Sergio Gimigliano traduce i paesaggi calabresi in musica Jazz

“Il più rimane da fare, per questo il futuro è meraviglioso”

Prima di iniziare a raccontarmi, vorrei ringraziare la redazione di Hub Calabria per avermi invitato su questo interessantissimo e prezioso blog e ringraziare tutte le persone (spero per lo più giovani!) che spenderanno un po’ del loro tempo a leggermi e alle quali vorrei comunicare fiducia e ottimismo.

Mi presento, mi chiamo Sergio Gimigliano, sono nato a Diamante (Cs) il 16 luglio 1971, figlio di Stefania e Domenico Gimigliano, tra i primi albergatori ed imprenditori del settore turistico in Calabria.

Ho studiato Ragioneria a Diamante e Scienze Turistiche ad Assisi (Pg).
A 13 anni ho iniziato a studiare e suonare la chitarra, da quel momento la musica è parte integrante della mia vita.

Ho suonato a livello professionale per tanti anni ma dal 2002 sono totalmente dedito all’organizzazione di eventi culturali ed alla produzione discografica, ancora oggi, assieme al turismo, tra le mie attività professionali principali.

“The real Dream is the Dreamer”

Il vero Sogno è il Sognatore”, recita una scritta letta su un muro del Village, letta poco tempo fa durante uno dei miti tanti viaggi a New York. Ed è grazie a questa visione di vita che, ben diciotto anni fa, infatti, è nato il Peperoncino Jazz Festival, evento itinerante di diffusione della cultura jazzistica e di promozione turistica della nostra amata Calabria, che io amo definire la “Grande Bellezza”.

Ideato e prodotto nel 2002 da me e la mia compagna Francesca Panebianco (madre dei miei tre figli: Alessandro, Lorenzo e Chiara), il Peperoncino Jazz Festival è giunto quest’anno alla sua 18a edizione e coinvolge nel suo circuito turistico-culturale ben 33 città di tutte e cinque le province calabresi e i parchi nazionali della Sila e del Pollino.

A partire da maggio scorso, l’evento ha iniziato una nuova avventura tutta newyorkese con la prima edizione del “Peperoncino Jazz Festival – New York Session” e per la quale stiamo già lavorando, con la collaborazione del co-direttore artistico John Patitucci, alla seconda edizione, mettendo in rete prestigiosi partner italiani ed americani, tra i quali: Consolato Italiano di New York, Istituto Italiano di Cultura di New York, New York University, Birdland Jazz Club, Rizzoli Bookstore on Broadway, Regione Calabria, Ente Parco Nazionale del Pollino e tanti partner privati della filiera dell’enogastronomia calabrese.

Personalmente adoro il futuro!

Dei tre tempi che viviamo (il passato, il presente e il futuro), infatti, quest’ultimo è senza dubbio quello che più mi piace, perché è quello su cui possiamo attuare il maggior numero di scelte.

Questo mio “disperante” desiderio di futuro stimola quotidianamente la mia immaginazione, facendomi spesso sognare ad occhi aperti.

La Calabria

Una terra ancestralmente ricca di sane ed insane contraddizioni e, allo stesso tempo, meravigliosamente unica: 800 chilometri di costa, tre parchi nazionali, parchi archeologici di derivazione magno-greca, una biodiversità quasi infinita e, quindi, una enogastronomia oggettivamente squisita e madre della dieta mediterranea.

Caratteristiche, queste, che tutto il mondo ci invidierebbe se solo sapessimo narrarle e, a tal proposito, vi comunico in anteprima che il mio prossimo progetto professionale riguarderà proprio la promozione del “Made in Italy” nel mondo attraverso la creazione di una piattaforma innovativa denominata “MADEINIT”.

A dire il vero, da qualche tempo a questa parte, qualcosa sta cambiando in meglio, probabilmente grazie ad una maggiore consapevolezza e conoscenza delle nuove generazioni, ad una maggiore facilità nel viaggiare e, soprattutto, grazie ad internet.

Ai miei corregionali e, soprattutto, ai giovani mi viene di dire che siamo ancora all’anno zero, cosa che a primo acchito potrebbe sembrare negativa ma che invece non lo è, dipende tutto con quale angolazione analizziamo lo stato dei fatti.

Personalmente sono ottimista e Vi lascio con questo saluto, anzi, un augurio di vero cuore:

“Il più rimane da fare, per questo il futuro è meraviglioso”


Se hai domande per Sergio scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger!

Aiutaci a diffondere il nostro messaggio.
Leggi, commenta e condividi questa e le altre storie sui social 😉

Clicca QUI per leggere altre storie di calabresi nel mondo e in Calabria!

Se anche tu hai una storia da raccontare, scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.


L’astrofisica Sandra Savaglio, la Calabria e le stelle

L’11 febbraio è la Giornata internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza. Per l’occasione abbiamo contattato una donna che alla scienza ha dedicato la propria vita, ottenendo importanti riconoscimenti.

Nel 2004 le è stata dedicata la copertina della rivista americana Time, in quanto rappresentante delle brillanti menti europee in fuga negli Stati Uniti. Nel 2016 ha ottenuto il prestigioso premio “Vittorio De Sica”, in quanto personalità che si è distinta nel mondo della scienza compiendo un brillante percorso accademico.

Stiamo parlando dell’astrofisica calabrese Sandra Savaglio.

Donna di carattere e autorevole scienziata, dopo aver viaggiato molto sia in Italia che all’estero, è tornata in sede, avendo ricevuto chiamata diretta come professore ordinario.

Attualmente, infatti, è professoressa di astrofisica all’Università della Calabria. Specializzata nell’astrofisica delle galassie distanti, dell’arricchimento chimico dell’universo e dei fenomeni esplosivi, la professoressa Savaglio ha all’attivo più di 200 pubblicazioni su riviste internazionali.

Il suo curriculum, di tutto rispetto, la indica come Fellow e Senior Research Scientist presso lo European Southern Observatory (ESO) di Monaco di Baviera, la Johns Hopkins University e lo Space Telescope Science Institute di Baltimora; lavora anche all’Istituto Max-Planck per la Fisica Extraterrestre.

Noi di Hub Calabria ci sentiamo onorati, in quanto questa personalità così importante ci ha dato l’opportunità di parlarle, durante la sua permanenza presso il VLT situato a Cerro Paranal, in Cile.

Cos’è il VLT, vi starete chiedendo.
É il Very Large Telescope, letteralmente il “ Telescopio molto grande”, si trova nel deserto di Atacama, a 2700 metri di altitudine. A dispetto della banalità del nome, il VLT è lo strumento ottico più avanzato al mondo.

Composto da quattro telescopi principali e da quattro ausiliari, consente agli astronomi di vedere dettagli fino a 25 volte più definiti rispetto a quelli osservabili con i singoli telescopi.

La professoressa Savaglio ha lavorato sui dati ottenuti da uno strumento tanto sofisticato. Per aver accesso al telescopio bisogna vincere una gara presentando un progetto scientifico, ma solo il 10% delle domande di partecipazione supera la soglia molto alta di valutazione e viene accolto.

A noi di Hub Calabria ha concesso un tour in videochiamata durante il quale ci ha mostrato la sede dell’osservatorio e l’ambiente circostante. Un deserto dove il clima è caratterizzato da forti escursioni termiche, e l’aria è rarefatta e molto secca, insomma, un luogo inospitale, tanto da ricordare il deserto marziano.

Per rendere la permanenza degli scienziati meno disagevole è stata creata una piccola oasi all’interno della zona residenziale.

La Calabria e le stelle
Dopo questa chiacchierata interessante, le abbiamo chiesto della sua regione d’origine: “La Calabria è un ottimo punto d’osservazione della Via Lattea, grazie allo scarso inquinamento luminoso. Sulla Sila, a Savelli, c’è un osservatorio astronomico che al momento è ad uso turistico, ma il responsabile, Antonino Brosio, si sta impegnando insieme alla professoressa Savaglio, ed altri illustri colleghi in Italia, affinché sia possibile utilizzarlo per effettuare misurazioni scientifiche. Il Parco Astronomico “Lilio” di Savelli è un progetto che è stato fortemente voluto dal professor Filippo Frontera, del dipartimento di fisica dell’Università di Ferrara ed originario di Savelli”.

La professoressa ci informa, inoltre, che a breve verrà aperto un moderno planetario a Cosenza, un progetto con a capo il professore Franco Piperno, del dipartimento di fisica dell’Unical.

Le abbiamo chiesto anche un’opinione riguardo la fuga di cervelli e lei con molto senso pratico ci ha risposto: “Nel campo scientifico se vuoi migliorarti ed acquisire nuove conoscenze e tecnologie, ma anche per imparare le lingue ed entrare in contatto con altri scienziati nel mondo, devi fare esperienza all’estero. Infatti, andare fuori dall’Italia non è negativo in senso assoluto. Il problema è che se vuoi tornare è molto difficile. Comunque, conosco persone che sono felici di vivere e lavorare all’estero.

Riguardo me, devo dire che quando ho lavorato in Germania, nonostante non mi trovassi benissimo (l’Istituto Max Planck e’ caratterizzato da un ambiente estremamente gerarchico), non pensavo di tornare in Calabria. È successo tutto un po’ per caso. Il professore con cui ho fatto la tesi quasi trent’anni fa ha insistito per farmi tornare. È stata fatta una chiamata diretta per chiara fama”.

Detto questo, aggiunge che bisognerebbe fermare la fuga di cervelli, perché, specialmente in Calabria: “Non si può permettere che interi paesi rimangano vuoti, disabitati. Anche se uno dei fascini della Calabria è proprio il fatto che non sia molto popolata”.

Quindi, quelle che per molti sarebbero una pecca della nostra regione, ovvero bassa densità di popolazione e scarsa illuminazione (c.d. inquinamento luminoso) possono invece essere viste come un valore aggiunto in una terra che sembra dimenticata da tutti.

Parlando della sua amata Calabria, la professoressa ha elogiato molto l’Unical con il suo grande campus e ha evidenziato che, in occasione della Giornata Internazionale delle donne e delle ragazze nella scienza, l’Università sospende le attività didattiche e organizza eventi che coinvolgono giovani donne che desiderano diventare scienziate.

Proseguendo con l’intervista, la professoressa Savaglio ci ha spiegato quali siano secondo lei i punti di forza e quelli di debolezza nella realtà universitaria italiana, e calabrese in particolare. Tra i primi ha menzionato la presenza di studenti brillanti e motivati che vengono molto apprezzati all’estero. Inoltre, altro punto a favore dell’università calabrese è il rapporto umano positivo che si instaura tra gli studenti e i professori. Altrove questo non è sempre possibile, e il professore ordinario, in generale, rimane distante dagli studenti.

Parlando invece dei punti di debolezza, ha lamentato la presenza di troppi litigi in ambito lavorativo. “È importante restare uniti. La collaborazione è alla base di una buona ricerca, invece spesso si pensa ai propri interessi”. Altro punto a sfavore della Calabria e dell’Italia in generale è l’eccessiva burocrazia nella pubblica amministrazione, che rende le cose difficili anche nel campo della ricerca scientifica. In fine, ci saluta lasciando dei significativi messaggi agli studenti:

“Se avete voglia di fare una cosa, fatela. Credete in voi stessi fino in fondo e raggiungerete i vostri obiettivi.

Per le ragazze: 

“Non dite mai a voi stesse “Sono femmina, non lo posso fare”. Buttatevi con coraggio in ciò che volete fare e avrete soddisfazioni”.

Agli studenti calabresi che vogliono intraprendere un percorso simile al suo dice:

“Non dimenticate mai la vostra umanità. Fate quello che volete fare, perché avere un desiderio è qualcosa che di per sé ha grandissimo valore. Non è facile, richiede impegno, ma non abbiate limiti. Arrivare ad una vetta dopo aver faticato tanto è una esperienza stupenda!”.

Intervista di Alessandra Costa e articolo di Nadia D’Apa.


Se hai domande per la prof.ssa Savaglio scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger!

Aiutaci a diffondere il nostro messaggio.
Leggi, commenta e condividi questa e le altre storie sui social 😉

Clicca QUI per leggere altre storie di calabresi nel mondo e in Calabria!

Se anche tu hai una storia da raccontare, scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.

Zabatta Staila – tornati da Londra per raccontare Cosenza

Ciao Hub Calabria,
siamo la Zabatta Staila Crew, una band di giovani cosentini. Attraverso la musica e i nostri testi in dialetto raccontiamo la realtà in cui viviamo.

Abbiamo sempre avuto la passione per il dialetto e la tradizione. Raccontare Cosenza, viene dal fatto che abbiamo vissuto a Londra per un bel po’ di tempo e quando sei fuori casa, cominci a notare cose che altrimenti non noteresti, perché le dai per scontate. Come il clima, il cibo, la famiglia. Quando vivi fuori, una parmigiana di melanzane fatta da tua nonna non è una semplice parmigiana, è un tesoro da custodire stretto, da consumare lentamente, da assaporarne gli strati con cura. Ecco, da lì viene la voglia di raccontare Cosenza, dalla parmigiana di melanzane. Dalla voglia di risentire quel sapore.

Momenti difficili? Nessuno.
Abbiamo scritto le cose con naturalezza, basta osservare e riportare su carta. Non ci siamo inventati nulla. Le persone si rivedono nei nostri testi perché raccontiamo il loro quotidiano. La parola “Successo” ci ha sempre spaventato. Pensiamo in realtà che non sia successo nulla e che il meglio debba ancora arrivare. Di sicuro ci godiamo il calore della gente, ci godiamo l’ansia un minuto prima dell’esibizione, ci godiamo quel senso di incredulità che ancora abbiamo quando la gente ci viene addosso. Sono cose che il denaro non potrà mai darti. Nell’epoca dei selfie, abbiamo deciso di spersonalizzarci, di non avere un’identità, di rimanere nell’ombra. La maschera è la vera essenza. Chiunque si rispecchi nei nostri testi, può essere Zabatta.

La nostra prima canzone seria è stata Ohi Maʼ, uscita nel 2017. Racconta uno spaccato di vita degli Zabatta, tutto ciò che è stato prima delle maschere. E’ la storia di un ragazzo emigrato. Noi scriviamo le vicende, le storie. Il perché “non ci siamo soffermati sulla cause del bisogno di cambiamento dei giovani” ci sembra una domanda al quanto criptica, filosofica e troppo colta. Siamo si Supereroi ma non docenti universitari né psicologi, le cause e gli effetti sulla vita appartengono ad ognuno e per ognuno è diverso. Noi ci limitiamo a raccontare, non a spiegare i “come mai”.

Nasciamo su YouTube. In un secondo momento su Facebook e ora praticamente siamo ovunque (Instagram, twitter). Per noi è stato fondamentale l’utilizzo dei social per far veicolare i nostri brani, avendo avuto la fortuna di diventare virali non abbiamo investito in nessuna pubblicità, abbiamo investito solo sulle nostre idee, cercando quella giusta, lavorandoci sodo, senza lasciare nulla al caso.

Ai ragazzi calabresi nel mondo e ai ragazzi rimasti in Calabria vogliamo dire la stessa cosa:
Le cose si cambiano partendo dall’individuo. Si può andare via per apprendere meglio e magari tornare e cambiare le cose. Si può rimanere, lottando da dentro e quindi cambiare le cose. Comunque, cambiare le cose. Mandare avanti le idee, sprovincializzarsi.

“Rimanete radicati alle tradizioni ai vostri dialetti ma non al bigottismo provinciale. Abbiate cura dei vostri paesi, cercate di non farli morire, con un occhio rivolto sempre al futuro e aperto a nuove culture.”


Se hai domande per la Zabatta Staila Crew scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger!

Aiutaci a diffondere il nostro messaggio.
Leggi, commenta e condividi questa e le altre storie sui social 😉   

Clicca QUI per leggere altre storie di calabresi nel mondo e in Calabria!

Se anche tu hai una storia da raccontare, scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.

Caterina – la voce di una donna, madre e professionista calabrese

Ciao Hub Calabria,
grazie per aver scelto il mio profilo personale e professionale e per avermi dato occasione di raccontarmi.

Il mio nome è Caterina, nativa di Rosarno, una piccola cittadina della provincia di Reggio Calabria, situata in quell’area a nord della Piana di Gioia Tauro, che mentre si affaccia sul panorama mozzafiato delle Isole Eolie, porge il fianco all’altopiano del Poro.

Ci abito da sempre, sebbene l’abbia, comunque, vissuta molto poco.
La mia educazione culturale parte da Palmi, una bella città che si estende sulla cosiddetta Costa Viola. Lì vi frequento il Liceo Classico da giovane e vi ritorno da neo laureata per tenere Corsi di Seminari Linguistici e per compiere uno Stage presso la polivalente struttura della Casa della Cultura, dopo un Master di Alta Formazione che mi ha qualificata come Esperta in Event Promotion Management nel 2004.

Facendo un piccolo passo indietro nel tempo, conseguo la mia Laurea in Lettere Classiche presso l’Università degli Studi di Messina, discutendo una Tesi sperimentale che mi impegnò per mesi in ricerche ed indagini filologiche nel recupero del superstrato dialettale dai substrati delle lingue classiche. Da questa ne scaturì la prima, ed ancora unica, Presentazione
ufficiale da parte del Dipartimento di Filologia e Linguistica dell’Università Messinese nella sede di provenienza della persona proclamata “Dottore in Lettere”.
Tuttora da quel lavoro continua un progetto di pubblicazione che abbraccia quei risultati e altri ottenuti in tanti anni di ricerca ed esperienza future.

Oggi, oltre a coltivare queste passioni di studio, i miei interessi si sono a tal punto amplificati da toccare sponde davvero, apparentemente, contrastanti.

Dopo aver concluso il Master di Alta Formazione, con la conseguente vincita di una Borsa di Studio, inizio ad avere una visione di un progetto più ampio ed ambizioso: una cooperativa di donne calabresi, ove ognuna con propria competenza potesse promuovere il territorio calabrese attraverso eventi mirati e pronti a penetrare in più settori.
L’idea presentata, tuttavia, non trova risorsa umana coraggiosa e tenace da voler realizzare il progetto e tutto si affievolisce.

Nel 2006, improvvisamente, qualcosa mi spinge a deviare i miei progetti imprenditoriali e a rituffarmi nell’ambiente didattico con l’insegnamento, attività che comunque ho sempre amato e che amerò sempre.
Mi sposto a Torino per circa tre anni, lasciando all’epoca dei fatti la mia unica figlia Myriam in custodia ai miei genitori. Una decisione che cambiò e segnò notevolmente la mia personalità e la mia vita. Erano anni difficili, chiudevo un matrimonio con troppe incomprensioni e sofferenze, volevo la mia autonomia, dovevo a me stessa, prima, e a mia figlia, dopo, la dimostrazione della determinazione e della perseveranza di una donna calabrese.

Ho sofferto molto, ho dovuto sacrificare, e non solo per la forte distanza fra Torino e Rosarno, i miei affetti più cari e più carnali, tuttavia quando sono rientrata la mia già forte tempra dava frutti più significativi.

Continuavo ad insegnare, a pubblicare, a ricercare, a forgiare giovane risorsa umana calabrese secondo principi ben orientati.

Essere donna in Calabria, donna che vuole emergere, lasciare il segno, scrivere di sé e la storia non è cosa semplice, tanto più se sei una donna giovane, separata/divorziata. I pregiudizi sono tantissimi, i limiti che ti impone la bassa cultura della maggior parte ti possono ferire, frenare, distruggere.

Io ho solo creduto in me stessa, ho messo a frutto tutto ciò che il mio intelletto mi donava. Ho continuato per la motivazione più forte che avevo: mia figlia. Il mio segreto è semplice: aver fiducia in sé.

Già insignita sin da giovane da vari Riconoscimenti, quali Medaglia d’Oro dal Distretto Scolastico, Borse di Studio e Premi, quali, ad esempio, Premio Anassilaos Giovani 2010, sapevo e so con certezza che la Calabria è una regione come tante, con tutte le sue peculiarità, ed esse vanno solo valorizzate.

In Calabria sono infinite le occasioni, in realtà ciò che manca è la volontà. Mancano il coraggio di reagire, di scrollarsi di dosso quelle stramaledette etichette di “mafiosi, delinquenti, ‘ndranghetisti”, che ci troviamo cucite addosso come una pellicola aderentissima e difficile da sollevare. Non si può certo negare che il fenomeno ci sia, ma una piccola minoranza di comodi uomini che pretende di ottenere tutto e subito senza sforzo, che pretende di farsi ossequiare da tutti indistintamente non può e non deve offuscare la dignità dei più che lavorano, sudano, faticano ogni giorno.

Nonostante i numerosi no, la mia tenacia e la mia voglia di fare continuano a darmi la forza di lavorare, mi insinuo ovunque, dalla Formazione Professionale che mi permette di conoscere in lungo e largo tutta la regione, alla Comunicazione istituzionale, redigendo e rettificando per numerosi esponenti politici e per figure imprenditoriali importanti.

Guardandomi intorno, sempre più mi imbatto in contesti con poca informazione, formazione e professionalità. Alla gran parte manca la giusta informatizzazione, da anni mi spendo in attività utili per migliorare le conoscenze tecniche di chi voglia affacciarsi sul mondo del lavoro. Oggi in realtà tutto è alla portata con un solo “Clic”, sebbene non bisogni mai ridurre e minimizzare le cose.
Ogni ambiente che si rispetti ormai è del tutto informatizzato, la burocrazia richiede questa base di conoscenze/competenze e le professionalità si distinguono per una tecnologia in avanzamento costante. Comunemente si pensa che basti un titolo universitario per poter far parte del mondo lavorativo, ma non si scende nella specifica dei requisiti richiesti, sul nostro territorio molto viene lasciato al caso.

Ritornando al mio oggi, io mi ritrovo, addirittura, per temeraria sperimentazione, sana curiosità e voglia di connettermi al mondo, ad essere una Founder di un innovativo Social, Cam.Tv, che ho fatto conoscere ovviamente a numerosi utenti. Un Social in cui competenze e passioni diventano spendibili grazie alle funzioni di una piattaforma e grazie ad una rete di conoscenze che si incrementa quotidianamente.

Negli anni, poi, a tutte quelle che sono le ricchezze acquisite dagli studi umanistici si sono aggiunte le esperienze del giornalismo, dell’indagine filologica, della docenza e della formazione ed oggi tutto questo assume una forma piena in uno dei progetti più ambiziosi che io abbia mai incontrato lungo la mia strada. Questo progetto, incontrato per pura casualità grazie ad un’opportunità di crescita offertami da un giovane amico, mi ha completamente assorbita, facendomi scoprire un mondo nuovo positivo e propositivo.

Oggi ho l’onore e l’orgoglio di rappresentare una Società di Servizi, che nasce nel Sud e che con grande determinazione si sta impadronendo del territorio italiano, annoverando notevoli sedi in ogni regione. EnergyTecno è l’idea imprenditoriale che incarna alla perfezione tutte quelle forme di crescita a cui ho sempre aspirato; nata a Lecce, nella città barocca del Sud, ha tutte le strategie per ramificarsi con maestria ovunque. Ormai abbiamo anche aperto le frontiere e siamo andati oltre confine italiano. È una società che dà crescita personale e professionale oltreché soddisfazioni economiche e una cristallina crescita secondo principi assolutamente meritocratici.

In virtù di un’attività costante sul territorio calabrese l’azienda ha attivato decine di collaboratori in sedi strategicamente importanti come Reggio Calabria, Lamezia, Vibo Valentia, Cosenza e altre che saranno a breve battezzate da questo Marchio ET Servizi S.p.a.
Presso queste sedi periodicamente e strategicamente sono calendarizzati Corsi di Formazione Professionale, porta d’ingresso e unica opportunità per far parte di questa grande Azienda.

La Calabria non è l’Inferno, così come sempre più spesso viene vista e descritta. Vero mancano tante cose, mancano le strutture, le infrastrutture, gli strumenti utili per condurre una vita più agiata. Spesso si avverte l’indigenza del ceto più basso e più umile, i giovani sono sempre più costretti ad evadere, a fuggire, a cercare altrove mete ambiziose che qui non si presentano neppure. Negli occhi di chi rimane si osservano i flash degli affetti, dei genitori che non si vogliono lasciare, i flash dei legami storici, case, terre, famiglie. In molti emigrati, invece, ho letto le forti strette al cuore nel ricordare, nel recuperare il passato ormai andato. La terra, le origini, l’appartenenza, l’identità non si possono dimenticare e se qualcuno prova a farlo o denigra tutto ciò da cui proviene è perché la sofferenza e il dolore sono superiori a tutti gli altri sentimenti sopiti.

“C’è un Sud che può farcela, basta volerlo.”

Quello che mi sento in breve di dire ai giovani calabresi è di:

“non mollare mai, non arrendersi dinnanzi alle difficoltà, piuttosto fidarsi delle proprie visioni e formarsi adeguatamente, impegnando le adeguate energie senza mai perdere di vista il focus di riferimento.”

Se hai domande per Caterina scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger!

Aiutaci a diffondere il nostro messaggio.
Leggi, commenta e condividi questa e le altre storie sui social 😉   

Clicca QUI per leggere altre storie di calabresi nel mondo e in Calabria!

Se anche tu hai una storia da raccontare, scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.

Giovanni, il vlogger Calabrese in oriente Giappone

Salve a tutti,
mi chiamo Giovanni, sono nato a Praia a Mare (CS) ed ho vissuto dall’età di 10 anni a Tortora Marina (CS).

Nel 2011 sono partito per l’Australia, avevo 25 anni. Ho richiesto un visto work and holiday visa (WHV) tramite il sito del governo australiano www.immi.gov.au, il quale permette di rimanere in Australia per un anno (con dei rinnovi si può aumentare il periodo) e che in seguito ho rinnovato per un altro anno, per poi richiedere un visto di studio di un anno e mezzo. Sono partito con l’idea di fare una nuova esperienza e poi sono rimasto per circa 3 anni e mezzo.

Nel corso di questo periodo passato in Australia ho incontrato una ragazza giapponese, quella che oggi è diventata mia moglie. Verso la metà del 2013 ho deciso di raggiungerla in Giappone, così ho cominciato tutta la procedura di immigrazione per richiedere un visto di studio. Con il suo aiuto, dopo 5 mesi, sono riuscito ad ottenere tutti permessi per un anno. In pratica, ho fatto domanda diretta alla scuola di lingua giapponese e ho richiesto il visto per un anno di studio. Molte info sui visti le trovate sul sito dell’Ambasciata italiana a Tokyo e sul sito del Dipartimento Immigrazione del Giappone.

Così, ho lasciato l’Australia per ricominciare una nuova vita in Giappone. Ad oggi sono 3 anni e mezzo che vivo qui, lavoro in una fabbrica di dolci e ho una vita tranquilla e felice.

Fare un’esperienza all’estero è una cosa che dovrebbero fare tutti i giovani, usufruire di un visto come quello australiano rende possibile questa opportunità.

Il Giappone è un bellissimo paese pieno di curiosità e contraddizioni, una società molto diversa dalla nostra. Bisogna partire con l’idea che il Giappone non è proprio come negli anime o nei manga, perché se no si rischia poi di rimanere delusi. Il sistema di immigrazione è diverso da quello italiano, molto più complesso e pieno di regole. Per esempio, solo sposarsi non dà nessun diritto a vivere in questo paese ma bisogna fare una specifica richiesta e possedere determinati requisiti.

Quello che consiglio ai giovani è viaggiare, fare esperienze, imparare una o più lingue estere (inglese almeno). Vi garantisco che vi si aprirà un mondo nuovo, pieno di opportunità.

Per chi ama il Giappone, vi dico di studiare la lingua e trascorrere un periodo nel paese con i visti di studio prima di venire qui a viverci. La diversità del paese potrebbe non piacervi, ma sopratutto dovete capire se fa per voi, al di là del proprio desiderio.

Seguite il mio canale YouTube Calabrese in oriente Giappone, qui vi mostro la mia vita parlandovi dei vari aspetti di questo fantastico paese.

Le mie radici non le dimentico, ma ormai la mia vita è altrove. Torno per far visita ai miei genitori e per godermi la cucina e il mare calabrese.

“In Calabria bisogna investire sui trasporti, rendere più accessibili gli aeroporti. Abbiamo tanto da dare ma combattiamo con un sistema antiquato. Mia moglie dice sempre che i giapponesi si innamorerebbero della Calabria se fosse più accessibile.”

 


Se hai domande per Giovanni scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger!

Aiutaci a diffondere il nostro messaggio.
Leggi, commenta e condividi questa e le altre storie sui social 😉   

Clicca QUI per leggere altre storie di calabresi nel mondo e in Calabria!

Se anche tu hai una storia da raccontare, scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.

Massimiliano Vardè del CNR – la sua esperienza nell’Artico

Per Hub Calabria ho contattato Massimiliano Vardè, scienziato di origini calabresi che oggi lavora presso l’Istituto per la Dinamica dei Processi Ambientali (CNR-IDPA) di Venezia.

A dimostrazione del fatto che sulle spiagge di Nicotera Marina si possono fare incontri piacevoli e interessanti, quello con Massimiliano si è svolto al mare, in un lido balneare. Si, perché Massimiliano è di Vibo Valentia ma ha sempre trascorso le sue estati a Nicotera Marina, paese di origine del padre, il Prof. Salvatore Vardè, dove hanno la casa al mare.

Lo scopo dell’incontro era, come per ogni storia raccontata dal nostro blog, ottenere informazioni pratiche che il nostro conterraneo ha tratto dall’esperienza. Per esempio, ho chiesto a Massimiliano se ci sono skill che avvantaggiano chi svolge il suo lavoro; o ancora, di indicarci gli hot topic nel suo campo. Info utili ai giovani studenti e laureati di facoltà scientifiche.

Tra aprile e fine maggio di quest’anno Massimiliano è stato in Artide per il Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR). Nelle isole Svalbard, ha ricoperto il ruolo di station leader della base artica “Dirigibile Italia” del CNR a Ny-Alesund e per questo motivo è stato contattato e intervistato da varie testate giornalistiche, locali e nazionali. Googlate il suo nome per leggere informazioni complementari a questo articolo.

Allora, come sei arrivato a lavorare per il CNR?

Intanto, saluto la community di Hub Calabria!

I miei interessi per le Scienze sono iniziati al Liceo Classico “Michele Morelli” di Vibo Valentia, dove, oltre allo studio delle discipline classiche, mi sono appassionato alla Fisica e alla Chimica, strano ma vero! Dopo la maturità ho intrapreso gli studi universitari alla Sapienza di Roma dove mi sono laureato in Chimica e dove ho, successivamente, fatto un Master e la scuola di Dottorato.

Dopo la laurea ho iniziato a fare le mie prime esperienze di lavoro tra CNR e università fino a maturare le competenze che mi hanno permesso di partecipare ai concorsi nazionali. È possibile conoscere i concorsi banditi da Università ed Enti di Ricerca consultando il sito della gazzetta ufficiale o i siti web degli atenei e degli enti stessi.

Io sono entrato così al CNR, vincendo un concorso, dopo aver avuto per alcuni anni contratti di collaborazione e assegni di ricerca e dove mi sono specializzato nelle analisi chimiche ambientali. In quegli anni, nello specifico, mi sono occupato di inquinanti atmosferici e l’istituto per cui lavoravo era l’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico (CNR-IIA) nell’Area di Ricerca di Roma, a Montelibretti.

Non nascondo di essermi guardato intorno durante gli anni di precariato: sono stato molte volte negli Stati Uniti (tra Boston e New York) e avevo anche trovato un paio di potenziali opportunità lavorative in università americane. Nello stesso periodo mi ero candidato per una posizione all’Istituto di Igiene “G. Sanarelli” alla Sapienza e così ho continuato la mia esperienza di ricerca a Roma presso il laboratorio di chimica ambientale del “Sanarelli” per 2 anni: da qui la decisione di non andare negli USA e di rimanere in Italia.

Finito questo percorso c’era la possibilità di candidarsi per dei concorsi a tempo indeterminato, che purtroppo non vengono banditi con regolarità! In quel periodo, fortunatamente, i concorsi sono usciti; così mi sono candidato e ho vinto quello che mi ha fatto trasferire da Roma a Cosenza, precisamente all’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico di Rende (con sede presso l’Università della Calabria). Molti Istituti di Ricerca hanno oltre alla sede principale anche diverse sedi secondarie dislocate su tutto il territorio nazionale.

A Cosenza ho iniziato la mia esperienza come ricercatore a tempo indeterminato. Sono stato quasi 5 anni e poi, grazie alla partecipazione a un progetto internazionale in cui erano coinvolti quasi una ventina di istituti di ricerca e università di tutto il mondo, ho conosciuto il gruppo di ricercatori veneziani: io ero il chimico che eseguiva le analisi del mercurio nelle deposizioni atmosferiche per il progetto.

Ci siamo conosciuti con questo gruppo di ricercatori e ho valutato la possibilità di spostarmi perché mi stava “un po’ stretta” la posizione a Cosenza; ho rischiato, lasciando una bellissima città dove mi ero trovato benissimo e dove avevo creato affetti e amicizie, e alla fine sono arrivato a Mestre dove ho costruito nuovi rapporti lavorativi velocemente e dove sto avendo nuove opportunità di crescita professionale.

All’inizio della scorsa primavera è stata organizzata una riunione per stabilire il piano delle attività scientifiche di Istituto alle isole Svalbard, in Norvegia, riunione durante la quale è stata valutata la disponibilità del personale e le competenze: io ho dato la mia, e sono arrivato a Ny-Alesund. Il progetto di ricerca, che prevede la raccolta dei campioni di aerosol e neve, è partito a febbraio (dalle giornate di buio si passa a quelle di luce fino ad avere il sole per 24h). Nel periodo in cui c’ero io c’è stata una sovrapposizione di cambio del personale nella base italiana e per alcuni giorni sono rimasto anche da solo in base; questo ha comportato il fatto che dovevo occuparmi della gestione della stessa, come station leader.

Come è stato l’arrivo, il primo impatto?

Quando sono arrivato a Ny-Alesund c’era una giornata di luce bellissima che mi ha permesso di ammirare il paesaggio artico in tutto il suo fascino durante il volo tra Longyearbyen e Ny-Alesund, ma è stato anche un giorno particolare; infatti, c’erano sia il presidente del CNR, il prof. Massimo Inguscio, che l’ambasciatore italiano in Norvegia, il dott. Alberto Colella.

Il tempo di conoscere alcuni nuovi colleghi, i laboratori e gli altri spazi di lavoro e c’è stata subito la staffetta sulle attività da fare: la collega che mi precedeva mi ha fatto la consegna delle attività scientifiche da proseguire e gli altri colleghi, più esperti, mi hanno spiegato gli appuntamenti da rispettare; tu considera che lì ogni settimana si fa una riunione, detta “station leader meeting”, alla quale partecipano i capi base: si discutono le attività in corso, quelle che dovranno essere organizzate e come conciliare le attività di ogni gruppo di ricerca in modo da non farle interferire con le altre. Per esempio, se si stanno facendo delle misure in un’area, bisogna avvisare gli altri di evitare quella stessa area, per prevenire ogni tipo di inconveniente tecnico-scientifico. Ed è anche un’opportunità per organizzare eventuali attività da fare insieme, in collaborazione.

foto di Giorgio Bruzzone CNR, Genova.

Le skill che avvantaggiano chi è lì?

Sicuramente dipende dal settore. Le skill te le fai durante il percorso di studi; una cosa che giova sapere è che non sempre un hobby è solo un hobby. Io conosco chimici che coltivano la passione per l’informatica o la programmazione o altri amici e colleghi che praticano il trekking o sport estremi, queste passioni possono essere abbinate perfettamente alle nostre attività di lavoro che si svolgono in questi luoghi estremi. Se sei uno sportivo, se oltre a fare il tuo lavoro di laboratorio sei un escursionista, uno che fa altre attività, la scelta su chi mandare in questi luoghi può ricadere su di te, perché sei una persona dinamica, sportiva e dal punto di vista pratico sei preparato. L’aver fatto esperienze personali o lavorative al di là dell’ufficio o del laboratorio, conta sicuramente. Chi prende queste decisioni ti sceglie perché sei una persona pronta e adeguata ad affrontare anche altri tipi difficoltà.

Anche la condizione di salute è importante. Per esempio, noi ricercatori ogni anno dobbiamo fare delle visite mediche perché lavoriamo in laboratorio, dove si utilizzano sostanze pericolose, ma facendo anche “missioni” in alta quota e/o in zone remote facciamo anche delle visite mediche con prove sotto sforzo. Quindi, le condizioni di salute sono importanti per il datore di lavoro, sono una garanzia.

Una procedura diversa viene seguita per chi va, invece, al Polo Sud, in Antartide. Le prove fisiche vengono effettuate per la prima volta lì, sul campo in alta quota. Le aree polari sono considerate remote non solo dal punto di vista geografico, ma anche per il fatto che non ci sono dei veri ospedali. A Ny-Alesund c’è una piccola infermeria, ma il vero presidio medico è all’Ospedale di Longyearbyen. Se qualcuno dovesse sentirsi male, deve essere trasportato o con l’aeroplanino o con l’elicottero e non sempre si possono alzare in volo perché alcune volte possono esserci pessime condizioni meteo.

Hai dovuto seguire dei corsi prima di partire?

L’unico corso che sei obbligato a seguire quando arrivi a Ny-Alesund, è un corso di sicurezza su come gestire la “problematica” degli orsi. Metà giornata è dedicata alle spiegazioni sull’area di Ny-Alesund e sulla presenza dell’orso polare, l’altra metà è dedicata ad addestrarsi con fucile e pistola lanciarazzi, naturalmente con prova pratica al poligono locale! Chi ha la necessità per lavoro di uscire dal villaggio, come noi del CNR che svolgiamo attività all’esterno, è obbligato a superare questo corso.

Qual è un Hot Topic nel tuo campo, un tema sul quale pensi si concentrerà la ricerca nei prossimi anni?

Una tematica importante da un po’ di anni, dal punto di vista ambientale, è la valutazione della contaminazione chimica dell’aria e l’impatto sui cambiamenti climatici; attraverso lo studio di alcuni gas che sono contaminanti reattivi, o ad effetto serra, e anche di tutte le sostanze presenti sull’aerosol o materiale particellare. Lì si vede sia la quantità di queste sostanze che la tipologia (sono conosciuti differenti elementi, specie e dimensioni di particelle variabili), poi si valuta questo impatto sulla neve, ma anche sulle carote di ghiaccio; perché sulla neve vedi il presente della contaminazione, mentre, sulla carota vedi il passato.

Sul permafrost, poi, c’è molto interesse scientifico da alcuni anni e, infatti, una serie di progetti sono attualmente in corso di svolgimento. Il permafrost è il suolo perennemente ghiacciato che sta al di sotto della neve o del ghiaccio e a queste latitudini le condizioni lo mantengono così. E’ un tema di cui già si parla anche fuori dagli ambienti scientifici e se ne parlerà nei prossimi anni, per comprendere quello che sta succedendo al permafrost, cosa contiene e cosa potenzialmente potrebbe sprigionare nel momento in cui comincia a sciogliersi più velocemente di quanto osservato finora.

Cosa vorresti dire ai giovani calabresi?

Se vivono in Calabria, di fare tutto il possibile per questa terra e contribuire dando il massimo quotidianamente per il proprio territorio. Io dopo la laurea sono tornato per lavorare in Calabria ed ero molto felice di lavorare nella mia regione di appartenenza. Il potenziale questa regione ce l’ha e si spera che le generazioni future possano fare ciò che le passate non hanno fatto, non solo per mentalità, ma anche per strumenti e risorse che questa terra ora possiede, ma che nel passato non possedeva.

Un’altra cosa da considerare è l’uso di internet. Come insegna la tua storia da blogger, internet è un portale verso nuove conoscenze, nuove informazioni che però bisogna saper filtrare. Se c’è una notizia bisogna sempre valutare la fonte, considerare sempre più fonti.

Se un’associazione o un ente intendesse avviare un progetto in cui tu con il tuo know-how potresti svolgere un ruolo importante, saresti disponibile a collaborare?

Mi piacerebbe mantenere i rapporti con la Calabria così come ho mantenuto i rapporti con ricercatori e professori calabresi e parteciperei volentieri a progetti e studi, piccoli o grandi che siano, per la Calabria.

Tu hai studiato a Roma, consiglieresti di continuare gli studi in Calabria?

Io ho conosciuto l’Unical collaborando a Cosenza con ricercatori calabresi e ho subito compreso che è un’università molto buona. Consiglierei, però, allo stesso tempo, a chi vive in una regione “particolare” come la nostra, di andare fuori per nuove esperienze; è necessario, perché ti rendi conto di come si fanno le cose in un ambiente differente, e poi, tornando, si ha la possibilità di mettere in pratica ciò che hai imparato.

Per come è strutturata questa regione, si impoverisce di più quando si va via per sempre. La cosa migliore sarebbe andare via, fare esperienza, ritornare e poi metterla in pratica qui. La domanda è: si può fare oggi questa cosa?
Le risorse ci sono, e nel momento in cui vanno via le eccellenze, la regione si impoverisce. Io avrei voluto restare a Cosenza, poi per il mio desiderio di migliorare in ciò che faccio, ho deciso di cambiare istituto.

Qui una cosa che manca è la consapevolezza che, se c’è una rete, le cose possono funzionare. Il limite dei calabresi è non fare rete. Fanno rete soltanto quando sono fuori. Un vuoto che le nuove generazioni possono colmare, imparando a cooperare.

Cosa ci dici di Nicotera Marina? Per chi non lo sa, è sul mare e gode di vaste spiagge, ma…fatica a decollare come meta turistica, cosa ne pensi?

Un esempio: a Budapest per salire al castello c’è una funicolare che ti permette di fare una piccola salita; qui a Nicotera c’è qualcuno che si occupa di portare la gente dalla stazione al paese o che gli organizza un tour eno-gastronomico? Non esistono nemmeno i cartelli!

La principale risorsa di Nicotera è il mare, e l’altra è la genuinità delle persone. Ai turisti negli anni ottanta piaceva la semplicità di questo posto, essere trattati bene anche con poco, ora quei pochi che arrivano, li spennano. Quando il paese tornerà ad essere ospitale, allora tutto migliorerà. Questa è la mia idea, l’idea di chi ha visto un bellissimo posto come Nicotera Marina peggiorare con gli anni.
E a pensare che negli anni ottanta c’erano turisti da ogni parte d’Italia che affittavano gli appartamenti alla Marina. Quest’anno ne ho visti veramente pochi di turisti…

Per esempio, mi viene in mente come è arrivato il windsurf a Nicotera! I vicini di casa venivano da Bergamo, loro lo praticavano al lago; molti ragazzi a Nicotera vedendo le vele e le tavole in mare si sono incuriositi per questo sport, me compreso. Pian piano ho imparato anche io e c’è stato un periodo in cui erano così tanti i ragazzi che lo praticavano che addirittura era nata una scuola di windsurf. Voglio dire: questo posto le potenzialità le ha, basta tenere cura del paese, della spiaggia e, soprattutto, del mare e trattare bene i turisti…altrimenti al mare e in spiaggia turisti ne vedremo sempre di meno!

Un consiglio

Ai giovani laureati nelle discipline scientifiche e non: nei prossimi mesi il CNR pubblicherà dei nuovi bandi di concorso, per cui vi consiglio di tenere d’occhio il sito web.
A tutti voi, consiglio di vedere il film “La tenda rossa” con Claudia Cardinale e Sean Connery sull’impresa al polo nord di Umberto Nobile con il Dirigibile Italia.
Grazie
Ciao!

 

“Un vuoto che le nuove generazioni possono colmare, imparando a cooperare.”

foto di Massimiliano Vardè


Se hai domande per Massimiliano scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger!

Aiutaci a diffondere il nostro messaggio. Leggi, commenta e condividi questa e le altre storie sui social 😉  

Clicca QUI per leggere altre storie di calabresi nel mondo e in Calabria!

Se anche tu hai una storia da raccontare, scrivi una email ad hubcalabria@gmail.com o contattaci su Messenger.