Marco, la laurea all’Unical e la carriera a Miami

Se qualche anno fa mi avessero detto che sarei andato negli Stati Uniti d’America, sarei sicuramente scoppiato a ridere. Non ho mai pensato agli Stati Uniti come ad una possibile meta di lavoro, ma alcune volte la vita è strana ed imprevedibile.

Ciao Hub Calabria,
mi chiamo Marco e tutto è iniziato quando la mia cara amica Maria mi ha informato (quasi per gioco) dell’esistenza del bando di selezione “Magnani CPA International Accounting”, pubblicato sul portale dell’ufficio speciale relazioni internazionali dell’Università della Calabria.

Qualche mese prima avevo conseguito la laurea magistrale in Economia Aziendale presso l’Unical e svolgevo il tirocinio professionale per dottori commercialisti in uno studio commerciale nella mia piccola città di Rende.

Nei mesi successivi decisi con il mio caro amico Giò, con non poche incertezze e timori, di intraprendere quella che si sarebbe poi dimostrata l’esperienza più bella della mia vita ad oggi, ossia un corso di lingua inglese nella bellissima Galway, nell’Irlanda dell’est.

E’ stata questa fantastica esperienza, che mi ha permesso di conoscere persone meravigliose, paesaggi magici e momenti indimenticabili che resteranno per sempre impressi nella miei ricordi, a spingermi a partecipare al bando.

Circa un mese dopo la mia candidatura ricevetti una mail del dott. Gianfranco Barbuto, responsabile dell’Ufficio Relazioni Internazionali dell’Unical, contenente tutte le indicazioni per sostenere il colloquio selettivo.

Come ad ogni mio colloquio, quel giorno ero molto agitato e ansioso, ma anche grazie a quella che sarebbe diventata per me, più che una semplice citazione di S. Beckett, una vera è propria linea guida nella mia vita (suggeritami da una mi cara amica conosciuta in Irlanda): “Ho provato, ho fallito, riproverò. Fallirò meglio”, mi feci forza e diedi il meglio di me stesso! Beh sapete già come è andata a finire: ci riuscii, fui scelto!

Ed eccomi a Miami, negli Stati Uniti d’America. Un sogno ad occhi aperti, per molti la capitale del divertimento ma per me molto di più: un possibile trampolino di lancio per la mia carriera.

A dire il vero, non sono il primo della famiglia a lavorare oltre oceano, mio zio Vincenzo circa 30 anni fa fece lo stesso, corsi e ricorsi storici.

Mi ritengo molto fortunato, e sono grato per la grande possibilità che mi è stata concessa.

Lavoro in uno studio commerciale internazionale con un portafoglio clienti che vanta più di 500 imprese di ogni settore e dimensione (alcune molto conosciute ed importanti in Italia). Il nostro lavoro supporta il cliente a 360°, dalla consulenza contabile a quella fiscale, in un mercato nuovo e complesso come quello degli Stati Uniti.

Faccio parte di un team molto affiatato, costituito da persone stupende, professionali e sempre disponibili ad aiutarmi e condividere le proprie conoscenze. Il tutto sotto la supervisione del dott. Massimo Magnani, molto più di un datore di lavoro, un vero amico per me; la cui professionalità e umiltà vanno oltre ogni mia aspettativa.

Ho legato nuove amicizie, ho visitato città bellissime, paesaggi incantevoli e parchi dove si rimane affascinati e increduli davanti alle bellezze naturali!

Certo non è tutto rose e fiori, lavoriamo molto soprattutto durante la Tax Season, e spesso è davvero dura rimanere concentrati e operativi per così tante ore consecutive. Ma per fortuna la vista mozzafiato del nostro ufficio aiuta!

Non nascondo che soprattutto agli inizi non è stato affatto facile. Ormai da più di un anno, ogni giorno, mi metto in gioco a 360° gradi sia dal punto di vista lavorativo che personale, e cosa non meno importante culturale.

Ho dovuto abbandonare alcune mie abitudini, non vedere per lunghi periodi persone e luoghi a me più cari, ma sono consapevole che ogni scelta che facciamo, ogni decisione che prendiamo, porta con sé dei sacrifici necessari per crescere e raggiungere i propri obiettivi.

Infatti, solo quando abbandoni la tua comfort-zone sei costretto realmente a scontrarti con idee e restrizioni mentali che solo dall’esterno puoi comprendere veramente e che ti consentono di avere una visone più completa, migliore.

Beh non so quale sarà il mio futuro, utilizzo una strofa di una vecchia canzone di Battisti: “quello che sarà lo scopriremo solo vivendo!”, ma sono certo che questa esperienza ha davvero cambiato la mia vita!

Un consiglio per chi si sposta negli Stati Uniti:
è indispensabile avere una buona base di risparmi per affrontare le spese iniziali e cercare subito canali come pagine FB o simili per legare nuove amicizie.

In linea generale, posso dire che è fondamentale essere molto flessibili e determinati. Inoltre, ai giovani calabresi dico:

“non esitate ad intraprendere un’esperienza all’estero perché le soddisfazioni e la crescita personale saranno sicuramente superiori alle difficoltà affrontate.” 


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Valentina, una reggina in Australia

Valentina è una ragazza gioviale dagli occhi luminosi, che un anno e mezzo fa ha preso una decisione coraggiosa: lasciare la sua Calabria per raggiungere l’Australia in cerca di nuove opportunità.

Appena rientrata in Italia, a causa dello scadere del visto vuole raccontarci la sua esperienza; una storia, come quella di molti altri giovani migranti, è ricca di momenti emozionanti, ma non sempre facili.

“Lasciare la mia famiglia, la mia terra, è stato veramente difficile. Ma quando vedi che non hai altre possibilità di migliorare la qualità di vita, lavorando per sopravvivere e non per vivere, sei costretta a prendere delle
difficili decisioni, per un futuro migliore. Lasciare la propria casa è doloroso. Ma, pensare alla mia terra, mentre vivevo in Australia, mi ha fatto provare un sentimento inaspettato. Non era nostalgia, ma rabbia.

Rabbia, dovuta alla constatazione di un’amara realtà: ho visto una terra ricca che alle persone offre tanto, anzi troppo. E mi sono chiesta: perché qui sì e nella mia terra no? Perché un luogo come l’Australia debba offrire tanto a chi ci vive e invece la Calabria, e più in generale l’Italia, non lo fa?

Certamente fa tanto anche il modo di pensare. Qui, in Calabria, secondo me, abbiamo una mentalità molto chiusa, mentre in Australia tutto può diventare un’opportunità!

Io ero abituata a lavori poco soddisfacenti e mal retribuiti nella piccola realtà di Reggio Calabria. In Australia vieni pagata non al giorno, ma ad ore. La paga varia in base al lavoro che fai; per legge, il minimo è 18 dollari l’ora. Lavorando in cucina come aiuto cuoco o pasticcera riuscivo a raggiungere uno stipendio ben più alto rispetto a quello che percepivo facendo due lavori a Reggio Calabria. E sottolineo che a Reggio lavoravo tutti i giorni e non avevo tempo libero. In Australia la qualità della vita è decisamente migliore rispetto alla Calabria. E la mentalità è ben diversa”.

Dal racconto vivace che ci fornisce, capiamo che, contrariamente a ciò che ci si può aspettare, non è stato difficile per lei ambientarsi in una terra sconosciuta. Merito della mentalità australiana e dell’accoglienza ricevuta.

“Certamente non è stato difficile ambientarsi in un posto del genere. Sarebbe stato perfetto se la mia famiglia fosse stata con me. Il problema è rientrare in patria e capire che l’Australia è anni più avanti rispetto alla mia città”.

Ovviamente, Valentina prima di partire dall’Italia ha avuto bisogno di consigli su come muoversi:

Andando dall’altra parte del mondo SOLA, dovevo avere un piano prima di partire. Ho scritto e ho chiesto consiglio ad una famiglia italiana che mi ha aiutata nei primi giorni. Ho trovato tantissimi ragazzi nella mia stessa situazione, con tanti dubbi e con tanta voglia di fare amicizia. Si crea un rapporto di complicità con persone di nazionalità diverse, che non hai mai visto. Ci si aiuta a vicenda, senza volere niente in cambio. Questo scambio può sembrare banale, ma vi assicuro che, quando ti trovi da sola e non conosci nessuno, è veramente una manna dal cielo. Dopo sette mesi, mi ha raggiunta mia sorella e abbiamo comprato un Van, una specie di furgoncino (non avevo mai comprato una macchina in Italia!) e abbiamo cominciato la nostra avventura, percorrendo più di 3000 km!”.

“Di questa esperienza in Van sono davvero orgogliosa. Il mio spirito di avventura e una notevole capacità di adattamento mi hanno permesso di fare nuove esperienze e visitare luoghi mai visti prima.”

Le chiediamo se prima di emigrare conoscesse già bene la lingua inglese. Risponde sorridente:

“In realtà, non conoscevo benissimo l’inglese quando sono partita, ma non è stato affatto un problema. Gli australiani sono molto tolleranti e non stanno lì a correggerti di continuo se ti esprimi male in inglese. Diciamo che la lingua è stato l’ultimo dei problemi”.

A questo punto una domanda è d’obbligo: dopo aver affrontato questa avventura consiglieresti ai giovani calabresi di fare esperienza all’estero?

“Assolutamente sì. È importante vedere realtà diverse. Mi ha cambiata questa esperienza. È stata un’avventura bellissima!”.

Valentina si dichiara prontissima a ripartire!

Intervista e articolo di Nadia D’Apa.


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Miriam torna in Calabria e realizza un sogno di Seta

Mi chiamo Miriam Pugliese, ho 29 anni e sono originaria di San Floro.

San Floro è un paese di 600 anime in provincia di Catanzaro. Con i miei genitori emigriamo a Gallarate (VA) poco dopo la mia nascita. Conseguo il diploma e per un po’ lavoro a Malpensa come hostess ma, qualche anno dopo, c’è aria di crisi e di licenziamenti. Così, zaino in spalla e senza nessun appoggio, mi trasferisco in Germania, a Berlino.

Lavoretti, corsi di lingua in una città aperta e multietnica, ma il cuore va alla Calabria che grazie a questa esperienza riesco a vedere con occhi diversi, apprezzandone appieno le sue potenzialità e provando una forte nostalgia per la bellezza del paesaggio e l’umanità dei suoi abitanti.

Trovo un alleato in Domenico Vivino, anche lui di San Floro che vive a Napoli. Progettiamo di recuperare l’allevamento dei bachi e la produzione di seta, che tra il 1300 e il 1700 aveva portato Catanzaro a diventare la capitale europea della seta.

Con quel chiodo fisso, resisto un anno a Milano, nell’ufficio commerciale estero di una multinazionale, ma non dura molto, mi licenzio e torno a San Floro.

L’opportunità
Ci sono 5 ettari di proprietà del Comune, più di tremila gelsi e un museo della seta, in un castello, tutti da recuperare.

Nel 2014, con Domenico e un’altra socia, Giovanna Bagnato, artista e amica d’infanzia, fondiamo una cooperativa, Nido di Seta.

La gente non crede in noi, ci dicono tutti che siamo pazzi. Nel frattempo, pressing al Comune, i risparmi si dissolvono, ma noi andiamo avanti. Alla fine, ci facciamo apprezzare.

Sulla nostra seta si inginocchia il Papa, in migliaia tra scuole e turisti da tutto il mondo accorrono ogni anno per vivere un’esperienza avvolta nella seta riscoprendo la bachicoltura.

La cooperativa punta sulla multifunzionalità: agricoltura, ma anche artigianato e accoglienza. I prodotti variano dalle confetture di more, a monili di seta, a stoffe e perfino abiti da sposa. Siccome la domanda è alta abbiamo creato una rete di artigiani sul territorio calabrese che collaborano con noi alla creazione dei tessuti serici costruendo una filiera artigianale serica 100% made in Calabria.

foto di Miriam Pugliese.

La nostra ottica è tutta green: per la corrente elettrica ci serviamo esclusivamente di pannelli fotovoltaici autonomi, il nostro gelseto è certificato bio, le tinture dei nostri filati e tessuti sono 100% naturali e del nostro territorio.

Ho una speranza: che altri giovani possano tornare a valorizzare e a prendersi cura della nostra terra, poiché siamo seduti su una miniera d’oro su cui quotidianamente sputiamo sopra.

“Bisogna guardare il territorio con occhi diversi per apprezzarne l’unicità e le immense risorse che quotidianamente sottovalutiamo”.

In futuro inoltre, vorremmo creare un’accademia, una “scuola dell’antico mestiere”, per insegnare “le conoscenze perdute” e trasmettere questa passione alle nuove generazioni.


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Matteo dopo l’Unical – la Calabria vista da Miami

S’è mori affucatu, m’affucu a mari gruassu!” (se il mio destino è morire annegato, preferisco farlo in un mare grande).

Ricordo ancora quando mio nonno si rivolse a me citando quel noto adagio popolare. Bum! In meno di dieci parole aveva comunicato il messaggio, senza arzigogoli inutili, dritto al punto. Potrei fermarmi qui, ma evidentemente il gene dominante era quello di mia nonna, dall’eloquente e prolissa favella.

Ciao lettori di Hub Calabria,
mi chiamo Matteo e sono uno straniero, come tutti.

Da pochi mesi, vuoi per assecondare pulsioni primordiali, vuoi per non disattendere i consigli ricevuti da bambino, sono emigrato dall’altra parte della luna (come cantava l’indimenticato Lucio), terra che ha accolto a braccia più o meno aperte schiere di avventurieri desiderosi di acquistare, con i risparmi di una vita, un ticket per la “seconda possibilità”.

Reinventarsi, riscoprirsi diversi o sempre uguali, cambiare marca di dentifricio, vicini di casa, amici. Io sono un emigrato del terzo millennio, non posso certo paragonarmi a chi lo fece in condizioni ben meno agiate delle mie, ma, forse, la valigia colma di speranze e paure (accuratamente piegate per non fare volume), è la stessa.

Sono nato e cresciuto in Calabria, figlio di mamma Unical, dove ho completato la mia formazione e ho conosciuto persone fuori dall’ordinario, che quotidianamente lottano contro le stridenti contraddizioni che la nostra terra ci propina.

Dopo la laurea in Economia Applicata ho vissuto per poco meno di un anno in Cile, paese che mi ha dato tanto e che ha decisamente cambiato le sorti della mia vita, aprendo per la prima volta i miei occhi al possibile, che esiste e resta lì, in attesa che qualcuno lo veda e lo trasformi in reale.

Oggi vivo a Miami. Lavoro per MSC (Mediterranean Shipping Company) USA nel dipartimento di Trade Import ed Export tra gli Stati Uniti e i Caraibi.

La convinzione, che ho maturato dopo aver avuto l’occasione di vedere il mondo senza altri filtri che i miei occhi, è che il livello medio di istruzione garantito in Italia sia di alta qualità, a dispetto di quello che per bieco provincialismo, sovente, siamo indotti a pensare. Le nostre radici affondano in un terreno reso fertile da millenni di Storia che ci rendono competitivi in ogni contesto sociale, bisogna solo prenderne coscienza e ricordare che spesso, in natura, l’importante non è tanto essere forti, ma sentirsi tali.

Degli Stati Uniti mi piace la dinamicità e l’effervescenza sociale, l’interculturalità che ogni giorno ti sorprende, mettendo in discussione le tue convinzioni e i tuoi punti di riferimento. La percezione del tempo è differente. Sembra di non averne mai abbastanza e, quello che si ha, scivola via come sabbia tra le dita.

Penso spesso all’Italia e alla Calabria cercando di informarmi, quando posso. Provo a sfruttare la posizione privilegiata di osservatore esterno per cogliere aspetti che prima non notavo. Un po’ come accade con un bel quadro, che spesso richiede due passi indietro per essere apprezzato e capito nella sua interezza. Allora le forme cominciano ad assumere lineamenti conosciuti, i colori permettono di distinguere luci ed ombre e un senso di completezza inizia a pervadere gli occhi di chi guarda.

Credo che, a parte gli atavici problemi irrisolti (forse perché mai veramente affrontati?) che ci portiamo dietro da secoli, basterebbe davvero poco per innalzare la qualità della vita.

Negli Stati Uniti ho fatto la procedura per il rilascio della patente di guida (compresi esami teorico e pratico) in una mattinata, uscendo dall’ufficio con la patente in mano. Semplificare l’ingessata macchina della burocrazia pubblica, ad esempio, potrebbe essere un buon punto di partenza.

Noi calabresi (ed italiani in generale), siamo unici al mondo, senza eccezioni di sorta. La ricchezza artistica, culturale, linguistica, che ci circonda contaminando ogni risvolto del quotidiano, plasma la nostra forma mentis rendendoci capaci di emergere in qualsiasi contesto sociale e lavorativo. Basti pensare ai dialetti, con le milioni di sfumature cangianti che, spesso, cambiano spostandosi di una manciata di chilometri. Tutto questo è speciale, non esiste altrove.

Ai giovani calabresi, soprattutto a chi pensa di non avere possibilità, a chi “cade sul suo ultimo metro” (come cantava qualcuno) dico di non lasciarsi spazzare via dalla corrente.

“La superficialità non paga, rende tutto epidermico appiattendo emozioni e competenze. Non voglio scadere in banali luoghi comuni, ma, onestamente, penso che leggere, amare l’arte (in ogni sua forma) e viaggiare (se possibile) siano gli unici strumenti che, in un modo o nell’altro, garantiscono una marcia in più. Provarci e fallire è molto meglio di desistere accontentandosi. Altrimenti, il rischio è finire per avere “nostalgia delle cose che non ebbero mai un cominciamento””.

Non so dove sia il mio posto nel mondo, a patto che ne esista uno. Per ora, sono soddisfatto della mia vita da straniero oltreoceano. A prescindere da quello che mi riserverà il futuro, per citare il poeta (con un pizzico di ironia): “non escludo il ritorno!”… un giorno.


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Diego giovane economista vibonese ci racconta l’esperienza in Cile

Prima di tutto voglio ringraziare Hub Calabria per avermi contattato e aver ritenuto che la mia persona potesse dare un contributo al blog.

Sono Diego, vi scrivo da Arras, vicino Parigi. Qui, presso l’Universitè D’Artois, sto svolgendo il Dottorato in Scienze Economiche ed Aziendali per l’Università della Calabria.

All’Unical ho conseguito una laurea triennale in Economia e una laurea magistrale in Economia Aziendale. Durante gli studi ho anche frequentato i corsi “I contratti delle Amministrazioni Pubbliche” e “Tributario e Finanza”, presso la Scuola Superiore di Scienze delle Amministrazioni Pubbliche.

Nel corso degli anni, in parallelo alle attività didattiche, mi sono dedicato all’attività associativa e di supporto agli studenti. Tali attività mi hanno dato anche l’opportunità di essere eletto come rappresentate degli studenti in Consiglio di Amministrazione.

Dal punto di vista lavorativo ho sempre cercato di darmi da fare. In particolare, ho sempre collaborato con studi commerciali spaziando dal settore della consulenza fiscale a quello della finanza agevolata, finanche alla gestione delle attività di famiglia.

Prima di conseguire il titolo di laurea magistrale, ho svolto un internship presso la Camera di Commercio Italiana in Cile, durato tre mesi.

Se dovessi riassumere in tre parole la mia esperienza utilizzerei i termini: professionale, educativa e altamente formativa. Penso che per un giovane laureato le esperienze lavorative dovrebbero sempre arricchire e lasciare qualcosa anche per il futuro.

I momenti chiave
Oltre all’attività lavorativa quotidiana, i momenti chiave del mio percorso in Cile sono stati sicuramente gli incontri e le relazioni con i manager di una serie di grandi aziende come Deloitte, ABB, Fructicola Agrichile, Alitalia, Astaldi, Piaggio, Granarolo e tante altre.

Chiaramente, quando ci si allontana dalla propria terra lo si fa per la mancanza di lavoro, per la ricerca di una formazione internazionale e perché in un territorio come la Calabria, a volte, tutto sembra più difficile. Sicuramente, in Cile ho percepito con quanta facilità sia possibile conoscere e avere dei rapporti lavorativi con manager di taratura internazionale, mentre, per quanto breve sia stata la mia esperienza, non ho mai percepito logiche clientelari e politiche che invece, talvolta, possono riscontrarsi nella nostra società.

D’altro canto, però, credo fermamente che a consentirmi una discreta facilità di adattamento, sia in ambito lavorativo che di stile di vita, sia stato ciò che indico come punto di forza della nostra terra, ovvero lo spirito di sacrificio.

Per la ricerca di un appartamento dove vivere, Facebook è stato abbastanza utile, anche per capire quali fossero i posti interessanti da visitare. Le agenzie sono poco utili se non si conosce bene lo spagnolo. Di grande aiuto, invece, sono stati i collaboratori della Camera di Commercio, i quali hanno accolto subito me e i miei colleghi con lo stesso spirito che caratterizza noi italiani.

Ciò che mi ha dato una spinta a partecipare a questa avventura è stata la consapevolezza che per poter esprimere il massimo in Calabria dobbiamo arricchirci di esperienze di vita e soprattutto di skill spendibili sul mercato del lavoro.

Le parole che mi hanno convinto a partire sono state quelle che si leggono in tutti gli annunci di lavoro delle aziende: “richiesta esperienza lavorativa” e “lingua straniera fluente”. Le imprese italiane considerano ormai fondamentale per l’assunzione in qualsiasi posizione la conoscenza delle lingue straniere e le esperienze lavorative nazionali ed internazionali.

La cosa più importante che l’esperienza all’estero mi ha lasciato, non solo in Cile, ma anche in Francia, all’Universitè D’Artois, è stato il contatto con grandi professionisti dei più svariati settori con i quali ho potuto confrontarmi, anche semplicemente scambiando qualche parola, incontri dai quali si ha modo di apprendere tanto.

Se dovessi fare un confronto
La mia famiglia possiede una piccola azienda agrituristica a Zaccanopoli, comune molto piccolo e noto a pochi, nella provincia vibonese, a due passi da Tropea. Specifico “piccolo e noto a pochi” perché, secondo me, per realizzare un’attività vincente nei piccoli paesi, in luoghi isolati, bisogna volerlo, ma soprattutto bisogna che la forza di volontà sia più forte di tutti i possibili fattori negativi.

Chiaramente, paragonare una piccola impresa calabrese alle grandi multinazionali o imprese con cui ho avuto rapporti lavorativi non è semplice. Ma se dovessi fare un confronto tra le piccole e medie imprese calabresi e quelle della regione metropolitana di Santiago, direi che la differenza sostanziale sta nel diverso modo di guardare al futuro di un’azienda e nell’importanza che si dà alle esportazioni. Posso dire che, nonostante le numerose opportunità che la città di Santiago offre, non è affatto trascurabile il contesto sociale che è sicuramente molto più complesso di quello italiano.

Ai giovani consiglio
Ai giovani in Calabria, consiglio di intraprendere percorsi di mobilità internazionale ed esperienze lavorative in altre nazioni, in quanto arricchiscono la persona più di ogni altra cosa. Ai calabresi nel mondo suggerisco, invece, di considerare con ammirazione le grandi menti che rendono tanto grandi le aziende e le multinazionali in altri Paesi, ma soprattutto gli consiglio di nutrire dentro sé stessi il desiderio di tornare e di realizzare una Calabria, non del futuro ma del presente, migliore.

“Sappiamo tutti di muoverci in un contesto difficile, ma sappiamo anche che se vogliamo cambiare le cose dobbiamo metterci in campo per far sì che tutto ciò che c’è di negativo possa cambiare”.

Colgo l’occasione per ringraziare l’Università della Calabria perché garantisce a tanti giovani come me la possibilità di potersi realizzare professionalmente in Italia e nel mondo.


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Roberto giovane vibonese – Dall’Unical a New York per la MSC

Ciao! Sono Roberto.

Innanzi tutto, grazie dell’opportunità di raccontare la mia esperienza.

Ho conseguito le mie lauree, una magistrale e una triennale in Ingegneria Gestionale, presso l’Università della Calabria. Oggi sono orgoglioso di avere studiato nella mia terra natia e di aver potuto contribuire alla crescita del mio Ateneo durante gli anni di rappresentanza politica in Senato Accademico.

Quando ero ancora uno studente, ho lavorato come Marketing Manager / Co-Founder in una Start-Up il cui focus era lo sviluppo di una piattaforma per la mobilità sostenibile. Poco prima di conseguire la Laurea Magistrale, sono approdato nel gruppo FCA (Fiat Chrysler Automobiles), precisamente nella funzione Product Planning del brand Jeep, dove mi occupavo dello sviluppo prodotto della Jeep Renegade, Grand Cherokee e Compass. Entrambe esperienze meravigliose.

Da quasi due anni lavoro in MSC (Mediterranean Shipping Company), seconda compagnia al mondo nel settore dello shipping oceanico. Attualmente lavoro nel Trade che gestisce l’Export dagli Stati Uniti verso il Medio oriente, India e Pakistan.

Un giorno ho deciso di rischiare tutto, dando fiducia ad una persona speciale, ed ho iniziato la mia avventura in America. Se non lo facevo prima dei miei trent’anni quando lo avrei fatto più?

Restare in Calabria
Sinceramente sono un grande fan di chi resta, come hanno fatto molti miei amici, come mio fratello che ha deciso di proseguire l’avventura dell’azienda di famiglia assieme a mio padre. Grazie a chi ha il coraggio di restare, posso sempre tornare in quel meraviglioso posto chiamato Casa.

Restare in Calabria non è facile e richiede grandi capacità, specie nell’ambito imprenditoriale, dove bisogna lottare tra burocrazia e criminalità organizzata. Chi resta è il vero Eroe da celebrare, non chi parte. Odio la retorica che ogni qualvolta che ognuno abbandona la propria terra è un cervello in fuga, un talento che si perde.

Punti di forza e di debolezza
Devo essere onesto, le problematiche della nostra Regione ce le avevo ben chiare anche prima di partire. Penso siano chiare a tutti. Senz’altro, quando si è all’estero, più che guardare i punti di debolezza si tende ad esaltare le cose belle della propria terra, specie per chi ha radici forti come me.

Viaggiando all’estero, in genere, si nota come posti che hanno ben poca storia rispetto alla nostra, riescano a valorizzare tutto, mentre noi abbiamo il paradiso in terra, non ce ne accorgiamo e non riusciamo a sfruttarlo.

Dal cibo, al clima, alla cultura per finire alle persone: perché noi italiani diciamocelo, siamo decisamente speciali.

Voglio essere un poco polemico: qui a New York, incontro molto spesso giovani calabresi e da tutta Italia che con un po’ di astio screditano il nostro Paese e la nostra Regione. Comprendo ma non giustifico certi atteggiamenti. Comprendo perché molto spesso la nostra amata Italia non riesce a dare opportunità a tutti, non giustifico perché nessuno di questi (con un campione statistico del 100%) ha mai fatto qualcosa per portare avanti la propria terra. Usualmente, nessuno di questi si può vantare di un grande background in Italia.

La voglia di tornare
La voglia di tornare è sempre tanta, specie quando si ha una famiglia meravigliosa che ti aspetta e gli amici di sempre. Il sacrificio di chi sta all’estero è enorme in termini affettivi, ogni volta che si parte è sempre una sensazione profonda. Ho imparato a fare di questo elemento un punto di forza. Sapere che ho una famiglia che mi aspetta, mi ha dato la possibilità di vivere quest’avventura con grande serenità.

Grazie a questo, oggi sto proseguendo un’avventura molto soddisfacente in termini professionali. Grazie alla mia attuale azienda, sto vivendo un’esperienza unica ed impareggiabile. Lavoro in un settore che mi dà l’opportunità di essere al centro dell’economia globale, nel centro del mondo.

Amo New York, è la Capitale del Mondo indiscussa. Qui sto vivendo un’esperienza che è difficile vivere in qualsiasi altra parte del globo, in termini culturali e professionali.

Quando cammino per le strade di Manhattan, tra un quartiere e l’altro, sembra sempre di vivere in un film. Per chi è un amante del cinema come me è una sensazione stupenda. Inoltre, stare sempre a contatto con persone provenienti dal tutto il mondo è elettrizzante. Questo senz’altro mi mancherebbe.

Mi manca molto dell’Italia quell’arte di vivere leggeri, evitandosi di prendersi troppo sul serio. In questo Paese molto spesso è difficile approcciarsi a persone evitando di urtare la sensibilità di qualcuno.

Concludendo, sento sempre il bisogno di non abbandonare la mia terra, di stare lì a lottare con tutte le forze positive presenti nel nostro territorio per rilanciare la nostra Calabria. Non escludo dunque di rientrare un giorno. Sarebbe un piacere mettere a disposizione del territorio le mie competenze ed esperienze.

L’Unical
L’Università della Calabria è la mia alma mater. Un posto meraviglioso, che regala opportunità a migliaia di giovani in Calabria per crescere. Un vero ascensore sociale.

Chi studia all’Unical non ha nulla da invidiare a nessun’altro studente. Quello che purtroppo l’Unical non ha, al confronto con altri atenei, sono i collegamenti con il mondo del lavoro, ma è una questione territoriale atavica. Anche se sono ottimista per il futuro.

Ingegneria all’Unical è da sempre un fiore all’occhiello. La preparazione che ho ricevuto è stata quasi sempre di alto livello, e personalmente non mi sono mai trovato in difficoltà con colleghi provenienti da altre realtà accademiche.

Bisogna però vivere l’università, altrimenti studiare e basta non serve. Bisogna andare a teatro, seguire iniziative culturali. Un’ esperienza che consiglio molto è l’associazionismo universitario, mi ha fatto crescere in maniera esponenziale. Ho fondato con alcuni amici un’associazione meravigliosa, IGeA (Ingegneri Gestionali Associati) che oggi è una realtà ancora più bella di prima (Capitanata da una Presidente eccezionale). Nello stesso momento sono entrato a far parte della famiglia di Università Futura, che mi ha lanciato nella mia avventura politica nell’ateneo. Entrambe le esperienze sono state decisive per la mia formazione umana e professionale.

L’Unical inoltre, offre l’opportunità di poter frequentare persone provenienti da più di 50 nazioni, vista la vocazione internazionale del nostro ateneo. Questo mi ha dato quel background di conoscenze per poter affrontare diverse sfide professionali, specie quando si è alla guida di progetti dove i team sono estremamente eterogenei in termini di nazionalità.

Consigli
In breve i miei consigli sono: laurearsi nei tempi giusti (idealmente entro i 25 anni, magistrale compresa), viaggiare molto all’estero, studiare per capire e acculturarsi tanto. Questo è per me il mix vincente.

La Cultura è quell’elemento che fa sempre la differenza in un contesto professionale. Tutti possono fare una macro su Excel, pochi possono parlare di Politica o Filosofia.

Keyword
La parola chiave è FIDUCIA. Guardo indietro e l’unica cosa che mi viene in mente, è che ho fatto sempre bene a fidarmi delle persone giuste. Ogni mia scelta decisiva, è nata a valle di un prezioso consiglio. Ogni persona ha e può avere un impatto importantissimo nella nostra vita. Certo la fiducia alcune volte viene tradita, ma ripaga senz’altro maggiormente essere aperti alle opportunità della vita.

Ai giovani calabresi dico
Siate orgogliosi della nostra terra. Criticatela se è necessario, ma dopo aver fatto qualcosa per migliorarla. Prendete ad esempio quei ragazzi che con grande inventiva stanno riuscendo a farcela anche nella nostra terra amara e meravigliosa.

“Cerchiamo di aiutarci tutti assieme, di superarci, senza mai screditare l’altro.”

Imparate l’Inglese! Acculturatevi! Abbiamo una storia millenaria da portare avanti ed ognuno di noi ne è ambasciatore nel mondo.

 


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Claudio giovane giurista calabrese in Brasile

Ciao a tutti,
mi chiamo Claudio e sono un giovane calabrese laureato in Giurisprudenza all’Università “Magna Grecia” di Catanzaro. Attualmente mi trovo in Brasile dove sto insegnando e svolgendo un post-dottorato in Diritto Privato presso l’Universidade La Salle.

Prima di iniziare, vorrei ringraziare voi di Hub Calabria per la disponibilità e l’interesse manifestato nei confronti della mia vicenda umana e professionale.

La mia storia
Io ho sempre amato leggere e studiare, e poter fare questo entro una cornice accademica è stato per me come la realizzazione di un sogno.

Se si esclude quello di esaminatore, ho sempre adorato ogni singola sfaccettatura delle attività che svolgo (che per me non sono semplicemente una professione), da quella didattica a quella di ricerca scientifica.

Quando mi sono reso conto che tanto l’amore per la didattica quanto quello per la ricerca scientifica erano malvisti, è stata quasi obbligata la decisione di andar via.

Decisione che, sotto diversi punti di vista, non è stata così semplice. Ma il rispetto che ho nei confronti dello studio e della mia dignità – come persona e come studente – non mi ha
permesso di fare altrimenti.

Le differenze tra il mondo accademico in Calabria e in Brasile
Una necessaria premessa: purtroppo, negli studi giuridici italiani, in particolar modo in alcuni materie e, soprattutto, negli ultimi tempi, il legame tra carriera accademica e qualità scientifica si è fatto, secondo la mia personale opinione, molto labile.

Ciò ritengo sia dovuto all’acuirsi di quel fenomeno che prende il nome di “Cooptazione”. Ossia, semplificando, al fatto che all’interno dell’università si vada avanti solo nel caso in cui qualcuno, più in alto e più anziano di te, decida – a prescindere dalla reale attitudine allo studio e alla ricerca – della tua idoneità come “studioso”.

Detto ciò, alcune delle differenze che mi è parso di poter ravvisare tra il modello universitario brasiliano e quello relativo alla mia precedente esperienza riguardano in primo luogo, la diversa connotazione della parola ambizione: se in Brasile ho potuto riscontrare una sorta di ambizione “sana” e “verso l’alto”, ossia costruttiva e basata su un confronto di tipo qualitativo tra le rispettive attività e conoscenze scientifiche; in Italia, almeno per quella che è la mia personale esperienza, vige un tipo di ambizione diversa o “verso il basso”, oserei dire orientata più che altro a non infastidire chi potrebbe un giorno decidere del tuo futuro accademico.

Una seconda differenza che ho potuto riscontrare sta nell’approccio tendenzialmente interdisciplinare allo studio del fenomeno giuridico, che se qui rappresenta la regola, ed è visto anzi come un quid pluris, nella mia esperienza passata esso era, piuttosto, un difetto da eliminare, perché possibile causa di risultati controproducenti.

Per fare un esempio, qui non è eccezionale che il professore titolare della cattedra, di filosofia del diritto e teoria dell’argomentazione, ove ritenga un ricercatore (di materia differente) munito di qualche base filosofica, chieda allo stesso di organizzare lezioni congiunte.

Una terza differenza è relativa al criterio di selezione degli aspiranti candidati alla carriera accademica, potendosi contrapporre quello meritocratico a quello della fedeltà.

Qui, l’aspirante ricercatore, sin dal pre-laurea, viene sovraccaricato dal docente/orientatore di una mole di letture, e su queste viene settimanalmente testato, per verificare tanto la dedizione quanto l’attitudine allo studio; in caso di esito positivo, l’aspirante deve frequentare – ove riesca ad entrare – un corso di “maestrado” biennale, nel quale lo studente andrà a seguire diverse materie, per ognuna di esse verrà sottoposto ad una prova, e che si conclude con la realizzazione di una tesi di tipo teorico-empirico.

Solo una volta portato a termine tale percorso, lo studente potrà concorrere per il dottorato, che, come può facilmente desumersi da quanto ho sinteticamente riportato, è visto come una meta ambitissima, e non come un semplice parcheggio in attesa di tempi migliori o come un surrogato dell’assegno di disoccupazione.

Ovviamente la strada non è solo fatta di impegni e fatiche; il professore che intraveda delle doti positive nell’allievo, lo sollecita nella produzione di articoli scientifici da presentare nei vari convegni, seminari o eventi di c.d. iniziazione scientifica – eventi questi ultimi, la cui struttura mi ha piacevolmente stupito, per almeno due ragioni:

in primis, per lo scarso peso dato alla diversità di posizione accademica dei relatori: mi è capitato di assistere a presentazioni scientifiche dove a discutere erano il giovane laureando, il dottore di ricerca, il professore associato e il professore emerito.

Vedere un professore emerito ascoltare con attenzione, e senza alcun pregiudizio, magari ricollegabile alla diversità delle posizioni accademiche, la presentazione di un giovane laureando, manifesta una grande potenza educativa, in quanto evidenzia quella dote che, a mio avviso, non deve mai mancare in chi sceglie la strada della ricerca, ossia l’umiltà, che significa non smettere mai di essere curiosi, non sentirsi mai arrivati, essere consapevoli che c’è sempre da imparare da qualcun altro, per quanto giovane questi possa essere.

La seconda ragione, è relativa alle modalità di svolgimento del dibattito: qui vi è un confronto pubblico aspro, ma sincero, e limitato al piano scientifico, del quale beneficiano tutte le parti coinvolte, che rafforza e migliora il rapporto sotto il profilo umano. Il che è tutto il contrario di molti dei dibattiti cui ho assistito in Italia, dove ad una sorta di approccio irenico nella discussione in pubblico (in Italia, notoriamente, nessuno vuole avere problemi con nessuno) è regola far seguire il massimo disprezzo – scientifico, umano – in privato.

Per ragioni di spazio, mi fermo qui. Con l’auspicio che, prima o poi, chi siede al governo, decida di mettere seriamente mano e tentare di correggere, se non di eliminare, le storture e i mali che – non da oggi – affliggono l’università italiana.

Come vivo e vivevo la mia professione
Quanto al mio personale modo di vivere la professione non è cambiato granché, a parte la lingua. Lavoro con la stessa serietà e dedizione impiegate negli anni vissuti in Italia.

I professori sembrano apprezzare; soprattutto sembrano apprezzare gli studenti (nonostante il mio portoghese non certo perfetto!). Che poi per me è la cosa fondamentale, in quanto i destinatari della mia attività sono loro.

A tal proposito, è per me motivo di grande soddisfazione personale ricevere (nonostante io non svolga più la mia attività in Italia) e-mail e messaggi colmi di affetto e, a volte, gratitudine, da parte degli studenti con i quali ho avuto il piacere di “lavorare” nei miei anni calabresi.

Un’università che non fosse “pensata” per gli studenti sarebbe un assurdo, come un ospedale che non tenesse conto delle esigenze dei malati.

Dopo questa esperienza
Onestamente non credo di voler tornare in Calabria. E fin quando la situazione non muterà credo che per quelli come me le porte dell’università italiana resteranno chiuse a doppia mandata.

Ovviamente il desiderio di un ritorno, magari in futuro, non posso negare che vi sia. Ma pensando in termini realistici, ora sono concentrato sul vivere al meglio la mia esperienza lavorativa qui. Dopo chissà.

La laurea alla “Magna Grecia” di Catanzaro
Ho sempre avuto una sorta di “attitudine” allo studio da autodidatta, sin da quando ero un giovane studente non laureato (e che non mi ha abbandonato neanche ora). Per la preparazione degli esami ho sempre scelto da me i libri da studiare (salvo casi rari), spesso confrontandone più di uno, e ciò è stato fondamentale per la mia formazione, avendomi impedito di accettare le opinioni altrui, quale che ne fosse la fonte, come dei dogmi di fede cui obbedire.

Uscendo dalla mia esperienza personale, mi sento di poter dire, avendo avuto modo di conoscere laureati provenienti da diverse università italiane, che il livello medio di chi abbia conseguito la laurea presso l’università di Catanzaro è, a mio modesto avviso, molto buono. Ciò grazie alla presenza di ottimi docenti. Per l’influenza che hanno esercitato nella mia formazione personale ne menziono due: in primo luogo la prof.ssa Semeraro, “colpevole” del mio innamoramento per il diritto privato: in secondo luogo il prof. Ripepi il quale, nominando nelle sue lezioni di diritto processuale civile i nomi di Lodovico Mortara e Salvatore Satta, mi ha spinto a seguire le vicende umane e scientifiche di questi grandissimi autori, per me diventati modello cui, con le dovute proporzioni, ispirarmi (a Mortara dedicai anche la tesi di laurea).

La mia visione oggi della Calabria
Posso limitarmi a dire che la visuale rimane la medesima che avevo prima di venire a vivere qui. Un oceano di criticità su uno sfondo naturalistico da fare invidia ad altre parti del mondo.

Consigli
Quanto al mio percorso, dovessi dare alcuni consigli al me stesso di 10 anni fa, gli suggerirei di studiare seriamente l’inglese, di prendere un certificato e di costruirsi un curriculum adeguato per concorrere negli Stati Uniti.

La spinta in più senza la quale non avrei avuto la forza di prendere una decisione così radicale, mi è stata data dal sostegno dei miei genitori, che, seppur a malincuore, da un punto di vista strettamente emotivo, non hanno potuto che concordare con la mia scelta. E, ovviamente, grazie all’appoggio ricevuto dalla persona che mi sta accanto. La mia determinazione non avrebbe lo stesso grado di solidità se non avessi il suo supporto incondizionato.

Solo grazie a questi fattori, misurando costi e benefici, ho capito che per il mio modo di essere, sarebbe stato meno traumatico cambiare continente e non cambiare io, rinunciando ai miei valori, in primis alla coerenza, e sotterrando la mia dignità.

Ai giovani calabresi nel mondo e in Calabria
Ai giovani calabresi dico di leggere. La cultura rende liberi. Permette il formarsi di una coscienza critica. Ci aiuta ad osare intellettualmente. Al di fuori dagli steccati imposti dal pensiero dominante (sia esso politico, giuridico, sociale).
Mi piacerebbe chiudere citando le parole del mio artista italiano preferito (Johnny Marsiglia, Slot 1, Memory)

“o impari dai migliori o lasci che i peggiori guidino il tuo apprendimento”.

 


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Stefania giovane ingegnere edile-architetto di Cosenza, oggi ricercatrice a Parigi

Cari amici di Hub Calabria,
vi ringrazio per avermi proposto di raccontare la mia storia e vi faccio i miei complimenti per il vostro progetto.

Mi chiamo Stefania, ho 29 anni e da circa 4 anni vivo a Parigi. Dopo aver svolto degli studi classici, mi sono laureata in Ingegneria Edile-Architettura all’Università della Calabria, e ho in seguito ottenuto un dottorato di ricerca in Ingegneria dei Materiali e delle Strutture.

In quegli anni di studio, ho avuto le mie prime esperienze all’estero: un Erasmus a Siviglia, un tirocinio durante il corso di laurea ed un soggiorno di ricerca a Parigi. Sono quindi rimasta in Francia dove, dopo aver ottenuto due assegni di ricerca, ho recentemente vinto il concorso da ricercatrice.

Oggi sono Maître de Conférences, o enseignante-chercheuse (ricercatrice) a Supméca, una École di ingegneria meccanica situata nella periferia parigina.
A dire il vero, ho avuto più opportunità lavorative, potendo quindi scegliere quella che mi corrispondeva di più, e per questo motivo sono oggi soddisfatta e felice di svolgere il lavoro dei miei sogni.

Le mie ricerche si concentrano sullo studio e sulle analisi sperimentali delle vibrazioni delle strutture, con particolare attenzione alle nuove tecniche di attenuazione. Le vibrazioni possono avere infatti degli effetti molto dannosi, o addirittura distruttivi, sulle opere di ingegneria meccanica o civile, basti pensare ad esempio all’azione nefasta dei terremoti.

Cos’è la meritocrazia
Siamo abituati a credere che meritocrazia sia il contrario di raccomandazione. Questa parola, raccomandazione, ci fa arrabbiare, ci scoraggia, ci spaventa, a volte la desideriamo, a volte la pronunciamo sotto voce, quasi per vergogna, o forse per pudore. In Francia invece non è affatto così. Quando si risponde ad un’offerta di lavoro, al CV ed alla lettera di motivazione si allegano le lettres de raccomandation: se i professori che ti hanno seguito, o i superiori con cui hai lavorato, ti ritengono all’altezza e credono che tu lo meriti, allora ti raccomandano per l’assunzione, mettendoci la faccia e la firma. Su questo abbiamo tanto da imparare.

Studiare all’Università della Calabria
È stata proprio la qualità della formazione ricevuta all’Università della Calabria a permettermi di proseguire nella ricerca e nell’insegnamento. Grazie ai servizi ed alle borse erogati dall’Unical ho effettuato le mie prime esperienze all’estero e frequentato il corso di dottorato. Tuttavia l’Unical non è solo questo per me, ma rappresenta molto di più… è l’università che ha cambiato la mia città, che dà la possibilità ogni giorno a migliaia di calabresi di studiare nella loro regione, che accoglie tanti studenti stranieri. Un grande campus, unico in Italia, vivace, dinamico, accogliente, bello, in cui ho avuto la fortuna di trascorrere tanti anni. Non saprei dire oggi se è più forte la gratitudine o l’amarezza per averla lasciata, avrò una risposta tra qualche anno forse, certo è che mi dispiace molto non poter restituire ai suoi studenti quello che ho a mia volta ricevuto dai miei professori ed imparato in questi anni.

Studiare in Italia
Il confronto con studenti e dottorandi provenienti da tutto il mondo mi ha permesso di capire che esistono grandi differenze tra i sistemi universitari dei vari paesi, ognuno dei quali ha i suoi pro ed i suoi contro.

Il sistema italiano, ad esempio, forma a mio avviso allo studio, e quindi alla ricerca, piuttosto che al lavoro inteso in senso stretto. Fin dalla scuola dell’obbligo siamo abituati a studiare, tanto e sui libri. All’università, dobbiamo passare attraverso degli esami scritti ed orali, che spesso richiedono mesi e mesi di preparazione. Forti di questa esperienza, gli studenti italiani che decidono di proseguire gli studi o di fare un dottorato all’estero riescono quasi sempre ad integrarsi nel paese ospitante ed a eccellere.

In compenso però, durante tutti questi anni di formazione, non è prevista in generale alcuna attività lavorativa o di tirocinio, e ciò rende completamente impreparati e spaesati all’ingresso nel mondo del lavoro. Questa è la differenza principale tra gli studenti italiani e quelli francesi i quali, durante il corso di laurea, svolgono almeno due o tre esperienze di tirocinio in azienda. Questa maturità professionale, la loro personale rete di contatti, e la dinamicità del mercato lavoro in Francia, gli permette quindi di trovare facilmente, finiti gli studi, una posizione lavorativa adeguata.

La Calabria vista da lontano
La Calabria è la mia terra, il mio cuore, i miei colori, i miei sapori, i miei profumi. Radici fatte di mescolanze di culture, che in ogni epoca hanno attraversato i mari e gli aspri monti per arrivare fino a noi, al centro del Mediterraneo. Questa ricchezza di origini mi accompagna ogni giorno. Adesso, come tanti altri calabresi, la mia casa la guardo da lontano, a volte con nostalgia, a volte con rammarico.

Qualcuno consiglia ai giovani di partire, qualcun altro di restare e di contribuire dall’interno alla crescita della regione. Io penso che non ci sia una cosa giusta da fare, e che ognuno possa partecipare alla crescita del territorio a modo suo. Nel mio piccolo, il mio impegno è quello di portare un’immagine positiva della Calabria al di fuori dei nostri confini, di promuovere la qualità degli studi e di favorire la mobilità degli studenti, nonché le collaborazioni internazionali a carattere scientifico. Per non parlare dei miei racconti sulle specialità gastronomiche e la bellezza dei luoghi che, in questi anni, hanno spinto tanti amici di varie nazionalità in visita nella nostra regione (tappe irrinunciabili Diamante e la Sila).

“Sono tante le cose ancora da cambiare e da migliorare, e mi auguro quindi che ognuno ci metta del suo, senza scoraggiarsi, tenendo presente che il confronto con le altre realtà e l’apertura restano sempre e comunque la chiave della crescita.”

Chi sono i Ritals
Ritals. Venivano chiamati cosi una volta gli italiani in Francia. L’origine del termine è incerta, forse è l’abbreviazione di “rifugiati italiani”, forse è una presa in giro per il nostro modo di pronunciare la “r”.
Ad ogni modo è ancora difficile per me cogliere a pieno il significato di questo vocabolo, credo sia quasi un sinonimo del nostro terrone. Una volta era usato in maniera dispregiativa, oggi molto spesso in modo ironico e scherzoso, tutto dipende dal tono. Ancora al giorno d’oggi tantissimi Ritals, giovani e meno giovani, vivono in Francia ed in particolar modo a Parigi. E meno male, aggiungo io!

La difficoltà principale per un italiano che vuole trasferirsi a Parigi non è infatti la ricerca di un lavoro, ma quella di una casa (non entrerò nei dettagli per non scoraggiare nessuno). Il mio consiglio è di lasciar perdere le agenzie o i siti di annunci, tempo perso. C’è solo un modo per trovare un tetto sotto cui dormire: affidarsi alla comunità degli italiani a Parigi. Tra Ritals esiste una certa solidarietà per quanto riguarda l’affitto delle camere, una sorta di passaggio del testimone.
E mi raccomando, quando lascerete la vostra camera alla volta di nuovi orizzonti non spezzate la catena, c’è sempre un italiano alla disperata ricerca di una casa! E per finire, ecco qualche indirizzo utile da consultare:
www.italieaparis.fr

Gruppi facebook :
Italiani a Parigi casa & mercato

Italiansonline parigi

Ciao 🙂


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Gaia giovane musicista calabrese al Berklee College of Music di Boston

Ciao Hub Calabria,
sono Gaia, giovane musicista calabrese al Berklee College of Music di Boston.
Posso dire con certezza che vivere al’estero ti cambia la vita ed apre tantissime porte sia in termini di crescita umana che professionale. Se sono riuscita ad arrivare dove sono, lo devo principalmente all’istruzione ed alla preparazione ricevuta a Reggio Calabria, la mia città.

La mia storia
Sin da bambina ho sempre avuto un interesse spiccato verso la Musica e tutto ciò che era musicale. In quarta elementare, la mia Maestra di allora (Rosalba Scicchitano) un giorno ci diede come compito quello di “musicare una poesia”. Mi divertii tantissimo e forse fu allora che scoccò davvero la scintilla della Musica per me!

Durante le scuole medie ed il liceo, presi lezioni private di chitarra classica ed elettrica, guidata dal mio bravissimo insegnante Marco Ascrizzi.

Sapevo nel profondo che la Musica era il mio destino, così decisi di partecipare ad alcuni programmi estivi promossi dal Berklee College of Music di Boston. Alla fine di uno di questi, nell’estate del 2013, feci un’audizione per il corso di laurea full-time e fui accettata con una borsa di studio totale.

Dopo aver completato gli studi a Catona, divenendo interprete per la lingua Inglese e per quella Francese, mi trasferii a Boston, dove intrapresi il mio percorso di studi che ormai è quasi completo.

Qui al Berklee, sto studiando per conseguire una doppia laurea e mi sto specializzando in “Contemporary Writing & Production” (Produzione e Arrangiamento commerciale) e Performance del Basso Elettrico.

Studiare al Berklee significa essere immersi nella Musica 24 ore su 24, a contatto con una talentuosa comunità proveniente da tutto il mondo ed essere guidati dai migliori istruttori e professionisti del settore.

Ho avuto l’onore di studiare basso con Victor Bailey, Oscar Stagnaro, Fernando Huergo, Steve Bailey, John Patitucci ed Eddie Gomez. Anche se sono ancora una studentessa, ho avuto, inoltre, molte opportunità di lavorare per il College come educatrice/tutor e, recentemente, come bass coach per i Day Sessions Programs, riservati agli studenti più giovani.

Credo che in Calabria, per adesso, sia piuttosto difficile emergere come professionista della musica, nonostante vi siano eccellenze e molto talento.

Credo che se non avessi portato a termine il mio progetto di provare Berklee, avrei forse coltivato la Musica come hobby e proseguito per altre strade, che però non credo mi avrebbero permesso di esprimermi e crescere così tanto, di incontrare persone meravigliose e di imparare tanto sulla vita in generale.

Lasciare la mia terra è stato difficile anche perché significava separarsi dalla mia famiglia e dai miei amici più cari (è stato con alcuni di loro che ho avuto le mie primissime esperienze musicali!). Alla luce di questi grandi sacrifici, voglio vivere la mia passione con ancora più entusiasmo e determinazione. Sono orgogliosa delle mie origini e non vedo l’ora di investire sul mio territorio e dare qualcosa di mio alla mia Calabria, dopo aver ricevuto molto.

Anche se ho deciso di intraprendere questa sfida accademica e professionale all’estero, la mia città natale, Reggio Calabria, resta per me un punto fondamentale di partenza. È qui che ho ricevuto la mia educazione scolastica ed è qui che la mia famiglia e la mia comunità mi hanno insegnato valori e disciplina.

Ma mi piacerebbe che, per Reggio e per la Calabria in generale, si potesse pensare di più ad un “modello circolare”. Non solo un importante punto di partenza ma anche uno di arrivo!

Studiando al Berklee ho acquisito nuove competenze che vorrei poter utilizzare anche in Italia per condividere ciò che ho imparato e – perché no – aiutare altri connazionali a raggiungere i propri obiettivi.

Vorrei
Vorrei che in Calabria si desse maggiore riconoscimento alla professione di Musicista: che si aprissero nuove strade nella programmazione di corsi (Musica d’Insieme, Produzione e Registrazione, Arrangiamento) e che in generale, quella del compositore fosse una posizione più tutelata e realisticamente più possibile.

Per esempio, qui a Berklee, durante o subito dopo la laurea, è possibile conseguire un vero e proprio tirocinio formativo (Internship) nel campo Musicale scelto. Addirittura, alcuni di questi programmi sono retribuiti e spesso sfociano in un colloquio di lavoro o impiego full-time.

Cosa vedo in Calabria
In Calabria io vedo tante possibilità di sviluppo, specie nel settore delle “Librerie Musicali” (database di Musica da utilizzare per promozioni e pubblicità) ed in quello didattico: ai giovani reggini, per esempio, la Musica piace. Molto!

Sono stata onorata di poter dare il mio contributo lavorando per il mio caro amico e collega Gianni Polimeni, direttore della Symphonycity Music School che, sebbene in attività da pochi anni, ha già un gran numero di allievi e importanti collaborazioni alle spalle (Mike Stern, Alain Caron, Paolo Patrignani).

Ho sempre pensato che ciò che si impara ha un valore aggiunto quando lo si condivide con gli altri.

Lavorando al College come tutor per le materie “core” (Solfeggio, Contrappunto, Armonia Jazz e Tonale, Arrangiamento e Direzione) ho capito che le tue abilità e conoscenze diventano ancora più efficaci quando anche l’altro può usufruirne ed insieme si possono costruire nuovi scenari più creativi e dinamici. A tal proposito, mi piacerebbe molto creare un ponte di comunicazione tra Boston e la Calabria. Ma credo che questo sia un progetto che non posso completare da sola.

Ai giovani calabresi dico
Pretendete di più dalla vostra vita. Sognate. Ma accompagnate questi sogni con azioni. Fissate un obiettivo. Fatelo in grande. Scegliete quello che vi fa stare svegli nottate intere, che vi fa scordare del pranzo tanto ci siete dentro e poi “rompetelo”. Rompetelo in dieci, cento, mille piccoli obiettivi, progressivi, strutturati e allineati sempre con quello originale. Scrivete un piano delle vostre azioni e conseguitele giornalmente! Se fallite, ritentate. Lavorate sodo e riprovate. Ve lo meritate. Non abbiate paura di essere un po’ “diversi”. E poi, leggete tanto (Virgilio e Catullo sono i miei preferiti). Ascoltate tantissimo Bach e Debussy e poi fatevi e fate domande. Chiedetevi come sono nate le loro grandi opere. Partite per il vostro personalissimo viaggio alla ricerca del nesso nell’Arte. Non spaventatevi di osare un confronto, anche il più strano. Trovate Dante in Brizzi, in Zerocalcare. Cercate Mozart nei Soundgarden, nei Rush. Suonate. Sempre! La Musica, sia che vi scelga per la vita o anche solo per qualche ora alla settimana, fa così tanto bene all’anima e soprattutto fa bene a quelli con cui la condividerete! La Musica unisce e apre nuovi orizzonti. Vi aiuterà a trovare il vostro personalissimo modo di raccontare la vostra vita, di accedere a sensazioni e sentimenti che non si possono descrivere a parole.

Infine,

“amate la Calabria, la nostra bellissima terra ed abbiatene sempre cura. E se deciderete di iniziare un cammino verso il futuro lontano da lei, portatela comunque sempre nel cuore e donatele qualcosa di vostro. Pur nelle sue contraddizioni, la Calabria è una terra unica ed io credo che voglia crescere, insieme a tutti i suoi figli!”

 

Per voi ho scritto un approfondimento sul Berklee College, dove troverete molte info utili e suggerimenti per gli aspiranti musicisti. Ecco il Link –>> BERKLEE


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