimo.

Mi manca la mia città: Cosenza. Sia per la presenza di gran parte dei miei affetti, a partire dai miei genitori, sia per un attaccamento molto forte alla città stessa.
Bernardino Telesio disse parlando di Cosenza: “La mia diletta città potrebbe benissimo fare a meno di me, ma sono io che non posso fare a meno di essa. Essa che mi scorre nelle vene e che amo”. Ecco penso che questa frase rispecchi perfettamente i miei sentimenti. La cosa che mi manca di meno forse è la mentalità che a mio avviso è spesso troppo chiusa.

Per via del forte senso di appartenenza alla Calabria, negli ultimi anni sono sempre più impegnato in progetti di networking con amici e professionisti calabresi qui a New York, ed è proprio per questo motivo che ci tengo a ringraziarvi per avermi coinvolto.

Hub Calabria è un progetto interessante perché mette in contatto i giovani tramite la condivisione di esperienze, ed io sono sempre più convinto del valore che si genera da questo tipo di confronto. In altre parole è quello che qui chiamano networking.

Oggi blog e social media sono un’ottima risorsa per ottenere informazioni ed iniziare a stabilire una rete di contatti. In questo caso il blog potrebbe essere molto utile a chi fosse interessato a un’esperienza all’estero. Essere guidati quando si muovono i primi passi lontano da casa può fare la differenza tra un’esperienza positiva ed una negativa.

Faccio un grosso in bocca al lupo a tutti i follower di Hub Calabria.


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Simone giovane calabrese a New York è project manager

Ciao Hub Calabria,
Mi chiamo Simone e ho 31 anni. Da circa 12 anni mi trovo a New York, e da 3 anni lavoro come project manager per una società che investe nel settore immobiliare e nella ristorazione.

Nel mezzo tanta gavetta, decine di lavori mal retribuiti, una laurea triennale in economia a Roma, un Erasmus a Barcellona e un MBA in finanza a New York.
E’ stata dura? E che ve lo dico a fare! Mi hanno aiutato? Si, senza il supporto morale e logistico di alcune persone non ce l’avrei mai potuta fare. Rimpianti? Tantissimi, perché avrei voluto fare molto di più, ma non ne sono stato capace.

Ripercorrendo in mente le tappe del mio percorso, seduto comodo sul mio divano, sono molto orgoglioso di quello che ho fatto, di dove mi trovo, e di dove potrei essere da qui a 10 anni.

Ai miei conterranei dico che siamo fortunati ad essere nati e cresciuti in Calabria. Non è una battuta, è la verità. Dalla nostra terra abbiamo ereditato dei tratti caratteriali preziosissimi, inimitabili, che fanno breccia nel cuore della gente con la quale interagiamo e che, personalmente, mi hanno dato quel qualcosa in più nella corsa al raggiungimento dei miei obiettivi.

Purtroppo, i fatti dicono anche che la nostra terra non è stata altrettanto capace di creare quelle condizioni necessarie per lo sviluppo di opportunità lavorative adeguate e gratificanti, soprattutto per la nostra generazione. Ma non per questo abbiamo il diritto di arrenderci, di lamentarci, e puntare il dito verso coloro che si sono presi la responsabilità di rendere il nostro futuro meno incerto, e non lo hanno fatto. Come a dirgli, è colpa vostra, risolvetela voi questa situazione, noi aspettiamo.

Il nostro momento è adesso
Invece, no. Bisogna reagire, uscire dagli schemi, sfruttare le opportunità di apprendimento che le piattaforme digitali ci mettono a disposizione, e metterci in gioco. Il nostro momento è adesso. In fondo, niente è impossibile se si ha pazienza, se si è perseveranti, se si ha il coraggio di spingersi oltre e di fallire. In gioco c’è il nostro futuro, e quello dei nostri figli.

Ho avuto la fortuna di studiare a New York. Senza dubbio è stata l’esperienza che più ha inciso sulla mia crescita personale e professionale. Non tanto per il percorso di studi in sé, quanto per la possibilità di conoscere e confrontarmi con persone di mondi e culture diverse. Ho imparato che tutti hanno qualcosa da offrire, che c’è sempre qualcosa da imparare, e che non c’è niente di più gratificante che saper accettare e apprezzare le persone per quello che sono, senza avere il desiderio di cambiarle.

La diversità apre la mente, ci insegna a pensare ed a essere liberi.

Vi saluto con l’auspicio che possiate aprirvi a ciò che non conoscete o che pensate non vi possa interessare. Da un incontro o una idea può nascere qualcosa di importante, un percorso di vita nuovo che non avreste mai immaginato di poter intraprendere. Un viaggio in una terra che ad oggi vi è sconosciuta, e che non per forza debba trovarsi aldilà dei confini della nostra amata Calabria.


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Emilia giovane ingegnere gestionale: lavorare in Calabria non è un’utopia.

Ciao a tutti!
Mi chiamo Emilia, sono laureata in Ingegneria Gestionale ed ora sono responsabile del reparto amministrativo dell’azienda di famiglia.

Crederete sicuramente che io non abbia mai pensato di andare via dalla Calabria, ma non è così.
Sono proprio questi pregiudizi delle persone che ti credono la classica “figlia di papà con la strada già spianata” che mi hanno fatto tentare di andare via dalla mia amata Cosenza. Dopo i primi due anni all’Unical, infatti, chiesi il trasferimento all’Alma Mater Studiorum di Bologna, dove mi convalidarono tutti gli esami fatti, nonostante delle differenze di punti di credito e programma. Volevo vedere come avrei vissuto al di fuori del mio “orticello”.

Mi mancava la mia Calabria, bella come il sole, che più si va a nord meno brilla, mi mancava la mia casa, la mia famiglia, i miei amici. Mi mancava quel calore che, diciamocelo, noi Calabresi portiamo tutti nel cuore.

Dicono che qui in Calabria non funzioni nulla, e su questo voglio dire la mia. Durante i corsi mi resi conto del perché tutti i miei esami erano stati convalidati nonostante le differenze. Molte cose che io conoscevo sin dai primi esami, che per me ormai erano quasi scontate, per i miei colleghi erano novità. Inoltre, non pensate che solo all’Unical ogni tanto non si sa quando si deve fare un esame se non tre giorni prima o che si va a lezione e non c’è lezione, capita anche a Bologna. Perciò non disprezziamo inutilmente la nostra Calabria! Se non uscissero laureati veramente preparati dal nostro Ateneo, nessuno avrebbe trovato lavoro all’estero.

Ma, tornando a me, persi quell’anno e decisi di rientrare. Terminai gli studi ed entrai nell’azienda di famiglia. Dovetti scontrarmi con quei pregiudizi che odiavo. Iniziare a lavorare con chi conosce i tuoi genitori da quando erano ancora single e vi assicuro che non è poi tanto “avere la strada spianata”.
Il primo mese io e la fotocopiatrice eravamo amici inseparabili!

Mio padre mi disse che dovevo dimostrare da sola quanto valevo. Solo così avrei ottenuto rispetto.
Piano piano, con umiltà e buona volontà, prendendo più umiliazioni di quante fossero necessarie e buttandomi anima e corpo in un lavoro per il quale non avevo neanche studiato, iniziai a guadagnarmi la stima di qualcuno di quelli che io chiamo “vecchia guardia”.
Pensai: “ecco il vero problema, non esiste ricambio generazionale qui”. Si, perché se il Calabrese medio ha un difetto è quello di essere troppo geloso delle proprie cose, forse per paura di perdere quel raro posto di lavoro che è suo da anni, e non intende cedere qualcosa ad altri. O almeno questo è il difetto di chi lavora nella mia azienda!

Eppure, ecco il rovescio della medaglia. Quando cercavo qualcuno per affiancarmi, non ho trovato se non prima di un anno, poiché molti giovani, dopo la laurea, partono già rassegnati. Non ho mai ricevuto un curriculum di qualcuno sotto i 40 anni, che si sia presentato di sua spontanea volontà qui in azienda a cercare lavoro.
Ai giovani quindi dico:

“andate in giro, presentatevi, bussate alle porte dei privati. Su 100 porte alle quali busserete, forse 99 vi saranno sbattute in faccia, forse tutte e 100, ma insistendo e cercando il dialogo una vi sarà aperta”.

Perché, infondo, lavorare in Calabria non è un’utopia. E, se pensate che io non sia un esempio, vi dirò che alla fine delle mie ricerche ciò che ho trovato è una giovane ragazza di 19 anni, fresca di Ragioneria, che ha avuto il coraggio di venire a bussare alla nostra porta e di mettersi in gioco, così come tutti quei clienti giovani che ho conosciuto in questi anni e che sono riusciti con molti sacrifici ad avviare qui una loro azienda.


Grazie Emilia 🙂

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Francesco innovatore digitale è tornato in Calabria pratica lo smart working ed ha scelto Nicotera Marina

Ciao Francesco, sei un calabrese emigrato e ritornato spontaneamente. Raccontaci la tua storia.
Ciao Raffaella … e grazie per lo spazio che mi dedicate e l’opportunità di raccontare la mia esperienza.

Come tanti, sono uno di quei calabresi che per motivi di studio si è trovato a dover andar via. Volevo fortemente studiare ingegneria informatica ed all’epoca esisteva solo a Catania. Ho la fortuna di avere dei parenti a Bologna e nel lontano ’98 (caspita son già passati 20 anni !!) partii ..

E’ stata una bellissima esperienza, molto formativa sia dal punto di vista personale che professionale, grazie soprattutto all’aver incontrato tante persone provenienti da diverse regioni che mi hanno consentito di formare il mio pensiero.
Durante l’università iniziai a lavorare, sia per mantenermi sia per togliermi qualche sfizio (ad esempio girare l’Italia per vedere le partite della Reggina che all’epoca era in Serie A). Questo mi permise, sin da subito, di far diventare la mia passione un lavoro, per questo ancora oggi sono molto felice di poter proseguire su questa strada.

Per amore, decisi di trasferirmi a Roma dove ho vissuto 5 anni, lavorando in varie aziende tra pubblico e privato. Poi, stufo di quel modo di lavorare e della poca attenzione al professionista ed alla sua crescita professionale, decisi di fondare Evermind assieme ai miei attuali fratelli di avventura (Domenico e Danilo, ai quali si è successivamente aggiunto Biagio).

Ho sempre pensato che questo lungo viaggio, fosse costellato di tappe che inevitabilmente mi avrebbero riportato a vivere in Calabria. Ed eccomi qui, oggi vivo a Nicotera Marina, un piccolo borgo di pescatori sulla Costa degli Dei, dove ho trovato il giusto mix tra relax e lavoro.

Nel corso del tempo, infine, ho contribuito a fondare Home for creativity assieme a Roberta, Gianluca e Maria: l’obiettivo è quello di trasformare seconde case o strutture ricettive in coliving. Il coliving è una nuova forma di struttura ricettiva, per quanto improprio definirla così, dove si mescolano molti concetti interessanti tra cui ospitalità, condivisione di spazi abitativi e lavorativi, ma anche e soprattutto l’opportunità di conoscere e vivere il territorio circostante nel quale insiste il coliving.

Hai visto e vissuto la differenza e a conti fatti la tua esperienza ti ha portato a preferire la nostra Regione, perché?
Dopo l’esperienza di Roma, per quanto bella, ho capito che non era l’aspetto economico a fare la mia felicità. Oggi ho trovato il mio equilibrio, magari guadagnando meno (economicamente) rispetto a quanto ottenessi in precedenza ma raggiungendo un grande obiettivo: la libertà del gestire il mio tempo lavorativo e personale.

Ti definisci uno smart worker, come lo si diventa?
Prima di tutto, una breve digressione. C’è una grande differenza tra smart worker e lavoratore da remoto. A prescindere dalle etichette che ognuno di noi può dare, lo smart working è una vera e propria filosofia di vita. I professionisti che aderiscono al network di Evermind, condividendone i valori espressi nel manifesto, fanno parte di un meccanismo dove l’organizzazione è orizzontale e non verticale, dove non esiste il concetto di “capo” e soprattutto non esiste il concetto di 40 ore settimanali da passare in ufficio.

Ognuno di noi è libero di gestire il proprio tempo lavorativo come meglio crede, avendo però ben chiaro che deve essere responsabile nella gestione dello stesso perché questo suo agire ha un impatto (forte) sulla vita personale e professionale degli altri professionisti del network.

Quindi, per diventare smart worker il primo consiglio è essere responsabili. Non vuol dire che bisogna lavorare di più (o di meno), ma sicuramente meglio, più orientati agli obiettivi. Bisogna avere una grandissima capacità di gestire il proprio tempo lavorativo e capire l’uso degli strumenti digitali per poter dialogare con clienti e collaboratori da remoto. Ed è questa, oggi, la grande sfida che stiamo affrontando: la gran parte dei professionisti o in generale di chi vuole cambiare vita, è fin troppo abituata allo stare gomito a gomito con il collega nel tavolo vicino all’interno dello stesso ufficio fisico, piuttosto che (troppo spesso) lavorare con un unico grande obiettivo, cioè lo stipendio mensile.

Cosa vorresti dire ai giovani calabresi?
Se hanno la possibilità di andare via, in Italia o meno, di farlo. E’ un’esperienza che consiglio a tutti. Ma di farlo con coscienza. E’ stucchevole lamentarsi che nel nostro territorio non ci sia nulla, che tutto vada male, ecc. ecc.

“Andate via, vivete un altro modo di fare e ragionare, ma tornate. Tornate per mettere a fattor comune le vostre competenze sul territorio. Unitevi, collaborate, superate gli antagonismi e gli egocentrismi e contribuite a creare realtà positive sui vostri territori, che siano di esempio per altri.”


Non esitare a contattarmi se vuoi approfondire come cambiare vita e diventare smart worker, o in
generale se vuoi creare la strategia digitale per la tua struttura ricettiva. 🙂
Per la condivisione dei miei contenuti sui social userò gli hashtag #Nicotera_HubCalabria
#Italia_HubCalabria.